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	<title>Marcello Altamura Archives - InsideOver</title>
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	<title>Marcello Altamura Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sequestro Moro: il mistero delle targhe e la coscienza sporca della Repubblica</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sequestro-moro-il-mistero-delle-targhe-e-la-coscienza-sporca-della-repubblica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2024 09:29:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508212344597_5e24ea74c986c295bd1a3f1d2b5c329c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508212344597_5e24ea74c986c295bd1a3f1d2b5c329c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508212344597_5e24ea74c986c295bd1a3f1d2b5c329c-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508212344597_5e24ea74c986c295bd1a3f1d2b5c329c-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508212344597_5e24ea74c986c295bd1a3f1d2b5c329c-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508212344597_5e24ea74c986c295bd1a3f1d2b5c329c-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240508212344597_5e24ea74c986c295bd1a3f1d2b5c329c-1536x1152.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La mattina del 9 maggio 1978 il telefono squilla tre volte prima che Franco Tritto, assistente universitario di Aldo Moro alla facoltà di Giurisprudenza de La Sapienza a Roma, risponda. Sono le 12,13. La voce qualificatasi come “dottor Niccolai” raggela Tritto: “Adempiamo alle ultime volontà del presidente comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sequestro-moro-il-mistero-delle-targhe-e-la-coscienza-sporca-della-repubblica.html">[...]</a></p>
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<p>La mattina del <strong>9 maggio 1978</strong> il telefono squilla tre volte prima che Franco Tritto, assistente universitario di Aldo Moro alla facoltà di Giurisprudenza de La Sapienza a Roma, risponda. Sono le 12,13. La voce qualificatasi come “dottor Niccolai” raggela Tritto: “Adempiamo alle ultime volontà del presidente comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo dell’onorevole Aldo Moro (…) Allora, lei <strong>deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’onorevole Aldo Moro in via Caetani</strong> (…) che è la seconda traversa a destra di via delle Botteghe Oscure (…) Lì c’è una Renault 4 rossa… I primi numeri di targa sono N5”. Per la precisione Roma N57686.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;automobile dei misteri</h2>



<p>A 46 anni di distanza da quel tragico giorno, quella targa è ancora scolpita nella memoria e nella cattiva coscienza del nostro Paese. Nell’annotazione di servizio del 9.5.1978, a firma del dr. Carlo De Stefano della DIGOS di Roma, si legge: “alle ore 14:10 è stata data notizia ai CC ed alla G.d.F. del rinvenimento della salma dell’on. Moro”.</p>



<p><strong>La R4 si trasforma dunque nel ‘sarcofago’ di Moro</strong>, una sorta di ‘bara’ della Prima Repubblica. L’auto, targata in realtà MC 95937, era di proprietà di Filippo Bartoli, un imprenditore edile marchigiano che allora lavorava a Roma. Utilizzata per trasportare materiale ed attrezzi da lavoro, l’aveva acquistata per 898.000 lire. Dopo il furto dell’1 marzo, Bartoli aveva sporto denuncia ai Carabinieri ma rivide la sua R4 solo il 9 maggio nelle prime drammatiche immagini da via Caetani. Resta, anche 46 anni dopo, una domanda: perché è stata scelta proprio quella R4 per ospitare il corpo del presidente della DC?</p>



<p>In realtà, quell’auto dalla forma allungata non ha nulla di “sacrale” per i brigatisti. È anzi una delle tante del parco macchine delle Brigate Rosse, un’auto che però <strong>ha un suo ruolo in tutti i 55 giorni del sequestro</strong>. Questo per un motivo preciso: la R4 fu utilizzata per sorvegliare Moro in via Savoia, come testimoniato da un residente della zona, il professor Lillo, ma molto probabilmente fu presente anche in via Fani. Infatti, secondo quanto riferisce in Corte d’Assise il 24 maggio 1982 il brigatista pentito Massimo Cianfanelli, la R4 era stata presa dalla Brigata universitaria ed utilizzata anche per l’assalto alla caserma Talamo, a Roma, avvenuto il 19 aprile 1978. Dal canto suo, la brigatista Emilia Libera in Corte d’Assise dice di aver avuto in custodia la R4 da Teodoro Spadaccini, altro brigatista, che gliela avrebbe consegnata in Piazza Albania.</p>



