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	<title>Storia Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 23 Aug 2026 05:31:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Storia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Storia di Orde Wingate, l&#8217;ufficiale inglese che fece nascere l&#8217;esercito di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/storia-di-orde-wingate-lufficiale-inglese-che-fece-nascere-lesercito-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 05:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="israele" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 1938 Wingate creò le “squadre notturne speciali”, piccoli reparti composti da soldati britannici e uomini dell’Haganah. </p>
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<p>Le forze armate israeliane non nacquero improvvisamente nel maggio 1948. Furono il risultato di un processo iniziato durante il mandato britannico sulla Palestina, quando organizzazioni ebraiche clandestine, corpi ausiliari e reparti di polizia cominciarono ad acquisire esperienza militare, capacità informativa e disciplina operativa. In questo passaggio ebbe un ruolo importante <strong>Orde Charles Wingate,</strong> ufficiale dei servizi informativi britannici, arrivato in Palestina nel 1936. <strong>Cristiano convinto e sostenitore del progetto sionista,</strong> Wingate riteneva la costituzione di uno Stato ebraico non soltanto politicamente opportuna, ma quasi prescritta dalla storia e dalla religione.</p>



<p>Nel 1938 creò le “squadre notturne speciali”, piccoli reparti composti da soldati britannici e <strong>uomini dell’Haganah</strong>, la principale organizzazione armata della comunità ebraica. La loro missione ufficiale consisteva nel contrastare la rivolta araba e proteggere soprattutto l’oleodotto che collegava i giacimenti iracheni al porto di Haifa. La difesa delle colonie agricole si intrecciava così con la protezione delle infrastrutture energetiche dell’Impero britannico. <strong>Wingate insegnò ai suoi uomini a non attendere l’attacco, ma a cercare l’avversario:</strong> pattugliamenti notturni, imboscate, infiltrazione, raccolta delle informazioni, rapidità di movimento e concentrazione improvvisa della forza. <strong>Moshe Dayan</strong> e altri futuri dirigenti militari israeliani passarono attraverso questa esperienza. La storiografia israeliana ha quindi trasformato Wingate in uno dei padri spirituali dell’esercito nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il successo tattico e il fallimento politico</h2>



<p>Sarebbe tuttavia semplicistico presentarlo soltanto come un innovatore. Le squadre operarono nel quadro della repressione britannica della grande rivolta araba del 1936-1939 e <strong>furono accusate di violenze, punizioni collettive e azioni indiscriminate contro i villaggi palestinesi. </strong>Una ricerca accademica sulle operazioni in Galilea mostra quanto la collaborazione militare anglo-ebraica fosse accompagnata da metodi brutali, destinati a lasciare una memoria profonda nella popolazione araba.</p>



<p>Qui emerge la contraddizione fondamentale. Sul piano militare Wingate ottenne risultati: ridusse gli attacchi contro l’oleodotto, mise in difficoltà le formazioni ribelli e dimostrò l’efficacia delle piccole unità mobili. Sul piano strategico, però, contribuì a trasformare un conflitto politico in una guerra permanente tra comunità. Uno studio del Collegio di comando dell’Esercito statunitense conclude che <strong>i successi tattici delle squadre notturne non permisero a Wingate di raggiungere i suoi obiettivi operativi e strategici.</strong> È una lezione che conserva tutta la sua attualità: vincere un’imboscata non significa risolvere il conflitto che l’ha prodotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La matrice militare dello Stato</h2>



<p>L’eredità di Wingate contribuì alla formazione di alcuni caratteri della dottrina israeliana: iniziativa dei comandanti, guerra di movimento, superiorità informativa, attacco preventivo, trasferimento rapido della battaglia nel territorio avversario. In un Paese piccolo, privo di profondità strategica e circondato inizialmente da potenze ostili, queste caratteristiche apparivano come strumenti di sopravvivenza.</p>



<p>Ma esiste anche un’eredità politica. L’esercito israeliano non è stato concepito soltanto come apparato difensivo: è diventato <strong>una delle istituzioni attraverso cui la società costruisce identità, relazioni e classi dirigenti. </strong>Il confine tra cittadino e soldato si è fatto sottile, mentre il servizio militare ha alimentato una cultura nella quale sicurezza, tecnologia e governo risultano strettamente collegati.</p>



<p>Dal punto di vista economico, questo modello ha favorito la nascita di un sistema industriale fondato sulla ricerca militare, sulle comunicazioni, sulla sorveglianza, sulla sicurezza informatica e sui velivoli senza pilota. <strong>Le competenze sviluppate nelle forze armate sono state trasferite alle imprese civili, </strong>generando esportazioni, investimenti e influenza internazionale. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal costo della mobilitazione permanente: spesa pubblica elevata, sottrazione di lavoratori alle attività produttive, dipendenza dalle forniture statunitensi e crescente esposizione dell’economia alle conseguenze delle guerre prolungate. <strong>La sicurezza produce tecnologia e ricchezza, ma l’insicurezza cronica può consumare entrambe.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La continuità coloniale</h2>



<p>La storia di Wingate incrina infine una rappresentazione molto diffusa: <strong>quella di un apparato militare israeliano nato esclusivamente dall’autodifesa spontanea delle comunità ebraiche.</strong> La sua formazione fu anche il prodotto delle strutture coloniali britanniche, delle tecniche elaborate in Irlanda e negli altri territori imperiali e della necessità di proteggere vie energetiche e interessi strategici.</p>



<p>La ricostruzione dedicata ai padrini britannici dell’esercito israeliano ricorda che Wingate non fu il solo: prima di lui <strong>John Henry Patterson </strong>aveva comandato reparti ebraici nell’esercito britannico durante la Prima guerra mondiale.</p>



<p>Israele trasformò dunque una vulnerabilità storica in potenza militare, ma lo fece assimilando anche il patrimonio della guerra coloniale. Da questa origine deriva una parte della sua efficacia e, nello stesso tempo, una parte del suo problema strategico: la tendenza a considerare la forza come risposta primaria a questioni che sono politiche, territoriali e demografiche.</p>



<p>L’insegnamento più profondo di Wingate non riguarda perciò soltanto la guerra notturna. <strong>Riguarda il limite della superiorità militare:</strong> un esercito può dominare il campo di battaglia, proteggere un oleodotto e disarticolare una rivolta. Non può, da solo, costruire una pace che la politica continua a rendere impossibile.</p>
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		<title>&#8220;Bogey&#8221; e &#8220;Fox&#8221;, storia del gergo che ha segnato la storia dei combattimenti dell&#8217;aria</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/bogey-e-fox-storia-del-gergo-che-ha-segnato-la-storia-dei-combattimenti-dellaria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 02:58:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1902" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534.jpeg 1902w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-300x202.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-1024x689.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-768x517.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-1536x1034.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/F-4B_Phantom_VMFA-314_firing_AIM-7_c1961-e1786802792534-600x404.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1902px) 100vw, 1902px" /></p>
<p> Il significato delle "sigle" usate dai combattenti dell'aria per trasmettere informazioni con il minor numero possibile di parole.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/bogey-e-fox-storia-del-gergo-che-ha-segnato-la-storia-dei-combattimenti-dellaria.html">&#8220;Bogey&#8221; e &#8220;Fox&#8221;, storia del gergo che ha segnato la storia dei combattimenti dell&#8217;aria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>“<em>Bogeys</em>”. Un pilota da caccia americano aveva individuato due jet che si stavano avvicinando rapidamente. Dopo l’identificazione del modello e delle insegne, pochi istanti più tardi, attraverso la radio arrivarono altre parole in codice, parole destinate a entrare nelle cronache di quel combattimento: “<em>Mi hanno voltato le spalle per la quinta volta… Fox Two!</em>”. Due missili aria-aria puntarono dritti verso i loro bersagli, abbattendoli entrambi.</p>



<p>Era il 4 gennaio del 1989, quando due caccia F-14 Tomcat della Marina statunitense intercettarono una coppia di MiG-23 Flogger libici sopra il Mediterraneo. L’intercettazione degenerò in un duello aereo a causa delle “<em>ripetute manovre che lasciavano presagire intenzioni ostili</em>” da parte dei MiG, e le voci dei piloti statunitensi impegnati nello scontro aereo, registrate dal Dipartimento della Difesa e successivamente diffuse dalle emittenti televisive, incuriosirono quanti non conoscevano l’esatto significato di quella parola in codice. Per chiunque avesse dimestichezza con gli aerei da combattimento e la loro storia, quell’espressione curiosa, <strong>“FOX TWO”, aveva un significato preciso,</strong> dimostrato dagli eventi riportati dalla cronaca: il pilota del caccia aveva portato il suo attacco lanciando un missile aria-aria a guida infrarossa.</p>



<p>Fox One, Fox Two, Fox Three sono tre formule che appartengono al <strong>linguaggio universale del combattimento aereo</strong> che interessa gli aerei della NATO, i “<em>brevity codes</em>”, parole convenzionali utilizzate per condensare informazioni essenziali nel minor tempo possibile, che, attraverso appena sei sillabe, raccontano buona parte dell&#8217;evoluzione del combattimento aereo che ha trasformato i <strong>duelli nei cieli dalla Guerra Fredda</strong> ai nostri giorni.</p>



<p>“<strong>Fox One</strong>” è il messaggio in codice che indica il lancio di un missile a guida radar semi-attiva come il celebre AIM-7 Sparrow, diventato uno dei protagonisti dei combattimenti aerei della Guerra del Vietnam, quando gli aerei da caccia, dopo gli<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/quando-elica-sconfisse-reattore-ultima-volta-2078505.html">ultimi scontri aerei alla vecchia maniera</a> nei cieli della Corea, iniziarono ad affidarsi quasi esclusivamente ai missili. Nel caso dei missili a guida radar semi-attiva il principio di funzionamento impone una limitazione decisiva: il missile possiede un ricevitore radar, ma non un trasmettitore capace di cercare autonomamente il bersaglio. <strong>È quindi il radar dell&#8217;aereo che lo ha lanciato a dover “illuminare” l&#8217;obiettivo,</strong> mentre lo Sparrow segue l&#8217;energia riflessa fino all’intercettazione. Ne consegue che il caccia deve continuare a supportare l&#8217;ingaggio durante il volo del missile. Rompere l&#8217;aggancio per effettuare determinate manovre difensive può compromettere l&#8217;intercettazione. Per alcuni secondi l’aereo che ingaggia il suo avversario, il “cacciatore”, rimane quindi, in una certa misura, legato alla sua preda, il suo obiettivo. Anche se si tratta di pochi secondi, in un combattimento aereo nel quale più velivoli possono avvicinarsi reciprocamente a velocità elevatissime, quei secondi possono diventare un’eternità. Per tale ragione, la scelta di questo tipo di missile riguarda scontri aerei ravvicinati condotti in determinate condizioni.</p>



