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	<title>Andrea Cortellari Archives - InsideOver</title>
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	<title>Andrea Cortellari Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;ira di Erdogan per i morti di Gaza non &#8220;brucia&#8221; gli accordi con Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/erdogan-gaza-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 May 2018 21:25:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&#8220;Evviva la Palestina, evviva Gerusalemme&#8221;. Si conclude così una dichiarazione che porta in calce i nomi dei capigruppo di tre dei quattro partiti che siedono al parlamento di Ankara, in cui si condanna con forza l&#8217;uccisione di 61 palestinesi nelle proteste che sono tornate lunedì a infiammare la zona al confine con la Striscia di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-gaza-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-gaza-israele.html">L&#8217;ira di Erdogan per i morti di Gaza non &#8220;brucia&#8221; gli accordi con Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180514181157_26391668-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>&#8220;Evviva la Palestina, evviva Gerusalemme&#8221;. Si conclude così una dichiarazione che porta in calce i nomi dei capigruppo di tre dei quattro partiti che siedono al parlamento di Ankara, in cui si condanna con forza <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/israele-gaza-hamas-intifada-1527161.html" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;uccisione di 61 palestinesi</a> nelle proteste che sono tornate lunedì a infiammare la zona al confine con la Striscia di Gaza.</p>
<p>Si è macchiata di sangue la giornata in cui Israele ricordava i 70 anni dalla dichiarazione d&#8217;indipendenza e in cui a Gerusalemme si tagliava il nastro della nuova ambasciata statunitense, trasferita da Tel Aviv con una decisione presa dall&#8217;amministrazione Trump alla fine dello scorso anno.</p>
<p>Il malcontento che si era percepito allora in Turchia è trasversale ed è lo stesso che martedì ha permesso a un campo politico che va dall&#8217;Akp di Erdoğan alla maggiore forza d&#8217;opposizione parlamentare di sottoscrivere le stesse parole, nella giornata in cui il presidente ha convocato ad Ankara l&#8217;ambasciatore israeliano Eitan Naeh, chiedendogli di &#8220;tornare per un po&#8217;&#8221; in Israele.</p>

<p>La reazione della Turchia a quanto avvenuto è apparsa subito come la più netta. Già lunedì, con il bilancio di morti e feriti che saliva drammaticamente, era arrivata la decisione di richiamare momentaneamente il più alto diplomatico inviato negli Stati Uniti e il collega della missione a Tel Aviv, Kemal Ökem, atterrato ad Ankara poco dopo le dodici del giorno successivo. Una serie di iniziative a cui Israele ha risposto espellendo il console turco a Gerusalemme Gürcan Türkoğlu, incaricato dei rapporti con i palestinesi. E a cui Ankara ha di nuovo replicato mercoledì, chiedendo di lasciare il Paese anche al console a Istanbul, Yossi Levi-Sfari.</p>
<p>È attesa a Istanbul per questo venerdì, il primo del mese di Ramadan, una manifestazione di massa a supporto dei palestinesi convocata da Erdoğan, a cui ne seguirà una domenica nella città a maggioranza curda di Diyarbakir, nella zona sudorientale della Turchia. Venerdì saranno a Istanbul anche i membri dell&#8217;Organizzazione per la cooperazione dei Paesi islamici, che già si era ritrovata dopo la scelta di Trump di spostare l&#8217;ambasciata statunitense.</p>
<p>Il presidente turco è tornato ad accusare Israele di &#8220;terrorismo di Stato&#8221; e di &#8220;genocidio&#8221;. Parole a cui martedì il premier Benjamin Netanyahu ha replicato in un tweet, definendolo &#8220;uno dei maggiori sostenitori di Hamas&#8221;, e sostenendo che &#8220;comprende bene il terrorismo e i massacri&#8221; e per questo non può permettersi &#8220;prediche moraliste&#8221;.</p>

<p>Con tutti i partiti turchi impegnati nei preparativi per l&#8217;election day di fine giugno, in cui si voterà per il presidente e per rinnovare il parlamento, quanto avvenuto tra Gaza e Israele ha fatto irruzione nella campagna elettorale.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-elezioni-opposizione/" target="_blank" rel="noopener">Il candidato repubblicano Muharrem İnce</a> (Chp), che non ha mai lesinato critiche a Erdoğan, lo ha attaccato duramente in un comizio nella città di Konya, luogo di nascita dell&#8217;ex premier Davutoglu dove alle ultime elezioni l&#8217;Akp del presidente prese il 70% dei consensi. &#8220;Dal 2013 ripete che andrà a Gaza e non ci è mai andato. Fatemi presidente e andrò a Gaza&#8221;, ha promesso, mentre il segretario del suo partito compariva in parlamento con una kefiah al collo.</p>
<p>Da una riunione del partito filo-curdo e di sinistra Hdp è arrivato anche il duro commento del co-segretario Sezai Temelli. Da un lato la condanna a Israele, ma dall&#8217;altro un dito puntato contro il governo. &#8220;Quello che state facendo ai curdi &#8211; ha detto &#8211; le autorità israeliane lo fanno al popolo palestinese. Non potete risolvere un problema di cui siete parte&#8221;. &#8220;Erdoğan convoca un raduno come se la Mavi Marmara fosse stata dimenticata, come se ci fossimo scordati degli accordi presi con il governo israeliano&#8221;, ha aggiunto.</p>

