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	<title>Paolo Arigotti Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Sep 2026 07:43:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Paolo Arigotti Archives - InsideOver</title>
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		<title>Andiamo a vedere Naza, ma anche Palestine36</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/andiamo-a-vedere-naza-ma-anche-palestine36.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 07:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visione della pellicola tanto applaudita a Venezia va affiancata da quella di Palestine36, "quando tutto ebbe inizio".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/andiamo-a-vedere-naza-ma-anche-palestine36.html">Andiamo a vedere Naza, ma anche Palestine36</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Venticinque minuti di applausi hanno salutato in sala la fine della proiezione di <em>Naza,</em> il documentario israeliano premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, che così non solo si è aggiudicato il <a href="https://it.euronews.com/cultura/2026/09/13/woman-unknown-vince-il-leone-doro-a-venezia-naza-vince-il-premio-speciale-della-giuria">premio speciale della giuria</a> della 83^ edizione, ma soprattutto la più lunga ovazione di pubblico della storia della manifestazione.</p>



<p>Il documentario diretto dai registi israeliani <strong>Yuval Abraham </strong>e <strong>Rachel Szor,</strong> già fatti oggetto di <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/17/documentario-naza-venezia-israele-manifestazione-video/8509128/">strali</a> in patria, riprende una serie di testimonianze, rigorosamente anonime, di appartenenti alle forze armate dello stato ebraico (IDF), riguardanti uccisioni e violenze perpetrate ai danni di civili palestinesi a Gaza.</p>



<p>L’argomento non è nuovo per Venezia, visto che già lo scorso anno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_voce_di_Hind_Rajab">La voce di Hind Rajab</a>, incentrato sull’ultima telefonata della piccola palestinese uccisa assieme ai suoi familiari in una spirale di fuoco dell’IDF, aveva commosso il pubblico, senza dimenticare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/No_Other_Land">No Other Land</a>, premiato agli Oscar nel 2025; a quest’ultimo proposito, ricordiamo l’aggressione subita da uno degli autori palestinesi poche settimane dopo la cerimonia di premiazione a opera di alcuni estremisti israeliani.</p>



<p>La novità di Naza è costituita dal fatto che si tratta di una produzione integralmente israeliana, visto e considerato che esistono già innumerevoli <a href="https://www.amnesty.it/onu-rapporto-sulla-violenza-di-genere-a-gaza/">denunce</a> e <a href="https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/coloni-israele-palestina-violenze-onu-2875199.html">rapporti</a> sulla condizione dei palestinesi nei territori (illegittimamente) occupati da Israele, e che sono anni che i palestinesi denunziano crimini e violenze di ogni genere perpetrati ai loro danni, e questo ben prima del 7 ottobre, tanto a Gaza che in Cisgiordania (dove, peraltro, Hamas non governa…).</p>



<p>Nel commentare l’evento, i ricercatori e analisti <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_dovete_vedere_palestine_36_e_non_applaudire_naza/45289_69009/">Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad</a>, riprendendo alcune osservazioni a suo tempo fatte sulla condizione dei gazawi, parlano di Naza come di “…un atto d’accusa contro un’informazione occidentale che per tre anni ha trattato i giornalisti palestinesi come narratori inaffidabili della nostra stessa morte”. La stessa che, all’opposto, accoglie con favore, senza dubitarne, le parole dei carnefici i quali illustrano nel documentario, con dovizia di particolari macabri e raccapriccianti, le atrocità cui hanno assistito (e/o provocato). Il tutto con voce ferma, senza mostrare rimorso.</p>



<p>Sarebbe lecito a questo punto interrogarsi non tanto sull’identità delle persone, tenuta nascosta probabilmente per la loro sicurezza interna, quanto sul perché non siano chiamati a rendere conto delle loro azioni. E la risposta, temiamo, non sarebbe particolarmente edificante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché ascoltiamo una voce sola</h2>



<p>Assieme a questo dubbio, il dato più inquietante sotto il profilo comunicativo è che persino nella tragedia e nelle azioni criminali, il ruolo dei palestinesi emerga come fonte inattendibile, tra accuse di terrorismo e fiancheggiamento, e spesso additati come diffusori di notizie false. Al contrario <strong>la fonte israeliana, per quanto riveli fatti oramai arcinoti, viene considerata come fosse l’unica e sola a meritare attenzione,</strong> guadagnandosi gli applausi del pubblico.</p>



<p>Tali considerazioni, si badi bene, non si prefiggono lo scopo di sminuire in alcun modo l’importanza della reazione dell’opinione pubblica, assai più solerte di tanti governi nel recepire e tentare di contrastare orrori indicibili, quanto suscitare qualche riflessione su certe dinamiche, che troppo spesso sfociano nei famosi doppi standard.</p>



<p>Proprio per questa ragione, facendo nostri alcuni dei preziosi consigli dei già citati analisti, è assolutamente auspicabile non solo la visione di Naza – e dei <a href="https://mescalitofilm.com/distribuzione/the-bibi-files/">Bibi files</a> – ma anche di un&#8217;altra importante pellicola intitolata <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Palestina_36_-_Quando_tutto_ebbe_inizio">Palestine 36</a>, sottotitolo “Quando tutto ebbe inizio”, che ha il grande merito di ricordare a tutti una verità nota, ma troppo spesso oscurata. La storia tormentata del popolo palestinese, a partire dalle grandi rivolte iniziate sotto il mandato britannico nel 1936, che ha origini assai risalenti.</p>



<p>Una constatazione che dovrebbe farci interrogare sulle ragioni per cui tanti (troppi) palestinesi debbano seguitare a morire, o patire sofferenze indicibili, affinché il mondo stia ad ascoltare la loro voce.  E chi non prende posizione è solamente complice, anche solo col suo silenzio. In definitiva, <strong>ascoltare (e dare credito) a una sola voce non è la mai la migliore strada per conoscere la verità</strong>, così come demonizzare un intero popolo non può mai rispondere a un elementare principio di giustizia. E non ci sembra che queste regole, per quanto scontate, vengano sempre rispettate, per usare un eufemismo. Nel caso dei palestinesi, e non solo.</p>
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		<title>Israel’s Lobby ovvero: la struttura di potere che lega Washington a Tel Aviv </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israels-lobby-ovvero-la-struttura-di-potere-che-lega-washington-a-tel-aviv.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra giornalismo investigativo e ricerca scientifica, un nuovo prezioso saggio sulle strutture pro-Israele che influenzano la politica Usa.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israels-lobby-ovvero-la-struttura-di-potere-che-lega-washington-a-tel-aviv.html">Israel’s Lobby ovvero: la struttura di potere che lega Washington a Tel Aviv </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/trump-netanyahu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo <a href="https://www.simonandschuster.com/books/Israels-Lobby/Eli-Clifton/9781668210840">saggio</a> di <strong>Eli Clifton </strong>e <strong>Ian Lustick</strong>, al momento disponibile solo in lingua inglese, è un’inchiesta serrata, documentata e politicamente coraggiosa circa <strong>il ruolo della cosiddetta Israel Lobby nella definizione della politica estera (e interna) degli Stati Uniti. </strong>Le conclusioni cui arrivano gli autori sono impietose: per il tramite di gruppi di pressione, centri di ricerca e importanti finanziatori la cosiddetta lobby avrebbe negli anni progressivamente ristretto l’ambito del dibattito politico (e pubblico) attorno a fondamentali scelte strategiche sulla politica estera (si parla, tra gli altri, di Iraq e Iran), indirizzandole in diversi casi verso obiettivi e f<strong>inalità estranee, se non addirittura contrarie, agli interessi degli Stati Uniti d’America.</strong></p>



<p>Tra i <a href="https://www.kirkusreviews.com/book-reviews/eli-clifton/israels-lobby/">passaggi</a> più significativi, in grado di gettare un’ombra sulla stessa tenuta dei valori democratici e della libertà d’espressione, citiamo quello secondo cui :”… siamo ora soggetti alla criminalizzazione delle critiche alle politiche di Israele, a restrizioni alla libertà di parola nei campus universitari e a una pericolosa difesa di Israele che equipara le critiche a un attacco a tutti gli ebrei&#8221;, particolarmente importante nel momento in cui molte <a href="https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/mondo/il-60-degli-americani-ha-una-visione-sfavorevole-di-israele/">rilevazioni</a> attestano un calo verticale della reputazione dello stato ebraico nella società americana. Un’influenza, quella israeliana e della lobby, che sarebbe assai <a href="https://www.publishersweekly.com/9781668210840">risalente</a>, secondo quanto documentato da Clifton e Lustick.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non è la prima opera critica, ma…</strong></h2>



