Sono giorni di lacrime e rabbia in Pakistan, nello stato del Punjab la folla inferocita ha bloccato le strade e dato alle fiamme diverse auto. La città di Kasur è stata a messa a ferro e fuoco dai manifestanti che protestano per la mancata azione della polizia nei confronti di quello che pare a tutti gli effetti essere uno stupratore seriale. L’ultima vittima del mostro è una piccola bambina di sei anni sparita il 4 gennaio scorso e ritrovata soltanto martedì, il cadavere abbandonato in una discarica, sul corpo martoriato segni di una violenza sessuale, la morte è avvenuta per soffocamento. La piccola Zainab Ansari è la dodicesima bambina stuprata e uccisa nel raggio di 2 km da Kasur in soli 12 mesi. Nessun colpevole è mai stato nemmeno identificato. Secondo i media locali però, il Dna raccolto dal suo corpo corrisponde perfettamente a quello di altri casi recenti avvenuti proprio a Kasur, in cui i corpi di bambini stuprati e uccisi tra i cinque e gli otto sono stati scaricati in parchi, fognature e altri luoghi pubblici.

L’omicidio ha sconvolto tutto il Paese: anche le celebrità locali, tra cui l’ex stella del cricket Imran Khan e il premio Nobel Malala Yousafzai , hanno fatto appello alle autorità affinché si agisca il più rapidamente possibile per arrestare il pedofilo. In tutto il mondo è partito l’hashtag #JusticeforZainab.  Kiran Naz, un giornalista della televisione locale, ha condotto il telegiornale pomeridiano con sua figlia di otto anni sulle sue ginocchia per protestare contro questa ennesima violenza ai danni dei bambini. Un gran numero di donne si è unito a proteste analoghe nel Punjab e in tutto il Pakistan. Tra loro, anche l’attrice Mahira Khan interprete di Verna, film che ha per tema proprio lo stupro e la denuncia La pellicola in un primo momento è stata censurata dalle autorità pakistane e poi è diventata un simbolo per il movimento femminista pakistano.

Zainab, ultima di quattro figli, è stata vista per l’ultima volta mentre si recava a scuola, a 100 metri da casa sua, dove doveva recitare un passaggio del Corano durante una recita. I genitori in quei giorni non erano in Pakistan, si trovavano in Arabia Saudita per compiere il hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, pilastro della fede islamica.

Una telecamera di sorveglianza ha registrato una sequenza sgranata in cui si vede la piccola mentre cammina con un adulto, ritenuto il responsabile delle violenze sessuali e della morte per strangolamento. La schiena dell’uomo è però rivolta verso la telecamera e nessuno è stato fin ora in grado di capire di chi si tratti. 

“In Pakistan, la sicurezza è per i leader e noi siamo solo insetti comuni”, ha singhiozzato tra le lacrime Ameen Ansari, il padre della piccola rientrato in fretta e furia da la Mecca. La madre non ha parlato, stravolta in una maschera di dolore. «Se la polizia avesse fatto il suo dovere, ora forse non sarei qui a piangere mia figlia».

Il dolore della famiglia di Zainab, nelle strade si è presto tramutato in rabbia feroce. Due manifestanti sono stati uccisi dalle forze di polizia dopo che la folla ha cercato di forzare i posti di blocco che proteggevano gli uffici governativi.  “Due dimostranti sono stati uccisi e tre feriti, la situazione è molto tesa” ha affermato un portavoce del governo centrale che non specifica le modalità con  cui i due manifestanti hanno perso la vita. “Vogliamo Giustizia! Vogliamo che il colpevole venga presentato davanti a noi!” ha tuonato lo zio della bambina Gulam Rasul.

Non sono mancati cori e insulti contro il primo ministro del Punjab, Shehbaz Sharif, e dell’Ispettore generale della polizia locale, che nei giorni scorsi hanno ammesso di “non aver agito” su decine di casi di stupri e di omicidi di minori nel distretto di Kasur. 

Proprio il primo ministro del Punjab, Shehbaz Sharif,  giovedì ha fatto visita alla famiglia di Zainab promettendo davanti alle telecamere di installare telecamere di sorveglianza in tutta la città. Ha inoltre offerto una ricompensa di 90mila dollari a chiunque fornisca informazioni che possano portare all’arresto dell’orco.

Tra i più accaniti sostenitori della protesta che sta incendiando Kasur e tutto il Pakistan è Khadim Hussain Rizvi, il religioso islamista che il mese scorso ha letteralmente bloccato per settimane Islamabad invadendo, insieme ai suoi affiliati le autostrade principali della capitale pachistana. È stato lui stesso a guidare il funerale dei due manifestanti uccisi inveendo contro il primo ministro Sharif e contro tutto l’establishment governativo.  Sono anni che il governo non agisce decisamente nei confronti dei pedofili. Nel 2015 una banda di pedofili nel vicino villaggio di Hussain Khanwala ha abusato di circa 280 bambini per quasi un decennio. La banda ha costretto i bambini a compiere atti sessuali davanti alle telecamere e ha poi venduto il filmato o l’ha usato per ricattare le loro famiglie. Un rapporto della Commissione nazionale per i diritti umani ha dichiarato colpevole la polizia “non solo di negligenza criminale ma anche di connivenza” e ha fatto notare all’opinione pubblica di come i membri della banda provenivano tutti da un’influente famiglia locale.

Uno scandalo che ha costretto il governo del Punjab a promettere maggiori misure di sicurezza e una stretta sui controlli nelle città. Il corpo della piccola Zainab, gettato come uno straccio in una discarica, dimostra come queste promesse non siano mai state mantenute.