<p>Nel caso del messaggio in codice “<strong>Fox Two</strong>”, il pilota segnala invece il lancio di un missile a guida infrarossa, il classico&nbsp;<em>heat-seeker</em>. È il caso del celebre AIM-9 Sidewinder che, a differenza dello Sparrow, non necessita che il radar del caccia continui a illuminare il bersaglio: il suo sensore ricerca la radiazione infrarossa emessa dall&#8217;aereo avversario e, una volta acquisito l&#8217;obiettivo, lo insegue autonomamente. Le prime generazioni di missili a guida infrarossa, tra i preferiti dai piloti, erano particolarmente efficaci quando l’attacco era portato dalla posizione “in coda” all’avversario, dal momento che la firma termica dei motori risultava più evidente al missile in cerca di calore. Negli anni i missili infrarossi sono stati migliorati, per essere capaci di ingaggi da molteplici angolazioni, rilevando non soltanto le sorgenti termiche più intense ma anche altre componenti della firma infrarossa del velivolo. Sistemi di puntamento montati sul casco permettono inoltre al pilota di indirizzare il sensore semplicemente guardando verso il bersaglio, consentendo lanci ad elevato angolo fuori asse. Decisivi nel combattimento ravvicinato, vengono impiegati durante i dogfight che, come nel primo caso, avvengono a una “distanza visiva”, mentre appartengono al combattimento aereo “oltre l’orizzonte” i missili lanciati quando viene segnalato un “<strong>Fox Three</strong>”, il lancio di un missile a guida radar attiva come l&#8217;AIM-120 AMRAAM.</p>



<p>Questo tipo di missile aria-aria rappresenta il vero salto tecnologico nel combattimento aereo che ha profondamente modificato il combattimento, ponendo il pilota nella condizione di ingaggiare e combattere un avversario <strong>Beyond Visual Range</strong> (BVR), ossia oltre il raggio visivo. Ciò gli consente di attaccare un aereo a grandi distanze con un missile a lungo raggio che dispone di un proprio radar e raggiunge un obiettivo che il pilota non vede a occhio nudo. Dopo il lancio, il missile procede verso l&#8217;area prevista d&#8217;intercettazione sfruttando la navigazione inerziale e gli eventuali aggiornamenti trasmessi attraverso&nbsp;<em>data link</em>; nella fase terminale attiva il proprio sensore radar e cerca autonomamente il bersaglio. Quando questo avviene, un&#8217;altra parola può attraversare la radio: “Pitbull”. Significa che il missile è diventato autonomo nella fase terminale dell&#8217;ingaggio. Il caccia che lo ha lanciato non è più vincolato come avveniva con le precedenti armi e può quindi “sganciarsi” e assumere una posizione difensiva o rivolgere l&#8217;attenzione verso un&#8217;altra minaccia.</p>



<p>Prima dello sviluppo dei missili a guida radar attiva, attraverso il codice “Fox Three” si annunciava l’uso del cannoncino di cui ogni aereo da combattimento è dotato; oggi l’impiego in combattimento di un cannoncino M61 Vulcan/GAU-12 o, nel caso dei nostri Eurofighter, del Mauser BK-27 è segnalato con la chiamata “<em><strong>Guns, guns, guns</strong></em>”. </p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="819" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-1024x819.jpg" alt="" class="wp-image-526700" style="aspect-ratio:1.2503197897527734;width:613px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-1024x819.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-768x615.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-600x480.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54.jpg 1402w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p>I missili aria-aria sono entrati in servizio negli anni Cinquanta, quando Stati Uniti e Unione Sovietica hanno sviluppato diversi tipi di queste armi, fornendole ai loro alleati. Il primo impiego confermato di questo tipo di arma in combattimento risale al 17 giugno 1965, quando due caccia F-4 Phantom statunitensi ottennero due abbattimenti confermati contro MiG-17 nordvietnamiti utilizzando missili aria-aria. Dal Vietnam alle guerre arabo-israeliane, dalla guerra Iran-Iraq ai conflitti contemporanei, sensori, propulsione e sistemi di guida non hanno mai smesso di evolversi. E la portata dei missili che possono colpire un obiettivo BVR ci è stata resa chiara durante il recente <strong>combattimento aereo tra Pakistan e India</strong>, in cui un caccia pachistano di fabbricazione cinese J-15 ha abbattuto “<a href="https://it.insideover.com/guerra/india-pakistan-la-guerra-e-anche-nei-cieli-il-duello-nei-cieli-del-kashmir-tra-escalation-e-propaganda.html">oltre il suo raggio visivo</a>” un caccia indiano di fabbricazione francese Dassault Rafale.</p>



<p>È giusto ricordare come, oltre alle manovre diversive o destinate a degradare l&#8217;energia del missile avversario per ridurne le possibilità di intercettazione, possano essere impiegati&nbsp;<em>flare</em>&nbsp;contro i missili infrarossi,&nbsp;<em>chaff</em>&nbsp;e guerra elettronica contro quelli radar.</p>



<p>Uno studio condotto dall&#8217;US Air Force, basato su oltre 1.450 combattimenti aria-aria dal 1965 ai nostri giorni, ha evidenziato come armi e sensori a lungo raggio abbiano drasticamente ridotto gli scontri ravvicinati. Sebbene il dogfight non sia del tutto scomparso, e nessun pilota possa permettersi di ignorare l’importanza del duro addestramento per affrontarlo, esso rappresenta sempre più frequentemente l&#8217;ultima fase di una battaglia che è cominciata molto prima che i due avversari potessero vedersi. Come dimostra il recente <strong>abbattimento del caccia di ultima generazione Su-57 russo</strong> caduto nella <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/l-imboscata-nei-cieli-kursk-cos-f-16-ucraino-ha-abbattuto-su-2696887.html">“trappola” tesagli da un F-16</a> ucraino che ha lanciato un missile a guida radar contro un bersaglio oltre il raggio visivo, sfruttando le informazioni fornitegli da un aereo comando e controllo Saab 340 AEW&amp;C.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come la caccia alla volpe</h2>



<p>Ma veniamo infine alla codificazione del nemico, quel famoso “<strong>Bogey</strong>” che venne annunciato dal pilota prima di identificare la minaccia e lanciare i suoi missili contro il suo avversario. Nell’aviazione militare, anche l’identificazione delle minacce possiede un proprio vocabolario. “Bogey” indica un velivolo o una traccia radar di identità sconosciuta: potrebbe trattarsi di un aereo amico, neutrale o nemico e deve quindi essere identificato. Il termine, diffusosi nel linguaggio della Royal Air Force durante la <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, deriverebbe da parole folkloristiche più antiche come&nbsp;<em>bugge</em>&nbsp;o&nbsp;<em>bogle</em>, utilizzate per indicare <strong>fantasmi, spettri o figure inquietanti</strong> e sconosciute. Come non ricordare, con l&#8217;occasione, l&#8217;attaccamento dei piloti a un certo tipo di storielle e folklore che hanno dato vita, attraverso la penna del pilota da combattimento e celebre <a href="https://www.ilfoglio.it/cultura/2020/04/16/news/le-avventure-di-roald-dahl-il-gigante-gentile-che-volava-alto-e-solo--212520">scrittore Roald Dahl</a>, alla leggenda dei “<em>Gremlins</em>”, i folletti che manomettevano i motori. Sempre gli inglesi, quando erano prossimi all&#8217;ingaggio dei nemici intercettati, erano soliti gridare “<em>Tally-ho!</em>”, come nella caccia alla volpe.</p>



<p>Una volta stabilita l’identità, cambiano anche le parole utilizzate: “<em>Friendly</em>” identifica con certezza un velivolo amico; “<strong>Bandit</strong>” uno identificato come nemico, senza che ciò costituisca automaticamente un’autorizzazione ad aprire il fuoco; “Hostile” indica invece una minaccia contro la quale l’ingaggio è autorizzato o consentito per legittima difesa. “Vampire”, infine, segnala un missile ostile rilevato visivamente o dai sensori. In ultimo, un dato fondamentale: contrariamente a quanto suggerisce quella conversazione radio, identificare un “Bandit” non equivale, di per sé, a ricevere l’ordine di abbatterlo. Esistono delle regole d’ingaggio. Ma questa è un’altra storia.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Quando la CIA spiava l&#8217;Avtomat Kalašnikova</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/quando-la-cia-spiava-lavtomat-kalasnikova.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 05:07:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ak-47]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-245x300.jpg 245w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-835x1024.jpg 835w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-768x942.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-600x736.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Il disegno dell’agente della CIA che esaminò per primo AK-47 ci ricorda il tempo in cui il leggendario fucile d'assalto russo quando era ancora un “segreto”, e come di recente gli USA siano tornati a interessarsi alla tecnologia dell’Avtomat Kalašnikova</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-245x300.jpg 245w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-835x1024.jpg 835w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-768x942.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-600x736.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Nell’aprile del 1953, sulla scrivania di alcuni funzionari a Washington arrivò un rapporto della <strong>Central Intelligence Agency</strong>, la principale agenzia di spionaggio estero statunitense che aveva sostituito l’OSS. Nel rapporto veniva descritto, con tanto di disegno tecnico, qualcosa che quasi nessuno in Occidente aveva mai visto: un nuovo tipo di <strong>arma</strong> per la fanteria sovietica che era stato <strong>osservato nei pressi di Leningrado</strong>. Quel fucile d’assalto, che a prima vista poteva ricordare lo Sturmgewehr 44, o StG 44, impiegato alla fine della guerra dalla Wehrmacht tedesca, che gli agenti dell’intelligence alleata, compresi quelli dell’<em>Office of Strategic Services</em>, avevano ben esaminato e anche impiegato nella loro guerra clandestina, e che <strong>di fatto viene considerato come il primo fucile d’assalto moderno della storia,</strong> era un segreto talmente “protetto” che l’agente non poté fotografarlo né avvicinarsi abbastanza per esaminarlo a fondo, né disporre del materiale di riferimento o ottenerlo per dare informazioni “precise”.</p>



<p>Per questo fece l’unica cosa possibile in quel momento: osservare con attenzione ogni particolare. Rubare quell’immagine con gli occhi e realizzare in un secondo momento uno schizzo a memoria. Quel disegno a mano, consegnato secondo i metodi delle spie della Guerra Fredda oltre cortina, era datato <strong>29 aprile 1953</strong> e rappresentava la prima testimonianza nota dell’intelligence occidentale sull’esistenza di un fucile che sarebbe divenuto noto come AK-47, dove AK stava per Avtomat Kalašnikova, dal nome del suo ideatore, <strong>Michail Timofeevič Kalašnikov</strong>.</p>



<p>Secondo le informazioni inviate dall’agente, aveva visto quella nuova arma nelle mani dei <strong>soldati del reggimento “Krasnoselskiy”</strong> della Guardia, Ordine di Aleksandr Nevskij dell’Armata Rossa, unità che al giorno d’oggi fa parte della 2ª Divisione fucilieri motorizzati della Guardia “Tamanskaya” dell’Esercito russo, una storica unità militare delle forze terrestri russe di stanza nell’area di Mosca, nota per partecipare regolarmente alle parate della Vittoria in Piazza Rossa, insignita del titolo di “Guardia” e del nome onorifico “Tamanskaya” per il valore dimostrato nella penisola di Taman durante il Secondo conflitto mondiale. Il fucile che non aveva mai visto prima era in dotazione ai soldati più esperti, mentre il resto dei militari, come avviene di solito al principio delle transizioni, portava <strong>ancora i mitra PPSh-41</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="572" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-1024x572.jpeg" alt="" class="wp-image-525998" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-1024x572.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-300x168.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-768x429.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-1536x858.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-334x188.jpeg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-600x335.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Lo schizzo dell&#8217;AK-47 inviato dall&#8217;agente segreto americano</em> </figcaption></figure>