<p>In realtà, la R4 fa parte dello stesso lotto di auto indicate in una lista di auto utili all’azione di via Fani, lista consegnata da Bruno Seghetti alla stessa Libera. Come già detto, è stata rubata l’1 marzo anche se il pentito Antonio Savasta, sostiene che la macchina gli sia stata affidata dieci giorni prima dell’omicidio del Presidente e che lui abbia tratto da questo la convinzione che la vettura fosse stata rubata un paio di giorni prima. Fatto sta che la R4 sarà maneggiata da diversi brigatisti: la Libera ammette di averla spostata più volte dopo la consegna da parte di Spadaccini ma ricorda che anche Seghetti l’aveva utilizzata. E diversi testimoni la vedono, prima del 9 maggio, circolare nella zona di Fregene, località sul litorale romano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;enigma della targa istituzionale</h2>



<p>Anche la storia della targa della R4, Roma N57686, è singolare. Il giorno dopo il ritrovamento del corpo di Moro, il 10 maggio 1978, il Questore di Napoli, dott. Colombo, alle ore 13:10 comunicava con telegramma alla Digos di Roma che la targa Roma N57686 era corrispondente a un’Alfetta dell’ATI, acronimo di <strong>Aero Trasporti Italiani</strong>, compagnia aerea italiana fondata nel 1963 come filiale di Alitalia, che era proprietaria del 90% per delle azioni (il restante 10% era dell’IRI, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, altro ente statale) e che aveva lo scopo di intensificare i collegamenti con l’Italia meridionale. Ma perché la segnalazione arriva da Napoli? Anzitutto perché Napoli era la città in cui l’ATI aveva, all’aeroporto di Capodichino, la sede e il suo hub principale. Ma soprattutto perché, come si legge nello stesso telegramma del 10 maggio 1978, la targa di quell’Alfetta, in uso all’ATI di Roma, risulta “essere stata distrutta in data 25 febbraio 1977 come da relativo verbale sottoscritto da Perrone Vincenzo, nato a Napoli i) 14.11.1926, impiegato addetto al <strong>P.R.A.</strong> (il Pubblico Registro Automobilistico, nda) di Napoli”.</p>



<p><strong>Come facevano a sapere i brigatisti che quella targa era stata distrutta?</strong> E chi gli aveva indicato che quei numeri non avrebbero potuto essere rintracciati? Ma soprattutto: <strong>perché le BR usarono una targa di una vettura in uso a enti collegati con lo Stato?</strong> Nella sentenza del 24 Gennaio 1983 della Corte d’Assise di Roma, quella del cosiddetto processo Moro 1, nel riportare le parole di Savasta, si dice che la targa Roma N57686 è stata apposta da quest’ultimo una decina di giorni prima del 9 maggio, dopo essergli stata fornita dalla colonna romana delle BR e non reperita, quindi, dalla brigata universitaria, cui Savasta allora apparteneva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le targhe scomparse</h2>



