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	<title>Marco Carnelos Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 06 Nov 2026 12:23:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Marco Carnelos Archives - InsideOver</title>
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		<title>Netanyahu, AIPAC e il prezzo di un&#8217;influenza rivelatasi tossica</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/midterm-usa-netanyahu-laipac-e-il-prezzo-di-uninfluenza-tossica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2026 05:57:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le elezioni di midterm segnano la fine di un&#8217;epoca nel rapporto tra USA e Israele? Le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre hanno trionfalmente riportato i Democratici alla guida della Camera dei Rappresentanti e del Senato in quella che, negli auspici, avrebbe dovuto essere un’”onda blu” e invece è divenuta addirittura uno tsunami. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/midterm-usa-netanyahu-laipac-e-il-prezzo-di-uninfluenza-tossica.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/11/midterm-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Le elezioni di midterm segnano la fine di un&#8217;epoca nel rapporto tra USA e Israele?</em></p>



<p>Le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre hanno trionfalmente riportato i Democratici alla guida della Camera dei Rappresentanti e del Senato in quella che, negli auspici, avrebbe dovuto essere un’”onda blu” e invece è divenuta addirittura uno tsunami.</p>



<p>Gli analisti discuteranno a lungo le cause: l&#8217;impopolarità di Trump, l&#8217;economia, la corruzione, l&#8217;inflazione, il tradimento degli originali propositi di un’America First (che è sembrato più un Israel First) e dello slogan MAGA (Make American Great Again) che si è tramutato in MAPA (Make America Poor Again).</p>



<p>Il vicepresidente JD Vance, coraggiosamente, e con una &#8211; inconsueta considerati i tempi &#8211; onestà intellettuale, ha già detto la <a href="https://x.com/JDVance/status/2118004988433641835?a=bnUz19m4WhjwBp-BHNE&amp;s=20">sua:</a> la guerra con l&#8217;Iran.</p>



<p>Ma sotto la superficie c&#8217;è un ulteriore fenomeno. Il voto del 3 novembre potrebbe aver chiuso la carriera (e il suo metodo di lavoro) – più di quanto non abbia fatto il risultato elettorale israeliano del 27 ottobre scorso &#8211; di uno dei politici più efficaci mai apparsi nel panorama americano, pur non essendo mai stato candidato ed eletto nel paese: Benjamin Netanyahu.&nbsp; Questa sconfitta potrebbe aver messo a rischio anche il braccio operativo della lobby pro-Israele a Washington, l&#8217;American-Israeli Political Action Committee (AIPAC).</p>



<p>Per oltre trent&#8217;anni, Netanyahu ha saputo influenzare, orientare e &#8211; diciamolo francamente – “intortare” legioni di esponenti politici americani, repubblicani e democratici, facendo leva su un sistema di finanziamenti elettorali, lobby, innegabili ed efficaci capacità persuasive accompagnate da avvertimenti velati e timori di ritorsione, che pochissimi parlamentari della più grande potenza del mondo hanno osato sfidare. Oggi questo metodo di lavoro mostra delle crepe, e il conto da pagare potrebbe essere – come emerso il 3 novembre &#8211; alto, forse altissimo, sia per la lobby pro-Israele che per quest’ultimo paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Iraq: la prima grande ipoteca</h2>



<p>Nel settembre 2002, quando era un politico fuori dal governo, Netanyahu testimoniò davanti alle <a href="https://www.govinfo.gov/content/pkg/CHRG-107hhrg83514/html/CHRG-107hhrg83514.htm">audizioni</a> della Camera dei Rappresentanti statunitense sul conflitto con l’Iraq&nbsp; &nbsp;sostenendo che Saddam Hussein intendeva acquisire l’arma nucleare e che rimuoverlo avrebbe prodotto effetti positivi per l&#8217;intera regione mediorientale. Il<a href="https://www.c-span.org/clip/house-committee/user-clip-netanyahus-expert-testimony-on-iraq-in-2002/4529120"> video</a> di quella deposizione è imperdibile, anche come manuale di “intortamento politico”.</p>



<p>Naturalmente, non fu l&#8217;unica voce a spingere per la guerra portando avanti fatti e narrative insostenibili: l&#8217;amministrazione Bush, i pericolosissimi neoconservatori e un&#8217;intelligence (non sapremo forse mai quanto consapevolmente o meno) fallace, fecero la loro parte. Ma la sua testimonianza offrì a Washington un&#8217;autorevole sponda esterna di uno che era già stato Primo Ministro di Israele e contribuì a rendere dominante un clima – il sempre brillante Marcello Veneziani direbbe una “cappa” &#8211; in cui dissentire sembrava imprudente.</p>



<p>Il risultato è tristemente noto. Le armi di distruzione di massa non furono mai trovate, come pure un nesso tra l’Iraq e l’11 settembre 2001. &nbsp;La guerra costò migliaia di soldati americani morti e decine di migliaia feriti e migliaia di miliardi di dollari al contribuente americano, per non parlare delle centinaia di migliaia di vittime irachene. Seguirono la frammentazione del paese, una guerra civile tra sciiti e sunniti, la nascita dello Stato islamico, la necessità di un nuovo intervento militare nel paese da parte di una coalizione di paesi principalmente occidentali e, paradosso finale, il rafforzamento dell&#8217;Iran, che si ritrovò con un rivale in meno e un vuoto di potere da riempire.</p>



<p>Un disastro strategico che gli Stati Uniti e la regione pagano ancora.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Iran: trent&#8217;anni di allarmi nucleari</h2>



<p>Se l&#8217;Iraq fu il primo capitolo, l&#8217;Iran è stato il filo conduttore – una specie di ossessione &#8211; dell&#8217;intera carriera di Netanyahu e dei suoi compari negli Stati Uniti. Già nel 1992, davanti alla Knesset, Netanyahu avvertiva che Teheran fosse <a href="https://theintercept.com/2015/03/02/brief-history-netanyahu-crying-wolf-iranian-nuclear-bomb">a tre-cinque anni dalla bomba</a>. Nel 2012, portò all&#8217;Assemblea Generale dell’ONU il celebre cartello raffigurante una bomba con la linea rossa e nel marzo 2015, accogliendo un assai poco patriottico invito del Partito Repubblicano prese la parola dinanzi al Congresso statunitense riunito in seduta congiunta per prevenire la firma dell’<a href="https://www.aljazeera.com/gallery/2025/6/18/the-history-of-netanyahus-rhetoric-on-irans-nuclear-ambitions"> l&#8217;accordo sul nucleare</a> (JCPOA) negoziato da Obama e da altri paesi con l’Iran. Un’interferenza negli affari politici di un altro Paese al confronto della quale Vladimir Putin fa la figura del dilettante</p>



<p>&nbsp;Nel 2018, Trump ritirò gli Stati Uniti dall&#8217;intesa anche qui – plausibilmente – Netanyahu svolse il suo ruolo nefasto e, in ultima analisi, controproducente. La risposta di Teheran fu opposta a quella sperata, anche perché, soprattutto le potenze europee, non vollero o non seppero proseguire la parte economica di quell’accordo: l&#8217;Iran <a href="https://thebulletin.org/?p=85790">aumentò l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio e costruì centrifughe più avanzate</a>.</p>



<p>Il ciclo si è chiuso, per ora, con la <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Twelve-Day_War">guerra dei dodici giorni</a> del giugno 2025 e i <a href="https://www.fdd.org/analysis/op-eds/2025/06/24/israel-and-iran-trade-strikes-ceasefire-goes-into-effect-june-24-updates/">bombardamenti americani su Fordow, Natanz e Isfahan</a>, e con il conflitto congiunto lanciato da USA e Israele il 28 febbraio 2026: il coronamento ideale di oltre 30 anni di ambizioni politiche del Premier israeliano.&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Un allarme ripetuto per decenni, fin dagli anni ’80 del secolo scorso, ha prodotto una profezia che si autoavvera: una politica di conflitto permanente ha reso più probabile ciò che dichiarava di voler evitare, e ha trascinato gli Stati Uniti nell’ennesima guerra mediorientale senza obiettivi chiari.</p>



<p>La politica americana preferito ignorare per anni questa realtà fino a quando il popolo americano l’ha destata dal proprio torpore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gaza e la frattura generazionale</h2>



<p>Il terzo fattore è forse il più decisivo per il futuro. La guerra a Gaza, con il massacro dei civili, la devastazione delle città e dei campi profughi, i crimini di guerra e un potenziale verdetto di genocidio, e con le immagini diffuse sui social, spesso pubblicate dagli stessi soldati israeliani, ha cambiato radicalmente la percezione di Israele tra i giovani americani. Per una generazione cresciuta con lo smartphone, la guerra non è stata un&#8217;astrazione geopolitica, ma un flusso quotidiano di video raccapriccianti.</p>



<p>I numeri lo confermano. Secondo un <a href="https://www.jns.org/news/u-s-news/aipac-a-wedge-issue-facing-democrats-in-midterm-races">sondaggio NBC</a>, nel 2026 il 67% degli elettori democratici simpatizza con i palestinesi, contro il 18% del 2013, mentre la simpatia per gli israeliani è scesa dal 34% al 17%. Milioni di giovani, che non ricordano né l&#8217;11 settembre né l&#8217;Iraq, hanno maturato una diffidenza strutturale verso un alleato che identificano con Netanyahu e con le sue scelte. Questa fascia di elettori ha alimentato la cosiddetta «ondata blu» e ha trasformato il sostegno incondizionato a Israele da consenso bipartisan a questione ampiamente divisiva anche all’interno degli stessi schieramenti politici; basta guardare <a href="https://www.nytimes.com/2026/10/30/us/politics/el-sayed-stevens-michigan-senate-event.html">l’aspro confronto</a> tra i due candidati democratici nel seggio senatoriale del Michigan: il neosenatore Abdul El Seyed e la sfidante alle primarie del partito Haley Steven</p>



<h2 class="wp-block-heading">La conferma di Vance</h2>



<p>A rendere meno ideologica questa lettura è arrivata, come accennato sopra, la prima dichiarazione del vicepresidente JD Vance dopo il voto. Quest’ultimo ha scritto che la ragione della sconfitta è la guerra, ricordando che lo stesso Trump aveva ammesso al <a href="https://www.wsj.com/politics/elections/trump-acknowledges-iran-war-is-partly-to-blame-for-republican-losses-c3cf572e">Wall Street Journal</a> il peso del conflitto. Ha poi citato un sondaggio tra gli elettori che avevano abbandonato i repubblicani: le quattro condizioni per tornare erano porre fine alla guerra, occuparsi di costo della vita e inflazione, rimettere al centro l&#8217;«America First» e cambiare il rapporto con Israele. Non ha escluso che abbia pesato anche un messaggio economico poco incisivo, ma ha sfidato chi ritiene che la guerra valesse il prezzo della perdita del Senato per sei anni a sostenerlo apertamente.</p>



<p>Trump, parlando con i giornalisti, ha definito la tesi «probabilmente» vera, aggiungendo però che rifarebbe la guerra, perché non si può lasciare il nucleare all&#8217;Iran (l’intortamento di Netanyahu possiede anticorpi fortissimi). &nbsp;Vance non cita né Netanyahu né l&#8217;AIPAC, ma il punto resta: a paventare nella guerra e nel legame con Israele una causa della sconfitta elettorale è il numero due dell&#8217;amministrazione, non un avversario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;AIPAC e il marchio tossico</h2>



<p>Il braccio operativo di Netanyahu (e di altri Primi Ministri prima e dopo di lui) a Washington ha pagato il prezzo più immediato. Nel 2026 il suo super PAC è stato <a href="https://nukta.com/pro-israel-lobby-pours-tens-of-millions-into-us-midterms-amid-growing-voter-and-candidate-backlash">il maggiore finanziatore esterno del ciclo elettorale</a>, con oltre 54 milioni di dollari investiti soprattutto nelle primarie democratiche. Ma la strategia si è ritorta contro. Se nel 2022 il 98% dei candidati sostenuti da AIPAC vinse, per questa tornata le stime saranno sicuramente e sensibilmente inferiori. Un numero crescente di candidati, anche moderati e pro-Israele come <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/04/israel-tensions-surface-democrats-plot-us-midterms">Cory Booker</a>, ha rifiutato i suoi fondi: in altri termini, rinunciare ai contributi dell’AIPAC è diventato un segnale di credibilità, almeno nelle primarie democratiche.</p>



<p>L&#8217;organizzazione ha reagito con un profilo più basso, canalizzando i fondi attraverso veicoli meno riconoscibili. Ma un&#8217;influenza che deve nascondere il proprio nome ha già perso gran parte della sua capacità persuasiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;eredità da gestire</h2>



<p>Il paradosso è che Netanyahu, nel tentativo di blindare il sostegno americano, ha finito per minarne le fondamenta. Il legame tra Stati Uniti e Israele, per decenni patrimonio di entrambi i partiti, rischia di diventare un&#8217;arma di parte, esposto alle oscillazioni di ogni ciclo elettorale. Chi vuole davvero la sicurezza di Israele dovrebbe interrogarsi su questo: una relazione fondata sulla pressione, sull&#8217;allarmismo permanente e ossessivo e sulla delegittimazione dei critici non è un&#8217;assicurazione, è un debito.</p>



<p>Il Premier uscente israeliano, se Gadi Eisenkot riuscirà a formare un Governo alternativo, non solo ha distrutto Gaza, il Libano e la già malconcia reputazione internazionale di Israele, ma è riuscito anche ad infliggere una batosta storica al Partito Repubblicano americano.</p>



<p>Nel frattempo, i mullah a Teheran se la ridono sotto le loro folte barbe constatando che quello che doveva essere un cambio di regime a Teheran si profila come un cambio di regime a Washington.</p>



<p>La lezione dell&#8217;Iraq, dell&#8217;Iran, di Gaza e del Libano è la stessa: quando una politica estera viene dettata dagli interessi di un leader straniero e dalle lobby che lo sostengono, il danno ricade prima sull&#8217;alleato che dovrebbe proteggere e poi su chi la subisce.</p>



<p>Per gli Stati Uniti il momento di ricalibrare la loro bussola mediorientale è arrivato.</p>



<p>Resta da vedere se la nuova maggioranza avrà il coraggio di farlo, ma di questo parleremo un’altra volta.</p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Guerra ibrida, tra minacce reali e minacce gonfiate decidono le prove pubbliche</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/guerra-ibrida-tra-minacce-reali-e-minacce-gonfiate-decidono-le-prove-pubbliche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 05:08:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Germania" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una minaccia reale e una minaccia gonfiata possono coesistere, e il sistema per distinguerle richiede prove pubbliche. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Germania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/germania-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da diverso tempo, soprattutto in Europa, non passa settimana senza che un drone avvistato, un incendio, un blackout, un attacco informatico vengano automaticamente attribuiti ad operazioni ibride russe. L&#8217;idea che <strong>Mosca sia impegnata da tempo in una «guerra ibrida» a spese dei membri della comunità transatlantica (NATO e UE),</strong> o di quel che ne resta, è ormai così diffusa – specialmente da questa parte dell’oceano, che ha quasi assunto lo status di una verità ontologica.</p>



<p>A prima vista, questa attribuzione spasmodica di responsabilità, sembrerebbe a sua volta una fuga di responsabilità, nonché un espediente per spostare l’attenzione sulle vistose carenze di <em>governance</em> delle liberal-democrazie, specialmente quelle europee. Quest’ultime, purtroppo, sembrano sempre più caratterizzate da visioni distopiche del presente e disconnesse dalle situazioni reali di disagio delle loro opinioni pubbliche e soprattutto sulle cause. La Russia, in fin dei conti, è utile per continuare quelle prassi che – dalle nostre parti &#8211; sin dalla Grecia del V secolo avanti Cristo <strong>utilizza l’esistenza di un nemico, reale o immaginario che sia, come bussola e giustificazione per le scelte politiche, giuste o sbagliate che siano. </strong></p>



<p>Nell’affrontare la questione della guerra ibrida sembrerebbe tuttavia opportuno tenere ben presenti tre aspetti.</p>



<p><strong>Il primo </strong>è che la guerra ibrida non è una novità di questi ultimi anni, è sempre esistita sia pur in forme diverse. <strong>Azioni spionistiche, sabotaggi e azioni di propaganda ed influenza </strong>hanno sempre accompagnato la storia dell’umanità e, a tutti gli effetti, sono forme di guerra ibrida, come lo sono sempre state le cosiddette interferenze di uno Stato negli affari interni di un altro Stato. Naturalmente, le odierne tecnologie informatiche i network digitali globali ne hanno ampliato l’invasività e la capillarità e, ovviamente, la possibilità di arrecare danni esponenzialmente maggiori a quei soggetti che le subiscono, che si tratti di Stati, imprese o organizzazioni private.</p>