<p>La nuova arma sovietica veniva descritta come dotata di un caricatore da 30 colpi, di un calcio “<em>in legno</em>” o pieghevole “in filo metallico” e di un’impugnatura. L’agente illustrava inoltre il sistema di funzionamento a recupero di gas dell’AK-47, descrivendo un “<em>tubo metallico per il ritorno dei gas</em>” che provocava l’arretramento dell’otturatore e l’espulsione del bossolo. Nel complesso, la nuova arma veniva definita “<em>molto simile al mitra tedesco della Seconda guerra mondiale</em>”, con un probabile riferimento al sopracitato <strong>fucile d’assalto tedesco StG 44</strong>. Il tipo di munizione impiegata da questa nuova arma veniva descritto come “leggermente più lungo” di quello sparato dalla pistola-mitragliatrice PPSh, con la punta del proiettile “più acuminata”.</p>



<p>Nel rapporto veniva sottolineato <strong>come quest’arma fosse soggetta a “segreto”</strong>: alle nuove reclute era “<strong>vietato avvicinarsi</strong>” ai nuovi fucili d’assalto. Secondo quanto riferito dalla spia, l’AK-47 era stato distribuito “<em>nei distretti militari di Leningrado e dell’Estremo Oriente, ma esclusivamente alle unità dislocate lontano dai centri abitati</em>”. Ci sarebbero voluti anni prima che l’intelligence americana comprendesse appieno la natura di quell’arma; l’Agenzia continuò a definirla mitra e, curiosamente, arrivò persino a etichettarla come “<a href="https://www.thearmorylife.com/cold-war-spies-uncover-the-ak-47/">Modello PPK</a>” fino a ben oltre la metà degli anni Cinquanta. Nel giro di vent’anni, quella misteriosa “pistola mitragliatrice” notata alla periferia di Leningrado si sarebbe diffusa in tutto il mondo, in dotazione a soldati, guerriglieri e terroristi, diventando a tutti gli effetti una delle armi da fuoco più riconoscibili della storia e finendo nelle mani delle reclute degli eserciti del Patto di Varsavia fino a quelle delle forze guerrigliere attive in Africa, Asia e America Latina. Durante la guerra del Vietnam, questo fucile d’assalto era ancora oggetto d’interesse quando veniva catturato.</p>



<p>La storia dell’Avtomat Kalašnikova, AK-47, è ormai nota ai più. <strong>Adottato a partire dal 1947</strong> dall&#8217;Esercito sovietico, è stato considerato “segreto”, o quanto meno un’arma di cui proteggere la tecnologia e le prestazioni fino alla metà degli anni Cinquanta. Il disegno consegnato dalla spia americana mostrava le caratteristiche distintive dell&#8217;arma, tra cui l&#8217;impugnatura a pistola, il calcio, il mirino anteriore rialzato e protetto da un tunnel di protezione, il caricatore curvo e un’accurata descrizione della cartuccia 7,62 × 39 mm, più lunga di quella di una pistola mitragliatrice, ma più corta di quella dei normali fucili di fanteria. Nel rapporto fornito dall’agente compariva anche un’altra arma, la carabina semiautomatica SKS.</p>



<p>Quello schizzo fatto a memoria, consegnato forse attraverso uno dei <em>dead drops</em> usati dalle spie per lasciare le informazioni più sensibili, catturò l&#8217;istante di un&#8217;indagine che durò oltre un decennio, impegnando agenti e osservatori occidentali che volevano scoprire i segreti dell’arma che risultò onnipresente nei conflitti moderni. Essendosi dimostrata, nei decenni, un’arma estremamente maneggevole e resistente, è considerata tra le più longeve e più affidabili. Il rapporto che conteneva il disegno e, ovviamente, l’identità della spia e tutte le informazioni relative alla sua copertura e missione, è rimasto segreto fino al 2017.</p>



<p>Ancora oggi il gruppo Kalashnikov, che produce un’ampia gamma di sistemi d’arma e possiede una divisione per lo sviluppo di tecnologie avanzate, detiene il brevetto per la produzione del leggendario fucile d’assalto Avtomat Kalašnikova 1947, arma a fuoco selettivo inventata da Mikhail Kalashnikov e prodotta in <strong>più di 100 milioni di esemplari</strong>, un quinto del totale delle armi da fuoco presenti nel mondo.</p>



<p>Nel 2018, un anno dopo la declassificazione dei file della CIA che mostravano il disegno dell&#8217;AK consegnato dalla spia americana, il <strong>controspionaggio russo</strong> informò il Cremlino su un rinnovato interesse degli Stati Uniti per la tecnologia impiegata sui fucili d&#8217;assalto russi. Mosca dichiarò a mezzo stampa di non essere a conoscenza dei “<em><a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-copyright-russia-usa-gli-americani-copiano-lak-47.html">piani statunitensi</a></em>” riguardo la produzione di armi che puntavano a imitare quelle russe; ma affermò che qualcuno al <strong>Comando Operazioni Speciali americano</strong> era stato incaricato di mandare degli emissari ad “esplorare” la possibilità di “<em>decodificare o riprogettare e produrre armi leggere simili a quelle sviluppate dalla Kalashnikov e immetterle sul mercato</em>”, almeno secondo quanto scoperto dalla <strong>FSB</strong>. A distanza di dieci anni, gli americani impiegano ancora i &#8220;nipoti&#8221; dell&#8217;U.S. Colt Model 16, più noto come M16: l&#8217;M4, che verrà gradualmente sostituito dall&#8217;XM7 e 8, la nuova arma da battaglia dell&#8217;Esercito degli Stati Uniti, progettata da SIG Sauer nell&#8217;ambito del programma Next Generation Squad Weapon.</p>



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		<title>La spada nella roccia o della pace disarmata e disarmante</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-spada-nella-roccia-o-della-pace-disarmata-e-disarmante.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 23:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La spada nella roccia o della pace disarmata e disarmante" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-1536x1018.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La storia è quella di Galgano Guidotti, un giovane cavaliere nato intorno al 1148 da una famiglia della piccola nobiltà...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La spada nella roccia o della pace disarmata e disarmante" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-1536x1018.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La cronaca di tutti i giorni ci parla di conflitti globali e locali diffusi in ogni dove. Sembra che il conflitto sia il naturale punto di sfogo della nostra società di consumi e Mercato. Nazioni in lotta tra di loro per la conquista di territori, di fonti di approvvigionamento. Scontri tra bande di diversa provenienza sociale. Fino alle liti condominiali che arrivano alla violenza fisica.</p>



<p>Sembra poi che il racconto e la cronaca di questi fatti, invece che far nascere un clima di deterrenza che porti a cercare di respingere il conflitto alimenti, invece, un senso di rabbia e produca ulteriore violenza.</p>



<p>Negli ultimi anni a contrastare questa escalation sono arrivati forti gli appelli alla pace di papa Francesco e di papa Leone XIV. Il primo parlava semplicemente di “artigiani della pace” a indicare come la pace si debba costruire con il contributo concreto di ogni persona nel suo vissuto quotidiano.</p>



<p>Papa Leone XIV fin dal primo giorno dell’elezione ha parlato di una “pace disarmata e disarmante”, a ricordare che la costruzione della pace non è solo un atteggiamento individuale non violento passivo, ma una condizione attiva capace di contagiare gli altri, di spegnere le tensioni.</p>



<p>Credo che un bel modo di “contagiare” gli altri sia quello di raccontare storie, tale il potere della narrazione. E nell’approssimarsi delle vacanze estive non posso non raccontare una storia forse poco conosciuta che ho scoperto qualche anno fa nella tranquilla campagna toscana.</p>



<p>A metà strada tra Grosseto e Siena, in mezzo a distese di campi di girasole, c’è una bellissima abbazia cistercense sconsacrata, di cui sono rimaste intatte le pareti e che per tetto ha il cielo aperto. Poco distante dall’abbazia, in cima a una collinetta, c’è una chiesetta rotonda che custodisce un’antica spada infitta nella roccia.</p>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/ABBAZIA-1024x771.jpg" alt="" class="wp-image-83120"/></figure>



<p>La storia è quella di Galgano Guidotti, un giovane cavaliere nato intorno al 1148 da una famiglia della piccola nobiltà. Come molti giovani del suo rango, fu addestrato alle armi e visse per anni la vita del cavaliere: violenta, orgogliosa, votata al conflitto.</p>



<p>La tradizione racconta che l’arcangelo Michele apparve due volte in visione al giovane Galgano esortandolo a cambiare vita e ad arruolarsi nella &#8220;milizia celeste&#8221;. Avrebbe voluto fare quanto suggerito, ma la famiglia lo obbligò a sposarsi.</p>



<p>Ma, andando verso Civitella, probabilmente per conoscere la futura sposa, il cavallo si fermò. Inutili gli sproni, tanto che fu obbligato a pernottare presso una vicina pieve. Era la vigilia di Natale. Il giorno successivo, solennità del Natale, ritentò la strada, ma il cavallo s&#8217;impuntò nuovamente.</p>



<p>Scosso, Galgano iniziò a pregare. Allora il cavallo si mosse e lo condusse presso la vicina collina di Montesiepi, dove si fermò. Sceso da cavallo, Galgano sfoderò la spada e la conficcò in una roccia. Quell’arma non sarebbe più stata estratta, non sarebbe mai più servita a colpire, e da strumento di guerra si trasformò in croce davanti alla quale s&#8217;inginocchiò a pregare.</p>



<p>L’arcangelo Michele ordinò quindi al giovane di costruire una chiesa rotonda attorno a quella novella croce. Quella conversione colpì profondamente l’immaginario collettivo del tempo. A Galgano si unirono ben presto undici confratelli. Il luogo diventò subito meta di pellegrinaggio ed i monaci cistercensi eressero una grande abbazia nelle vicinanze.</p>



<p>Nel frattempo Galgano morì, un anno dopo la sua conversione. L’eco di questa storia arrivò fino a Roma, per cui il Papa nominò una commissione per andare a indagare. L’esito del processo portò la commissione a giudicare rapidamente la santità di Galgano e ad accertare quella storia incredibile. La proclamazione di San Galgano è documentata dal più antico verbale di un processo di canonizzazione giunto sino ai nostri tempi.</p>



<p>Fin qui una storia decisamente appassionante. Ma non possono non risultare evidenti alcune similitudini: la chiesa rotonda con la tavola rotonda, i dodici eremiti con i dodici cavalieri, il nome di Galgano con quello di Gaiwan, Galvano in italiano, nipote prediletto di Re Artù e cavaliere della tavola rotonda.</p>