<p>Non si tratta della prima volta che vengono sollevate critiche e denunce circa l’ambiguo rapporto tra Stati Uniti e Israele. Per tutti ricordiamo <a href="https://www.hks.harvard.edu/publications/israel-lobby-and-us-foreign-policy">The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy</a>, di <strong>John Mearsheimer </strong>&amp; Stephen Walt, disponibile anche in italiano, rispetto al quale il nuovo volume di Clifton e Lustick non parla solo di ingerenza politica, ma più in termini generali di un disegno di impossessamento del discorso e narrazione pubblica, per il tramite di un complesso di strumenti finanziari, mediatici e disciplinari, unitamente a una strategia di <a href="https://www.kirkusreviews.com/book-reviews/eli-clifton/israels-lobby/">demonizzazione</a> del dissenso. In altre parole, se l’opera di Mearsheimer e Walt si focalizzava sulla politica internazionale, quella in esame, senza trascurare tali aspetti, si concentra sulle strutture di potere, forse trascurando – una delle critiche che le sono state rivolte – il peso di altre componenti (liberal, neoconservatori, gruppi evangelici, etc.) che il volume tocca solo marginalmente.</p>



<p>Come accennavamo parliamo di una <a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/israele-spia-gli-stati-uniti-non-e-certo-una-novita/">strategia</a> tutt’altro che nuova nel rapporto tra Washigton e Tel Aviv. I due autori hanno voluto porre l’accento sull’impatto di queste influenze su alcune delle più importanti decisioni di politica estera della massima potenza mondiale, che r<strong>ischiano di tradursi in costi strategici e morali crescenti,</strong> che sono andate di pari passo con la <a href="https://www.simonandschuster.com/books/Israels-Lobby/Eli-Clifton/9781668210840">radicalizzazione</a> della politica israeliana.  Un aspetto, questo ultimo, del quale si è occupato Lustick, che documenta l’evoluzione della Lobby nel quadro della politica USA–Israele in relazione al crescente oltranzismo della dirigenza politica dello stato ebraico.</p>



<p>Sono innumerevoli le <a href="https://factually.co/fact-checks/politics/is-israels-lobby-clifton-lustick-credible-9ba8ca">recensioni</a> già pubblicate, che parlano di un libro che combina giornalismo investigativo e scienza politica, ricorrendo a una scrittura chiara, incisiva, priva di argomentazioni retoriche. L’impianto è rigoroso, sostenuto da casi storici, documenti, testimonianze e analisi finanziarie. L’obiettivo non è certo quello di demonizzare una comunità, bensì di ricostruire un sistema di potere, evidenziandone le criticità; e tenendo bene a mente che la Israel lobby è assieme a quella cubana forse la più influente nelle decisioni afferenti alla politica internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi sono Clifton e Lustick</strong></h2>



<p>I due <a href="https://www.simonandschuster.com/books/Israels-Lobby/Eli-Clifton/9781668210840">autori</a> vantano curriculum di tutto rispetto.  <strong>Eli Clifton è un giornalista investigativo</strong>, cofondatore del <em>Quincy Institute for Responsible Statecraft,</em> ha scritto per The Guardian, The Nation, The Intercept, The South China Morning Post, LobeLog, Salon, HuffPost, The Daily Beast, Slate, Gawker,  Foreign Policy, occupandosi di politica estera e flussi finanziari in collegamento con la politica.  <strong>Ian S. Lustick è un docente universitario</strong>, ha insegnato presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell&#8217;Università della Pennsylvania, oltre ad aver collaborato nell’Amministrazione Carter come esperto per conto del Dipartimento di Stato per gli affari israelo-palestinesi e consulente per altri presidenti in materia di politica estera e sicurezza nazionale. È fondatore ed ex presidente dell&#8217;Association for Israel Studies e membro del Council on Foreign Relations.</p>



<p>Un’analisi destinata a divenire un punto di riferimento per studiosi, giornalisti e per tutte le persone interessate a comprendere meglio le dinamiche celate dalle più importanti e impattanti decisioni di politica internazionale. Ci sia consentita, a margine, solo una piccola riflessione finale. Alla luce di quanto denunziano i due autori, specialmente sulle logiche di criminalizzazione del dissenso, presenti all’interno del mondo politico e accademico, lasciano ancora più perplessi alcuni dei contenuti del cosiddetto DDL antisemitismo, circa il quale rinviamo all’ottima analisi di <a href="https://it.insideover.com/politica/passa-al-senato-il-decreto-sullantisemitismo-per-il-pd-una-spaccatura-per-tutti-piu-rischioso-criticare-israele.html">Alessio Mannino</a>.</p>



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		<title>Perché il socialismo conquista l’America (e terrorizza il tycoon)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-il-socialismo-conquista-lamerica-e-terrorizza-il-tycoon.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 11:22:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-1024x544.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-768x408.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-1536x816.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-600x319.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pur rievocata da Trump contro i democratici per le mid-term, la paura rossa svela il paradosso americano</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-socialismo-conquista-lamerica-e-terrorizza-il-tycoon.html">Perché il socialismo conquista l’America (e terrorizza il tycoon)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-1024x544.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-768x408.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-1536x816.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260719132108411_7763554b635a8da56ff2e18c056c5cb9-e1784460131793-600x319.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quello del <strong>socialismo negli Stati Uniti d’America</strong> è da sempre una sorta di argomento <a href="Alessandro%20Pascale,%20Ascesa%20e%20declino%20dell'impero%20statunitense,%202026">tabù</a>, acutizzato a suo tempo dal clima della guerra fredda e dalla divisione del mondo in due blocchi contrapposti. È risaputo che negli USA la paura rossa è stata agitata più volte in passato, dando vita già nei primi anni Venti del secolo scorso e poi in quelli immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale (cd. <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_caccia_alle_streghe_negli_stati_uniti_del_secondo_dopoguerra_il_maccartismo/49440_49746/">maccartismo</a>) a due vere e proprie “crociate” anticomuniste.</p>



<p>Eppure, <strong>le cose sembrano cambiare, quantomeno nel comune sentire</strong>. Stando ad alcune recenti <a href="https://news.gallup.com/poll/694835/image-capitalism-slips.aspx">rilevazioni</a>, ben quattro statunitensi su dieci (addirittura 2 su 3 tra gli elettori democratici) avrebbero una visione positiva del socialismo, non certo intesa nel senso di una collettivizzazione dei mezzi di produzione e/o di una pianificazione dell’economia – sul modello sovietico per intenderci – quanto piuttosto in quello di un’istituzionalizzazione negli USA di un modello di welfare state, lo stesso che gli europei negli ultimi decenni sembrano essersi impegnati senza sosta a defenestrare, in nome di un liberismo sfrenato ispirato al sistema di oltreoceano.</p>



<p>Non servono molte parole per spiegare come una simile tendenza possa essere avversata da un personaggio come <a href="https://ilmanifesto.it/si-stampi-la-propaganda-la-minaccia-rossa-nellagenda-di-trump">Donald Trump</a>, che per i 250 anni dell’indipendenza, appena celebrati, torna ad agitare lo spettro della minaccia comunista. Difficile non intravvedere nel tentativo di riportare in auge la cosiddetta <strong>paura rossa (red scare) </strong>una precisa strategia elettorale, in vista dell’appuntamento di novembre con le mid-term, che secondo tutti i sondaggi potrebbero segnare una netta sconfitta dei repubblicani, che potrebbero perdere la maggioranza in uno, se non addirittura in entrambi i rami del Congresso.</p>



<p>Le ultime e altisonanti dichiarazioni dell’inquilino della Casa Bianca, cui siamo oramai abituati, sembrano confermare questa lettura. Tra le altre cose, <a href="https://www.ms.now/opinion/trump-communist-rhetoric-policies">Trump</a> ha detto che “La minaccia comunista sta risorgendo nel nostro paese, compresi i nuovi arrivati che abbracciano idee totalmente opposte al nostro stile di vita” e che <strong>“L’America non sarà mai un paese comunista!”,</strong> rassicurando tutti circa il suo impegno contro gli “invasori rossi”, aggiungendo di essere pronto a rimandarli “tutti a casa”. Destinatari dei suoi strali sono specialmente i democratici, indicati come i nuovi portatori della minaccia rossa e dell’immigrazione incontrollata, contro la quale il tycoon si era schierato in campagna elettorale.</p>



<p><strong><em>Il marxismo non è estraneo alla storia politica statunitense</em></strong></p>



<p>In realtà, per quanto da sempre avversato, <strong>il marxismo negli Stati Uniti è tutt’altro che sconosciuto</strong>. Non tutti sanno, ad esempio, dei contatti epistolari tra il presidente Abraham Lincoln e lo stesso Karl Marx. Come scrive Lucio Caracciolo in uno dei suoi ultimi <a href="https://www.limesonline.com/rubriche/il-punto/comunismo-socialismo-america-usa-paura-rossa-red-scare-karl-marx-prima-internazionale-lincoln-donald-trump-mamdani-ocasio-co-22295555/?ref=LHTP-BH-I22069694-P2-S3-T1">interventi</a>, il filosofo di Treviri “… esule a Londra che giocava con l’idea di trasferirsi in America. Nella convinzione che gli Stati Uniti in quanto patria del capitalismo allo stato puro si sarebbero svelati avanguardia della rivoluzione mondiale. Secondo lo storico Michael Perelman, il fondatore del comunismo scientifico “è stato una figura importante del Partito repubblicano”. E “forse un giorno la testa di Karl Marx sarà scolpita a Mount Rushmore”. Una corrispondenza favorita dal fatto che Marx scriveva per il New York Tribune, pare il giornale preferito di Lincoln, e che si fosse schierato contro il sostegno inglese ai sudisti nella della guerra di secessione americana.</p>



