<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Energia Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/category/energia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/category/energia</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 06 Aug 2026 05:01:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Energia Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/category/energia</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 05:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525314</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina ha individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo senza riconoscerne formalmente la sovranità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1496" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-300x234.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1024x798.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-768x598.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-1536x1197.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/stretto-al-Mandab-la-presse-2048x1596.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni <strong>Bab el-Mandeb</strong> è stato considerato uno dei pilastri della libertà di navigazione internazionale, uno stretto nel quale il diritto del mare e la deterrenza militare garantivano il passaggio delle merci indipendentemente dalla nazionalità delle navi. <a href="https://www.2duerighe.com/esteri/202250-bab-el-mandeb-il-secondo-fronte-degli-stretti.html">Oggi questo paradigma appare sempre più fragile. Le informazioni emerse nelle ultime settimane indicano infatti un&#8217;evoluzione molto più profonda di una semplice trattativa per mettere al sicuro alcune petroliere: mostrano la nascita di un sistema nel quale il transito non dipende più soltanto dal diritto internazionale, ma dalla capacità di ottenere una <strong>autorizzazione politica</strong></a>. Secondo ricostruzioni giornalistiche basate su fonti diplomatiche e marittime, funzionari cinesi avrebbero avviato contatti diretti con il movimento <strong>Houthi</strong> per garantire il passaggio di petroliere cariche di <strong>greggio saudita</strong> destinate alle raffinerie della Repubblica Popolare. La distinzione è tutt&#8217;altro che marginale: non si parla genericamente di prodotti petroliferi o petrolchimici, bensì di petrolio greggio, ossia della materia prima che alimenta la sicurezza energetica cinese.</p>



<p><strong>Il lasciapassare sostituisce il diritto</strong></p>



<p>Il dato strategicamente più rilevante non riguarda tanto il numero delle petroliere coinvolte quanto il principio che emerge da questa dinamica. Se una nave attraversa lo stretto perché ha ottenuto una <strong>clearance</strong> negoziata con un attore armato non statale, il concetto stesso di libertà di navigazione cambia natura. La sicurezza diventa selettiva. Bandiera, equipaggio, compagnia armatrice, società che ha noleggiato la nave, porto di carico e destinazione finale assumono un valore politico oltre che commerciale. La nave non rappresenta più soltanto un mezzo di trasporto, ma un&#8217;identità complessa che può essere classificata come autorizzata oppure ostile. <strong>È una trasformazione destinata ad avere effetti molto più vasti del teatro yemenita,</strong> perché introduce un precedente che potrebbe essere replicato in altri <strong>chokepoint</strong> strategici.</p>



<p><strong>La vulnerabilità dell&#8217;Arabia Saudita</strong></p>



<p>Per <strong>Riyadh</strong> il problema va ben oltre la protezione di alcune esportazioni. L&#8217;Arabia Saudita ha costruito negli ultimi anni una rete logistica pensata proprio per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Attraverso l&#8217;oleodotto <strong>East-West Pipeline</strong>, il greggio può raggiungere il terminale di <strong>Yanbu</strong>, sul Mar Rosso, evitando il Golfo Persico. Questa infrastruttura costituisce la principale assicurazione energetica saudita contro eventuali blocchi nello stretto controllato militarmente dall&#8217;Iran. Se però anche <strong>Bab el-Mandeb</strong> diventa vulnerabile o soggetto a un regime di autorizzazioni selettive, la ridondanza strategica saudita viene fortemente ridimensionata. L&#8217;intero sistema logistico costruito negli ultimi decenni rischia così di perdere gran parte della propria efficacia.</p>



<p><strong>La strategia cinese: proteggere gli interessi senza assumere responsabilità</strong></p>



<p>La posizione di <strong>Pechino</strong> appare particolarmente sofisticata. La Cina dipende ancora in misura significativa dal petrolio mediorientale e non può permettersi interruzioni prolungate delle forniture. Allo stesso tempo non intende trasformarsi nel garante militare della sicurezza del Mar Rosso. <a href="https://www.vietnam.vn/it/vung-vinh-ky-vong-trung-quoc-giai-cau-do-hormuz">Da qui nasce una strategia fondata sulla <strong>deconfliction</strong>, cioè sulla gestione preventiva del rischio attraverso il dialogo con tutti gli attori coinvolti. Si tratta di un approccio coerente con la tradizionale politica estera cinese: proteggere gli interessi economici senza assumere gli oneri politici e militari della sicurezza collettiva.</a> In questo schema la diplomazia sostituisce la portaerei, mentre la trattativa risulta meno costosa di un intervento navale permanente.</p>



<p><strong>Gli Houthi cercano una legittimazione internazionale</strong></p>



<p>Per il movimento <strong>Ansar Allah</strong> il vantaggio non consiste soltanto nell&#8217;evitare uno scontro con il principale partner economico dell&#8217;Iran. <strong>Ogni nave autorizzata al transito rappresenta infatti una forma implicita di riconoscimento politico. </strong>Se una grande potenza negozia direttamente con gli Houthi per ottenere garanzie, questi ultimi cessano di apparire soltanto come un&#8217;organizzazione armata e assumono progressivamente il ruolo di soggetto capace di disciplinare uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta. È un passaggio fondamentale nella trasformazione della forza militare in <strong>potere regolatorio</strong>. Colpire le navi significa esercitare coercizione; autorizzarne il passaggio significa invece iniziare a esercitare una forma embrionale di governance.</p>



<p><strong>L&#8217;Iran rafforza la propria profondità strategica</strong></p>



<p>Dietro questo equilibrio resta evidente il ruolo di <strong>Teheran</strong>. L&#8217;Iran continua a utilizzare gli Houthi come elemento fondamentale della propria strategia regionale, pur lasciando loro ampi margini di autonomia operativa. La possibilità di mantenere sotto pressione contemporaneamente <strong>Hormuz</strong> e <strong>Bab el-Mandeb</strong> moltiplica infatti il peso geopolitico iraniano senza rendere necessaria una chiusura totale delle rotte commerciali. Per Teheran il semplice aumento del rischio è spesso sufficiente a incrementare i costi sostenuti dagli avversari, mettendo in difficoltà Arabia Saudita, Stati Uniti ed economie occidentali senza arrivare a un confronto diretto.</p>



<p><strong>La sicurezza diventa un vantaggio competitivo</strong></p>



<p>Questa evoluzione produce effetti significativi anche sul mercato dello shipping. Le grandi compagnie sostenute da Stati forti dispongono infatti di canali diplomatici, intelligence commerciale e capacità finanziarie che consentono loro di negoziare condizioni di sicurezza irraggiungibili per operatori più piccoli. La protezione delle rotte diventa così un fattore di competitività industriale. Non è soltanto il premio assicurativo a fare la differenza, ma l&#8217;accesso alle informazioni e alle relazioni politiche necessarie per ottenere il lasciapassare. In altre parole, la <strong>sicurezza marittima</strong> diventa essa stessa una risorsa economica.</p>



<p><strong>Il nuovo ordine dei corridoi energetici</strong></p>



<p>L&#8217;episodio dimostra come la competizione geopolitica contemporanea non riguardi più soltanto il controllo territoriale, ma soprattutto la gestione delle infrastrutture attraverso cui scorrono energia, commercio e finanza. La Cina sembra aver individuato una soluzione pragmatica: negoziare con chi esercita il controllo effettivo senza riconoscerne formalmente la sovranità. Gli Houthi, invece, tentano di trasformare la capacità di interdizione in una forma stabile di autorità politica. L&#8217;Arabia Saudita si trova a dipendere da un meccanismo che non controlla, mentre l&#8217;Iran consolida indirettamente la propria influenza regionale. Il risultato è che <strong>Bab el-Mandeb</strong> rischia di non essere più semplicemente uno stretto internazionale. Sta diventando un <strong>corridoio ad accesso selettivo</strong>, nel quale il diritto di passaggio viene progressivamente sostituito dalla negoziazione politica. Se questa dinamica dovesse consolidarsi, il principio della libertà di navigazione universale, pilastro del commercio globale dalla fine della Seconda guerra mondiale, potrebbe lasciare il posto a un sistema nel quale saranno gli equilibri geopolitici, e non più il diritto internazionale, a stabilire chi può attraversare il mare in sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/bab-el-mandeb-la-cina-tratta-con-gli-houthi-e-cambia-le-regole-della-sicurezza-energetica-globale.html">Bab el-Mandeb: la Cina tratta con gli Houthi e cambia le regole della sicurezza energetica globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il fattore umano e il ruolo delle competenze nell’era della corsa all’elettricità</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-fattore-umano-e-il-ruolo-delle-competenze-nellera-della-corsa-allelettricita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 16:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia rinnovabile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525541</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1165" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-1536x932.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-600x364.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La transizione energetica è una sfida strategica che coinvolge ampi investimenti industriali, grandi sviluppi tecnologici e nuove competenze professionali e mai quanto oggigiorno tutto si deve tenere per permettere a una vera ed efficace transizione di prendere piede. La sfida è olistica e su più piani: per costruire un efficace sistema di generazione e distribuzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/il-fattore-umano-e-il-ruolo-delle-competenze-nellera-della-corsa-allelettricita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-fattore-umano-e-il-ruolo-delle-competenze-nellera-della-corsa-allelettricita.html">Il fattore umano e il ruolo delle competenze nell’era della corsa all’elettricità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1165" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-1536x932.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080518055626_851b0071e8e76ba3976dae234c4cdd4e-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La transizione energetica è una <strong>sfida strategica che coinvolge ampi investimenti industriali, </strong>grandi <strong>sviluppi tecnologici </strong>e nuove competenze professionali e mai quanto oggigiorno tutto si deve tenere per permettere a una <strong>vera ed efficace transizione di prendere piede</strong>. La sfida è olistica e su più piani: per costruire un efficace sistema di generazione e distribuzione servono fonti disponibili e governabili nel flusso e nella trasmissione, impianti digitali di coordinamento e controllo dei carichi tutelati anche dalle doverose prescrizioni securitarie a monte, centri di smistamento in grado di coordinare domanda e offerta, una rete di supporto tecnica pronta a ovviare a ogni forma di guasto.</p>



