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	<title>Storia Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 10 Oct 2026 08:41:30 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Storia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Colpi di Stato e minacce agli alleati: il sistema di potere Usa non tollera sovranità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 08:41:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tornano alla mente le parole di Henry Kissinger: “L'America non ha amici o nemici permanenti, solo interessi”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/colpi-di-stato-e-minacce-agli-alleati-il-sistema-di-potere-usa-non-tollera-sovranita.html">Colpi di Stato e minacce agli alleati: il sistema di potere Usa non tollera sovranità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/usa-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non occorre spendere molte parole per dare conto del pericolo, da più parti avanzato sui nostri mezzi d’informazione, circa presunte ingerenze russe in occasione di consultazioni elettorali e altri eventi. Non volendo entrare nel merito, per non alimentare sterili polemiche, ci sia consentito osservare che curiosamente molti di coloro paventano simili rischi non si dimostrano altrettanto solerti nell’evidenziare le interferenze di matrice statunitense che, sia nel vecchio continente che in altre parti del mondo (come America Latina o Asia), hanno una lunga storia.</p>



<p>Prendendo spunto da un recente <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dW24Pp__UTA">video</a> pubblicato sul canale YouTube di <em>Geopolitical Economy Report,</em> testata fondata e diretta dall’analista americano <strong>Ben Norton</strong>, è innegabile come dal 1945 in poi le Amministrazioni (democratiche o repubblicane) non si siano limitate a ingerenze negli affari interni di altri paesi (spesso “alleati”), bensì a rovesciarne gli equilibri politici interni, <strong>imponendo nuove leadership e nuovi indirizzi in economia</strong>, funzionali agli interessi di Washington, e quasi sempre in rotta di collisione con quelli della nazione “attenzionata”.</p>



<p>Qualora volessimo disegnare una mappa geografica delle operazioni di intelligence e/o degli interventi militari promossi dagli Stati Uniti, salterebbe all’occhio come nel secondo dopoguerra siano state <strong>decine i governi che hanno subito pesanti intromissioni. </strong>Solo per dare conto delle cosiddette guerre illegali della NATO (leggi USA), sarebbe illuminante la lettura dei volumi scritti dallo storico svizzero <a href="https://fazieditore.it/catalogo/autore/1207/daniele-ganser">Daniele Ganser</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><strong>Gli stessi funzionari americani lo ammettono.</strong></strong></h2>



<p>Si badi bene che qui non si tratta di fare del cospirazionismo e/o coltivare una sorta di antiamericanismo, quanto parlare di cose spesso dette alla luce del sole. Per restare a tempi più vicini a noi, si potrebbero ricordare le parole dell’ambasciatrice statunitense in Grecia, <a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/lambasciatrice-usa-in-grecia-kimberly-guilfoyle-sulla-caduta-del-governo-romeno-possiamo-farlo-in-qualsiasi-paese-anche-qui/">Kimberly Guilfoyle</a>, che secondo il racconto ripreso dal <em>Wall Street Journal,</em> parlando nel marzo scorso a una cena di gala – il riferimento era al governo rumeno, curiosamente caduto qualche mese più tardi per un voto di sfiducia – avrebbe affermato senza tanti giri di parole che: <strong>«Possiamo farlo in qualsiasi Paese vogliamo. Possiamo farlo anche qui»</strong>. Per la cronaca i legali della diplomatica hanno contestato la ricostruzione, ma la rappresenta diplomatica ad Atene e il Dipartimento di Stato non sono intervenuti a confermare o smentire. Sullo sfondo questioni legate a nuovi corridoi del gas nei Balcani, che avrebbero coinvolto l’esecutivo rumeno (poi caduto), senza dimenticare la vicenda del primo turno delle <a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2024-12/presidenziali-in-romania-annullate-dalla-corte-costituzionale.html">elezioni presidenziali</a> nel paese annullate circa due anni fa per ragioni poi rivelatesi infondate.</p>



<p>Per restare in Grecia, del resto, una certa interferenza washingtoniana dovrebbe essere rimasta nella memoria collettiva, considerato che molti storici concordano che <strong>nel colpo di Stato del 1967, che portò alla dittatura dei colonnelli,</strong> la <a href="https://history.state.gov/historicaldocuments/frus1964-68v16/ch7">mano USA</a> fosse quasi certamente presente. E pure quando gli Stati Uniti non hanno avuto un ruolo diretto, è indubbio che per interesse strategico e/o calcolo politico abbiano sostenuto, o non avversato, regimi repressivi, compresi quelli che in una prima fase avevano osteggiato (il caso del <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Pact_of_Madrid">regime franchista</a> resta emblematico).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cambia la tattica, la musica è sempre la stessa</strong></h2>



<p>Ai nostri giorni, quando la salvaguardia degli assetti democratici è funzionale a una certa narrazione &#8211; qualcuno avrà memoria dei discorsi sull’esportazione della democrazia, tanto “di moda” negli anni del cosiddetto unipolarismo – non impedisce la prosecuzione, sotto altre forme, di queste ingerenze. Esiste un <a href="https://ecfr.eu/publication/the-art-of-vassalisation-how-russias-war-on-ukraine-has-transformed-transatlantic-relations/">documento</a> pubblicato nel 2023 dallo <em>European Council on Foreign Relations</em>, noto think tank atlantista, nel quale si parlava apertamente di un’Europa vassalla degli USA, mentre circa due anni dopo la presidente della Commissione Europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, sottoscriveva un <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/briefing-32-laccordo-commerciale-usa-ue-e-le-sue-conseguenze.html">accordo commerciale</a> molto penalizzante per il vecchio continente, significativamente nel resort di golf scozzese di <strong>Donald Trump.</strong> In quell’occasione pare che un’alta funzionaria della UE avrebbe ammesso che non ci fosse stata nessuna negoziazione, anche se gli <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/document/print/en/qanda_25_1930/QANDA_25_1930_EN.pdf">uffici</a> dell’esecutivo europeo dichiararono che si sarebbe trattato di un &#8220;political agreement&#8221;, i cui dettagli sarebbero stati sviluppati e formalizzati successivamente.</p>



<p><strong>La subordinazione degli europei è di tutta evidenza, tra gli altri, nel campo delle politiche energetiche. </strong>Vedi il caso dei paesi dell’area balcanica &#8211; Bulgaria, Grecia, Moldavia, Romania &#8211; divenuti dipendenti dal gas liquefatto statunitense (LNG), in luogo delle assai più convenienti (per loro) forniture russe; un discorso non dissimile si potrebbe fare per le famose sanzioni. Per non parlare della recente <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/26_ottobre_02/gasolio-trump-preme-sulle-riserve-europee-e-minaccia-lo-stop-all-export-coinvolta-anche-l-italia-ead1a49f-26c8-4ca6-9001-2e28f67cfxlk.shtml">imposizione</a> agli europei di rilasciare cento milioni di riserve di barili e greggio, <strong>dietro minaccia del blocco delle esportazioni da parte americana. </strong>Tornano alla mente alcune parole di funzionari del Dipartimento dell’Energia USA, che lo scorso anno avrebbero detto che il governo di Washington fosse pronto a spianare la strada ai propri fornito, sotto forma di maggiori <a href="https://www.energy.gov/articles/doe-finalizes-2024-lng-export-study-paving-way-stronger-american-energy-exports">esportazioni</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Difesa dei valori e non ingerenza sono solo narrazioni.</strong></h2>



<p>Quanto alla narrazione circa la difesa della libertà e della democrazia, solo stando alla storia degli ultimi ottant’anni non mancano episodi quantomeno controversi, in aggiunta a quelli già citati:</p>



<p>&#8211; <a href="https://24plus.ilsole24ore.com/art/iran-golpe-firmato-cia-che-soffoco-democrazia-nascere-AIKLtQnB">Iran</a> (1953), col rovesciamento del primo ministro Mossadeq, reo di aver promosso la nazionalizzazione del petrolio, in contrasto con gli interessi delle grandi multinazionali del petrolio, rimpiazzato col lungo regime tirannico dello Scià.&nbsp;</p>



<p>&#8211; <a href="https://ilmanifesto.it/sessantanni-fa-il-golpe-della-cia">Guatemala</a> (1954), con la deposizione del presidente Árbenz, avverso agli interessi della United Fruit Company, cui successe una delle tante dittature militari di destra.&nbsp;</p>



<p>&#8211; <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2026/01/03/venezuela-usa-storia-precedenti-sud-america">Cile</a> (1973), con l’assassinio di Salvador Allende, e l’instaurazione della lunga dittatura di Augusto Pinochet, promotore di politiche ultraliberiste estremamente gradite a Washington. O ancora Brasile (1964) e Argentina (1976), assieme ai tanti golpe o regimi militari sostenuti dagli USA, repressivi all’interno, ma tutti inclini ai desiderata di Washington. In tempi più recenti abbiamo avuto il caso del Venezuela (2002 e 2019), coi tentativi di deporre Chávez e Maduro, poi rapito e defenestrato all’inizio dell’anno in corso, e l’arrivo al potere del governo assai più collaborazionista della ex vice Delcy Rodriguez. Il caso della Bolivia (2019) col rovesciamento di Evo Morales per interessi legati al litio, minerale strategico per le nuove tecnologie.&nbsp; O ancora l’Honduras nel 2009, col golpe contro Zelaya, sempre col sostegno degli USA.&nbsp;</p>



<p>Potremmo continuare a lungo, citando anche altre parti del mondo (Pakistan 2022 o la storia delle dittature militari in Corea del Sud o nell’allora Vietnam del Sud) ma lo scopo di questo breve panoramica è solo quello di evidenziare come certi pretesti non siano credibili, come del resto sarebbe mero eufemismo <strong>invocare il principio della non ingerenza negli affari interni </strong>(sancito dall’art. 2 della <a href="https://main.un.org/securitycouncil/en/content/purposes-and-principles-un-chapter-i-un-charter">Carta delle Nazioni Unite</a>), bellamente ignorato se non nella forma, per lo meno nella sostanza; stesso discorso potrebbe farsi per uso della forza o misure coercitive, sulla carta legittime solo qualora approvate dal Consiglio di sicurezza, e costantemente praticate dalle amministrazioni americane.</p>



<p>Ci sia consentito solo un ultimo riferimento a Cuba, dove pur non essendo mancati tanti errori commessi dalla dirigenza politica, ha avuto un ruolo determinante il famigerato <a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-09/cuba-sanzioni-usa-economia-crisi-democrazia-politica.html">bloqueo</a>, nei fatti dando vita a un vero e proprio <strong>assedio di un’isola,</strong> ulteriormente aggravato dalle recenti decisioni dell’Amministrazione Trump, per il grave “torto” di non piegarsi alle volontà e interessi di Washington, come fece a suo tempo uno dei tanti tiranni in salsa caraibica appoggiati dalla Casa Bianca, che di nome faceva Fulgencio Batista.</p>



<p>In definitiva, gli Stati Uniti hanno usato (e continuano a farlo) l’arma delle ingerenze, quando non ricorrono alla plateale invasione, negando nei fatti la sovranità a tutti quei governi, democratici o meno poco importa, che non siano disposti ad allinearsi coi loro interessi, e a comportarsi come vassalli. E per coloro che non si piegano ci sono minacce e sanzioni, se non bastano si passa alle vie di fatto.</p>



<p>In tal senso, non può sorprendere che più di un analista arrivi alla conclusione che non ha senso parlare di democrazia e diritti umani in un mondo dove gli USA rivendicano il diritto di rovesciare qualsiasi governo non gradito.</p>



<p>Tornano alla mente le parole di Henry Kissinger: “L&#8217;America non ha amici o nemici permanenti, solo interessi”. Come parlando di regimi tirannici restano emblematiche le parole del presidente F.D. Roosevelt, che parlando del dittatore nicaraguense Somoza avrebbe detto che era un gran figlio di buona donna, ma il loro figlio di buona donna.</p>



<p>Per lo meno si può riconoscere loro una maggiore trasparenza e onestà di tanti loro colleghi, di ieri e di oggi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lev Trotsky, il rivoluzionario che la Russia di Putin vorrebbe (ma non può) dimenticare</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/lev-trotsky-il-rivoluzionario-che-la-russia-di-putin-vorrebbe-ma-non-puo-dimenticare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:28:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1798" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trotsky" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky.jpg 1798w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-1024x759.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-1536x1139.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-600x445.jpg 600w" sizes="(max-width: 1798px) 100vw, 1798px" /></p>
<p>La figura di Trotsky resta attuale perché le contraddizioni contro cui combatté continuano a produrre conseguenze. </p>
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<p>L’anniversario è passato da pochi giorni: il 21 agosto 1940 <strong>Lev Trotsky </strong>moriva a Città del Messico, assassinato da un agente sovietico. Sono trascorsi 86 anni, l’Urss è scomparsa e la Russia di Putin ha abbandonato il comunismo. Eppure Trotsky torna nel dibattito mentre le guerre di oggi riaprono conflitti sepolti: in Ucraina, dove eserciti e nazioni combattono anche per la propria memoria storica; in Medio Oriente, dove identità, territori e narrazioni del passato sono parte stessa dello scontro. <strong>La memoria non è dunque soltanto ciò che resta delle guerre: è spesso ciò per cui si combatte. </strong>E Trotsky ne è una delle figure più ingombranti</p>