<p>Ai giorni nostri, però, non si tratta di combattere un pericolo rosso che col crollo dell’URSS sarebbe oggettivamente difficile da sostenere &#8211; la stessa Cina ha abbracciato da tempo un modello di “economia socialista di mercato” molto distante da quel paradigma – quanto di contrastare <strong>l’ascesa politica di nuovi personaggi come il nuovo sindaco di New York, l’islamico Zohran Mamdani, o di Alexandria Ocasio Cortez</strong>, punto di riferimento dei cosiddetti demo-socialisti, una corrente politica nata con Bernie Sanders, il fautore dei <a href="https://www.dsausa.org/">Democratic Socialists of America</a>.</p>



<p><strong><em>Il sistema USA garantisce vantaggi e opportunità, ma solo a pochi (eletti)</em></strong></p>



<p>Come scrisse il sociologo ed economista tedesco <a href="https://libraryguides.bennington.edu/political_ideologies_socialism">Werner Sombart</a>, in un saggio pubblicato nel 1906 e intitolato “Perché non c&#8217;è il socialismo negli Stati Uniti?”, il socialismo (e il marxismo) negli USA Uniti non attecchirebbero grazie alla prosperità economica, mentre tutte le utopie socialiste si infrangerebbero sugli &#8220;scogli di roast beef e torta di mele&#8221;. Una metafora per significare che abbondanza materiale, prospettive di crescita e condizioni di vita agiate sarebbero state un muro contro l’avanzata di certe dottrine.</p>



<p>Una visione che si presta, però, a due ordini di obiezioni, che il tycoon, vista la sua <a href="https://www.britannica.com/biography/Donald-Trump">provenienza</a>, forse fatica a prendere in esame.</p>



<p>La prima è che il sistema statunitense ha favorito indubbiamente la nascita di enormi ricchezze e l’accumulo di consistenti patrimoni, ma con una distribuzione assai ineguale, come <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kzFUd8uj7pA&amp;t=1883s">certificano</a> importanti analisi e rilevazioni, con <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/il-ricco-paese-dove-dilaga-poverta-AIQlxI8">milioni di cittadini</a> che vivono in condizioni di indigenza.</p>



<p>La seconda è che l’accumulo di queste immense fortune – basti citare quelle conseguite dall’industria <a href="https://www.analisidifesa.it/2026/07/ritorno-al-passato-ford-e-general-motors-torneranno-a-produrre-armamenti/">militare</a>, da quella farmaceutica o dalle big tech – traggono i <strong>maggiori profitti proprio dall’interazione con il potere pubblico e istituzionale</strong>, col quale, non certo a caso, esistono da sempre comprovati e importanti legami.</p>



<p>Al che sorge quello che qualcuno chiamava un “leggerissimo sospetto”. Se l’avanzata di certe dottrine fosse la risposta a un sistema profondamente elitario e ineguale, che promuove il mercato e la libera iniziativa economica solo se (e fino a quando) favoriscano una cerchia ristretta, legata a doppio filo col potere?</p>



<p>E non è che Donald Trump sia esattamente estraneo a un certo mondo…</p>



<p><strong><em>Noi di Inside Over ci impegniamo per stimolare il pensiero critico e la libertà di opinione, trattando una serie di aspetti ed eventi troppo spesso trascurati dall’informazione tradizionale. Se credi al nostro progetto </em></strong><a href="https://it.insideover.com/se-sei-in-questa-pagina-sei-un-amico-di-insideover"><strong><em>sostienici</em></strong></a><strong><em>.</em></strong></p>
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		<title>Dopo l&#8217;aliya, la yerida: perché oggi Israele rischia una nuova diaspora</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/dopo-laliya-la-yerida-perche-oggi-israele-rischia-una-nuova-diaspora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Religion]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Nel biennio 2023-2025 si è registrato un saldo migratoria negativo di 144 mila persone. Che cosa le spinge a lasciare Israele.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo stato di Israele, circa due anni dopo la dichiarazione d’indipendenza, varò la cosiddetta <a href="https://www.hakeillah.com/la-legge-del-ritorno/">legge sul ritorno</a>, che riconosce a qualunque ebreo del mondo il diritto di immigrare in Israele (<em>Aliyah</em>) e di acquisire automaticamente la cittadinanza, offrendo una serie di tutele e agevolazioni per favorire l&#8217;integrazione. Per effetto del provvedimento, più volte modificato e integrato (<a href="https://www.raicultura.it/storia/accadde-oggi/La-Knesset-approva-la-legge-del-ritorno-269eea9c-e3dd-4147-a7e5-0594d6c95bfd.html">e contestato</a>), si stima che da allora circa tre milioni di persone si siano trasferite in Israele.</p>



<p>Il problema è che <a href="https://www.limesonline.com/rivista/la-fuga-da-israele-dal-mito-di-israele-come-rifugio-per-gli-ebrei-alla-sensazione-di-dover-partire-22035246/">specialmente negli ultimi tre anni</a>, a far data dalla contestatissima riforma giudiziaria e dai fatti del 7 ottobre, si sta sviluppando una sorta di percorso inverso, con un crescente flusso di remigrazione di cittadini ebrei, diversi dei quali titolari di altre nazionalità, fattore che facilita il movimento. Una dinamica che <strong>rischia di trasformare Israele da rifugio degli ebrei del mondo, a realtà percepita come sempre meno sicura e democratica per i suoi abitanti,</strong> tanto che si parla sempre di più di <em>yerida</em>, termine che significa “discesa”, in contrapposizione ad aliya, ”l’ascesa”, che indica l’immigrazione ebraica verso Israele; per la verità sembra farsi strada anche il neologismo “relocation”, per sottolineare un trasferimento indotto più dalle circostanze, che dalla volontà.</p>



<p>Non mancano le testimonianze autorevoli per spiegare le ragioni alla base di questa sorta di moderna diaspora. Tra le altre, quella della scrittrice <a href="https://www.facebook.com/haaretzcom/posts/in-an-interview-with-haaretz-ahead-of-the-release-of-israel-what-went-wrong-reno/1374246948071314/">Riki Cohen</a>, che parla di catastrofe, della deriva autoritaria e del dilemma tra restare e combattere, o semplicemente fuggire, anche se a malincuore, visto che significa abbandonare le proprie radici e un progetto di vita. Nel volume <em>Noi che siamo rimasti indietro. Un manifesto del lutto</em>, l’autore <a href="https://www.wikidata.org/wiki/Q105064586">Idan Tzivoni</a> parla di una nazione piena di conflitti e contraddizioni, costretta a vivere in un “teatro di morte”, e di un diffuso impulso alla fuga, prima che sia troppo tardi, un sentimento che ricorda molto gli anni Trenta del secolo scorso.</p>



<p>I numeri confermano la tendenza. <strong>Solo nel biennio compreso tra il 2023 e il 2025 si è registrato un saldo migratorio negativo di 144mila unità,</strong> che oltretutto coinvolge molti professionisti qualificati (come medici, ingegneri, esperti delle <a href="https://en.globes.co.il/en/article-8300-tech-employees-left-israel-after-start-of-war-1001507226">nuove tecnologie</a>, settore trainante dell’economia israeliana), secondo <a href="https://www.taubcenter.org.il/en/press_releases/">dinamiche</a> che paiono destinate a crescere.</p>



<p>Dove sono diretti i migranti? Principalmente verso gli Stati Uniti, ma anche in Europa (Germania, Grecia, <a href="https://www.facebook.com/haaretzcom/posts/in-an-interview-with-haaretz-ahead-of-the-release-of-israel-what-went-wrong-reno/1374246948071314/">Cipro</a>) o in Asia (Thailandia); non mancano coloro che scelgono l’Italia, il caso della <a href="https://www.facebook.com/haaretzcom/posts/in-an-interview-with-haaretz-ahead-of-the-release-of-israel-what-went-wrong-reno/1374246948071314/">Valsesia</a> è emblematico, contribuendo a <a href="https://www.jpr.org.uk/">rivitalizzare le comunità</a> del vecchio continente che sembravano destinate all’estinzione.</p>