<p>In un <strong>contesto globale segnato da una profonda dipendenza dall’elettricità, che </strong>vedrà una crescente rilevanza delle fonti rinnovabili con il loro annesso sistema di produzione, integrazione di rete e governance,<strong> e, </strong><a href="https://it.insideover.com/energia/ia-e-settore-elettrico-la-sfida-di-un-sistema-energetico-resiliente-e-sostenibile.html"><strong>come abbiamo scritto, con la rivoluzione dell’intelligenza artificiale </strong></a>vi dipenderà sempre di più, sarà decisivo, dunque, che operativamente anche il <strong>mondo delle necessarie competenze si sviluppi di pari passo. Vale per l’Italia, per l’Europa, per il sistema internazionale</strong>: la transizione energetica è una sfida di sistema che crea nuove domande per la formazione e il lavoro e offre opportunità e sfide su questo versante.</p>



<p>In tal senso l<a href="https://www.iea.org/reports/world-energy-employment-2025/executive-summary">’</a><a href="https://www.iea.org/reports/world-energy-employment-2025/executive-summary"><strong>Agenzia Internazionale dell’Energia </strong></a><a href="https://www.iea.org/reports/world-energy-employment-2025/executive-summary">notava nel report World Energy Employment 2025 </a>che su un campione di più di 700 aziende intervistate per costruire un report sul lavoro nel mondo della transizione, nonostante un boom dell’occupazione in dato contesto su scala globale, circa il 50% di esse indicava la presenza di mismatch tra domanda di posti di lavoro qualificati nel settore della transizione e l&#8217;effettiva offerta sul mercato. <strong>Un dato che mostra l’ampiezza della sfida </strong>e che in un certo senso è comprensibile: gli ultimi anni hanno visto un’accelerazione della transizione e dei fattori abilitanti sul piano economico, tecnologico e digitale e il sistema deve adattarsi a formare nuove competenze. Anche una <a href="https://newclimate.org/resources/publications/the-impacts-of-skills-shortages-on-global-power-sector-emissions">ricerca del </a><a href="https://newclimate.org/resources/publications/the-impacts-of-skills-shortages-on-global-power-sector-emissions"><strong>New Climate Institute di fine 2025 </strong></a><a href="https://newclimate.org/resources/publications/the-impacts-of-skills-shortages-on-global-power-sector-emissions">poneva</a> in essere questioni simili, sottolineando la sfida di colmare i gap di competenze per il processo di transizione energetica.</p>



<p>La stessa questione vale per l’Italia, Paese in cui <strong>la ridotta partecipazione, rispetto ai partner europei e occidentali, </strong>dei giovani alla formazione in discipline Stem mostra anche sul settore elettrico ed energetico le sue ricadute. <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gap-di-competenze-che-frena-litalia-in-un-mondo-che-va-a-elettricita.html">Come abbiamo scritto</a>, tale collo di bottiglia è un fattore da non sottovalutare per la competitività del sistema-Italia, ma si inserisce in un <strong>quadro sistemico in cui la crescita della domanda sopravanza quello dell’offerta </strong>e mostra tanto l’immanenza della sfida quanto la prospettiva strategica che tali dinamiche innovative in campo energetico, e non solo, plasmano. Insomma, c’è un <strong>fattore umano assolutamente fondamentale </strong>e da tenere in considerazione: i limiti dell’ampliamento della transizione green sono innanzitutto i limiti del sistema di formazione delle competenze vitali per garantirne continuità e sviluppo; sono i vincoli della produttività del lavoro e della capacità del mondo formativo di rispondere al gap di skill richieste; sono, dunque, anche <strong>direttamente proporzionali alla capacità degli operatori del settore e delle istituzioni di promuovere </strong>l’importanza di accrescere il capitale umano a disposizione di questa partita di rango internazionale e che per ogni sistema sta imponendo cambiamenti nei modi di pensare i settori energetici. In fin dei conti, ogni rivoluzione economica e industriale ha richiesto cambiamenti trasformativi. La fase attuale non è diversa.</p>



<p>La sfida di un sistema più robusto e a minor impatto ambientale sarà anche quella della ricerca di figure capaci di lavorare al suo interno per progettarlo, programmarlo, governarlo e migliorarlo sul campo. Chiaramente, un laboratorio eccellente di questa forma di integrazione e sviluppo possono essere le imprese che già oggi, <strong>operativamente, fanno e sviluppano la transizione in forma concreta </strong>e possono capire quali siano le buone pratiche, le prospettive costruttive e le capacità da evolvere per mettere tecnici, professionisti, lavoratori nelle migliori condizioni per conseguire le dovute competenze e capire come gestire a livello progettuale la sfida. Tra queste imprese c’è <strong>CESI, multinazionale italiana con sede a Milano, partecipata da Enel e Terna e operante nei grandi progetti di consulenza energetica </strong>e nel testing e nella certificazione dei componenti a più alto valore e più strategici per il settore elettrico, tra cui quelli che possono abilitare reti più connesse, più sicure e più in grado di portare energia “verde”. <strong>CESI vanta una presenza internazionale nella gestione di progetti e nel testing, con laboratori in Europa, Usa e Cina </strong>e fornisce al suo interno per i suoi dipendenti un vero e proprio “incubatore” di capacità avanzate, provenienti da sistemi diversi e culture industriali e tecnologiche non necessariamente sovrapponibili, per apprendere la transizione mentre viene fatta, passo dopo passo. <strong>Le competenze del futuro nascono anche dalla prova concreta con la realtà, </strong>e potranno essere sviluppate dalle imprese tramite&nbsp; la sinergia corretta con le istituzioni: remare nella stessa direzione è <em>conditio sine qua non </em>per far avanzare a tutto campo la corsa globale della transizione green avendo le persone giuste ai posti (di lavoro) giusti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-fattore-umano-e-il-ruolo-delle-competenze-nellera-della-corsa-allelettricita.html">Il fattore umano e il ruolo delle competenze nell’era della corsa all’elettricità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;India accende il primo impianto al mondo che produce idrogeno con il calore nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/india-idrogeno-calore-nucleare-impianto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 04:15:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=524570</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Impianto di produzione di idrogeno (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>L'India compie un nuovo passo nella corsa alle tecnologie energetiche avanzate inaugurando il primo impianto al mondo che integra un reattore nucleare con un sistema termochimico per la produzione di idrogeno. Un progetto che rafforza la strategia di Nuova Delhi verso l'autonomia energetica e industriale</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/india-idrogeno-calore-nucleare-impianto.html">L&#8217;India accende il primo impianto al mondo che produce idrogeno con il calore nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Impianto di produzione di idrogeno (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/hydrogenpowerplantfreepik-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>L&#8217;energia nucleare non serve più soltanto a produrre elettricità. È questa l&#8217;idea che <strong>l&#8217;India</strong> sta cercando di trasformare in una realtà industriale inaugurando a <strong>Kalpakkam</strong> &#8211; nello Stato del <strong>Tamil Nadu</strong> &#8211; <a href="https://www.pib.gov.in/PressReleasePage.aspx?PRID=2278309&amp;reg=48&amp;lang=2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un impianto dimostrativo che utilizza il calore di un reattore nucleare per produrre idrogeno pulito.</a></p>



<p>Il nuovo impianto &#8211; sviluppato dal Dipartimento dell&#8217;Energia Atomica attraverso la collaborazione tra il <em>Bhabha Atomic Research Centre </em>(BARC) e l&#8217;<em>Indira Gandhi Centre for Atomic Research </em>(IGCAR) &#8211; rappresenta il primo dimostratore operativo al mondo basato sul ciclo termochimico rame-cloro <strong>alimentato direttamente dal calore di un reattore nucleare veloce</strong>. L&#8217;obiettivo non è semplicemente dimostrare che il sistema funziona, ma verificare se questa tecnologia possa diventare una soluzione industriale capace di produrre grandi quantità di idrogeno <strong>senza ricorrere <a href="https://it.insideover.com/energia/il-mondo-ha-fame-di-energia-fossili-e-rinnovabili-ai-massimi-storici-assieme.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ai combustibili fossili.</a></strong></p>



<p>Per l&#8217;India il tema ha anche un valore strategico: la domanda energetica continua ad aumentare insieme alla crescita economica, mentre il Paese vuole ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas e rispettare gli impegni internazionali sulla decarbonizzazione. In quest’ottica, il nucleare non viene più considerato soltanto una fonte stabile di elettricità, ma <strong>una piattaforma capace di alimentare nuove industrie ad alta intensità energetica</strong>, tra cui proprio quella dell&#8217;idrogeno.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Another first for India! <br><br>The world’s first nuclear heat-based “hydrogen production facility” has been inaugurated at IGCAR, Kalpakkam, marking a major milestone in clean energy and nuclear innovation.<br><br>Ajit Kumar Mohanty, Secretary, Department of Atomic Energy, inaugurated the… <a href="https://t.co/jDxIjoXvhA">pic.twitter.com/jDxIjoXvhA</a></p>&mdash; Manas Muduli (@manas_muduli) <a href="https://x.com/manas_muduli/status/2070726766331932962?ref_src=twsrc%5Etfw">June 27, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché il ciclo rame-cloro può cambiare la produzione di idrogeno</strong></h2>



<p>Il cuore del progetto è il <strong>Fast Breeder Test Reactor</strong>, il reattore sperimentale raffreddato a sodio operativo dal 1985 presso il centro di ricerca di Kalpakkam. Negli ultimi anni l&#8217;impianto ha progressivamente aumentato la propria potenza fino a raggiungere i <strong>40 megawatt termici</strong>, diventando una delle infrastrutture più importanti del programma nucleare indiano. La novità consiste nell&#8217;utilizzare il calore prodotto dal reattore non per generare energia elettrica ma <strong>per alimentare il cosiddetto ciclo termochimico Cu-Cl</strong>, cioè il processo rame-cloro sviluppato dai ricercatori del BARC.</p>



