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Sin dalla sua elezione, il premier olandese Mark Rutte si è contraddistinto per l’enorme freddezza con la quale ha gestito le situazioni più complicate, spesso con un cinismo che ha sconvolto anche la stessa popolazione olandese. Non è molto distante a livello temporale l’episodio accaduto infatti con un cantoniere olandese, al quale rispose in modo assolutamente compiacente alla richiesta di non dare soldi agli italiani per combattere la pandemia di coronavirus ed i suoi risvolti economici. E questo comportamento, in fondo, è quello che ha contraddistinto l’Aia in tutti questi anni di Unione europea, elevando i Paesi Bassi a massimi sostenitori delle politiche di austerity portate avanti negli scorsi decenni.

Tuttavia, la condotta tenuta con gli alleati dell’Unione europea è pressoché la stessa mantenuta anche con le ex-colonie – politicamente autonome ma dipendenti ancora da Amsterdam –  e che specularmente agli altri Paesi dei Caraibi stanno subendo gravi perdite a causa del Covid-19. E anche da questa situazione i Paesi Bassi sono intenzionati ad ottenere il massimo dei risultati – in termini di interessi sui capitali prestati – col minimo dello sforzo.

L’Aia aiuta soltanto alle sue condizioni

Come riportato da EuropaToday, Rutte si sarebbe dichiarato disponibile ad inviare aiuti economici alle ex-colonie di Saint Marteen, Curacao e Aruba per far fronte alla pandemia. Tuttavia, per ricevere il supporto richiesto è necessario che le isole – cui popolazione versa già in condizioni di povertà estreme – mettano in atto un profondo e invasivo piano di riforme volte al taglio della spesa pubblica. In estrema sintesi, le isole caraibiche dovrebbero garantire di poter restituire nel più breve tempo possibile la somma impegnata, al fine di garantire all’Aia un rapido rientro dagli aiuti concessi – e di incamerare gli interessi sul prestito concesso.

In questo scenario, dunque, i Paesi Bassi si confermano “falchi” anche in casa loro, con un comportamento sostanzialmente speculare a quello tenuto nel vecchio continente. Tutto questo, però, nonostante Amsterdam ottenga ancora ai giorni nostri importanti vantaggi da questi territori, dove le aziende olandesi detengono sostanzialmente il monopolio dei mercati, come nel caso dei diritti di sfruttamento dei giacimenti petroliferi di Curacao.

I Paesi Bassi operano come un istituto di credito

Per il modo in cui sono impostati i cosiddetti “aiuti” concessi dall’Aia, essi assomigliano in modo molto marcato ai classici finanziamenti bancari, dove a fronte del capitale imprestato viene corrisposto un montante completo di interessi. Tutto perfettamente in regola, sebbene nel caso delle sue ex-colonie buona parte delle criticità vissute ancora adesso dalla popolazione siano state proprio “causa” dell’occupazione olandese che non ha mai investito in piani volti allo sviluppo dei territori.

Tuttavia, dopo aver fornito gli aiuti i Paesi Bassi pretendono di avere voce in capitolo nelle manovre finanziarie dei territori, quasi sempre con l’obiettivo di aumentare le misure di austerity per “salvare” i bilanci pubblici e garantirsi la restituzione del capitale più la quota interessi. In caso di rifiuto, come ben immagine, i finanziamenti invece non verrebbero concessi.

Questa condotta, che già aveva destato scalpore in seguito all’uragano che aveva piegato l’isola di Saint Marteen, è portata avanti dall’Aia in modo sistematico. Ciò anche grazie ai vantaggi elencati precedentemente che permettono al Paese di inserire come positività di bilancio gli utili attesi dai prestiti concessi, aumentandone di conseguenza la bilancia economica. E rivelandosi ancora una volta come uno dei massimi sfruttatori dei vantaggi delle crisi economiche che atterrano i suoi alleati.