<p>Le ragioni alla base della decisione di lasciare Israele non hanno solo natura politica. Incidono l’aumento del costo della vita, ma soprattutto lo stress e la tensione per una vita costantemente esposta a pericoli e incertezze di ogni genere, dovute al clima d’odio e alle tensioni con gli arabi, per non parlare del timore dell’arruolamento, specie per i più giovani. Un problema che si inserisce nella più ampia (e critica) dinamica demografica, esaminata da Giacomo Gabellini nel suo saggio <a href="https://www.analisidifesa.it/2025/09/scricchiolio/">Scricchiolio. Le fragili fondamenta di Israele</a>, che rischia di compromettere non solo un progetto politico e di vita dello stato ebraico, ma alla lunga la sua stessa sopravvivenza, quantomeno nell’attuale assetto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/dopo-laliya-la-yerida-perche-oggi-israele-rischia-una-nuova-diaspora.html">Dopo l&#8217;aliya, la yerida: perché oggi Israele rischia una nuova diaspora</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli arabi via o privi di ogni diritto: così il ministro Bezalel Smotrich immaginava la Palestina già nel 2017</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-arabi-via-o-privi-di-ogni-diritto-cosi-il-ministro-bezalel-smotrich-immaginava-la-palestina-gia-nel-2017.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Accettare di restare in una posizione di sostanziale subordinazione, o subire un'emigrazione forzata. Così per gli arabi secondo Smotrich. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-arabi-via-o-privi-di-ogni-diritto-cosi-il-ministro-bezalel-smotrich-immaginava-la-palestina-gia-nel-2017.html">Gli arabi via o privi di ogni diritto: così il ministro Bezalel Smotrich immaginava la Palestina già nel 2017</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/smotrich-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <a href="https://www.limesonline.com/rivista/israele-e-il-piano-decisivo-di-bezalel-smotrich-22039304/">documento</a> in questione fu stilato dall’attuale ministro delle Finanze israeliano <strong>Bezalel Smotrich,</strong> esponente di punta di Sionismo religioso, partito radicale dell’estrema destra: si tratta del cosiddetto «piano decisivo per Israele», intitolato <em>Una speranza</em>, reso pubblico nel 2017. Quella che proponiamo è una lettura critica, che potrebbe risultare utile per comprendere come nella filosofia portata avanti da diversi esponenti dell’attuale esecutivo, alcuni punti fermi &#8211; dal diniego verso qualunque prospettiva di autodeterminazione della popolazione araba, sino al corollario dell’annessione dell’intera Cisgiordania, chiamata Giudea e Samaria – non sono mai cambiati. E non finisce qui, visto che nei contenuti si evoca esplicitamente una sorta di gerarchia su base etnica – istituzionalizzata con la <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-i-rischi-della-nuova-legge-sullo-stato-nazione-21068">legge sulla patria ebraica</a> del 2018 – e un regime giuridico differenziato, ovviamente a danno della componente araba.</p>



<p>Il <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/08/09/smotrich-gaza-israele-palestina-oggi/8089954/">punto di partenza</a>, e qui citiamo testualmente, è l’affermazione secondo la quale “in questa terra non sorgerà mai uno Stato arabo”, visto che a Ovest del fiume Giordano <strong>l’unica autodeterminazione ammissibile è quella ebraica. </strong> Per garantire questo risultato si parla esplicitamente del “trasferimento” di centinaia di migliaia di coloni, così da renderne irreversibile il controllo israeliano. Solo questo passaggio si esporrebbe a innumerevoli critiche, che il documento ignora totalmente: dalla patente violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite, a un modello chiaramente ispirato a garantire diritti e libertà esclusivamente su base etnica.</p>



<p>In questo scenario, agli arabi non resterebbe che rinunciare per sempre a qualunque aspirazione nazionale, per poi operare una scelta secca: accettare di restare in una posizione di sostanziale subordinazione, o emigrare, magari con qualche incentivo di tipo economico (chiamato “<a href="https://www.terrasanta.net/2024/09/documenti-una-speranza/">contributo di separazione</a>”). In sostanza, si tratterebbe di <strong>una sorta di emigrazione forzata </strong>– a voler essere generosi indotta – che andrebbe contro ogni principio giuridico, a cominciare da quello della libera autodeterminazione dei popoli, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.</p>



<p>Per coloro che “scegliessero” di restare, il piano immaginava sei circoscrizioni municipali arabe &#8211; <strong>Hebron, Betlemme, Ramallah, Gerico, Nablus, Jenin</strong> – alle quali sarebbero conferite funzioni amministrative, ma nessuna reale sovranità. <strong>Il diritto di voto</strong> in una prima fase – difficile ipotizzarne tempi ed evoluzione, si parlava di dieci anni – <strong>sarebbe escluso per le elezioni politiche</strong> per la Knesset. A chi contestasse che in tal modo si violerebbero i principi della democrazia rappresentativa, basata sul suffragio universale, non veniva opposta alcuna solida argomentazione.</p>



<p>Per Smotrich cancellando la possibilità di uno stato palestinese si rimuoverebbe per sempre il pericolo del terrorismo, perché a suo dire sarebbe proprio questa “speranza” a dare vita al fenomeno, dimostrando così una totale ignoranza circa alcune delle cause strutturali, come il regime di occupazione e la privazione dei diritti per gli abitanti della Cisgiordania.</p>



<p>A giustificare la sovranità ebraica basterebbe la legittimazione su base biblica, alla quale dovrebbe essere indotta a cedere la comunità internazionale. E pure su questo punto la violazione del diritto internazionale è talmente plateale da non richiedere ulteriori commenti.</p>



<p>In ultima analisi un piano ammantato di giustificazioni inconsistenti sotto il profilo giuridico e del diritto umanitario, che lungi dal determinare una maggiore sicurezza per tutti, finirebbe per acutizzare quei fenomeni terroristici che si vorrebbero prevenire, oltre che accrescere l’isolamento e il danno all’immagine dello stato ebraico, che i fatti di Gaza hanno già compromesso in modo forse irreparabile. A non voler dire che l’adozione di un approccio di tipo radicale non farebbe che rafforzare le analoghe fazioni dall’altro lato della barricata.</p>



<p>Per la verità, per quanto suoni paradossale, forse esiste un punto sul quale Smotrich potrebbe aver avuto ragione: quando sostiene l’impossibilità della costituzione di uno Stato arabo alla luce delle circostanze storiche. Quello che il ministro trascura è che le ragioni alla base di questa conclusione sono molto diverse, per non dire opposte, a quelle proposte nel documento.</p>



<p>In tal senso sorprende sentire ripetere incessantemente la formula “due popoli per due stati”. Delle due l’una: o c’è mala fede, o c’è ignoranza, ed è difficile dire quale delle due opzioni sia la peggiore. E il documento che abbiamo sommariamente illustrato sta lì a dimostrarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-arabi-via-o-privi-di-ogni-diritto-cosi-il-ministro-bezalel-smotrich-immaginava-la-palestina-gia-nel-2017.html">Gli arabi via o privi di ogni diritto: così il ministro Bezalel Smotrich immaginava la Palestina già nel 2017</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Donald Trump: narcisismo e geopolitica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/donald-trump-narcisismo-e-geopolitica-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 13:42:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=518513</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una personalità che investe molte risorse in scenari che sembrano avere una sola finalità: confermare la propria centralità e le sue ragioni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/donald-trump-narcisismo-e-geopolitica-2.html">Donald Trump: narcisismo e geopolitica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi esplosa tra l’amministrazione Trump e la NATO per effetto dell’aggressione israelo-statunitense contro l’Iran non può essere letta solo come un incidente diplomatico, bensì come il riflesso di una linea politica, maturata dopo il ritorno del tycoon alla Casa Bianca, frutto anche (ma non solo) di una personalità molto particolare, che <a href="https://www.limesonline.com/rivista/donald-trump-nella-mente-di-un-narcisista-21859048/">diversi analisti</a> (e non solo di geopolitica) <strong>propendono a classificare come affetta da un forte narcisismo</strong>, come tale impermeabile al dubbio e al confronto – figuriamoci a una cooperazione tra pari – che diviene a sua volta la lente attraverso la quale vengono elaborate e attuate decisioni impattanti sulla politica internazionale.</p>



<p>Qui non si tratta tanto di interrogarsi sulla veridicità o meno di una serie di <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/04/analysis-trumps-anger-over-iran-thrusts-nato-fresh-crisis">notizie</a> circolate, come ad esempio la furia di Trump per il rifiuto europeo di intervenire nel Golfo – forse una delle poche scelte sagge compiute ultimamente alle nostre latitudini – o riguardo lo scenario di un’uscita degli USA dalla NATO, quasi un paradosso se consideriamo la storia e la natura dell’Alleanza, nella quale <strong>Washington riveste un ruolo paragonabile all’azionista di maggioranza</strong> (assoluta e qualificata), senza tirare in ballo le difficoltà costituzionali – il vaglio del Congresso in primis, prima e dopo le elezioni di mid-term – che creerebbero più di un ostacolo, per non dire che renderebbero impossibile una simile prospettiva.</p>



<p>Non sono mancati analisti europei che, dopo aver sottolineato la mancanza di strategia <a href="https://carnegieendowment.org/europe/strategic-europe/2026/03/taking-the-pulse-is-it-natos-job-to-support-trumps-war-of-choice">nell’azione</a> contro Teheran – non si può dire che gli sviluppi non abbiano dato loro ragione – hanno insistito sulla personalità impulsiva del presidente statunitense (magari trascurando le pressioni di Netanyahu) circa una <a href="https://www.foreignaffairs.com/united-states/iran-and-forever-war-trap">campagna militare</a> rivelatasi oggettivamente inefficace, per non dire fallimentare sotto molti profili.</p>



