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	<title>Marco D&#039;Attoma Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 02 Mar 2021 10:46:01 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Marco D&#039;Attoma Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il peacekeeping e le cooperazioni militari come strumenti geopolitici</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-peacekeeping-e-le-cooperazioni-militari-come-strumenti-geopolitici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 09:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<category><![CDATA[Peacekeeping]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="692" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano, missione Onu Unifil (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809-1024x506.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809-768x380.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Le operazioni di peacekeeping sono degli strumenti che sono funzionali a condurre una nazione da un conflitto verso una pace duratura, e solitamente vengono condotte da forze multilaterali sotto l’egida di una organizzazione internazionale come l&#8217;Onu, o regionale come l’Ue.  L’assenza di un esercito sotto l’egida delle Nazioni Unite obbliga questa organizzazione internazionale a servirsi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-peacekeeping-e-le-cooperazioni-militari-come-strumenti-geopolitici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="692" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libano, missione Onu Unifil (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809-1024x506.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Onu-Libano-La-Presse-e1614676124809-768x380.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Le operazioni di <strong>peacekeeping </strong>sono degli strumenti che sono funzionali a condurre una nazione da un conflitto verso una pace duratura, e solitamente vengono condotte da forze multilaterali sotto l’egida di una organizzazione internazionale come l&#8217;Onu, o regionale come l’Ue. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’assenza di un esercito sotto l’egida delle Nazioni Unite obbliga questa organizzazione internazionale a servirsi del peacekeeping proprio per raggiungere il suo obiettivo principale, ovvero il mantenimento della pace a livello internazionale. Questo, quindi, coinvolge direttamente gli Stati membri, che decidono volontariamente di mettere a disposizione un determinato contingente militare, che andrà a formare una forza di </span><span style="font-weight: 400;">peacekeeping</span><span style="font-weight: 400;">, ovvero i cosiddetti</span><strong> &#8220;Caschi Blu&#8221;</strong><span style="font-weight: 400;">. Le operazioni di peacekeeping condotte dal 1948 fino alla conclusione della Guerra Fredda, consistevano prevalentemente in operazioni militari (il cosiddetto peacekeeping di prima generazione); mentre il peacekeeping di seconda generazione, sviluppatosi dopo gli anni 90, si distingue per lo svolgimento di funzioni di carattere umanitario, ma anche di peace-building (‘costruzione della pace’), che consiste nella programmazione di piani di crescita del Paese uscito dal conflitto, e la previsione di nuove istituzioni politiche che permettano una crescita pacifica e consolidata dell’area, nonché una transizione politica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Però a volte la partecipazione a certe operazioni di pace potrebbe celare un forte interesse geopolitico di alcune nazioni: i territori più appetibili sono sicuramente quelli africani, dove sono dislocate la maggior parte delle operazioni di peacekeeping. Questo non vuol dire che si instaurano <strong>missioni</strong> per depredare direttamente un territorio, magari pieno di diamanti o di semiconduttori, ma per favorire la crescita di determinate condizioni che possano portare un ritorno vantaggioso.</span></p>
<h2>Il peacekeeping del Dragone e le ambizioni russe</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>Cina</strong> è lo Stato che più sta incrementando le proprie truppe nel contesto internazionale, in particolare in Africa. Sappiamo bene che l’intento cinese è quello di intensificare i propri hub commerciali, e le </span><a href="https://it.insideover.com/politica/il-ruolo-cinese-nelle-missioni-di-peacekeeping-in-africa.html"><span style="font-weight: 400;">ambizioni del Dragone</span></a><span style="font-weight: 400;"> si estendono anche nel continente africano, nel quale sono stati effettuati massicci investimenti economici. L’obiettivo cinese è quello di supportare a proprie spese la pace nel continente per incrementare le proprie ambizioni commerciali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’attività