<p>Per anni le relazioni diplomatiche con la Turchia, primo tra gli Stati a maggioranza musulmana a riconoscere Israele, rimasero al palo dopo che nove attivisti &#8211; di cui otto turchi &#8211; persero la vita sulla Mavi Marmara, quando l&#8217;imbarcazione fu abbordata dagli israeliani mentre tentava di forzare il blocco navale imposto a Gaza. Fu solo nel 2016 che i Paesi tornano a parlarsi e scambiarsi gli ambasciatori.</p>
<p>Il gelo durato anni e il sostegno morale che Ankara accorda ad Hamas e in generale ai palestinesi, non si è finora mai trasformato in una crisi su tutti i fronti. La retorica, per quanto violenta, non ha impedito lo sviluppo di proficui rapporti commerciali. Nella serata di martedì l&#8217;Akp e gli alleati ultra-nazionalisti hanno boccato in parlamento la proposta di stracciare una serie di accordi con Israele.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dalla cella di un carcere i curdi tornano a sfidare Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-demirtas-ince.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 May 2018 06:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Arrivano da Ankara e da Diyarbakır gli ultimi due nomi dei candidati che sfideranno Recep Tayyıp Erdoğan alle prossime elezioni, già ampiamente annunciati dai rispettivi partiti. Si tratta di Muharrem İnce, in campo per il Partito repubblicano del popolo (Chp), la principale forza d&#8217;opposizione parlamentare in Turchia, e di Selahattin Demirtaş, il carismatico leader del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-demirtas-ince.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/GETTY_20180504195211_26310435-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Arrivano da Ankara e da Diyarbakır gli ultimi due nomi dei candidati che sfideranno Recep Tayyıp Erdoğan <a href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-elezioni-opposizione/" target="_blank" rel="noopener">alle prossime elezioni</a>, già ampiamente annunciati dai rispettivi partiti. Si tratta di Muharrem İnce, in campo per il Partito repubblicano del popolo (Chp), la principale forza d&#8217;opposizione parlamentare in Turchia, e di Selahattin Demirtaş, il carismatico leader del Partito dei popoli (Hdp) della sinistra filo-curda.</p>
<p>I nomi di İnce (si pronuncia Inge) e di Demirtaş vanno ad aggiungersi a quello di Meral Akşener, la sanguigna leader del Buon partito (centrodestra, nazionalista) e di Temel Karamollaoğlu, candidato dagli islamisti del Partito della felicità (Sp), che già hanno iniziato a raccogliere le necessarie firme a sostegno della loro candidatura. E ovviamente a quello di Erdoğan, scelto dal suo Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), ma anche dal Partito del Movimento nazionalista (Mhp), un tempo all&#8217;opposizione ma da anni ormai stampella della maggioranza in parlamento.</p>
<p>A Erdogan, che si presenta alle elezioni anticipate del 24 giugno come candidato dell&#8217;Alleanza popolare (Akp, Mhp e Bbp), le opposizioni hanno rinunciato a opporre un nome unico, trovando però un&#8217;intesa per una pragmatica coalizione a quattro teste che potrebbe servire a evitare a due partiti minori l&#8217;ostacolo dello sbarramento al 10% e potenzialmente qualora dalla prima fase del voto per le Presidenziali non dovesse emergere un vincitore chiaro. Ma che lascia ufficialmente fuori i filo-curdi, su posizioni difficilmente conciliabili con quelle di alcuni <a href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-elezioni-opposizione/" target="_blank" rel="noopener">partiti che hanno detto sì all&#8217;intesa.</a></p>

<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49082" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/05/Senzanome-1.jpg" alt="Senzanome" /></p>
<p>È simbolica la scelta di candidare Demirtaş, in carcere da novembre del 2016 e accusato di terrorismo, come altri otto parlamentari e centinaia di altre persone legate al suo partito. Il politico, che in cella ha scritto un libro di recente tradotto anche in Italia, è stato confermato come volto del Hdp venerdì, in due appuntamenti tenutisi in contemporanea a Istanbul e Diyarbakır, città a maggioranza curda del Sudest turco.</p>
<p>&#8220;Demirtaş non è solo il candidato presidente dei curdi, ma degli aleviti, degli armeni, dei turchi, delle donne e dei bambini&#8221;, ha detto Pervin Buldan, attuale co-presidente del partito insieme al collega Sezai Temelli, ribadendo così alcuni dei punti cardine dell&#8217;azione del Hdp. &#8220;Cambiare tutto con te&#8221; è lo slogan scelto per la breve campagna elettorale che porterà alle urne il 24 giugno.</p>

<p>Altrettanto simbolico è il gesto che Muharrem İnce ha compiuto questa mattina durante l&#8217;assemblea del suo partito. Il candidato repubblicano alla presidenza ha riconsegnato al segretario Kemal Kılıçdaroğlu la spilletta del Chp che per anni ha portato al petto, facendosene appuntare una con la bandiera rossa e bianca della Turchia e giurando qualora vincesse di essere un presidente al di sopra delle parti. Parole non casuali, perché è proprio la possibilità di una presidenza partigiana una delle modifiche <a href="http://www.occhidellaguerra.it/referendum-presidenzialismo-turchia/" target="_blank" rel="noopener">introdotte dal referendum costituzionale</a> che nel 2017 il campo erdoganiano ha vinto per pochi punti percentuali e tra accuse di brogli e che gli oppositori denunciano come un ulteriore passo verso la definitiva trasformazione del Paese in un totalitarismo.</p>
<p>In molti hanno ricordato come Muharrem İnce, che fa parte dell'&#8221;ala sinistra&#8221; del Chp, abbia sempre votato contro l&#8217;abolizione dell&#8217;immunità per i parlamentari del Hdp, sostenendo che prima o poi sarebbe toccato anche al suo partito, alfiere delle idee del padre della Turchia moderna Kemal Atatürk. Fedele a quanto detto in passato, ha promesso di trasformare l&#8217;Aksaray, il lussuoso palazzo presidenziale che Erdoğan ha voluto per sé, in un centro studi. &#8220;Lo consegnerò agli studenti migliori di questa terra&#8221;, ha tuonato dal palco, proclamando una mobilitazione che durerà fino al giorno del voto.</p>
<p>La strada dell&#8217;opposizione è pavimentata di speranze, ma è tutta in salita. Alcuni sondaggi dicono di un Erdoğan che può faticare a superare il 50% che lo riconfermerebbe senza secondo turno, ma resta un politico apprezzato e dalla sua ha una situazione che tutto è tranne che garanzia di una sfida ad armi pari. Per molti osservatori l&#8217;appuntamento elettorale è solo una facciata: il risultato è già deciso.</p>