<p>In Russia l`avversione non è soltanto nei libri di storia. Nel 2024 il patriarca <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/chi-e-kiril-il-patriarca-di-mosca.html" type="schede" id="346515">Kirill,</a> nella Lavra Aleksandr Nevskij di San Pietroburgo, indicava Trotsky come uno degli ispiratori della «terribile rivoluzione» che avrebbe tentato di cancellare la fede ortodossa e la tradizione russa. Lenin, secondo Kirill, avrebbe sviluppato soprattutto le sue idee: costruire una società senza classi, giusta e prospera, ma «senza Dio, senza la Chiesa». Subito dopo il patriarca raccontava la propria visita alla casa di Trotsky in Messico e <strong>contrapponeva al rivoluzionario morto in esilio la rinascita dell’Ortodossia </strong>e Vladimir Putin, definito il primo presidente autenticamente ortodosso della Russia.</p>



<p>Questa lettura di Trotsky come cospiratore contro la società, la fede e l’Impero trova una sorta di sintesi mistica nella serie russa <em>Trotsky</em>, prodotta nel 2017 e poi distribuita da Netflix: un concentrato di stereotipi antitrotskisti, con Trotsky trasformato in un criminale errante e una velata componente antisemita.</p>



<p>È difficile immaginare un contrasto più netto. Da una parte Trotsky, che voleva fare della rivoluzione russa soltanto l’inizio di una trasformazione mondiale. Dall’altra una Russia che, attraverso Putin e il patriarcato, racconta se stessa come il recupero di una continuità storica spezzata dalla rivoluzione: <strong>Stato, territorio, Chiesa, esercito, memoria e potenza.</strong></p>



<p>Trotsky era nato nel 1879 a Janovka da famiglia di religione ebraica, nell’allora governatorato di Cherson, nel territorio dell’odierna Ucraina. Era un uomo dell’Impero russo che sarebbe diventato uno dei protagonisti della rivoluzione destinata a distruggerlo. Ma non fu un nazionalista ucraino: <strong>il suo orizzonte era l’internazionalismo rivoluzionario.</strong></p>



<p>La teoria della rivoluzione permanente partiva da un presupposto: la Russia, arretrata e prevalentemente contadina, non poteva costruire isolatamente una società socialista compiuta. La rivoluzione doveva oltrepassare i confini russi e trovare nel proletariato internazionale la propria continuazione</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il punto decisivo dello scontro con Stalin</h2>



<p>Il «socialismo in un solo Paese» rappresentava una risposta opposta. Dopo la sconfitta delle speranze rivoluzionarie europee e il fallimento delle rivoluzioni in Germania, <strong>la priorità divenne consolidare lo Stato sovietico,</strong> industrializzarlo e trasformarlo in una grande potenza capace di sopravvivere in un ambiente ostile.</p>



<p>Trotsky vide correttamente la burocratizzazione e degenerazione della rivoluzione, ma non colse fino in fondo la trasformazione dello Stato sovietico. Stalin divenne la figura dominante di quella classe burocratica che trasformò la Russia da tappa della rivoluzione mondiale in una delle superpotenze del Novecento. Per Trotsky la Russia era il luogo da cui la rivoluzione doveva partire; <strong>per Stalin era sempre più il centro di una potenza imperiale russa in salsa sovietica.</strong></p>



<p>Ridurre lo stalinismo a uno zarismo «verniciato di rosso» sarebbe però storicamente insufficiente. Lo Stato sovietico fu una costruzione nuova, con un sistema economico, ideologico e sociale radicalmente diverso da quello zarista. Ma negli anni Trenta recuperò funzioni tipiche della grande potenza russa: centralizzazione, controllo dello spazio eurasiatico, subordinazione delle periferie, forza militare e primato dello Stato. Di fatto, <strong>la Russia divenne una potenza borghese a capitalismo di Stato:</strong> un’interpretazione anticipata da Amadeo Bordiga la cui analisi della natura dell’URSS si rivelò più efficace di quella di Trotsky.</p>



<p>Come testimoniano le recenti pubblicazioni di Prospettiva Marxista, che riprendono le analisi di Arturo Peregalli, <strong>analoga dinamica avvenne in Cina dove i trotskisti vennero duramente repressi.</strong> Chen Duxiu, fondatore del Partito Comunista Cinese, fu espulso e poi perseguitato; Zheng Chaolin, più radicale, elaborò una critica allo stalinismo come capitalismo di Stato simile a Bordiga e restò in carcere per quasi trent’anni. Ancora oggi molte delle loro opere teoriche restano di difficile accesso, trattenute negli archivi o pubblicate solo in forma parziale e controllata.</p>



<p>Solo così si comprendono le grandi purghe staliniane: l’eliminazione della corrente rivoluzionaria in favore di un nuovo nazionalismo di Stato, di cui Putin è oggi, con un’altra ideologia, l’erede. <strong>Victor Serge </strong>prima e Arrigo Cervetto poi in Italia definirono questo processo come una reazione controrivoluzionaria, parallela alla repressione nazista, fascista, socialdemocratica e democratico-borghese.</p>



<p>Le critiche di Putin al passato sovietico colpiscono soprattutto Lenin e i bolscevichi della prima ora, accusati di aver posto le premesse della futura disgregazione dello Stato. Nel 2021, parlando della propria lettura dell’unità storica fra russi e ucraini, Putin definì una «bomba a orologeria» la struttura costituzionale sovietica, indicando soprattutto il diritto delle repubbliche a separarsi dall’Unione.</p>



<p>Il bersaglio è la generazione bolscevica che, distruggendo l’Impero zarista, costruì una nuova architettura territoriale destinata in parte a sopravvivere fino al 1991. <strong>Nella lettura putiniana, l’URSS era formalmente una federazione ma sostanzialmente uno Stato centralizzato;</strong> quando il Partito comunista perse la capacità di tenere insieme il sistema, le repubbliche poterono utilizzare quelle strutture per trasformare la dissoluzione dell’URSS in una serie di indipendenze nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E l’Ucraina è il caso più importante</h2>



<p>Putin ha più volte sostenuto che la moderna Ucraina sia stata in larga misura una costruzione bolscevica, criticando soprattutto le decisioni di Lenin sull’assetto dello Stato. La polemica contemporanea sull’Ucraina diventa così anche una polemica sulla rivoluzione. È anche per questo che Trotsky resta oggi un bersaglio degli intellettuali europei vicini a Mosca.</p>



<p><strong>La biografia di Trotsky lo rende però nemico anche nella pedagogia nazionale di Kiev:</strong> nato nell’attuale Ucraina, internazionalista e tra i più odiati rivoluzionari dai nemici del bolscevismo, combatté ogni nazionalismo, compreso quello ucraino emergente di <strong>Simon Petliura</strong> e quello piccolo-borghese dei contadini benestanti.</p>



<p>E qui entra Makhno. Il movimento anarchico contadino del Sud-Est rappresentò un’altra traiettoria della rivoluzione ucraina. <strong>Trotsky, dirigente dell’Armata Rossa, ne sostenne la repressione:</strong> la rivoluzione doveva cancellare tanto il nazionalismo di Petliura quanto le aspirazioni delle classi rurali proprietarie, imponendo il potere dell’avanguardia operaia guidata dai soviet.</p>



<p>Dinamica analoga per la guerra polacco-sovietica del 1919-1921, uno dei momenti in cui il progetto bolscevico entrò direttamente in collisione con uno Stato nazionale europeo. Trotsky era alla guida del Consiglio militare rivoluzionario dell’Armata Rossa; <strong>Michail Tuchačevskij </strong>comandava il fronte occidentale durante l’offensiva del 1920. La sconfitta davanti a Varsavia fu una battuta d’arresto decisiva per l’idea di portare la rivoluzione oltre i confini russi.</p>



<p>Oggi quella guerra è letta attraverso memorie opposte. Per la Polonia fu la difesa dell’indipendenza contro la Russia bolscevica; nella memoria russa, l’invasione polacca, preceduta dall’intervento delle truppe alleate a sostegno dei Bianchi, fu un’aggressione alla Russia, resa possibile anche dalla rivoluzione, che aveva esposto il territorio dell’ex Impero all’intervento straniero.</p>



<p>Anche sul sionismo la sua posizione fu nettamente ostile. <strong>Trotsky rifiutò il nazionalismo ebraico e difese una prospettiva universalista e di classe. </strong>Negli anni Trenta, di fronte all’antisemitismo nazista e sovietico, modificò le proprie posizioni sull’assimilazione, senza però aderire al progetto sionista della Palestina. Storici israeliani sionisti come Joseph Nedava e Robert S. Wistrich hanno analizzato criticamente questo universalismo e il suo distacco dall’identità ebraica. È in questo contesto che torna il celebre aneddoto attribuito al rabbino capo di Mosca Jacob Maze: «I Trotsky fanno le rivoluzioni e i Bronstein ne pagano il conto».</p>



<p>Trotsky non era nazionalista russo, ucraino o sionista: era, fino alla fine, un rivoluzionario internazionalista</p>



<p><strong>Per Stalin era il principale rappresentante dell’opposizione rivoluzionaria alla burocrazia sovietica. </strong>Per i conservatori occidentali, uno degli uomini che avevano contribuito alla distruzione dell’ordine russo e alla nascita del bolscevismo.</p>



<p><strong>Winston Churchill</strong>, che durante la guerra civile russa aveva sostenuto l’intervento contro i bolscevichi e detestava profondamente Trotsky, apparteneva a quel mondo politico che vedeva nella rivoluzione una minaccia strategica e ideologica. Churchill attaccò duramente Lenin e il bolscevismo; Trotsky gli rispose nel 1929 contestandone la difesa dell’ordine imperiale britannico. Ma l’odio per Trotsky sopravvisse alla sua caduta, anche per il timore che una nuova guerra mondiale potesse riaccendere la rivoluzione internazionale: nel 1937 Churchill lo definì, parlando con l’ambasciatore sovietico Ivan Maisky, «un diavolo perfetto», «una forza distruttiva, non creativa», dichiarando: «Sono interamente con Stalin».</p>



<p>Il trotskismo sopravvisse come galassia internazionale frammentata e minoritaria, perseguitata tanto dai regimi comunisti quanto dalle dittature anticomuniste. Ma una parte di quella tradizione sarebbe approdata in luoghi imprevedibili.</p>



<p>La genealogia fra trotskismo e neoconservatorismo americano viene spesso caricata di semplificazioni: i neoconservatori non furono semplicemente «trotskisti diventati di destra». Esiste però una storia documentata di uomini e correnti provenienti dall’ambiente trotskista o vicino ad esso che approdarono all’anticomunismo e poi al conservatorismo americano.</p>



<p>Max Shachtman è una figura centrale di questo percorso. <strong>Irving Kristol </strong>ebbe una breve fase trotskista e divenne poi uno dei padri del neoconservatorismo.</p>



<p>Se lo stalinismo saccheggiò il leninismo per mascherare con la retorica rivoluzionaria una politica di potenza sovietica, stravolgendone il messaggio, qualcosa di analogo fecero i neoconservatori con Trotsky: trasformarono la «rivoluzione permanente» in una sorta di diffusione permanente, anche militare, dei valori americani nel mondo, dall’Iraq e dall’Afghanistan fino all’Ucraina.</p>



<p>L’internazionalismo rivoluzionario poteva così trasformarsi in un internazionalismo democratico fondato sulla potenza americana. Non una continuità ideologica, ma una metamorfosi.</p>



<p>È nella geopolitica di <strong>Aleksandr Dugin</strong> che Trotsky viene trasformato nel paradigma di un nemico storico della Russia. Nei suoi testi e interventi, Dugin presenta il trotskismo come incarnazione dell’atlanticismo, del cosmopolitismo e della «rivoluzione permanente»: una forza distruttiva e anti-russa, contrapposta a Stalin, che nella sua lettura rappresenta invece la stabilizzazione eurasiatica e nazionale dello Stato sovietico.</p>



<p>Ma il punto più interessante è la genealogia che Dugin costruisce: i trotskisti che abbandonarono la rivoluzione non avrebbero rinnegato davvero il suo universalismo, ma lo avrebbero trasferito su un nuovo terreno. Dal trotskismo internazionale sarebbe così emerso, attraverso una radicale metamorfosi, il trotskismo atlantico: antirusso, anti-identitario e globalista, fino a incontrare il liberalismo e il neoconservatorismo americano. La «rivoluzione permanente» diventerebbe allora una sorta di diffusione permanente dei valori occidentali attraverso la potenza americana.</p>



<p>È una lettura polemica e geopolitica, non una genealogia ideologica lineare. Ma consente a Dugin di trasformare Trotsky nel simbolo di tutto ciò che l’eurasiatismo considera il proprio opposto: l’abbattimento delle identità storiche, dei confini e della sovranità degli Stati in nome di un progetto universale. L’immagine del «demone della rivoluzione», diffusa nella cultura russa post-sovietica, si sovrappone così alla sua rappresentazione di Trotsky come forza atlantista e distruttiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema degli eredi politici</h2>