di </span><span style="font-weight: 400;">peacekeeping</span><span style="font-weight: 400;"> è uno strumento che spesso viene applicato unilateralmente da una singola nazione: un esempio importante lo abbiamo avuto recentemente con la creazione di una forza cuscinetto nel Nagorno-Karabakh. Qui la <strong>Russia</strong> ha utilizzato il peacekeeping apparentemente per bloccare il conflitto tra Armenia ed Azerbaijan, ma nella realtà ha sfruttato il conflitto per incrementare il proprio controllo sul Caucaso, e al tempo stesso per arrestare le mire espansionistiche turche nella Regione. Questo è un altro chiaro esempio di come le “operazioni di mantenimento della pace” abbiano una funzione strettamente geopolitica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È stato detto che la Cina stia impiegando maggiori risorse nel peacekeeping per incrementare la propria influenza nel continente africano. Ma non è la sola nazione con tali interessi geopolitici, poiché anche la Russia si sta muovendo molto bene sul continente: lo dimostra la costruzione della base militare in Somalia, e la collaborazione militare con la Repubblica Centrafricana. In questo ultimo Stato la Russia ha avviato una partnership militare a partire dal 2017, dopo che il <strong>Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite</strong>, con la</span><span style="font-weight: 400;"> risoluzione 2339 (2017), aveva allentato l’embargo del 2017, ed aveva permesso l’addestramento di truppe centrafricane da parte di truppe russe e ruandesi, al fine di permettere un rinnovamento dell’esercito centrafricano. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inoltre, la Russia ha appoggiato il governo in carica al fine di potersi consolidare nel mercato dei diamanti in loco: quindi anche qui la presenza militare, con l’intento di favorire lo sviluppo dell’apparato militare centrafricano, ha favorito i propri interessi geopolitici ed economici. Il Cremlino ha anche supportato questa collaborazione </span><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-africa-what-has-been-agreed-sochi-summit-24401"><span style="font-weight: 400;">inviando truppe private</span></a><span style="font-weight: 400;"> (o mercenarie) al fine di addestrare l’esercito centrafricano. </span></p>
<h2>Il peacebuilding europeo</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Cina e Russia, che nella propaganda occidentale vengono visti come i poliziotti cattivi, non sono gli unici a utilizzare le operazioni militari a scopi geopolitici. Se andiamo non lontano nella storia, l’UE aveva ottenuto il mandato dal Consiglio di Sicurezza di promuovere il </span><span style="font-weight: 400;">peacebuilding</span><span style="font-weight: 400;"> in <strong>Kosovo</strong> con la </span><a href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_int_concluse/KosovoUNMIK/Documents/65592_SchedaUNMIKvers2mar091.pdf"><span style="font-weight: 400;">risoluzione 1244</span></a><span style="font-weight: 400;"> (1999) per avviare un processo di stabilizzazione e di </span><i><span style="font-weight: 400;">Nation-building</span></i><span style="font-weight: 400;">. Gli Stati europei avevano tutti gli interessi a garantire la pace nei Balcani, per motivi legati alla vicinanza geografica, ma anche per favorire le proprie politiche espansionistiche nei Balcani. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Gli interessi europei però non si sono soffermati nella limitrofa Regione balcanica, ma sono anch’essi rivolti al continente africano: in particolare, con l’operazione <strong>EUNAVFOR Atalanta</strong>, dislocata nel Corno d’Africa, l’UE ha attuato una operazione militare in funzione antipirateria. In un </span><a href="https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/126052.pdf"><span style="font-weight: 400;">documento del Consiglio dell’UE</span></a><span style="font-weight: 400;">, risalente al 2011, viene affermato che &#8220;l</span><span style="font-weight: 400;">&#8216;impegno a lungo termine dell&#8217;UE nei confronti del Corno d&#8217;Africa è radicato nell&#8217;importanza geostrategica della Regione, nel desiderio dell&#8217;UE di sostenere il benessere della popolazione del Corno e di contribuire a sollevarli dalla povertà verso una crescita economica autosufficiente&#8221;.</span><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo caso gli interessi europei nella operazione antipirateria consistono nel favorire questo benessere, e questa pace nella Regione per motivi economici, visto l’importanza dello stretto di Bāb el-Mandeb</span> <span style="font-weight: 400;">per il commercio, ma anche per scongiurare maggiori flussi migratori dal Corno verso l’Europa. