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	<title>Costantino Leoni Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 26 Aug 2024 16:41:41 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Costantino Leoni Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il caso del poeta rapito in Pakistan: il regno del terrore delle spie di Islamabad</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Costantino Leoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 16:41:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826184013374_86be2c7ac6b1823470afe36dd2e306e4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826184013374_86be2c7ac6b1823470afe36dd2e306e4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826184013374_86be2c7ac6b1823470afe36dd2e306e4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826184013374_86be2c7ac6b1823470afe36dd2e306e4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826184013374_86be2c7ac6b1823470afe36dd2e306e4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826184013374_86be2c7ac6b1823470afe36dd2e306e4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240826184013374_86be2c7ac6b1823470afe36dd2e306e4-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>14 maggio 2024. A Rawalpindi, qualche decina di chilometri dalla capitale Islamabad, è da poco passata la mezzanotte. Il poeta e giornalista Ahmad Farhad sta rientrando a casa dopo una cena in compagnia di amici. Prima di mettere piede nel proprio appartamento, Farhad si volta e nota tre veicoli dai vetri oscurati parcheggiati proprio sul &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/il-caso-del-poeta-rapito-in-pakistan-il-regno-del-terrore-delle-spie-di-islamabad.html">[...]</a></p>
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<p>14 maggio 2024. A Rawalpindi, qualche decina di chilometri dalla capitale Islamabad, è da poco passata la mezzanotte. Il poeta e giornalista <strong>Ahmad Farhad </strong>sta rientrando a casa dopo una cena in compagnia di amici. Prima di mettere piede nel proprio appartamento, Farhad si volta e nota tre veicoli dai vetri oscurati parcheggiati proprio sul marciapiede opposto. Un presentimento si fa largo nella mente del trentottenne attivista pakistano: quelle auto sono lì per lui. </p>



<p>Rientrato in casa non fa nemmeno in tempo a salutare la moglie che subito bussano alla porta. Quattro individui in uniforme scura e dal volto coperto entrano nella sala, gli legano le mani dietro la schiena e gli bendano gli occhi tre le urla disperate della moglie e dei figli. Nel frattempo altri due uomini danneggiano le telecamere di sicurezza e si portano via la scheda di memoria con le registrazioni dell’aggressione. Un lavoro rapido, ben orchestrato, sicuramente organizzato da tempo.</p>



<p>Farhad è caricato su una delle auto dopodichè i rapitori si allontanano a tutta velocità; da quel momento, per due intere settimane, nessuno ne saprà più nulla.</p>



<p>Syeda Urooj Zainab, la moglie, disperata si è attivata fin da subito per avere notizie del marito. Ha fatto pressioni, insieme al suo avvocato, direttamente all’Alta Corte di Giustizia del Pakistan; hanno pochi dubbi: a rapire il marito è stata certamente una delle agenzie di sicurezza pakistane.</p>



<p>L’esercito in Pakistan detiene un potere quasi illimitato e si serve dei suoi tre servizi di Intelligence per silenziare qualsiasi tipo di opposizione.</p>



<p><strong>Rapimenti, torture e omicidi</strong> sono all’ordine del giorno soprattutto nelle zone calde e periferiche del Paese come Baluchistan o Kashmir per limitare i movimenti di resistenza nazionalista o antigovernativa. Col passare del tempo si sono estesi anche ai principali centri urbani e utilizzati dall’esercito per silenziare il dissenso.</p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/l-isi-la-vera-atomica-del-pakistan.html">Intelligence Bureau (IB), Military Intelligence (MI) e soprattutto Inter-Service Intelligence (ISI)</a></strong>, sono le tre sigle che da decenni terrorizzano i pakistani. Le tre agenzie si sono macchiate di crimini spesso impuniti per sedare il dissenso in Pakistan e non solo: il giornalista investigativo Arshad Sharif è stato raggiunto dai sicari mentre era rifugiato in Kenya.</p>



<p>Tra le tre agenzie L’ISI è considerato di gran lunga quello più potente, una sorta di “Stato nello Stato”, sostenitore di una politica il più delle volte contraria a quella del governo.</p>



<p>L’ISI è responsabile, tra le altre cose, dell’addestramento e l&#8217;ascesa dei talebani e di Al-Qaeda nel <strong>vicino Afghanistan </strong>durante la guerra contro l’Unione Sovietica (1979-89). </p>