<p><strong>Il secondo</strong> è che la conduzione di operazioni o di vere e proprie guerre ibride non è una prerogativa esclusiva della Russia. Tutti gli Stati che dispongono delle capacità, degli strumenti e delle motivazioni per farle le conducono e, in questo ambito <strong>non vi sono poi grandi differenze tra le condotte delle democrazie liberali e quelle dei regimi definiti autoritari.</strong></p>



<p>Tanto per fare un esempio, le cosiddette Rivoluzioni Colorate che le liberaldemocrazie hanno efficacemente sostenuto in diverse parti del mondo negli ultimi decenni sono state a tutti gli effetti delle operazioni di guerra ibrida; naturalmente, la narrativa occidentale le ha presentate come legittimo sostegno alle aspirazioni di libertà e democrazia a favore di popoli oppressi in diverse aree del pianeta.</p>



<p>Circa quindici anni fa l’attacco informatico con il virus Stuxnet condotto dagli USA contro gli impianti nucleari iraniani – per fare un altro esempio – è stata un’azione di guerra ibrida; peraltro, il virus si diffuse anche nei Paesi limitrofi arrecando non pochi danni. </p>



<p><strong>Il terzo</strong> è che al pari della Russia, anche diversi membri della NATO sono impegnati – e ben prima dell’inizio della guerra in Ucraina nel 2022 – in operazioni configurabili come operazioni di guerra ibrida ai danni di Mosca. Alla luce dell’esperienza, infine, non sarebbe temerario sostenere che l’Occidente sia stato assai più efficace nel portare avanti forme di guerra ibrida rispetto alla Russia che spesso si è rivelata sin troppo maldestra nella loro esecuzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una categoria elastica, prove fragili</strong></h2>



<p>Esiste tuttavia un problema: <strong>non esiste una definizione concordata di cosa sia un attacco ibrido. </strong>Anche il prestigioso <em>International Institute of Strategic Studies </em>di Londra ammette che il termine è &#8220;amorfo&#8221;. Alcuni rapporti censiscono solo atti di sabotaggio fisico; altri includono addirittura adesivi pro-Cremlino, graffiti, manifestazioni per la pace e persino unità della marina russa che attraversano il canale della Manica o aerei che sorvolano in prossimità dello spazio aereo di Paesi NATO, una pratica ampiamente diffusa ovunque, ma solo nel caso russo determina mobilitazioni mediatiche in Occidente.  In altre parole, <strong>guerra ibrida è un concetto che può essere usato per includere quasi qualsiasi cosa. </strong></p>



<p>Il risultato, quindi, è che si sta diffondendo una specie di psicosi o, a voler essere maligni, diversi Governi e media europei starebbero alimentando una forma di psicosi generalizzata che – a taluni – potrebbe sembrare anche <strong>una strategia deliberata per spaventare a morte le pubbliche opinioni </strong>sui gravi pericoli che incombono su quest’ultime e renderle più propense ad accettare l’enorme aumento delle spese militari in corso, nonché il contestuale abbassamento del loro tenore di vita giustificato in nome del bene superiore rappresentato dalla sicurezza. </p>



<p>Tuttavia, la <a href="https://responsiblestatecraft.org/hybrid-warfare-russia/">responsabilità russa</a> viene spesso dedotta da articoli che riportano sospetti e indiscrezioni di funzionari occidentali dove le evidenze, tuttavia, scarseggiano o sembrano poco conclusive. Anche i documenti ufficiali ammettono la disomogeneità. Un <a href="https://www.congress.gov/crs-product/R49134">rapporto del Congressional Research Service</a> riconosce che alcuni casi sono documentati, mentre altri poggiano su prove circostanziali, con livelli di evidenza molto diversi.</p>



<p>Diversi episodi molto pubblicizzati si sono successivamente <a href="https://responsiblestatecraft.org/hybrid-warfare-russia/">sgonfiati</a>. L&#8217;incidente del <a href="https://www.euronews.com/2024/11/26/german-foreign-minister-questions-if-dhl-cargo-plane-crash-was-a-hybrid-incident">cargo DHL</a> nel novembre 2024,&nbsp; <a href="https://www.reuters.com/business/energy/fire-that-led-heathrow-shutdown-caused-by-substation-component-failure-energy-2025-07-02/">l&#8217;incendio di Heathrow</a> nel marzo 2025 e il presunto <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c9d07z1439zo">jamming</a> ai danni dell&#8217;aereo del Presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, nel settembre 2025, non hanno retto a un esame elementare, e il coinvolgimento russo è stato escluso.&nbsp;</p>



<p>Il caso più emblematico è stato la <a href="https://responsiblestatecraft.org/hybrid-warfare-russia/">psicosi dei droni dell&#8217;autunno 2025</a>, con aeroporti chiusi e leader che puntavano il dito contro Mosca. Un’indagine olandese su una sessantina di segnalazioni ha riscontrato alti livelli di panico ma quasi nessuna prova di coinvolgimento russo.&nbsp;</p>



<p>Resta il fatti che il meccanismo è ormai piuttosto consolidato e ben oleato: quando viene riscontrato un qualsivoglia episodio parte subito l’accusa (generalmente alla Russia) che riscuote ampia risonanza mediatica. La smentita, quando arriva, passa quasi inosservata. Tutto ciò si sedimenta nelle opinioni pubbliche europee anche se quest’ultime sembrerebbero sempre più scettiche in merito ad alcune narrative ossessive dei loro Governi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il caso di Lipsia e il problema delle prove pubbliche</strong></h2>



<p>L’episodio di maggior rilievo negli ultimi mesi è stato il <a href="https://www.rte.ie/news/2026/0905/1590402-russia-eu-hybrid-attacks/">tentato attacco con droni all&#8217;aeroporto di Lipsia-Halle</a> del 4 agosto. Il ministro dell&#8217;Interno tedesco Dobrindt ha sostenuto che configurazione, componenti ed esplosivi riconducono ad altre operazioni russe. Mosca ovviamente ha negato ogni responsabilità. Il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha tuttavia dichiarato che «le prove sono chiare» ma nessuna di queste è stata <a href="https://responsiblestatecraft.org/hybrid-warfare-russia/">resa pubblica</a>; in sintesi, <strong>alle opinioni pubbliche viene chiesto di fidarsi. </strong>Sembra un dejà vu di quanto accaduto nel 2003 con la guerra all’Iraq, giustificata con il presunto possesso di armi di distruzione di massa da parte del Paese che poi si è rivelò del tutto infondato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una guerra condotta sulle piattaforme dell&#8217;avversario</strong></h2>



<p>C&#8217;è poi un paradosso stratosferico che raramente viene evidenziato o discusso dai mainstream media. Se la componente informativa/informatica di questa guerra è reale, essa passa quasi interamente attraverso piattaforme digitali americane: Meta, Google, X. Le reti come Doppelganger, che <a href="https://www.timesofisrael.com/meta-takes-down-chinese-spamouflage-disinformation-mega-campaign/amp/">Meta stessa ha descritto</a> come la più persistente operazione di origine russa che avesse mai smantellato, o <a href="https://ukrainianweek.com/storm-1516-russian-disinformation/">Storm-1516</a>, che nel 2025 avrebbe prodotto più contenuti falsi di RT e Sputnik messi insieme, operano su infrastrutture controllate da aziende statunitensi, soggette alla giurisdizione e alle pressioni di Washington.</p>



<p>Le tesi che tali piattaforme sarebbero indipendenti e che non subiscano alcun condizionamento da parte delle Amministrazioni statunitensi genera ormai diffusa ilarità e sembrerebbe assai poco convincente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Due pesi, due misure?</strong></h2>



<p>La riprova sarebbe il contrasto con il trattamento di altri temi è fin troppo evidente. Un <a href="https://www.hrw.org/report/2023/12/21/metas-broken-promises/systemic-censorship-palestine-content-instagram-and">rapporto di Human Rights Watch</a> (HRW) ha documentato una censura «sistemica e globale» dei contenuti sulla Palestina su Instagram e Facebook: 1.050 casi esaminati in oltre 60 Paesi, di cui <a href="https://dohanews.co/?p=166792">1.049 riguardavano contenuti pacifici a favore dei palestinesi</a>. HRW ha indicato tra le cause l&#8217;eccessivo affidamento all&#8217;automazione e l&#8217;<a href="https://aa.com.tr/en/middle-east/international-rights-group-slams-meta-for-censoring-pro-palestinian-content/3089005">influenza dei governi sulle rimozioni</a>.</p>



<p>Da qui il sospetto: se una guerra ibrida dilagasse davvero sulle piattaforme, <strong>perché quelle aziende che sanno essere così zelanti su certi temi o aree geografiche risultano così tolleranti o passive su altri?</strong> Una possibilità è che queste non siano casuali, e che la narrazione di una minaccia russa onnipresente, anche su canali che Washington potrebbe oscurare in un istante, possa servire interessi che non coincidono propriamente con la sicurezza degli europei. È un&#8217;ipotesi ovviamente.</p>



<p>La questione di fondo resta pertanto aperta: <strong>una minaccia reale e una minaccia gonfiata possono coesistere,</strong> e distinguerle richiede prove pubbliche; accuse e dichiarazioni da sole non bastano soprattutto alla luce della posta in gioco in Europa, ovvero il rischio di un’escalation che potrebbe portare ad un catastrofico &#8211; per tutti &#8211; conflitto aperto con la Russia.</p>



<p>In sintesi sarebbe opportuno che tutti si dessero una calmata, e che un minimo di senso di responsabilità tornasse a prevalere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/guerra-ibrida-tra-minacce-reali-e-minacce-gonfiate-decidono-le-prove-pubbliche.html">Guerra ibrida, tra minacce reali e minacce gonfiate decidono le prove pubbliche</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La memoria selettiva di Marco Rubio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-memoria-selettiva-di-marco-rubio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 08:05:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 7 ottobre scorso, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha pronunciato ad Atene quello che a molti è apparso più un sermone sul glorioso passato e il destino della civiltà occidentale che un discorso politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-memoria-selettiva-di-marco-rubio.html">La memoria selettiva di Marco Rubio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260217100054808_ff359c80223ca8a56c98600729feeb6f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 7 ottobre scorso, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha <a href="https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesman/2026/10/secretary-of-state-marco-rubio-remarks">pronunciato</a> ad Atene quello che a molti è apparso più un sermone sul glorioso passato e il destino della civiltà occidentale che un discorso politico.</p>



<p>Il suo intervento non ha destato molta attenzione ma avrebbe dovuto; Rubio è uno dei più accreditati contendenti alla nomination del Partito Repubblicano per le elezioni presidenziali del 2028.</p>



<p>Egli ha essenzialmente affermato, avendo la maestosità del Partenone come sfondo, che l’Occidente deve alla Grecia la propria curiosità, la propria ambizione, la propria insofferenza verso qualunque traguardo che venga giudicato impossibile. Un discorso che trasudava così tanta sicurezza ed arroganza che merita di essere letto alla luce della storia, e, purtroppo, dinanzi a quest’ultima ha rivelato una memoria selettiva di entità stratosferica, del tutto paragonabile alla vanità civilizzatrice che egli ha ostentato in ogni suo passaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il monopolio della grandezza?</h2>



<p>Per Rubio i Greci hanno dato origine ai tratti che definiscono l’Occidente, distinguendolo da altre culture dove “<em>stabilità e sussistenza</em>” erano il fine supremo. Questo sarebbe già abbastanza per trasecolare. Il Segretario di Stato USA osa descrivere come gente da sussistenza i costruttori de templi di <a href="https://www.amazon.com/s?k=Angkor+and+the+Khmer+Civilization+Coe">Angkor</a> in Cambogia, gli astronomi di <a href="https://www.amazon.com/Lost-Enlightenment-audiobook/dp/B00FTWM4U8/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.ThvjMNFUL7_x1ToYHk59RNUQr8KFlx0pIjIrQQOi_Mi1dGjLojB6sO1437TFtpqby7eEfXXFP0nK93dAW50wyw.uUOEp31aa_wfeJWBY8cRdUfBto6T2ANZomXI4Pz7bjw&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Lost+Enlightenment+Starr&amp;qid=1792429164&amp;sr=8-1">Samarcanda</a> e gli ingegneri della rete viaria degli <a href="https://www.amazon.com/Inca-Road-System-Studies-Archaeology/dp/0123634601/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.5c-Zg252RDeTO3mQQo2wXw.ItQ_7TCT_AxYHEi7eyuLeUZZ-Phckeg95qvDW5p6b8A&amp;dib_tag=se&amp;keywords=The+Inka+Road+System+Hyslop&amp;qid=1792429255&amp;sr=8-1">Incas</a>. Ignora le flotte dell’Ammiraglio cinese <a href="https://www.amazon.com/When-China-Ruled-Seas-1405-1433/dp/0195112075/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.pQsm4TCnyMrVVaXXG1Dc8Xn3DgJMOYgtQAq6UjbPB-mZKxp2gfa9jZtHTO5v3hRIFDE25vEo1XTas7x11LzdyxgXqWiAA7cSbJFSVI2aKScn2XA6Oxja4vG_uAelJW8x.Is5Ag6qpEWXUYVB8eHSi23PDN_6BAjF4RaMEHmeGL7I&amp;dib_tag=se&amp;keywords=When+China+Ruled+the+Seas+Levathes&amp;qid=1792429393&amp;sr=8-1">Zheng He</a> che attraversarono l’Oceano Indiano decenni prima che Cristoforo Colombo solcasse quello Atlantico. Dimentica Ibn Battuta che esplorò assai più territori di quanto Marco Polo ci abbia tramandato, e i matematici indiani della scuola del <a href="https://www.amazon.com/Mathematics-India-Kim-Plofker-ebook/dp/B004EYT8YM/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.N65vaTCN8tJHmHU3af2zs3jkMfebV7P-ATdzzpZPfqt7kx_IB527ZpIZtHGmrMvvPNdU0o6wPL0NejGj-0ngyA.vVap12AuzpI0-0qZKDcUpk10nSmU5NgTWpFGYqM7Q0Q&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Mathematics+in+India+Plofker&amp;qid=1792429591&amp;sr=8-1">Kerala</a> che ci hanno dato lo zero. Non è quindi un caso che alcuni storici sostengono che “l’Occidente” come lignaggio autonomo sia un <a href="https://www.amazon.com/Eastern-Origins-Western-Civilisation/dp/0521547245/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.e4km2JPtn3VfcSsRhiDxNqa5fnNkF4-9ImLXMoN9rzX8gRyX7TmeVhgYMzU6Y1Pe7V71RaFARpK8bbyIhV0TvQ.fFGBrbYM-JBRkdDaAe7y5M38dmpQTZyqh49msXgxJio&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Eastern+Origins+of+Western+Civilisation+Hobson&amp;qid=1792429789&amp;sr=8-1">costrutto</a> relativamente moderno, come ci ricordava recentemente anche <a href="https://www.theguardian.com/world/2016/nov/09/western-civilisation-appiah-reith-lecture">Kwame Appiah</a> sul Guardian.</p>