<p>A differenza <strong>dell&#8217;elettrolisi</strong> &#8211; che separa idrogeno e ossigeno utilizzando grandi quantità di elettricità &#8211; questa tecnologia sfrutta una sequenza di reazioni chimiche ad alta temperatura per scindere le molecole d&#8217;acqua. Secondo il <strong>Dipartimento dell&#8217;Energia Atomica</strong> il processo presenta <strong>due vantaggi fondamentali</strong>: richiede temperature inferiori rispetto ad altri cicli termochimici sperimentali e offre un&#8217;efficienza termodinamica più elevata. Se alimentato con il calore continuo prodotto da reattori nucleari avanzati, consente inoltre di <strong>eliminare quasi completamente le emissioni</strong> associate alla produzione di idrogeno.</p>



<p>Oggi infatti la quasi totalità <a href="https://it.insideover.com/energia/addio-elettricita-per-produrre-idrogeno-verde-ora-bastano-acqua-e-sole.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dell&#8217;idrogeno</a> mondiale continua a essere ottenuta attraverso il <strong>reforming del metano</strong>, un processo che utilizza gas naturale e genera elevate emissioni di anidride carbonica. Secondo <strong>l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia</strong>, nel 2023 meno dell&#8217;1% dei circa 97 milioni di tonnellate di idrogeno prodotti a livello globale proveniva da fonti a basse emissioni. Le stime dell&#8217;Agenzia indicano però che <strong>entro il 2030</strong> la produzione di idrogeno a basse emissioni potrebbe arrivare a <strong>circa 49 milioni di tonnellate all&#8217;anno</strong>, un&#8217;evoluzione che rende particolarmente rilevante qualsiasi tecnologia capace di ridurne costi e consumi energetici.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="World First in Clean Energy! India Makes Hydrogen Using Nuclear Reactor Heat, Not Power" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/AshL819HHl4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_AshL819HHl4");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal laboratorio all&#8217;industria: il piano di Nuova Delhi</strong></h2>



<p><a href="https://world-nuclear-news.org/articles/india-inaugurates-nuclear-powered-hydrogen-production-facility" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;inaugurazione dell&#8217;impianto</a> arriva al termine di un lungo percorso di sviluppo tecnologico che ha coinvolto progettazione, costruzione delle apparecchiature, collaudi e integrazione tra il sistema nucleare e il processo chimico. Le autorità indiane sottolineano come questa struttura abbia soprattutto <strong>una funzione sperimentale</strong>: raccogliere dati operativi, verificare l&#8217;affidabilità dell&#8217;impianto e perfezionare ulteriormente il ciclo Cu-Cl prima di un eventuale utilizzo commerciale. L&#8217;esperienza accumulata servirà anche per sostenere i futuri programmi nucleari del Paese. Il progetto, infatti, si integra nella strategia energetica di lungo periodo dell&#8217;India, che punta a sviluppare reattori avanzati in grado non solo di produrre elettricità ma anche calore di processo destinato ad applicazioni industriali.</p>



<p>Tra queste figura già <strong>un reattore raffreddato a gas ad alta temperatura da 5 MW termici</strong> &#8211; attualmente in fase di sviluppo &#8211; pensato proprio per essere integrato con sistemi di produzione termochimica dell&#8217;idrogeno. Il collegamento con il programma nucleare nazionale è tutt&#8217;altro che secondario: il Fast Breeder Test Reactor rappresenta infatti una tappa fondamentale del piano indiano basato sul ciclo del torio e ha contribuito allo sviluppo del <strong>Prototype Fast Breeder Reactor</strong> da 500 megawatt elettrici, uno dei progetti simbolo dell&#8217;autonomia tecnologica perseguita da Nuova Delhi nel settore atomico.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em><strong>Vuoi sapere cosa succede davvero nel mondo? Con i corsi on demand di InsideOver puoi approfondire gli eventi globali insieme ai nostri esperti, provare anteprime gratuite e scegliere il percorso giusto per te. Scoprili qui: </strong></em><a href="https://it.insideover.com/academy" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>https://it.insideover.com/academy</strong></a></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una tecnologia che ridefinisce il ruolo del nucleare</strong></h2>



<p>Negli ultimi anni <strong>il mercato globale dell&#8217;idrogeno</strong> è diventato uno dei principali terreni di competizione industriale tra grandi economie. Europa, Stati Uniti, Cina, Giappone e Corea del Sud stanno investendo miliardi di euro nello sviluppo di nuove tecnologie produttive e nella costruzione di filiere dedicate, mentre la progressiva domanda di energia spinge molti governi a cercare soluzioni capaci di garantire sicurezza degli approvvigionamenti e basse emissioni. L&#8217;India prova a inserirsi in questa corsa seguendo una strada diversa rispetto a molti concorrenti, <strong>puntando sull&#8217;integrazione tra nucleare e idrogeno</strong> invece che esclusivamente sulle fonti rinnovabili.</p>



<p>Il progetto di Kalpakkam è la rappresentazione tangibile di come il ruolo dell&#8217;energia nucleare stia evolvendo rapidamente: non più soltanto una fonte continua di elettricità, ma <strong>un&#8217;infrastruttura capace di sostenere nuovi processi industriali e nuovi vettori energetici</strong>, in una fase storica in cui innovazione tecnologica, autonomia strategica e transizione energetica stanno diventando elementi sempre più strettamente collegati e interconnessi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/india-idrogeno-calore-nucleare-impianto.html">L&#8217;India accende il primo impianto al mondo che produce idrogeno con il calore nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bahrain, il punto debole del sistema di sicurezza Usa nel Golfo Persico</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/bahrain-il-punto-debole-del-sistema-di-sicurezza-usa-nel-golfo-persico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 04:52:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=524523</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="867" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-600x271.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-1024x462.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-768x347.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-1536x694.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-800x360.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per il Bahrein, oggi, continuare ad affidare la propria sicurezza alla protezione Usa significa rimanere bersaglio della strategia iraniana. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/bahrain-il-punto-debole-del-sistema-di-sicurezza-usa-nel-golfo-persico.html">Bahrain, il punto debole del sistema di sicurezza Usa nel Golfo Persico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="867" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-600x271.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-1024x462.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-768x347.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-1536x694.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241116064814781_dbc41ec9e6af53c763e59fd4a863a712-e1731736479926-800x360.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per decenni il <strong>Bahrein</strong> è stato considerato una retrovia sicura dell&#8217;architettura strategica americana nel Golfo Persico. Oggi quello scenario appare profondamente mutato. La guerra che coinvolge <strong>Iran, Stati Uniti e Israele</strong> ha trasformato il piccolo regno insulare in uno dei punti più delicati dello scontro regionale, dove la competizione militare si intreccia con divisioni confessionali, interessi energetici e stabilità finanziaria. <a href="https://agenparl.eu/2026/07/18/medioriente-escalation-in-bahrain-lirgc-colpisce-un-deposito-di-navi-senza-equipaggio-degli-usa/">La presenza della <strong>Fifth Fleet</strong> della Marina statunitense, tradizionale garanzia di sicurezza per la monarchia dei <strong>Khalifa</strong>, rischia infatti di trasformarsi nel principale fattore di esposizione militare del Paese.</a> Le basi americane, da elemento di deterrenza, diventano obiettivi strategici in caso di escalation.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una storia mai realmente conclusa</strong></h2>



<p>Le tensioni tra <strong>Teheran</strong> e <strong>Manama</strong> non nascono con il conflitto attuale. Per oltre due secoli l&#8217;Iran ha rivendicato una speciale relazione storica con l&#8217;arcipelago, arrivando nel Novecento a considerarlo formalmente parte del proprio territorio. L&#8217;indipendenza del Bahrein, riconosciuta dopo il processo promosso dalle Nazioni Unite nel 1970, chiuse formalmente la controversia territoriale ma non eliminò le diffidenze reciproche. La <strong>Rivoluzione islamica del 1979</strong> riaprì una nuova fase, questa volta non fondata sulle rivendicazioni territoriali bensì sulla competizione ideologica tra la Repubblica islamica sciita e una monarchia sunnita strettamente legata agli Stati Uniti e all&#8217;Arabia Saudita. Da allora il Bahrain rappresenta uno dei principali teatri della cosiddetta <strong>guerra grigia</strong> combattuta tra Teheran e le monarchie del Golfo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La frattura confessionale come vulnerabilità strategica</strong></h2>



<p>L&#8217;elemento che distingue il Bahrein dagli altri Stati del <strong>Consiglio di Cooperazione del Golfo</strong> è la sua composizione demografica. La maggioranza della popolazione musulmana appartiene infatti all&#8217;<strong>Islam sciita</strong>, mentre il potere politico, militare e amministrativo resta saldamente nelle mani della famiglia reale sunnita. Questa asimmetria costituisce da decenni <strong>uno dei principali fattori di vulnerabilità dello Stato.</strong> Dopo le proteste del 2011, represse anche grazie all&#8217;intervento militare saudita, il rapporto tra governo e opposizione sciita è progressivamente peggiorato. Secondo organizzazioni internazionali per i diritti umani, negli ultimi anni sono aumentati arresti, revoche della cittadinanza e procedimenti giudiziari nei confronti di esponenti dell&#8217;opposizione sciita, alimentando un clima di forte polarizzazione interna.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Quinta Flotta: da garanzia a bersaglio</strong></h2>



<p>Il Bahrein ospita il quartier generale della <strong>Quinta Flotta americana</strong>, uno degli assetti navali più importanti degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Questa presenza garantisce da decenni la protezione delle rotte energetiche, il controllo delle acque del Golfo e il contenimento della proiezione navale iraniana. Ma la guerra ha modificato radicalmente il significato strategico della base. Negli ultimi mesi <strong>Teheran ha più volte indicato le installazioni militari americane presenti nei Paesi del Golfo come obiettivi legittimi</strong> in caso di attacchi contro il territorio iraniano. In tale contesto, le recenti dichiarazioni diffuse dal <strong>Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC)</strong> sull&#8217;operazione denominata <strong>&#8220;Nasr-2&#8221;</strong>, nella quale viene rivendicato un attacco contro infrastrutture militari statunitensi in Bahrein, rappresentano soprattutto un messaggio politico e strategico. Al momento, molte delle rivendicazioni diffuse dalle parti coinvolte richiedono verifiche indipendenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La crisi del modello economico</strong></h2>