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Altro Stato che utilizza il peacekeeping per scopi geopolitici è la </span><a href="https://onu.delegfrance.org/Peacekeeping-10194"><span style="font-weight: 400;">Francia</span></a><span style="font-weight: 400;">: essa è presente in Mali, nell’ambito</span> <span style="font-weight: 400;">dell’operazione </span><i><span style="font-weight: 400;">Barkhane</span></i><span style="font-weight: 400;"> a supporto dell’operazione MINUSMA nella lotta al terrorismo jihadista nella Regione del Sahel; la Francia era presente nella <strong>Repubblica Centrafricana</strong>, nell’ambito dell’operazione Sangaris a supporto dell’operazione di peacekeeping MINUSCA; ed anche in Costa d’Avorio</span><span style="font-weight: 400;"> la Francia ha supportato l’operazione </span><span style="font-weight: 400;">ONUCI.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A volte la lunga presenza di uno schieramento militare in uno Stato ospite può essere sintomo di interessi che vanno aldilà delle missioni pacifiche, e per questo motivo </span><a href="https://www.ndtv.com/india-news/un-peacekeeping-missions-should-not-be-for-political-interests-india-2372088"><span style="font-weight: 400;">l’ambasciatore indiano</span></a><span style="font-weight: 400;"> designato alla rappresentanza permanente a New York, ha affermato che le operazioni di </span><span style="font-weight: 400;">peacekeeping</span><span style="font-weight: 400;"> non devono essere attuate per motivi politici, e soprattutto non devono avere una durata che si estenda anche dopo che la missione di pace o di ricostruzione sia stata conclusa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infine, gli interessi militari al mantenimento della pace in  determinate zone geografiche, vengono chiaramente sostenuti per raggiungere e rafforzare i propri interessi geopolitici: pensiamo al supporto tramite il </span><span style="font-weight: 400;">peacebuilding</span><span style="font-weight: 400;"> o il </span><strong>nation-building</strong><span style="font-weight: 400;">, e il modo in cui un determinato Stato, ma anche una organizzazione internazionale, possano influenzare questi processi per ottenere tornaconti in futuro.</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Water Diplomacy</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/water-diplomacy.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 06:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-1024x678.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’utilità di un bene, nella versione utilitarista di Jeremy Bentham, dipende dalla contestualizzazione del bene stesso: mettiamo a confronto un diamante con un bicchier d’acqua, ovvero riproponendo il paradosso dell&#8217;acqua e dei diamanti associato a Adam Smith, però localizzando questo paragone in due aree geografiche diverse. Pensiamo ai due beni in Occidente, e certamente la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/water-diplomacy.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">L’utilità di un bene, nella versione utilitarista di Jeremy Bentham, dipende dalla contestualizzazione del bene stesso: mettiamo a confronto un <strong>diamante</strong> con un bicchier d’acqua, ovvero riproponendo il </span><span style="font-weight: 400;">paradosso dell&#8217;acqua e dei diamanti</span><span style="font-weight: 400;"> associato a Adam Smith</span><i><span style="font-weight: 400;">, </span></i><span style="font-weight: 400;">però localizzando questo paragone in due aree geografiche diverse. Pensiamo ai due beni in Occidente, e certamente la bilancia andrebbe a favore del diamante. Ma pensiamo invece ad una zona desertica, o in via di desertificazione: ebbene qui si incomincia a capire l’importanza dell’acqua, e il perché la profilassi di questo bene sia stata inserita all’interno dei </span><i><span style="font-weight: 400;">Sustainable Development Goals</span></i><span style="font-weight: 400;"> delle Nazioni Unite.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le <strong>risorse idriche</strong> sono necessarie non solo al sostentamento delle popolazioni, ma anche allo sviluppo agricolo ed industriale di un Paese: pensiamo all’importanza dell’acqua nell’agricoltura, nella pesca, nell’industria che non potrebbe fare a meno di questa risorsa in diverse fasi della produzione, ma soprattutto nella vita umana, che dipende proprio da questa risorsa.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’area geografica che visivamente ha subito maggiori perdite di risorse idriche è l’Asia centrale, proprio quel territorio che comprende dei laghi talmente grandi che possono (o potevano) essere considerati dei mari interni. Il lago di <strong>Aral</strong> era uno di questi bacini idrici, un bacino che coinvolgeva direttamente cinque Repubbliche ex-sovietiche tra cui, l’Uzbekistan, il Kazakhstan, il Tajikistan, il Kyrgyzstan ed il Turkmenistan.