<p>Anche sui Greci la lettura di Rubio è a dir poco singolare. Gran parte della loro filosofia e scienza raggiunse l’Europa medievale perché nella Baghdad del <a href="https://www.amazon.com/Greek-Thought-Arabic-Culture-Graeco-Arabic/dp/0415061334/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.aGWe5IL_3MbDg_h9BOep3yfp_IMM5z7NUoW7g0eiDsmj1ayJDuuqWUQcHHXaN8SU8XgCX9uc4Rs_-7HEgIlAvuC7k1kqjeo5zgw0A0IXuHT_fJphLTCZWX9-BFR7YBLP.9Tq-mrKUJOcYHLy3PD_pF_PKqMD7Y27XFpTTJ8aKq9A&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Greek+Thought+Arabic+Culture+Gutas&amp;qid=1792429926&amp;sr=8-1">Califfato Islamico Abbasida</a> furono tradotte, conservate e sviluppate come evidenziato da <a href="https://www.amazon.com/Islamic-Science-European-Renaissance-Transformations/dp/0262516152/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.K2JREzFK10e-I9EQ00J7XW4CAvgXGNupiI1rPqkPR0NiA4JEi_9TQFQxttJTdaIU68Nvg7s9lLHHgn_y-Pm2hkSRizjQnZL--GqeCuZIKs0F0Sb_rYlYYAlnYTN40QsaxPPzbggzz7STV6flE-FLQyZ0XGkQ3K76O-IfkuhFmyOUVe8BAAhha_OgNfsjWc6JR7yfC0N9ZTfE0nNfAFNk-3j_69AsbWx2S459j4nVDUk.twsKGWfaxC6qJtPedhcM-ma8dJVm96_h1DH7pwDrCtw&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Islamic+Science+and+the+Making+of+the+European+Renaissance+Saliba&amp;nsdOptOutParam=true&amp;qid=1792429994&amp;sr=8-1">diverse</a> <a href="https://www.amazon.com/House-Wisdom-Science-Knowledge-Renaissance/dp/0143120565/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.gyM6LvuAET1kdBs8xjQiePrAvazasWld7H--aa40JqfGjHj071QN20LucGBJIEps.3CKdBkNH0jgwd8NJH9TTfgrz0UTrULfu74H3Hu8_Wk0&amp;dib_tag=se&amp;keywords=The+House+of+Wisdom+Al-Khalili&amp;qid=1792430058&amp;sr=8-1">opere</a>; una tradizione proseguita anche nella <a href="https://www.amazon.it/Ornament-World-Christians-Tolerance-Medieval-ebook/dp/B00FOR2NYA">Spagna islamica</a>. Anche Bisanzio ebbe un ruolo importante, ma il punto resta: prestito e adattamento sono la normalità della storia umana, non l’eccezione di una stirpe solitaria come l’esponente politico statunitense vorrebbe farci credere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I disastri ignorati</h2>



<p>Rubio cita Alessandro Magno, Giulio Cesare, Carlomagno e Ferdinando Cortés come portatori di un’unica fiamma nobile. Eppure Cortés <a href="https://www.amazon.com/Conquest-Cortes-Montezuma-Fall-Mexico/dp/0671511041/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.9as7HlUOE5HiVmk-8-lVlZ9UqWDEFr5Sd8l8RPK1Q0jJ4Ussb0Lwl2_cYLYdmHmYbRhc7QHRtVa45k8FAuvsYvkZBFUyAgBs9PeDZi160bnoBTFoIUT8WtyvG-P4VmLUAAoCtcCA3DQ8KU0Ef0qUM3-2q25wUoyVJHy5JRbTmbRh9OyeMxCR23RMbekJUaLmYC8fbSXKIzsYdYsKM7HsI4L5-mlzZ3E7TwuGRh2CZlI.eagFhNZimUfaW2Iq3WauY7_VJzkQ0pyNE2tHIKC8sxM&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Conquest+Cortes+Montezuma+Hugh+Thomas&amp;qid=1792437067&amp;sr=8-1">distrusse</a> la capitale azteca con migliaia di vittime e Cristoforo Colombo, a cui Rubio attribuisce la “scoperta”, inaugurò a Hispaniola un sistema di lavoro forzato che <a href="https://www.amazon.com/Short-Account-Destruction-Indies/dp/0140445625/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.lXP56-Pw7TiQOWu_3nDdD0fnkRgQceeNEzxIzWaylw8zoUiuwwIdsy4ogz-I9snrbHkH4ItAD-1Hlot1ddiOZr3qj8TfIhpYcWqxQvt-kli4yt659S-1HliKidbmMf9jWQLR26USvwMnqWthIMz4YfvZrJewxuWaFuGCm5l-8p0SAsSLPg4R-JVUd-vV2KU9_T8wkXb4nBuJYQbqJpsFKDvHws2KUVro9BcE9TOcubo.fAhu4LpBe0SCDGuq7vVtOmnyS_0zMXrd-jhruiigIE8&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Short+Account+of+the+Destruction+of+the+Indies+Las+Casas+Penguin&amp;nsdOptOutParam=true&amp;qid=1792437239&amp;sr=8-1">distrusse</a> gli indigeni locali in una <a href="https://www.amazon.com/Born-Die-Conquest-1492-1650-Approaches/dp/0521627303/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.nMYbu9fK8pFAthpaVX37oB3kOz9C22Inzx1R9oWGIpnGjHj071QN20LucGBJIEps.yN02rNWv9DXg19dsLh_rD-RVQ2GHI7wt0A_3402yjFw&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Born+to+Die+Disease+and+New+World+Conquest+Cook&amp;nsdOptOutParam=true&amp;qid=1792437277&amp;sr=8-1">generazione</a>.</p>



<p>La stessa fame di conoscenza alimentò <a href="https://www.amazon.com/Capitalism-Slavery-Penguin-Modern-Classics/dp/0241548160/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.sl96cMOYmiKBljU8ABPEeVCBX3x0BoyllXCQ74wPQ_6tkNo84XCEkc1DQ4r6Qq3OcRmv9TK2-hDZwsZnAyLdKM6qE6WJxxEdsfli_Q4fEWSz943v7JJH74SZcwP76AGVVOfmoY-PHGZxE4VVLGj3R5sTV_vpGmv3pM0ZT2pFZOZk5v_nI9ws2ut5MsLOO0qGND9RHEnX6uXne-p96502aUjKfXS97WzbntDgTiz3HCA.gjaDWny-RxhMLhwK7WTuCfDPaxh0tqt9I_cVM9_tysE&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Capitalism+and+Slavery+Eric+Williams&amp;qid=1792437707&amp;sr=8-1">la tratta atlantica degli schiavi</a>, che coinvolse circa dodici milioni di africani, con oltre un milione di morti nella traversata. &nbsp;Alimentò la <a href="https://www.amazon.com/Scramble-Africa-White-Conquest-Continent/dp/0380719991/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.zQsa1qKkwCMY6yFJZnsXkuxFhvlnBXoJVN_nN7D8xnqe8JV02wC_mXhWGPUwRqNTeeRRp9ymnfG2hvDwfA2XcIlZt8yjVKBm8lyDSJJTs0raN76wqTfUt10nvR0vGeZ_z2AO3RJwEfhyRnWuq4_6NJgl7P86XJPA0ywJLOqq3GRv6qFRR1NTnXrmw9YmCUzB4Opy7ZCRa6bLM_EWks-CQr4j0D_fE8VlIiSPsF3YBWw.Wxr9wPkb41-7Ke4k5c_TfpwU1dIZUY-5AK2oCsQy5W8&amp;dib_tag=se&amp;keywords=The+Scramble+for+Africa+Pakenham&amp;qid=1792433812&amp;sr=8-1">spartizione coloniale dell’Africa</a> alla Conferenza di Berlino del 1884-85, le <a href="https://www.amazon.com/Opium-War-Dreams-Making-Modern/dp/1468311735/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9._rsVx3gZC8G1VVlR5Qi-1Xc77XGleLXt6P3BHq8bVENbvgqjLe3LE7oRFC0aqQRwj0aXJue-OegpAKxpT3UkIyfLZxo_kNMq7Z3XwOso88D_r_W2ccMYviYVCSixR21xiw7qz9UmNI1VIQg15nWR8-ruq3cDXtDzwQtrXJ3Z04M6NRS5RlxiGKtjtmI8fzeUQkg-kDCIMgONTdxXDBgrTug3cB7C1EiE_Kq_JJNk2dE.1xmGLio0-2WvNyMgfZp2qIc_k3fb8itLKU109qx5EKI&amp;dib_tag=se&amp;keywords=The+Opium+War+Lovell&amp;qid=1792433912&amp;sr=8-1">guerre dell’oppio</a> con le quali il Regno Unito impose coercitivamente il narcotraffico alla Cina, e &nbsp;il Congo belga di <a href="https://www.amazon.com/King-Leopolds-Ghost-Heroism-Colonial/dp/0358212502/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.yzLHy3UoWQ8_hd8HyXjjE7zLO1NSGKF9QwelzppWK9zh7yG2XC6jNfpDpBI5v0qTaKarLt3MlWP8UutNXRd9JtKZsbXjEx3_9OIvXPDpjX2hHshx8MWWkS9pHNBKbfNAJCtACxNMs-3ZcWAL15elkB_Na4mwc5YTuSG5ddZwbf876dk2uXyAH8dcCd664isL.lbw4ASdK9tHXSCX-47fSKaapfq8welbaI4ClIo1q4ss&amp;dib_tag=se&amp;keywords=king+leopold%27s+ghost+hochschild&amp;qid=1792437361&amp;sr=8-1">Re Leopoldo</a> dove milioni di persone perirono tra immani sofferenze. Scienza e cartografia occidentali, per quanto celebrati dal Segretario di Stato, furono anche strumenti di conquista, usati per tracciare coste e classificare popoli.</p>



<p>Per chi la subiva, quindi, l’esplorazione (la scoperta) occidentale era spesso il primo atto di una successiva invasione. Celebrare l’ambizione senza considerarne i costi &#8211; come ha fatto Rubio all’Acropoli &#8211; non è storia: è pubblicità, e peraltro di pessimo gusto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Atene che non c’era</h2>



<p>Il luogo stesso del suo discorso smentisce le sue tesi. L’Atene di Pericle si reggeva sulla <a href="https://www.amazon.com/s?k=Athenian+Democracy+in+the+Age+of+Demosthenes+Hansen">schiavitù</a>: questi ultimi erano una quota rilevante della popolazione attica. <a href="https://www.amazon.com/Goddesses-Whores-Wives-Slaves-Classical/dp/080521030X/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.igh5zWKu20jeLsD6JdTeifrvutHCfWo5jNkEEXD7LsPGjHj071QN20LucGBJIEps.uXILn1LXCMocG44yAmJH9EhY8y2BDGDjylji0UF4YSg&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Goddesses+Whores+Wives+and+Slaves+Pomeroy&amp;qid=1792438387&amp;sr=8-1">Donne</a> e <a href="https://www.amazon.com/Class-Struggle-Ancient-Greek-World/dp/1804298557/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.pRoKrJHn9Bz0gDrehcmy-dT4zLHj7dEeI2MLnU5ZdQbGjHj071QN20LucGBJIEps.w1GCKylvcUbyc6Ygk6kYdrNqFWsZiFzmRaybKJSSAuM&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Class+Struggle+in+the+Ancient+Greek+World+de+Ste+Croix&amp;nsdOptOutParam=true&amp;qid=1792438423&amp;sr=8-1">stranieri</a> erano esclusi dalla cittadinanza: la democrazia che Rubio ammira nel suo discorso era di una minoranza di maschi adulti.</p>



<p>Il Partenone fu <a href="https://www.amazon.com/Athenian-University-academic-monograph-reprints/dp/019814296X/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.5VawuvKcVUbCRPEMlXT-sGpm9WLBYRgqSArgIFPKIEvGjHj071QN20LucGBJIEps.oDvpu4hCsJ2b5N9AUy4Zz3W677Tg4UohsTqfF1FfLUY&amp;dib_tag=se&amp;keywords=The+Athenian+Empire+Meiggs&amp;qid=1792438555&amp;sr=8-1">finanziato</a> in gran parte dal tributo della Lega di Delo, che Atene trasformò in impero. In una delle sue <a href="https://www.amazon.com/History-Peloponnesian-War-Thucydides/dp/0140440399/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.HQv6uAWlKA7hac5uECFwCqguIG2p0LuizzxWJvYR3pbv8AwrczhdnzvzwgxLUZJF4kf6C-7i1rOxmgNXuWFOFloyB63URAb7hY-mqwvLgXV_rPU3F-M4AGg2UpGwLabq6EpRZRKLlnaPGoUFM9VPHx_8GPy8muQimtHLdYTOGGaMmP_zvVlEggnXjcr41NgjzP33dpqo3_AUQMY7JbDgJMb_stqbJxxjf75L2vMFe3M.feRD25TUEMN7hragD7adQohE-r6LiycXsNE318Yp47M&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Thucydides+History+of+the+Peloponnesian+War+Penguin&amp;qid=1792434307&amp;sr=8-1">opere</a> più celebri, Tucidide fa dire agli Ateniesi che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono. E dal Partenone, peraltro, mancano i celebri marmi <a href="https://www.amazon.com/Lord-Elgin-Marbles-William-Clair/dp/0192121634/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.i0_1irGLqxLUk0gI3I6nXQ.YZneGrZ1FQlwTpKsF3y7WfcCteuvk2Ex1HbIuJbTD7A&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Lord+Elgin+and+the+Marbles+St+Clair&amp;qid=1792434404&amp;sr=8-1">trafugati</a> a Londra dal Lord Elgin.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Thumos, frontiera, impero</h2>



<p>Secondo Rubio l’Occidente ha perso il <em>thumos, </em>ovvero la passione e l’impulso interiore perché si è vergognato di ciò che lo rendeva (e continuerebbe a renderlo!) eccezionale. Ma il revisionismo storico, lo studio approfondito dello schiavismo e delle violenze coloniali non sono necessariamente un sintomo di declino; rendicontare onestamente il proprio passato non si traduce necessariamente in antipatriottismo. L’esame critico del proprio passato è al contrario un segno di maturità: la Germania, per esempio, non si è affatto indebolita dopo che ha intrapreso questo <a href="https://www.amazon.com/Learning-Germans-Race-Memory-Evil/dp/1250750113/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.SLbbzOWrJTnLaNZowG8x9vPNwo_KLy3ugs8LD98Y4P1SOfEWdnO7Su24Q3KfJ09W.JiZ1XlwR3EEsA5k-fpQKjzw_HzZd8Sn5V0v-2Jock0w&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Learning+from+the+Germans+Neiman&amp;qid=1792435196&amp;sr=8-1">percorso</a> dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.</p>



<p>Quanto al mito della frontiera americana evocato dal Segretario di Stato, che la definisce una terra “aperta e selvaggia”, ebbene questa non era <a href="https://www.amazon.com/Legacy-Conquest-Unbroken-Past-American/dp/0393304973/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.vH2j-dyb-lnrfAhSttc8WXCBYOPKQVhV7I2S6eQDQyw.CPWvy1yiYK8S_GeUU8xRbDYvshgKT0MfgR-WFIIidAU&amp;dib_tag=se&amp;keywords=The+Legacy+of+Conquest+Limerick&amp;qid=1792438748&amp;sr=8-1">vuota</a>: era abitata da centinaia di popolazioni native, espropriate, uccise e confinate in riserve. Quello di Rubio è il linguaggio liso del <a href="https://www.amazon.com/Manifest-Destiny-American-Expansion-Critical/dp/0809015846/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.pw24Nt8redCekCpRuUxnC2GN2EJYCvpbZ4jibQ0tQ56CUoMf9oVpmotsrgzik4n3zvO0YUuuRwfjOGaAK9ss7d4tIDAelaxsFnP69noxq8IPtealgmiA_yWYkAJuejvOdiBR0et6TaSf_lnAA_3V2-2n2sUlxMSdci140GSz1_he2aPvbtSlpd3WDQOBdpB1QXDwI0jZ7xjq4Vw0Q9AijuG83l35UyjQqgOF5MoD_PQ.Z-gjIIBvDfZjTDRFUa-2Wk4EsqFe43gHjklu6yiWlTo&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Manifest+Destiny+Stephanson&amp;qid=1792438831&amp;sr=8-1">Destino Manifesto</a> e dell’Eccezionalismo americano. Nel descrivere il proprio paese egli celebra il fatto che sia divenuto un impero; ed utilizza questo termine senza provare alcun imbarazzo: alcuni storici, del resto, sostengono che l’espansione americana fu <a href="https://www.amazon.com/How-Hide-Empire-History-Greater/dp/1250251095/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.4G_6MmrAa8Awk6yozUqIVFqY1_lhnZkjFseZ2Iep85vRgRPje-j8_pEYNMrQ0-iT.ATPFe-yCvUspFbvgMQKlzzuXPGkAEoJdp8sRng7ig7w&amp;dib_tag=se&amp;keywords=How+to+Hide+an+Empire+Immerwahr&amp;qid=1792435035&amp;sr=8-1">imperiale</a> fin dall’inizio. Oggi non è poi cambiata molto.</p>



<p>Il contrasto statunitense con l’Iran, i cui leader &#8211; secondo Rubio &#8211; “adorano la morte”, è sintomatico. Ma egli forse dimentica che il culto della morte eroica non è estraneo all’Occidente: il 1914 fu <a href="https://www.amazon.com/s?k=Fallen+Soldiers+Mosse">venduto</a> ai giovani europei con l’utilizzo di parole come dovere, onore e gloria.</p>



