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	<title>Curacao Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 10 Jul 2020 06:14:01 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Curacao Archives - InsideOver</title>
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		<title>Paesi Bassi, ecco come vengono (ancora) sfruttate le colonie</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/paesi-bassi-ecco-come-vengono-ancora-sfruttate-le-colonie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 06:14:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Austerity]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sin dalla sua elezione, il premier olandese Mark Rutte si è contraddistinto per l&#8217;enorme freddezza con la quale ha gestito le situazioni più complicate, spesso con un cinismo che ha sconvolto anche la stessa popolazione olandese. Non è molto distante a livello temporale l&#8217;episodio accaduto infatti con un cantoniere olandese, al quale rispose in modo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/paesi-bassi-ecco-come-vengono-ancora-sfruttate-le-colonie.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mark-Rutte-1-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sin dalla sua elezione, il premier olandese <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mark-rutte.html">Mark Rutte</a> si è contraddistinto per l&#8217;enorme freddezza con la quale ha gestito le situazioni più complicate, spesso con un cinismo che ha sconvolto anche la stessa popolazione olandese. Non è molto distante a livello temporale l&#8217;episodio accaduto infatti con un cantoniere olandese, al quale rispose in modo assolutamente compiacente alla richiesta di non dare soldi agli italiani per combattere la pandemia di coronavirus ed i suoi risvolti economici. E questo comportamento, in fondo, è quello che ha contraddistinto l&#8217;Aia in tutti questi anni di Unione europea, elevando i Paesi Bassi a massimi sostenitori delle politiche di <strong>austerity</strong> portate avanti negli scorsi decenni.</p>
<p>Tuttavia, la condotta tenuta con gli alleati dell&#8217;Unione europea è pressoché la stessa mantenuta anche con le ex-colonie &#8211; politicamente autonome ma dipendenti ancora da Amsterdam &#8211;  e che specularmente agli altri Paesi dei <strong>Caraibi</strong> stanno subendo gravi perdite a causa del <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Covid-19</a>. E anche da questa situazione i Paesi Bassi sono intenzionati ad ottenere il massimo dei risultati &#8211; in termini di interessi sui capitali prestati &#8211; col minimo dello sforzo.</p>
<h2>L&#8217;Aia aiuta soltanto alle sue condizioni</h2>
<p>Come riportato da <a href="https://europa.today.it/attualita/olanda-colonie-austerita.html"><em>EuropaToday</em></a>, Rutte si sarebbe dichiarato disponibile ad inviare aiuti economici alle ex-colonie di Saint Marteen, Curacao e Aruba per far fronte alla pandemia. Tuttavia, per ricevere il supporto richiesto è necessario che le isole &#8211; cui popolazione versa già in condizioni di povertà estreme &#8211; mettano in atto un profondo e invasivo <strong>piano di riforme</strong> volte al taglio della spesa pubblica. In estrema sintesi, le isole caraibiche dovrebbero garantire di poter restituire nel più breve tempo possibile la somma impegnata, al fine di garantire all&#8217;Aia un rapido rientro dagli aiuti concessi &#8211; e di incamerare gli <strong>interessi</strong> sul prestito concesso.</p>
<p>In questo scenario, dunque, i Paesi Bassi si confermano &#8220;falchi&#8221; anche in casa loro, con un comportamento sostanzialmente <strong>speculare</strong> a quello tenuto nel vecchio continente. Tutto questo, però, nonostante Amsterdam ottenga ancora ai giorni nostri importanti vantaggi da questi territori, dove le aziende olandesi detengono sostanzialmente il monopolio dei mercati, come nel caso dei diritti di sfruttamento dei <strong>giacimenti petroliferi</strong> di Curacao.</p>
<h2>I Paesi Bassi operano come un istituto di credito</h2>
<p>Per il modo in cui sono impostati i cosiddetti &#8220;aiuti&#8221; concessi dall&#8217;Aia, essi assomigliano in modo molto marcato ai classici finanziamenti bancari, dove a fronte del capitale imprestato viene corrisposto un montante completo di interessi. Tutto perfettamente in regola, sebbene nel caso delle sue ex-colonie buona parte delle <strong>criticità</strong> vissute ancora adesso dalla popolazione siano state proprio &#8220;causa&#8221; dell&#8217;occupazione olandese che non ha mai investito in piani volti allo sviluppo dei territori.</p>