<p>Dal 2011 sono state segnalate più di 10mila sparizioni forzate. Il Pakistan deve ancora ratificare la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate. Questo significa che, nei fatti, questa pratica non è criminalizzata e non è prevista alcuna protezione per le vittime dei rapimenti. Ci sono stati alcuni casi di cittadini rapiti più volte. La maggior parte delle famiglie delle vittime non hanno possibilità di <strong>cercare supporto legale</strong>, né è previsto per loro alcun tipo di aiuto o risarcimento.</p>



<p>L’ultimo tentativo di fermare questo vero e proprio cancro che affligge il paese avvenne nel 2021 sotto la spinta dell’allora primo ministro Imran Khan. Il disegno di legge che mirava a modificare il codice penale fu approvato dall’assemblea nazionale ma una volta arrivato al Senato per l’ultima autorizzazione è come se si fosse volatilizzato.</p>



<p>Sono in molti a credere che dietro allo scioglimento e all’arresto dell’ex primo ministro Imran Khan dello scorso gennaio ci siano proprio i servizi segreti.</p>



<p>Migliaia di attivisti sono spariti negli ultimi anni, i pochi che riappaiono vivi non parlano perché torturati brutalmente e minacciati in cambio del loro silenzio. Molti altri invece vengono ritrovati, orrendamente mutilati ai bordi delle strade o in riva ai fiumi anche dopo anni. A farne le spese sono anche i familiari dei dissidenti. Una delle sparizioni più note degli ultimi mesi è stata quella di Ghulam Shabbir, fratello del portavoce del TPI il partito dell’ex premier Imran Khan. Rapito il 15 luglio scorso, di lui si sono perse completamente le tracce.</p>



<p>Ahmad Farhad Shah rientra perfettamente nell’identikit della possibile vittima di rapimento: originario del Kashmir Pakistano, intellettuale, membro dei sindacati, giornalista per diverse testate indipendenti, autore di articoli e poesie molto critiche nei confronti dello strapotere dell’esercito che con un eufemismo lui definiva “il sistema”. Negli ultimi mesi Farhad aveva pubblicato sui suoi canali social alcuni appelli alla popolazione del Kashmir in rivolta contro il governo, accusando l’esercito di aver usato la Costituzione “come un giocattolo”. Nel 2023 una sua poesia intitolata “<em>Isy utha lo!</em>” (Prendetelo!) in cui denunciava proprio la pratica delle sparizioni forzate era divenuta virale.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Pensa di sua spontanea volontà, prendetelo!.</em></p>



<p><em>Chiede di quegli straccioni analfabeti che sono stati presi tempo fa, prendetelo!</em></p>



<p><em>Gli è stato anche detto cosa dire, cosa non dire.</em></p>



<p><em>Ma parla per lo stesso, prendetelo!.</em></p>



<p><em>Si lamenta della gestione dell’ordine pubblico</em></p>



<p><em>Questa è una questione di ordine pubblico, prendetelo!.</em></p>



<p><em>Gli hanno detto: &#8220;Non fare domande, guarda e basta&#8221;.</em></p>



<p><em>Ma lui osserva e riflette, si pone domande, prendetelo!</em></p>



<p><em>Questo pazzo mette in discussione i nostri limiti.</em></p>



<p><em>Ha superato i suoi limiti, prendetelo!”</em></p>
</blockquote>



<p>Pochi giorni prima della sua sparizione si erano interrotte violentissime manifestazione nel capoluogo kashmiro di Muzzafarrabad; tre giovani avevano perso la vita dopo che il governo centrale aveva inviato l’esercito a sparare sui manifestanti che protestavano per il rincaro sui prezzi del grano e dell’energia elettrica.</p>



<p>A causa delle sue prese di posizione così radicali, Ahmad Farhad aveva ricevuto diverse minacce di morte, telefonate anonime e pedinamenti da parte dei servizi di sicurezza pakistani. Era solo questione di tempo prima che lo rapissero e lo facessero sparire.</p>



<p>Le pressioni esercitate dalla moglie del poeta e da diverse associazioni per i diritti umane sull’Alta Corte Suprema hanno portato però a qualche risultato.</p>