<p>Il Bahrein possiede riserve petrolifere significativamente inferiori rispetto ai vicini del Golfo. Negli ultimi decenni ha quindi costruito la propria prosperità sviluppando <strong>servizi finanziari</strong>, investimenti esteri e attività bancarie, diventando uno dei principali hub finanziari della regione. Questo modello si fonda su due pilastri: <strong>sicurezza</strong> e <strong>stabilità</strong>. Se i mercati iniziassero a percepire il Bahrein come un teatro di guerra permanente, il danno economico potrebbe essere ben più grave degli effetti diretti degli attacchi militari. Per un&#8217;economia che vive di fiducia internazionale, la perdita della reputazione rappresenta un rischio sistemico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hormuz cambia le regole del gioco</strong></h2>



<p>La crescente militarizzazione dello <strong>Stretto di Hormuz</strong> modifica profondamente gli equilibri regionali. Per l&#8217;Iran, la capacità di minacciare il traffico energetico costituisce uno strumento di pressione strategica. Per il Bahrain, invece, significa vedere compromessa la libertà di movimento commerciale da cui dipende larga parte della propria economia. La sicurezza marittima non è più soltanto una questione navale, ma diventa un problema di sopravvivenza economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;ombra degli Accordi di Abramo</strong></h2>



<p>La normalizzazione diplomatica con <strong>Israele</strong>, formalizzata attraverso gli <strong>Accordi di Abramo</strong>, ha ulteriormente rafforzato l&#8217;allineamento del Bahrain con il blocco occidentale. Per Teheran, questa scelta ha trasformato Manama in un tassello della rete strategica israelo-americana nel Golfo. Ciò aumenta inevitabilmente il valore militare e simbolico del Bahrain all&#8217;interno della competizione regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il dilemma della monarchia</strong></h2>



<p>La monarchia bahreinita si trova oggi davanti a una scelta difficile. Continuare ad affidare la propria sicurezza esclusivamente alla protezione americana significa accettare di rimanere uno dei principali bersagli della strategia iraniana. Tentare invece una maggiore neutralità richiederebbe una profonda revisione degli equilibri regionali costruiti negli ultimi cinquant&#8217;anni e <strong>una ridefinizione dei rapporti con Washington, Riyadh e Tel Aviv</strong>. Parallelamente, il governo dovrà affrontare una questione ancora più delicata: ricostruire un nuovo <strong>patto sociale</strong> con una popolazione sempre più divisa sul piano confessionale. Il vero rischio, infatti, non è soltanto quello di un conflitto militare, ma quello di una progressiva erosione della legittimità interna dello Stato. Ed è proprio questa la strategia che molti analisti attribuiscono all&#8217;Iran: non necessariamente conquistare il Bahrain, ma <strong>renderlo il punto più fragile dell&#8217;architettura di sicurezza costruita dagli Stati Uniti nel Golfo Persico. </strong>Se questo obiettivo dovesse realizzarsi, le conseguenze andrebbero ben oltre i confini dell&#8217;arcipelago, investendo l&#8217;intero equilibrio geopolitico del Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/bahrain-il-punto-debole-del-sistema-di-sicurezza-usa-nel-golfo-persico.html">Bahrain, il punto debole del sistema di sicurezza Usa nel Golfo Persico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>UK, la crisi energetica spazza via i tabù: i laburisti di Burnham aprono alle trivellazioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/uk-la-crisi-energetica-spazza-via-i-tabu-i-laburisti-di-burnham-aprono-alle-trivellazioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 04:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=524425</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Regno Unito" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il neo premier UK autorizzerebbe la perforazione dei giacimenti di gas e petrolio nel Mare del Nord ma alcuni laburisti non ci starebbero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/uk-la-crisi-energetica-spazza-via-i-tabu-i-laburisti-di-burnham-aprono-alle-trivellazioni.html">UK, la crisi energetica spazza via i tabù: i laburisti di Burnham aprono alle trivellazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Regno Unito" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/andy-burnham-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi energetica stringe l’economia nella sua morsa e i Governi ricorrono a qualche palliativo anche a costo di infrangere dei tabù politici. Il neo premier britannico <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/andy-burnham-si-insedia-alla-guida-del-labour-governero-per-la-gran-bretagna-dimenticata.html">Andy Burnham</a></strong>, secondo diverse fonti, potrebbe dare il via libero a <strong>nuove trivellazioni al largo delle coste della Scozia, nel Mare del Nord</strong>. La Gran Bretagna ha bisogno di nuove fonti di approvvigionamento di gas e petrolio e produrli localmente comporta dei risparmi notevoli dopo che i costi energetici sono schizzati alle stelle a causa delle guerre che scuotono il mondo a diverse latitudini. L’idea, però, sembra non andare a genio all’ala più progressista del partito che invece rimane il megafono dei sostenitori della transizione energetica.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Corsi e ricorsi: dove e come si potrà perforare</h2>



<p>Il dibattito ruota intorno ai <strong>giacimenti di Resenback e Jackdaw</strong>, da diverso tempo pomo della discordia tra esecutivo e organizzazioni ambientaliste. Le due riserve sono ricche di gas e petrolio e se fossero sfruttate potrebbero generare un indotto dal valore miliardario di sterline, permettendo al Governo di sua Maestà di mettere sufficientemente in sicurezza l’intera isola dalle turbolenze alimentate dai venti di guerra che soffiano nel mondo.&nbsp;</p>



<p>All’epoca dei conservatori &#8211; tra il 2022 e il 2023 &#8211; furono concesse le autorizzazioni a Shell, a Equinor e a Ithaca Energy per la trivellazione dei pozzi, ma gli ambientalisti di Uplift e Greenpeace avevano presentato un ricorso presso il tribunale di Edimburgo, accolto dai giudici nel 2025. <strong><a href="https://www.bbc.com/news/articles/c3e1pw7npklo">La sentenza </a>aveva portato alla sospensione delle attività in quanto non era stata svolta un’attenta valutazione dell&#8217;impatto estrattivo degli idrocarburi sul clima</strong> e, di conseguenza, sarebbe stata necessaria una nuova approvazione da parte di Downing Street.&nbsp; Le compagnie energetiche si sono mostrate sin da subito collaborative con le Autorità al fine individuare dei presidi&nbsp; di contenimento delle emissioni &#8211; elemento contro cui ha puntato il dito la magistratura&nbsp; &#8211; in ottica di non vedere in fumo i cospicui investimenti effettuati e che fino a oggi non hanno dato i frutti sperati per via del blocco dei lavori.</p>



<p>I giacimenti di Resenback e Jackdaw sono già soggetti alle autorizzazioni per le esplorazioni delle ricchezze che conservano e, ove volesse, l’esecutivo dovrebbe <strong>concedere delle licenze che tengano conto delle osservazioni dei giudici</strong> riguardo alle attività produttive. <a href="https://assets.publishing.service.gov.uk/media/6a4e0dac895317eadc354515/2026.07.07_-_D_4260_2021_-_Adura_Jackdaw_Further_Information_Reg_12_1_Response_redacted_June_26.pdf?utm_source=chatgpt.com">Secondo alcuni studi</a>, l’estrazione di oro nero e blu dovrebbe comportare la creazione di migliaia di posti di lavoro mentre la produzione di gas soddisferebbe circa il 6,5% del fabbisogno energetico britannico riscaldando circa 1,5 milioni di abitazioni. Una prospettiva finché mai allettante per un leader come Burnham che promette di dare più ascolto alle esigenze del mondo industriale.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo frattura tra i laburisti: pragmatismo vs ideologia</h2>



<p>La questione energetica è diventata oggetto di dibattito pubblico in tutti i Paesi e il Partito Laburista britannico si è spesso trovato a prendere posizione sul destino dei pozzi di Resenback e Jackdaw, ma non sempre all’unisono. Alle elezioni legislative del 2024, <strong>i progressisti hanno trionfato promettendo di non autorizzare più attività estrattive nel Mare del Nord e altrove al fine di compiere la transizione <em>green</em>. </strong>L’esecutivo di Keir Starmer ha mantenuto fede alla linea propugnata in campagna elettorale attirandosi anche le critiche del presidente Usa Donald Trump che l’ha più volte sollecitato a concedere le licenze per le trivellazioni. Il più irriducibile paladino delle politiche green all’interno del <em>Labour</em> è l’ex ministro dell’Energia <strong>Ed Miliband</strong>, il quale aveva accolto con grande favore la decisione del tribunale di Edimburgo definendo il rilascio della licenza per Rosebank “un atto di vandalismo climatico” sostenendo che le trivellazioni minerebbero il conseguimento degli obiettivi contenimento delle emissioni di Co2 e di <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/lintelligence-uk-avverte-starmer-la-politica-green-ci-consegna-alla-cina.html">consolidamento delle rinnovabili</a>.  Nella nuova compagine governativa targata Burnham, Miliband è stato traslocato al ministero degli Esteri ed è da interpretarsi <em>de facto </em>come un cambio di rotta innescato dal nuovo timoniere che conduce la nave sul cui albero è issata la <em>Union Jack</em>.  </p>



<p>A giugno di quest’anno, Burnham ha espugnato il collegio di Markfield alle elezioni suppletive contando sull’<strong>appoggio dei sindacati aderenti al Partito Laburista e delle industrie manifatturiere radicate nel Nord dell’Inghilterra</strong>, i quali hanno hanno chiesto a gran voce di rallentare il processo di transizione energetica i cui costi stanno ricadendo in modo gravoso sulla classe media.&nbsp;</p>



<p>Il neo inquilino di Downing Street vuole dare un volto al <em>Labour</em> che sia in grado di comunicare con i ceti sociali sconfitti dalla Globalizzazione tramite concetti quali nazionalizzazione dell’industria, investimenti in edilizia popolare e anche apertura agli idrocarburi tramite le perforazioni nel Mare del Nord. &nbsp;</p>