<p>Tuttavia, dopo aver fornito gli aiuti i Paesi Bassi pretendono di avere voce in capitolo nelle <strong>manovre finanziarie</strong> dei territori, quasi sempre con l&#8217;obiettivo di aumentare le misure di austerity per &#8220;salvare&#8221; i bilanci pubblici e garantirsi la restituzione del capitale più la quota interessi. In caso di rifiuto, come ben immagine, i finanziamenti invece non verrebbero concessi.</p>
<p>Questa condotta, che già aveva destato scalpore in seguito all&#8217;uragano che aveva piegato l&#8217;isola di Saint Marteen, è portata avanti dall&#8217;Aia in modo<strong> sistematico</strong>. Ciò anche grazie ai vantaggi elencati precedentemente che permettono al Paese di inserire come positività di bilancio gli utili attesi dai prestiti concessi, aumentandone di conseguenza la bilancia economica. E rivelandosi ancora una volta come uno dei massimi <strong>sfruttatori</strong> dei vantaggi delle crisi economiche che atterrano i suoi alleati.</p>
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		<title>Curaçao, santuario del petrolio e inferno d&#8217;inquinamento</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/curacao-santuario-del-petrolio-e-inferno-dinquinamento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2019 10:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio venezuelano" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852-1024x558.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Curaçao, minuscolo angolo di terra nel mare di fronte alle coste del Venezuela, dal 1954 costituisce, insieme alle altre isole delle Antille Olandesi, un’unità autonoma dipendente dai Paesi Bassi. Un piccolo paradiso che conobbe la sua fortuna nel 1914, quando l’oro nero iniziò a zampillare dal sottosuolo. Il governo olandese si fece promotore della costruzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/curacao-santuario-del-petrolio-e-inferno-dinquinamento.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio venezuelano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852-300x164.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852-768x419.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Petrolio-venezuela-La-Presse-e1572535316852-1024x558.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Curaçao</strong>, minuscolo angolo di terra nel mare di fronte alle coste del Venezuela, dal 1954 costituisce, insieme alle altre isole delle Antille Olandesi, un’unità autonoma dipendente dai Paesi Bassi. Un piccolo paradiso che conobbe la sua fortuna nel 1914, quando l’oro nero iniziò a zampillare dal sottosuolo. Il governo olandese si fece promotore della costruzione di una raffineria impiegando l&#8217;intera popolazione e attirando immigrati. A metà degli anni Ottanta, la <strong>Royal Dutch Shell</strong> vendette la raffineria a un consorzio governativo locale che, a sua volta, la affittò alla compagnia petrolifera nazionale venezuelana <a href="http://www.pdvsa.com/index.php?lang=es">Pdvsa </a>(Petróleos de Venezuela, S.A).</p>
<h2>Un&#8217;intera economia che ruota attorno all&#8217;I.S.L.A <em>complex</em></h2>
<p>Conosciuto come <strong>I.S.L.A complex</strong>, il sito industriale è fonte di inquinamento nocivo che conferisce a Curaçao <a href="https://aqicn.org/map/curacao/">uno dei più alti tassi di emissioni di carbonio pro capite a livello globale</a>. Ma se gli impianti hanno dato a lungo lavoro e benessere all&#8217;isola, hanno anche privato i suoi cittadini del diritto alla salute: cancro e tosse cronica sono i demoni che gli abitanti di Curaçao devono combattere da quasi cento anni. I due quartieri a ovest della raffineria, Marchena e Wishi, sono quelli che subiscono maggiormente il peso dell’aria inquinata: qui, nei giorni di vento, le scuole vengono chiuse perché è pericoloso anche solo respirare. A mostrare la virulenza dell’aria dell’isola è il <a href="http://thejewishstar.com/stories/oldest-jewish-cemetery-fades-away,18097?">cimitero ebraico <strong>Beth Haim</strong></a>, fondato nel 1659, che confina con la raffineria: le 2.500 anime sepolte qui sono state per decenni rappresentate da lastre senza nome e senza volto cancellate