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		<title>L&#8217;opposizione turca fa quadrato  per provare a battere Erdogan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-elezioni-opposizione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 11:11:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Hanno storie e peso differenti i quattro partiti d&#8217;opposizione che in Turchia sono giunti a un&#8217;intesa per sfidare e provare a battere il presidente Erdoğan alle prossime elezioni del 24 giugno. Il risultato di giorni di consultazione è una alleanza politica composta dal Partito repubblicano del popolo (Chp), attualmente il principale gruppo d&#8217;opposizione in Parlamento, dai nuovi arrivati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-elezioni-opposizione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-elezioni-opposizione.html">L&#8217;opposizione turca fa quadrato  per provare a battere Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180420195611_26222974-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Hanno storie e peso differenti i quattro partiti d&#8217;opposizione che in Turchia sono giunti a un&#8217;intesa per sfidare e provare a battere il presidente Erdoğan <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.andreacortellari.it/la-turchia-andra-a-elezioni-anticipate-sotto-stato-demergenza/" target="_blank" rel="noopener">alle prossime elezioni</a> del 24 giugno.</p>
<p>Il risultato di giorni di consultazione è una alleanza politica composta dal Partito repubblicano del popolo (Chp), attualmente il principale gruppo d&#8217;opposizione in Parlamento, dai nuovi arrivati del Buon partito (iYi), transfughi dal Mhp iper-nazionalista, e da due partiti minori con una lunga storia alle spalle ma senza alcun seggio nell&#8217;attuale legislatura.</p>
<p>Il partito democratico (Dp) e il Partito della felicità (Sp) sono gli ultimi due lati del quadrato, lasciati fuori dal parlamento da una legge elettorale che prevede una soglia di sbarramento al 10%, fortemente penalizzante per le minoranze.  Ed è per evitare il ripetersi di questa situazione che i partiti hanno scelto la via di un&#8217;alleanza, che dovrebbe essere annunciata ufficialmente nel fine settimana e che entrerà in campo nel momento in cui si dovranno assegnare i seggi, ma che non presenterà un candidato unico. Le elezioni saranno tanto parlamentari quanto presidenziali.</p>
<p>Un tentativo di trovare un nome da contrapporre a quello di Erdoğan in questi giorni per la verità c&#8217;è stato. A lungo si è parlato di una candidatura di Abdullah Gül, che da anni è in cima all&#8217;elenco dei potenziali sfidanti, ma che lo scorso sabato ha messo fine a ogni dubbio, ribadendo di non avere intenzione di scendere in campo, quando già era chiaro che la leader del Partito Buono, Meral Akşener, non avrebbe rinunciato a portare avanti la sua candidatura. L&#8217;opposizione repubblicana sostiene che Erdoğan abbia inviato il suo consigliere e il capo di Stato maggiore dell&#8217;esercito a persuaderlo a non candidarsi. &#8220;È stata solo una visita, non ci sono state minacce&#8221;, ha replicato lui.</p>
<p>Va cercata nel passato di Gül e nell&#8217;identità della Turchia odierna la ragione per cui a lungo è sembrato ad alcuni il miglior candidato possibile. Tra i fondatori del partito di Erdoğan (Akp) e presidente della Repubblica quando lui ne era il primo ministro, viene dallo stesso retroterra culturale dell&#8217;attuale capo di Stato &#8211; che non ha mai criticato con grande convinzione &#8211; e del Partito della felicità. L&#8217;aggregatore delle loro esperienze politiche fu quel Partito della virtù di idee islamiste fondato alla fine degli anni Novanta e poi dichiarato contrario alla Costituzione laica nel 2001. Fu da quell&#8217;esperienza che nacquero l&#8217;Akp, ancora oggi al governo, e il Partito della felicità, che invece fa parte del neonato blocco d&#8217;opposizione.</p>
<p>I quattro volti dell&#8217;alleanza</p>
<p>Quando lo scorso anno la Turchia andò alle urne per decidere se cambiare la Costituzione e trasformare il Paese in un sistema presidenziale che avrebbe consegnato poteri quasi illimitati al capo dello Stato, un campo del &#8220;no&#8221; più ampio ma in qualche modo simile alla coalizione attuale ottenne il 48% dei voti, risultato che secondo le opposizioni <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/turchia-s-vince-paese-diviso-e-lopposizione-contesta-i-1386594.html" target="_blank" rel="noopener">fu peraltro viziato da una serie di irregolarità</a>. Si può partire da qui per capire la natura estremamente pragmatica della coalizione, in cui convivono partiti molto diversi tra loro, che puntano a catalizzare il voto delle opposizioni e dei disillusi.</p>
<p>Il <strong>Partito repubblicano</strong> , di centrosinistra, è storicamente il portabandiera delle idee del padre della patria Atatürk, ma da anni è piuttosto stabile intorno al 25% e il suo attuale leader Kemal Kılıçdaroğlu non è un uomo di grande carisma. Venerdì mattina ha confermato la candidatura di Muharrem İnce, parlamentare che in più occasioni ha attaccato con durezza Erdoğan.Il <strong>Buon partito</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-referendum-mhp/" target="_blank" rel="noopener">comparso sulla scena politica</a> prima del combattuto referendum che ha portato all&#8217;approvazione di una serie di modifiche alla costituzione, può contare su una donna più incisiva e secondo molti l&#8217;unica sfidante credibile, l&#8217;ex ministro Meral Akşener. Su posizioni di centrodestra, il partito si è staccato dal Mhp ultra-nazionalista quando quest&#8217;ultimo si è trasformato da forza d&#8217;opposizione a stampella della maggioranza di Erdoğan, facendo guadagnare al suo leader una serie di nomignoli poco clementi.Il <strong>Partito della felicità </strong>di Temel Karamollaoğlu ha idee islamiste e da quando si è formato non ha mai superato il 3% alle elezioni nazionali.Il <strong>Partito democratico </strong>è una forza di destra, nazionalista e conservatrice, rifondata poco più di dieci anni fa, ma che fa risalire le sue origini all&#8217;omonimo Dp che fu il primo a rompere l&#8217;egemonia repubblicana quando la Turchia uscì dal periodo del partito unico. A livello nazionale alle ultime elezioni ottenne meno dell&#8217;1% delle preferenze.Manovre politiche in democrazia limitata</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-35327" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-1421x1080.jpg" alt="Meral Akşener presenta il suo nuovo partito ad Ankara" /></p>
<p>L&#8217;annuncio di elezioni anticipate, non più nel novembre 2019 ma a fine giugno, ha colto le opposizioni sostanzialmente impreparate. Nei giorni immediatamente successivi all&#8217;annuncio quindici dei 131 parlamentari repubblicani hanno lasciato il loro gruppo per unirsi alla Akşener e permetterle di costituire un gruppo parlamentare, scongiurando la possibilità che la legge elettorale le impedisse di presentarsi alle elezioni. &#8220;Un contributo per la democrazia&#8221;, l&#8217;ha definito il leader repubblicano Kılıçdaroğlu, apparso per una volta più risolutivo di quanto non lo sia stato in passato. Negli ultimi quindici anni la scarsa organizzazione delle opposizioni ha dato un aiuto notevole a un Erdoğan che era e tuttora rimane il politico più amato in Turchia.</p>