<p>I Greci avevano una parola per descrivere tutto questo: <a href="https://www.amazon.com/Hybris-Nick-Fisher/dp/085668144X/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.mfrnwECXoNT-dTIDmQmVZ-z_ZtTMG1iaKWMcgL9VnOc.2smLupvneN2aISR-cqCPB1JFt6aExg7zSNRKoiRj4dM&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Hybris+Nick+Fisher&amp;qid=1792435587&amp;sr=8-1"><em>hybris</em></a>; ovvero, arroganza, in particolare di chi scambia la fortuna per <a href="https://www.amazon.com/Inventing-Barbarian-Self-Definition-Classical-Monographs/dp/019814895X/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.2iWCEkjEKSnnt3mflGrvfw.4fUdHeP31cBGxcXWwhPGd3p-GOo4BbEKYogzH4N-TKo&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Inventing+the+Barbarian+Edith+Hall&amp;qid=1792435726&amp;sr=8-1">virtù</a>. Nella celebre tragedia i <a href="https://www.amazon.com/Aeschylus-Persians-Text-Translation-Lexicon/dp/B0GPMTB925/ref=sr_1_1?dib=eyJ2IjoiMSJ9.fsUvSP4TYRhKzpa58RivA_-MqbiVoCuFuRO-RoAY072TCBRAhEO7wvIwqfBvsPsDpTDOuDFuu3Cc8auUBCrGkU9E7jMUgAgWx_EpAEzfhA9XOMX5uP3pI4ZpMXu3R3ttxOR-XNZzUGIVJ2NTu_E-9h-3Kq2A0VaU9_IuIssWpLcB95AUc_Q0EjzDDm5BKybMfmuLkZtlHelLFEB4jzvQlpooMKSXjE3SbOiQfh3UCSg.qRFCgNWZGWFlIi497BPuJkf1U7AjHnmFaDeh-av1TVc&amp;dib_tag=se&amp;keywords=Aeschylus+The+Persians+translation&amp;qid=1792435840&amp;sr=8-1">Persiani</a>, otto anni dopo la famosa battaglia di Salamina, Eschilo mostra la caduta dell’Imperatore persiano Serse come un monito ai vincitori non agli sconfitti. All’Acropoli Rubio avrebbe potuto dire che l’eredità occidentale è un insieme di splendore e brutalità, ma ha preferito offrirne soltanto un’immagine lusinghiera.</p>



<p>In conclusione, la civiltà che il Segretario di Stato degli Stati Uniti, e, Dio non voglia, il potenziale prossimo Presidente degli Stati Uniti, ha voluto tratteggiare dinanzi al Partenone non è mai esistita così come egli l’ha descritta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-memoria-selettiva-di-marco-rubio.html">La memoria selettiva di Marco Rubio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il cortile di casa non basta più: Washington e la chiusura dell’Emisfero Americano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-cortile-di-casa-non-basta-piu-washington-e-la-chiusura-dellemisfero-americano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 08:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1098" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-1024x586.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-768x439.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-1536x878.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il "Corollario Trump" alla dottrina Monroe, Washington punta a un Emisfero Americano privo di presenze rivali</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-cortile-di-casa-non-basta-piu-washington-e-la-chiusura-dellemisfero-americano.html">Il cortile di casa non basta più: Washington e la chiusura dell’Emisfero Americano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1098" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-1024x586.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-768x439.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-1536x878.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella competizione tra grandi potenze che caratterizza in modo crescente questo primo scorcio del XXI secolo, sembra che <strong>gli Stati Uniti stiano compiendo una scelta di priorità. </strong>Ancor prima di contendere a Pechino l’Indo-Pacifico o a Mosca l’Ucraina, sembrano volere un Emisfero Americano privo di variabili ostili. È la logica che la stessa amministrazione ha battezzato “Corollario Trump” alla dottrina Monroe del 1823: “L’America agli Americani&#8221; che, tuttavia, tradotto geopoliticamente, significa l’America ai Nord-Americani e, in particolare, agli statunitensi. </p>



<p>Ovvero: nessuna presenza strategica extra-emisferica, nessuna proprietà di asset chiave da parte di rivali. I singoli dossier, dal Venezuela alla Groenlandia, sono capitoli di un’unica dottrina. Del resto l’ultima National Security Strategy emessa dall’Amministrazione Trump ha ben tratteggiato questa ambizione. </p>



<p>Se fosse veramente vero, e si trattasse di un preludio agli Stati Uniti meno interventisti nel resto del globo, ci sarebbe solo da rallegrarsene considerati i disastri che Washington è stata capace di compiere negli ultimi decenni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Venezuela: il precedente operativo</strong></h2>



<p><strong>Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno colpito il Venezuela e catturato Maduro</strong>, portato fuori dal Paese con l’accusa, che era apparsa ridicola fin da subito, di essere il principale trafficante di droga del continente. Per inciso quest’ultimo tema è subito scomparso dalle cronache.</p>



<p>Non si vedeva un intervento così diretto in America Latina dall’invasione di Panama nel 1989, quando Washington fece fuori uno dei suoi asset nella regione – il Generale <strong>Manuel Noriega </strong>– che aveva intrapreso un percorso troppo indipendente. Curiosamente, anche all’epoca tra i capi di accusa a carico del malcapitato militare panamense figurava il sostegno al traffico di droga. </p>



<p>Trump ha quindi dichiarato che Washington avrebbe “gestito” il Venezuela. Il messaggio va ben oltre Caracas. Le riserve petrolifere del Paese, le più grandi del mondo, tornano nell’orbita americana e si dimostra che l’uso della forza nell’Emisfero, non è più un tabù. Il Venezuela è il precedente su cui si regge la credibilità di tutto il resto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Canada: la pressione economica</strong></h2>



<p>Nei confronti di Ottawa lo strumento non è al momento militare ma economico. Alla retorica sul “cinquantunesimo Stato” si sono sommati i dazi e la revisione dello <em>United States-Mexico-Canada Agreement </em>(USMCA), il successore del NAFTA, prevista quest’anno. </p>



<p>Il Premier canadese Carney ha risposto in modo assertivo, evidenziando come vi siano luoghi che non sono mai in vendita, ma Trump non ha chiuso del tutto la porta all’annessione. Qui l’obiettivo non è conquistare, ma ridurre l’autonomia strategica canadese. Integrazione energetica, difesa dell’Artico e scudo antimissile Golden Dome vanno costruiti alle condizioni di Washington, e <strong>la leva è la dipendenza commerciale:</strong> il Canada subisce già dazi su acciaio, alluminio e auto. Si è giunti al punto che Ottawa ha ventilato una qualche forma di adesione all’Unione Europea per la quale la Presidente della Commissione von der Leyen ha addirittura ipotizzato accorgimenti istituzionali al momento non previsti dai Trattati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Groenlandia: dalla minaccia all’accordo</strong></h2>



<p>Il caso groenlandese mostra il metodo in tre tempi: rivendicazione massimalista, crisi dentro la NATO, accordo presentato come vittoria. Trump aveva parlato di acquisto e non aveva escluso la forza. Il 19 settembre ha annunciato un’intesa che, a suo dire, cederebbe agli Stati Uniti il controllo permanente della sicurezza dell’isola e vieterebbe agli avversari di costruire basi o fare investimenti sensibili senza l’approvazione americana.</p>



<p>Copenaghen e Nuuk hanno accolto l’accordo e insistono che la sovranità danese resta intatta, e in tal senso si sono espressi coralmente tutti i partiti e i media danesi. <strong>Come sia possibile sostenere che tale sovranità non sia stata intaccata </strong>– basta leggere l’accordo <a href="https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/2026/09/agreement-between-the-government-of-the-united-states-of-america-and-the-government-of-the-kingdom-of-denmark-together-with-the-government-of-greenland-to-amend-and-supplement-the-agreement-of-27-apri/">qui</a> accluso per avere direttamente un’idea &#8211; quando un attore esterno ha in sostanza diritto di veto su questioni di difesa e economiche resta un mistero. </p>



<p>Forse aveva ragione Shakespeare quando nell’Amleto Atto I scena IV rilevava come vi era “del marcio in Danimarca”. L’intesa deve essere approvata dai due parlamenti, magari gli USA non avranno ottenuto il formale titolo di proprietà del Paese, ma l’essenziale per tutelare i loro interessi: <strong>basi militari, esclusione di Cina e Russia, diritto di veto sugli investimenti. </strong>Cioè il controllo funzionale del Paese senza il costo politico dell’annessione. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cuba: la prossima casella</strong></h2>



<p>Su L’Avana la pressione è già operativa. A fine gennaio Trump ha dichiarato un’emergenza nazionale che consente dazi contro i Paesi che vendono petrolio a Cuba, e a maggio ha firmato un nuovo ordine esecutivo con sanzioni su energia, difesa e settore minerario. A marzo Trump ha previsto che Cuba sarebbe “caduta molto presto”, mentre sono circolate indiscrezioni secondo cui che negli ambienti della Casa Bianca il rovesciamento del governo cubano era considerato “al 100%” un evento del 2026. Il Segretario di Stato Rubio, dal canto suo, sostiene che non esista un blocco petrolifero nei confronti del Paese, ma solo la fine del petrolio gratuito che giungeva dal Venezuela. Quest’ultimo Paese, appunto, è la chiave: eliminato il rubinetto di Caracas, <strong>Cuba resta senza il suo salvagente energetico. </strong>È la sequenza classica della strategia americana: prima si tagliano le sponde esterne, poi si lavora sull’asfissia interna.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Brasile: il vero banco di prova</strong></h2>



<p>Il Brasile è il caso più delicato, perché non è un Paese debole né isolato ma uno rilevante membro dei BRICS.&nbsp;</p>



<p>Il primo turno delle elezioni Presidenziali svoltesi domenica 4 ottobre hanno posizionato <strong>Flávio Bolsonaro </strong>davanti al Presidente Lula in carica, che alla vigilia veniva dato in lieve vantaggio.  L’ex Presidente Bolsonaro – padre dell’attuale candidato &#8211; sconta attualmente 27 anni di carcere per un tentato golpe.  </p>



<p>Ora si attende il ballottaggio di fine mese. È plausibile che in caso di una – ora improbabile &#8211; vittoria di Lula si attivi un copione già visto altrove: delegittimazione del processo elettorale, sostegno politico e mediatico all’opposizione, leva economica e finanziaria, sanzioni individuali contro magistrati e dirigenti. <strong>In altre parole, l’ennesima “rivoluzione colorata”.</strong> Al momento prove in tal senso non emergono ma affiorano segnali di una strategia di delegittimazione preventiva già in corso da tempo, ma questa potrebbe aver già prodotto i suoi frutti senza necessità di azioni più muscolari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I limiti della dottrina “Donroe”</strong></h2>



<p>Questa strategia ha una logica coerente ma non mancano i costi. Ogni intervento riduce la credibilità americana come garante di regole, sempre ammesso che questa Amministrazione abbia cuore questo ruolo di garante di regole che disprezza pubblicamente da tempo. <strong>Ed è proprio su questa diminuita credibilità statunitense che la Cina ed altri attori del Sud Globale puntano a fare “proselitismo” in America Latina, con crediti, infrastrutture e commercio. </strong></p>



<p>Il paradosso è che la muscolare esclusione della Cina da parte di Washington viene ricercata con strumenti che spingono i governi della regione a vedere in Pechino un contrappeso. L’Emisfero può essere chiuso con la forza, ma non per questo diventa un blocco fedele, anzi il risentimento coverà e potrà riemergere fragorosamente in futuro, specialmente se i Governi di centro-destra allineati a Trump non sapranno corrispondere alle esigenze delle loro opinioni pubbliche.</p>



<p>Resta il dato strutturale: <strong>nel passaggio verso un ordine multipolare, Washington non cede il proprio cortile, lo consolida prioritariamente.</strong> Venezuela, Canada, Groenlandia, Cuba e Brasile sono i tasselli di un’unica gerarchia, in cui la sovranità degli Stati dell’Emisfero Americano è un attributo che ora si negozia e che non è più un diritto sancito a priori dall’ormai più che traballante ordine internazionale degli ultimi 80 anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-cortile-di-casa-non-basta-piu-washington-e-la-chiusura-dellemisfero-americano.html">Il cortile di casa non basta più: Washington e la chiusura dell’Emisfero Americano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ddl antisemitismo: più che lotta all&#8217;odio, un assist politico a Netanyahu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ddl-antisemitismo-piu-che-lotta-allodio-un-assist-politico-a-netanyahu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 22:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911114442670_c848aaebc882889642cb76e836bdb0cd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911114442670_c848aaebc882889642cb76e836bdb0cd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911114442670_c848aaebc882889642cb76e836bdb0cd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911114442670_c848aaebc882889642cb76e836bdb0cd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911114442670_c848aaebc882889642cb76e836bdb0cd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911114442670_c848aaebc882889642cb76e836bdb0cd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260911114442670_c848aaebc882889642cb76e836bdb0cd-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il DDL italiano sull'antisemitismo, adottando integralmente e acriticamente la definizione IHRA invece della più precisa Dichiarazione di Gerusalemme, rischia di equiparare le critiche legittime a Israele e al sionismo all'antisemitismo vero e proprio, comprimendo così la libertà di espressione e dibattito politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ddl-antisemitismo-piu-che-lotta-allodio-un-assist-politico-a-netanyahu.html">Ddl antisemitismo: più che lotta all&#8217;odio, un assist politico a Netanyahu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il DDL sull&#8217;antisemitismo, approvato dal Senato il 4 marzo scorso e ora all&#8217;esame della Commissione Affari costituzionali della Camera va incontro ad un&#8217;esigenza reale e condivisibile: <strong>contrastare un inquietante rigurgito di antisemitismo </strong>emerso in particolare dopo il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Sono in molti ad aver attribuito questo rigurgito alla palese sproporzione ritorsione israeliana che negli ultimi tre anni è purtroppo andata ben oltre il legittimo diritto all’autodifesa sancito dall’art. 51 della Carta dell’ONU e dalla successiva giurisprudenza internazionale.</p>



<p>In ogni caso, a prescindere dalle cause profonde della ripresa di questo ignobile fenomeno, il problema della legge non è l&#8217;obiettivo dichiarato, ma lo strumento scelto per perseguirlo.  Il testo recepisce integralmente la <a href="https://holocaustremembrance.com/resources/working-definition-antisemitism">definizione</a> operativa elaborata dall&#8217;<em>International Holocaust Remembrance Alliance</em> (IHRA) nel 2016, t<strong>rasformando in norma di legge dello Stato un documento che i suoi stessi estensori avevano concepito come non vincolante</strong> e, soprattutto, sconsigliato per un uso giudiziario o disciplinare. Qualora venisse confermato in questa forma, l’Italia diventerebbe, assieme alla Romania, il primo Paese europeo a dare valore di legge piena all&#8217;intera definizione dell’IHRA — un passo che nessun altro Paese Unione ha finora voluto intraprendere. </p>



<p><br>La definizione dell’IHRA, in sé, è enormemente &#8211; e pericolosamente -generica: &#8220;<em>L&#8217;antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può esprimersi come odio verso di loro</em>&#8220;. Dove si è mai visto in un provvedimento legislativo l’espressione <em>“…è una certa percezione…” </em>per descrivere atti o dichiarazioni soggetti a sanzioni penali?</p>



<p><strong>Il vero problema politico, tuttavia, risiede negli undici esempi esplicativi che la accompagnano di cui ben sette riguardano esplicitamente lo Stato di Israele</strong>: Paragonare la politica israeliana al nazismo, contestare il diritto di Israele a esistere come Stato ebraico, ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni del governo israeliano, etc.; tutti esempi che, presi alla lettera e fuori contesto, rischiano di far scivolare nella categoria &#8220;antisemitismo&#8221; qualunque critica al sionismo che &#8211; al pari del comunismo, socialismo, liberalismo, fascismo, nazismo, etc. – è un’ideologia politica, e, in quanto tale, legittimamente criticabile.</p>



<p>In particolare, antisemitismo ed antisionismo finiscono con l’essere equiparati.</p>