<p>Il mito di Re Artù è giunto amplificato a noi mentre la storia di San Galgano è relegata nei cuori e nelle menti dei visitatori della Rotonda di Montesiepi, la località nel comune di Chiusdino in provincia di Siena dove è custodita ancora oggi la spada.</p>



<p>Ed è proprio nel confronto con il mito di re Artù che nasce una riflessione sull’invito di Papa Leone XIV ad una pace disarmata e disarmante. L’estrazione della spada da parte di Artù è stata presentata non solo come un segno di regalità, ma anche come giustificazione alla giusta battaglia. Come ancora oggi accade in chi alimenta e tenta di giustificare la moltiplicazione e l&#8217;uso delle armi.</p>



<p>San Galgano ci dimostra che c&#8217;è un modo per realizzare una pace disarmata, quello di rinunciare radicalmente all’uso delle armi. Ma ancor di più il successo immediato e la notorietà del gesto di San Galgano, in un’epoca in cui le comunicazioni non erano poi così facilitate, ha avuto la forza di generare una pace disarmante in quanti sono accorsi a venerare San Galgano e la sua spada diventata Croce.</p>



<p>Concludo il racconto proponendo una piccola riflessione. Non sarà che, ieri come oggi, da Chiusdino a Roma a qualsiasi angolo del mondo, a distanza di quasi nove secoli, la pace non si dia solo attraverso un trattato o in un accordo diplomatico, pure necessari alla città degli uomini, ma anche nella semplicità di un gesto concreto, che ognuno può fare, e che riverberi quella pace che (quasi) tutti, nel proprio cuore, desiderano?</p>
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		<title>Il fantasma di MKULTRA torna ad agitare il Congresso Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-fantasma-di-mkultra-torna-ad-agitare-il-congresso-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 22:37:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[MKULTRA]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>MKULTRA è tornato alla ribalta negli Usa con una sottocommissione della Camera riunita per «svelare tutta la verità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-fantasma-di-mkultra-torna-ad-agitare-il-congresso-usa.html">Il fantasma di MKULTRA torna ad agitare il Congresso Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Per oltre cinquant’anni MKULTRA è rimasto sepolto negli archivi della Guerra Fredda. Il 30 giugno è tornato in auge con prepotenza, con una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti statunitense riunita per <a href="https://oversight.house.gov/release/luna-opens-hearing-on-mkultra-project-transparency/">«svelare la verità su MKULTRA»</a>.</p>



<p>Per capire come ci si sia arrivati bisogna però tornare molto indietro. Tutto cominciò con un articolo del 1950 sul <a href="https://dn720002.ca.archive.org/0/items/hunter-edward-brain-washing-tactics-force-chinese-into-ranks-of-communist-party-/Hunter,%20Edward%20-%20'Brain-Washing'%20Tactics%20Force%20Chinese%20Into%20Ranks%20of%20Communist%20Party%20(Miami%20News,%20Sep.%2024,%201950),%20p.%202A.pdf">Miami Daily News</a> a cura del giornalista (e agente dei servizi segreti) <strong>Edward Hunter:</strong> «Le tattiche del brainwashing costringono i cinesi a entrare nelle file del Partito Comunista». Come per la corsa allo spazio e agli armamenti, gli Stati Uniti non potevano permettersi di perdere quella del presunto “controllo mentale” contro il blocco comunista, offrendo alla CIA la giustificazione ideale per lanciare, tre anni dopo, MKULTRA.</p>



<p>Sotto la guida del chimico <strong>Sidney Gottlieb</strong>, la CIA <a href="https://www.nytimes.com/1977/08/04/archives/80-institutions-used-in-cia-mind-studies-admiral-turner-tells.html">trasformò</a> il programma top secret in una rete di almeno 149 sottoprogetti distribuiti in oltre 80 istituzioni, coinvolgendo 185 ricercatori esterni fra università, ospedali, carceri e centri di ricerca. L’obiettivo era nientemeno che riprogrammare la mente umana. LSD, ipnosi, elettroshock, deprivazione sensoriale e THC liquido vennero sperimentati su soggetti spesso inconsapevoli, da detenuti come l’ex boss mafioso <a href="https://www.latimes.com/world-nation/story/2020-02-18/whitey-bulger-juror-says-she-regrets-murder-conviction">James Bulger</a> fino ai pazienti di strutture ospedaliere, <a href="https://www.intelligence.senate.gov/wp-content/uploads/2024/08/sites-default-files-hearings-95mkultra.pdf">pazienti oncologici inclusi</a>. E nemmeno il personale dell’Agenzia ne rimase escluso: lo scienziato <a href="https://www.theguardian.com/world/2012/nov/29/cia-lawsuit-scientist-1950s-death">Frank Olson</a> morì precipitando dalla finestra di un albergo di New York dopo aver assunto LSD a sua insaputa.</p>



<p><strong>Lo scandalo Watergate aprì il vaso di Pandora sui programmi segreti della CIA. </strong>Fu allora che il direttore Richard Helms ordinò la distruzione degli archivi di MKULTRA, facendo scomparire i documenti che ne contenevano i dettagli operativi, i rapporti sugli esperimenti illegali e i nomi delle cavie umane. A permettere di ricostruire almeno in parte l’estensione del programma furono circa ventimila documenti amministrativi e registri di bilancio ritrovati per caso nel 1977 e sfuggiti alla distruzione, molti dei quali ancora censurati da inchiostro nero.</p>



<p>Viene allora da chiedersi se l’udienza convocata quest’anno dalla deputata repubblicana della Florida <strong>Anna Paulina Luna,</strong> presidente della Task Force sulla desecretazione dei segreti federali, sia nata dalla scoperta di nuovi documenti. Anche qui, come per il brainwashing made in China, l’allarme è partito da un articolo: a febbraio il <a href="https://www.dailymail.com/sciencetech/article-15585657/cia-project-artichoke-mind-control.html">Daily Mail</a> ha scritto come alcuni file desecretati della CIA su MKULTRA rivelassero un «piano agghiacciante per manipolare le menti degli americani attraverso la somministrazione segreta di vaccini». In realtà, <a href="https://nsarchive.gwu.edu/document/34051-document-1-cia-memo-special-research-artichoke-classification-unknown-7-pp">il documento</a> citato contempla l’uso di falsi vaccini durante gli interrogatori: nulla, però, suggerisce che la CIA abbia mai pianificato di usare veri vaccini per manipolare la mente della popolazione.</p>



<p>Non sorprende però che a rilanciare questa interpretazione sia stata proprio Luna, che nel 2023 <a href="https://thehill.com/homenews/house/4374189-rep-luna-husband-sue-pentagon-over-since-repealed-covid-19-vaccine-mandate/">ha citato in giudizio</a> il Pentagono insieme al marito contro l’obbligo vaccinale imposto ai militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Elizabeth Ginexi</h2>



<p>Ma parliamo dell’udienza del 30 giugno. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dpQulJS-R50">Le testimonianze</a> hanno subito aperto fronti diversi su MKULTRA. Stephen Kinzer, autore del libro d’inchiesta sulla vita e i crimini del “chimico della morte” Sidney Gottlieb, ha denunciato la cultura della segretezza della CIA ed esortato a considerare MKULTRA non solo come «storia». Ha richiamato anche l’Operazione Paperclip, il programma con cui gli Stati Uniti reclutarono oltre 1.600 scienziati tedeschi e austriaci, molti dei quali ex membri del partito nazista, sostenendo che alcuni metodi adottati da MKULTRA affondassero le radici proprio negli esperimenti nazisti.</p>



<p>Tom O’Neill ha invece portato l’udienza sul terreno delle ipotesi più controverse, rilanciando dal suo libro <em>Chaos: Charles Manson, la CIA e la storia segreta degli anni Sessanta</em> i presunti legami tra MKULTRA e Charles Manson, fino alle suggestioni che coinvolgerebbero Jack Ruby e l’assassinio di John F. Kennedy. Ricostruzioni sicuramente suggestive, ma per ora senza riscontri documentali conclusivi.</p>



<p>Poi è arrivata <strong>Elizabeth Ginexi</strong>, e l’udienza ha cambiato completamente direzione. L’ex funzionaria dei National Institutes of Health (NIH) &#8211; l’agenzia federale statunitense che finanzia la ricerca biomedica -, chiamata a parlare del rapporto fra governo, ricerca scientifica e sperimentazione sugli esseri umani, ha spostato il fuoco dalla Guerra Fredda al definanziamento della ricerca pubblica e alle pressioni politiche sul NIH. </p>



<p>Da quel momento, MKULTRA è passato in secondo piano. Il deputato repubblicano Eli Crane ha portato il discorso sulla gestione del Covid e sui vaccini, trascinando l’udienza nel più ampio scontro statunitense sulla fiducia nella scienza e nelle istituzioni. Una lettura che coincide con quella dell’antropologo David H. Price, che abbiamo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/mkultra-il-fantasma-del-controllo-agita-il-congresso-usa-parla-lantropologo-david-h-price.html">intervistato</a> recentemente.</p>



<p>Più che una nuova verità su MKULTRA, l’udienza ha mostrato quanto sia facile che una storia reale finisca nello stesso calderone delle congetture. Le cospirazioni esistono: Watergate e lo stesso MKULTRA lo dimostrano. Il problema nasce quando quel confine si fa sottile: quando le prove finiscono e cominciano le ipotesi, anche una storia tragicamente vera può finire per assomigliare a una teoria del complotto.</p>
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		<title>MKULTRA: il fantasma del controllo agita il Congresso Usa. Parla l&#8217;antropologo David H. Price</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/mkultra-il-fantasma-del-controllo-agita-il-congresso-usa-parla-lantropologo-david-h-price.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 09:37:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[MKULTRA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il fantasma del programma Cia per il controllo mentale torna ad agitare il Congresso Usa. Le nuove rivelazioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A oltre cinquant’anni dalla sua conclusione, MKULTRA <a href="https://oversight.house.gov/release/luna-opens-hearing-on-mkultra-project-transparency/">è tornato</a> al centro del dibattito politico statunitense. Il 30 giugno una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti ha dedicato un’udienza al controverso progetto della CIA, riportando l’attenzione sulle responsabilità dell’Agenzia e sulla possibile desecretazione dei documenti ancora esistenti.&nbsp;</p>



<p>Avviato negli anni Cinquanta, MKULTRA nacque dal timore che Unione Sovietica e Cina avessero sviluppato tecniche avanzate di controllo mentale, ma poi la CIA si appassionò alla materia tentando di fare esattamente questo. <strong>Nel corso del programma la CIA <a href="https://www.nytimes.com/1977/08/04/archives/80-institutions-used-in-cia-mind-studies-admiral-turner-tells.html">finanziò</a> almeno 149 sottoprogetti in oltre 80 istituzioni,</strong> coinvolgendo 185 ricercatori non governativi e conducendo esperimenti su soggetti umani, spesso inconsapevoli, attraverso l’impiego di LSD, altre sostanze psicoattive, ipnosi, elettroshock e deprivazione sensoriale. A testimoniare davanti alla commissione sono stati l’ex funzionaria dei <em>National Institutes of Health </em>Elizabeth Ginexi e i giornalisti Stephen Kinzer e Tom O’Neill.</p>