<p><em><strong>InsideOver è una testata libera e indipendente che vuole raccontare il mondo fuori dagli schemi convenzionali del mainstream.&nbsp;<em>&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/uk-la-crisi-energetica-spazza-via-i-tabu-i-laburisti-di-burnham-aprono-alle-trivellazioni.html">UK, la crisi energetica spazza via i tabù: i laburisti di Burnham aprono alle trivellazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Power of Siberia 2: il gasdotto che Russia e Cina vogliono, basta che a pagare sia l&#8217;altra</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/power-of-siberia-2-il-gasdotto-che-russia-e-cina-vogliono-basta-che-a-pagare-sia-laltra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Besana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 04:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Power of Siberia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=524155</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1407" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-1024x750.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-600x440.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La Russia ha fretta, la Cina tentenna e il progetto non decolla. I disaccordi sono sul tracciato e sul prezzo del gas.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/power-of-siberia-2-il-gasdotto-che-russia-e-cina-vogliono-basta-che-a-pagare-sia-laltra.html">Power of Siberia 2: il gasdotto che Russia e Cina vogliono, basta che a pagare sia l&#8217;altra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1407" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-1024x750.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/russia-1-600x440.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per anni il <strong>Power of Siberia 2 </strong>(o gasdotto Altai) è stato raccontato come il grande progetto destinato a cementare l&#8217;asse energetico tra Mosca e Pechino. Una sorta di matrimonio geopolitico celebrato a colpi di metri cubi di gas: la Russia avrebbe trovato un nuovo sbocco per le proprie immense riserve artiche, mentre la Cina avrebbe ottenuto una fornitura stabile via terra, meno vulnerabile alle tensioni marittime globali. Sulla carta, quasi perfetto.<br><br>Nella realtà, però, il progetto assomiglia sempre di più a una di quelle infrastrutture che esistono da anni nelle conferenze stampa, nelle mappe strategiche e nei comunicati ufficiali, ma che faticano terribilmente a trasformarsi in tubi d&#8217;acciaio nel terreno. Il problema non sembrerebbe tecnico e nemmeno politico nel senso tradizionale del termine. L’origine delle difficoltà sarebbe infatti il prezzo del gas. Secondo quanto riportato da <em>bne IntelliNews</em>, la Cina avrebbe infatti sostanzialmente <a href="https://www.intellinews.com/china-s-impossible-gas-price-risks-killing-off-power-of-siberia-2-455033/">&#8220;prezzato fuori dal mercato&#8221; il progetto chiedendo condizioni economiche che Mosca considera inaccettabili</a>. Pechino sarebbe disposta a firmare un accordo soltanto se il gas russo venisse <a href="https://www.startmag.it/energia/cina-russia-trattive-prezzo-gas-forza-siberia-2/">venduto a circa 50 dollari per mille metri cubi</a> (poco più di 4 €/MWh!), un livello vicino ai prezzi sussidiati che vigono in Russia. I russi, d’altro canto, vorrebbero venderlo a 250 dollari per mille metri cubi (circa 21 euro al megawattora). Per fare un veloce paragone, il prezzo del gas in Europa si aggira sui 50 €/MWh. Il punto è che, secondo <strong>Sergey Vakulenko </strong>del <em>Carnegie Russia Eurasia Center</em> ed ex dirigente Gazprom, il <a href="https://carnegieendowment.org/russia-eurasia/politika/2025/09/russia-china-gas-deals">progetto avrebbe bisogno di un prezzo di almeno 125 dollari per mille metri cubi alla frontiera cinese solo per raggiungere il punto di pareggio economico</a> (il cosiddetto <em>breakeven point</em>). In altre parole, alle condizioni richieste da Pechino il gasdotto rischierebbe semplicemente di non stare in piedi dal punto di vista finanziario.</p>



<p>E questo non è un dettaglio marginale visto che il Power of Siberia 2 rappresenta molto più di una normale infrastruttura energetica. Per capire la posta in gioco bisogna tornare al 2022. Prima della guerra in Ucraina, l&#8217;Europa era il mercato più redditizio per il gas russo. Per decenni Gazprom ha alimentato industrie, centrali elettriche e sistemi di riscaldamento europei, e specialmente tedeschi, attraverso una rete di gasdotti che garantiva a Mosca enormi entrate fiscali e geopolitiche. Dopo l&#8217;invasione e la conseguente crisi energetica, quello schema si è sostanzialmente spezzato con il drastico calo delle esportazioni verso l&#8217;Europa, crollate <a href="https://tg24.sky.it/economia/2026/05/20/gasdotto-russia-cina-power-of-siberia-2">da 157 a soli 18 miliardi di metri cubi all’anno</a>. <strong>Se il petrolio russo ha trovato relativamente facilmente nuovi compratori in Asia, il gas è una storia completamente diversa. </strong>Una petroliera può cambiare destinazione in poche settimane; un gasdotto richiede anni di progettazione e decine di miliardi di investimenti. Ed è proprio qui entra in scena il Power of Siberia 2.</p>



<p>Gazprom ha avviato i primi studi di fattibilità dell’opera già nel 2020 e nel settembre del 2025 ha siglato un memorandum vincolante di trent&#8217;anni con la Cina. <strong>Il progetto dovrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all&#8217;anno </strong>dai giganteschi giacimenti della penisola di Yamal, nell&#8217;Artico russo, fino alla Cina passando attraverso la Mongolia. Si tratta delle stesse regioni che per anni hanno alimentato una parte consistente delle esportazioni dirette all&#8217;Europa. In realtà, le prime discussioni sul progetto risalgono almeno al 2006, ma già nel 2013 Russia e Cina avevano spostato la loro attenzione su un percorso diverso: <a href="https://www.einaudiblog.it/power-of-siberia-2-il-gasdotto-che-potrebbe-ridisegnare-gli-equilibri-energetici-eurasiatici/">il gasdotto Power of Siberia 1, originariamente progettato per collegare i giacimenti di gas della Siberia orientale al nord‑est della Cina</a> ed entrato in funzione nel dicembre 2019 e rapidamente diventato un pilastro fondamentale della cooperazione energetica tra Russia e Cina. </p>



<p>Per Mosca il nuovo gasdotto avrebbe quindi una funzione quasi esistenziale: monetizzare riserve immense che altrimenti rischiano di rimanere sottoutilizzate. <a href="https://gogel.org/yamal-lng-and-arctic-lng-2-gas-extraction-russian-arctic">Yamal contiene alcune delle più grandi riserve di gas del pianeta</a> e rappresenta uno dei pilastri della produzione russa. Il problema è che <strong>il mercato europeo non può essere semplicemente sostituito con quello cinese. </strong>Sempre Vakulenko ha stimato che, anche in uno scenario relativamente favorevole, i profitti ottenibili dalle esportazioni verso la Cina sarebbero nettamente inferiori rispetto a quelli che la Russia ricavava dall&#8217;Europa prima del conflitto. Le cosiddette <em>resource rents</em>, cioè i profitti generati dallo sfruttamento delle risorse naturali al netto dei costi, potrebbero valere circa 2,5-4,3 miliardi di dollari all&#8217;anno, contro i circa 20 miliardi di dollari che arrivavano dal mercato europeo.</p>



<p>E perché invece la Cina non sembra avere alcuna fretta? Se la posizione russa appare comprensibile, quella cinese è forse ancora più interessante. Il primo Power of Siberia sta già consegnando gas russo alla Cina e ha raggiunto una capacità vicina ai 38 miliardi di metri cubi annui. Inoltre, <strong>la Cina del 2026 non è la Cina di dieci anni fa e Pechino ha costruito una strategia energetica molto più diversificata. </strong>Riceve gas dai Paesi dell&#8217;Asia Centrale attraverso una rete di gasdotti già operativa, importa gas naturale liquefatto (LNG) via nave da numerosi fornitori e, soprattutto, ha investito massicciamente nelle energie rinnovabili, diventando il principale installatore mondiale di impianti eolici e solari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La via più breve, la via più sicura</h2>



<p>Dietro i tentennamenti di Pechino si potrebbe dunque nascondere il timore di sviluppare una dipendenza eccessiva da un unico fornitore energetico, muovendosi invece con estrema cautela prima di legarsi a contratti trentennali così massicci. Ridurre lo stallo del Power of Siberia 2 a una semplice trattativa commerciale rischia infatti di essere fuorviante. Certo, i numeri contano. Ma quando si parla di energia, soprattutto tra grandi potenze, <strong>il problema non è solo quanto costa il gas, bensì quanto è sicuro il percorso che quel gas dovrà attraversare per i prossimi trent&#8217;anni. </strong>Da questo punto di vista, uno dei nodi più delicati riguarda proprio il tracciato del progetto. La Russia ha sempre spinto per la rotta attraverso la Mongolia, una soluzione considerata più economica e tecnicamente più semplice. Il progetto Soyuz Vostok, la sezione mongola del Power of Siberia 2, consentirebbe infatti di collegare i giacimenti di Yamal alla Cina evitando opere ancora più complesse lungo il confine sino-russo. </p>