<p>In un simile contesto, iniziative politiche di critica nei confronti delle più recenti politiche israeliane, corredate da azioni e iniziative comunque pacifiche come boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni (il noto movimento <a href="https://bdsmovement.net/">BDS</a>), o persino i rapporti di organizzazioni volte alla tutela dei diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch, e, financo le accuse di apartheid e di violazione della Convenzione sul genocidio nei confronti della popolazione palestinese, verrebbero tutte sommariamente – <strong>come già da tempo viene fatto disinvoltamente dal Governo Netanyahu</strong> – bollate come manifestazioni antisemite.<br><br>Non è un timore astratto, è già accaduto purtroppo; nel Regno Unito per esempio diverse università hanno adottato la definizione dell’IHRA sotto pressione politica, con minacce di tagli ai finanziamenti per chi non si allineava, e in più occasioni questa definizione è stata invocata per cancellare eventi, sospendere accademici o bloccare mozioni universitarie critiche verso le politiche israeliane. <strong>In altre parole, una limitazione della libertà di espressione e di protesta.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso italiano</h2>



<p>Il caso italiano si configura come particolarmente problematico poiché il DDL non si limita a un richiamo simbolico ma <strong>estende la definizione dell’IHRA alla formazione delle forze di polizia, delle forze armate, del personale prefettizio, della magistratura,</strong> delle associazioni sportive, chiamate a monitorare e reprimere il fenomeno e la pone a fondamento delle attività di controllo del linguaggio online. Si finirebbe con il costruire una sorta di strumento “pedagogico” per plasmare la vita pubblica e istituzionale del Paese ed il relativo dibattito politico, piuttosto che un parametro per sanzioni, controlli di sicurezza o attività di polizia nei confronti degli inaccettabili fenomeni di antisemitismo.</p>



<p>Amnesty International ha addirittura segnalato il rischio che il dissenso espresso nelle manifestazioni contro le politiche del governo israeliano possa essere addirittura gestito come una minaccia alla sicurezza nazionale, una linea che, peraltro, sta prendendo piede diffusamente in diverse democrazie occidentali dove <strong>la politica nel senso nobile del termine sta diventando essenzialmente politica securitaria.</strong><br><br>E’ proprio per rispondere a queste pericolose ambiguità che nel 2021 oltre duecento tra i più autorevoli studiosi di antisemitismo a livello mondiale hanno elaborato la <em>Jerusalem Declaration on Antisemitism</em> (<a href="https://jerusalemdeclaration.org/">JDA</a>), pensata esplicitamente come alternativa più precisa alla definizione dell’IHRA. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Dichiarazione di Gerusalemme</h2>



<p>La JDA definisce l&#8217;antisemitismo in modo più netto — <em>&#8220;discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei&#8221;</em> — e accompagna questa definizione con linee guida che tracciano un confine più chiaro tra odio antiebraico e dibattito politico legittimo su sionismo, Israele e Palestina.</p>



<p>Essa chiarisce inoltre che paragoni storici con altri contesti, per quanto sovente possano risultare controversi, non sono di per sé antisemiti.</p>



<p>Inoltre, non ci dovrebbe essere alcuna discussione sulla circostanza che <strong>confrontarsi sul futuro assetto statuale di Israele e della Palestina non equivale automaticamente a negare diritti collettivi agli ebrei;</strong> altrimenti chiunque dovesse pronunciarsi a favore della posizione internazionale consolidata &#8211; sancita peraltro da diverse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU &#8211; circa la soluzione del contenzioso israelo-palestinese, ovvero quella dei due Stati, rischierebbe di essere tacciato di antisemitismo. Purtroppo, sempre più frequentemente sta accadendo anche questo.</p>



<p>Nella stessa logica, anche il sostegno al movimento BDS rientra pienamente nel perimetro del dibattito e delle iniziative politiche legittime.&nbsp;</p>



<p>Del resto, da decenni le democrazie occidentali si distinguono in politiche sanzionatorie di boicottaggio e disinvestimento nei confronti un significativo numero di Paesi per le politiche da questi ultimi perseguite in materia di rispetto dei diritti umani e altro. <strong>Non si comprende quindi il motivo per cui per Israele dovrebbe essere fatta un’eccezione.</strong></p>



<p>A scanso di equivoci, il carattere democratico dello Stato ebraico&nbsp; non può essere invocato – come accade spessissimo nel dibattitto politico occidentale &#8211; come un’attenuante per giustificarne la perdurante impunità per l’uso illegale della violenza quando invece si tratta di una seria aggravante.&nbsp;</p>



<p>Generalmente, ma anche questo oggigiorno non è più così scontato, le democrazie non si macchiano di crimini di guerra o contro l’umanità efferati come quelli che hanno purtroppo caratterizzato il Governo Netanyahu negli ultimi tre anni sia a Gaza sia in Libano.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Definizione IHRA</h2>



<p>Sciaguratamente, in sede di discussione al Senato, un tentativo di sostituire la definizione IHRA con quella di Gerusalemme è stato respinto dalla maggioranza di governo.&nbsp;</p>



<p>È stata, a dir poco, una scelta miope. Un provvedimento nato per proteggere una minoranza dovrebbe fondarsi sulla definizione più operativa e meno esposta a strumentalizzazioni, non su quella più controversa e più difficile da applicare senza ambiguità; a meno che il vero scopo perseguito sia un altro e qui, come di consueto, <em>a pensar male si fa peccato ma certe volte ci si azzecca.&nbsp;</em></p>



<p><strong>La definizione dell’antisemitismo ad opera dell’IHRA è geopoliticamente connotata,</strong> e per questo motivo non è idonea ad un contrasto, repressione e punizione serie del fenomeno. Essa alimenta la percezione che la lotta all&#8217;antisemitismo venga piegata a fini di tutela politica di uno Stato estero, che da troppi anni beneficia di un’impunità assoluta rispetto alle numerose violazioni del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario di cui si è reso responsabile. <br></p>



<p>È appena il caso di evidenziare, in conclusione, che la definizione dell’IHRA è stata adottata solo da 47 paesi, ovvero nemmeno un quarto dei 195 Stati membri e 2 osservatori (Palestina e Santa Sede) delle Nazioni Unite che costituiscono la comunità internazionale.&nbsp;</p>



<p>Si tratta di omissioni e numeri che perlomeno dovrebbero far riflettere.&nbsp;</p>
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		<title>Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 08:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Occidentale]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un retaggio orientalista imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area. Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un <a href="https://www.eurasiareview.com/14032025-rethinking-the-middle-east-a-case-for-west-asia-analysis/">retaggio orientalista</a> imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area.</p>



<p>Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno chiamarla con il suo nome geografico, ovvero Asia Occidentale.</p>



<p>A cavallo tra il XX ed il XXI secolo la regione ha vissuto il tentativo di imposizione di una definitiva Pax Americana i cui punti salienti sono stati la Prima e la Seconda Guerra del Golfo 1991 e 2003, la lotta globale al Terrorismo a partire dal 2001 con la connessa invasione dell’Afghanistan, nonché maldestri, parziali e falliti tentativi di mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Unico raggio di luce l’accordo nucleare con l’Iran del 2015 (JCPOA) che poi Washington si è rapidamente rimangiato.</p>



<p>A partire dal 7 ottobre 2023, con il tragico e truculento assist offerto da Hamas, il tentativo si è trasformato nell’accelerazione verso un’imposizione coercitiva di una Pax Israelo-Americana, di cui l’attacco all’Iran il 28 febbraio scorso potrebbe costituire il canto del cigno.</p>



<p>Il risultato della Pax Israelo-Americana in Asia occidentale è stato a dir poco catastrofico.</p>



<p>Coloro &#8211; e sono ancora in tanti purtroppo &#8211; che ritengono errata tale conclusione, e credono invece che gli Accordi di Abramo del 2020 e il Piano Trump ed il Board of Peace of Gaza abbiano riaperto le prospettive di pace nella regione, possono tranquillamente interrompere la lettura di questo articolo.</p>



<p>Nessuna delle argomentazioni e dei dati a sostegno che verranno offerti qui di seguito li smuoverà dal loro giudizio distopico. Al massimo, qualcuno di loro, con un cinismo ed un’ipocrisia che se fossero monetizzabili coprirebbero lo stratosferico <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">debito USA</a> di 40.000 miliardi $, potrebbe limitarsi a liquidare il tutto come danni collaterali o come il duro prezzo da pagare per la difesa della Democrazia.</p>



<p>Iraq, Siria, Yemen, Palestina, e, da ultimo Iran, sono usciti devastati dalle cosiddette “guerre senza fine” nella regione. La credibilità politica e militare USA demolita, insieme alla sua vasta rete di basi militari nell’area. Il capitale di simpatia riscosso da Israele all’indomani del 7 ottobre 2023 è completamente evaporato dopo le stragi a Gaza e in Libano e la violenta annessione strisciante della Cisgiordania; con l’aggravante di giudizi pendenti sul paese e i suoi leaders dinanzi ai principali organismi giurisdizionali internazionali.</p>



<p>Tralasciando quelli sociali e ambientali, i soli costi umani ed economici di questa Pax sono stati a dir poco spaventosi.</p>



<p>La prestigiosa Brown University ha da 16 anni istituito un <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/about">Cost of War Project</a> che ha valutato minuziosamente i costi delle sole “guerre americane senza fine” nella regione. Nel solo arco di tempo tra <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/human">il 2001 ed il 2023</a> i dati offerti indicano 940.000 morti di cui 432.000 civili. Le stime delle morti indirette tra i civili oscillano tra i 3,6 e i 3,8 milioni.</p>



<p>I costi economici sopportati dal solo bilancio federale degli Stati <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/economic">&nbsp;indicano</a> 8000 miliardi di $ con una stima di ulteriori 2.200 miliardi di $ nei i prossimi 30 anni per pensioni e servizi sanitari a beneficio dei veterani dei diversi conflitti.</p>



<p>Per quanto concerne l’attuale dibattito italico ed europeo sui migranti e sulle cause profonde del fenomeno, le stime sui profughi e gli sfollati raggiungono livelli biblici, oscillanti tra i 37 e i 57 milioni.</p>



<p>Nell’UE, completamente assorbita dal conflitto in Ucraina, la catastrofe dell’Asia occidentale e le relative conseguenze continuano a provocare un malcelato fastidio a livello politico e ad essere, incredibilmente, gestite e giudicate ricorrendo a narrazioni israelo-americane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;accelerazione dettata dall&#8217;instabilità</strong></h2>



<p>Fortunatamente, qualche paese della regione sembra voler iniziare ad esplorare ed intraprendere nuovi percorsi geopolitici.</p>



<p>Il 7 agosto scorso, nella città santa della Mecca, i leader di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno posto la firma su un documento potenzialmente destinato a ridisegnare gli equilibri di potere in Asia Occidentale e oltre. Questi potrebbero aver finalmente preso atto di una situazione caratterizzata ormai da insostenibile instabilità nonché del palese rischio determinato dal continuare a riporre speranze sulla Pax Israelo-Americana.</p>



<p>&nbsp;Il cosiddetto&nbsp;<em>Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca</em>&nbsp;(o&nbsp;<em>Makkah Joint Defence Agreement</em>) impegna le tre potenze a considerare un attacco armato contro una di esse come un attacco contro tutte. Un meccanismo di difesa collettiva che richiama l&#8217;articolo 5 della NATO&nbsp;e che, in un&#8217;area così sconvolta da guerre e tensioni, potrebbe rivelarsi, nel tempo, un terremoto geopolitico.</p>



<p>La nascita di questa alleanza è anche la diretta conseguenza di un vuoto di sicurezza percepito come sempre più pericoloso. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, imposto da Washington e Gerusalemme lo scorso febbraio, ha avuto gravi ripercussioni che si vanno a sommare a quelle precedentemente illustrate.</p>



<p>Come ritorsione, Teheran e i suoi alleati hanno colpito obiettivi in Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo che ospitavano basi americane, interrompendo successivamente il traffico navale nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, determinando la più grande crisi energetica mai censita dall’International Energy Agency. Gli attacchi degli Houthi yemeniti, sostenuti dall&#8217;Iran, contro le infrastrutture petrolifere saudite avevano del resto dimostrato la vulnerabilità del Regno fin dal <a href="https://edition.cnn.com/2019/09/15/middleeast/saudi-oil-attack-lister-analysis-intl">2019</a>. Dinanzi ad un simile caos, la risposta degli Stati Uniti è apparsa esitante ed erratica, minandone la credibilità come garante della sicurezza regionale ed evidenziando la cieca tracotanza del suo principale braccio armato, Israele, che è giunto ad attaccare addirittura il Qatar.</p>



<p>Valutando il tutto in una prospettiva storica di lungo periodo, si potrebbe azzardare sostenendo che quello che non è stato conseguito da secoli di storia, Stati Uniti ed Israele sono riusciti a realizzarlo nel giro di qualche anno: un’embrionale saldatura politica e di sicurezza tra gli eredi di tre tra i principali imperi nati nella regione: quello Arabo, quello Ottomano, e quello Mogul. Chapeau!</p>



<p>Se poi, come si vocifera, gli eredi di quello più antico, quello Persiano, dovessero aderire all’intesa della Mecca il capolavoro sarebbe perfetto; degno di essere celebrato con la creazione di un Premio Nobel ad hoc per la stupidità strategica.</p>



<p>L&#8217;Accordo tripartito, che si basa su un precedente patto bilaterale del 2025 tra Pakistan e Arabia Saudita, è quindi una risposta a questo disagio dalle molteplici sfaccettature che sembra premiare anzitutto la storia e la geografia rispetto alle affiliazioni politiche degli ultimi decenni.</p>



<p>Le tre nazioni portano in dote risorse complementari: la potenza economica, finanziaria e petrolifera dell&#8217;Arabia Saudita, la formidabile industria militare e la seconda forza armata della NATO, quella della Turchia, e l&#8217;arsenale nucleare e l&#8217;esperienza bellica del Pakistan. Insieme, formano un blocco dal peso strategico e demografico innegabile. Resta certamente da vedere se questo ultimo riuscirà a trasformarsi effettivamente in una risolutiva influenza geopolitica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un messaggio all&#8217;asse USA-Israele</strong></h2>



<p>Per quanto molti si affrettino ad intravedervi un cordone sanitario verso l’Iran, il patto rappresenta un duro colpo per le ambizioni di Washington e del suo alleato israeliano. Per anni, gli Stati Uniti hanno fatto della sicurezza del Golfo un pilastro della loro politica nell’area, e Israele ha cercato di normalizzare i rapporti con l&#8217;Arabia Saudita, sulla scia degli Accordi di Abramo, peraltro abbastanza gracili in termini di adesioni arabe. L&#8217;Accordo della Mecca, siglato da tre Paesi fortemente critici verso la politica di Netanyahu, nonché chiaramente schierati a sostegno della causa palestinese, potrebbe rendere questo obiettivo sempre più difficile da conseguire.</p>



<p>L&#8217;intesa tripartita è inoltre un campanello d&#8217;allarme per la Casa Bianca. Non si tratta tuttavia di una rottura totale con Washington, perlomeno non ancora. &nbsp;La Turchia rimane un membro della NATO e sia l&#8217;Arabia Saudita che il Pakistan mantengono i legami militari con gli USA; emerge tuttavia una chiara volontà di costruire un&#8217;architettura di sicurezza multilivello, che non dipenda esclusivamente dall&#8217;ombrello protettivo (israelo) americano. Parafrasando quella politica tanto sbandierata ma non praticata dall’UE, la si potrebbe definire come <em>Autonomia Strategica Sunnita.</em></p>



<p>Sembra farsi strada l’idea che la sicurezza non possa più essere semplicemente &#8220;importata&#8221; dall&#8217;esterno, con costi che peraltro sembrano dei veri e propri taglieggiamenti. Quanto concordato alla Mecca si profila come un&#8217;assicurazione strategica contro l&#8217;imprevedibilità di una politica estera americana che sembra aver completamente perso la bussola, e contro quella israeliana che appare in preda ad un egemonismo messianico e violento incontrollato, che, guarda caso, inizia ora a mettere la Turchia nel proprio mirino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Iran: accerchiato o invitato al tavolo?</strong></h2>



<p>Per l&#8217;Iran, l&#8217;Accordo della Mecca potrebbe rivelarsi un&#8217;arma a doppio taglio. Da un lato, rappresenta un potenziale accerchiamento. Dopo aver lanciato missili e droni sui paesi vicini, Teheran si ritrova di fatto circondata da tre potenze sunnite formalmente alleate nella difesa reciproca.</p>



<p>Dall&#8217;altro lato, l&#8217;intesa non identifica la teocrazia persiana come nemico (la Turchia lo ha esplicitamente negato); come accennato, le voci secondo cui Teheran sarebbe stata <a href="https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-906316">invitata</a> ad aderirvi continuano a circolare. Sebbene Teheran abbia smentito di aver ricevuto un invito ufficiale, l&#8217;ipotesi potrebbe essere presa in considerazione, perlomeno dalla parte meno arroccata dell’articolato establishment religioso, politico e militare iraniano.</p>