<p>Se i repubblicani hanno offerto un&#8217;ancora di salvataggio alla Akşener, tra i partiti della coalizione ne manca però uno: quel Hdp di sinistra e filo-curdo che da solo alle ultime elezioni è stato in grado di superare lo sbarramento al 10% e prendere 80 seggi in aula. Sottoposto a una crescente pressione con l&#8217;accusa di essere il braccio politico del Pkk, oggi deve fare i conti con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/turchia-partito-filo-curdo-manette-mentre-diyarbakir-esplode-1327015.html" target="_blank" rel="noopener">nove parlamentari in carcere</a>, tra i quali il suo leader carismatico Selahattin Demirtaş, che sarà comunque il candidato presidente.</p>
<p>Nonostante qualche timida apertura al Hdp da parte del Partito repubblicano, resta il fatto che l&#8217;elettorato di quest&#8217;ultimo è almeno in parte fieramente nazionalista, come lo è quello del Buon partito, che non vede per nulla di buon occhio una formazione politica che punta fortemente sui diritti delle minoranze, curdi in testa. &#8220;A volte non è sufficiente l&#8217;opinione dei leader &#8211; ha detto Temel Karamollaoğlu, leader del Partito della felicità &#8211; Bisogna ascoltare anche la base&#8221;. La coalizione spera d&#8217;altro canto di recuperare i voti di quei curdi più conservatori, ma disillusi da Erdoğan.</p>
<p>Al voto in &#8220;stato d&#8217;eccezione&#8221;</p>
<p>Le manovre politiche continuano a pieno ritmo ed è di oggi la notizia che, dall&#8217;altra parte della barricata, un terzo partito si è unito ad Erdoğan e agli alleati del Mhp in quella che è stata chiamata l&#8217;Allenza popolare. Ma a meno di due mesi dal voto è necessario osservare anche l&#8217;aria che si respira.</p>
<p>La Turchia andrà al voto con le leggi d&#8217;emergenza ancora in vigore, con più di 180 giornalisti dietro le sbarre e la maggior parte della stampa schierata con il campo governativo. Nel pieno di un&#8217;ondata di arresti e indagini senza precedenti iniziata subito dopo il fallito colpo di Stato del 2016 e con la libertà d&#8217;assemblea fortemente condizionata.</p>