<p>Per Pechino, però, il criterio del &#8220;meno costoso&#8221; non coincide necessariamente con quello del &#8220;più sicuro&#8221;. <a href="https://www.transportation.gov/briefing-room/united-states-mongolia-sign-open-skies-agreement-and-transportation-memorandum">Nel 2023 la Mongolia ha infatti firmato con gli Stati Uniti un accordo di Open Skies</a>, accompagnato da un memorandum più ampio sulla cooperazione nei trasporti. L&#8217;intesa crea il quadro normativo per collegamenti aerei diretti tra i due Paesi, amplia le opportunità commerciali nel settore dell&#8217;aviazione e rafforza la cooperazione in numerosi ambiti infrastrutturali, dalle ferrovie alle autostrade fino alla sicurezza dei trasporti. Ma in geopolitica il significato di un evento raramente coincide con il suo testo giuridico. La Mongolia occupa in fondo una posizione unica: è un enorme Stato cuscinetto incastonato tra Russia e Cina. Da anni Ulan Bator cerca di bilanciare l&#8217;ingombrante vicinanza dei due giganti <a href="https://www.geopoliticalmonitor.com/mongolias-third-neighbor-finding-balance-between-china-russia-and-the-u-s/">coltivando rapporti con quelli che la diplomazia mongola definisce i <em>third neighbours</em>, i &#8220;terzi vicini&#8221;:</a> <strong>Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud e Paesi europei. </strong>L&#8217;accordo con Washington è stato letto da molti osservatori come un ulteriore tassello di questa strategia. Se, quindi, il Power of Siberia 2 passasse attraverso la Mongolia, una parte cruciale della sicurezza energetica cinese dipenderebbe da un Paese terzo che sta progressivamente ampliando la propria rete di relazioni con gli Stati Uniti. <strong>Non significa che la Mongolia abbia intenzione di bloccare il gasdotto. </strong>Né esistono prove che Washington stia lavorando in quella direzione. Ma per i pianificatori strategici cinesi il problema non è ciò che accade oggi ma ciò che potrebbe accadere in uno scenario di crisi futura.</p>



<p>La Cina ha comunque recentemente <a href="https://www.linkiesta.it/2026/05/russia-cina-putin-xi-power-of-siberia-2-dipendenza-energetica/">inserito il progetto tra le priorità strategiche del suo 15° Piano Quinquennale (2026-2030)</a>. A spingere Pechino verso questa decisione sono state anche di recente le tensioni nelle rotte marittime globali (come le crisi nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso), che minacciano le rotte del gas e del petrolio via nave. <strong>Una linea terrestre sicura via terra attraverso la Siberia e la Mongolia offre alla Cina una garanzia di sicurezza nazionale </strong>che potrebbe col tempo ammorbidire la sua posizione sui prezzi.  Al momento le due potenze continuano a potenziare i flussi energetici attraverso le rotte già esistenti, ma per il <em>Power of Siberia 2</em> manca ancora una tabella di marcia precisa per l’inizio effettivo dei lavori. E proprio questa crescente asimmetria tra Mosca e Pechino apre una questione molto più ampia: il Power of Siberia 2 non è soltanto una disputa commerciale sul prezzo del gas, ma <strong>un indicatore del nuovo equilibrio di potere</strong> che si sta formando all&#8217;interno della partnership sino-russa. Una relazione che, almeno nel settore energetico, sembra sempre meno una collaborazione tra pari e sempre più un negoziato in cui una delle due parti può permettersi di aspettare, mentre l&#8217;altra no.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/power-of-siberia-2-il-gasdotto-che-russia-e-cina-vogliono-basta-che-a-pagare-sia-laltra.html">Power of Siberia 2: il gasdotto che Russia e Cina vogliono, basta che a pagare sia l&#8217;altra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mossa Usa: tecnologia nucleare all&#8217;Arabia Saudita, senza riserve sull&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/lasse-nucleare-usa-arabia-saudita-riad-potra-arricchire-luranio-con-tecnologie-usa-aggirando-le-regole-sulla-non-proliferazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia nucleare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=523911</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-300x156.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-1024x532.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-768x399.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-1536x798.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-600x312.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Usa bilanciano Israele e Iran via Turchia e Arabia, rimodellando il Medio Oriente e l'area del Golfo Persico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lasse-nucleare-usa-arabia-saudita-riad-potra-arricchire-luranio-con-tecnologie-usa-aggirando-le-regole-sulla-non-proliferazione.html">Mossa Usa: tecnologia nucleare all&#8217;Arabia Saudita, senza riserve sull&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-300x156.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-1024x532.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-768x399.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-1536x798.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-600x312.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti e l&#8217;Arabia Saudita, secondo il Wall Street Journal, <strong>hanno concluso un accordo triennale</strong> per potenziare la cooperazione in materia di energia nucleare. Si tratta di condivisione e trasferimenti tecnologici in materia di nucleare civile, ma quanto concluso dall&#8217;amministrazione di <strong>Donald Trump</strong> e dal governo del principe ereditario <strong>Mohammad bin Salman </strong>ha un effetto potenzialmente dirompente per la regione mediorientale: Riad potrebbe, se l&#8217;accordo sarà concluso, acquisire tecnologia americana e arricchire sul suo suolo l&#8217;uranio, in una mossa che riporta l&#8217;attenzione sul tema, potenziale, della proliferazione. Israele, ad esempio, guarda con apprensione all&#8217;accordo, dato che funzionari del governo di Tel Aviv hanno posto in essere grandi dubbi, parlando con la stampa americana, circa le potenziali ripercussioni militari di questi scenari. </p>



<p>Parimenti, l&#8217;amministrazione americana dovrà ora vedere cosa farà il Congresso di questo accordo, in una fase peraltro in cui l&#8217;avvicinarsi delle elezioni di metà mandato pone sotto scrutinio per le loro azioni tutti i membri della Camera dei Rappresentanti e un terzo dei senatori. <strong>L&#8217;accordo è stato inseguito da molti anni da Riad</strong>, e <a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/2026-07-22/ty-article/reports-trump-approves-saudi-arabia-nuclear-deal-without-major-safeguards/0000019f-87c3-d076-a39f-9ffff0900000?gift=6c4c617bcd1c4e90af1f3813eb1a5747">Haaretz nota </a>che il patto non include il principio del <strong>Gold Standard,</strong> una formula &#8220;che impedirebbe al regno di arricchire l&#8217;uranio e riprocessare il combustibile nucleare esaurito, entrambe potenziali vie per la produzione di armi nucleari&#8221;, a cui invece nel 2009 si conformarono gli Emirati Arabi Uniti aprendo alla costruzione della loro prima centrale nucleare.</p>



<p>Certamente <strong>l&#8217;interesse di Trump per il rafforzamento nucleare dell&#8217;Arabia Saudita si sposa con gli obiettivi economici del progetto Saudi Vision 2030</strong> di bin Salman, che immagina un futuro per il regno oltre la dipendenza dell&#8217;economia dalla monocoltura di idrocarburi e una prima via per l&#8217;interesse americano per l&#8217;accordo con Riad è di matrice prettamente economica: gli Usa stanno esternalizzando nel Golfo una parte non secondaria della <strong>potenza di calcolo necessaria per sviluppare l&#8217;intelligenza artificiale</strong> e i Paesi della regione si sono detti interessati a rafforzare il loro ruolo nel settore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rivalità con gli Emirati</h2>



<p>Gli Emirati corrono, l&#8217;Arabia Saudita non vuole essere da meno: il combinato disposto data center-centrali nucleari per l&#8217;alimentazione è un&#8217;ipotesi di studio non secondaria. Trasferire tecnologie critiche, in secondo luogo, è un modo per gli Usa per dimostrare che non stanno abbandonando il Golfo dopo che <strong>la guerra con l&#8217;Iran ha spesso mostrato sguarnite le petromonarchie arabe</strong> di fronte alla reazione regionale di Teheran. E più in generale Washington non può contare solo su Israele come <strong>alleato regionale: l&#8217;accordo con l&#8217;Arabia Saudita</strong> si inserisce sul solco dei rapporti calorosi dell&#8217;amministrazione Trump col Pakistan e dell&#8217;attenzione particolare data alla Turchia in una fase in cui il triangolo Riad-Ankara-Islamabad vuole stabilizzare un Medio Oriente in equilibrio tra gli Usa, l&#8217;assertività israeliana e il ruolo ambiguo e incerto dell&#8217;Iran. </p>



<p>Nei confronti di questi Paesi, gli Usa si sono dimostrati estremamente generosi nel Trump 2.0, ed è notevole sottolineare come al tempo stesso due linee rosse riguardino possibili accordi a cavallo tra commercio e sicurezza che, potenzialmente, potrebbero irritare Tel Aviv: gli F-35 <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-la-nato-e-leuropa-alla-corte-di-erdogan-il-vertice-di-ankara-consacra-le-ambizioni-della-turchia.html" type="post" id="522428">alla Turchia da un lato</a>, il nucleare a Riad dall&#8217;altro. <strong>L&#8217;accordo dovrà ora essere visto dal Congresso, che secondo le leggi Usa </strong>sul programma nucleare potrà potenzialmente <a href="https://www.nytimes.com/2026/07/21/us/politics/trump-saudi-nuclear-deal.html">bloccarlo con una maggioranza di due terzi</a>. Al tempo stesso, mentre <strong>si riprende la dinamica conflittuale con l&#8217;Iran</strong>, avviata proprio dal dibattito sulla questione nucleare, è curioso sottolineare come Washington spinga contro la presunta minaccia di proliferazione di Teheran da un lato mentre, al contempo, apre le porte a uno sbarco della sua tecnologia atomica in un Paese alleato come l&#8217;Arabia Saudita. </p>