<p>Il giudice Moshin Akhtar Kayani ha convocato i responsabili delle tre agenzie di sicurezza, nonché funzionari di alto rango dei Ministeri degli Interni e della Difesa, chiedendo spiegazioni su <strong>dove si trovasse Farhad.</strong> Se non lo avessero riportato a casa, ha avvertito il giudice, avrebbe chiesto spiegazioni direttamente al primo ministro Sharif. Nel corso dell&#8217;udienza il giudice ha poi criticato il governo riguardo la mancanza di progressi nei casi relativi alle migliaia di persone scompare, affermando: &#8220;Vergognosamente, l&#8217;intera nazione sa chi sta facendo cosa, me compreso, ma abbiamo tutti chiuso gli occhi, tutti!&#8221;. Una presa di posizione coraggiosa visto il rischio che anche questo giudice potrebbe correre nei prossimi mesi per aver pronunciato una frase del genere. Per tutta risposta il portavoce dell’ISI e del Dipartimento della Difesa hanno negato di essere a conoscenza persino dell’esistenza di Ahmad Farhad.</p>



<p>Due settimane dopo però Ahmad Farhad è riapparso, visibilmente malato e dimagrito, in una cella in Kashmir, a 200 km da Islamabad dove era stato prelevato. Secondo i militari avrebbe organizzato la sera del 14 maggio un posto di blocco illegale impedendo alla polizia di raggiungere i manifestanti; cosa alquanto improbabile dato che in quel momento si trovava a casa sua a Rawalpindi.</p>



<p>Il 21 luglio Farhad è stato rilasciato su cauzione e ha raccontato la sua versione dei fatti agli organi di stampa.</p>



<p><strong>Dopo essere stato rapito è stato sbattuto in una minuscola cella maleodorante</strong> e malmenato. Durante gli interrogatori i suoi rapitori hanno minacciato lui e la sua famiglia di morte chiarendo che le ragioni del suo rapimento erano legate ad una sua poesia in cui criticava direttamente l’operato dell’esercito e un suo recente post in cui chiedeva le dimissioni del generale Rizwan Akhtar, direttore responsabile dell’ISI. Tra le altre accuse c’era quella di essere un membro del TPI, il partito dell’ex premier Imran Khan ora in carcere oltre che essere al soldo del governo indiano.</p>



<p>Farhad ha ovviamente negato tutto e ha resistito eroicamente alle torture e alle pressioni psicologiche.&nbsp; Solo dopo due settimane lo hanno trasferito in Kashmir, non prima di avergli intimato di non rilasciare interviste e di non usare più i social media.</p>



<p>Farhad non ha taciuto. Debole e malato continua ancora oggi a rilasciare interviste e pubblicare poesie ed articoli.<strong> “Temo che mi uccideranno per aver parlato” ha detto ai giornalisti pochi giorni fa</strong>. “Ma credo di dover raccontare la mia storia. Pubblicherò a breve una raccolta di poesie sulla resistenza. So chi mi ha rapito e non tacerò”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Pakistan dichiara guerra ai suoi mendicanti professionisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-pakistan-dichiara-guerra-ai-suoi-mendicanti-professionisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Costantino Leoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Aug 2024 14:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709165021340_344fa8788707ffa862764e756df2333d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo del Pakistan ha deciso di recente di bloccare i passaporti di oltre duemila mendicanti professionisti.</p>
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<p>Il governo del <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/wagah-attari-tra-india-e-pakistan-la-guerra-finta-di-due-potenze-atomiche-vere.html">Pakistan</a></strong> ha deciso di bloccare i passaporti di oltre duemila mendicanti professionisti. La decisione arriva dopo che il governo di Islamabad ha deciso per un giro di vite per arginare quella che è diventata una vera e propria piaga nel Paese e in tutto il Medio Oriente.</p>



<p><a href="https://www.dawn.com/news/1778266/90pc-beggars-held-abroad-are-pakistanis">Secondo un rapporto del settembre 2023</a>, reso pubblico dal  Ministero degli Affari Esteri pakistano, il 90% dei mendicanti arrestati in tutto il Medio Oriente è di nazionalità pakistana. <strong>Iran, Arabia Saudita, Iraq, Emirati Arabi e Turchia</strong> hanno negli ultimi mesi espresso formali lamentele con il governo pakistano riguardo a questo problema. </p>