<p>Nel corso degli anni, la R4 non si è allontanata mai dalla memoria degli italiani, né idealmente né fisicamente. Filippo Bartoli, il legittimo proprietario, fu arrestato e interrogato ma ovviamente risultò estraneo alla vicenda. Dopo i processi e gli accertamenti del caso, la R4 gli fu restituita e restò per anni in un cortile alla periferia di Roma. Nel 2013, poco prima della sua morte, avvenuta il 25 dicembre di quello stesso anno, donò la vettura alla Polizia. Sottoposta a restauro conservativo, la R4 è esposta al Museo Storico delle auto della Polizia di Stato a Roma. Nel 2014, su impulso della seconda Commissione parlamentare sul caso Moro che voleva rintracciare le auto coinvolte nei 55 giorni, il Direttore Centrale della Polizia di Prevenzione attestava che “le due targhe apposte sul veicolo non sono quelle originariamente presenti all’atto del rinvenimento del corpo dell’on. Aldo Moro, ma <strong>delle riproduzioni per fini espositivi</strong>”. Un mistero nel mistero. Anche a 46 anni di distanza.  </p>
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		<title>La verità sui rapporti tra Craxi e Mitterand</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-verita-sui-rapporti-tra-craxi-e-mitterand.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 06:05:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[tangenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="957" height="717" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118.jpg 957w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118-768x575.jpg 768w" sizes="(max-width: 957px) 100vw, 957px" /></p>
<p>Nel 1995 Francois Mitterrand, presidente della repubblica francese e leader dei socialisti d&#8217;Oltralpe, era pronto ad accogliere Bettino Craxi, segretario del PSI travolto dallo scandalo Tangentopoli. Lo prova un documento datato 7 giugno 1993, un’annotazione manoscritta di Mitterrand su un promemoria del suo portavoce Jean Musitelli, che InsideOver pubblica in anteprima, contenuto nel libro I &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-verita-sui-rapporti-tra-craxi-e-mitterand.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="957" height="717" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118.jpg 957w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240328103613638_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1720819-e1711620651118-768x575.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 957px) 100vw, 957px" /></p>
<p>Nel 1995 <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-verita-sui-rapporti-tra-craxi-e-mitterand.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francois Mitterrand</a></strong>, presidente della repubblica francese e leader dei socialisti d&#8217;Oltralpe, era pronto ad accogliere <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/italia-sovrana-di-bettino-craxi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bettino Crax</a></strong>i, segretario del PSI travolto dallo scandalo Tangentopoli. Lo prova un documento datato 7 giugno 1993, un’annotazione manoscritta di Mitterrand su un promemoria del suo portavoce Jean Musitelli, <strong><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/IMG-20240326-WA0185.jpg">che InsideOver pubblica in anteprima</a></strong>, contenuto nel libro <em>I Socialisti italiani e francesi (1971-1994)</em> pubblicato da Aracne e curato dal professor <strong>Alessandro Giacone, docente dell&#8217;Università di Bologna.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La &#8220;Dottrina Mitterand&#8221;</strong></h2>



<p>Il legame tra i due leader e tra i loro rispettivi partiti era solido e di vecchia data, rafforzato nei primi anni ’80, in particolare nel biennio ’83-85 quando detenevano contemporaneamente, in entrambi i paesi, le cariche di presidente della Repubblica e di capo del governo. A quello stesso periodo, però, si legano due fatti destinati a pesare sui rapporti tra Italia e Francia e in particolare sulla considerazione di Mitterand rispetto il nostro Paese: <strong>l’abbattimento del DC9 dell’Itavia al largo di Ustica il 27 giugno 1980</strong> e <strong>l’arrivo in Francia del primo centinaio di “fuggitivi” legati a vari movimenti terroristici</strong>, destinato a passare alla storia come “<strong>Dottrina Mitterrand</strong>”, con una coda polemica che arriva addirittura ai giorni nostri con ben dieci terroristi (Giorgio Pietrostefani, Roberta Cappelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti, Luigi Bergamin, Raffaele Ventura, Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti e Maurizio Di Marzio) di cui l’Eliseo si rifiuta di concedere l’estradizione (l’ultimo no risale al marzo del 2023).</p>



<p><strong>Una narrazione distorta</strong></p>



<p>Proprio la “Dottrina Mitterand” ha finito per pesare su una narrazione storica sbagliata dei rapporti con l’Italia del leader socialista transalpino, sbaglio che si è riverberato anche nel racconto del rapporto con Craxi. Rapporto che in realtà si consolida quando Craxi, che ha lasciato la presidenza del Consiglio nel 1987, nel 1989 viene nominato Rappresentante personale del segretario generale dell’Onu per la questione dell’indebitamento, incontrando più volte Mitterand, rieletto Presidente nel 1988. Quando il leader del PSI viene travolto dallo <strong>scandalo di Tangentopoli </strong>e fatto oggetto di un brutale lancio di monetine all’uscita dell’hotel Raphael di Roma, il 30 aprile 1993, si capisce che il suo astro politico è definitivamente tramontato.</p>