<p>La mossa può essere letta in diversi modi: attraverso il prisma del ruolo decisivo che i sauditi giocano nella strategia americana, come <strong>strumento di pressione contro le possibili intemperanze israeliane sul piano geopolitico</strong>, e al contempo come potenziale deterrenza da un lato e velata apertura dall&#8217;altro a un futuro accordo simile con l&#8217;Iran che ponga sotto tutela americana l&#8217;arricchimento tramite il trasferimento tecnologico. Non è da escludere che tutte queste dinamiche possano giocare un ruolo in una partita che mostra le nuove dinamiche di potere della regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lasse-nucleare-usa-arabia-saudita-riad-potra-arricchire-luranio-con-tecnologie-usa-aggirando-le-regole-sulla-non-proliferazione.html">Mossa Usa: tecnologia nucleare all&#8217;Arabia Saudita, senza riserve sull&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stop al gas russo in Europa, ma non prima di aver fatto il pieno degli stoccaggi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/stop-al-gas-russo-in-europa-ma-non-prima-di-aver-fatto-il-pieno-degli-stoccaggi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 05:11:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas russo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=523765</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1174" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-1024x626.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-1536x939.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-2048x1252.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I Paesi europei fanno a gara per assicurarsi gas russo sufficiente prima che scatti lo stop definitivo in amcanza di alternative convenienti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/stop-al-gas-russo-in-europa-ma-non-prima-di-aver-fatto-il-pieno-degli-stoccaggi.html">Stop al gas russo in Europa, ma non prima di aver fatto il pieno degli stoccaggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1174" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-1024x626.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-1536x939.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230308120659329_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_695310-2048x1252.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Unione Europea è decisa a interrompere ogni rapporto commerciale con la Russia <strong>rinunciando al suo gas entro il 2027</strong>, ma non prima di averne fatto scorte voluminose. Secondo quanto rilanciato dal <em><a href="https://www.ft.com/content/de9bbc3a-c317-4e5f-a324-6ec0dde45722?syn-25a6b1a6=1">Financial Times</a></em>,  <a href="https://it.insideover.com/politica/gas-russo-boom-di-importazioni-in-europa-spagna-in-vetta-con-124.html">alcuni Paesi membri starebbero accelerando sull’acquisto di gas russo</a> prima che il bando diventi vincolante l’anno prossimo e secondo la società di analisi Kpler, da inizio 2026, sarebbero state importate circa <strong>9,9 milioni di tonnellate di oro blu </strong>all’interno dei confini comunitari. Un elemento consistente e saliente che indica le contraddizioni di una politica determinata a porre fine a una fonte di approvvigionamento a cui, però, non è semplice trovare un’alternativa che soddisfi pienamente il fabbisogno energetico nel Vecchio Continente a prezzi relativamente contenuti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo shopping energetico prima dello stop</h2>



<p>A gennaio 2026 è entrato in vigore il regolamento Ue che prevede l’abbandono graduale delle importazioni di oro blu da Mosca dopo un lungo dibattito iniziato negli anni addietro. Già da questa primavera è scattato il divieto relativo all’acquisto di gas tramite contratti a breve termine, mentre sarà ancora possibile fino a dicembre 2027 effettuare delle forniture se disciplinate da vecchi contratti pluriennali. Grazie a cosa è stato firmato in passato, <strong>le industrie europee stanno facendo una corsa contro il tempo per accaparrarsi più gas possibile prima che si chiudano i rubinetti dell’Est </strong>e non è un caso che <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-predica-il-bando-ma-compra-piu-gas-russo-208-di-gnl-nel-2026.html">le importazioni da gennaio a giugno di quest’anno siano aumentate </a>di circa il 16-18% rispetto allo stesso arco temporale del 2025. <strong>Tra i principali acquirenti ci sono la Francia con 3,6 milioni di tonnellate, il Belgio con 3 milioni e la Spagna con 2,7 milioni.</strong></p>



<p>Questi volumi di acquisto hanno un enorme valore monetario per le compagnie russe secondo l’Ong Urgewald. L’organizzazione ha stimato che i proventi derivanti dalle vendite ammontano a circa 6 miliardi di euro sia che si tratti di materia prima trasportata via gasdotto che di gas naturale liquefatto (GNL) approdato nei porti europei. Ciò dimostra che, nonostante l’Unione europea abbia diversificato i Paesi fornitori di oro blu tra cui Algeria, Norvegia e Usa, Mosca continua a essere un mercato fondamentale per riscaldare il Vecchio Continente.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La commistione tra interessi russi ed europei: il caso Yamal LNG</h2>



<p><strong>Buona parte del gas naturale liquefatto importato dagli europei è trattato presso gli impianti di Yamal</strong>, ubicati nell’omonima penisola facente parte del Circolo Polare Artico. Il territorio non si trova lontano dai confini dell’Ue e il gas prodotto presso le strutture locali è trasportato fino alle coste europee tramite delle <strong>metaniere rompighiaccio</strong>. Tali imbarcazioni sono di tipo Arc7, un prototipo molto costoso e limitato in commercio, e risultano più convenienti  da utilizzare nelle rotte verso l’Europa grazie alla vicinanza tra i terminali situati lungo le rispettive coste, mentre i viaggi in direzione dell’Asia sono più lunghi e meno frequenti a causa della maggiore distanza. Non è un caso, dunque, se <strong>nei primi sei mesi del 2026, la quasi totalità della produzione di Yamal sia stata destinata al Vecchio Continente.</strong></p>



<p>Davanti allo scenario che metterà fine alla possibilità di fare affari con gli europei,&nbsp; indubbiamente per la <strong>società Novatek</strong> &#8211; compagnia russa partecipante al 50% alla joint venture Yamal GNL &#8211;&nbsp; sarà un bel grattacapo ma anche altre aziende, per giunta europee, potrebbero piangere lacrime amare. A controllare gli impianti della penisola sono anche la francese TotalEnergies che possiede circa il 20% delle azioni, la China National Petroleum Corporation (CNPC) che possiede la stessa percentuale del colosso transalpino e il Silk Road Fund cinese che vanta circa il 10%. Dall’anno prossimo, TotalEnergies non potrà senz’altro più contribuire all’esportazione di gas a favore dell’Europa ma l’amministratore delegato Patrick Pouyanné <strong>non esclude che per l’azienda non sarà più possibile commercializzare GNL russo anche in altri mercati visto il divieto comunitario di acquistare gas russo </strong>(su<strong> </strong>&nbsp;questo aspetto ci sono dubbi interpretativi).&nbsp;</p>



<p>Tutto questo dimostra come le economie di Europa e Russia siano molto integrate e come noi europei abbiamo difficoltà a ignorare e a sostituire un partner commerciale come Mosca. Dall’anno prossimo, il destino dell’industria nostrana assumerà un volto molto diverso da quello vissuto per decenni. </p>



<p><em><strong>InsideOver è una testata libera e indipendente che vuole raccontare il mondo fuori dagli schemi convenzionali del mainstream.&nbsp;<em>&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/stop-al-gas-russo-in-europa-ma-non-prima-di-aver-fatto-il-pieno-degli-stoccaggi.html">Stop al gas russo in Europa, ma non prima di aver fatto il pieno degli stoccaggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Accordi col Golfo e niente pedaggi, la confusa strategia Usa su Hormuz</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/accordi-col-golfo-e-niente-pedaggi-la-confusa-strategia-usa-su-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 04:50:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=523260</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel mirino della Casa Bianca c'è sempre la Cina, ma la realtà per il momento è una sola: gli Usa non controllano Hormuz. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/accordi-col-golfo-e-niente-pedaggi-la-confusa-strategia-usa-su-hormuz.html">Accordi col Golfo e niente pedaggi, la confusa strategia Usa su Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scacco strategico da un lato, le opportunità future dall&#8217;altro: l&#8217;America resta una <strong>grande potenza anche perché ogni contesto ove è impegnata</strong> non necessariamente è avulso dagli altri, e nel quadro delle conseguenze della <strong>Terza guerra del Golfo</strong> va sottolineato che Washington intende utilizzare la risposta alla fragilità del cessate il fuoco con l&#8217;Iran, sempre più sfidato da raid e contro-raid, per testare la capacità americana di amplificare le sue posizioni nella partita a scacchi col rivale cinese. La grande competizione Washington-Pechino si esplicita su molti fronti e ha diversi laboratori d&#8217;attuazione.</p>



<p>Il tema energetico e del Golfo sono strettamente collegati e la notizia che Donald Trump avrebbe voluto imporre un <strong>pedaggio del 20% del valore complessivo delle merci trasportate da tutte le imbarcazioni in uscita dallo Stretto di Hormuz</strong> nuovamente bloccato per poi <strong>cercare accordi coi Paesi del Golfo</strong> manda un messaggio alle economie asiatiche, e alla rivale per eccellenza in particolare. Un quarto del traffico mondiale di greggio e un quinto del commercio globale di gas naturale liquefatto esce quotidianamente da Hormuz,<a href="https://www.iea.org/about/oil-security-and-emergency-response/strait-of-hormuz"> e l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia ricorda che rispettivamente l&#8217;80% e il 90%</a> di questi valori si dirigono a Oriente. <a href="https://it.insideover.com/energia/energia-e-molto-altro-dopo-la-guerra-usa-alliran-lasse-cina-golfo-e-piu-forte-che-mai.html#google_vignette">Come ha ricordato <strong>Martina Besana su queste colonne, poi, la Cina</strong></a> ha rafforzato i suoi rapporti col Golfo stringendo rinnovate partnership commerciali e dunque amplificato la sua attenzione per il Medio Oriente. </p>



<p>Accordi e partnership sono il quadro di riferimento delle relazioni cinesi con gli Stati del Golfo ma non è che Washington sia mai stata da meno in questi ultimi tempi. Non è ben chiaro come gli Stati Uniti possano sostituire la sfida del <strong>pedaggio di Hormuz con degli accordi commerciali, che sono su tutt&#8217;altro piano</strong>. Del resto, è dall&#8217;inizio del secondo mandato di Trump che le petromonarchie del Golfo corteggiano gli Usa promettendo un El Dorado di spese nel territorio americano in cambio del prosieguo della relazione bilaterale. Il sito della Casa Bianca ci ricorda che dal gennaio 2025 a oggi hanno già annunciato investimenti negli Usa: gli Emirati Arabi Uniti per 1.400 miliardi di dollari, il Qatar per 1.200, l&#8217;Arabia Saudita, più sobriamente, per 600. Tutti questi Paesi, poi, hanno <strong>abbracciato la rivoluzione dell&#8217;intelligenza artificiale promettendo di ospitare potenza di calcolo e capacità americane</strong> e delle aziende approfittando della disponibilità di energia a basso costo. </p>