<p>Dopo la Seconda guerra mondiale il movimento trotskista non riuscì a trasformare la teoria della rivoluzione permanente in una strategia di analisi capace di competere con stalinismo, socialdemocrazia e movimenti nazionali. Le divisioni furono continue.</p>



<p><strong>La lettera del 1951 di Natalia Sedova, vedova di Trotsky, alla Quarta Internazionale</strong> testimonia la profondità della crisi. Sedova accusò l’organizzazione di non aver corretto i propri «errori» e di continuare a considerare l’URSS stalinista uno Stato operaio. Per lei lo stalinismo era diventato il principale nemico del socialismo.</p>



<p>E oggi gli eredi diretti del trotskismo si trovano spesso su posizioni opposte proprio sulla questione nazionale. C’è chi interpreta l’Ucraina come una nazione aggredita da difendere, arrivando a evocare la Comune di Parigi come analogia di una comunità pronta a diventare rivoluzionaria. E c’è chi considera la Russia un Paese non imperialista, pur condannando Putin e leggendo la guerra soprattutto attraverso la categoria dell’imperialismo occidentale.</p>



<p><strong>Una dinamica simile si ritrova in Palestina,</strong> dove parte della sinistra radicale ha applicato alla lotta anti-israeliana categorie leniniste e trotskiste come liberazione nazionale, anticolonialismo e rivoluzione permanente, nate per un contesto storico ormai profondamente mutato. In entrambi i casi emerge la difficoltà di utilizzare Trotsky per una geopolitica diversa da quella in cui elaborò le proprie categorie. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il filo torna al presente</h2>



<p>Per Putin, Trotsky appartiene alla rivoluzione che spezzò la storia russa. Per Kirill è il simbolo di una rivoluzione che tentò di cancellare la continuità spirituale della Russia, concepita come Terza Roma dopo la caduta di Costantinopoli. <strong>Nel discorso patriarcale del 2024, Trotsky viene così contrapposto a Putin e alla difesa della «Santa Rus’».</strong></p>



<p>La Russia contemporanea seleziona dell’eredità sovietica ciò che può alimentare una nuova narrazione di potenza: celebra la vittoria sul nazismo e l’industrializzazione, mentre demonizza l’internazionalismo rivoluzionario e il progetto di abbattere l’ordine statale. Tanto è il timore del 1917 che <strong>Gennadij Zjuganov</strong>, leader comunista, evoca il rischio di un nuovo crollo economico. Un comunista che teme la rivoluzione: ironico, ma emblematico.</p>



<p>Trotsky diventa così il perfetto opposto della Russia putiniana: il rivoluzionario senza patria contro lo Stato che rivendica di essere impero; l’internazionalista contro la sovranità; l’uomo che voleva portare la rivoluzione oltre la Russia contro una Russia che oggi rivendica il proprio spazio geopolitico.</p>



<p>La sua figura torna così, con segno opposto, nelle due grandi guerre di memoria del presente. In Ucraina, dove si confrontano l’eredità dell’Impero russo, quella sovietica e la costruzione della nazione ucraina; in Medio Oriente, dove israeliani e palestinesi contrappongono due narrazioni nazionali, due memorie storiche e due rivendicazioni territoriali.</p>



<p>Ottantasei anni dopo la sua morte, Trotsky resta attuale perché le contraddizioni contro cui combatté continuano a produrre conseguenze.</p>



<p>E forse basta ricordare una frase del surrealismo francese a lui vicino, nel 1938, alla vigilia della guerra: <strong>«Ni de votre guerre, ni de votre paix».</strong></p>



<p>Né la vostra guerra, né la vostra pace.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/lev-trotsky-il-rivoluzionario-che-la-russia-di-putin-vorrebbe-ma-non-puo-dimenticare.html">Lev Trotsky, il rivoluzionario che la Russia di Putin vorrebbe (ma non può) dimenticare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La crisi del post-11 settembre e il lungo tramonto dell&#8217;egemonia Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-crisi-del-post-11-settembre-e-il-lungo-tramonto-dellegemonia-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 12:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Attacco alle Torri gemelle (11 settembre)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911130140229_956dacb0d0dc05a49a8c7c7bf42cbe9e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911130140229_956dacb0d0dc05a49a8c7c7bf42cbe9e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911130140229_956dacb0d0dc05a49a8c7c7bf42cbe9e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911130140229_956dacb0d0dc05a49a8c7c7bf42cbe9e-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911130140229_956dacb0d0dc05a49a8c7c7bf42cbe9e-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911130140229_956dacb0d0dc05a49a8c7c7bf42cbe9e-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911130140229_956dacb0d0dc05a49a8c7c7bf42cbe9e-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per gentile concessione di Newton Compton Editori, pubblichiamo un estratto del libro“C'era una volta l'America - Dall'11 settembre a Trump, la crisi di una superpotenza fragile" di Andrea Muratore (pp.224, euro 14,90, collana "I volti della Storia")</p>
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<p><strong>Per gentile concessione di Newton Compton Editori, pubblichiamo un estratto del libro<em><a href="https://www.newtoncompton.com/libro/cera-una-volta-lamerica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“C&#8217;era una volta l&#8217;America &#8211; Dall&#8217;11 settembre a Trump, la crisi di una superpotenza fragile</a>&#8221; </em>di Andrea Muratore (pp.224, euro 14,90, collana &#8220;I volti della Storia&#8221;)</strong></p>



<p>C’era una volta l’America. L’America del soft power, dell’influenza, dell’ottimismo, dell’edonismo, il modello globale di democrazia e libertà che tanti successi ha conseguito nell’opinione pubblica mondiale. Ma c’era una volta anche un’altra America. Una potenza con obiettivi egemonici e strategici, impegnata nell’ultimo secolo, il Novecento, in due guerre mondiali e nella guerra fredda, agognata come protettrice dagli alleati, temuta da molti suoi nemici e odiata da altri, che ha finito per sussultare quando, l’11 settembre 2001, si è trovata vulnerabile, colpita al cuore dall’attentato terroristico delle Torri Gemelle.</p>



<p>In parallelo a queste Americhe, c’era una volta un’America interna, una società plurale e complessa, fatta di molte tendenze e molte realtà: fanatismo religioso e progressismo sociale, razzismo e inclusione, Stati periferici dall’economia agreste e dala visione del mondo tradizionale e Stati costieri innovativi, urbani e terziarizzati, protestanti e cattolici, afrodiscendenti e ispanici. Una società che dal “melting pot”, il crogiolo che tutto assorbiva e mescolava, è passata negli anni alla tribalizzazione e al divisionismo interno proprio mentre le Americhe che “c’erano una volta” di fronte al resto del mondo scontavano le conseguenze delle proprie azioni e delle proprie strategie.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="641" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/84066.jpg" alt="" class="wp-image-529343" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/84066.jpg 641w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/84066-192x300.jpg 192w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/84066-600x936.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 641px) 100vw, 641px" /></figure>
</div>


<p>Questa America, queste Americhe, sono da lungo tempo inevitabilmente in una fase di crisi e transizione a causa della ridefinizione del loro ruolo. E non è esagerato affermare che i fatti dell’11 settembre abbiano, al netto del ricordo doveroso per una tragedia immane e senza precedenti nella lunga sequela di orrori del terrorismo, valore storico e storiografico soprattutto come momento d’inizio di una fase di transizione e di una crisi egemonica che, sotto diversi punti di vista, perdura fino a oggi.</p>



<p>Quel giorno l’America che aveva passato i lunghi anni Novanta con sicurezza e senso di superiorità sul resto del mondo capì le sue vulnerabilità e finì, nella risposta all’attacco ordinato da Osama bin Laden e realizzato da al-Qaeda, per esacerbarle, amplificando traumi interni e insicurezze esterne. L’America del giorno prima era una “iperpotenza” che, ha ricordato Emilio Gentile, «attraeva e impauriva, presente ovunque nel mondo con la sua bandiera, i suoi soldati, la sua economia e la sua cultura», primo grande impero capace su scala globale di «esercitare il magnetismo su ogni popolo e in ogni continente» e «di insinuarsi in ogni cultura e ogni società». Dopo l’11 settembre, quella nazione si sarebbe trovata nei decenni successivi ad affrontare il rinculo del suo presenzialismo e di un’egemonia che aveva voluto istituzionalizzare amplificando, dalla cabina di regia politica di Washington e da quella finanziaria di New York, il controllo delle sue strutture sulle reti di commerci, sulla costruzione delle regole e sugli scambi monetari. Una pesante recessione avrebbe mostrato i punti di caduta del suo modello.&nbsp;</p>



<p>La scelta di avventurarsi in complesse avventure belliche avrebbe poi aperto sul medio-lungo periodo a contrasti geopolitici con nuovi e vecchi avversari, condizionando la traiettoria di quelle potenze che, soprattutto in Eurasia, iniziavano a pensare alla transizione egemonica dopo la fine del sistema unipolare.</p>



<p>Negli anni Duemila, insomma, l’America si scoprì con molte più domande e incertezze di quelle che avevano accompagnato il decennio precedente. E sulla scorta dei conflitti, delle crisi economiche e dell’aumento del senso di vulnerabilità percepito, si amplificò quella scollatura tra sistema di potere e corpo sociale che avrebbe portato una parte della nazione a sentirsi dimenticata dalle élite di Washington. La crisi nata l’11 settembre è ancora qui e dura su ogni versante. È una crisi di percezione di un impero, di una Roma contemporanea in perenne oscillazione tra Marco Aurelio e Commodo, tra l’epoca fausta e felice della prosperità e quella cupa dell’introversione e del dissidio interno.&nbsp;</p>
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		<title>La fine dell&#8217;impero: il fragile potere marittimo Usa e l&#8217;ascesa navale e portuale della Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-fine-dellimpero-il-fragile-potere-marittimo-usa-e-lascesa-navale-e-portuale-della-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 04:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. La portaerei Gerald Ford arriva nel Mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crescita della marina cinese certifica il definitivo tramonto della supremazia unilaterale americana sui mari del globo. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. La portaerei Gerald Ford arriva nel Mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260221152849563_3cfec58670d3ee6bc45c1deb4764064f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un sistema globale dove la stragrande maggioranza delle merci viaggia lungo le rotte oceaniche, gli Stati Uniti rappresentano ormai un evidente paradosso geopolitico e finanziario. Washington tenta di agire come l&#8217;unico garante della navigazione planetaria, mentre le fondamenta economiche della sua egemonia si sgretolano sotto il peso di insanabili contraddizioni finanziarie. Per mantenere undici gruppi da battaglia incentrati sulle portaerei e una complessa rete di basi militari a presidio dei punti di strozzatura strategici, il Pentagono sostiene costi monumentali. <strong>Solo per il Dipartimento della Marina il bilancio ha superato la cifra</strong> <strong>di 257 miliardi di dollari</strong>, una voce di spesa titanica finanziata quasi interamente attraverso un debito pubblico federale che ha oltrepassato l&#8217;astronomica soglia dei 39 mila miliardi di dollari. <strong>L&#8217;emissione di titoli di Stato con tassi prossimi al cinque per cento trasforma la proiezione di potenza navale in un carico finanziario soffocante </strong>per la stabilità interna del paese. La garanzia della sicurezza dei mari, anziché consolidare la supremazia americana, ne erode costantemente la sostenibilità fiscale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra flotta da guerra e commercio mercantile</strong></h2>



<p>La contraddizione stridente del modello americano emerge con forza quando si analizza la natura del traffico marittimo protetto dai cacciatorpediniere della US Navy. Le navi portacontainer che attraversano in sicurezza i bacini internazionali non battono quasi mai la bandiera a stelle e strisce, poiché <strong>la flotta mercantile degli Stati Uniti è ormai ridotta a un&#8217;ombra irrilevante del passato.</strong> Il controllo del trasporto merci globale risiede nelle mani di armatori europei, greci, giapponesi e cinesi, guidati da colossi della logistica come <strong>MSC, Maersk e COSCO</strong>. A questo profondo divario tra la capacità militare e la proprietà reale dei flussi commerciali si aggiunge la strategia infrastrutturale aggressiva ideata da Pechino. Attraverso il progetto della Nuova Via della Seta, la Cina ha acquisito il controllo diretto o partecipazioni rilevanti in <strong>oltre cento porti strategici situati nei punti chiave del pianeta,</strong> dal Pireo europeo fino ai terminal commerciali dell&#8217;Africa e del Sud America.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La conquista cinese delle banchine logistiche </strong></h2>