<p>Si stima che in tutto il Pakistan siano oltre 25 milioni i mendicanti, a fronte di una popolazione di 235 milioni. Oltre il 10% della popolazione ricorre a questo mezzo di sussistenza.</p>



<p>Tra i duemila passaporti che verranno bloccati per sette anni, <a href="https://en.dailypakistan.com.pk/08-Jul-2024/pakistan-decides-to-block-passports-of-over-2-000-beggars-abroad">il governo sta valutando</a> di far rientrare anche quelli di alcuni funzionari dell’ufficio passaporti che aiutavano a far ottenere il visto di uscita dal Paese.&nbsp;</p>



<p>In Arabia Saudita in particolare molti pakistani si sono recati sfruttando particolari visti concessi dal paese arabo per effettuare la <em>‘Umrah</em>, il pellegrinaggio nei luoghi santi dell’Islam, spendibile in ogni periodo dell’anno (a differenza del più noto Hajj che invece ha un mese dedicato). A seconda del tipo di pellegrinaggio scelto dal fedele, il governo saudita mette a disposizione due differenti canali per l’ottenimento del visto.&nbsp;</p>



<p>Si è notato come il numero di pellegrini pakistani sia notevolmente aumentato per quanto riguarda la <em>‘Umrah</em>, mentre sia rimasto pressoché invariato nel mese dell’<em>Hajj</em> nel quale (per ragioni legate all’organizzazione e alla sicurezza) il rilascio del visto in ingresso si ottiene con molte più difficoltà e ha una durata di tre mesi (molto più lunga rispetto al visto per l’<em>Hajj</em>). Le organizzazioni criminali che stanno dietro a tutto questo scelgono di sfruttare i mesi sacri di Ramadan e delle altre festività islamiche per fare leva sulla <em>Zakat </em>(il pilastro dell’islam relativo all’elemosina).&nbsp;</p>



<p>La questione dei mendicanti ha creato non poca tensione lo scorso autunno tra pakistani e sauditi quando un intero gruppo di pellegrini è stato bloccato all&#8217;aeroporto di Multan. La comitiva, composta da diversi uomini ma anche donne e neonati, era vestito con i tradizionali abiti dei pellegrini ma, interrogati, hanno svelato le loro reali intenzioni: chiedere l’elemosina per tutti i tre mesi che il visto concedeva loro e poi rientrare in Pakistan dove avrebbero consegnato la metà di quanto guadagnato agli agenti di polizia di frontiera che avevano agevolato il loro viaggio. Sia i sauditi che i turchi hanno chiesto ai loro ambasciatori presenti in pakistan di fare pressione affinché il governo ponga un argine a questo problema. Le carceri di questi paesi sono stracolme di cittadini pakistani arrestati spesso proprio per accattonaggio illegale. <a href="https://www.news18.com/world/pakistani-prisoners-in-67-countries-top-12000-saudi-uae-hold-half-india-has-over-600-8404057.html">Sono almeno 14 mila</a> (ma le stime sono ovviamente al ribasso) i cittadini pakistani attualmente presenti nelle carceri straniere. Molti non hanno assistenza legale, non viene fornito loro un traduttore. La cifra più impressionante è quella relativa al numero di prigionieri nelle carceri degli emirati arabi: ben 5mila. Molti di loro sono lì proprio per reati relativi all’elemosina illegale. Lo scorso marzo la polizia emiratina ha effettuato diverse retate nelle quali sono stati arrestati circa 300 pakistani accusati di far parte di una rete di mendicanti e borseggiatori organizzati.</p>



<p>Oltre a ciò la questione sta ulteriormente rovinando l’immagine dei pakistani in tutto il medio oriente, immagine già non felicissima dato la crisi economica e soprattutto politica che il Pakistan sta affrontando da diversi anni. Anche a causa di questa nomea, i lavoratori pakistani specializzati vengono sottostimati all’estero e non vengono impiegati come manodopera. Il Giappone per esempio aveva recentemente chiesto ad alcune nazioni asiatiche l’invio di 340 mila operai e ingegneri qualificati: solo 200 pakistani sono stati scelti dalle autorità nipponiche che hanno gli hanno preferito decine di migliaia lavoratori provenienti dall’India, dal Bangladesh, Sri Lanka e perfino dal Nepal (che ha una popolazione 10 volte inferiore a quella pakistana).&nbsp;</p>