<p>Il vero problema si palesa nel momento in cui l’impianto decisionale si uniforma non soltanto alla “<a href="https://lespresso.it/c/mondo/2026/1/9/trump-diritto-internazionale-limiti-poteri-morale-personale/59165">coscienza morale</a>” del capo della Casa Bianca, quanto al principio di decisioni giuste in quanto tali, col rischio concreto, per chiunque le metta in discussione – forse persone che tengono più all’onorabilità, che alla propria carriera – di saltare la porta di Pennsylvania Avenue. Un approccio fondato sull’assunto, ovviamente dal punto di vista di Trump, che gli altri attori – nazionali o internazionali &#8211; debbano comportarsi come mere estensioni di una volontà di per sé stessa indiscutibile, tanto che ogni deviazione possa essere letta come affronto, per non dire tradimento, sul piano personale, prima ancora che politico.</p>



<p>Per una personalità di questo tipo, è evidente che un atto di slealtà nei riguardi del portatore del dogma dell’infallibilità – singolare il paragone con quello papale, alla luce dei noti <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/trump-scontro-con-il-vaticano-235296">dissidi con Leone XIV</a> – possa essere ripagato solo con sfuriate, minacce e ritorsioni, accompagnate dalla delegittimazione dei “traditori” (ne sanno qualcosa anche alle nostre latitudini).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Imprevedibilità o incoerenza?</h2>



<p>Un corollario di questo quadro è che molte delle dichiarazioni o motivazioni ufficiali all’origine di certe decisioni – vedi la minaccia del nucleare iraniano, che prosegue incessantemente da oltre trent’anni, o la difesa dei presunti valori occidentali, messi da parte quando interessi “superiori” vanno in altre direzioni – perdano ogni attendibilità, e non soltanto agli occhi degli analisti più esperti. Se lo stesso <a href="https://ecfr.eu/article/traps-and-limits-why-trump-bombing-iran-wont-deliver-what-he-wants/">European Council on Foreign Relations</a>, ha parlato di <strong>una postura riguardo all’Iran caratterizzata da imprevedibilità, escalation impulsiva e assenza di un endgame chiaro</strong> ci sarà una ragione, che probabilmente va ben al di là di un’opposizione preconcetta al “nuovo” corso trumpiano.</p>



<p>O come scrive <a href="https://www.chathamhouse.org/2026/03/trump-polls-and-war-iran-what-happened-president-peace">Chatham House</a>, stando alla quale nel corso del suo secondo (e presumibilmente ultimo) mandato Trump si sarebbe rivelato assai meno attento e sensibile ai costi politici interni, col rischio di far deflagrare un conflitto regionale su larga scala, e forse non solo quello.</p>



<p>Trump ci ha abituato a oscillazioni e <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/esemprecartabianca/trump-tutte-le-contraddizioni-e-i-colpi-di-scena_F313480801040C08">contraddizioni</a> di ogni genere. Quella che viene tacciata come l’imprevedibilità del leader statunitense, tra annunci di negoziati imminenti, smentite, inversioni di rotta, non può (e non dovrebbe) essere liquidato come esercizio d’incoerenza. Se al contrario ragioniamo, sempre dal suo punto di vista, come la volontà di preservare l’immagine di un leader vincente, che fa e dice sempre la cosa giusta – che questo non sia vero non ci deve interessare in questo momento – tutto torna. <strong>I fatti smentiscono la precedente narrazione? Allora è questa ultima a dover essere riscritta</strong>, ma di sicuro non si è trattato di un errore. Un alleato gli da ragione? È un amico, viceversa nel caso opposto.</p>



<p>Il vero problema non è quello che crede Trump, e coloro che per convinzione o per opportunismo incensano il suo ego, quanto le conseguenze della sua condotta, per gli Stati Uniti, e per il mondo intero. E lo stesso discorso potrebbe farsi per tutti quelli che possono trarre <a href="https://left.it/2026/03/18/il-capo-dellantiterrorismo-americano-dice-quello-che-in-italia-non-si-puo-dire/">profitti o vantaggi</a> da alcuni tratti della sua personalità.</p>



<p>Se una <a href="http://www.politico.eu/article/donald-trump-anger-nato-allies-europe-united/">crisi della NATO</a> viene letta da qualcuno come un’opportunità per una difesa europea autonoma – contro chi o contro cosa è un altro discorso, specie qualora venisse meno chi ci ha sempre “indicato” il nemico di turno – resterebbero molte problematiche di non poco conto da risolvere. E ammesso e non concesso che una simile prospettiva di concretizzasse, rimarrebbero aperti molti e importanti dossier &#8211; <strong>la gestione dello Stretto di Hormuz e dei flussi energetici globali</strong> – che non possono, e non debbono, divenire ostaggio delle scelte umorali o autoconvalidanti di una sola persona (o dei suoi <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cge0grppe3po">interessi egoistici</a>).</p>



<p>Il quadro che emerge disegna un mondo instabile, dove a farla da padrone (o a tentare di farlo) non è un <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=4060288354252423">giocatore di poker</a> (lasciamo stare gli scacchi, per l’amor di dio!), ma una personalità che investe molte risorse (non sempre sue) in scenari di crisi che sembrano avere una sola finalità: <strong>confermare la propria centralità e le sue ragioni</strong>. Il tutto senza escludere, lo dicevamo anche prima, che a qualcuno possano fare “comodo” questi profili, tanto da arrivare a fomentarli (o manipolarli). Adottando un simile paradigma Trump non solo sarebbe assai più prevedibile di quanto non si pensi, ma ci vorrebbe assai poco per individuare le prossime mosse. L’esatto contrario dell’abile pokerista.</p>



<p>Ci sia consentito di chiudere con un <a href="/www.francopinardi.it/wp-content/uploads/2016/07/Volume-Aforismi-2015-web.pdf">aneddoto</a> che si racconta su Benito Mussolini, che a colloquio con un diplomatico tornato da una conferenza internazionale sui gas venefici, alla domanda del dittatore su quale fosse quello più letale, si sentì rispondere: “L&#8217;incenso, Eccellenza”. Anche se questa conversazione non ci fosse mai stata, quanta verità in quelle parole!</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/donald-trump-narcisismo-e-geopolitica-2.html">Donald Trump: narcisismo e geopolitica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Donald Trump: narcisismo e geopolitica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/donald-trump-narcisismo-e-geopolitica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 15:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/donald-trump-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una personalità che investe molte risorse in scenari che sembrano avere una sola finalità: confermare la propria centralità e le sue ragioni. </p>
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<p>La crisi esplosa tra l’amministrazione Trump e la NATO per effetto dell’aggressione israelo-statunitense contro l’Iran non può essere letta solo come un incidente diplomatico, bensì come il riflesso di una linea politica, maturata dopo il ritorno del tycoon alla Casa Bianca, frutto anche (ma non solo) di una personalità molto particolare, che <a href="https://www.limesonline.com/rivista/donald-trump-nella-mente-di-un-narcisista-21859048/">diversi analisti</a> (e non solo di geopolitica) <strong>propendono a classificare come affetta da un forte narcisismo</strong>, come tale impermeabile al dubbio e al confronto – figuriamoci a una cooperazione tra pari – che diviene a sua volta la lente attraverso la quale vengono elaborate e attuate decisioni impattanti sulla politica internazionale.</p>



<p>Qui non si tratta tanto di interrogarsi sulla veridicità o meno di una serie di <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/04/analysis-trumps-anger-over-iran-thrusts-nato-fresh-crisis">notizie</a> circolate, come ad esempio la furia di Trump per il rifiuto europeo di intervenire nel Golfo – forse una delle poche scelte sagge compiute ultimamente alle nostre latitudini – o riguardo lo scenario di un’uscita degli USA dalla NATO, quasi un paradosso se consideriamo la storia e la natura dell’Alleanza, nella quale <strong>Washington riveste un ruolo paragonabile all’azionista di maggioranza</strong> (assoluta e qualificata), senza tirare in ballo le difficoltà costituzionali – il vaglio del Congresso in primis, prima e dopo le elezioni di mid-term – che creerebbero più di un ostacolo, per non dire che renderebbero impossibile una simile prospettiva.</p>



<p>Non sono mancati analisti europei che, dopo aver sottolineato la mancanza di strategia <a href="https://carnegieendowment.org/europe/strategic-europe/2026/03/taking-the-pulse-is-it-natos-job-to-support-trumps-war-of-choice">nell’azione</a> contro Teheran – non si può dire che gli sviluppi non abbiano dato loro ragione – hanno insistito sulla personalità impulsiva del presidente statunitense (magari trascurando le pressioni di Netanyahu) circa una <a href="https://www.foreignaffairs.com/united-states/iran-and-forever-war-trap">campagna militare</a> rivelatasi oggettivamente inefficace, per non dire fallimentare sotto molti profili.</p>