<p>Ne abbiamo parlato con <a href="https://davidhprice.com/">David H. Price</a>, professore emerito di antropologia alla Saint Martin’s University, che da anni studia i rapporti tra CIA e ricerca accademica&nbsp; e che ha recentemente analizzato le nuove audizioni sul caso MKULTRA in un articolo pubblicato su <a href="https://www.counterpunch.org/2026/07/01/congressional-mkultra-hearings-as-maga-psyop/">CounterPunch</a>.</p>



<p><strong>Professor Price, perché il Congresso è tornato a occuparsi di MKULTRA?</strong></p>



<p>«Questi legislatori repubblicani stanno concentrando la loro attenzione su uno dei casi più oscuri di ricerca non etica finanziata dal governo, e cercano di creare l’impressione che questo sia il tipo di scienza che vogliono fermare mentre tagliano i finanziamenti a settori come quello della ricerca sul cancro. MKULTRA è stato un programma orribile e merita di essere criticato, così come la storia più ampia della CIA merita un esame approfondito. Ma non credo che queste udienze siano un tentativo sincero di affrontare quella storia o di aumentarne la trasparenza. Piuttosto, MKULTRA viene usato come simbolo politico per minare la fiducia del pubblico nella ricerca accademica finanziata dallo Stato e gettare sospetti su ricercatori che, in molti casi, ignoravano che il loro lavoro sarebbe stato utilizzato dalla CIA. L’ironia è che molti di quelli che ora condannano MKULTRA hanno sostenuto metodi d’interrogatorio coercitivi in ​​altri contesti, il che rende la loro indignazione poco credibile.»</p>



<p><strong>Ci sono ancora documenti da desecretare?</strong></p>



<p>«È possibile che alcuni documenti su MKULTRA possano essere rilasciati in una forma meno oscurata, ma dubito che cambierebbero radicalmente ciò che sappiamo del programma. Ad oggi rimangono le domande su chi sapeva cosa e quando. La maggior parte dei documenti originali della CIA è stata distrutta negli anni Settanta, lasciando grandi lacune nella documentazione storica. Una questione che a me interessa particolarmente è il rapporto fra la ricerca accademica e la CIA. Alcuni degli antropologi che ho studiato conducevano normali ricerche su come diverse culture reagiscono allo stress, non studiavano le tecniche d’interrogatorio. Ciò che manca è la documentazione che mostri come quella ricerca sia stata adattata ai fini d’intelligence, come quelli successivamente incorporati nel manuale d’interrogatorio KUBARK della CIA.»</p>



<p><strong>Durante l’udienza è stata discussa anche l’Operazione Paperclip…</strong></p>



<p>«L’Operazione Paperclip fu estremamente importante. Gli Stati Uniti reclutarono molti scienziati e specialisti tedeschi dopo la Seconda Guerra Mondiale, tra cui ex membri del Partito Nazista. Alcuni, come Wernher von Braun, giocarono in seguito un ruolo fondamentale nella NASA. Penso sia giusto paragonare alcuni dei metodi usati in MKULTRA con la sperimentazione nazista. Le persone venivano drogate a loro insaputa, senza il loro consenso e usate come cavie umane inconsapevoli. Queste pratiche erano completamente immorali e meritano di essere condannate. Sfortunatamente, molti dei documenti che avrebbero potuto chiarire cosa accadde, comprese maggiori informazioni sulle vittime e sul funzionamento interno del programma, furono quasi certamente distrutti prima che gli investigatori potessero esaminarli.»</p>



<p><strong>MKULTRA appartiene davvero solo al passato?</strong></p>



<p>«La CIA ha continuato a portare avanti altri programmi legati agli interrogatori e alla propaganda, e sappiamo che questo tipo di attività non si è interrotto. Non esistono però prove che MKULTRA sia proseguito. Esistono invece prove che la CIA abbia continuato a essere coinvolta in interventi illegali contro governi democraticamente eletti e in altre operazioni per le quali dovrebbe essere chiamata a rispondere. Io sono un critico della CIA e credo che la sua storia debba continuare a essere esaminata criticamente. Un altro punto importante è che gran parte di ciò che MKULTRA cercava di ottenere si basava su una falsa idea di ciò che la scienza potesse fare. L’idea di un completo “controllo mentale” appartiene più alla fantascienza che alla realtà. Molti esperimenti furono estremi e non etici, ma la maggior parte semplicemente non ha funzionato. Le forme di influenza che rimangono rilevanti oggi sono diverse: la capacità di plasmare gli ambienti informativi attraverso giornali, televisione e internet.»</p>



<p><strong>Perché considera così importante la testimonianza di Elizabeth Ginexi?</strong></p>



<p>«Penso che il suo intervento sia stato estremamente importante perché ha rivelato il vero sottotesto dell’udienza. Mentre la discussione si concentrava sugli abusi storici di MKULTRA, la Dottoressa Ginexi ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze degli attuali attacchi alla ricerca pubblica in ambito scientifico e medico. È rimasta calma e concentrata, evidenziando questioni che la commissione non sembrava interessata ad affrontare. Ritengo che la sua testimonianza abbia mostrato come il vero oggetto dell’udienza non fosse soltanto MKULTRA, ma anche lo scontro politico attorno alla ricerca scientifica.»</p>
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		<title>Indro Montanelli, maestro di stile ma non di idee</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/indro-montanelli-maestro-di-stile-ma-non-di-idee.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Mannino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 15:44:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1269" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Montanelli" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-1536x1015.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-600x397.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A 25 anni dalla morte, della lezione di Indro Montanelli non è rimasto niente. Nel bene e nel male, né a favore né contro. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1269" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Montanelli" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-1024x677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-1536x1015.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/montanelli-600x397.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al momento in cui scriviamo, fortunatamente a nessuno è saltato in mente di imbrattare la statua di <strong>Indro Montanelli</strong> a Milano, come fece qualche patetico bipede nel 2021, in occasione del ventennale della morte. Oggi che ricorre il venticinquesimo, la dimenticanza è spiegabile con un’amara constatazione: della <strong>sua lezione</strong> non è rimasto niente. Nel bene e nel male, né a favore né contro. Se non, naturalmente, come esempio. Inimitabile, però, in anni, i nostri, in cui leggere è ormai un hobby <em>retrò</em> e lo <strong>stile,</strong> etico ed estetico, è un concetto reazionario. Perché, ancor più che grande giornalista, Montanelli fu senz’altro un <strong>maestro di gusto</strong>. Nella scrittura, e nella vita. Dove peccò, a parere di chi scrive, fu in certe posizioni. Ma quanto a eleganza, di penna e di modi, il mitico Cilindro resta inarrivabile. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Penna insuperabile</h2>



<p>Aveva una prosa che gli invidiavano altri maggiori del mestiere come <strong>Giorgio Bocca.</strong> Non c’è una riga, in lui, da cui non si possano imparare nitore, musicalità, scorrevolezza. Riversava sulla pagina la sua predilezione per il paradosso, una non comune sagacia da <strong>ritrattista,</strong> la sterminata memoria da aneddotista (e anche un po’ ballista, come quella volta che s’inventò di aver incontrato e intervistato, quasi per caso, <strong>Hitler!</strong>) e, soprattutto, la vena da polemista <strong>ironico e mai sarcastico</strong>. Uno spiritaccio da toscano ribelle, il suo, che lo indusse a rompere con la propria parte, politica o giornalistica, non appena la annusasse tradire le promesse in cui egli aveva riposto fiducia. Fu così con il fascismo (<strong>fascismo di sinistra</strong>, fra l’altro, nella rivista <em>L’Universale </em>di Berto Ricci), amore giovanile mai rinnegato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conservatore vecchio stampo</h2>



<p>Fu così con il <em>Corriere della Sera</em>, in cui fece tutta la sua <strong>sfolgorante carriera</strong> fino a quando, con la sterzata a sinistra impressa nei primi Settanta da <strong>Giulia Maria Crespi</strong>, capeggiò una scissione interna da cui nacque il <em>Giornale</em>, il suo giornale. E avvenne così anche nel 1994, quando giustamente abbandonò la direzione della sua stessa creatura poiché l’editore, <strong>Silvio Berlusconi</strong>, intendeva ridurla, come poi fece, in un <em>house organ</em> per la propria discesa in campo. Rimase fedele, insomma, alle sue idee, che erano le idee di un <strong>conservatore</strong> vecchio stampo. Una specie antropologica che nel nostro Paese ha avuto pochissimi esemplari in purezza (ce ne vengono in mente solo tre: <strong>Giuseppe Prezzolini, Leo Longanesi &#8211; </strong>non a caso, da lui considerati entrambi dei modelli &#8211; e Sergio Romano).</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Turatevi il naso e votate Dc&#8221;</h2>



<p>Ma è proprio nelle idee, e in particolare nei posizionamenti politici, che Montanelli lasciava spesso a desiderare, per non dir peggio. Per esempio, quando stava venendo giù la <strong>Prima Repubblica,</strong> nei primi anni Novanta, dopo aver invitato a votarla nel 1976 con il famoso appello a <strong>“turarsi il naso”,</strong> ancora si attardava dietro alla Dc, non avendo capito nulla di fenomeni come la Lega. E si capisce. Quel mondo, il mondo degli Andreotti, Craxi, De Mita e Cossiga, era il suo mondo, dove gli era consentito di fare ciò che meglio gli riusciva: <strong>la fronda.</strong> Una disinteressata fronda (personalmente, l’Indro uomo era adamantino) ma non più che una contestazione da destra, sbertucciando la classe dirigente, ma <strong>non per sostituirla.</strong> D’altra parte, sulla barricata opposta, fino agli anni Ottanta c’era pur sempre un Partito Comunista che ai suoi occhi rappresentava, con l’Unione Sovietica sullo sfondo, il <strong>male assoluto.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Uomo d&#8217;establishment</h2>



<p>Sebbene <strong>allergico alla mondanità</strong> e ai suoi traffici, era e restò sempre un uomo di sistema, che in punta di fioretto criticava il sistema per salvarlo. I suoi strali erano sicuramente più godibili di quelli, per dire, di un <strong>Fortebraccio</strong> sull’<em>Unità</em>. Ma di certo non erano quelli che andavano più a segno. Bocca sosteneva che fosse <strong>acuto ma non profondo,</strong> e ci prendeva: Montanelli proiettava il proprio scetticismo di fondo su chiunque, e su qualunque cosa. Memorabile la cantonata su <strong>Licio Gelli,</strong> il capo della loggia massonica P2, descritto come un piazzista di periferia. Un limite, questo di relativizzare troppo, ancor più evidente nella <strong><em>Storia d’Italia</em></strong>, in cui deformò certi personaggi e taluni filoni di pensiero riducendoli poco meno che a burletta. La <strong>depressione</strong> che a intervalli lo accompagnò per tutta la vita lo induceva forse a sovrastimare il peso che la singola personalità ha sui processi storici, sorvolando sui <strong>risvolti socio-economici</strong> che tendeva a banalizzare, risolvendoli in termini di caratteri, umori, fatalità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Destra utopica</h2>