<p>Alla fine di Ottobre la Commissione parlamentare del Senato pakistano che si occupa dei propri connazionali all’estero ha addirittura chiesto al governo di adottare ogni misura possibile per impedire che casi come questo possano ripetersi. Il presidente della Commissione, il senatore Zulfikar Haider ha dichiarato: “I mendicanti stanno lasciando il Pakistan in massa, spesso viaggiando su imbarcazioni, e poi sfruttando la ‘Umrah e i visti di visita per chiedere l&#8217;elemosina ai pellegrini all&#8217;estero. Iraq e Arabia Saudita si lamentano continuamente che stiamo inviando criminali nei loro paesi e le loro prigioni sono sovraffollate di mendicanti pakistani. Questo è un problema serio di tratta di esseri umani”.</p>



<p>Il problema dei mendicanti si è dunque propagato al di fuori dei confini pakistani ma all’interno del Paese, nelle sue immense metropoli come Karachi o Rawalpindi, è presente da moltissimi anni e non accenna a peggiorare. L’accattonaggio è divenuta una professione spesso più redditizia di altre. In un paese in cui il 49% della popolazione è sotto la soglia di povertà, ad un lavoro come il costruttore di mattoni che può fruttare al massimo 6$ al giorno, molti preferiscono chiedere l’elemosina ai bordi delle strade e riuscire a racimolare 3-4 $ senza però doversi spaccare la schiena sotto il sole. Il problema maggiore è che questi individui non agiscono in autonomia ma negli anni si è sviluppata una vera e propria mafia i cui <em>thekedar</em> (così vengono chiamati i capi) gestiscono migliaia di indigenti e li inviano nelle proprie zone di competenza. Molti di questi gruppi criminali sono accusati di aver rapito bambini&nbsp; denare di averli accecati o mutilati per poter impietosire maggiormente i cittadini a cui chiedonoo.</p>



<p>Lo stato non fa abbastanza, a Karachi, così come a Islamabad è stata creata un’unità speciale di polizia che si occupa di pattugliare le strade e arrestare i mendicanti. Il problema è che a fine giornata le caserme sono intasate da migliaia di bambini mendicanti. Non ci sono abbastanza centri di rifugio per questi bambini e dunque gli agenti sono costretti a lasciarli andare o a lasciarsi corrompere degli stessi bambini che ritornano così in mezzo alla strada.</p>