<p>Questa asimmetria strutturale trasforma la superiorità navale americana in <strong>un gigante dalle basi estremamente fragili. </strong>Mentre i gruppi d&#8217;attacco statunitensi pattugliano le acque internazionali, Pechino assume il controllo delle banchine, dei software gestionali, delle gru e dei terminal di arrivo e partenza. Il presidio militare delle rotte diventa sostanzialmente sterile se le infrastrutture di snodo rispondono all&#8217;influenza economica e politica della <strong>Cina.</strong> L&#8217;industria americana si trova così sottomessa a una realtà dove la produzione navale e la logistica mondiale sono state ciecamente delegate ai propri rivali sistemici. Se il dominio degli oceani non viene supportato da una solida marina mercantile nazionale e da una rete portuale sicura, le risorse finanziarie di Washington serviranno unicamente a proteggere un&#8217;architettura commerciale che deposita i suoi proventi nelle casse della superpotenza concorrente. <strong>Questo scollamento indebolisce ulteriormente la centralità del dollaro </strong>come valuta di riferimento negli scambi internazionali, accelerando la frammentazione dell&#8217;ordine globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La rivoluzione tecnologica della portaerei Fujian</strong></h2>



<p>Parallelamente al dominio delle infrastrutture terrestri, <strong>la Cina ha compiuto un salto di qualità decisivo nella capacità di proiezione bellica marittima.</strong> <a href="https://it.euronews.com/2026/08/14/trump-ordina-alla-marina-usa-di-tornare-alle-catapulte-a-vapore-sulle-portaerei">Le immagini recenti dei test condotti sulla portaerei Fujian mostrano il decollo del caccia imbarcato <strong>J-15T armato con un pesante carico di missili antinave YJ-83K</strong>.</a> Questo vettore, dal peso di circa ottocento chilogrammi e con un raggio d&#8217;azione compreso tra centottanta e duecentocinquanta chilometri, è capace di volare a un&#8217;altitudine di crociera di venti metri per poi scendere a soli cinque metri dalla superficie nella fase di attacco finale. L&#8217;impiego di questo assetto operativo dimostra l&#8217;efficacia della catapulta elettromagnetica installata sulla Fujian, in grado di lanciare velivoli ad alto peso al decollo senza le rigide limitazioni imposte dai tradizionali trampolini delle portaerei precedenti come la Liaoning. Con la tecnologia del lancio assistito, l&#8217;aviazione navale di Pechino incrementa in modo drastico il potenziale offensivo dei propri gruppi da battaglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;evoluzione dell&#8217;ingegneria navale di Pechino </strong></h2>



<p><a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/sempre-piu-pesantemente-armati-i-caccia-imbarcati-cinesi-j-15t/">Lo sviluppo del caccia J-15 evidenzia la straordinaria capacità dell&#8217;industria bellica cinese di rielaborare e superare le tecnologie straniere.</a> Il progetto originale deriva dall&#8217;ingegneria inversa condotta sul prototipo sperimentale T-10K-3 dell&#8217;era sovietica, acquistato dall&#8217;Ucraina all&#8217;inizio degli anni Duemila. La <em>Shenyang Aircraft Corporation </em>ha studiato la cellula e le alette canard, ma ha completamente sostituito la componentistica interna con tecnologia nazionale di ultima generazione. Il nuovo J-15T integra infatti motori WS-10, radar AESA e avanzati comandi di volo, risultando compatibile con i missili antiradar YJ-91 progettati per neutralizzare il sistema Aegis delle navi statunitensi. Inoltre, la variante biposto J-15D è stata sviluppata per la guerra elettronica e la soppressione delle difese aeree nemiche, equiparando le capacità dell&#8217;americano EA-18G Growler. <strong>L&#8217;integrazione tra il controllo dei nodi commerciali terrestri e la crescita di una marina militare di altissimo livello tecnologico</strong> certifica il definitivo tramonto della supremazia unilaterale americana sui mari del globo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-analisi-difesa wp-block-embed-analisi-difesa"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="4EHksoDBx5"><a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/sempre-piu-pesantemente-armati-i-caccia-imbarcati-cinesi-j-15t/">Sempre più pesantemente armati i caccia imbarcati cinesi J-15T</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Sempre più pesantemente armati i caccia imbarcati cinesi J-15T&#8221; &#8212; Analisi Difesa" src="https://www.analisidifesa.it/2026/08/sempre-piu-pesantemente-armati-i-caccia-imbarcati-cinesi-j-15t/embed/#?secret=2QQDGt4P4W#?secret=4EHksoDBx5" data-secret="4EHksoDBx5" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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<p><a href="https://it.euronews.com/2026/08/14/trump-ordina-alla-marina-usa-di-tornare-alle-catapulte-a-vapore-sulle-portaerei">https://it.euronews.com/2026/08/14/trump-ordina-alla-marina-usa-di-tornare-alle-catapulte-a-vapore-sulle-portaerei</a></p>
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		<title>Non solo MI5 e MI6, ma diciannove divisioni: le sezioni segrete dell&#8217;intelligence britannica</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/non-solo-mi5-e-mi6-ma-diciannove-divisioni-le-sezioni-segrete-dellintelligence-britannica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 23:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[MI6]]></category>
		<category><![CDATA[Regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="619" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-300x232.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-768x594.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-600x464.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p> All'interno del servizio segreto era stata creata un'ampia varietà di sezioni specializzate del War Office, con i compiti più diversi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="619" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-300x232.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-768x594.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Wartime_Communications-_the_work_of_the_Court_Post_Office_Buckingham_Palace_London_England_C_1941_D4715-600x464.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tutti conosciamo, o abbiamo almeno una volta sentito nominare, magari attraverso i romanzi o i film di James Bond, la sigla MI6, il servizio di spionaggio estero del Regno Unito, anche nota come sezione del <strong>Military Intelligence</strong>, e talvolta, la sigla MI5, il controspionaggio britannico. Ma pochi sono al corrente dell&#8217;esistenza delle altre diciassette &#8220;sezioni&#8221; dell&#8217;intelligence di Sua Maestà che svolsero i loro particolari compiti specialmente durante la guerra. All&#8217;interno del servizio segreto era stata creata un&#8217;ampia varietà di sezioni specializzate del <strong>War Office</strong>, che trovava il suo posto nel <strong>palazzo di Whitehall</strong>. Alcune avevano il compito di intercettare e decifrare le comunicazioni nemiche, altre studiavano fotografie scattate dagli aerei da ricognizione, altre ancora erano addette all&#8217;ispezione delle armi catturate al nemico, o a interrogare, e talvolta reclutare, prigionieri di guerra e spie nemiche. C’era chi era incaricato di occuparsi delle strategie di fuga dei prigionieri di guerra alleati dai territori occupati, come l&#8217;MI9, e chi si occupava della propaganda, come l’MI7, una delle sezioni meno note dell’intelligence.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Prima di MI5 e MI6</h2>



<p>Il servizio segreto britannico così come lo conosciamo nasce nel 1909, quando dall&#8217;altra parte della Manica, nella Germania imperiale, stava emergendo la minaccia di quello che sarebbe diventato uno dei principali rivali strategici del Regno Unito per tutta la prima metà del XX secolo. A Londra cresceva il timore che una crescente quantità di agenti tedeschi potesse operare sul territorio britannico in preparazione di una futura guerra e, nel luglio di quell’anno, venne per tale ragione istituito il <em>Secret Service Bureau,</em> inizialmente diviso nelle sole due sezioni che tutti conoscono: una responsabile della sicurezza interna, l&#8217;MI5, e una responsabile delle operazioni di spionaggio all’estero, l&#8217;MI6. </p>



<p>Alla guida della sezione estera venne nominato, nell’ottobre 1909, il capitano di fregata della Royal Navy <strong>Mansfield Smith-Cumming</strong>, cinquantenne ufficiale di Marina che prese l’abitudine di firmare documenti e corrispondenza semplicemente con la lettera “<em>C</em>”. Una tradizione sopravvissuta per oltre un secolo, dato che ancora oggi il capo del Secret Intelligence Service viene indicato con quella stessa lettera. Di norma, con un <strong>inchiostro verde</strong>, dato che Cumming utilizzava una stilografica caricata con inchiostro verde, e pare che ai tempi, negli ambienti militari britannici, l&#8217;uso di quello specifico colore, talvolta associato proprio agli ammiragli, permettesse di far risaltare immediatamente la firma del comandante rispetto ai testi ordinari. </p>



<p>A capo della sezione per la sicurezza interna era invece il maggiore generale dell&#8217;esercito britannico, <strong>Vernon Kell</strong>. Anche noto come &#8220;<em>K</em>&#8220;, Kell aveva prestato servizio in Russia e in Cina, dove aveva combattuto nella Ribellione dei Boxer del 1900, e aveva fatto carriera come analista dell&#8217;intelligence presso il Ministero della Guerra.</p>



<p>Durante la Prima guerra mondiale, che diede ragione alle preoccupazioni di uno scontro con l&#8217;impero del Kaiser Guglielmo II, la sezione estera dell&#8217;intelligence britannica collaborò sempre più strettamente con l’intelligence militare e venne conosciuta più spesso come MI1. Solo in seguito assunse la comune dicitura di MI6. Dopo il 1920, infatti, venne adottato ufficialmente il nome Secret Intelligence Service, o SIS, con MI5 e MI6 affiancati da sezioni specializzate in diversi compiti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le altre &#8220;Sezioni&#8221; della guerra segreta</h2>



<p>Con la graduale espansione dell&#8217;apparato di intelligence, le competenze vennero suddivise tra numerose sezioni. La sezione nota come <strong>MI1</strong> iniziò a occuparsi principalmente di codici, cifrari e dell&#8217;amministrazione delle risorse dell&#8217;intelligence. Una delle sue sottosezioni contribuì allo sviluppo delle capacità britanniche di intercettazione e decrittazione dalle quali sarebbe poi discesa la moderna intelligence dei segnali britannica. Quella che oggi chiamiamo <strong>SIGINT</strong>, da <em>SIGnals INTelligence</em>, viene a sua volta suddivisa in diverse sottodiscipline, tra cui possiamo menzionare il COMINT, <em>COMmunication INTelligence</em>, e l&#8217;ELINT, <em>ELectronic INTelligence</em>.</p>



<p><strong>MI2</strong> e <strong>MI3</strong> erano invece dedicate all’<strong>intelligence geografica</strong> e all’analisi delle potenze straniere, con competenze che variarono nel corso delle guerre e che comprendevano differenti aree interessate ai conflitti, in particolare l&#8217;Europa e, soprattutto, la Germania, ma anche altri territori dove la guerra e le operazioni militari, spesso clandestine, portarono i loro uomini migliori in gran segreto. </p>



<p>L’<strong>MI4</strong> lavorava sulla ricognizione, sulle mappe e sull’interpretazione delle fotografie aeree: un compito diventato sempre più importante quando gli aeroplani trasformarono il cielo in un gigantesco punto d’osservazione sul campo di battaglia. Sarà fondamentale, infatti, l&#8217;apporto dei cosiddetti PRU squadron della Royal Air Force.</p>



<p>Dopo le più note Sezioni 5 e 6, era l’<strong>MI7</strong> a essere impiegato nel delicato campo d&#8217;azione della <strong>propaganda</strong>, della censura e della gestione dell’informazione che, ora come allora, poteva diventare un&#8217;arma potente quanto sofisticata, se non proprio la più &#8220;potente&#8221;. Già durante la Prima guerra mondiale la propaganda aveva assunto il valore di arma strategica: <strong>influenzare l’opinione pubblica</strong>, controllare ciò che poteva essere pubblicato e presentare al nemico una determinata immagine della guerra poteva risultare importante quasi quanto vincere una battaglia sul campo. Ancora più di decifrare un codice segreto nemico o infiltrare una spia che potesse ascoltare le conversazioni riservate dei comandanti avversari. </p>



<p>L’<strong>MI8</strong>, invece, si concentrò sulla sfera delle comunicazioni e delle intercettazioni radio, facendo la sua parte nella <em>signals intelligence</em>: ascoltare il nemico, localizzarne le trasmissioni, comprenderne le reti di comunicazione e, quando possibile, leggerne e scoprire il significato dei <strong>messaggi in cifra</strong>. Come quelli scambiati con la macchina Enigma.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="800" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg.webp" alt="" class="wp-image-527766" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-300x150.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-768x384.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/committee_of_reconstruction_1943.jpg-600x300.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L’MI9: l’intelligence che insegnava a fuggire</h2>



<p>Tra le più note e singolari sezioni dell&#8217;intelligence britannica c&#8217;era l’<strong>MI9</strong>, quella cui viene associata la figura di &#8220;Q&#8221; nei film di 007, interamente dedicato ai <strong>piani di fuga e all’evasione</strong> del personale alleato catturato dal nemico. Gli specialisti della Nona sezione del Military Intelligence dovevano trovare i metodi più efficaci per aiutare aviatori abbattuti, militari isolati dietro le linee nemiche e prigionieri di guerra a sottrarsi alla cattura oppure a tornare in territorio alleato. Il loro lavoro, di concerto con il SOE, lo <strong>Special Operations Executive</strong>, comprendeva il collegamento con <strong>reti clandestine e organizzazioni della Resistenza</strong> nell’Europa occupata, ma anche lo sviluppo di strumenti e istruzioni destinati agli uomini che rischiavano di cadere nelle mani del nemico. Tra questi vi erano <a href="https://it.insideover.com/storia/prima-di-james-bond-tutti-i-trucchi-dellmi9-per-aiutare-i-piloti-inglesi-a-sfuggire-ai-nazisti.html">armi nascoste in oggetti di uso comune, mappe occultabili, documenti, sistemi per orientarsi</a>, metodi per comunicare e camuffarsi e tutte le conoscenze necessarie alla sopravvivenza che diventavano parte di una guerra parallela combattuta dietro le linee.</p>