<p>Ora Trump dice che il 20% di pedaggio a Hormuz non sarà implementato perché i Paesi del Golfo cercheranno accordi commerciali con gli Usa in via alternativa: ma si tratterà di investire ulteriori soldi o di cercare di concretizzare quanto emerso negli annunci del 2025 e di inizio 2026? E saranno gli Stati della regione disposti ad affidarsi al dialogo diretto con gli Usa con la stessa volontà di ieri dopo che la guerra all&#8217;Iran ha mostrato la fragilità delle garanzie di sicurezza americane? La Bbc legge il fatto come il tentativo di Trump di provare a porre fine alla guerra con mosse che possano lasciare agli <a href="https://www.bbc.com/news/articles/crele3r8j19o">Usa in mano un risultato tale da non essere qualificabile come sconfitta completa.</a> e contenere la crescente presenza cinese negli affari della Penisola Arabica e del Golfo è sicuramente un obiettivo strategico in tal senso. <strong>Ma la vaghezza degli annunci si scontra con una realtà ineludibile: l&#8217;America non controlla Hormuz</strong> e i suoi traffici, <a href="https://it.insideover.com/guerra/hormuz-in-fiamme-il-mondo-alla-canna-del-gas.html">e il fatto che l&#8217;Iran abbia ricordato ciò colpendo petroliere emiratine</a> mostra quanto gli Stati del Golfo dovranno prima chiedersi il valore della garanzia americana e solo poi capire come proseguire i rapporti commerciali. <em>Primum vivere</em>: se la guerra si rinfocolerà, saranno gli affari dell&#8217;intera regione a tornare a essere messi in discussione. Ad oggi gli accordi e i negoziati per implementarli esistono solo negli annunci della Casa Bianca. Come molte altre cose quando si tratta dei discorsi sul futuro del teatro mediorientale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/accordi-col-golfo-e-niente-pedaggi-la-confusa-strategia-usa-su-hormuz.html">Accordi col Golfo e niente pedaggi, la confusa strategia Usa su Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Produrre l&#8217;energia non basta, bisogna farla circolare: Energy Highways, perché le reti decidono il futuro dell&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economy/produrre-lenergia-non-basta-bisogna-farla-circolare-energy-highways-perche-le-reti-decidono-il-futuro-delleuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 04:47:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522776</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Nel XXI secolo non sarà sufficiente produrre energia rinnovabile a basso costo. Sarà decisivo poterla distribuire rapidamente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/produrre-lenergia-non-basta-bisogna-farla-circolare-energy-highways-perche-le-reti-decidono-il-futuro-delleuropa.html">Produrre l&#8217;energia non basta, bisogna farla circolare: Energy Highways, perché le reti decidono il futuro dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250502085349584_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_137387-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Per oltre vent&#8217;anni il dibattito sulla <strong>sicurezza energetica</strong> europea si è concentrato sulla disponibilità di gas, petrolio e sulle rotte di approvvigionamento. La guerra in Ucraina ha accelerato la corsa verso le <strong>energie rinnovabili</strong>, modificando profondamente il paradigma strategico del continente. Oggi, tuttavia, il problema non consiste più soltanto nel produrre elettricità pulita, bensì nel riuscire a trasportarla rapidamente verso i luoghi dove viene richiesta. È in questo passaggio che nasce la nuova competizione geopolitica europea. Le infrastrutture di rete stanno assumendo un valore strategico paragonabile a quello che, negli ultimi decenni, hanno avuto i grandi gasdotti internazionali. Chi controllerà la capacità di trasmissione dell&#8217;elettricità controllerà anche una parte rilevante della competitività industriale europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Spagna dimostra che l&#8217;energia abbondante non basta</strong></h2>



<p>Il caso spagnolo rappresenta probabilmente il laboratorio più significativo della nuova transizione energetica. Grazie agli investimenti in <strong>fotovoltaico</strong> ed <strong>eolico</strong>, <a href="https://lightbox.terna.it/it/sfide/grids-package-eu">Madrid dispone oggi di una delle produzzioni rinnovabili più competitive d&#8217;Europa. In numerose giornate dell&#8217;anno il prezzo dell&#8217;elettricità sul mercato all&#8217;ingrosso si avvicina allo zero, mentre in alcune fasce orarie diventa addirittura negativo. Potrebbe sembrare un successo assoluto. In realtà racconta anche un limite strutturale</a>. Quando la produzione supera la domanda interna e le interconnessioni con il resto d&#8217;Europa risultano insufficienti, una parte consistente dell&#8217;energia deve essere ridotta oppure non viene valorizzata economicamente. In altre parole, <strong>produrre molta energia non significa automaticamente poterla utilizzare o vendere</strong>. Il collo di bottiglia resta rappresentato dalle limitate connessioni elettriche attraverso i Pirenei, che ancora oggi impediscono alla penisola iberica di trasformarsi in uno dei principali esportatori energetici europei.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le Energy Highways ridisegnano la geografia del potere europeo</strong></h2>



<p>È proprio per superare queste frammentazioni che la Commissione europea ha individuato otto grandi <strong>Energy Highways</strong>, considerate infrastrutture strategiche continentali. Non si tratta semplicemente di nuovi elettrodotti. Il progetto comprende interconnessioni elettriche, cavi sottomarini, reti dedicate all&#8217;idrogeno, collegamenti offshore e sistemi destinati a rendere il mercato energetico europeo realmente integrato. L&#8217;obiettivo strategico è duplice. Da un lato ridurre le differenze di prezzo tra i diversi mercati nazionali; dall&#8217;altro aumentare la <strong>resilienza energetica</strong> dell&#8217;Unione, diminuendo la vulnerabilità rispetto a crisi geopolitiche, eventi climatici estremi o interruzioni delle forniture. La logica è semplice: una rete europea interconnessa rende molto più difficile che uno Stato membro resti isolato durante una crisi energetica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un investimento da oltre 1.200 miliardi</h2>



<p>La costruzione della nuova rete continentale richiederà investimenti superiori ai <strong>1.200 miliardi di euro</strong> entro il 2040. La cifra riguarda principalmente il rafforzamento delle reti di <strong>trasmissione</strong> e soprattutto della <strong>distribuzione</strong>, cioè quella parte dell&#8217;infrastruttura che collega direttamente famiglie, imprese, comunità energetiche, mobilità elettrica e industria. Mai prima d&#8217;ora la politica energetica europea aveva richiesto una mobilitazione finanziaria di queste dimensioni. Diventa quindi inevitabile affrontare una questione di <strong>finanza pubblica</strong>: chi sosterrà realmente questi costi? Le risorse europee potranno coprire soltanto una parte degli investimenti. Il resto dovrà essere finanziato attraverso operatori di rete, capitale privato, prestiti della Banca europea per gli investimenti, fondi nazionali e tariffe regolamentate. La sfida non sarà soltanto tecnica, ma eminentemente politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il vero conflitto sarà la distribuzione dei costi</strong></h2>



<p>Le nuove infrastrutture producono benefici che spesso interessano l&#8217;intera Europa, mentre i costi ricadono inizialmente su territori molto specifici. È questo il principale nodo della futura governance energetica europea. Una linea ad alta tensione può abbassare i prezzi dell&#8217;elettricità in più Paesi contemporaneamente, ma attraversa comuni, province e regioni che devono gestirne l&#8217;impatto ambientale e amministrativo. Senza un efficace sistema di <strong>cost allocation</strong>, il rischio è che proprio le opere più strategiche diventino le più difficili da realizzare. Il consenso territoriale diventa così un elemento di sicurezza nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le reti diventano infrastrutture critiche della sicurezza europea</strong></h2>



<p>La nuova geopolitica dell&#8217;energia non riguarda soltanto produzione e prezzi. Una rete fortemente digitalizzata aumenta infatti la dipendenza da <strong>trasformatori</strong>, <strong>semiconduttori</strong>, software di gestione, sistemi di controllo e componentistica avanzata. Ciò introduce nuove vulnerabilità. Cyberattacchi, sabotaggi, interruzioni della supply chain e dipendenze industriali assumono oggi un peso crescente nella pianificazione strategica europea. La sicurezza energetica si fonde progressivamente con la <strong>sicurezza industriale</strong>, la <strong>cybersecurity</strong> e la politica delle materie prime critiche. L&#8217;infrastruttura elettrica diventa così parte integrante della strategia di difesa economica dell&#8217;Unione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;Italia può diventare il ponte energetico del </strong>Mediterraneo</h2>



<p>In questo scenario l&#8217;Italia occupa una posizione geografica potenzialmente privilegiata. La penisola rappresenta naturalmente il punto di collegamento tra Europa continentale, Balcani e Mediterraneo, potendo intercettare sia le future reti elettriche sia i corridoi dedicati all&#8217;idrogeno. Tuttavia il vantaggio geografico non basta. Servono investimenti nella rete nazionale, procedure autorizzative più rapide, maggiore capacità di distribuzione e un rafforzamento delle infrastrutture interne. Diversamente, il rischio è che l&#8217;Italia rimanga semplicemente un territorio di transito, senza trasformare questa posizione in un reale vantaggio competitivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nuova sovranità europea passa dai cavi elettrici</strong></h2>



<p>La transizione energetica sta modificando il concetto stesso di potere. Nel XXI secolo non sarà sufficiente produrre energia rinnovabile a basso costo. Sarà decisivo poterla distribuire rapidamente, proteggerla da minacce fisiche e informatiche e renderla disponibile all&#8217;industria europea nei momenti di maggiore domanda. Le <strong>Energy Highways</strong> rappresentano quindi molto più di un progetto infrastrutturale: costituiscono il tentativo dell&#8217;Unione europea di costruire una nuova architettura della propria <strong>autonomia strategica</strong>. Se questo piano riuscirà, l&#8217;Europa potrà trasformare la frammentazione energetica in un mercato realmente integrato, rafforzando competitività industriale e sicurezza continentale. Se invece le reti continueranno a crescere più lentamente della produzione rinnovabile, il continente rischierà un paradosso geopolitico: disporre di energia abbondante ma non riuscire a utilizzarla dove serve. Ed è proprio in questa sottile differenza che si giocherà una parte decisiva del futuro economico e strategico europeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economy/produrre-lenergia-non-basta-bisogna-farla-circolare-energy-highways-perche-le-reti-decidono-il-futuro-delleuropa.html">Produrre l&#8217;energia non basta, bisogna farla circolare: Energy Highways, perché le reti decidono il futuro dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 72/338 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-06 16:56:50 by W3 Total Cache
-->