<p>Il vero problema si palesa nel momento in cui l’impianto decisionale si uniforma non soltanto alla “<a href="https://lespresso.it/c/mondo/2026/1/9/trump-diritto-internazionale-limiti-poteri-morale-personale/59165">coscienza morale</a>” del capo della Casa Bianca, quanto al principio di decisioni giuste in quanto tali, col rischio concreto, per chiunque le metta in discussione – forse persone che tengono più all’onorabilità, che alla propria carriera – di saltare la porta di Pennsylvania Avenue. Un approccio fondato sull’assunto, ovviamente dal punto di vista di Trump, che gli altri attori – nazionali o internazionali &#8211; debbano comportarsi come mere estensioni di una volontà di per sé stessa indiscutibile, tanto che ogni deviazione possa essere letta come affronto, per non dire tradimento, sul piano personale, prima ancora che politico.</p>



<p>Per una personalità di questo tipo, è evidente che un atto di slealtà nei riguardi del portatore del dogma dell’infallibilità – singolare il paragone con quello papale, alla luce dei noti <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/trump-scontro-con-il-vaticano-235296">dissidi con Leone XIV</a> – possa essere ripagato solo con sfuriate, minacce e ritorsioni, accompagnate dalla delegittimazione dei “traditori” (ne sanno qualcosa anche alle nostre latitudini).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Imprevedibilità o incoerenza?</h2>



<p>Un corollario di questo quadro è che molte delle dichiarazioni o motivazioni ufficiali all’origine di certe decisioni – vedi la minaccia del nucleare iraniano, che prosegue incessantemente da oltre trent’anni, o la difesa dei presunti valori occidentali, messi da parte quando interessi “superiori” vanno in altre direzioni – perdano ogni attendibilità, e non soltanto agli occhi degli analisti più esperti. Se lo stesso <a href="https://ecfr.eu/article/traps-and-limits-why-trump-bombing-iran-wont-deliver-what-he-wants/">European Council on Foreign Relations</a>, ha parlato di <strong>una postura riguardo all’Iran caratterizzata da imprevedibilità, escalation impulsiva e assenza di un endgame chiaro</strong> ci sarà una ragione, che probabilmente va ben al di là di un’opposizione preconcetta al “nuovo” corso trumpiano.</p>



<p>O come scrive <a href="https://www.chathamhouse.org/2026/03/trump-polls-and-war-iran-what-happened-president-peace">Chatham House</a>, stando alla quale nel corso del suo secondo (e presumibilmente ultimo) mandato Trump si sarebbe rivelato assai meno attento e sensibile ai costi politici interni, col rischio di far deflagrare un conflitto regionale su larga scala, e forse non solo quello.</p>



<p>Trump ci ha abituato a oscillazioni e <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/esemprecartabianca/trump-tutte-le-contraddizioni-e-i-colpi-di-scena_F313480801040C08">contraddizioni</a> di ogni genere. Quella che viene tacciata come l’imprevedibilità del leader statunitense, tra annunci di negoziati imminenti, smentite, inversioni di rotta, non può (e non dovrebbe) essere liquidato come esercizio d’incoerenza. Se al contrario ragioniamo, sempre dal suo punto di vista, come la volontà di preservare l’immagine di un leader vincente, che fa e dice sempre la cosa giusta – che questo non sia vero non ci deve interessare in questo momento – tutto torna. <strong>I fatti smentiscono la precedente narrazione? Allora è questa ultima a dover essere riscritta</strong>, ma di sicuro non si è trattato di un errore. Un alleato gli da ragione? È un amico, viceversa nel caso opposto.</p>



<p>Il vero problema non è quello che crede Trump, e coloro che per convinzione o per opportunismo incensano il suo ego, quanto le conseguenze della sua condotta, per gli Stati Uniti, e per il mondo intero. E lo stesso discorso potrebbe farsi per tutti quelli che possono trarre <a href="https://left.it/2026/03/18/il-capo-dellantiterrorismo-americano-dice-quello-che-in-italia-non-si-puo-dire/">profitti o vantaggi</a> da alcuni tratti della sua personalità.</p>



<p>Se una <a href="http://www.politico.eu/article/donald-trump-anger-nato-allies-europe-united/">crisi della NATO</a> viene letta da qualcuno come un’opportunità per una difesa europea autonoma – contro chi o contro cosa è un altro discorso, specie qualora venisse meno chi ci ha sempre “indicato” il nemico di turno – resterebbero molte problematiche di non poco conto da risolvere. E ammesso e non concesso che una simile prospettiva di concretizzasse, rimarrebbero aperti molti e importanti dossier &#8211; <strong>la gestione dello Stretto di Hormuz e dei flussi energetici globali</strong> – che non possono, e non debbono, divenire ostaggio delle scelte umorali o autoconvalidanti di una sola persona (o dei suoi <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cge0grppe3po">interessi egoistici</a>).</p>



<p>Il quadro che emerge disegna un mondo instabile, dove a farla da padrone (o a tentare di farlo) non è un <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=4060288354252423">giocatore di poker</a> (lasciamo stare gli scacchi, per l’amor di dio!), ma una personalità che investe molte risorse (non sempre sue) in scenari di crisi che sembrano avere una sola finalità: <strong>confermare la propria centralità e le sue ragioni</strong>. Il tutto senza escludere, lo dicevamo anche prima, che a qualcuno possano fare “comodo” questi profili, tanto da arrivare a fomentarli (o manipolarli). Adottando un simile paradigma Trump non solo sarebbe assai più prevedibile di quanto non si pensi, ma ci vorrebbe assai poco per individuare le prossime mosse. L’esatto contrario dell’abile pokerista.</p>



<p>Ci sia consentito di chiudere con un <a href="/www.francopinardi.it/wp-content/uploads/2016/07/Volume-Aforismi-2015-web.pdf">aneddoto</a> che si racconta su Benito Mussolini, che a colloquio con un diplomatico tornato da una conferenza internazionale sui gas venefici, alla domanda del dittatore su quale fosse quello più letale, si sentì rispondere: “L&#8217;incenso, Eccellenza”. Anche se questa conversazione non ci fosse mai stata, quanta verità in quelle parole!</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/donald-trump-narcisismo-e-geopolitica.html">Donald Trump: narcisismo e geopolitica</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rapporti sempre più precoci, malattie a trasmissione sessuale sempre più diffuse tra tra i giovani: i dati</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/rapporti-sempre-piu-precoci-malattie-a-trasmissione-sessuale-sempre-piu-diffuse-tra-tra-i-giovani-i-dati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 12:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=517628</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sesso" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La scarsa conoscenza dei fattori di rischio e la certa tendenza a rapporti non protetti determina ricadute sul versante delle patologie. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/rapporti-sempre-piu-precoci-malattie-a-trasmissione-sessuale-sempre-piu-diffuse-tra-tra-i-giovani-i-dati.html">Rapporti sempre più precoci, malattie a trasmissione sessuale sempre più diffuse tra tra i giovani: i dati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sesso" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/sesso-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prendiamo le mosse dagli ultimi <a href="https://www.epicentro.iss.it/hbsc/rapporto-internazionale2021-2022-salute-sessuale">studi pubblicati</a> dall’HBSC (<em>Health Behaviour in School-aged Children</em>), coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità. I dati riferiti al biennio 2021-2022 certificano un abbassamento del primo approccio al sesso tra i più giovani. Inoltre, nel rapporto Istat 2024 dedicato a &#8220;<a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/08/interruzione-volontaria-gravidanza-Ebook.pdf">L&#8217;interruzione volontaria di gravidanza in un&#8217;ottica generazionale</a>&#8221; si registra un’età media del primo rapporto sessuale intorno ai 15-16 anni, con circa un quinto dei giovani che matura la prima esperienza ancora prima dei 16 anni; emerge una convergenza di genere, con rapporti sempre più prossimi alla prima mestruazione. Tendono ad annullarsi le differenze di genere: stando <a href="https://www.repubblica.it/italia/2024/08/29/news/istat_sesso_precoce_aborto_farmacologico_ritardi_consultori-423467865/">ai dati riferiti al 2022</a>, il 21,6 per cento dei ragazzi e il 18,4 per cento delle ragazze avrebbero avuto un primo rapporto sessuale completo prima dei 16 anni; in ogni caso, il sesso <a href="https://www.truenumbers.it/sesso-in-italia/">inizia tra i minorenni</a> per circa il 56 per cento degli italiani.</p>



<p>Un dato da leggere in combinato disposto con <a href="https://www.ars.toscana.it/approfondimenti-ns/5391-adolescenti-una-generazione-in-trasformazione-comportamenti-sessuali-identita-di-genere-bullismo-gioco-azzardo-indagine-edit-2025-ars-toscana.html">ulteriori rilevazioni</a> che dimostrano un limitato uso del profilattico, una scarsa conoscenza delle malattie a trasmissione sessuale (MTS) e una preoccupante spirale di violenza nelle relazioni affettive.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il boom della pillola del giorno dopo</h2>