<p>D’altronde, lo confessava lui stesso: si sentiva un borghese dell’Ottocento, di una <strong>Destra ideale e illuminata,</strong> di fatto inesistente. O, in ogni caso, minoritaria rispetto ai sentimenti, retrivi e autoritari, della borghesia italiana reale. <strong>Un laico e doverista </strong>in un Paese di cattolici e perdonisti. <strong>Controcorrente,</strong> indubbiamente. Ma comunque nell’alveo della corrente, alla cui fonte c’era un pensiero dominante, <strong>l’austerità neo-liberale</strong> che venne abbracciata da tutti, Dc, Pci ecc, che gli impediva di comprendere il ruolo strategico, e non soltanto “assistenzialista”, dello Stato. Anche se, a sua attenuante, bisogna dire che negli anni Settanta e Ottanta il poltronificio dell’allora <strong>partitocrazia</strong> ce la metteva tutta, per rendere indifendibile l’idea di sovranità economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;assurdo &#8220;processo&#8221; postumo</h2>



<p><strong>Alberto Ronchey</strong> una volta disse che Montanelli sarebbe stato all’opposizione pure nel governo dei suoi sogni. “Sì, ma per invitare poi a votarlo”, fu la risposta, sincera, del gran <strong>bastian contrario</strong>. Che lo era anche nei confronti del lettore, a cui non lisciava il pelo, assecondandone gli istinti peggiori pur di aumentare le copie (arte in cui ha sempre eccelso <strong>Vittorio Feltri</strong>, suo successore al <em>Giornale</em>). Né tanto meno si ergeva a cantore del proprio ego, sbrodolando editoriali-fiume arzigogolati e presuntuosi come era uso fare, invece, un <strong>Eugenio Scalfari </strong>(“Non è uno dei nostri”, fu la sentenza montanelliana emessa sul fondatore di <em>Repubblica</em>). Era decisamente fatto d&#8217;una pasta d’altri tempi, Indro Montanelli. Con i pregi e i difetti di tempi andati. Ecco perché è sommamente idiota quella recente moda, figlia della <em>cancel culture</em> odierna, di incolparlo per aver comprato, mentre combatteva in Etiopia nel 1935, una <strong>minorenne eritrea</strong>, secondo l’usanza locale del <strong>madamato</strong> (abolita due anni dopo proprio dai conquistatori italiani).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo stile è tutto</h2>



<p>Non ha alcun senso fare la morale postuma, decontestualizzata, riguardo usi socialmente accettati di un dato territorio in una data epoca. Anche, e soprattutto, alla luce dell’intera biografia di Montanelli, che sul <strong>piano morale</strong> non conobbe altra macchia. Chi si macchiò di colpa ben più grave fu piuttosto il <em>Corriere </em>quando il suo ex editorialista principe, nel 1977, venne <strong>gambizzato dalle Brigate Rosse</strong>, e l’allora direttore, <strong>Piero Ottone,</strong> scelse di titolare la notizia in modo da nasconderne il nome. Fu una porcata, una mancanza di rispetto che rendeva tutto l’abisso con un Montanelli il quale, con quattro pallottole nelle gambe, pensò subito ad aggrapparsi all’inferriata per <strong>“morire in piedi”.</strong> Chissà, magari era una delle sue bugie. Ma anche fosse, sarebbe stata una bugia con stile. Perchè, con Oscar Wilde, “è lo stile, non la sincerità, l’essenziale”.</p>
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		<title>L&#8217;ala del misterioso aereo ripescato a Gaeta potrebbe appartenere a un Phantom</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca/lala-del-misterioso-aereo-ripescato-a-gaeta-potrebbe-appartenere-a-un-phantom.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 04:34:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[US Navy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="717" height="463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974.jpg 717w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974-600x387.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 717px) 100vw, 717px" /></p>
<p>È ancora giallo nel Golfo di Gaeta dopo il recupero dell’ala di un aereo militare americano che secondo alcune teorie potrebbe appartenere a un Phantom precipitato nel 1974, a un altro velivolo militare con una storia sconosciuta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca/lala-del-misterioso-aereo-ripescato-a-gaeta-potrebbe-appartenere-a-un-phantom.html">L&#8217;ala del misterioso aereo ripescato a Gaeta potrebbe appartenere a un Phantom</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="717" height="463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974.jpg 717w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/F-4J_VF-142_on_USS_America_CVA-66_1974-600x387.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 717px) 100vw, 717px" /></p>
<p>È ancora <em>giallo</em> nel <strong>Golfo di Gaeta</strong> dopo il recupero dell&#8217;ala di un aereo militare americano che, secondo alcune teorie, potrebbe appartenere a un Phantom precipitato nel 1974, a un altro velivolo militare con una storia sconosciuta. Il frammento d&#8217;ala di un aereo militare statunitense, recuperato nelle acque del Lazio lo scorso <strong>30 giugno</strong>, non sembra appartenere a un aereo della Seconda guerra mondiale come molti hanno inizialmente creduto. Lo dimostrano la livrea e la coccarda, incompatibili con uno degli aerei da combattimento impiegati dagli americani tra il 1943 e il 1945. Potrebbe invece essere strettamente legato a un incidente avvenuto oltre cinquant&#8217;anni fa.</p>



<p>Secondo una delle ipotesi al vaglio, il reperto potrebbe appartenere a un caccia <strong>McDonnell Douglas F-4 Phantom II</strong> precipitato al largo di Gaeta nel 1974, anche se, in mancanza di riscontri tecnici, non è ancora possibile escludere che provenga da un altro velivolo militare &#8211; sempre appartenente alla flotta aerea americana &#8211; finito misteriosamente sul fondo del Tirreno. Lasciando un interrogativo che, almeno per il momento, rimane senza risposta.</p>



<p>Il ritrovamento è avvenuto durante una battuta di pesca del <strong>motopeschereccio <em>Nonno Raf</em></strong>, comandato da Raffaele Chiavistelli. Mentre l&#8217;equipaggio recuperava le reti, è emersa una porzione della semiala sinistra di un velivolo, rimasta impigliata nelle reti da pesca. Le caratteristiche del reperto hanno immediatamente richiamato l&#8217;attenzione degli appassionati e degli studiosi di aviazione militare, rimandando al ricordo di uno degli incidenti che coinvolsero l&#8217;aviazione navale statunitense nel Golfo di Gaeta il <strong>23 ottobre del 1974</strong>, quando <strong>due caccia</strong> F-4 Phantom II decollati dalla <strong>portaerei americana USS <em>America</em></strong> per una missione di addestramento incontrarono condizioni meteorologiche particolarmente avverse in fase di rientro. A causa del peggioramento del tempo, i due velivoli vennero dirottati verso la base aerea di Grazzanise, ma uno dei due caccia non riuscì a raggiungere la pista. Rimasto a corto di carburante, <strong>precipitò nelle acque al largo di</strong> <strong>Punta Stendardo</strong>, nel Golfo di Gaeta, mentre i due piloti di marina si lanciavano con il seggiolino eiettabile per essere tratti in salvo dalle squadre di soccorso. <br><br>Il loro caccia, con buone probabilità impiegato durante le due missioni operative che la USS <em>America</em> svolse con il suo gruppo imbarcato durante la <strong>guerra del Vietnam</strong>, scomparve così nelle profondità del Mar Tirreno. Secondo quanto riportato in un verbale statunitense dell&#8217;epoca, l&#8217;aereo, o almeno parte dei suoi rottami, sarebbe stato successivamente recuperato dalle stesse autorità militari americane. Ciò nonostante, il <strong>21 gennaio del 2000</strong>, un altro peschereccio, il <em>Bartolomeo</em>, recuperò <strong>a circa 150<br>metri di profondità al largo di Punta Stendardo, un frammento</strong> che dopo le necessarie verifiche risultò appartenere a un aereo militare McDonnell Douglas F-4 Phantom II della U.S. Navy compatibile con quello precipitato nel 1974.</p>



<p>Al momento non esistono elementi che consentano di attribuire con certezza la semiala recuperata negli scorsi giorni allo stesso Phantom precipitato. Saranno le verifiche tecniche sui materiali, sulla struttura e sugli eventuali numeri identificativi ancora presenti a stabilire se il frammento appartiene davvero a quel caccia, oppure a un altro velivolo militare statunitense finito in mare nel corso degli anni. Fino a quando questi accertamenti non saranno completati, il ritrovamento resterà avvolto nel dubbio: il pezzo recuperato dal <em>Nonno Raf</em> potrebbe rappresentare una parte del caccia americano perso nel Golfo di Gaeta oltre mezzo secolo fa, oppure riportare alla luce <strong>una vicenda aeronautica sconosciuta</strong>. Una trama che accende sempre l&#8217;interesse quando si parla dei mari nel Sud d&#8217;Italia che hanno nascosto nelle loro profondità relitti risalente alla guerra, ma hanno anche portato in superficie, come nel caso della <a href="https://www.linkedin.com/pulse/la-strage-di-ustica-un-mistero-italiano-davide-bartoccini/">tragedia di Ustica</a>, misteriosi reperti associati a velivoli militari americani ancora privi di una storia ufficiale.</p>



<p><br></p>
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		<title>Il motore di ricerca dei nazisti: perché la Germania continua a fare i conti con il passato mentre cresce AfD</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-motore-di-ricerca-dei-nazisti-perche-la-germania-continua-a-fare-i-conti-con-il-passato-mentre-cresce-afd.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 07:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Afd]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1-600x386.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Il settimanale tedesco Die Zeit ha deciso di rendere accessibili online milioni di documenti relativi agli iscritti al partito nazista.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="394" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/istockphoto-117559713-612x612-1-600x386.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Quando il settimanale tedesco <em>Die Zeit</em> ha deciso di rendere accessibili online milioni di documenti relativi agli iscritti al partito nazista, probabilmente si aspettava un forte interesse da parte di storici, genealogisti e appassionati di ricerca archivistica. Pochi immaginavano però che il progetto si sarebbe trasformato in un fenomeno nazionale. Nel giro di poche settimane milioni di persone hanno consultato il <a href="https://www.zeit.de/wissen/2026-04/nazi-party-search-engine-membership-records-ancestors-english">database </a>per verificare se un nonno, un bisnonno, uno zio o un lontano parente fosse stato membro della Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP), il partito che portò al potere <strong>Adolf Hitler</strong> e che costituì la struttura politica portante del Terzo Reich.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="396" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-1024x396.jpg" alt="" class="wp-image-519105" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-1024x396.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-300x116.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-768x297.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-1536x594.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838-600x232.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Immagine-2026-06-01-221838.jpg 1871w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il successo dell&#8217;iniziativa è stato tale da mettere in difficoltà i sistemi informatici predisposti per gestire il traffico, generando un dibattito che ha rapidamente travalicato il campo della ricerca storica per investire questioni identitarie, culturali e politiche. A prima vista potrebbe sembrare sorprendente che una società come quella tedesca, che da ottant&#8217;anni studia in maniera quasi ossessiva il proprio passato nazista, manifesti ancora un bisogno così intenso di scavare negli archivi. In realtà il fenomeno racconta qualcosa di molto più profondo. <strong>La Germania non ha mai smesso davvero di fare i conti con il Terzo Reich</strong>.</p>