<p>Questa ambiguità è fondamentale. Il patto potrebbe quindi sorprendentemente trasformarsi in un meccanismo per integrare Teheran in un nuovo ordine regionale.</p>



<p>Un&#8217;eventuale adesione che potrebbe essere propiziata dalla mediazione cinese (da non dimenticare la facilitazione a suo tempo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/8/21/china-brokered-saudi-iran-deal-driving-wave-of-reconciliation-says-wang">offerta</a> da Pechino nel dialogo tra Teheran e Riad). Questa cambierebbe radicalmente la natura dell&#8217;intesa, facendola evolvere da uno strumento di mutua difesa ad una piattaforma per la sicurezza collettiva della regione.</p>



<p>In ogni caso, il messaggio a Teheran è chiaro: il costo di un&#8217;aggressione contro uno dei tre firmatari è ora potenzialmente molto più alto, mentre le opzioni diplomatiche per un dialogo ed un’architettura di sicurezza regionale (peraltro un vecchio pallino iraniano!) sono potenzialmente sul tavolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina come grande beneficiaria?</strong></h2>



<p>A osservare la scena da Pechino, l&#8217;Accordo della Mecca non può che essere visto come uno sviluppo positivo. Senza dover compiere alcuna mossa militare o diplomatica diretta, la Cina si trova a raccogliere i potenziali frutti di un assetto regionale che si allineerebbe perfettamente con i suoi interessi strategici di lungo periodo.</p>



<p>In primo luogo, il patto rappresenta una&nbsp;diversificazione del quadro politico della regione(peraltro strategicaper l’approvvigionamento energetico cinese) riducendo il ruolo centrale degli Stati Uniti. La Cina, insieme a Russia e Iran, sostiene da tempo un ordine securitario regionale più indipendente dall&#8217;influenza americana. Un’Asia Occidentale che gestisse in modo più autonomo la propria difesa diventerebbe più aperta all&#8217;influenza economica e diplomatica cinese, senza che Pechino debba necessariamente assumersi oneri di garante o di sicurezza.</p>



<p>In secondo luogo, Pechino gioca la&nbsp;carta del Pakistan, suo storico partner nella regione. Il rafforzamento del ruolo di Islamabad attraverso l&#8217;alleanza con Riyadh e Ankara offre a Pechino un canale privilegiato per amplificare la propria influenza e rafforzare la <em>Belt and Road Initiative</em> a potenziale detrimento <em>dell’India-Middle East Corridor (IMEC)</em> tardivamente patrocinato dagli USA a partire dal 2023.</p>



<p>In terzo luogo, si determina una potenziale contrapposizione a quell’embrionale intesa politica emersa negli ultimi anni che ha visto una crescente convergenza USA-Israele con Emirati Arabi Uniti e India. Il cosiddetto I2U2 o <a href="https://mei.edu/publication/indo-abrahamic-alliance-rise-how-india-israel-and-uae-are-creating-new-transregional/">Alleanza Indo-Abramitica</a>.</p>



<p>Infine, l’intesa difensiva potrebbe aprire nuove&nbsp;opportunità per l&#8217;industria bellica cinese. Anche la guerra in Iran, al pari di quella ucraina, ha evidenziato l&#8217;importanza dei droni e dei sistemi antiaerei, settori in cui la Cina è estremamente competitiva, offrendo tecnologie a prezzi accessibili e partnerships per la produzione locale. Si prospetterebbero quindi: un possibile grande mercato per Pechino e apprensioni per il complesso militare-industriale israelo-americano.</p>



<p>Ma l’Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca è molto più di un patto difensivo; è anche il sintomo di un mondo che cambia, che si affranca dai soliti noti, dove le fedeltà tradizionali vengono messe in discussione e nuovi meccanismi di concertazione regionali cercano di affermare la propria autonomia.</p>



<p>Se un nuovo ordine distinto dalla <em>Pax Israelo-Americana</em> (che poi non è così pacifica) dovesse effettivamente emergere in Asia Occidentale come risultato di quanto concordato alla Mecca il 7 agosto scorso, i relativi risvolti geopolitici potrebbero essere duraturi, ed andare ben oltre i confini della regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il debito americano verso i 40 trilioni di dollari porta l&#8217;economia mondiale in un territorio inesplorato</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 13:18:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-600x321.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane, mentre l’Italia restava (e purtroppo resta!) avvitata sul duo Lavitola-Ranucci e, insieme al resto d’Europa, su migranti e dublinanti, sui mercati finanziari internazionali è accaduto qualcosa di estremamente importante che i media italiani, per non parlare della classe politica, hanno ampiamente ignorato. Si sta profilando infatti una delle principali minacce al presunto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">Il debito americano verso i 40 trilioni di dollari porta l&#8217;economia mondiale in un territorio inesplorato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-600x321.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane, mentre l’Italia restava (e purtroppo resta!) avvitata sul duo Lavitola-Ranucci e, insieme al resto d’Europa, su migranti e dublinanti, sui mercati finanziari internazionali è accaduto qualcosa di estremamente importante che i media italiani, per non parlare della classe politica, hanno ampiamente ignorato.</p>



<p>Si sta profilando infatti una delle principali minacce al presunto ordine economico globale a guida statunitense che, per restare all’attualità politica, non è rappresentata dai migranti, dalla Russia, e nemmeno dalla Cina, né, tantomeno, dall’Iran e dalla navigabilità dello Stretto di Hormuz, ma, piuttosto, dalla tenuta dello stratosferico debito federale americano che ha raggiunto la fatidica soglia dei 40 trilioni di $ (40.000 miliardi).</p>



<p>È una prospettiva inquietante, non solo per i suoi devastanti risvolti macroeconomico-finanziari, ma soprattutto perché l’attuale Amministrazione USA è una di quelle che non avrebbe alcun scrupolo a scaricare questo mostruoso problema sull’intero pianeta sulla base del supposto debito storico che, secondo la distopica visione di Donald Trump &amp; co, gli USA vanterebbero nei confronti dell’umanità.</p>



<p>Non andrebbe inoltre dimenticato che Trump &#8211; se dovesse sciaguratamente procedere in tal senso &#8211; agirebbe comunque su un solco storico consolidato. Nel 1971 l’Amministrazione Nixon assestò unilateralmente un duro colpo agli Accordi di Bretton Woods del 1944 annunciando la fine della convertibilità del dollaro in oro; nel 1985, con gli Accordi del Plaza, l’Amministrazione Reagan impose al Giappone &#8211; che vantava un elevato surplus commerciale verso gli USA &#8211; una stagnazione quarantennale dalla quale non si è ancora ripreso; nel 1999 l’Amministrazione Clinton, con <a href="https://www.npr.org/sections/thetwo-way/2015/10/14/448685233/fact-check-did-glass-steagall-cause-the-2008-financial-crisis">l’abolizione del Glass-Steagal Act</a> (che vietava la fusione tra banche commerciali e d’investimento) pose le premesse della crisi finanziaria del 2008 che ebbe un impatto globale negativo protrattosi per anni soprattutto al di fuori degli Stati Uniti.</p>



<p>Un insieme di scelte economiche che, coniugate a quelle politiche come l’abbandono del Vietnam del Sud nel 1975, dello Shah in Iran nel 1979, di Mubarak in Egitto nel 2011, del Governo afgano nel 2021, e, come si sta profilando per l’Ucraina a partire dal 2025, hanno ulteriormente concorso a rafforzare la purtroppo nota massima della geopolitica che abbraccia i 50 anni a cavallo tra il XX ed il XXI secolo:</p>



<p>“<em>Essere amici degli Stati Uniti è pericoloso ma esserne amici può essere fatale”</em>.</p>



<p>Per inciso, un segnale evidente del mutamento geopolitico in corso, nonché dei connessi equilibri globali, è anche rappresentato dal fatto che quando l’anno scorso Trump ha provato a riservare alla Cina un trattamento simile a quello inflitto al Giappone nel 1985, questa volta con i dazi, ha dovuto fare precipitosamente marcia indietro, originando peraltro il noto acronimo T.A.C.O. (Trump Always Chickens Out), ovvero “<em>Trump se la fa sempre sotto”.</em></p>



<p>A distanza di oltre quarant’anni, il Giappone sta nuovamente assumendo un rilievo, in questo caso sulla tenuta del debito USA, e questa circostanza è stata confermato dagli eventi succedutisi nelle ultime settimane.</p>



<p>A fine luglio lo yen era in caduta libera, con la peggiore perdita di valore rispetto al dollaro degli ultimi quarant’anni. Una situazione dovuta sia ai maggiori rendimenti garantiti dai titoli USA, con tassi intorno al 3,5% rispetto all’1% del Giappone; sia alle preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico giapponese (il più alto al mondo rispetto al PIL, oltre il 200%).&nbsp; Il risultato è stato una fuga dalle attività denominate nella valuta nipponica alla quale si è aggiunta la difficilissima congiuntura imposta dall’impennata del prezzo del greggio (di cui il Giappone è un importatore netto) causata dal conflitto che USA e Israele hanno scatenato contro l’Iran nel febbraio scorso. Nelle parole di un attento <a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/gli-usa-in-soccorso-del-giappone-per-salvare-se-stessi-a-spese-delleuropa/">studioso</a> della materia, si è determinata una “tempesta perfetta”.</p>



<p>Le autorità monetarie di Tokyo hanno tentato senza successo di rafforzare la loro valuta con massicci acquisti di yen, giungendo quindi a ventilare la soluzione estrema del rimpatrio dei capitali con vendita dei bond statunitensi di cui il paese è il maggiore <a href="https://ticdata.treasury.gov/resource-center/data-chart-center/tic/Documents/slt_table5.html">detentore</a> globale (1,1 trilioni di $) seguito da Regno Unito e Cina.</p>



<p>Si tratterebbe di un’opzione che gli USA giudicherebbero assai negativamente. Questa potrebbe infatti scatenare una svendita del debito USA imponendo un accrescimento dei rendimenti sui treasury bond e, di conseguenza, un forzato rialzo dei tassi di interesse per trattenere i creditori in fuga, aggravando ulteriormente il servizio del debito USA proprio mentre Trump sta invece insistentemente chiedendo alla Federal Reserve di abbassare i tassi.</p>



<p>Considerando la congiuntura negativa aggravata dal costosissimo conflitto contro l’Iran, l’enorme esposizione finanziaria a favore di Israele, il bilancio della Difesa fuori controllo (con l’ulteriore aggravamento del debito che al Governo federale USA costa annualmente oltre 1000 miliardi di $ di interessi, 3 miliardi al giorno!) e l’aumento del costo dei carburanti causato dal blocco di Hormuz con le connesse spirali inflazionistiche, che risulterebbero ulteriormente aggravate dal deprezzamento del dollaro e dal conseguente aumento dei costi dell’import, anche per gli Stati Uniti si starebbe quindi profilando una <a href="https://www.ft.com/content/6cb399fa-9fba-4806-98a3-9572fe319622?accessToken=zwAAAaAz3ED-kc9ss5n6n7pIBtOYo5Vy_jGWIg.MEUCIEUMU8AG3ITTEXGlJkSCWuhI-5SEWqMXZG3YtNoic25HAiEAnlgVqjFCZ3klvhdl6OnzJoGAbHX2FgmLgPnFvj4sS_k&amp;sharetype=gift&amp;token=35f6ee04-0ebd-466b-89e4-bf80e698a1ac&amp;syn-25a6b1a6=1">tempesta perfetta</a>.</p>



<p>Tutto questo in un delicato anno elettorale per Donald Trump, con le elezioni di medio termine previste il prossimo novembre dove potrebbe perdere il controllo di uno o di entrambi i rami del Congresso.</p>



<p>Purtroppo, gli effetti negativi non finirebbero qui.</p>



<p>Il potenziale indebolimento del dollaro potrebbe ripercuotersi negativamente sui listini azionari USA, che sono peraltro completamente dominati da cinque aziende hi-tech &#8211; super indebitate extra-bilancio per oltre 1 trilione di $ &#8211; e con quotazioni di borsa surreali rispetto ai loro fondamentali economici frutto della bolla dell’Intelligenza Artificiale attualmente in corso – finendo con il disincentivare i capitali che arrivano da ogni angolo del pianeta; sempreché la bolla dell’IA non esploda prima.</p>



<p>Washington è quindi corsa ai ripari. Il 31 luglio il Tesoro statunitense e la Bank of Japan hanno messo in piedi un rafforzamento dello Yen, in caduta libera nel suo valore, con acquisti massici della valuta nipponica utilizzando euro. Non accadeva dal 1998 che Washington intervenisse sul cambio dollaro-yen, e la scelta di finanziare l&#8217;operazione vendendo euro, anziché attingendo a riserve in dollari, è stato un palese schiaffo all’Europa con la quale la manovra non è stata minimamente concertata. La Banca Centrale Europea non avrebbe nascosto il suo <a href="https://www.ft.com/content/d9922d0b-51a0-48be-811b-42e08f90985a?accessToken=zwAAAaAz3-rwkdPZki0LUaBIvtOBG0Lgj5CYWg.MEUCIBq8peGUy0HSS9WwwBoYPhpqCtExmpKeteOKFAPwRHZnAiEAre5GoRPG41-Huy9kaF-F9Mq7YAgPRiamg5ZC0V-babc&amp;sharetype=gift&amp;token=093a84ed-3e13-4096-ac72-aacc6cb294f0&amp;syn-25a6b1a6=1">sconcerto</a>.</p>



<p>Il risultato è stato un indebolimento della valuta europea ma anche un messaggio negativo che gli USA hanno inviato a tutti gli investitori rispetto al Vecchio Continente.</p>



<p>In sintesi, un edificante esempio di cooperazione tra i membri del G7, sempre della serie “<em>con amici come questi chi ha bisogno di nemici</em>?”</p>



<p><br>A distanza di pochi giorni dall&#8217;intervento valutario, il Tesoro USA ha annunciato il raddoppio, da 2 a 4 miliardi di $, delle singole operazioni di riacquisto (buy-back) a sostegno della liquidità sui titoli americano con scadenza a 10 e 30 anni.</p>



<p>Inoltre, la dichiarazione trimestrale del Tesoro sulla politica di emissione ha inoltre introdotto una modifica alla <em>forward guidance</em> che apre alla possibilità di ridurre le vendite di debito a lungo termine, spostando l&#8217;onere del finanziamento verso le scadenze brevi. È una prassi adottata più volte dal Segretario al Tesoro Scott Bessent sin dal suo insediamento: contenere i rendimenti sulla parte lunga della curva, quella più sensibile all&#8217;andamento dei mutui e del credito alle imprese, anche a costo di aumentare l&#8217;esposizione del Tesoro al rischio di rifinanziamento a breve termine, un rischio che si trasferisce semplicemente più avanti nel tempo. Quella che molti analisti equiparano tuttavia ad un atto di disperazione o, più <a href="https://www.ft.com/content/f01ff762-3e68-4bac-bb73-6f35a6bf2771?accessToken=zwAAAaAzXcrgkdPwH_diPmhLrNO7c281pr8ncQ.MEUCIFuye6P7Diq9hg9KTHtXfZo1ADGzcnvRffBWOUOcNVmTAiEAv2tg1eYo0LUe0KS2q6xIF7P7rMNYjhKMs8tvzCgl1Ww&amp;sharetype=gift&amp;token=6345b531-645f-4dc5-8426-95ddf4ea3e0f&amp;syn-25a6b1a6=1">perfidamente</a>, come un “<em>cerotto apposto sul foro causato da un proiettile.”</em><br><br>L&#8217;effetto immediato di queste misure è stato un calo dei rendimenti dei bond trentennali di circa dieci punti base, fino al 5,18%. Il bond decennale aveva toccato un massimo di diciotto mesi al 4,736%, il trentennale un massimo dal 2007 al 5,253%, prima che l&#8217;annuncio del buyback ne raffreddasse la corsa.<br><br>Resta però da chiedersi quanto questa architettura sia sostenibile oltre il breve termine. Di fatto, il possibile ritiro del Giappone come acquirente automatico di treasuries USA indebolisce la base strutturale delle aste americane, in un contesto in cui la domanda privata estera resta comunque più orientata verso Wall Street (la menzionata bolla dell’Intelligenza Artificiale) piuttosto che verso il debito pubblico USA.</p>