<p>L’<strong>MI10</strong>, al contrario, era preposto allo studio delle armi e degli equipaggiamenti avversari. Ogni apparecchio catturato al nemico, ogni nuova munizione, ogni tipo di tecnologia recuperata sul campo poteva rivelare qualcosa sulle capacità presenti e future del nemico. L’<strong>MI11</strong> si occupò di sicurezza sul campo, mentre sezioni come l&#8217;<strong>MI12</strong> e l&#8217;<strong>MI17</strong> assunsero funzioni tecniche di collegamento. L’<strong>MI14</strong> divenne particolarmente importante per l’analisi della Germania e delle sue forze armate, lavorando anche sulle informazioni ricavate dai documenti tedeschi catturati. L’<strong>MI15</strong> si occupò di questioni legate alla difesa aerea, mentre l’MI16 operò nel campo dell’intelligence scientifica: la guerra moderna stava diventando una competizione tra radar, elettronica, nuovi esplosivi, missili e tecnologie che potevano modificare l’equilibrio strategico prima ancora di arrivare sul campo di battaglia. Non c&#8217;è rappresentazione migliore in questo senso della cosiddetta &#8220;Operazione Biting&#8221;, il <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/storia/raid-bruneval-cacciatori-radar-nemici-2570540.html">raid a Bruneval</a></strong> per catturare le componenti di un radar tipo “<strong>Würzburg</strong>”. C’era poi l’MI13. O, più precisamente, non c’era.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mistero dell’MI13</h2>



<p>Nelle ricostruzioni delle sezioni dell’intelligence militare britannica il numero <strong>13 risulta generalmente non utilizzato</strong>. La spiegazione più suggestiva è anche la più semplice: la nota superstizione degli anglosassoni che attribuiscono un cattivo auspicio al numero 13, derivante dalla cosiddetta <strong>triscaidecafobia</strong>. Sebbene non esistono elementi sufficienti per trasformare quel numero mancante nella prova dell’esistenza di qualche reparto ultrasegreto cancellato dagli archivi, l&#8217;assenza dell’MI13 è diventata inevitabilmente una curiosità nella storia dei servizi britannici, che pure contribuirono a <a href="https://it.insideover.com/storia/d-day-le-spie-mai-esistite-che-resero-possibile-lo-sbarco.html">inventare reti di spionaggio</a> fittizie, divisioni e intere forze si spedizione <strong>fantasma</strong>. Forse avrete sentito parlare dell&#8217;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/cadavere-servizio-sua-maest-1953870.html">Operazione Micemeat</a>, dell&#8217;Operazione Fortitude e della <em>Double Cross</em>, il XX comitato dei doppiogiochisti. <br><br>In tal senso, a onore del vero, manca all&#8217;appello anche un MI18, mentre l&#8217;ultima sezione del Military Intelligence, l&#8217;MI19, svolgeva un compito estremamente concreto: era incaricata dell’<strong>interrogatorio dei prigionieri di guerra nemici</strong>. Piloti abbattuti, ufficiali catturati, marinai recuperati dopo l’affondamento degli U-boot, spie scoperte e arrestate da Scotland Yard mentre tentavano di infiltrarsi nel cuore di Londra. In breve, mettere le mani e torchiare chiunque potesse conoscere segreti, disposizioni delle forze nemiche, tattiche, equipaggiamenti, morale dei reparti e dettagli che, anche se apparentemente insignificanti, una volta confrontati con altre informazioni, acquistavano improvvisamente un determinato valore. Un sottolivello, quello delle &#8220;<em><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/attenti-ai-giornalisti-e-ai-professori-sono-loro-le-spie-che-dovremmo-temere.html">informazioni sensibili ma non classificate</a></em>&#8221; che assume una straordinaria importanza nella nostra attualità.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="383" height="367" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive.png" alt="" class="wp-image-528063" style="width:643px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive.png 383w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/1943_Pas_de_Calais_map_from_MI6_archive-300x287.png 300w" sizes="auto, (max-width: 383px) 100vw, 383px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">La un secolo di Guerra di Spie</h2>



<p>Mentre queste sezioni lavoravano nei rispettivi settori, concentrandosi sui loro particolari compiti e interfacciandosi quando necessario, il SIS costruiva reti clandestine nell’Europa occupata, collaborando con il comando delle <strong>Combined Operations</strong> guidato da Lord <strong>Louis Mountbatten,</strong> ad esempio, ma estendendo le proprie capacità con reparti ad hoc.</p>



<p>Nel 1938 il SIS aveva costituito la <strong>Section D</strong>, dove la lettera indicava significativamente <em>Destruction</em>. Guidata da <strong>Laurence Grand</strong>, doveva pianificare e preparare operazioni clandestine e sabotaggi da condurre in caso di guerra. Vennero studiati possibili attacchi contro infrastrutture, approvvigionamenti alimentari e altri punti vulnerabili della Germania, mentre contemporaneamente si cercava di capire come proteggere le infrastrutture britanniche dalle medesime tecniche. Nello stesso anno venne acquistata <strong>Bletchley Park</strong>, destinata a diventare una delle stazioni più celebri nella storia dell’intelligence. Dal 1939 vi operarono anche uomini della Section D impegnati nello sviluppo di materiali per il sabotaggio, compresi ordigni incendiari ed esplosivi plastici. Bletchley sarebbe diventata soprattutto il cuore della <strong>grande battaglia crittografica</strong> condotta dalla <em>Government Code and Cypher School </em>contro i sistemi di comunicazione dell’Asse. Ricorderete certamente il ruolo giocato dal matematico <strong>Alan Turing </strong>per decifrare i messaggi in codice inviati attraverso la macchina Enigma.</p>



<p>Durante la Seconda guerra mondiale organizzazioni come la rete&nbsp;<strong>Clarence</strong>, guidata da Walthère Dewé ed Hector Demarque, raccolsero informazioni sulle attività tedesche, sulle difese costiere, sugli effetti dei bombardamenti alleati e sulla posizione delle unità nemiche.</p>



<p>In Francia, la rete&nbsp;<strong>Alliance</strong>, guidata da Marie-Madeleine Fourcade, riuscì a fornire informazioni sui movimenti delle truppe tedesche, sulla struttura delle forze armate del Reich e sui programmi delle cosiddette armi segrete naziste. In Norvegia, stazioni radio clandestine trasmettevano invece informazioni sull’attività degli U-Boot e sui movimenti tedeschi. Alla vigilia del <a href="https://it.insideover.com/dossier/80-anni-fa-il-d-day">D-Day</a> questa guerra invisibile raggiunse uno dei suoi momenti più importanti. Nel quadro del piano&nbsp;<strong>Sussex</strong>, il SIS collaborò con i servizi statunitensi e francesi per infiltrare coppie di agenti dietro le linee nemiche. Il loro compito era seguire gli spostamenti delle forze tedesche e trasmettere informazioni direttamente agli Alleati dopo lo sbarco in Normandia. Nell’agosto del 1944, appena due mesi dopo il D-Day, più di trenta squadre operavano già sul territorio francese e avevano trasmesso centinaia di rapporti. La battaglia per la liberazione dell’Europa si combatteva così contemporaneamente sulle spiagge, nei cieli, sulle strade francesi e davanti alle radio clandestine nascoste nelle soffitte. Queste reti operavano in stretto contatto con gli agenti infiltrati del già citato<strong> SOE</strong>, che forniva loro armi e apparecchiature, e con i famosi &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lysander-laereo-che-traghettava-spie-2025555.html">traghettatori di spie</a>&#8221; della Royal Air Force che volevano sui Lysander, i temerari piloti degli squadroni &#8220;<em>Special Duty</em>&#8220;.</p>



<p>Quando la Seconda guerra mondiale terminò, il nemico, già noto a Winston Churchill, vestì un&#8217;altra bandiera, quella dell&#8217;<strong>Unione Sovietica</strong> e della <strong>Cina comunista</strong> che da alleate divennero avversarie ideologiche in una guerra segreta e apparentemente infinita: la <strong>Guerra Fredda</strong>. </p>



<p>Nel 1948 il SIS e la neonata&nbsp;<strong>Central Intelligence Agency</strong>&nbsp;statunitense, erede diretta dell&#8217;Office of Strategic Service, o OSS, struttura analoga al SOE, tennero a Londra una conferenza dedicata alla pianificazione in caso di guerra contro il nuovo avversario. Quella collaborazione rappresentò uno dei primi passi di una relazione transatlantica destinata a diventare centrale fino al crollo del muro di Berlino e alla dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, per tornare estremamente attuale dal 2014 in poi.</p>



<p>Già allora, nel 1948, gran parte della vecchia struttura dei servizi e delle numerose sezioni del Military Intelligence erano scomparse. La struttura dei servizi segreti per venne riorganizzata, assorbendo le sezioni e lasciando al SIS sono solo l&#8217;<strong>MI5</strong>, il Security Service responsabile della sicurezza nazionale, e&nbsp;<strong>MI6</strong>, il nome con cui continua a essere universalmente conosciuto il Secret Intelligence Service. Mentre tutti gli altri numeri, appartengono ormai alla storia.</p>
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		<title>Storia di Orde Wingate, l&#8217;ufficiale inglese che fece nascere l&#8217;esercito di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/storia-di-orde-wingate-lufficiale-inglese-che-fece-nascere-lesercito-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 05:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 1938 Wingate creò le “squadre notturne speciali”, piccoli reparti composti da soldati britannici e uomini dell’Haganah. </p>
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<p>Le forze armate israeliane non nacquero improvvisamente nel maggio 1948. Furono il risultato di un processo iniziato durante il mandato britannico sulla Palestina, quando organizzazioni ebraiche clandestine, corpi ausiliari e reparti di polizia cominciarono ad acquisire esperienza militare, capacità informativa e disciplina operativa. In questo passaggio ebbe un ruolo importante <strong>Orde Charles Wingate,</strong> ufficiale dei servizi informativi britannici, arrivato in Palestina nel 1936. <strong>Cristiano convinto e sostenitore del progetto sionista,</strong> Wingate riteneva la costituzione di uno Stato ebraico non soltanto politicamente opportuna, ma quasi prescritta dalla storia e dalla religione.</p>



<p>Nel 1938 creò le “squadre notturne speciali”, piccoli reparti composti da soldati britannici e <strong>uomini dell’Haganah</strong>, la principale organizzazione armata della comunità ebraica. La loro missione ufficiale consisteva nel contrastare la rivolta araba e proteggere soprattutto l’oleodotto che collegava i giacimenti iracheni al porto di Haifa. La difesa delle colonie agricole si intrecciava così con la protezione delle infrastrutture energetiche dell’Impero britannico. <strong>Wingate insegnò ai suoi uomini a non attendere l’attacco, ma a cercare l’avversario:</strong> pattugliamenti notturni, imboscate, infiltrazione, raccolta delle informazioni, rapidità di movimento e concentrazione improvvisa della forza. <strong>Moshe Dayan</strong> e altri futuri dirigenti militari israeliani passarono attraverso questa esperienza. La storiografia israeliana ha quindi trasformato Wingate in uno dei padri spirituali dell’esercito nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il successo tattico e il fallimento politico</h2>



<p>Sarebbe tuttavia semplicistico presentarlo soltanto come un innovatore. Le squadre operarono nel quadro della repressione britannica della grande rivolta araba del 1936-1939 e <strong>furono accusate di violenze, punizioni collettive e azioni indiscriminate contro i villaggi palestinesi. </strong>Una ricerca accademica sulle operazioni in Galilea mostra quanto la collaborazione militare anglo-ebraica fosse accompagnata da metodi brutali, destinati a lasciare una memoria profonda nella popolazione araba.</p>



<p>Qui emerge la contraddizione fondamentale. Sul piano militare Wingate ottenne risultati: ridusse gli attacchi contro l’oleodotto, mise in difficoltà le formazioni ribelli e dimostrò l’efficacia delle piccole unità mobili. Sul piano strategico, però, contribuì a trasformare un conflitto politico in una guerra permanente tra comunità. Uno studio del Collegio di comando dell’Esercito statunitense conclude che <strong>i successi tattici delle squadre notturne non permisero a Wingate di raggiungere i suoi obiettivi operativi e strategici.</strong> È una lezione che conserva tutta la sua attualità: vincere un’imboscata non significa risolvere il conflitto che l’ha prodotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La matrice militare dello Stato</h2>