dall&#8217;inquinamento e dal sale. Gran parte del PIL di Curaçao deriva dai servizi. Turismo, raffinazione del petrolio, finanza <em>offshore</em>, trasporti e comunicazioni sono i pilastri di questa piccola economia strettamente legata al mondo esterno. Curaçao ha risorse naturali limitate, un suolo povero e scarse risorse idriche e i problemi di bilancio complicano la riforma dei sistemi sanitari ed educativi. Sebbene il PIL sia cresciuto solo leggermente negli ultimi dieci anni, gode di un reddito pro capite elevato e di un&#8217;infrastruttura ben sviluppata rispetto ad altri paesi della regione. Possiede un porto naturale che può ospitare grandi petroliere, ospita una zona di libero scambio e un bacino di carenaggio. La maggior parte del petrolio per la raffineria viene importato dal Venezuela e la quasi totalità dei prodotti raffinati veniva esportata negli Stati Uniti e in Asia. Almeno fino alle <a href="https://www.state.gov/venezuela-related-sanctions/">sanzioni imposte dagli Stati Uniti al Venezuela</a> che hanno trascinato l’isola in un pericoloso effetto domino.</p>
<h2>La crisi venezuelana trascina con sé Curaçao</h2>
<p>Dal 2017, le misure finanziarie punitive imposte dall&#8217;amministrazione Trump hanno messo a dura prova le attività petrolifere del Venezuela, poiché agli enti statunitensi è vietato trattare con Pdvsa e Caracas. Nel febbraio di quest’anno Curaçao aveva ricevuto un&#8217;esenzione parziale dalle sanzioni statunitensi sulla Pdvsa. La licenza per la raffineria, insieme ad altre due società collegate, avrebbe consentito alla struttura di continuare a fare affari con le società statunitensi fino al 15 gennaio 2020. Il complesso I.S.L.A è stato per lo più inattivo a causa della mancanza di greggio fornito da Pdvsa, ma alcune delle sue unità sono state riavviate nel tentativo di riprendere una parte della sua capacità di lavorazione del greggio e produrre combustibile finito. La produzione di greggio in Venezuela è diminuita in modo significativo: il paese si è trovato nel mezzo della lotta tra il presidente Maduro, reo di aver  nominato ufficiali delle forze armate senza esperienza a guidare l’azienda petrolifera, e il presidente ad interim Guaidó. In questo scenario, l&#8217;invio di greggio a Curaçao non avrebbe più senso per Caracas, visto che la PDVSA non può vendere prodotti a causa dell&#8217;embargo. Per la piccola isola, tuttavia, la raffineria ha massima priorità.</p>
<h2>Colpo di scena: un&#8217;alternativa a Caracas</h2>
<p>Poi, alcuni giorni fa, il colpo di scena. La raffineria statale <strong>Refineria di Korsou</strong> (RdK) ha annunciato di aver siglato un <a href="https://www.reuters.com/article/us-curacao-refinery-klesch/curacao-signs-agreement-with-klesch-to-operate-isla-refinery-idUSKBN1YS11X">accordo di vendita</a> con il <a href="http://www.klesch.com/"><strong>gruppo Klesch</strong></a> che possiede e gestisce la raffineria di Heide in Germania (con sede a Ginevra e a Londra), noto per l&#8217;acquisizione di beni in difficoltà nei settori petrolchimico e metallurgico. Cercando di porre fine a una disputa che metteva l&#8217;impianto al centro della guerra tra Stati Uniti e Venezuela legata alle sanzioni contro Maduro, l&#8217;accordo prevede la vendita del complesso, compreso il suo terminal di stoccaggio del petrolio, con un lungo contratto di locazione. RdK in settembre aveva avviato colloqui esclusivi con Klesch. La ricerca di un’alternativa è iniziata dopo una disputa tra la società venezuelana e il produttore di petrolio statunitense ConocoPhillips che ha lasciato l&#8217;impianto inattivo durante i tentativi di sequestro dei beni. Il contratto di Pdvsa come gestore della raffineria scade alla fine dell&#8217;anno, ma la compagnia ha accettato di rimanere fino a quando Klesch non sarà completamente in grado di subentrare. Pdvsa aveva cercato un rinnovo del contratto ma è riuscita a strappare solo una misera proroga. L&#8217;accordo metterebbe Klesch a capo del’ <strong><em>oil terminal</em> di Bullenbay</strong>, con i suoi 17,75 milioni di barili di capacità di stoccaggio e miscelazione. Bullenbay è il luogo in cui Pdvsa riceveva petrolio “leggero” che miscelava con greggio extra pesante per creare una miscela esportabile. RdK ha dichiarato di voler firmare due accordi ulteriori con Klesch nel corso del prossimo anno.</p>
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