<p>Il Giappone varcherà il Rubicone della svendita dei treasuries americani per salvarsi? Possibile, ma Washington farà di tutto per evitare questa ipotesi.</p>



<p>Il paradosso che si <a href="https://www.analisidifesa.it/2026/08/gli-usa-in-soccorso-del-giappone-per-salvare-se-stessi-a-spese-delleuropa/">profila</a> è quello di un’inversione dell’architettura finanziaria globale dell’ultimo mezzo secolo. Gli Stati Uniti, da beneficiari ultimi del $ come valuta di riserva degli scambi globali e del processo di riciclaggio dei petrodollari &#8211; che per decenni hanno finanziato il loro deficit, il famoso “privilegio esorbitante” &#8211; potrebbero essere chiamati, come il caso giapponese dimostrerebbe, alla funzione di stampella di alcuni di quegli stessi paesi che ne sostengono il deficit: un cane che si morde la coda.</p>



<p>Una situazione a dir poco tragicomica, ovviamente aggravata dalle implicazioni della scellerata &#8211; e palesemente controproducente &#8211; guerra scatenata contro l’Iran, mentre le riserve strategiche globali di greggio &#8211; utili per calmierarne il prezzo &#8211; si stanno pericolosamente <a href="https://www.wsj.com/business/energy-oil/iea-proposes-largest-ever-oil-release-from-strategic-reserves-275f4e5c">assottigliando</a> a 1,8 miliardi di barili (nel 2004 erano 4,1 miliardi!).</p>



<p>&nbsp;La prospettiva, quindi, potrebbe essere quella di un ulteriore rialzo del greggio, proprio mentre questa torrida estate dovrebbe avviarsi alla conclusione per lasciare posto tra qualche mese ad un inverno a dir poco incerto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">Il debito americano verso i 40 trilioni di dollari porta l&#8217;economia mondiale in un territorio inesplorato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Scudi umani ad Ankara: come Trump è stato esfiltrato in un furgone del catering</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/scudi-umani-ad-ankara-come-trump-e-stato-esfiltrato-in-un-furgone-del-catering.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 13:13:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="890" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-1024x475.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-768x356.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-1536x712.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-600x278.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al Vertice NATO di Ankara, Trump sarebbe stato fatto fuggire di nascosto su un aereo terzo per una presunta minaccia segnalata da Israele</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/scudi-umani-ad-ankara-come-trump-e-stato-esfiltrato-in-un-furgone-del-catering.html">Scudi umani ad Ankara: come Trump è stato esfiltrato in un furgone del catering</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L’interazione USA-Israele, in particolare nel settore intelligence, rappresenta un’inesauribile filone di storie, talvolta anche divertenti, per quei malcapitati che di questi tempi si occupano di geopolitica.</p>



<p>L’ultima perla ci è stata regalata dal recente<a href="https://www.nato.int/en/news-and-events/events/2026/07/overview---2026-nato-summit-in-ankara-"> Vertice NATO</a> svoltosi ad Ankara il 7 e 8 luglio scorso. I fatti sono ormai ampiamente noti ma quello che fa ancora discutere sono i risvolti di questi ultimi.</p>



<p>In breve, <strong>a causa di una minaccia alla sua incolumità il Presidente Trump alla fine del Summit</strong> non sarebbe rientrato a Washington con il suo nuovo Air Force One (per intenderci quello regalatogli dal Qatar del modico valore di 400 milioni di $) ma con quello<a href="https://www.cbsnews.com/news/trump-iran-proxies-credible-threat-air-force-one-turkey/">tradizionale</a> che dispone di migliori apparti di sicurezza passiva.</p>



<p>Dopo circa un mese, grazie al <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/08/10/trump-flew-secrecy-amid-iran-threat-air-force-one-became-decoy/">Washington Post</a>, e, successivamente, ad altre testate <a href="https://www.nytimes.com/2026/08/11/us/politics/trump-air-force-one-switch.html">giornalistiche</a> USA, veniamo a scoprire nell’ordine:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>che Trump non ha preso il vecchio Air Force One ma addirittura un terzo aereo, militare, parcheggiato a fianco;</li>



<li>che è stato esfiltrato (insieme alla sua onnipresente e affascinante assistente esecutiva, Natalie Harp) attraverso il carrello dell’Air Force One, occultato in un furgoncino per il catering e con lo stesso sistema introdotto nell’aereo militare parcheggiato a fianco. Durante uno scalo a Londra con lo stesso sistema Trump sarebbe stato reintrodotto nel vecchio Air Force da dove sarebbe disceso a beneficio di telecamere e fotografi per confermare la sua presenza a bordo;</li>



<li>che l’informazione sulla presunta minaccia al Presidente Trump veniva (guarda caso!) da Israele, che farebbe di tutto per tenere gli Stati Uniti inchiodati nel conflitto con l’Iran;</li>



<li>che l’intelligence USA sarebbe stata scettica sul valore effettivo della segnalazione israeliana;</li>



<li>ma soprattutto che tutto il seguito di Trump nel vecchio Air Force One – oggetto della presunta minaccia segnalata da Israele – sarebbe comunque decollato; seguito che includeva niente di meno che il Segretario di Stato Rubio, quello alla Guerra Hegseth e quello al Tesoro Bessent insieme all’apparentemente insostituibile portavoce del Presidente, Caroline Leavitt.</li>
</ul>



<p>Venendo ai risvolti e alle considerazioni c’è solo da sbizzarrirsi.</p>



<p>Da mesi i media e <strong>l’establishment politico statunitensi enfatizzano, talvolta con scherno, l’anomala circostanza dell’occultamento permanente del Leader Supremo iraniano, Moijtaba Khamenei</strong>. Non sappiamo se dovuto allo sfiguramento che questi avrebbe subito nell’attacco del 28 febbraio scorso o per preservarne l’incolumità; può darsi che si tratti di entrambe le ragioni. È una scelta che tuttavia è difficile da biasimare visto che il raid israelo-americano del 28 febbraio a Moijtaba Khamenei gli ha ucciso il padre Ali Khamenei (la precedente Guida Suprema), la madre, la moglie, la sorella con il marito e si ritiene anche un figlio. Ma non si può sfuggire al karma della situazione quando il Presidente degli Stati Uniti si ritrova costretto ad uscire di soppiatto dal carrello di un aeromobile e a nascondersi dentro il furgoncino di un catering aeroportuale per ragioni di sicurezza.</p>



<p>Naturalmente la vicenda <strong>ha scatenato un’ondata globale di meme che scherniscono doverosamente l’inquilino della Casa Bianca</strong>. Vale la pena evidenziare il più geniale e sottile di tutti a modesto avviso di chi scrive, quello di Elijah Magnier, storico corrispondente di guerra mediorientale ed uno dei suoi migliori analisti, che il 17 agosto scorso ha diffuso su<a href="https://x.com/ejmalrai/status/2089373097447051290">X</a> il seguente, straordinario, finto scoop:&nbsp;</p>



<p>“<em>Donald Trump ha avuto conversazioni segrete con tutti il leader degli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo per capire chi di loro potesse offrirgli il miglior furgoncino per il catering per la sua prossima visita in Medio Oriente”</em>.</p>



<p>Difficile pronunciarsi invece sull’attendibilità della segnalazione israeliana, resta il fatto che non sarebbe la prima volta che il Governo Netanyahu rifila una<a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/ahmadinejad-il-mossad-e-la-spy-story-hollywoodiana-che-non-quadra.html"> patacca</a> all’Amministrazione Trump; quello che sorprende, semmai, è la pervicacia con la quale quest’ultima, ma la considerazione vale anche per quelle che l’hanno preceduta, continui ad essere così propensa a farsi intortare da Israele. È plausibile che il Secret Service statunitense, addetto alla sicurezza del Presidente, trattandosi di quest’ultimo, non abbia voluto correre rischio nonostante i dubbi della CIA e delle altre molteplici agenzie della galassia dell’intelligence americana.</p>



<p><strong>Naturalmente la segnalazione israeliana assestava perfidamente anche un colpo alla credibilità ed affidabilità della Turchia</strong> come paese ospitante il Summit; non è un mistero che dopo l’Iran, nel mirino di Israele si profili ormai chiaramente la Turchia come prossimo bersaglio, lo rivendicano anche esponenti politici come l’ex Premier <a href="https://www.i24news.tv/en/news/israel/defense/artc-former-israeli-pm-bennett-warns-turkey-poses-a-new-threat">Naftali Bennet</a> che si ripromettono di sostituire Netanyahu. Della serie non c’è mai limite al peggio.</p>



<p>L’aspetto più stupefacente di tutta la vicenda resta tuttavia la disinvoltura con la quale, una volta esfiltrato Trump dall’Air Force One, il velivolo con tutti i menzionati pezzi grossi a bordo sia stato lasciato decollare come una sorta di esca mentre una presunta immanente minaccia lo attenzionava. Qualcuno, con macabra e perfida ironia visto il contesto che ci accompagna dal 7 ottobre 2023, li ha descritti come “<a href="https://forward.com/culture/844931/trump-civilians-decoy-air-force-one-human-shields/">scudi umani</a>”.</p>



<p>Provate ad immaginare lo stato d’animo di Rubio, Hegseth e Bessent quando a distanza di tempo hanno appreso che il loro Presidente se l’era squagliata lasciandoli non solo al tradizionale ruolo di suoi sicofanti, che peraltro svolgono egregiamente da quasi due anni, ma anche quello di esche a loro insaputa.</p>



<p>Del resto, è fin troppo noto che Trump concentra la sua scarsa curva attentiva su sé stesso e la sua ristretta cerchia famigliare, al quale aggiungiamo arbitrariamente anche <strong>Natalie Harp,</strong> ma stentiamo a credere che la sua noncuranza, al quale andrebbe aggiunta quella degli apparati di sicurezza statunitensi, possa essere arrivata a questo punto.</p>



<p>Speriamo di essere sonoramente smentiti!</p>



<p>Diversamente ci troveremmo dinanzi ad una variante del <strong>noto TACO (Trump Always Chickens Out) ovvero “Trump se la fa sempre sotto” che potremmo etichettare TAAS (Trump Always Abandons [his] Staff”</strong> ovvero abbandona sempre i suoi collaboratori.</p>



<p>Non potrebbe essere un caso, infine, che, in coincidenza con le rivelazioni del Washington Post, sia stato annunciato ch,&nbsp; la finora “adorata” portavoce del Presidente, Caroline Leavitt, lascerà a breve l’Amministrazione per dedicarsi al più gravoso, ma sicuramente più edificante, compito di crescere i suoi due figli, in fin dei conti ha accumulato sufficiente esperienza nel gestire il fanciullo capriccioso che risiede alla Casa Bianca.</p>



<p>Che non le sia andata giù la preferenza accordata a Natalie Harp?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/scudi-umani-ad-ankara-come-trump-e-stato-esfiltrato-in-un-furgone-del-catering.html">Scudi umani ad Ankara: come Trump è stato esfiltrato in un furgone del catering</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Crisi di Ceuta: a pensar male si fa peccato ma Trump e Netanyahu&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/crisi-di-ceuta-a-pensar-male-si-fa-peccato-ma-trump-e-netanyahu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 20:28:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ceuta" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Colpisce la coincidenza temporale tra la crisi e il deterioramento dei rapporti tra Madrid e i suoi alleati atlantici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/crisi-di-ceuta-a-pensar-male-si-fa-peccato-ma-trump-e-netanyahu.html">Crisi di Ceuta: a pensar male si fa peccato ma Trump e Netanyahu&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ceuta" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/ceuta-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“A pensar male si fa peccato ma certe volte ci si azzecca”, così si esprimeva alcuni decenni anni fa colui che veniva considerato un Vecchio Saggio o un Grande Vecchio (la seconda definizione aveva finalità negative) della politica italiana, ovvero Giulio Andreotti. La vicenda dell’invasione massiccia dell’enclave spagnola di Ceuta all’interno del Marocco da parte di decine di migliaia di migranti marocchini, algerini, e di chissà quanti altri Paesi africani, sembra proprio una di quelle vicende che richiama il vecchio adagio andreottiano, delineando una possibile azione ibrida USA-Israele con bassa manovalanza marocchina contro una Spagna troppo riottosa e indipendente.</p>



<p>Questa propensione complottista trova una comprensibile spiegazione nei soggetti potenzialmente implicati nella vicenda: <strong>Donald Trump</strong> e i suoi più zelanti collaboratori, <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, la Monarchia marocchina, il contesto internazionale di questi ultimi anni e soprattutto il venir meno di qualsiasi freno inibitorio negli Stati Uniti e in Israele quanto all’osservanza delle regole minime del diritto e della coesistenza pacifica internazionali che renderebbero tale operazione ibrida/complotto – Venezuela peraltro docet – plausibile. Il bilancio delle vittime è salito a diverse decine di morti e dispersi. Il governo di <strong>Pedro Sánchez</strong> ha mobilitato l&#8217;esercito a supporto della Guardia Civil e lo stesso premier ha parlato apertamente di un «attacco» e di una «violazione della sovranità territoriale» del Paese.</p>



<p>Sul piano strettamente fattuale, due elementi tecnici aiutano a spiegare (ma parzialmente) la tempistica della crisi. Il primo è <strong>una recente sentenza della Corte Suprema spagnola</strong> che ha stabilito come i migranti intercettati in mare mentre tentano di raggiungere Ceuta, o l’altra enclave di Melilla, non possano essere respinti immediatamente, restando quindi a carico delle autorità spagnole: una decisione che, secondo i sindacati di polizia, avrebbe involontariamente incentivato nuovi tentativi di attraversamento. Il secondo è la denuncia, sempre da parte dei sindacati della Polizia nazionale, di <strong>una scarsa cooperazione delle autorità marocchine nel presidiare il proprio lato del confine </strong>— un&#8217;accusa che sembrerebbe confermata da diversi video in circolazione nelle ultime ore e che richiama da vicino quanto già avvenuto nel maggio 2021, quando Rabat allentò deliberatamente i controlli per punire Madrid dopo l&#8217;accoglienza sanitaria concessa al leader del Fronte Polisario, <strong>Brahim Ghali,</strong> che si opponeva al riconoscimento della sovranità marocchina sull’ex Sahara spagnolo.</p>



<p>È proprio questo precedente che alimenta oggi, in alcuni ambienti analitici e sui social media, l&#8217;ipotesi che la crisi attuale non sia soltanto il prodotto di dinamiche migratorie spontanee, ma rientri in una più ampia strategia di pressione nei confronti della Spagna. La tesi, per essere compresa, va quindi collocata nel contesto delle <strong>frizioni reali che negli ultimi mesi hanno opposto il governo spagnolo a Washington e a Israele</strong>: Madrid è stato tra i governi europei più netti nel condannare la condotta israeliana a Gaza e nel sostenere iniziative di riconoscimento della Palestina; Sánchez ha espresso forti riserve sull&#8217;escalation militare contro l&#8217;Iran; e <strong>la Spagna è il Paese NATO che più apertamente ha resistito alla richiesta statunitense di portare la spesa militare al 5% del PIL</strong>, negoziando un&#8217;esenzione esplicita al recente vertice dell&#8217;Alleanza svoltosi all’Aja. Tutto questo avrebbe reso Madrid un bersaglio da “disciplinare” agli occhi di Washington e Gerusalemme, in un momento in cui altri governi europei restano più prudenti, per non dire pavidi.</p>



<p>Non è un mistero come il Marocco intrattenga <strong>rapporti privilegiati sia con Washington</strong> — che nel 2020 ne ha riconosciuto la sovranità sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione con Israele — <strong>sia con Gerusalemme stessa</strong>, con cui ha relazioni diplomatiche consolidate dagli Accordi di Abramo. In quest&#8217;ottica, un allentamento dei controlli alla frontiera di Ceuta rappresenterebbe per Rabat un segnale a basso costo e ad alta visibilità, capace di mettere in difficoltà un governo europeo scomodo senza che nessun effettivo “beneficiario finale” debba rivendicarne la paternità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Coincidenza e convenienze</h2>