<p>L’eredità di Wingate contribuì alla formazione di alcuni caratteri della dottrina israeliana: iniziativa dei comandanti, guerra di movimento, superiorità informativa, attacco preventivo, trasferimento rapido della battaglia nel territorio avversario. In un Paese piccolo, privo di profondità strategica e circondato inizialmente da potenze ostili, queste caratteristiche apparivano come strumenti di sopravvivenza.</p>



<p>Ma esiste anche un’eredità politica. L’esercito israeliano non è stato concepito soltanto come apparato difensivo: è diventato <strong>una delle istituzioni attraverso cui la società costruisce identità, relazioni e classi dirigenti. </strong>Il confine tra cittadino e soldato si è fatto sottile, mentre il servizio militare ha alimentato una cultura nella quale sicurezza, tecnologia e governo risultano strettamente collegati.</p>



<p>Dal punto di vista economico, questo modello ha favorito la nascita di un sistema industriale fondato sulla ricerca militare, sulle comunicazioni, sulla sorveglianza, sulla sicurezza informatica e sui velivoli senza pilota. <strong>Le competenze sviluppate nelle forze armate sono state trasferite alle imprese civili, </strong>generando esportazioni, investimenti e influenza internazionale. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal costo della mobilitazione permanente: spesa pubblica elevata, sottrazione di lavoratori alle attività produttive, dipendenza dalle forniture statunitensi e crescente esposizione dell’economia alle conseguenze delle guerre prolungate. <strong>La sicurezza produce tecnologia e ricchezza, ma l’insicurezza cronica può consumare entrambe.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La continuità coloniale</h2>



<p>La storia di Wingate incrina infine una rappresentazione molto diffusa: <strong>quella di un apparato militare israeliano nato esclusivamente dall’autodifesa spontanea delle comunità ebraiche.</strong> La sua formazione fu anche il prodotto delle strutture coloniali britanniche, delle tecniche elaborate in Irlanda e negli altri territori imperiali e della necessità di proteggere vie energetiche e interessi strategici.</p>



<p>La ricostruzione dedicata ai padrini britannici dell’esercito israeliano ricorda che Wingate non fu il solo: prima di lui <strong>John Henry Patterson </strong>aveva comandato reparti ebraici nell’esercito britannico durante la Prima guerra mondiale.</p>



<p>Israele trasformò dunque una vulnerabilità storica in potenza militare, ma lo fece assimilando anche il patrimonio della guerra coloniale. Da questa origine deriva una parte della sua efficacia e, nello stesso tempo, una parte del suo problema strategico: la tendenza a considerare la forza come risposta primaria a questioni che sono politiche, territoriali e demografiche.</p>



<p>L’insegnamento più profondo di Wingate non riguarda perciò soltanto la guerra notturna. <strong>Riguarda il limite della superiorità militare:</strong> un esercito può dominare il campo di battaglia, proteggere un oleodotto e disarticolare una rivolta. Non può, da solo, costruire una pace che la politica continua a rendere impossibile.</p>
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		<title>&#8220;Bogey&#8221; e &#8220;Fox&#8221;, storia del gergo che ha segnato la storia dei combattimenti dell&#8217;aria</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/bogey-e-fox-storia-del-gergo-che-ha-segnato-la-storia-dei-combattimenti-dellaria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 02:58:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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<p> Il significato delle "sigle" usate dai combattenti dell'aria per trasmettere informazioni con il minor numero possibile di parole.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/bogey-e-fox-storia-del-gergo-che-ha-segnato-la-storia-dei-combattimenti-dellaria.html">&#8220;Bogey&#8221; e &#8220;Fox&#8221;, storia del gergo che ha segnato la storia dei combattimenti dell&#8217;aria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>“<em>Bogeys</em>”. Un pilota da caccia americano aveva individuato due jet che si stavano avvicinando rapidamente. Dopo l’identificazione del modello e delle insegne, pochi istanti più tardi, attraverso la radio arrivarono altre parole in codice, parole destinate a entrare nelle cronache di quel combattimento: “<em>Mi hanno voltato le spalle per la quinta volta… Fox Two!</em>”. Due missili aria-aria puntarono dritti verso i loro bersagli, abbattendoli entrambi.</p>



<p>Era il 4 gennaio del 1989, quando due caccia F-14 Tomcat della Marina statunitense intercettarono una coppia di MiG-23 Flogger libici sopra il Mediterraneo. L’intercettazione degenerò in un duello aereo a causa delle “<em>ripetute manovre che lasciavano presagire intenzioni ostili</em>” da parte dei MiG, e le voci dei piloti statunitensi impegnati nello scontro aereo, registrate dal Dipartimento della Difesa e successivamente diffuse dalle emittenti televisive, incuriosirono quanti non conoscevano l’esatto significato di quella parola in codice. Per chiunque avesse dimestichezza con gli aerei da combattimento e la loro storia, quell’espressione curiosa, <strong>“FOX TWO”, aveva un significato preciso,</strong> dimostrato dagli eventi riportati dalla cronaca: il pilota del caccia aveva portato il suo attacco lanciando un missile aria-aria a guida infrarossa.</p>



<p>Fox One, Fox Two, Fox Three sono tre formule che appartengono al <strong>linguaggio universale del combattimento aereo</strong> che interessa gli aerei della NATO, i “<em>brevity codes</em>”, parole convenzionali utilizzate per condensare informazioni essenziali nel minor tempo possibile, che, attraverso appena sei sillabe, raccontano buona parte dell&#8217;evoluzione del combattimento aereo che ha trasformato i <strong>duelli nei cieli dalla Guerra Fredda</strong> ai nostri giorni.</p>



<p>“<strong>Fox One</strong>” è il messaggio in codice che indica il lancio di un missile a guida radar semi-attiva come il celebre AIM-7 Sparrow, diventato uno dei protagonisti dei combattimenti aerei della Guerra del Vietnam, quando gli aerei da caccia, dopo gli<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/quando-elica-sconfisse-reattore-ultima-volta-2078505.html">ultimi scontri aerei alla vecchia maniera</a> nei cieli della Corea, iniziarono ad affidarsi quasi esclusivamente ai missili. Nel caso dei missili a guida radar semi-attiva il principio di funzionamento impone una limitazione decisiva: il missile possiede un ricevitore radar, ma non un trasmettitore capace di cercare autonomamente il bersaglio. <strong>È quindi il radar dell&#8217;aereo che lo ha lanciato a dover “illuminare” l&#8217;obiettivo,</strong> mentre lo Sparrow segue l&#8217;energia riflessa fino all’intercettazione. Ne consegue che il caccia deve continuare a supportare l&#8217;ingaggio durante il volo del missile. Rompere l&#8217;aggancio per effettuare determinate manovre difensive può compromettere l&#8217;intercettazione. Per alcuni secondi l’aereo che ingaggia il suo avversario, il “cacciatore”, rimane quindi, in una certa misura, legato alla sua preda, il suo obiettivo. Anche se si tratta di pochi secondi, in un combattimento aereo nel quale più velivoli possono avvicinarsi reciprocamente a velocità elevatissime, quei secondi possono diventare un’eternità. Per tale ragione, la scelta di questo tipo di missile riguarda scontri aerei ravvicinati condotti in determinate condizioni.</p>



<p>Nel caso del messaggio in codice “<strong>Fox Two</strong>”, il pilota segnala invece il lancio di un missile a guida infrarossa, il classico&nbsp;<em>heat-seeker</em>. È il caso del celebre AIM-9 Sidewinder che, a differenza dello Sparrow, non necessita che il radar del caccia continui a illuminare il bersaglio: il suo sensore ricerca la radiazione infrarossa emessa dall&#8217;aereo avversario e, una volta acquisito l&#8217;obiettivo, lo insegue autonomamente. Le prime generazioni di missili a guida infrarossa, tra i preferiti dai piloti, erano particolarmente efficaci quando l’attacco era portato dalla posizione “in coda” all’avversario, dal momento che la firma termica dei motori risultava più evidente al missile in cerca di calore. Negli anni i missili infrarossi sono stati migliorati, per essere capaci di ingaggi da molteplici angolazioni, rilevando non soltanto le sorgenti termiche più intense ma anche altre componenti della firma infrarossa del velivolo. Sistemi di puntamento montati sul casco permettono inoltre al pilota di indirizzare il sensore semplicemente guardando verso il bersaglio, consentendo lanci ad elevato angolo fuori asse. Decisivi nel combattimento ravvicinato, vengono impiegati durante i dogfight che, come nel primo caso, avvengono a una “distanza visiva”, mentre appartengono al combattimento aereo “oltre l’orizzonte” i missili lanciati quando viene segnalato un “<strong>Fox Three</strong>”, il lancio di un missile a guida radar attiva come l&#8217;AIM-120 AMRAAM.</p>



<p>Questo tipo di missile aria-aria rappresenta il vero salto tecnologico nel combattimento aereo che ha profondamente modificato il combattimento, ponendo il pilota nella condizione di ingaggiare e combattere un avversario <strong>Beyond Visual Range</strong> (BVR), ossia oltre il raggio visivo. Ciò gli consente di attaccare un aereo a grandi distanze con un missile a lungo raggio che dispone di un proprio radar e raggiunge un obiettivo che il pilota non vede a occhio nudo. Dopo il lancio, il missile procede verso l&#8217;area prevista d&#8217;intercettazione sfruttando la navigazione inerziale e gli eventuali aggiornamenti trasmessi attraverso&nbsp;<em>data link</em>; nella fase terminale attiva il proprio sensore radar e cerca autonomamente il bersaglio. Quando questo avviene, un&#8217;altra parola può attraversare la radio: “Pitbull”. Significa che il missile è diventato autonomo nella fase terminale dell&#8217;ingaggio. Il caccia che lo ha lanciato non è più vincolato come avveniva con le precedenti armi e può quindi “sganciarsi” e assumere una posizione difensiva o rivolgere l&#8217;attenzione verso un&#8217;altra minaccia.</p>



<p>Prima dello sviluppo dei missili a guida radar attiva, attraverso il codice “Fox Three” si annunciava l’uso del cannoncino di cui ogni aereo da combattimento è dotato; oggi l’impiego in combattimento di un cannoncino M61 Vulcan/GAU-12 o, nel caso dei nostri Eurofighter, del Mauser BK-27 è segnalato con la chiamata “<em><strong>Guns, guns, guns</strong></em>”. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="819" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-1024x819.jpg" alt="" class="wp-image-526700" style="aspect-ratio:1.2503197897527734;width:613px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-1024x819.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-768x615.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54-600x480.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/ChatGPT-Image-15-ago-2026-18_09_54.jpg 1402w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p>I missili aria-aria sono entrati in servizio negli anni Cinquanta, quando Stati Uniti e Unione Sovietica hanno sviluppato diversi tipi di queste armi, fornendole ai loro alleati. Il primo impiego confermato di questo tipo di arma in combattimento risale al 17 giugno 1965, quando due caccia F-4 Phantom statunitensi ottennero due abbattimenti confermati contro MiG-17 nordvietnamiti utilizzando missili aria-aria. Dal Vietnam alle guerre arabo-israeliane, dalla guerra Iran-Iraq ai conflitti contemporanei, sensori, propulsione e sistemi di guida non hanno mai smesso di evolversi. E la portata dei missili che possono colpire un obiettivo BVR ci è stata resa chiara durante il recente <strong>combattimento aereo tra Pakistan e India</strong>, in cui un caccia pachistano di fabbricazione cinese J-15 ha abbattuto “<a href="https://it.insideover.com/guerra/india-pakistan-la-guerra-e-anche-nei-cieli-il-duello-nei-cieli-del-kashmir-tra-escalation-e-propaganda.html">oltre il suo raggio visivo</a>” un caccia indiano di fabbricazione francese Dassault Rafale.</p>



<p>È giusto ricordare come, oltre alle manovre diversive o destinate a degradare l&#8217;energia del missile avversario per ridurne le possibilità di intercettazione, possano essere impiegati&nbsp;<em>flare</em>&nbsp;contro i missili infrarossi,&nbsp;<em>chaff</em>&nbsp;e guerra elettronica contro quelli radar.</p>



<p>Uno studio condotto dall&#8217;US Air Force, basato su oltre 1.450 combattimenti aria-aria dal 1965 ai nostri giorni, ha evidenziato come armi e sensori a lungo raggio abbiano drasticamente ridotto gli scontri ravvicinati. Sebbene il dogfight non sia del tutto scomparso, e nessun pilota possa permettersi di ignorare l’importanza del duro addestramento per affrontarlo, esso rappresenta sempre più frequentemente l&#8217;ultima fase di una battaglia che è cominciata molto prima che i due avversari potessero vedersi. Come dimostra il recente <strong>abbattimento del caccia di ultima generazione Su-57 russo</strong> caduto nella <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/l-imboscata-nei-cieli-kursk-cos-f-16-ucraino-ha-abbattuto-su-2696887.html">“trappola” tesagli da un F-16</a> ucraino che ha lanciato un missile a guida radar contro un bersaglio oltre il raggio visivo, sfruttando le informazioni fornitegli da un aereo comando e controllo Saab 340 AEW&amp;C.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come la caccia alla volpe</h2>