<p>A differenza di quanto accaduto in altri Paesi europei usciti da esperienze autoritarie o collaborazioniste, la Repubblica Federale ha costruito una parte significativa della propria identità democratica attorno al concetto di <em><strong>Vergangenheitsbewältigung</strong></em>, letteralmente <strong>&#8220;superamento del passato&#8221;</strong>, un termine quasi intraducibile che indica il processo attraverso cui una società affronta criticamente le proprie responsabilità storiche. Fin dagli anni Cinquanta, e soprattutto a partire dalla generazione del Sessantotto, <strong>la Germania occidentale ha sviluppato una cultura pubblica della memoria che non ha eguali nel panorama internazionale.</strong> Musei, memoriali, programmi scolastici, fondazioni, centri di documentazione, archivi e produzioni culturali hanno trasformato il nazismo da capitolo storico a presenza costante nel dibattito pubblico.</p>



<p>Berlino ospita alcuni dei più importanti memoriali europei dedicati alle vittime del regime. Gli studenti tedeschi visitano regolarmente ex campi di concentramento e luoghi simbolici della persecuzione nazista. Le responsabilità della Germania vengono insegnate nelle scuole con una profondità che raramente si riscontra in altri contesti nazionali. Eppure, proprio questa straordinaria elaborazione pubblica della memoria ha finito per nascondere una questione irrisolta: <strong>il rapporto tra la storia collettiva e la memoria familiare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il passato collettivo e quello familiare</h2>



<p>Per decenni milioni di tedeschi hanno saputo molto del nazismo come fenomeno politico, ma relativamente poco sul ruolo concreto giocato dalle proprie famiglie all&#8217;interno del sistema hitleriano. È qui che il database reso accessibile da <em>Die Zeit</em> ha prodotto il suo effetto dirompente. L&#8217;archivio digitalizzato comprende <strong>oltre dieci milioni di iscrizioni alla NSDAP</strong> registrate tra il 1925 e il 1945. Grazie all&#8217;impiego dell&#8217;intelligenza artificiale, milioni di schede cartacee conservate negli archivi federali sono state indicizzate e trasformate in un motore di ricerca consultabile dal pubblico. Ciò che fino a pochi anni fa avrebbe richiesto settimane di lavoro archivistico oggi può essere verificato in pochi secondi. Inserendo un nome, una data di nascita e una località, gli utenti possono scoprire se un proprio antenato risulta formalmente affiliato al partito nazista.</p>



<p>Il successo dell&#8217;iniziativa ha rivelato una realtà spesso sottovalutata: <strong>il bisogno di comprendere il passato familiare rimane enorme. </strong>Molti tedeschi appartengono ormai alla terza o quarta generazione successiva alla guerra. I testimoni diretti stanno scomparendo rapidamente. Con loro svaniscono anche racconti, silenzi e omissioni che per decenni hanno accompagnato la trasmissione della memoria all&#8217;interno delle famiglie. In numerosi casi il database ha confermato sospetti già esistenti. In altri ha smentito narrazioni tramandate per generazioni.</p>



<p>Gli storici della memoria conoscono bene questo fenomeno. Dopo il 1945 la Germania fu attraversata da <strong>una gigantesca rimozione collettiva</strong>. Milioni di persone che avevano sostenuto il regime, collaborato con le sue istituzioni o semplicemente beneficiato della sua esistenza si trovarono improvvisamente a dover convivere con la sconfitta, la distruzione e la scoperta dei crimini nazisti. <strong>Nella Germania del dopoguerra emerse progressivamente una distinzione rassicurante tra &#8220;i nazisti&#8221; e &#8220;la popolazione&#8221;.</strong> Molte famiglie svilupparono racconti nei quali i propri membri apparivano come spettatori passivi degli eventi, estranei alle responsabilità del regime o addirittura vittime delle circostanze.</p>



<p>Le ricerche storiche degli ultimi decenni hanno mostrato quanto questa rappresentazione fosse parziale. Il partito nazista non fu un&#8217;organizzazione marginale composta da fanatici isolati. Alla fine della guerra aveva registrato circa <strong>10,2 milioni di iscritti</strong>. Con il passare degli anni la sua composizione sociale finì per riflettere sempre più fedelmente quella della popolazione tedesca. In altre parole, <strong>il nazismo non fu soltanto un fenomeno imposto dall&#8217;alto, ma una realtà che penetrò profondamente nella società.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La crescita di AfD</h2>



<p>La disponibilità di dati digitalizzati sta modificando radicalmente il rapporto tra memoria privata e ricerca storica. Per la prima volta una parte consistente della popolazione può confrontare direttamente i racconti tramandati in famiglia con le fonti documentarie. Questo processo produce inevitabilmente tensioni emotive. Scoprire che un nonno o un bisnonno era iscritto alla NSDAP non equivale a scoprire un dettaglio genealogico qualsiasi. Significa confrontarsi con uno dei periodi più oscuri della storia contemporanea e con il ruolo che la propria famiglia potrebbe aver avuto al suo interno.</p>



<p>La portata simbolica dell&#8217;iniziativa diventa ancora più significativa se osservata nel contesto politico attuale. Negli ultimi anni la Germania ha assistito alla <strong>crescita costante di </strong><em><strong>Alternative für Deutschland</strong>,</em> il partito nazional-conservatore e sovranista che rappresenta oggi una delle principali forze politiche del Paese. Nelle elezioni federali del febbraio 2025 AfD ha ottenuto oltre il 20% dei voti, diventando il secondo partito tedesco e consolidando il proprio radicamento soprattutto nelle regioni dell&#8217;ex Germania orientale.</p>



<p><strong>Molti osservatori internazionali hanno letto questa crescita come una sorta di fallimento della cultura della memoria tedesca. </strong>Se la Germania ha investito così tanto nell&#8217;educazione storica, come è possibile che una forza accusata dai critici di flirtare con il revisionismo storico continui a guadagnare consensi? La risposta è più complessa di quanto appaia.</p>



<p>In realtà AfD non si presenta come un movimento nostalgico del nazismo. Il suo successo deriva soprattutto da <strong>questioni contemporanee</strong>: immigrazione, costo della vita, rallentamento economico, transizione energetica, guerra in Ucraina e rapporto con Bruxelles. Tuttavia alcuni esponenti del partito hanno più volte contestato il modo in cui la Germania affronta il proprio passato. Celebre rimane la dichiarazione di <strong>Alexander Gauland</strong>, secondo cui i tedeschi avrebbero il diritto di essere orgogliosi delle proprie realizzazioni storiche nonostante il nazismo. Ancora più controverse furono le parole di <strong>Björn Höcke,</strong> che definì il Memoriale dell&#8217;Olocausto di Berlino un &#8220;monumento della vergogna&#8221;. Tali affermazioni hanno alimentato il timore che una parte della destra tedesca stia cercando di ridimensionare il peso della memoria nazista nella costruzione dell&#8217;identità nazionale.</p>



<p>Ed è proprio qui che emerge una delle contraddizioni più interessanti della Germania contemporanea. Da una parte cresce una forza politica che ritiene eccessiva la centralità del passato nazista nel dibattito pubblico. Dall&#8217;altra milioni di cittadini mostrano un interesse straordinario per strumenti che consentono di approfondire ulteriormente quel passato. Non si tratta necessariamente di fenomeni incompatibili. Anzi, potrebbero essere due manifestazioni diverse della stessa tensione identitaria che attraversa la Germania di oggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;intelligenza artificiale</h2>



<p>Il Paese si trova infatti in <strong>una fase di passaggio generazionale</strong>. I testimoni diretti della guerra stanno scomparendo. Le nuove generazioni non hanno alcun legame personale con il Terzo Reich. Allo stesso tempo, però, il nazismo continua a rappresentare il punto di riferimento negativo attorno al quale si è costruita la democrazia tedesca. Il problema è capire come mantenere viva questa memoria quando essa non appartiene più all&#8217;esperienza vissuta ma soltanto alla storia.</p>



<p><strong>L&#8217;intelligenza artificiale sta contribuendo a trasformare profondamente questo processo. </strong>Archivi che per decenni sono rimasti accessibili soltanto agli specialisti vengono oggi aperti al grande pubblico. Le tecnologie di riconoscimento testuale, indicizzazione automatica e ricerca semantica consentono di analizzare quantità di documenti che in passato sarebbero state ingestibili. La memoria storica entra così nell&#8217;era digitale, diventando più accessibile ma anche più personale.</p>



<p>Il caso del motore di ricerca dei membri della NSDAP mostra come l&#8217;intelligenza artificiale possa modificare non soltanto il modo in cui studiamo il passato, ma anche il modo in cui lo viviamo. La storia non resta confinata nei libri o nei musei. Entra direttamente nelle biografie individuali, nelle famiglie e nelle identità personali. Ogni ricerca effettuata sul database rappresenta in fondo una domanda rivolta non tanto agli archivi quanto a sé stessi: chi eravamo? Da dove veniamo? Quale rapporto abbiamo con quel passato?</p>



<p>Ottant&#8217;anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, <strong>la Germania continua dunque a confrontarsi con le stesse questioni fondamentali che hanno accompagnato la sua rinascita democratica. </strong>La differenza è che oggi questo confronto avviene in un contesto completamente nuovo, segnato dall&#8217;ascesa dei populismi, dalla rivoluzione digitale e dalla trasformazione delle culture della memoria. Il successo del progetto di Die Zeit suggerisce che, nonostante le tensioni politiche e la crescita di AfD, la domanda di conoscenza storica rimane fortissima.</p>