<p>La scarsa conoscenza dei fattori di rischio e una certa tendenza a intrattenere rapporti non protetti determina ricadute sul versante delle patologie a trasmissione sessuale. Per l’Epicentro (Istituto Superiore di Sanità) <a href="https://www.epicentro.iss.it/ist/adolescenti">sono proprio le fasce giovanili</a> (specie 15-24 anni) <strong>quelle più a rischio di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili,</strong> un problema che se investe molti paesi in via di sviluppo, non è estraneo alle nostre latitudini. Il nostro paese <a href="https://demografica.adnkronos.com/giovani/infezioni-sessualmente-trasmesse-giovani-italia/">registra un aumento</a> proprio tra i più giovani di patologie come clamidia, gonorrea, sifilide e Hiv, dovuto a pratiche quali rapporti non protetti, chemsex e sesso occasionale.</p>



<p>Un trend globale. <a href="https://www.uniticontrolaids.it/attualita/news.argomento.aspx?arg=TLA-AC8A1E74D0DC4029">Per l’OMS</a> <strong>ogni giorno si registra un milione di nuove infezioni a trasmissione sessuale nel mondo</strong>, che pur interessando in termini generali la fascia più attiva nei rapporti sessuali (15–49 anni), vede i giovani (24 anni o meno) quelli più colpiti.  </p>



<p>E poi c’è un altro elemento di cui tener conto, quello riferito al ricorso alla “<a href="https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2020/10/10/aifa-minorenni-pillola-contraccezione">pillola del giorno dopo</a>”: a seguito della sostanziale liberalizzazione nel nostro Paese tra i più giovani, si riscontra un vero e proprio <a href="https://www.igalenici.it/pillola-del-giorno-dopo-e-boom-tra-le-giovanissime-ecco-i-rischi-a-cui-vanno-incontro/">boom</a> di richieste da parte di queste ultime, che hanno finito per <a href="https://www.repubblica.it/italia/2024/08/29/news/istat_sesso_precoce_aborto_farmacologico_ritardi_consultori-423467865/">soppiantare</a> l’aborto terapeutico.</p>



<p>I tempi cambiano e abbandonarsi a sentimenti come nostalgia o facili moralismi sarebbe un esercizio inutile, a tratti ipocrita. Non si tratta di abbracciare credenze fideistiche – con tutto il rispetto per chi le pratica – o pensare a un improponibile ritorno al passato, casomai puntare maggiormente <a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/educazione-affettiva-e-sessuale-in-adolescenza-a-che-punto-siamo">all’educazione e all’informazione</a>. In un mondo dominato dal “tutto e subito” i rischi non sono pochi, e quando si parla di menti non ancora mature questi ultimi di moltiplicano.</p>
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		<title>Rand Corporation e gli Usa in America Latina: fermare Russia e Cina ma soprattutto proteggere il dollaro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rand-corporation-e-gli-usa-in-america-latina-fermare-russia-e-cina-ma-soprattutto-proteggere-il-dollaro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 04:29:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/brasile.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Brasile" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/brasile.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/brasile-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/brasile-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/brasile-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/brasile-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/brasile-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo rapporto della Rand Corporation indica gli obiettivi strategici degli Usa in America Latina e i modi per raggiungerli. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/rand-corporation-e-gli-usa-in-america-latina-fermare-russia-e-cina-ma-soprattutto-proteggere-il-dollaro.html">Rand Corporation e gli Usa in America Latina: fermare Russia e Cina ma soprattutto proteggere il dollaro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La RAND Corporation ha pubblicato nei giorni scorsi un nuovo rapporto, denominato <a href="https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA3928-1.html">Force Multipliers in the Americas</a>, che racchiude al suo interno una serie di strategie volte a rafforzare l’influenza degli Stati Uniti nel continente latino americano, incluso il ricorso all’utilizzo e assistenza delle forze di sicurezza (SFA), come la <em>National Guard State Partnership Program</em> o l’<em>Army Security Cooperation Group—South</em>.</p>



<p>Prima di proseguire è il caso di spendere due parole sulla <a href="https://www.rand.org/">Rand Corporation</a>. Parliamo di uno dei più importanti centri di ricerca degli USA, fondato nel 1946 col sostegno finanziario del Dipartimento della Difesa; dispone anche di una diramazione nel Vecchio Continente, dove nel 1992 è stata costituita la <a href="https://www.rand.org/randeurope.html">Rand Europe</a>. Si occupa soprattutto di analisi di tipo strategico e militare, e deve parte della sua fama al fatto di aver <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/rand-corporation_(Dizionario-di-Economia-e-Finanza)/">preconizzato alcuni scenari</a> circa l’evoluzione del terrorismo internazionale, che avrebbero condotto all’attentato dell’11 settembre 2001. In teoria apartitica, il fatto di percepire generosi finanziamenti pubblici e governativi ha fatto dubitare più volte circa <a href="https://it.insideover.com/difesa/soldi-dai-governi-e-dalle-armi-conflitti-di-interesse-il-lato-oscuro-dei-think-tank.html">l’imparzialità del suo operato</a>, senza escludere contatti col cosiddetto Stato Profondo.</p>



<p>Veniamo ora al merito del documento. Il nocciolo, partendo dall’assunto che l’America Latina rappresenta da sempre un’area strategica per gli Stati Uniti, sia sotto il profilo delle opportunità che dei rischi, indica <strong>nell’utilizzo innovativo delle forze di sicurezza un modo per espandere la sfera di influenza di Washington</strong> a costi relativamente contenuti, oltre che per contrastare una serie di minacce all’egemonia nel “<a href="https://ilcaffegeopolitico.net/378/il-cortile-di-casa">cortile di casa</a>”, comprese quelle degli attori non statali e della guerra irregolare.</p>



<p>Il rapporto naturalmente enuclea i potenziali avversari che potrebbero contendere il tradizionale primato. Cina e <a href="https://www.geopolitica.ru/en/article/hawks-rand-are-inciting-violent-operations-latin-america">Russia</a> sono in cima alla lista, con Mosca che compare 74 volte nel rapporto, Pechino 115. In particolare, <strong>i russi sarebbero particolarmente attivi in nazioni come Cuba, Nicaragua, Venezuela e Brasile,</strong> con investimenti di tipo politico, economico e militare volti a promuovere un nuovo ordine multipolare, per quanto gli stessi autori debbano riconoscere l’entità residuale delle risorse, rispetto a quelle stanziate da USA o UE. Le stesse conclusioni per quanto concerne la penetrazione della Cina che, giova ricordarlo, rappresenta il <a href="https://www.cese-m.eu/cesem/2023/11/lamerica-latina-e-i-rapporti-con-la-cina-verso-lespansione-della-bri/">principale partner economico</a> per diverse nazioni del Centro e soprattutto Sud America e circa la quale, come si legge sul portale istituzionale della Rand, una serie di misure “sono concepite per contrastare la coercizione economica nei Paesi partner, che rappresenta il metodo prevalente con cui la Cina proietta il proprio potere in America Latina.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo spettro de-dollarizzazione</h2>



<p>Per offrire una sponda a eventuali azioni di forza (vedi il caso venezuelano) si ricorre alla minaccia di gruppi criminali, magari con connessioni con governi “nemici” di Washington, paventando il fatto che sinora le politiche di sicurezza non abbiano dato i risultati sperati in termini di riduzione dei fenomeni criminali, come quelli legati al <a href="https://www.rsi.ch/info/mondo/Trump-minaccia-Cuba-e-lancia-la-guerra-ai-cartelli--3573831.html">narcotraffico</a>.</p>



<p>Il maggior timore, però, resta legato alla <a href="https://am.pictet.com/pictetperte/guida-alla-finanza/2025/dedollarizzazione-brics-vertice-paesi-moneta">de-dollarizzazione</a>. Non soltanto l’Amministrazione Trump ha più volte minacciato dazi contro i Paesi che decidano di ridurre l’impiego della valuta statunitense, ma la stessa diffusione di ulteriori meccanismi alternativi – come la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS – vengono percepite come altrettante minacce. </p>



<p>Nel sottolineare che, nonostante l’autorevolezza del think thank e le innegabili connessioni con il <em>Deep State</em>, parliamo pur sempre di un documento meramente consultivo, è ovvio che le conclusioni potrebbero essere adottate come spunto per influenzare non solo la pianificazione strategica  nel continente – già enucleata nella <a href="https://www.affarinternazionali.it/la-nuova-strategia-di-difesa-nazionale-degli-stati-uniti-leuropa-sempre-piu-lontana/">nuova strategia</a> per la difesa nazionale del 2025 – ma soprattutto per dare la stura a nuove operazioni più o meno ibride, che potenzialmente offrirebbero nuovi terreni di scontro con i rivali strategici degli USA, o per dirla con le parole del defunto papa Francesco, per un nuovo capitolo della “<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2014/08/18/news/papa_francesco_terza_guerra_mondiale_kurdistan-94038973/">guerra mondiale a pezzi</a>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/rand-corporation-e-gli-usa-in-america-latina-fermare-russia-e-cina-ma-soprattutto-proteggere-il-dollaro.html">Rand Corporation e gli Usa in America Latina: fermare Russia e Cina ma soprattutto proteggere il dollaro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro una facciata di modernità, nei Paesi del Golfo Persico persistono pesanti discriminazioni ei diritti civili.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran, ha riacceso il dibattito mai sopito sulla violazione dei <strong>diritti umani e civili delle donne e delle persone della comunità LGBTQ+ all’interno del mondo islamico</strong>.</p>