<p>Le elezioni di giugno anticiperanno l&#8217;introduzione di quelle <a href="http://www.occhidellaguerra.it/referendum-presidenzialismo-turchia/" target="_blank" rel="noopener">modifiche costituzionali approvate dal referendum</a>, che elimineranno il ruolo di primo ministro, restringeranno notevolmente il ruolo del parlamento e consegneranno al presidente poteri molto maggiori: dalla nomina dei ministri a un maggiore controllo sulla magistratura. Ed Erdoğan non ha nessuna intenzione di perdere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-elezioni-opposizione.html">L&#8217;opposizione turca fa quadrato  per provare a battere Erdogan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Golpe e scaramucce diplomatiche cambiano le strade di Ankara</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ambasciata-usa-ankara.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 10:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Ramoscello d'ulivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È tutto tranne che un &#8220;Ramoscello d&#8217;ulivo&#8221; quello che la Turchia tende agli Stati Uniti con la decisione di intitolare all&#8217;operazione militare avviata lo scorso 20 gennaio nel nord della Siria una delle strade che costeggiano l&#8217;ambasciata americana ad Ankara. Una proposta che se quando è stata annunciata doveva ancora passare al vaglio del consiglio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ambasciata-usa-ankara.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180211184057_25668358-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È tutto tranne che un &#8220;<strong>Ramoscello d&#8217;ulivo</strong>&#8221; quello che la <strong>Turchia</strong> tende agli <strong>Stati Uniti</strong> con la decisione di intitolare all&#8217;operazione militare avviata lo scorso 20 gennaio nel nord della Siria una delle strade che costeggiano l&#8217;ambasciata americana ad Ankara. Una proposta che se quando è stata annunciata doveva ancora passare al vaglio del consiglio comunale, di certo non avrà difficoltà a farsi approvare, dati i numeri su cui il partito di Erdogan può contare nella capitale turca.</p>
<p>La decisione a onor del vero si inserisce in una lunga tradizione di scaramucce a distanza di sicurezza, la stessa per cui la strada dell&#8217;ambasciata russa a Washington è oggi intitolata a Boris Nemtsov e per cui la missione diplomatica di Londra in Iran nel 1981 si trovava in una via dedicata a Bobby Sands, uomo dell&#8217;Ira morto in sciopero della fame in carcere. Arriva però pochi giorni prima di due incontri importanti: della visita del segretario di Stato di Trump, <strong>Rex Tillerson</strong>, ad Ankara. E dell&#8217;incontro tra i ministri della Difesa dei due Paesi a Bruxelles, a margini di un vertice Nato. È insomma una dichiarazione piuttosto chiara e non fa che inserirsi nel solco già scavato da una serie di attriti tra i due Paesi, divisi su molti punti e prima di tutto sul ruolo delle milizie curde nel nord della Siria.</p>
<p>Validi alleati per Washington, parenti stretti del <strong>Pkk</strong> e dunque terroristi per Ankara. È su questa dicotomia che si regge uno dei problemi principali esistenti tra le due capitali, che ora che <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/turchia-ha-dato-unoperazione-contro-i-curdi-siria-1485166.html" target="_blank" rel="noopener">i soldati turchi sono impegnati in Siria</a> si è fatto se possibile ancora più centrale. &#8220;È chiaro che chi dice che risponderà aggressivamente se verrà colpito non ha mai assaggiato lo &#8216;schiaffo ottomano'&#8221;, ha detto oggi Erdogan riferendosi alle forze americane presenti in Siria. Intanto un dato che che arriva da un recente sondaggio dice che l&#8217;83% dei cittadini ha una visione sfavorevole degli Stati Uniti (ma pure che la Russia non se la passa molto meglio, al 63%. E che l&#8217;Ue sta poco più su nel gradimento).</p>

<p>&#8220;Possa la proposta passare, possano le anime dei nostri martiri gioirne&#8221;, ha twittato ieri <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ankara-nuovo-sindaco-1460269.html" target="_blank" rel="noopener">il sindaco di Ankara</a>, Mustafa Tuna, a commento della possibilità di un cambiamento della toponomastica cittadina. Sono già almeno trentuno &#8211; stando ai numeri ufficiali forniti dallo stato maggiore &#8211; i militari che hanno perso la vita in meno di un mese di combattimenti nel cantone siriano di Afrin, dove ad affiancarli ci sono diverse brigate ribelli che si oppongono a Bashar al-Assad. Almeno 74, stando all&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani, i civili che hanno perso la vita. Più del doppio per fonti curde.</p>
<div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://create.piktochart.com/embed/27793443-soldati-ramo-ulivo" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div>
<p>Non è la prima volta negli ultimi anni che la politica si affaccia nelle strade di Ankara, dove pure lo stato d&#8217;emergenza ha abolito il diritto alla pubblica protesta. Dopo il fallito tentativo di golpe del 2016 a cambiare nome fu la centralissima piazza Mezzaluna rossa (Kizilay), che divenne piazza Mezzaluna rossa del Volere nazionale del 15 luglio. Un destino simile a quello del ponte sospeso sul Bosforo a Istanbul, che oggi è intitolato ai Martiri del 15 luglio, a memoria della notte in cui i carriarmati provarono a bloccarlo.</p>