<p><strong>La richiesta di aiuto</strong></p>



<p>Ed è proprio da questo momento in poi che <strong>Craxi teme per la propria incolumità personale</strong>. Il 7 maggio seguente, Jean Musitelli, portavoce di Mitterand all’Eliseo, invia una lettera a Mitterrand in cui comunica di aver incontrato Giuseppe Scanni, membro della Direzione Nazionale del PSI, stretto collaboratore e amico personale di Craxi. &nbsp;Quest’ultimo gli ha riferito che &nbsp;“si sente fisicamente minacciato” e “teme un attentato contro la sua persona”. Per questi motivi, l’ex segretario socialista “prende in conto molto seriamente la possibilità di venirsi a rifugiare in Francia”.</p>



<p>Ma paradossalmente proprio in questo periodo si rafforza una credenza molto diffusa in Italia secondo la quale Mitterand, il ‘protettore’ dei terroristi, avrebbe rifiutato ospitalità a Craxi. <strong>Un falso storico</strong> che il documento che InsideOver pubblica in anteprima dimostra inequivocabilmente: l’annotazione manoscritta di Mitterrand su un promemoria del suo portavoce Jean Musitelli del 7 maggio 1993 recita “<em>La France lui est ouverte. S’il vient, je le recevrai</em>”&nbsp; cioè “ Le porte della Francia gli sono aperte. Se verrà, lo riceverò”. Cosa che in effetti avverrà all’Eliseo il 28 maggio 1993.</p>



<p><strong>Amici fino alla fine</strong></p>



<p>È Craxi, anche per motivi logistici (in Tunisia non c’era l’estradizione), a scegliere di rifugiarsi nella sua casa di Hammamet, dove morirà il 19 gennaio 2000 dopo che, gravemente malato, gli è stata preclusa la possibilità di venirsi a curare in Italia. I rapporti con Mitterrand restarono tuttavia molto cordiali fino alla fine della presidenza, come dimostra la lettera del dicembre 1994: “Dopo di lei, per quanto mi riesce di capire, non vedo che un palese vuoto nello scenario politico della Francia. Lei ha dato alla Francia ed ha offerto al mondo l’immagine della specie più rara dell’autorità: l’autorità dell’intelligenza. È con gratitudine che io mi ricordo dei nostri rapporti e della nostra collaborazione che è stata fraterna fin dal suo inizio. […] Con un sentimento profondo di ammirazione e di amicizia, suo B. Craxi”. &nbsp;</p>
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		<title>Il caso Moro e l&#8217;Italia &#8220;sorvegliata speciale&#8221; nella Nato. Parla Vincenzo Scotti</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-caso-moro-e-litalia-sorvegliata-speciale-nella-nato-parla-vincenzo-scotti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Mar 2024 08:19:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia Cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1544" height="586" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/federfarma-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Aldo Moro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/federfarma-1.jpg 1544w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/federfarma-1-600x228.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/federfarma-1-300x114.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/federfarma-1-1024x389.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/federfarma-1-768x291.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/federfarma-1-1536x583.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1544px) 100vw, 1544px" /></p>
<p>Due minuti, al massimo tre. E una pioggia di piombo a stroncare la vita dei cinque agenti della scorta e a deviare per sempre il corso della storia del nostro Paese. Sono passati 46 anni da quel 16 marzo 1978 quando, in via Mario Fani, a Roma, un commando delle Brigate Rosse sequestra il presidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/il-caso-moro-e-litalia-sorvegliata-speciale-nella-nato-parla-vincenzo-scotti.html">[...]</a></p>
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<p>Due minuti, al massimo tre. E una pioggia di piombo a stroncare la vita dei cinque agenti della scorta e a deviare per sempre il corso della storia del nostro Paese. Sono passati 46 anni da quel 16 marzo 1978 quando, in via Mario Fani, a Roma, un commando delle Brigate Rosse sequestra<strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/lassassinio-di-aldo-moro-e-le-sue-conseguenze.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro</a></strong>. Un evento che arresta la crescita politica dell’Italia sino al tragico epilogo, il 9 maggio 1978, quando il cadavere dello statista sarà ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 in via Michelangelo Caetani, nel centro di Roma. </p>