<p>La società civile si sta muovendo. Paradossalmente la filantropia in pakistan muove un giro di denaro sorprendente. Recentemente è stato stimato che circa 70 miliardi di rupie vengono donati ogni anno per i più bisognosi. Il problema è che questa donazione non è organizzata e finisce spesso nelle mani degli sfruttatori data l’assenza di un minimo&nbsp; controllo. Moltissimi istituti religiosi adiacenti alle moschee offrono assistenza e istruzione gratuita a questi bambini. Alcune ONG poi pattugliano i vicoli delle metropoli pakistane per convincere questi giovanissimi a cambiare vita ma più di una volta sono stati denunciati pestaggi brutali attuati da bande di criminali per impedire che la preziosa “manodopera” potesse essere allontanata da questa esistenza fatta di precarietà e sofferenza.</p>
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		<title>Caliber 3</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/caliber-3</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 15:12:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[campi di addestramento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Israele3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Israele3.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Israele3-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Caliber 3 si trova a Gush Etzion, uno dei più grandi insediamenti della West Bank. Si tratta di una vera e propria accademia dove soldati dei reparti speciali dell’esercito Israeliano, addestrano civili provenienti da ogni parte del mondo. Donne, bambini e perfino anziani vengono qui per imparare a difendersi con armi o a mani nude e per conoscere da vicino gli uomini dell’IDF. Costantino Leoni è stato lì e ha incontrato Eitan, un riservista dell’esercito con oltre vent’anni di carriera; quando gli chiede se ha suggerimenti  per i nostri politici in materia di terrorismo non risponde altro che  "Svegliatevi"".<br />
Riprese di Ilaria Cesanelli </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Israele3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Israele3.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Israele3-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Caliber 3 si trova a Gush Etzion, uno dei più grandi insediamenti della West Bank. Si tratta di una vera e propria accademia dove soldati dei reparti speciali dell’esercito Israeliano, addestrano civili provenienti da ogni parte del mondo. Donne, bambini e perfino anziani vengono qui per imparare a difendersi con armi o a mani nude e per conoscere da vicino gli uomini dell’IDF. Costantino Leoni è stato lì e ha incontrato Eitan, un riservista dell’esercito con oltre vent’anni di carriera; quando gli chiede se ha suggerimenti per i nostri politici in materia di terrorismo non risponde altro che &#8220;Svegliatevi&#8221;&#8221;.</span></p>
<p>Riprese di Ilaria Cesanelli</p>
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		<title>Proteste e morti in Pakistan  dopo l&#8217;ennesimo caso di pedofilia</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/proteste-morti-pakistan-lennesimo-caso-pedofilia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2018 21:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi sui minori]]></category>
		<category><![CDATA[Pedofilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1824" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba.jpg 1824w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba-1024x479.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1824px) 100vw, 1824px" /></p>
<p>Sono giorni di lacrime e rabbia in Pakistan, nello stato del Punjab la folla inferocita ha bloccato le strade e dato alle fiamme diverse auto. La città di Kasur è stata a messa a ferro e fuoco dai manifestanti che protestano per la mancata azione della polizia nei confronti di quello che pare a tutti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/proteste-morti-pakistan-lennesimo-caso-pedofilia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1824" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba.jpg 1824w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/bimba-1024x479.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1824px) 100vw, 1824px" /></p><p>Sono giorni di lacrime e rabbia in <strong>Pakistan</strong>, nello stato del Punjab la folla inferocita ha bloccato le strade e dato alle fiamme diverse auto. La città di Kasur è stata a messa a ferro e fuoco dai manifestanti che protestano per la mancata azione della polizia nei confronti di quello che pare a tutti gli effetti essere uno stupratore seriale. L’ultima vittima del mostro è una piccola bambina di sei anni sparita il 4 gennaio scorso e ritrovata soltanto martedì, il cadavere abbandonato in una discarica, sul corpo martoriato segni di una violenza sessuale, la morte è avvenuta per soffocamento. La piccola Zainab Ansari è la dodicesima bambina stuprata e uccisa nel raggio di 2 km da Kasur in soli 12 mesi. Nessun colpevole è mai stato nemmeno identificato. Secondo i media locali però, il Dna raccolto dal suo corpo corrisponde perfettamente a quello di altri casi recenti avvenuti proprio a Kasur, in cui i corpi di bambini stuprati e uccisi tra i cinque e gli otto sono stati scaricati in parchi, fognature e altri luoghi pubblici.</p>