<p>Ma veniamo infine alla codificazione del nemico, quel famoso “<strong>Bogey</strong>” che venne annunciato dal pilota prima di identificare la minaccia e lanciare i suoi missili contro il suo avversario. Nell’aviazione militare, anche l’identificazione delle minacce possiede un proprio vocabolario. “Bogey” indica un velivolo o una traccia radar di identità sconosciuta: potrebbe trattarsi di un aereo amico, neutrale o nemico e deve quindi essere identificato. Il termine, diffusosi nel linguaggio della Royal Air Force durante la <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, deriverebbe da parole folkloristiche più antiche come&nbsp;<em>bugge</em>&nbsp;o&nbsp;<em>bogle</em>, utilizzate per indicare <strong>fantasmi, spettri o figure inquietanti</strong> e sconosciute. Come non ricordare, con l&#8217;occasione, l&#8217;attaccamento dei piloti a un certo tipo di storielle e folklore che hanno dato vita, attraverso la penna del pilota da combattimento e celebre <a href="https://www.ilfoglio.it/cultura/2020/04/16/news/le-avventure-di-roald-dahl-il-gigante-gentile-che-volava-alto-e-solo--212520">scrittore Roald Dahl</a>, alla leggenda dei “<em>Gremlins</em>”, i folletti che manomettevano i motori. Sempre gli inglesi, quando erano prossimi all&#8217;ingaggio dei nemici intercettati, erano soliti gridare “<em>Tally-ho!</em>”, come nella caccia alla volpe.</p>



<p>Una volta stabilita l’identità, cambiano anche le parole utilizzate: “<em>Friendly</em>” identifica con certezza un velivolo amico; “<strong>Bandit</strong>” uno identificato come nemico, senza che ciò costituisca automaticamente un’autorizzazione ad aprire il fuoco; “Hostile” indica invece una minaccia contro la quale l’ingaggio è autorizzato o consentito per legittima difesa. “Vampire”, infine, segnala un missile ostile rilevato visivamente o dai sensori. In ultimo, un dato fondamentale: contrariamente a quanto suggerisce quella conversazione radio, identificare un “Bandit” non equivale, di per sé, a ricevere l’ordine di abbatterlo. Esistono delle regole d’ingaggio. Ma questa è un’altra storia.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Quando la CIA spiava l&#8217;Avtomat Kalašnikova</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/quando-la-cia-spiava-lavtomat-kalasnikova.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 05:07:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Ak-47]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-245x300.jpg 245w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-835x1024.jpg 835w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-768x942.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-600x736.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Il disegno dell’agente della CIA che esaminò per primo AK-47 ci ricorda il tempo in cui il leggendario fucile d'assalto russo quando era ancora un “segreto”, e come di recente gli USA siano tornati a interessarsi alla tecnologia dell’Avtomat Kalašnikova</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="1226" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-245x300.jpg 245w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-835x1024.jpg 835w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-768x942.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/MP_Inspects_Captured_AK-47_Vietnam-600x736.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Nell’aprile del 1953, sulla scrivania di alcuni funzionari a Washington arrivò un rapporto della <strong>Central Intelligence Agency</strong>, la principale agenzia di spionaggio estero statunitense che aveva sostituito l’OSS. Nel rapporto veniva descritto, con tanto di disegno tecnico, qualcosa che quasi nessuno in Occidente aveva mai visto: un nuovo tipo di <strong>arma</strong> per la fanteria sovietica che era stato <strong>osservato nei pressi di Leningrado</strong>. Quel fucile d’assalto, che a prima vista poteva ricordare lo Sturmgewehr 44, o StG 44, impiegato alla fine della guerra dalla Wehrmacht tedesca, che gli agenti dell’intelligence alleata, compresi quelli dell’<em>Office of Strategic Services</em>, avevano ben esaminato e anche impiegato nella loro guerra clandestina, e che <strong>di fatto viene considerato come il primo fucile d’assalto moderno della storia,</strong> era un segreto talmente “protetto” che l’agente non poté fotografarlo né avvicinarsi abbastanza per esaminarlo a fondo, né disporre del materiale di riferimento o ottenerlo per dare informazioni “precise”.</p>



<p>Per questo fece l’unica cosa possibile in quel momento: osservare con attenzione ogni particolare. Rubare quell’immagine con gli occhi e realizzare in un secondo momento uno schizzo a memoria. Quel disegno a mano, consegnato secondo i metodi delle spie della Guerra Fredda oltre cortina, era datato <strong>29 aprile 1953</strong> e rappresentava la prima testimonianza nota dell’intelligence occidentale sull’esistenza di un fucile che sarebbe divenuto noto come AK-47, dove AK stava per Avtomat Kalašnikova, dal nome del suo ideatore, <strong>Michail Timofeevič Kalašnikov</strong>.</p>



<p>Secondo le informazioni inviate dall’agente, aveva visto quella nuova arma nelle mani dei <strong>soldati del reggimento “Krasnoselskiy”</strong> della Guardia, Ordine di Aleksandr Nevskij dell’Armata Rossa, unità che al giorno d’oggi fa parte della 2ª Divisione fucilieri motorizzati della Guardia “Tamanskaya” dell’Esercito russo, una storica unità militare delle forze terrestri russe di stanza nell’area di Mosca, nota per partecipare regolarmente alle parate della Vittoria in Piazza Rossa, insignita del titolo di “Guardia” e del nome onorifico “Tamanskaya” per il valore dimostrato nella penisola di Taman durante il Secondo conflitto mondiale. Il fucile che non aveva mai visto prima era in dotazione ai soldati più esperti, mentre il resto dei militari, come avviene di solito al principio delle transizioni, portava <strong>ancora i mitra PPSh-41</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="572" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-1024x572.jpeg" alt="" class="wp-image-525998" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-1024x572.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-300x168.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-768x429.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-1536x858.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-334x188.jpeg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55-600x335.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-09-alle-16.56.55.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Lo schizzo dell&#8217;AK-47 inviato dall&#8217;agente segreto americano</em> </figcaption></figure>



<p>La nuova arma sovietica veniva descritta come dotata di un caricatore da 30 colpi, di un calcio “<em>in legno</em>” o pieghevole “in filo metallico” e di un’impugnatura. L’agente illustrava inoltre il sistema di funzionamento a recupero di gas dell’AK-47, descrivendo un “<em>tubo metallico per il ritorno dei gas</em>” che provocava l’arretramento dell’otturatore e l’espulsione del bossolo. Nel complesso, la nuova arma veniva definita “<em>molto simile al mitra tedesco della Seconda guerra mondiale</em>”, con un probabile riferimento al sopracitato <strong>fucile d’assalto tedesco StG 44</strong>. Il tipo di munizione impiegata da questa nuova arma veniva descritto come “leggermente più lungo” di quello sparato dalla pistola-mitragliatrice PPSh, con la punta del proiettile “più acuminata”.</p>



<p>Nel rapporto veniva sottolineato <strong>come quest’arma fosse soggetta a “segreto”</strong>: alle nuove reclute era “<strong>vietato avvicinarsi</strong>” ai nuovi fucili d’assalto. Secondo quanto riferito dalla spia, l’AK-47 era stato distribuito “<em>nei distretti militari di Leningrado e dell’Estremo Oriente, ma esclusivamente alle unità dislocate lontano dai centri abitati</em>”. Ci sarebbero voluti anni prima che l’intelligence americana comprendesse appieno la natura di quell’arma; l’Agenzia continuò a definirla mitra e, curiosamente, arrivò persino a etichettarla come “<a href="https://www.thearmorylife.com/cold-war-spies-uncover-the-ak-47/">Modello PPK</a>” fino a ben oltre la metà degli anni Cinquanta. Nel giro di vent’anni, quella misteriosa “pistola mitragliatrice” notata alla periferia di Leningrado si sarebbe diffusa in tutto il mondo, in dotazione a soldati, guerriglieri e terroristi, diventando a tutti gli effetti una delle armi da fuoco più riconoscibili della storia e finendo nelle mani delle reclute degli eserciti del Patto di Varsavia fino a quelle delle forze guerrigliere attive in Africa, Asia e America Latina. Durante la guerra del Vietnam, questo fucile d’assalto era ancora oggetto d’interesse quando veniva catturato.</p>



<p>La storia dell’Avtomat Kalašnikova, AK-47, è ormai nota ai più. <strong>Adottato a partire dal 1947</strong> dall&#8217;Esercito sovietico, è stato considerato “segreto”, o quanto meno un’arma di cui proteggere la tecnologia e le prestazioni fino alla metà degli anni Cinquanta. Il disegno consegnato dalla spia americana mostrava le caratteristiche distintive dell&#8217;arma, tra cui l&#8217;impugnatura a pistola, il calcio, il mirino anteriore rialzato e protetto da un tunnel di protezione, il caricatore curvo e un’accurata descrizione della cartuccia 7,62 × 39 mm, più lunga di quella di una pistola mitragliatrice, ma più corta di quella dei normali fucili di fanteria. Nel rapporto fornito dall’agente compariva anche un’altra arma, la carabina semiautomatica SKS.</p>



<p>Quello schizzo fatto a memoria, consegnato forse attraverso uno dei <em>dead drops</em> usati dalle spie per lasciare le informazioni più sensibili, catturò l&#8217;istante di un&#8217;indagine che durò oltre un decennio, impegnando agenti e osservatori occidentali che volevano scoprire i segreti dell’arma che risultò onnipresente nei conflitti moderni. Essendosi dimostrata, nei decenni, un’arma estremamente maneggevole e resistente, è considerata tra le più longeve e più affidabili. Il rapporto che conteneva il disegno e, ovviamente, l’identità della spia e tutte le informazioni relative alla sua copertura e missione, è rimasto segreto fino al 2017.</p>



<p>Ancora oggi il gruppo Kalashnikov, che produce un’ampia gamma di sistemi d’arma e possiede una divisione per lo sviluppo di tecnologie avanzate, detiene il brevetto per la produzione del leggendario fucile d’assalto Avtomat Kalašnikova 1947, arma a fuoco selettivo inventata da Mikhail Kalashnikov e prodotta in <strong>più di 100 milioni di esemplari</strong>, un quinto del totale delle armi da fuoco presenti nel mondo.</p>



<p>Nel 2018, un anno dopo la declassificazione dei file della CIA che mostravano il disegno dell&#8217;AK consegnato dalla spia americana, il <strong>controspionaggio russo</strong> informò il Cremlino su un rinnovato interesse degli Stati Uniti per la tecnologia impiegata sui fucili d&#8217;assalto russi. Mosca dichiarò a mezzo stampa di non essere a conoscenza dei “<em><a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-copyright-russia-usa-gli-americani-copiano-lak-47.html">piani statunitensi</a></em>” riguardo la produzione di armi che puntavano a imitare quelle russe; ma affermò che qualcuno al <strong>Comando Operazioni Speciali americano</strong> era stato incaricato di mandare degli emissari ad “esplorare” la possibilità di “<em>decodificare o riprogettare e produrre armi leggere simili a quelle sviluppate dalla Kalashnikov e immetterle sul mercato</em>”, almeno secondo quanto scoperto dalla <strong>FSB</strong>. A distanza di dieci anni, gli americani impiegano ancora i &#8220;nipoti&#8221; dell&#8217;U.S. Colt Model 16, più noto come M16: l&#8217;M4, che verrà gradualmente sostituito dall&#8217;XM7 e 8, la nuova arma da battaglia dell&#8217;Esercito degli Stati Uniti, progettata da SIG Sauer nell&#8217;ambito del programma Next Generation Squad Weapon.</p>



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		<title>La spada nella roccia o della pace disarmata e disarmante</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-spada-nella-roccia-o-della-pace-disarmata-e-disarmante.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 23:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La spada nella roccia o della pace disarmata e disarmante" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-1536x1018.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La storia è quella di Galgano Guidotti, un giovane cavaliere nato intorno al 1148 da una famiglia della piccola nobiltà...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La spada nella roccia o della pace disarmata e disarmante" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-1536x1018.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/SPADA-NELLA-ROCCIA-copia-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La cronaca di tutti i giorni ci parla di conflitti globali e locali diffusi in ogni dove. Sembra che il conflitto sia il naturale punto di sfogo della nostra società di consumi e Mercato. Nazioni in lotta tra di loro per la conquista di territori, di fonti di approvvigionamento. Scontri tra bande di diversa provenienza sociale. Fino alle liti condominiali che arrivano alla violenza fisica.</p>



<p>Sembra poi che il racconto e la cronaca di questi fatti, invece che far nascere un clima di deterrenza che porti a cercare di respingere il conflitto alimenti, invece, un senso di rabbia e produca ulteriore violenza.</p>



<p>Negli ultimi anni a contrastare questa escalation sono arrivati forti gli appelli alla pace di papa Francesco e di papa Leone XIV. Il primo parlava semplicemente di “artigiani della pace” a indicare come la pace si debba costruire con il contributo concreto di ogni persona nel suo vissuto quotidiano.</p>