<p>Nel 1978 <strong>Vincenzo Scotti, classe 1933, deputato dal 1968</strong>, è un politico emergente della DC con alle spalle già un incarico di Sottosegretario al Bilancio, il primo gradino di una carriera che lo vedrà ricoprire più volte la carica di ministro. Dal 16 ottobre 1990 al 28 giugno 1992 siede al Viminale, ministro degli Interni di un periodo delicatissimo. Un uomo politico di esperienza e, ancora oggi, di grande lucidità. La stessa che infonde nelle pagine del suo ultimo libro “<strong><a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/sorvegliata-speciale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sorvegliata speciale. Le reti di condizionamento della Prima Repubblica</a></strong>” scritto con Romano Benini ed edito da Rubbettino, in cui attraverso gli atti della magistratura, le analisi storiche e dei documenti declassificati dalla intelligence italiana e straniera, si dipana il filo di una storia d’Italia che ha nel sequestro e nell’uccisione di Aldo Moro un nodo decisivo. </p>



<p><strong>Sono passati 46 anni dall’agguato di via Fani: perché il caso Moro resta tale, cioè insoluto?</strong></p>



<p>“L’omicidio Moro è una ferita aperta che però fa parte di un contesto politico più ampio, non solo italiano o europeo ma anche mondiale. Per capire quello che è avvenuto nel nostro Paese bisogna capire il contesto e soprattutto i condizionamenti politici che hanno giocato un ruolo decisivo. Condizionamenti che sono legati all’accordo di Yalta, quando dopo la guerra l’Europa è stata divisa da Usa e Urss in due grandi zone di influenza”.&nbsp;</p>



<p><strong>Sono queste le reti di condizionamento della Prima Repubblica di cui parla nel libro?</strong></p>



<p>“Sono tutte quelle che noi abbiamo avuto, soprattutto sotto il profilo dei condizionamenti politici. L’Italia è stata fedele alleata degli Stati Uniti e del mondo atlantico ma ha avuto anche il coraggio di esprimere opinioni, tendenze e sollecitazioni diverse. In questo senso Aldo Moro, e prima di lui <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/rovesciare-la-sconfitta-in-vittoria-la-lezione-di-de-gasperi-e-sforza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alcide De Gasperi, </a>le hanno sviluppate. Le cose che vengono dal passato servono a capire come fronteggiare la situazione attuale, capire che cosa è il nostro interesse, capire quale è l’unità del nostro Paese possibile in Europa e nel mondo”. </p>



<p><strong>Quali sono secondo lei le vere ragioni alla base del sequestro e dell’omicidio dello statista?</strong></p>



<p>“Per Moro abbiamo parlato sempre del rapporto tra lui e il Partito Comunista e dell’ingresso di quest’ultimo nel governo ma in realtà lo scontro maggiore è a livello internazionale. È il mediterraneo il vero problema, una questione geopolitica che esplode e che vede il contrasto tra Moro e Henry Kissinger”.</p>



<p><strong>Torniamo dunque all’ingerenza internazionale sulla vita dell’Italia?</strong></p>



<p>“L’Italia è stata una sorvegliata speciale perché in quegli anni i servizi segreti stranieri hanno seguito molto le vicende del Paese e soprattutto hanno interferito in esse”.</p>



<p><strong>In questo senso la desecretazione dei documenti di quel periodo storico può aiutare a fornire delle risposte?&nbsp;</strong></p>