<p>Ma se questa questione può apparire leggemente diversa, quantomeno legata a dinamiche differenti, nemmeno troppi mesi fa furono invece le due vie che si incrociano all&#8217;altezza di un altro lembo di terra, quello dell&#8217;ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, a cambiare nome. Oggi una porta il nome di un governatore ottomano della Medina, Fahreddin Pasha, e l&#8217;altra si chiama Medine Müdafii, che altro non vuol dire che difensore della Medina.</p>
<p>Dietro la scelta di rinominare queste due vie ci fu ancora una questione internazionale, dovuta a un retweet del ministro degli Esteri emiratino, in cui si accusava il fu governatore della Medina di una serie di crimini ai danni degli abitanti di quella che è una delle città sante dell&#8217;Islam, e che oggi si trova in territorio saudita. Una piccola cosa se confrontata alla questione siriana, ma sintomo</p>
<p>Ora la stessa sorte è toccata alla via intitolata al sindaco Nevzat Tandogan e destinata ad essere la &#8220;via Ramo d&#8217;ulivo&#8221; della capitale. Non fosse morto suicida a metà degli anni Quaranta, accusato di aver chiuso entrambi gli occhi su un caso di omicidio, il funzionario dei tempi del partito unico di certo si sarebbe risentito. Anche perché a ben guardare il primo sgarbo glielo fecero quando la piazza nella capitale turca che era dedicata a lui divenne piazza Anatolia, lasciando il suo nome soltanto a un parco pubblico nella zona di Batikent. Con l&#8217;unica, magra consolazione che in molti non ci hanno fatto l&#8217;abitudine e continuano a chiamarla piazza Tandogan.</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/i-nostri-reporter-raccontano-violenze-sui-cristiani-nel-1493669.html"></a></p>
<p>Cristiani nel mirino: è questo il tema dell&#8217;incontro del<strong> 20 febbraio</strong> durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L&#8217;incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. <strong>I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308</strong></p>
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		<title>La Turchia fa tacere le voci contrarie all’operazione in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-turchia-afrin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 15:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>&#8220;Fascisti razzisti chiedono la guerra a gran voce! Io sono contro la guerra, sono curda, gitana, ebrea, araba, Lgbt, armena, yazida&#8230; per farla breve sono tutto quello che detestate. Non seguitemi!&#8221;. Non passano che poche ore dal momento in cui questo messaggio viene pubblicato su twitter, che la polizia sfonda la porta di una casa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-turchia-afrin.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180122104735_25514124-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>&#8220;Fascisti razzisti chiedono la guerra a gran voce! Io sono contro la guerra, sono curda, gitana, ebrea, araba, Lgbt, armena, yazida&#8230; per farla breve sono tutto quello che detestate. Non seguitemi!&#8221;. Non passano che poche ore dal momento in cui questo messaggio viene pubblicato su twitter, che la polizia sfonda la porta di una casa a Diyarbakir, portando via nel pieno della notte la giornalista e attivista Nurcan Baysal.</p>
<p>Quello nella città a maggioranza curda nella parte orientale del Paese, confermato dall&#8217;avvocatessa della donna, Reyhan Baydemir, è soltanto uno dei raid condotti negli ultimi giorni dalla polizia turca, in cui secondo un sito indipendente locale almeno trenta persone sono state arrestate nella sola Diyarbakir. Sono 42, stando all&#8217;agenzia semi-ufficiale Anatolia, le persone in manette, accusate di propaganda <a href="http://www.ilgiornale.it/news/turchia-ha-dato-unoperazione-contro-i-curdi-siria-1485166.html" target="_blank">contro l&#8217;operazione militare</a> Ramo d&#8217;ulivo, lanciata nel pomeriggio di sabato contro l&#8217;enclave curda di Afrin.</p>
<p>Sin da subito le procure della capitale Ankara e di quattro province dove la presenza curda è molto forte avevano aperto indagini su commenti pubblicati online e che condannavano l&#8217;attacco. Sarebbero a oggi almeno quattro i giornalisti fermati dall&#8217;inizio degli scontri. Al nome della Baysal, che attende di essere sentita dalla procura, bisogna aggiungere quello di Ishak Karakash, direttore della testata Halkin Nabzi. E in arresto sarebbero anche Hayri Demir, dell&#8217;agenzia curda Mesopotamia, e Sibel Hurtash, collaboratrice del sito Al-Monitor e autrice di un libro sui cristiani uccisi in Turchia.</p>

<p>La mano pesante nei confronti del dissenso fa a malapena notizia. In un recente incontro con i rappresentanti degli organi di stampa principali, il primo ministro Yildrim ha fornito un vademecum in 15 punti contenenti le buone norme per un racconto &#8220;patriottico&#8221; dell&#8217;operazione in Siria, chiedendo anche di non sottolineare le manifestazioni di protesta delle organizzazioni contrarie. Sono 153 i giornalisti attualmente in carcere in Turchia, la maggior parte dei quali arrestati sotto lo stato d&#8217;emergenza dichiarato all&#8217;indomani del fallito colpo di Stato di luglio 2016, e poi rinnovato per la sesta volta giovedì scorso.</p>
<p>&#8220;Baysal, che è curda, ha a lungo sostenuto il dialogo e il negoziato politico per mettere fine al conflitto decennale tra lo Stato turco e il Pkk&#8221;, scrive l&#8217;organizzazione Human Rights Watch. Ma a costarle un arresto è stata ora la sua aperta contrarietà all&#8217;attacco lanciato contro Afrin. L&#8217;enclave siriana è controllata da milizie curde, ritenute ad Ankara assimilabili al partito armato dell&#8217;autonomismo curdo e un&#8217;organizzazione terroristica.</p>
<p>Entrato oggi nel suo quarto giorno, lo scontro nel nord della Siria ha già visto due militari turchi cadere. Meno preciso il conteggio delle vittime dall&#8217;altro lato, che sarebbero però almeno ventiquattro tra i civili, pure se ad Ankara i ministri di Erdogan continuano a ribadire di fare &#8220;tutto il possibile per assicurarsi che non ci siano morti&#8221; se non tra i miliziani curdi.</p>