<p><strong>L’omicidio ha sconvolto tutto il Paese</strong>: anche le<b> </b>celebrità locali, tra cui l’ex stella del cricket Imran Khan e il premio Nobel Malala Yousafzai , hanno fatto appello alle autorità affinché si agisca il più rapidamente possibile per arrestare il pedofilo. In tutto il mondo è partito l’hashtag #JusticeforZainab.  Kiran Naz, un giornalista della televisione locale, ha condotto il telegiornale pomeridiano con sua figlia di otto anni sulle sue ginocchia per protestare contro questa ennesima violenza ai danni dei bambini. Un gran numero di donne si è unito a proteste analoghe nel Punjab e in tutto il Pakistan. Tra loro, anche l’attrice Mahira Khan interprete di Verna, film che ha per tema proprio lo stupro e la denuncia La pellicola in un primo momento è stata censurata dalle autorità pakistane e poi è diventata un simbolo per il movimento femminista pakistano.</p>
<p style="font-style: inherit;font-weight: inherit">Zainab, ultima di quattro figli, è stata vista per l’ultima volta mentre si recava a scuola, a 100 metri da casa sua, dove doveva recitare un passaggio del Corano durante una recita. I genitori in quei giorni non erano in Pakistan, si trovavano in Arabia Saudita per compiere il hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, pilastro della fede islamica.</p>
<p></p>
<p>Una telecamera di sorveglianza ha registrato una sequenza sgranata in cui si vede la piccola mentre cammina con un<b> </b>adulto, ritenuto il responsabile delle violenze sessuali e della morte per strangolamento. La schiena dell’uomo è però rivolta verso la telecamera e nessuno è stato fin ora in grado di capire di chi si tratti. </p>
<p>&#8220;In Pakistan, la sicurezza è per i leader e noi siamo solo insetti comuni&#8221;, ha singhiozzato tra le lacrime Ameen Ansari, il padre della piccola rientrato in fretta e furia da la Mecca. La madre non ha parlato, stravolta in una maschera di dolore. «Se la polizia avesse fatto il suo dovere, ora forse non sarei qui a piangere mia figlia».</p>
<p>Il dolore della famiglia di Zainab, nelle strade si è presto tramutato in rabbia feroce. Due manifestanti sono stati uccisi dalle forze di polizia dopo che la folla ha cercato di forzare i posti di blocco che proteggevano gli uffici governativi.  “Due dimostranti sono stati uccisi e tre feriti, la situazione è molto tesa” ha affermato un portavoce del governo centrale che non specifica le modalità con  cui i due manifestanti hanno perso la vita. “Vogliamo Giustizia! Vogliamo che il colpevole venga presentato davanti a noi!” ha tuonato lo zio della bambina Gulam Rasul.</p>
<p></p>
<p>Non sono mancati cori e insulti contro il primo ministro del Punjab, Shehbaz Sharif, e dell’Ispettore generale della polizia locale, che nei giorni scorsi hanno ammesso di “non aver agito” su decine di casi di stupri e di omicidi di minori nel distretto di Kasur. </p>
<p>Proprio il primo ministro del Punjab, Shehbaz Sharif,  giovedì ha fatto visita alla famiglia di Zainab promettendo davanti alle telecamere di installare telecamere di sorveglianza in tutta la città. Ha inoltre offerto una ricompensa di 90mila dollari a chiunque fornisca informazioni che possano portare all’arresto dell’orco.</p>
<p>Tra i più accaniti sostenitori della protesta che sta incendiando Kasur e tutto il Pakistan è Khadim Hussain Rizvi, il religioso islamista che il mese scorso ha letteralmente bloccato per settimane Islamabad invadendo, insieme ai suoi affiliati le autostrade principali della capitale pachistana. È stato lui stesso a guidare il funerale dei due manifestanti uccisi inveendo contro il primo ministro Sharif e contro tutto l’establishment governativo.  Sono anni che il governo non agisce decisamente nei confronti dei pedofili. Nel 2015 una banda di pedofili nel vicino villaggio di Hussain Khanwala ha abusato di circa 280 bambini per quasi un decennio. La banda ha costretto i bambini a compiere atti sessuali davanti alle telecamere e ha poi venduto il filmato o l&#8217;ha usato per ricattare le loro famiglie. Un rapporto della Commissione nazionale per i diritti umani ha dichiarato colpevole la polizia &#8220;non solo di negligenza criminale ma anche di connivenza&#8221; e ha fatto notare all’opinione pubblica di come i membri della banda provenivano tutti da un&#8217;influente famiglia locale.</p>
<p></p>
<p>Uno scandalo che ha costretto il governo del Punjab a promettere maggiori misure di sicurezza e una stretta sui controlli nelle città. Il corpo della piccola Zainab, gettato come uno straccio in una discarica, dimostra come queste promesse non siano mai state mantenute.</p>
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		<title>I campi antiterrorismo per turisti di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/i-campi-antiterrorismo-per-turisti-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jul 2017 15:53:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Armi]]></category>
		<category><![CDATA[Forze di difesa israeliane (Idf)]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1143" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1.jpg 1143w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1-768x427.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1-1024x570.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1143px) 100vw, 1143px" /></p>