<p>“Sta avvenendo lentamente ma copre dei buchi e facilita quello che è necessario in Italia, una coesione del Paese diversa e forte per affrontare le sfide che sono quelle della trasformazione tecnologica e della trasformazione economico finanziaria, della criminalità organizzata ma anche delle pressioni della cultura e delle religioni sulla vita del mondo di oggi”.</p>



<p><strong>Quale lezione si può trarre da quel passato per l’Italia di oggi?</strong></p>



<p>“Bisogna cercare di capire cosa è stato lo sviluppo economico del nostro Paese, cosa è stato lo scontro tra diverse visioni. Per capire oggi bisogna conoscere e cercare di scalfire, entrando nel merito e non avendo preoccupazione di leggere sino in fondo le tappe della crescita dell’Italia, un Paese che è diventato moderno sotto la spinta di trasformazioni di cui Moro è un punto di riferimento. Abbiamo da coprire un vuoto di conoscenza che si è arricchito tanto negli ultimi tempi e dobbiamo guardare al futuro con questa forza, la forza di un Paese che è riuscito a diventare moderno a grandi livelli ma con un costo altissimo”. </p>
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		<title>Caso Moro: morta la &#8220;primula rossa&#8221; di via Fani</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/caso-moro-morta-la-primula-rossa-di-via-fani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 07:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[brigate rosse]]></category>
		<category><![CDATA[caso Moro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="651" height="362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Balzerani2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Balzerani2.jpg 651w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Balzerani2-600x334.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Balzerani2-300x167.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 651px) 100vw, 651px" /></p>
<p>La “compagna Luna”, come il titolo del suo libro autobiografico del 1998, si è eclissata a 75 anni, a Roma, dopo una lunga malattia. Barbara Balzerani, nome di battaglia Sara, nata a Colleferro nel 1949, è stata la ‘primula rossa’ delle Brigate Rosse ma soprattutto la ‘primula rossa’ di via Fani. Il suo ruolo nell’agguato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/caso-moro-morta-la-primula-rossa-di-via-fani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/caso-moro-morta-la-primula-rossa-di-via-fani.html">Caso Moro: morta la &#8220;primula rossa&#8221; di via Fani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="651" height="362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Balzerani2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Balzerani2.jpg 651w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Balzerani2-600x334.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/Balzerani2-300x167.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 651px) 100vw, 651px" /></p>
<p>La “compagna Luna”, come il titolo del suo libro autobiografico del 1998, si è eclissata a 75 anni, a Roma, dopo una lunga malattia. <strong>Barbara Balzerani</strong>, nome di battaglia Sara, nata a Colleferro nel 1949, è stata la ‘primula rossa’ delle <strong>Brigate Rosse</strong> ma soprattutto la ‘primula rossa’ di via Fani. Il suo ruolo nell’agguato del 16 marzo 1978 in cui fu rapito il presidente della DC <strong>Aldo Moro </strong>e sterminati i cinque uomini della sua scorta, è stata sempre un punto controverso.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Curriculum di una terrorista</strong></h2>



<p>Una cosa è certa: Barbara Balzerani aveva già nel 1978 un ‘curriculum’ da terrorista di tutto rispetto. Entrata nell’organizzazione nel 1975, diventa un’esponente di primo piano della colonna romana assieme al suo compagno, <strong>Mario Moretti</strong>, ed entra in clandestinità nel 1977. Moretti è uno dei ‘cervelli’ del blitz di via Fani e insieme alla Balzerani condivide la base operativa di via Gradoli 96, a Roma, scoperta il 18 aprile 1978, a meno di un mese dopo il sequestro Moro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo nel sequestro di Aldo Moro</strong></h2>