<p>Forse è proprio questa la lezione più importante che emerge dalla vicenda. <strong>Il passato non scompare perché una società decide di voltare pagina.</strong> Al contrario, continua a riaffiorare, assumendo forme nuove e utilizzando strumenti sempre più sofisticati. In Germania, oggi, quel passato passa anche attraverso gli algoritmi. E milioni di persone sembrano ancora voler sapere cosa nascondono gli archivi della propria storia familiare. Perché la questione non riguarda soltanto chi fosse nazista ottant&#8217;anni fa. Riguarda il modo in cui una democrazia moderna costruisce il proprio rapporto con la verità storica, mentre una nuova stagione di tensioni politiche e identitarie mette nuovamente alla prova il suo rapporto con il passato.</p>
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		<title>Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 05:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[caccia]]></category>
		<category><![CDATA[Isole Falkland]]></category>
		<category><![CDATA[Marina argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Atlantico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1109" height="831" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg 1109w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-1024x767.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-768x575.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-600x450.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1109px) 100vw, 1109px" /></p>
<p>La Fuerza Aérea Argentina ha annunciato ieri la “dismissione definitiva” della flotta di A-4, gli aerei d’attacco al suolo che sono passati alla storia per le temerarie missioni a bassa quota condotte durante la Guerra delle Falkland</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html">Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1109" height="831" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982.jpeg 1109w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-300x225.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-1024x767.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-768x575.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Argentine_A-4C_parked_during_Falklands_War_1982-600x450.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1109px) 100vw, 1109px" /></p>
<p>L’<strong>Argentina</strong> ritira dal servizio gli ultimi esemplari dei suoi <strong>A-4 Fightinghawk</strong>, le versioni modernizzate dei venerabili A-4 Skyhawk che hanno prestato servizio per oltre sei decenni nella <em>Fuerza Aérea Argentina</em>, gli aerei d’attacco al suolo che sono passati alla storia per le temerarie missioni a bassa quota condotte durante la Guerra delle Falkland nel lontano 1982. Questo ritiro definitivo coincide con l’introduzione dei nuovi cacciabombardieri<strong>F-16 Fighting Falcon</strong> come “<em>nuovo caccia</em>” dell’Aviazione argentina, da anni al centro di un programma di “profondo rinnovamento” delle capacità operative che ora coincide con i “venti di cambiamento” che minacciano stravolgimenti strategici e riscatto per le <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/washington-pronta-a-mollare-londra-le-falkland-e-la-diplomazia-del-rancore.html">Isole Malvinas</a></strong>.<br> <br>La <strong>Fuerza Aérea Argentina</strong> ha annunciato ieri la “<strong>dismissione definitiva</strong>” della flotta di Fightinghawk presso la base aerea di Villa Reynolds, nella provincia di San Luis. La base ospitava l’ultima unità argentina dotata di <strong>A-4AR/OA-4AR Fightinghawk</strong>, la 5ª Brigata Aerea. Secondo quanto riportato dall’Aeronautica argentina, la decisione di ritirare i venerabili A-4 si basa su “priorità di efficienza operativa e sostenibilità economica“, dato che mantenere operativi questi velivoli era diventata una “<em>sfida sempre più ardua negli ultimi anni</em>“. <br><br>Il Fightinghawk, versione specifica per la forza aerea argentina, era strettamente legato a un piano di modernizzazione condotto da Lockheed Martin sugli Skyhawk assegnati alla componente aerea del Corpo dei Marines degli Stati Uniti e consegnati negli <strong>anni </strong>Novanta.   Questi aerei da attacco al suolo, già noti ai piloti argentini, erano equipaggiati con il radar utilizzato nelle prime varianti dell’F-16 ed erano in grado di trasportare <strong>missili aria-aria Sidewinder</strong>. I Fightinghawk, decisamente più performanti dei loro predecessori, erano dotati di un sistema computerizzato di pianificazione delle missioni e di un nuovo computer di navigazione/attacco e, nonostante non fossero progettati come caccia da adibire alla difesa aerea, svolsero anche questo ruolo quando Buenos Aires si trovò costretta a ritirare i suoi ultimi caccia Mirage di fabbricazione francese.   </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="671" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-1024x671.jpg" alt="" class="wp-image-517648" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-12.10.01.jpg 1452w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovi caccia per ricostruire una capacità aerea</h2>



<p>Secondo quanto <a href="https://www.twz.com/air/argentina-retires-its-a-4-fightinghawks">riportato</a> da The War Zone, la Fuerza Aérea Argentina ha investito diversi anni a “<em>ricostruire la propria capacità di caccia</em>”, ma è stata “<em>ripetutamente ostacolata dagli sforzi britannici per bloccare potenziali acquisti di caccia</em>”. Dopo aver acquistato altri aerei dalla Francia, ricordiamo i Super Etendard dismessi dalla portaerei Charles De Gaulle che non poterono essere impiegati per <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/milei-manda-i-suoi-caccia-kiev-largentina-non-pu-volarci-2333523.html">colpa dell’embargo</a>, gli analisti ipotizzano che l’Argentina potesse spingersi a concludere accordi con la Cina o la Russia. Ragione per cui gli <strong>Stati Uniti</strong> – che guardano con <strong>interesse alle Isole Falkland</strong> o Isole Malvine come hub nell’Atlantico Meridionale nel piano di contenimento dell&#8217;<a href="http://Gli Stati Uniti vogliono mantenere le linee di comunicazione del Mar Atlantico meridionale (Canale di Beagle, Stretto di Magellano, passaggio di Drake), libere da presenze ostili.">espansione cinese</a> – hanno finito con l’approvare il trasferimento di due squadriglie di F-16 dalla Danimarca all’Argentina, aerei che il Dipartimento di Stato americano definì come “v<em>elivoli multiruolo a basso costo e ad alte prestazioni</em>“. <strong>Le due squadriglie comprendono sedici monoposto F-16AM e otto biposto F-16BM</strong>, e sono state seguite da diverse cellule di vecchi Viper da impiegare come fonti di pezzi di ricambio. L’assenza di ricambi infatti aveva pesato sulla partita di Etendard francesi che si rivelarono un problema, invece che una soluzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal primo impiego negli anni Sessanta alla guerra delle Falkland</h2>



<p>Il ritiro del Fightinghawk segna anche la fine della lunga storia degli A-4 che hanno servito, a partire dal 1966, la Fuerza Aérea Argentina e l’<strong>Aviación Naval</strong> dell’Argentina. Prima della guerra delle Falkland che li rese celebri nella <strong>battaglia di San Carlos</strong>, lo scontro aeronavale sostenuto contro la forza di spedizione britannica, l’Argentina acquistò quattro lotti di 26 A-4 che erano appartenuti all’U.S. Navy, diventando il primo “<em>cliente estero</em>” dello Skyhawk. L’ultimo venne imbarcato a bordo della <strong>portaerei Veinticinco de Mayo</strong>, una nave di classe Colossus trasferita dal Regno Unito dopo aver prestato servizio con la Royal Navy britannica e la Royal Netherlands Navy.   </p>



<p>Quando nella primavera del 1982 la crisi delle isole Falkland portò gli argentini a sferrare un attacco a sorpresa contro il territorio d’oltremare britannico, erano circa 40 gli A-4 in servizio nelle forze aeree argentine. E servirono a condurre missioni d’attacco a bassissima quota dopo aver ricevuto rifornimento dalle aerocisterne KC-130 Hercules che li accompagnavano nel viaggio dalle coste dell’Argentina. Nel corso di oltre 200 sortite di combattimento, gli A-4 argentini affondarono <strong>quattro navi da guerra della Royal Navy</strong>, e ne danneggiarono altrettante.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Gli A-4 Skyhawk sono stati la &quot;spina dorsale&quot; dell&#39;aviazione argentina durante la Guerra delle <a href="https://twitter.com/hashtag/Falkland?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Falkland</a> del 1982. A bordo di questi rodati caccia i piloti argentini effettuarono coraggiose missioni di attacco al suolo a bassissima quota, affondando diverse unità della <a href="https://twitter.com/hashtag/RoyalNavy?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#RoyalNavy</a> <a href="https://t.co/AUeBie81Tm">pic.twitter.com/AUeBie81Tm</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2056687316354167142?ref_src=twsrc%5Etfw">May 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La leggendaria missione degli A-4 </h2>



<p>Tra gli attacchi più temerari che vennero condotti a bordo degli A-4 Skyhawk durante la guerra delle Falkland, il più celebre è senza dubbio quello del <strong>25 maggio 1982</strong>, quando una formazione di sei aerei d&#8217;attacco al suolo di questo tipo, appartenenti al Grupo 5 de Caza e incaricata di colpire le due navi da guerra inglesi, il cacciatorpediniere <strong>HMS Coventry</strong> e la fregata <strong>HMS Broadsword</strong>, localizzate a Nord-Ovest delle Isole Falkland, o Malvinas che dir si voglia, condusse uno di quei temerari voli a bassissima quota per sganciare le proprie bombe, volando a pochi metri dalla superficie del mare per evitare il rilevamento radar e sfidando i sistemi missilistici Sea Wolf, il <strong>fuoco incrociato dei cannoni </strong>da 20 mm Oerlikon e degli antiaerei Bofors, oltre a tutte le mitragliatrici leggere che erano puntate su di loro. Come è noto, i quattro caccia, divisi in due coppie, riuscirono a sganciare le loro bombe perché il radar che avrebbe dovuto guidare i missili contro di loro non riuscì a tracciarli per un problema tecnico: non fu in grado di &#8220;<em>scegliere</em>&#8221; quale dei due Skyhawk tracciare.</p>



<p>La prima coppia sganciò le bombe ma mancò il bersaglio, mentre la seconda riuscì a colpire la Broadsword con <strong>una bomba Mk.17</strong> nonostante l&#8217;intenso fuoco antiaereo. La bomba però non esplose. L&#8217;ultima coppia di A-4, armati con tre bombe più leggere, colpì e danneggiò gravemente la <strong>HMS Coventry</strong>, che affondò in soli venti minuti. L&#8217;attacco portò alla morte di 19 marinai e al ferimento di altri 30, mentre tutti e sei gli A-4 tornarono alla base.</p>



<p>Durante la guerra delle Falkland <strong>gli argentini persero 19 A-4 Skyhawk e 17 piloti</strong>. Otto di questi vennero abbattuti dai missili aria-aria dei <strong>caccia Sea Harrier</strong> della Royal Navy britannica, soprannominati la &#8220;<em>Muerte negra</em>&#8220;. Il <strong>coraggio dei piloti della Fuerza Aérea Argentina</strong> e della <strong>Aviación Naval</strong> viene celebrato ancora oggi, ricordando che ognuno di loro sapeva di andare a combattere contro un avversario tecnologicamente più avanzato, senza armamento missilistico aria-aria, senza radar, senza un moderno sistema di navigazione, trasportando munizioni non guidate e senza apparecchiature di allarme radar che potessero avvertirli dei missili in arrivo.</p>



<p>Dopo la dismissione degli A-4 argentini,<strong> rimangono in servizio i pochi Skyhawk</strong> che fanno ancora parte dell&#8217;<strong>Aeronautica Militare Brasiliana</strong>, ma si ritiene che il loro periodo di servizio terminerà a breve, relegando gli A-4 alle squadriglie di <a href="https://it.insideover.com/guerra/cattivi-addestrano-top-gun-americani.html">contractor militari privati</a> che hanno sempre apprezzato questo aereo per la sua agilità, rendendolo una piattaforma eccellente nelle vesti di &#8220;avversario&#8221; nell&#8217;addestramento al combattimento e lasciando allo Skyhawk un posto d&#8217;eccezione tra i famosi &#8220;<strong>Aggressor</strong>&#8221; che servono a preparare i piloti da combattimento delle migliori aeronautiche militari del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/addio-agli-a-4-della-fuerza-aerea-argentina-i-temerari-della-guerra-delle-falkland.html">Addio agli A-4 della Fuerza Aérea Argentina, i temerari della guerra delle Falkland</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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