<p><strong>Al momento questa è un&#8217;interpretazione</strong>, ma tutta una <a href="https://x.com/macaesbruno/status/2083003517812232307?s=61&amp;t=l7jP7VMcGXQehaBMZ0c-EA">serie</a> di <a href="https://x.com/macaesbruno/status/2082942314649936344?s=61&amp;t=l7jP7VMcGXQehaBMZ0c-EA">indiscrezioni</a> qualche mese fa, e prese di posizione qualche sospetto lo ingenerano, a partire <a href="https://x.com/dhsgov/status/2082998116584677441?s=61&amp;t=l7jP7VMcGXQehaBMZ0c-EA">dall’Homeland Security</a> statunitense ai <a href="https://x.com/elonmusk/status/2083034836097192096?s=61&amp;t=l7jP7VMcGXQehaBMZ0c-EA">meme</a> hollywoodiani di Musk fino alla menzognera <a href="https://x.com/dannydanon/status/2082968903957770527?s=61&amp;t=l7jP7VMcGXQehaBMZ0c-EA">dichiarazione</a> dell’ambasciatore israeliano all’ONU.  Nessuna fonte ufficiale, spagnola e marocchina ha fornito elementi che colleghino esplicitamente la crisi migratoria a una rappresaglia coordinata sui tre dossier citati. </p>



<p>Ciò che è invece osservabile empiricamente è <strong>la coincidenza temporale tra l&#8217;aggravarsi della crisi e il deterioramento dei rapporti tra Madrid e i suoi alleati atlantici</strong>, oltre alla già citata plausibilità strategica che Rabat possa usare la leva migratoria contro la Spagna per compiacere Washington e Gerusalemme. </p>



<p>La tesi non richiederebbe una regia esplicita e coordinata a tavolino, ma un allineamento di convenienze reciproche:</p>



<p>​•​<strong>Gli Stati Uniti</strong>, secondo questa lettura, non dovrebbero fare altro che segnalare &#8211; anche informalmente, per via diplomatica riservata &#8211; il proprio disappunto verso Madrid, lasciando che sia un partner terzo a tradurlo in pressione concreta, in modo da preservare la deniability; naturalmente di “ascari” in Europa e altrove gli USA ne trovano sempre con ampia facilità.</p>



<p>​•​<strong>Israele trarrebbe un beneficio indiretto </strong>da qualunque indebolimento politico di un governo (quello spagnolo) che lo ha criticato con particolare durezza, senza dover intervenire in prima persona; anche se, ad onor del vero, il Governo Netanyahu non si è mai fatto scrupoli nel maltrattare anche quei Governi europei che con il loro silenzio si sono i resi complici di quanto accaduto a Gaza, figurarsi quelli che lo hanno contestato.</p>



<p>​•​<strong>L’effetto politico interno in Spagna sarebbe coerente con questa lettura</strong>: la crisi ha già riacceso le richieste dell’opposizione e di alleati europei come l’Italia, con l’ipotesi di sospensione di Schengen nei confronti della Spagna (ammesso che sia <a href="https://x.com/josepborrellf/status/2083118059309473999?s=61&amp;t=l7jP7VMcGXQehaBMZ0c-EA">possibile</a> e applicabile al caso di Ceuta) per un pugno più duro sull’immigrazione, mettendo Sánchez sulla difensiva proprio mentre gestisce coraggiosamente le tensioni con Washington sulla NATO e con Gerusalemme su Iran e questione palestinese.</p>



<p>In un quadro più generale, la vicenda è pertanto un’occasione irripetibile per forzare ulteriormente la pressione sulle questioni migratorie, <strong>all’insegna di quel Governo ormai basato unicamente sulla “gestione della paura”</strong> che sempre più contraddistingue le democrazie occidentali, con il precipuo intento – peraltro ampiamente rivendicato pubblicamente dall’Amministrazione Trump e dai suoi inquietanti sostenitori della galassia tecno-feudale (Musk, Thiel, etc.) – di propiziare il successo di quelle forze di destra in Europa più allineate agli  aspetti più beceri dell’ideologia MAGA.</p>



<p><strong>Le reazioni italiane alla vicenda naturalmente sono state lontanissime da quella solidarietà europea </strong>che ci si aspetterebbe in casi del genere (e che abbiamo invocato in passato) a prescindere dalla connotazione ideologica della maggioranza di governo italiana rispetto a quella spagnola; quello che possiamo aspettarci dall’opposizione spagnola o in Gran Bretagna, Francia e Germania non dovrebbe discostarsi di molto. </p>



<p>In sintesi, come dimostra amaramente anche la vicenda della contesa FIFA-UEFA, l’Europa riesce ormai a mantenere la sua unità solo sul calcio!!! Quindi si merita tutto quello che le sta accadendo a causa dei suoi apparenti nemici (Russia), ma soprattutto dei suoi presunti amici.&nbsp;</p>



<p>Non occorrerebbe mai dimenticare, infatti, che sono state le grossolane omissioni diplomatiche e, soprattutto, <strong>le guerre senza fine americane in Medio Oriente </strong>a partire dall’inizio del XXI secolo a far esplodere oltre misura i fenomeni migratori verso il Vecchio Continente, con il tragicomico risultato che quest’ultimo ora si trova addirittura sbertucciato (è un <em>understatement </em>ovviamente!) dall’attuale Presidente USA per la scarsa energia nel contrasto alle migrazioni. Con amici del genere, chi ha bisogno di nemici?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/crisi-di-ceuta-a-pensar-male-si-fa-peccato-ma-trump-e-netanyahu.html">Crisi di Ceuta: a pensar male si fa peccato ma Trump e Netanyahu&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ahmadinejad, il Mossad e la spy story hollywoodiana che non quadra</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/ahmadinejad-il-mossad-e-la-spy-story-hollywoodiana-che-non-quadra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 07:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1094" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260717092557440_fef1b796f4088f81e7454250daade77e-e1784273195708.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260717092557440_fef1b796f4088f81e7454250daade77e-e1784273195708.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260717092557440_fef1b796f4088f81e7454250daade77e-e1784273195708-300x171.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260717092557440_fef1b796f4088f81e7454250daade77e-e1784273195708-1024x583.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260717092557440_fef1b796f4088f81e7454250daade77e-e1784273195708-768x438.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260717092557440_fef1b796f4088f81e7454250daade77e-e1784273195708-1536x875.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260717092557440_fef1b796f4088f81e7454250daade77e-e1784273195708-600x342.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ahmadinejad era un agente segreto del Mossad? Ecco perché la spy-story del New York Times non convince. Il punto dell'ambasciatore Carnelos</p>
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<p>L’<a href="https://www.nytimes.com/2026/07/13/us/politics/israel-mahmoud-ahmadinejad-iran.html">inchiesta</a> pubblicata il 13 luglio scorso dal <em>New York Times</em> sul presunto tentativo di reclutamento dell’ex Presidente iraniano <strong>Mahmoud Ahmadinejad </strong>(in carica dal 2005 al 2013) ad opera del <strong>Mossad</strong>, per poi insediarlo al potere nel paese, è a dir poco affascinante; se sia anche credibile però è tutta un’altra storia.</p>



<p>Il <strong>culmine della vicenda</strong> sarebbe giunto durante il conflitto iniziato il 28 febbraio scorso, quando un raid israeliano avrebbe colpito a Teheran la struttura che ospitava le guardie del corpo (più probabilmente i secondini che lo tenevano sotto controllo) nella residenza dell’ex presidente, permettendo ad operativi del Mossad di esfiltrarlo e condurlo in un rifugio sicuro, salvo poi perderlo (non si capisce come) perché il soggetto, asseritamente, avrebbe iniziato a nutrire sfiducia verso gli israeliani; in sintesi questi ultimi lo avevano sotto controllo e l’avrebbero comunque lasciato andare? Implausibile. Se poi gli fosse scappato, invece, si sarebbero rivelati dei dilettanti.</p>



<p>Nonostante i copiosi dettagli offerti ed il rinvio a fonti di intelligence, anche iraniane, <strong>vi sono ulteriori aspetti per cui la storia, per gli addetti ai lavori e per chi conosce l’Iran, suscita diversi dubbi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ahmadinejad e il Mossad, una spy story da film di Hollywood</h2>



<p>È una storia <strong>primariamente destinata ad un parterre americano</strong>, e quindi deve per forza essere un po’ cinematografica. Ed è proprio questo il primo motivo per dubitarne: sembra la trama delle spy stories hollywoodiane che raramente hanno aderenze con la realtà; non a caso lo stesso ufficio di Ahmadinejad ha liquidato le accuse definendole “affermazioni da film hollywoodiano”, non degne nemmeno di una smentita puntuale. </p>



<p>In primo luogo, <strong>non convince la modalità di reclutamento con i contatti che sarebbero iniziati nel 2022</strong>, e che sarebbe proseguiti con incontri a Budapest &#8211; dissimulati tramite inviti a conferenze accademiche presso l’Università Ludovika &#8211; fino a ben due faccia a faccia diretti tra Ahmadinejad e l’allora capo del Mossad, David Barnea, nel 2024. </p>



<p>Un secondo dubbio concerne il target: chiunque conosca un po’ l’Iran è perfettamente al corrente che nella complessa articolazione del potere nel paese il Presidente della Repubblica conta poco o nulla: non conosce i segreti più importanti del paese e non fa sostanzialmente parte del vertice decisionale di quest’ultimo che è imperniato sulla Guida Suprema, sul Supremo Consiglio Nazionale di Sicurezza e sull’IRGC (i Guardiani della Rivoluzione), noti come Pasdaran.</p>



<p>In un ambito di intelligence, avrebbe avuto molto più senso un’operazione per reclutare uno dei Consiglieri della Guida Suprema o un alto grado dell’IRGC.</p>



<p>Ma a rendere <strong>l’inchiesta poco plausibile</strong> non sono solo le reazioni iraniane, prevedibilmente ostili. Sono soprattutto voci critiche emerse dall’interno stesso dell’establishment della sicurezza israeliana. </p>



<p>Benché Budapest, insieme a Praga e a Vienna, sia una delle città europee in cui al Mossad è stata concessa ampia autonomia operativa dalle autorità locali (il servizio israeliano non può vantare la stessa libertà a Londra a Parigi e nemmeno – sorprendentemente &#8211; a Roma, Berlino invece è un’altra storia), sarebbe a dir poco azzardato che un’operazione così delicata venisse condotta con la conoscenza o avvalendosi di risorse locali con un elevato rischio di fughe di notizie o di brecce nella sicurezza. Ancor meno plausibile che l’allora capo del Mossad si sia recato nella capitale ungherese per incontrare l’ex Presidente iraniano una personalità ancora oggetto di forte attenzione e costantemente sorvegliata dagli apparati di sicurezza iraniani. Un’operazione del genere richiede molti anni, la tempistica citata dal New York Times, 2022-2026, è troppo ridotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto politico</h2>



<p>C’è poi un <strong>elemento di contesto politico interno israeliano che difficilmente può essere ignorato</strong>. La storia esce nel contesto di una lotta di potere tutta interna agli apparati di sicurezza: rivalità di lunga data tra l’intelligence militare (Aman) e il Mossad, tensioni interne allo stesso Mossad (il meno lambito tra gli apparti di sicurezza israeliani rispetto alla catastrofe del 7 ottobre 2023) e persino calcoli politici legati alle elezioni israeliane, ora fissate per il 27 ottobre. In altre parole, la fuga di notizie potrebbe servire più a regolare conti interni tra fazioni dell’intelligence che a rivelare una verità operativa.</p>



<p>È forse una coincidenza che questa storia sia uscita adesso, dopo che da appena sei settimane si è insediato il nuovo capo del Mossad, <strong>Roman Gofman</strong>, il primo che non proviene dai ranghi del servizio? Questa scelta avrebbe già suscitato diversi malumori ma, soprattutto, tenetevi forte, il nuovo Direttore – uno dei numerosi conigli usciti dal cilindro di Netanyahu &#8211; ha scarsa dimestichezza con la lingua inglese, la capisce, ma per parlarla preferisce ricorrere ad un interprete: si tratta del Capo del Mossad, non del Presidente del Centro Anziani di Bersheeva in pieno deserto del Negev.</p>



<p>Alti ufficiali dell’intelligence militare israeliana avrebbero <a href="https://www.newsmax.com/World/globaltalk/iran-ahmadinejad-mossad/2026/07/13/id/1262655/">giudicato</a> il piano irrealizzabile fin dall’inizio. Ritenevano bassa la probabilità che la guerra potesse far cadere il regime di Teheran, giudicavano il disegno del Mossad velleitario, e soprattutto erano scettici sulla fase finale &#8211; l’insediamento di Ahmadinejad &#8211; considerando qualsiasi tentativo di prevedere e condurre mosse politiche così complesse in un momento di caos come quello che si registrava in quel momento alla stessa stregua di un esercizio sostanzialmente futile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dubbi sui vertici israeliani</h2>



<p>Alcune fonti ritenevano addirittura che tentare il piano avrebbe potuto peggiorare la posizione di Israele.  Il timore era che la caduta del regime di Khamenei portasse non a una transizione democratica ma all’ascesa di una giunta militare dell’IRGC completamente priva di contrappesi civili e religiosi. Peraltro, quest’ultima è una potenzialità ancora tutta in divenire, anche alla luce dell’opacità che caratterizza gli attuali assetti di potere a Teheran, a partire dall’occultamento della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei.</p>



<p><strong>Se davvero i vertici militari israeliani nutrivano dubbi così profondi</strong>, e se il piano &#8211; stando alle stesse fonti citate &#8211; è miseramente fallito con il presunto <em>regime-change</em> mai realizzatosi e la teocrazia apparentemente ancora saldamente al potere, viene naturale chiedersi quanto fosse davvero solida l’operazione descritta, o se non si tratti piuttosto di una ricostruzione ex post, gonfiata nei dettagli operativi da fonti con interessi divergenti.</p>



<p>Infine, aspetto non banale, e tenendo presenti le prassi in essere a Teheran, se l’Intelligence dell’IRGC (quella che conta veramente) avesse effettivamente avuto evidenze circa gli “abboccamenti sul Danubio” da parte dell’ex Presidente, a quest’ora quest’ultimo sarebbe stato già giustiziato in segreto con il cadavere nemmeno restituito alla famiglia. In fin dei conti, ad Ahmadinejad, al contrario dei suoi colleghi Khatami e Rouhani, è stato <a href="https://www.timesofisrael.com/report-ahmadinejad-met-mossad-chief-under-israeli-plan-to-install-him-as-iran-leader/">concesso</a> di prendere parte ai mastodontici funerali di Khamenei, circostanza che sembrerebbe indicare che è assai meno temuto dal regime degli altri due.</p>



<p>Ma volendo tuttavia prendere per buona la storia, <strong>non potrebbe allora essere nemmeno escluso che il reclutamento di Ahmadinejad possa essere iniziato addirittura prima che egli diventasse Presidente della Repubblica Islamica</strong>. Come già riferito queste operazioni richiedono anni ed una pazienza certosina dopo aver condotto approfondite analisi psicologiche sul soggetto attenzionato e raccolto un’enorme mole di informazioni sullo stesso e la sua cerchia più ristretta, capacità in cui notoriamente il Mossad eccelle.</p>



<p>Ahmadinejad è stato il Presidente iraniano che nei suoi due mandati ha offerto &#8211; con le sue bizzarre dichiarazioni fuori le righe sull’Olocausto e la distruzione di Israele &#8211; il miglior supporto alla narrazione ebraica nei confronti dell’Iran come minaccia esistenziale per Israele e per gli altri paesi della regione. Senza di lui la mobilitazione di quel manipolo di Paesi che si considerano la “comunità internazionale” nei termini cui abbiamo assistito dal 2005 in poi non avrebbe prodotto i risultati politici di “demonizzazione” del paese che ancora oggi si percepiscono ampiamente nel dibattito internazionale; e tutto questo nonostante l’Iran – dato oggettivo – abbia firmato nel 2015 l’Accordo JCPOA per limitare il proprio programma nucleare, e non sia – altro dato oggettivo &#8211; nemmeno il responsabile del fallimento di questa intesa appena tre anni più tardi (ritiro statunitense dal JCPOA deciso infatti dalla prima Amministrazione Trump).</p>



<p>Quale migliore copertura per un asset iraniano &#8211; formalmente ma non sostanzialmente &#8211; di altissimo livello, reclutato e coltivato negli anni da Israele? Se poi si stenta a cogliere la logica di tale scelta – a prima vista inspiegabile &#8211; si raccomanda di leggere uno dei migliori romanzi di <strong>John Le Carré</strong>, <em><strong>La Tamburina</strong></em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/ahmadinejad-il-mossad-e-la-spy-story-hollywoodiana-che-non-quadra.html">Ahmadinejad, il Mossad e la spy story hollywoodiana che non quadra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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