<p>Proprio riguardo il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/lassassinio-di-aldo-moro-e-le-sue-conseguenze.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>sequestro Moro</strong>,</a> secondo la storia ufficiale, quella scolpita nel 1986 sul cosiddetto “Memoriale Morucci”, la ricostruzione frutto di un accordo tra l’ex brigatista Valerio Morucci e la Dc per scrivere una verità politica credibile sulla vicenda, la Balzerani compare a bordo, assieme proprio a Moretti che è alla guida, della Fiat 128 bianca familiare con la falsa targa CD che si ferma all’incrocio con via Stresa. Appena la Fiat 130 di Moro, proveniente da via Trionfale, imbocca via Fani, la 128 CD s’inserisce nella carreggiata e la precede sino all’incrocio. All’altezza dello stop frena, facendosi tamponare dalla 130, a sua volta centrata dall’Alfetta. <strong>Poi la sparatoria che precede il rapimento </strong>del presidente della DC. Una storia che, a quasi 50 anni di distanza, ha molti buchi, a cominciare dal numero dei componenti del commando, che è stato “flessibile” nel tempo: dalle prime dichiarazioni, i Br sono via via passati da 7 a 8, poi a 9, poi a 10 ed infine a 11.</p>



<p>Secondo Morucci, la Balzerani, pur avendo un’arma,<strong> un mitra CZ Skorpion 7,65</strong>, non sparò. Eppure numerosi testimoni sentiti a caldo il 16 marzo 1978, ma anche negli anni successivi, hanno raccontato della presenza nel commando di via Fani di una donna. Come Giovanna Conti, che sostiene di aver visto una ragazza che stava in mezzo a via Fani. O come Giuseppe Samperi, benzinaio, cui un uomo e una donna gridano “Vada via”. Anche un altro teste, Guido Vincenzi, vede una donna tra le quattro persone che salgono su un’auto blu con motore acceso e sportelli aperti oltre l’incrocio di via Stresa. E proprio il nome di Barbara Balzerani è stato indicato in relazione a questa presenza femminile prima che Morucci tirasse in ballo quello di Rita Algranati. A nessuna delle due, però, è stato assegnato un ruolo attivo nell’agguato anche se <strong>Patrizio Peci, il principale pentito delle Brigate Rosse</strong>, indicò i nomi della Balzerani e di un’altra donna, Nadia, precisando però che non è Nadia Mantovani, altra brigatista.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il &#8220;dopo Moro&#8221;</strong></h2>



<p>Fatto sta che la Balzerani, anche dopo il caso Moro, ha mantenuto un ruolo apicale nelle BR. Nel 1981 partecipa infatti anche al <strong>sequestro del generale americano della Nato James Lee Dozier </strong>e, dopo l’arresto di Moretti nel 1981, tenta invano di gestire la scissione dell’organizzazione, guidando poi la fazione delle “Brigate Rosse &#8211; Partito Comunista Combattente”. Arrestata nel 1985 ad Ostia, in carcere rivendica l’omicidio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti compiuto dalle Br nel 1985 e per il quale è <strong>condannata all’ergastolo</strong>. Nel 1987, assieme agli altri leader storici delle Br, <strong>Renato Curcio</strong> e Mario Moretti, partecipa a un’intervista televisiva concessa al giornalista della Rai Ennio Remondino, nella quale i tre brigatisti dichiarano <strong>conclusa l’esperienza della lotta armata </strong>in Italia e sanciscono la resa definitiva delle Br.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli ultimi anni</strong></h2>



<p>Dal 12 dicembre 2006 in regime di libertà condizionale, nel 2011 era tornata definitivamente libera, dedicandosi al suo lavoro per una cooperativa di informatica, e alla sua attività di scrittrice, con ben sette libri pubblicati tra il 1998 e il 2020. Il suo nome era ritornato sulle pagine dei giornali per le polemiche seguite ad un suo post su Facebook: “Chi mi ospita oltre confine per i fasti del quarantennale?”, riferendosi ai 40 anni dalla strage di via Fani. Un evento che l’ha accompagnata sino alla sua scomparsa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/caso-moro-morta-la-primula-rossa-di-via-fani.html">Caso Moro: morta la &#8220;primula rossa&#8221; di via Fani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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