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">A causare la scomparsa del bacino idrico sono state le </span><a href="https://www.un.org/en/chronicle/article/dry-tears-aral"><span style="font-weight: 400;">politiche industriali dell’Unione Sovietica</span></a><span style="font-weight: 400;">, effettuate tra gli anni ’50-’80, al fine di sviluppare una imponente produzione di <strong>cotone</strong> nell’area desertica dell’Uzbekistan, facendo divenire questa Repubblica uno dei maggiori produttori “</span><i><span style="font-weight: 400;">dell’oro bianco</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Per favorire questa industrializzazione è stato necessario deviare, alcuni corsi d’acqua proprio verso l’Uzbekistan, ma al tempo stesso privando l’Aral di risorse idriche consistenti. L’egoismo umano ha creato uno dei disastri geologici più drammatici del XX secolo, e ha lasciato alle future generazioni non un comune deserto, ma </span><a href="https://www.focus.it/ambiente/ecologia/il-lago-aral-sparisce"><span style="font-weight: 400;">un deserto di sale e di tossicità</span></a><span style="font-weight: 400;"> causato dai diserbanti che venivano immessi nel lago. Del grande lago oggi rimangono solo piccoli bacini separati tra loro, e rispetto allo specchio d’acqua originale vi è rimasto un misero 10%.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche il mar Caspio, il bacino idrico più grande del mondo, sta rilevando un consistente abbassamento delle acque, che potrebbe portare allo stesso processo del cosiddetto &#8220;mar d’Aral&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello del lago d’Aral è solo un esempio rispetto alla scarsità delle risorse idriche provocate dalla mano dell’uomo, e per questo la prevenzione delle acque è divenuta una preoccupazione comune, tale da coinvolgere diversi attori a livello internazionale. La questione della <strong>carenza dell’acqua</strong> potrebbe portare a delle pretese da parte di alcuni Stati, o etnie. Per questo motivo, si è sviluppata parallelamente a questi fenomeni una diplomazia sovranazionale, al fine di preservare i bacini idrici esistenti, e di prevenire eventuali conflitti. Questo tipo di diplomazia è nota come </span><b>Water Diplomacy</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La </span><a href="https://globalwaterforum.org/2018/08/31/what-is-water-diplomacy-and-why-should-you-care/#:~:text=Water%20diplomacy%20can%20be%20defined,%2C%20regional%20stability%2C%20and%20peace."><span style="font-weight: 400;">Water Diplomacy</span></a><span style="font-weight: 400;"> può essere definita come l’utilizzo di strumenti diplomatici per la risoluzione dei conflitti, esistenti o emergenti, sulle risorse idriche condivise, con lo scopo di risolverli, o quantomeno mitigarli per garantire la pace e la stabilità regionale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ad esempio nel caso concreto della questione dell’Asia centrale, questo tipo di diplomazia era stata avviata dopo caduta dell’URSS e la nascita della <strong>Comunità degli Stati Indipendenti</strong> nel 1991, ma cruciali furono gli incontri svolti tra il ‘93 e il ’95, che permisero la nascita dell’</span><a href="https://amazoniainvestiga.info/index.php/amazonia/article/view/163/139"><span style="font-weight: 400;">IFAS</span></a><span style="font-weight: 400;"> (l’</span><i><span style="font-weight: 400;">International Found for saving the Aral Sea</span></i><span style="font-weight: 400;">)</span><span style="font-weight: 400;">, l’organizzazione regionale che è nata proprio per stabilire un forum di discussione, e per presentare dei progetti comuni attraverso delle decisioni vincolanti per tutti gli Stati membri. </span><span style="font-weight: 400;">La </span><i><span style="font-weight: 400;">Water Diplomacy</span></i><span style="font-weight: 400;"> però non si è limitata alla partecipazione degli Stati geograficamente coinvolti, ma anche di altre organizzazioni internazionali, tra cui l’OSCE e ancor di più le Nazioni Unite tramite le sue agenzie specializzate. La <strong>Banca Mondiale</strong> è l’agenzia che ha sostenuto economicamente i progetti più importanti, soprattutto nel Piccolo Aral, ovvero la porzione settentrionale del lago presente nel Kazakhstan. Grazie alla costruzione di una diga si è riusciti a garantire un aumento del livello delle acque e di conseguenza un aumento della pescosità. Questo intervento della diplomazia idrica è stato funzionale a mitigare le contese che si stavano accendendo nella Regione asiatica, che vedevano una doppia complicazione, di cui una era legata alle risorse