<p>L&#8217;ostilità alle Ypg è un argomento in grado di mettere d&#8217;accordo molti. L&#8217;operazione, percepita in Turchia come una mossa a difesa della sicurezza nazionale, è scattata con l&#8217;aperto sostegno di tre delle quattro formazioni politiche che si spartiscono il parlamento di Ankara.</p>
<p>A salutare con favore i bombardamenti dai cieli siriani non solo stati soltanti gli uomini di Erdogan, ma anche la destra ultra-nazionalistra, stampella della maggioranza e che si è sempre opposta ai negoziati di pace con i separatisti del Pkk, da tempo naufragati. &#8220;Su questo punto non c&#8217;è differenza tra il governo e l&#8217;opposizione&#8221;, ha poi detto Ozturk Yilmaz, numero due del Chp, la principale forza dell&#8217;opposizione.</p>
<p>Isolata la voce della minoranza di sinistra filo-curda (Hdp), ancora una volta accusata di sostenere il terrorismo, come quei membri del partito che sono stati incarcerati o a cui sono state tolte le prerogative di parlamentari. &#8220;Ora siete seguiti passo dopo passo &#8211; ha ammonito Erdogan dalla città di Bursa, dopo le prime notizie dell&#8217;attacco in Siria e mentre arrivano i primi accenni di protesta &#8211; Hdp, Pkk, ovunque vi facciate vedere sappiate che le nostre forze di sicurezza vi staranno con il fiato sul collo&#8221;.</p>

<p>Che le parole di Erdogan non fossero pronunciate a vuoto lo dicono le notizie delle ultime ore. Nella provincia occidentale di Mugla, sulla costa dell&#8217;Egeo, due rappresentanti del partito a livello locale sono stati arrestati per &#8220;propaganda&#8221; dopo perquisizioni alle loro abitazioni.</p>
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		<title>La sorte di una tomba senza pace racconta l’evolversi della crisi siriana</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-tomba-suleyman-shah.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 14:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tutto è stata tranne che &#8220;pace eterna&#8221; quella delle spoglie mortali di un uomo, uno Shah a dirla tutta, la cui tomba è stata spostata negli anni più volte di quanto sia lecito aspettarsi, in un andirivieni che forse potremmo persino considerare giustificato per un uomo che &#8211; narra la storia &#8211; morì a dorso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-tomba-suleyman-shah.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="450" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/suleyman-shah-tomb-e1513050766129-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p class="p1">Tutto è stata tranne che &#8220;pace eterna&#8221; quella delle spoglie mortali di un uomo, uno Shah a dirla tutta, la cui tomba è stata spostata negli anni più volte di quanto sia lecito aspettarsi, in un andirivieni che forse potremmo persino considerare giustificato per un uomo che &#8211; narra la storia &#8211; morì a dorso di cavallo, mentre i membri della sua tribù muovevano verso Ovest, verso quelle terre che sarebbero poi divenute la moderna Turchia.</p>
<p class="p1">Un leader militare turco del 12esimo secolo, il cui nipote Osman sarebbe diventato il primo sultano ottomano, fondatore di un impero che per secolo avrebbe governato un territorio vasto ed eterogeneo, Suleyman Shah morì affogato nelle acque dell’Eufrate, caduto in terra siriana laddove sarebbe sorto il mausoleo che ne conteneva le spoglie.</p>
<p class="p1">Un sepolcro pellegrino il suo, soggetto ai tumulti della storia e alle necessità dell’uomo, che nel corso dell&#8217;ultimo mezzo secolo è stato costretto a farsi in là di un’ottantina di chilometri per la prima volta nel 1973, quando la chiusura della diga di Tabqa fece alzare il livello del lago Assad, minacciando di sommergere per sempre la tomba di Suleyman, padre di Ertugrul, genitore di “Gazi” Osman, primo tra i reggenti della Sublime porta.</p>

<p class="p1">Lo status del lembo di terra su cui sorgeva la tomba è un’anomalia della storia. Terra siriana, certo. E però turca. Perché quando nel 1921 si siglava ad Ankara (o Angora, come vogliono le cronache del tempo) la carta che decretava la fine della guerra con i francesi, il ministro degli Esteri Yusuf Kemal ebba cura di inserirvi un articolo che precisava che il fazzoletto di terreno che attorniava l’ultima dimora di Suleyman sarebbe rimasto turco, turca sarebbe stata la bandiera che avrebbe sventolato e turche le guardie che l’avrebbero difeso.</p>
<p class="p1"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-38227" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/12/1424592193-1424592165-ansa-20150222084017-11719448.jpg" alt="1424592193-1424592165-ansa-20150222084017-11719448" /></p>
<p class="p1">In 38 vegliavano su Suleyman nel 2015, quando una forza militare di quasi 600 soldati <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/turchia-sconfina-siria-salvare-mausoleo-1097425.html" target="_blank">si mise in marcia nella notte di un sabato di febbraio</a>, passando il confine dopo preoccupanti dispacci che volevano la tomba attorniata dai jihadisti dello Stato islamico, impegnati in duri combattimenti contro le milizie curde che ancora oggi controllano una vasta area del nord della Siria. Carri e uomini mossero verso l&#8217;exclave, l&#8217;unica turca, recuperando le spoglie e facendo saltare il complesso, perché non potesse essere utilizzato dagli uomini di Abu Bakr al-Baghadi.</p>