<p>Papa Leone XIV fin dal primo giorno dell’elezione ha parlato di una “pace disarmata e disarmante”, a ricordare che la costruzione della pace non è solo un atteggiamento individuale non violento passivo, ma una condizione attiva capace di contagiare gli altri, di spegnere le tensioni.</p>



<p>Credo che un bel modo di “contagiare” gli altri sia quello di raccontare storie, tale il potere della narrazione. E nell’approssimarsi delle vacanze estive non posso non raccontare una storia forse poco conosciuta che ho scoperto qualche anno fa nella tranquilla campagna toscana.</p>



<p>A metà strada tra Grosseto e Siena, in mezzo a distese di campi di girasole, c’è una bellissima abbazia cistercense sconsacrata, di cui sono rimaste intatte le pareti e che per tetto ha il cielo aperto. Poco distante dall’abbazia, in cima a una collinetta, c’è una chiesetta rotonda che custodisce un’antica spada infitta nella roccia.</p>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/ABBAZIA-1024x771.jpg" alt="" class="wp-image-83120"/></figure>



<p>La storia è quella di Galgano Guidotti, un giovane cavaliere nato intorno al 1148 da una famiglia della piccola nobiltà. Come molti giovani del suo rango, fu addestrato alle armi e visse per anni la vita del cavaliere: violenta, orgogliosa, votata al conflitto.</p>



<p>La tradizione racconta che l’arcangelo Michele apparve due volte in visione al giovane Galgano esortandolo a cambiare vita e ad arruolarsi nella &#8220;milizia celeste&#8221;. Avrebbe voluto fare quanto suggerito, ma la famiglia lo obbligò a sposarsi.</p>



<p>Ma, andando verso Civitella, probabilmente per conoscere la futura sposa, il cavallo si fermò. Inutili gli sproni, tanto che fu obbligato a pernottare presso una vicina pieve. Era la vigilia di Natale. Il giorno successivo, solennità del Natale, ritentò la strada, ma il cavallo s&#8217;impuntò nuovamente.</p>



<p>Scosso, Galgano iniziò a pregare. Allora il cavallo si mosse e lo condusse presso la vicina collina di Montesiepi, dove si fermò. Sceso da cavallo, Galgano sfoderò la spada e la conficcò in una roccia. Quell’arma non sarebbe più stata estratta, non sarebbe mai più servita a colpire, e da strumento di guerra si trasformò in croce davanti alla quale s&#8217;inginocchiò a pregare.</p>



<p>L’arcangelo Michele ordinò quindi al giovane di costruire una chiesa rotonda attorno a quella novella croce. Quella conversione colpì profondamente l’immaginario collettivo del tempo. A Galgano si unirono ben presto undici confratelli. Il luogo diventò subito meta di pellegrinaggio ed i monaci cistercensi eressero una grande abbazia nelle vicinanze.</p>



<p>Nel frattempo Galgano morì, un anno dopo la sua conversione. L’eco di questa storia arrivò fino a Roma, per cui il Papa nominò una commissione per andare a indagare. L’esito del processo portò la commissione a giudicare rapidamente la santità di Galgano e ad accertare quella storia incredibile. La proclamazione di San Galgano è documentata dal più antico verbale di un processo di canonizzazione giunto sino ai nostri tempi.</p>



<p>Fin qui una storia decisamente appassionante. Ma non possono non risultare evidenti alcune similitudini: la chiesa rotonda con la tavola rotonda, i dodici eremiti con i dodici cavalieri, il nome di Galgano con quello di Gaiwan, Galvano in italiano, nipote prediletto di Re Artù e cavaliere della tavola rotonda.</p>



<p>Il mito di Re Artù è giunto amplificato a noi mentre la storia di San Galgano è relegata nei cuori e nelle menti dei visitatori della Rotonda di Montesiepi, la località nel comune di Chiusdino in provincia di Siena dove è custodita ancora oggi la spada.</p>



<p>Ed è proprio nel confronto con il mito di re Artù che nasce una riflessione sull’invito di Papa Leone XIV ad una pace disarmata e disarmante. L’estrazione della spada da parte di Artù è stata presentata non solo come un segno di regalità, ma anche come giustificazione alla giusta battaglia. Come ancora oggi accade in chi alimenta e tenta di giustificare la moltiplicazione e l&#8217;uso delle armi.</p>



<p>San Galgano ci dimostra che c&#8217;è un modo per realizzare una pace disarmata, quello di rinunciare radicalmente all’uso delle armi. Ma ancor di più il successo immediato e la notorietà del gesto di San Galgano, in un’epoca in cui le comunicazioni non erano poi così facilitate, ha avuto la forza di generare una pace disarmante in quanti sono accorsi a venerare San Galgano e la sua spada diventata Croce.</p>



<p>Concludo il racconto proponendo una piccola riflessione. Non sarà che, ieri come oggi, da Chiusdino a Roma a qualsiasi angolo del mondo, a distanza di quasi nove secoli, la pace non si dia solo attraverso un trattato o in un accordo diplomatico, pure necessari alla città degli uomini, ma anche nella semplicità di un gesto concreto, che ognuno può fare, e che riverberi quella pace che (quasi) tutti, nel proprio cuore, desiderano?</p>
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		<title>Il fantasma di MKULTRA torna ad agitare il Congresso Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-fantasma-di-mkultra-torna-ad-agitare-il-congresso-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Larissa Clelia Remenyi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 22:37:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[MKULTRA]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/cia-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>MKULTRA è tornato alla ribalta negli Usa con una sottocommissione della Camera riunita per «svelare tutta la verità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-fantasma-di-mkultra-torna-ad-agitare-il-congresso-usa.html">Il fantasma di MKULTRA torna ad agitare il Congresso Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Per oltre cinquant’anni MKULTRA è rimasto sepolto negli archivi della Guerra Fredda. Il 30 giugno è tornato in auge con prepotenza, con una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti statunitense riunita per <a href="https://oversight.house.gov/release/luna-opens-hearing-on-mkultra-project-transparency/">«svelare la verità su MKULTRA»</a>.</p>



<p>Per capire come ci si sia arrivati bisogna però tornare molto indietro. Tutto cominciò con un articolo del 1950 sul <a href="https://dn720002.ca.archive.org/0/items/hunter-edward-brain-washing-tactics-force-chinese-into-ranks-of-communist-party-/Hunter,%20Edward%20-%20'Brain-Washing'%20Tactics%20Force%20Chinese%20Into%20Ranks%20of%20Communist%20Party%20(Miami%20News,%20Sep.%2024,%201950),%20p.%202A.pdf">Miami Daily News</a> a cura del giornalista (e agente dei servizi segreti) <strong>Edward Hunter:</strong> «Le tattiche del brainwashing costringono i cinesi a entrare nelle file del Partito Comunista». Come per la corsa allo spazio e agli armamenti, gli Stati Uniti non potevano permettersi di perdere quella del presunto “controllo mentale” contro il blocco comunista, offrendo alla CIA la giustificazione ideale per lanciare, tre anni dopo, MKULTRA.</p>



<p>Sotto la guida del chimico <strong>Sidney Gottlieb</strong>, la CIA <a href="https://www.nytimes.com/1977/08/04/archives/80-institutions-used-in-cia-mind-studies-admiral-turner-tells.html">trasformò</a> il programma top secret in una rete di almeno 149 sottoprogetti distribuiti in oltre 80 istituzioni, coinvolgendo 185 ricercatori esterni fra università, ospedali, carceri e centri di ricerca. L’obiettivo era nientemeno che riprogrammare la mente umana. LSD, ipnosi, elettroshock, deprivazione sensoriale e THC liquido vennero sperimentati su soggetti spesso inconsapevoli, da detenuti come l’ex boss mafioso <a href="https://www.latimes.com/world-nation/story/2020-02-18/whitey-bulger-juror-says-she-regrets-murder-conviction">James Bulger</a> fino ai pazienti di strutture ospedaliere, <a href="https://www.intelligence.senate.gov/wp-content/uploads/2024/08/sites-default-files-hearings-95mkultra.pdf">pazienti oncologici inclusi</a>. E nemmeno il personale dell’Agenzia ne rimase escluso: lo scienziato <a href="https://www.theguardian.com/world/2012/nov/29/cia-lawsuit-scientist-1950s-death">Frank Olson</a> morì precipitando dalla finestra di un albergo di New York dopo aver assunto LSD a sua insaputa.</p>



<p><strong>Lo scandalo Watergate aprì il vaso di Pandora sui programmi segreti della CIA. </strong>Fu allora che il direttore Richard Helms ordinò la distruzione degli archivi di MKULTRA, facendo scomparire i documenti che ne contenevano i dettagli operativi, i rapporti sugli esperimenti illegali e i nomi delle cavie umane. A permettere di ricostruire almeno in parte l’estensione del programma furono circa ventimila documenti amministrativi e registri di bilancio ritrovati per caso nel 1977 e sfuggiti alla distruzione, molti dei quali ancora censurati da inchiostro nero.</p>



<p>Viene allora da chiedersi se l’udienza convocata quest’anno dalla deputata repubblicana della Florida <strong>Anna Paulina Luna,</strong> presidente della Task Force sulla desecretazione dei segreti federali, sia nata dalla scoperta di nuovi documenti. Anche qui, come per il brainwashing made in China, l’allarme è partito da un articolo: a febbraio il <a href="https://www.dailymail.com/sciencetech/article-15585657/cia-project-artichoke-mind-control.html">Daily Mail</a> ha scritto come alcuni file desecretati della CIA su MKULTRA rivelassero un «piano agghiacciante per manipolare le menti degli americani attraverso la somministrazione segreta di vaccini». In realtà, <a href="https://nsarchive.gwu.edu/document/34051-document-1-cia-memo-special-research-artichoke-classification-unknown-7-pp">il documento</a> citato contempla l’uso di falsi vaccini durante gli interrogatori: nulla, però, suggerisce che la CIA abbia mai pianificato di usare veri vaccini per manipolare la mente della popolazione.</p>



<p>Non sorprende però che a rilanciare questa interpretazione sia stata proprio Luna, che nel 2023 <a href="https://thehill.com/homenews/house/4374189-rep-luna-husband-sue-pentagon-over-since-repealed-covid-19-vaccine-mandate/">ha citato in giudizio</a> il Pentagono insieme al marito contro l’obbligo vaccinale imposto ai militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Elizabeth Ginexi</h2>



<p>Ma parliamo dell’udienza del 30 giugno. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=dpQulJS-R50">Le testimonianze</a> hanno subito aperto fronti diversi su MKULTRA. Stephen Kinzer, autore del libro d’inchiesta sulla vita e i crimini del “chimico della morte” Sidney Gottlieb, ha denunciato la cultura della segretezza della CIA ed esortato a considerare MKULTRA non solo come «storia». Ha richiamato anche l’Operazione Paperclip, il programma con cui gli Stati Uniti reclutarono oltre 1.600 scienziati tedeschi e austriaci, molti dei quali ex membri del partito nazista, sostenendo che alcuni metodi adottati da MKULTRA affondassero le radici proprio negli esperimenti nazisti.</p>



<p>Tom O’Neill ha invece portato l’udienza sul terreno delle ipotesi più controverse, rilanciando dal suo libro <em>Chaos: Charles Manson, la CIA e la storia segreta degli anni Sessanta</em> i presunti legami tra MKULTRA e Charles Manson, fino alle suggestioni che coinvolgerebbero Jack Ruby e l’assassinio di John F. Kennedy. Ricostruzioni sicuramente suggestive, ma per ora senza riscontri documentali conclusivi.</p>



<p>Poi è arrivata <strong>Elizabeth Ginexi</strong>, e l’udienza ha cambiato completamente direzione. L’ex funzionaria dei National Institutes of Health (NIH) &#8211; l’agenzia federale statunitense che finanzia la ricerca biomedica -, chiamata a parlare del rapporto fra governo, ricerca scientifica e sperimentazione sugli esseri umani, ha spostato il fuoco dalla Guerra Fredda al definanziamento della ricerca pubblica e alle pressioni politiche sul NIH. </p>



<p>Da quel momento, MKULTRA è passato in secondo piano. Il deputato repubblicano Eli Crane ha portato il discorso sulla gestione del Covid e sui vaccini, trascinando l’udienza nel più ampio scontro statunitense sulla fiducia nella scienza e nelle istituzioni. Una lettura che coincide con quella dell’antropologo David H. Price, che abbiamo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/mkultra-il-fantasma-del-controllo-agita-il-congresso-usa-parla-lantropologo-david-h-price.html">intervistato</a> recentemente.</p>



<p>Più che una nuova verità su MKULTRA, l’udienza ha mostrato quanto sia facile che una storia reale finisca nello stesso calderone delle congetture. Le cospirazioni esistono: Watergate e lo stesso MKULTRA lo dimostrano. Il problema nasce quando quel confine si fa sottile: quando le prove finiscono e cominciano le ipotesi, anche una storia tragicamente vera può finire per assomigliare a una teoria del complotto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-fantasma-di-mkultra-torna-ad-agitare-il-congresso-usa.html">Il fantasma di MKULTRA torna ad agitare il Congresso Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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