idriche, l’altra a quelle energetiche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come anzidetto l</span><span style="font-weight: 400;">a questione idrica non è purtroppo circoscritta alla Regione asiatica centrale, ma ci sono Paesi che già si preparano al controllo dei principali corsi d’acqua: pensiamo alla costruzione della </span><a href="https://it.insideover.com/gallery/la-guerra-dellacqua-della-turchia.html"><span style="font-weight: 400;">diga turca</span></a><span style="font-weight: 400;"> sul <strong>fiume Tigri</strong> che potrebbe inaridire l’intera Mesopotamia, oppure di quella etiope sul <strong>Nilo azzurro</strong> che preoccupa tutti gli Stati bagnati dal Nilo, in particolare Sudan ed Egitto. In caso di una futura siccità questi Paesi avrebbero il controllo totale, ovvero un monopolio, su un bene così prezioso, ma che al tempo stesso potrebbe spingere i Paesi assetati al conflitto: si passerebbe dalla diplomazia idrica alle guerre dell’acqua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scarsità dell’acqua, quindi, avrebbe un </span><a href="https://www.thebluepeace.org/water-diplomacy.html"><span style="font-weight: 400;">impatto negativo sulla pace e la sicurezza</span></a><span style="font-weight: 400;"> internazionale: in questo frangente risulta fondamentale favorire la cooperazione regionale e soprattutto la </span><i><span style="font-weight: 400;">Water Diplomacy</span></i><span style="font-weight: 400;">, per consentire un utilizzo consapevole delle risorse idriche nell’interesse delle presenti e delle future generazioni. Perciò la Water Diplomacy si configura come un ramo della diplomazia applicato alle questioni bilaterali o multilaterali rispetto alle questioni idriche. In tal senso la diplomazia idrica coinvolge fasi diplomatiche come il </span><a href="http://www.unesco.org/new/fileadmin/MULTIMEDIA/FIELD/Cairo/Water%20Diplomacy%20in%20Action%20Strategy%20Doc%203%20Rev%202%20Final%20and%20Action%20Plan%5b1%5d.pdf"><span style="font-weight: 400;">dialogo, la negoziazione e la riconciliazione</span></a><span style="font-weight: 400;"> fra Stati per scongiurare eventuali <strong>conflitti</strong>, o un utilizzo sconsiderato delle risorse idriche. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La diplomazia idrica include anche una serie di convenzioni ed accordi a livello internazionale e regionale. Nel 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione </span><a href="https://undocs.org/A/RES/64/292"><span style="font-weight: 400;">A/RES/292</span></a><span style="font-weight: 400;">, che riconosce formalmente che l’utilizzo di acqua potabile sia un diritto umano essenziale per il pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani. Tuttavia, la Risoluzione ha solo un valore di raccomandazione, e cioè non vincolante per gli Stati. Accanto a questa misura ci sono molte altre convenzioni internazionali che si occupano della gestione delle acque, ma centrali in questo discorso risultano gli SDG delle Nazioni Unite e gli <strong>Accordi sul Clima di Parigi</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche </span><a href="https://unucris-my.sharepoint.com/:w:/g/personal/cverhelst_cris_unu_edu/Eap6W9klXudOhkNCY0IZHy4BOXxPT6WA9ZM9p2ALmGqHdQ"><span style="font-weight: 400;">l’UE</span></a><a href="https://eeas.europa.eu/topics/water-diplomacy/417/eu-water-diplomacy_en"><span style="font-weight: 400;"> ha sviluppato una forte consapevolezza</span></a><span style="font-weight: 400;"> circa questo fenomeno: pertanto la conservazione dei bacini idrici viene considerata come strumento di politica estera, al fine di prevenire eventuali conflitti tra Stati, oppure sanguinose guerre civili. Sia le Nazioni Unite che l’UE contrastano l’utilizzo delle risorse idriche a scopi bellici: troppo spesso si è sentito parlare di risorse idriche avvelenate, di dighe occupate o distrutte al fine di colpire gli avversari in uno scontro, o peggio ancora di colpire i civili innocenti.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il paradosso dell’acqua e dei diamanti, insieme all’esempio del lago d’Aral, dovrebbero spingerci ad una riflessione riguardo l’utilizzo consapevole delle risorse idriche. Nella fattispecie della diplomazia idrica, risulta ancora più importante rafforzare questa attività in considerazione ai cambiamenti tecnologici e allo sviluppo scientifico, ai processi di <strong>globalizzazione</strong>, ai contesti sociali e politici e soprattutto ai cambiamenti climatici, che rendono sempre cangiante e più incerto il futuro del pianeta.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/water-diplomacy.html">La Water Diplomacy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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