<p>Premesso che sarebbe impossibile in un singolo articolo ripercorrere in modo esaustivo la situazione nel composito e variegato mondo dei paesi a maggioranza islamica, <strong>ci concentreremo su alcuni stati della Penisola Arabica</strong>, in particolare sulle cosiddette monarchie (più o meno assolute) del Golfo, tutte coinvolte nella deflagrazione in corso. Lo scopo della presente trattazione non è certo quella di sminuire violazioni perpetrate in altri contesti, quanto portare all’attenzione del lettore l’esistenza di situazioni discriminatorie e/o repressive che sembrano non interessare i nostri media,  i quali concentrati sulla <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_condizione_della_donna_in_iran_intervista_ad_hanieh_tarkian/5496_57820/?utm_source=copilot.com">condizione della donna iraniana</a>, di gran lunga migliore rispetto a quella vissuta dalle loro omologhe dei Paesi vicini, sembrano spesso dimenticare quanto avviene altrove, magari indotti dalla maggiore aderenza di certi governi agli interessi del cosiddetto Occidente, che sembra preoccuparsi dei diritti umani o civili <strong>secondo una logica che potremmo definire a geometria variabile</strong>.</p>



<p>Nel loro insieme, le <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/le-monarchie-arabe-del-golfo-di-cinzia-bianco-e-matteo-legrenzi/">monarchie del Golfo</a> – ci riferiamo ad <strong>Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti</strong> (tecnicamente una <a href="https://uaelegislation.gov.ae/en/constitution?utm_source=copilot.com">federazione</a> di monarchie ereditarie) &#8211;  si presentano agli occhi del visitatore occidentale, o del viaggiatore virtuale, come laboratori di modernità e hub globali (oltre che di basi militari USA), il che contribuisce a oscurare – con una punta di ipocrisia e opportunismo &#8211; la condizione femminile e quella degli appartenenti alla comunità LGBTQ+, spesso caratterizzata da discriminazioni sistemiche, repressione legale e controllo sociale, che ne minano profondamente – in taluni casi annullano del tutto &#8211; libertà e autodeterminazione. Intendiamoci, non mancano rapporti di organizzazioni indipendenti e analisi che delineano un quadro coerente ed esaustivo, fatto <strong>di riforme annunciate (e celebrate in Occidente)</strong>, che però non possono celare la persistenza di un impianto normativo che seguita a negare i diritti fondamentali. A non voler dire, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RrbxbRBjzV0">come ci ricorda un capolavoro del cinema</a>, che non necessariamente cambiando le leggi si cambia la testa delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Arabia Saudita</h2>



<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> è stata varata, pure grazie all’apertura al turismo, una grande campagna di modernizzazione dall’alto, promossa dal principe ereditario (e vero dominus) Mohammed bin Salman, il che non toglie che <strong>la monarchia assoluta rimanga uno dei paesi più repressivi al mondo per i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+</strong>. Alcuni rapporti di <a href="https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2024/09/MDE2384992024ENGLISH.pdf?utm_source=copilot.com">Amnesty International</a> documentano non solo la persistente <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/">criminalizzazione</a> dell’omosessualità, ma anche dure punizioni applicate regolarmente: carcere, fustigazione e, nei casi più gravi, pena di morte, mentre le persone transgender vengono assimilate agli omosessuali, etichettate come “segni di immoralità occidentale”. <strong>E non va meglio per le donne. </strong>L’assegnazione a Riyad della presidenza del <a href="https://www.amnesty.it/larabia-saudita-presiedera-il-forum-onu-sui-diritti-delle-donne/">Forum</a> delle Nazioni Unite sullo status delle donne fa da pendant alle restrizioni alla libertà personale, alla condizione legale e alla partecipazione politica delle cittadine, alle quali fino a pochi anni fa era precluso persino il diritto di guidare  &#8211; ricordiamo la <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/22/fermate-i-rapporti-con-larabia-saudita-viola-i-diritti-delle-donne-e-criminalizza-la-comunita-lgtbqi-la-lettera-delle-calciatrici-alla-fifa/7738544/">protesta delle calciatrici</a> contro la sponsorizzazione saudita della FIFA – mentre il velo islamico non è più obbligatorio per legge (a differenza dell’Iran dove è <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/3/30/irans-police-disperses-pro-hijab-protest-amid-security-concerns">formalmente previsto</a>), per quanto sia richiesto il rispetto di un certo <a href="https://www.visitsaudi.com/it/stories/saudi-culture-and-customs">codice di abbigliamento</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Emirati, tolleranza di facciata </h2>



<p>Non va meglio negli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, dove la tolleranza di facciata e la vetrina futurista non devono far dimenticare la vigenza di una <strong>legislazione severa</strong>. Non solo le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.humandignitytrust.org/country-profile/united-arab-emirates/">criminalizzate</a> in diversi emirati, ma esiste una legge federale che punisce gli “atti contrari alla morale”, formula assolutamente generica che consente arresti arbitrari e atti repressivi nei riguardi di qualunque forma di libera espressione; organizzazioni come Human Rights Watch hanno più volte denunciato l’uso strumentale del cosiddetto reato di “indecenza” per colpire persone transgender e queer. Le <a href="https://www.politicshub.it/post/il-ruolo-delle-donne-negli-emirati-arabi-uniti">donne emiratine</a>, pur godendo di maggiori spazi rispetto a quelle saudite, <strong>vivono ancora oggi forti discriminazioni </strong>nel diritto di famiglia, nella tutela legale e nella libertà fondamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le discriminazioni nel Qatar</h2>



<p>Un discorso non dissimile potrebbe farsi per il <a href="https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/qatar/report-qatar/">Qatar</a>, particolarmente attenzionato in occasione dei Mondiali di Calcio 2022, che non solo conserva <strong>leggi che perseguono le relazioni omosessuali</strong> (compresi arresti arbitrari, centri di detenzione e “<a href="https://www.leggiscomodo.org/legali-le-terapie-di-conversione/#:~:text=Tutto%20ci%C3%B2%20mise%20in%20allerta%20l'American%20Psychiatric,psicopatologie%2C%20rispettivamente%20nel%201974%20e%20nel%201990.">terapie di conversione</a>”) ma è molto restrittivo, analogamente all’Arabia Saudita, pure sul versante dei diritti delle donne, discriminate in materia di matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità; è vero che ci sono state alcune aperture simboliche, ma queste non hanno intaccato un modello di stampo maschilista e patriarcale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bahrein, passi avanti</h2>



<p>Qualche passo avanti si è registrato in <strong>Bahrein</strong>, dove le relazioni omosessuali tra adulti sono state <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/?utm_source=copilot.com">depenalizzate</a> nel 1976, il che non ha impedito l’adozione di normative restrittive, come quelle che puniscono le attività “contrarie alla religione, all’ordine pubblico e alla morale”. E pure le <a href="https://data.unwomen.org/country/bahrain">donne</a> continuano a essere discriminate nel diritto di famiglia e nella partecipazione politica, in un contesto caratterizzato da repressione del dissenso e controllo della società civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le leggi del sultanato</h2>



<p>E chiudiamo questa breve panoramica con l’<strong>Oman</strong>. Pure nel sultanato le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.state.gov/wp-content/uploads/2025/07/624521_OMAN-2024-HUMAN-RIGHTS-REPORT.pdf">vietate</a> e punite dalla legge con pene detentive, mentre le <a href="https://www.ecoi.net/en/file/local/2105450/N2404540.pdf">donne</a> vivono condizioni limitanti quanto ad autonomia personale e diritti economici, sulle quali non hanno finora inciso promesse di riforme annunciate (e mai realmente attuate) negli ultimi anni.</p>



<p>Volendo tracciare un profilo d’insieme, emerge che <strong>le cinque nazioni condividono tre elementi strutturali sotto il profilo dei diritti delle donne e delle persone LGBTQ+: criminalizzazioni dell’omosessualità, </strong>attuata in modo esplicito o ricorrendo a normative poste a tutela della morale pubblica;<strong> limitazioni ai diritti delle donne, </strong>specialmente sul versante dei rapporti familiari e della partecipazione politica (già di per se stessa fortemente limitata per chiunque); <strong>totale assenza di rimedi giuridici o tutela a fronte di discriminazioni</strong>. In tal senso, le monarchie del Golfo che tanto hanno investito sulla propria immagine internazionale in senso modernista e progressista, sono un chiaro esempio di come non necessariamente la modernizzazione in senso economico e tecnologico si accompagni necessariamente a progressi sul versante dei diritti civili.</p>



<p>E sarebbe cose buona e giusta se di queste cose si parlasse e scrivesse più spesso, invece di ricorrere a quelle geometrie variabili cui facevano cenno all’inizio, che suscitano il legittimo sospetto che perfino battaglie sacrosante come quelle per il rispetto dei diritti umani e civili siano strumentalizzate ad altri fini. Non lo scopriamo oggi, ma forse le cose date per scontate sono le prime che siamo portati a dimenticare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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