<p>“Se qualcuno torce un dito contro uno di noi, anche uno dei nostri civili, la lunga mano delle forze di sicurezza israeliane farà giustizia. E noi sappiamo come farci giustizia in modo molto veloce, molto veloce.” Qualcuno dice che Sicurezza sia il nome della quarta religione dello Stato di Israele. A solo un’ora di macchina &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/i-campi-antiterrorismo-per-turisti-di-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1143" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1.jpg 1143w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1-768x427.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/F1-1024x570.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1143px) 100vw, 1143px" /></p><p>“Se qualcuno torce un dito contro uno di noi, anche uno dei nostri civili, la lunga mano delle forze di sicurezza israeliane farà giustizia. E noi sappiamo come farci giustizia in modo molto veloce, molto veloce.”</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/6L18MI8-4_I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Qualcuno dice che Sicurezza sia il nome della quarta religione dello Stato di Israele. A solo un’ora di macchina da Gerusalemme questa religione ha un suo santuario, dove turisti e civili maneggiano vere armi da fuoco e imparano come reagire agli attacchi terroristici.</p>
<p>Caliber 3 si trova a Gush Etzion, uno dei più grandi insediamenti della West Bank.</p>
<p></p>
<p>Una vera e propria accademia dove soldati dei reparti speciali dell’esercito Israeliano, addestrano civili provenienti da ogni parte del mondo. Donne, bambini e perfino anziani vengono qui per imparare a difendersi con armi o a mani nude e per conoscere da vicino gli uomini dell’IDF.</p>
<p>“Crediamo che chiunque abbia il diritto di conoscerci, di capire esattamente come agiamo sul campo, la nostra educazione e come ci addestriamo. Capire qual’è il programma dello stato di Israele contro il terrorismo, e come riusciamo a mantenere questa Nazione una delle più sicure al mondo.”</p>
<p>I turisti sono spesso di religione ebraica, nella maggior parte dei casi provenienti dalle comunità della diaspora degli Stati Uniti o del Sud America, ne abbiamo incontrati alcuni arrivati direttamente dal Venezuela.</p>
<p>“In venezuela ci sono diversi attacchi con armi da fuoco e c’è molta insicurezza nelle strade, non solo da parte di terroristi ma anche da parte di criminali comuni….<br />
“Suggerisco a tutti di venire qui, più che per capire come si maneggia un’arma da fuoco lo suggerisco per capire la mentalità che viene richiesta quando si è sotto minaccia e sotto attacco terroristico, devi essere in grado di reagire davvero velocemente.”</p>
<p></p>
<p>Eitan è un riservista dell’esercito con oltre vent’anni di carriera. Per diverso tempo ha lavorato per lo YAMAS la polizia di frontiera che agisce sotto copertura in Cisgiordania e nelle zone più calde del paese. È lui che si occupa di spiegare ai visitatori quali sono i valori fondanti dell’esercito israeliano.</p>
<p>“75 anni fa nell’Olocausto abbiamo perso 6 milioni di persone, oggi nel 2017 è il primo anno che il numero degli ebrei è praticamente lo stesso di 75 anni fa prima della Shoah. Durante l’olocausto eravamo dispersi in giro per il mondo. Non c’era uno stato, non c’era alcuna protezione, nessuno che potesse mettere una mano sulla testa di un ebreo e dire “scappa, ci sono qui io per te”.<br />
Oggi dopo 79 anni ecco quello che abbiamo, abbiamo l’esercito d’israele, l’IDF. Questa sigla rappresenta esattamente quello che siamo, Siamo qui per proteggere lo stato di Israele</p>
<p>“Qui in Israele abbiamo moltissime tipologie di civili, non sto parlando solo dei cittadini, parlo di chiunque…tu come reporter, sei un turista, la tua vita è una mia responsabilità, i turisti, gli arabi, i musulmani, i palestinesi o coloro che si definiscono tali, i drusi, i beduini, ciascuno di loro è una mia responsabilità.<br />
Che significa che io porto un’arma, io mi sono addestrato qui, io proteggo questa terra e chiunque sia su questa terra viene protetto da me.<br />
Questo è quello che fa di noi uno dei migliori eserciti al mondo. La Passione, la Storia, sappiamo da dove veniamo, e sappiamo quale futuro vogliamo. Se decidessimo di mettere da parte le armi, Dio ce ne scampi, in un secondo lo stato di Israele non ci sarebbe più, la patria ebraica scomparirebbe e ciò che accadde 75 anni fa accadrebbe di nuovo.”</p>
<p>Quando proviamo a chiedergli se ha qualche suggerimento per i nostri politici in materia di terrorismo ci risponde così:</p>
<p></p>
<p>“Svegliatevi! Svegliatevi. Non sto parlando di guerra di religione, io non sono un politico. Il mio suggerimento è: venite qui, imparate, cooperiamo insieme, perché nel profondo tutti noi vogliamo la stessa cosa, vivere la nostra vita un pace e serenità. Siamo qui per voi ragazzi, siamo pronti a insegnare e a cooperare, facciamolo in modo intelligente e facciamolo insieme.”</p>
<p><em><strong>Riprese di Ilaria Cesanelli</strong></em></p>
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