<p>Un soldato morì nell&#8217;operazione, in quello che l&#8217;allora primo ministro Davutoglu descrisse come un incidente. I resti di Suleyman viaggiarono verso nord con le truppe, per fermarsi a un nulla dalla frontiera. Centinaia di migliaia di persone <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/siria-lis-sempre-pi-vicino-kobane-generale-gb-i-raid-aerei-1057523.html">avevano compiuto quell&#8217;ultimo tratto</a> nel 2014, sfollando verso la Turchia all&#8217;avanzare dei jihadisti sulla città di confine di Kobane.</p>
<p>I resti di Suleyman Shah furono lasciati in territorio siriano, non lontano dalla città da cui un mese prima gli sforzi congiunti dei curdi e della coalizione internazionale avevano fatto arretrare lo Stato islamico. Da Damasco arrivarono le lamentele di Assad, di cui allora Erdogan chiedeva la deposizione a ogni piè sospinto. L&#8217;incursione con il favore delle tenebre era &#8220;un atto di aggressione&#8221; intollerabile. Oggi il presidente turco è più conciliante.</p>
<p>Si disse allora che fu un accordo con i curdi ad agevolare il passaggio della colonna. A garantire una pace temporanea per l&#8217;antenato degli ottomani furono quelle stesse milizie che Ankara considera pericolose quanto l&#8217;Isis per la sicurezza nazionale e contro cui si è mossa nell&#8217;estate del 2016, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-siria-jarablus/" target="_blank">con un&#8217;operazione militare</a> che aveva l&#8217;obiettivo dichiarato di ricacciare indietro tanto loro quanto l&#8217;Isis. Diverso era lo spirito nel 2015, quando la sortita turca fu vista da molti come il tentativo di schivare eventi che avrebbero &#8220;obbligato&#8221; a un intervento in armi.</p>

<p>Ieri il premier turco Yildirim ha annunciato che la Turchia intende spostare nuovamente i resti: questa volta verso sud, per riportarli a casa insieme all&#8217;unità militare incaricata di proteggerli, ora che la minaccia rappresentata dallo Stato islamico è di tutt&#8217;altro tenore. Come sarà possibile, quando e se sarà l&#8217;ultimo viaggio di Suleyman Shah sono domande a cui ancora non sappiamo rispondere.</p>
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		<title>Una &#8220;lupa&#8221; vuole pensionare Erdogan Ma la via per Ankara è tutta in salita</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/meral-aksener-iyi-parti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2017 07:40:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[mhp]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1140" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-1024x778.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È una sala gremita ad accogliere ad Ankara la nascita di un nuovo partito turco, acclamandone a fine ottobre la fondatrice come prossimo primo ministro. Una sala a cui Meral Akşener, un passato da primo ministro nel governo di breve durata di Necmettin Erbakan, risponde spavalda che non è tanto quello il posto a cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/meral-aksener-iyi-parti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1140" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/GETTY_20171025151055_24756936-1024x778.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>È una sala gremita ad accogliere ad Ankara la nascita di un nuovo partito turco, acclamandone a fine ottobre la fondatrice come prossimo primo ministro. Una sala a cui Meral Akşener, un passato da primo ministro nel governo di breve durata di Necmettin Erbakan, risponde spavalda che non è tanto quello il posto a cui punta, quanto lo scranno da Presidente della Repubblica.</p>
<p>&#8220;Tutti i miei amici e i fondatori del partito insistono&#8221;, continua indicando una prima fila dove siedono personalità come il parlamentare Nuri Okutan, che come lei ha tagliato i ponti con gli ultra-nazionalisti (Mhp) dopo una lunga faida per il controllo del partito, per finirne definitivamente espulsi e da lì mettere in piedi un nuovo soggetto politico.</p>

<p>È una storia appena iniziata quella del Partito buono (Iyi parti) di Meral Akşener, che nella sua fase germinale era una sfida ai risultati deludenti della formazione guidata dall&#8217;anziano Devlet Bahçeli, stampella della maggioranza di Erdoğan. Passando <a href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-referendum-mhp/" target="_blank">per il &#8220;no&#8221; al referendum costituzionale</a> che al presidente ha consegnato poteri senza grandi contrappesi, è arrivato fino a costituirsi come una nuova sigla, intenzionata a capitalizzare sullo scontento popolare, pure se tra grandi dubbi sulle reali possibilità di incidere seriamente alle prossime elezioni del 2019.</p>
<p>I suoi fondatori presentano l&#8217;Iyi parti come una forza non estremista, in uno scenario in cui posizioni troppo schierate fallirebbero il tentativo di attrarre una percentuale ragionevole di elettori. Dopo avere rotto con gli ultra-nazionalisti, se il nuovo partito turco vuole avere qualche speranza deve prima di tutto centrare un obiettivo: l&#8217;asticella del 10% da cui dipende l&#8217;ingresso in un aula in cui può già contare su cinque parlamentari indipendenti (incluso uno strappato all&#8217;opposizione di centrosinistra).</p>

<p>Fondamentale sarà la capacità di fagocitare quanto resta del partito dei &#8220;Lupi grigi&#8221;. Da mesi, da quando le prime voci sulla costituzione del nuovo partito hanno iniziato a impilarsi una sull&#8217;altra, a ondate i quadri locali del partito hanno iniziato a rassegnare le loro dimissioni per andare a riempire le caselle del nuovo schema. Ma non è limitandosi a essere un partito di transfughi che l&#8217;Iyi parti potrà avere una chance. Il partito della &#8220;Lupa&#8221;, come i sostenitori chiamano la Akşener, dovrà saper accogliere anche altre posizioni, vincendo i dubbi sollevati dal passato estremamente chiaro e decisamente nazionalista suo e di molti tra i fondatori.</p>
<p>È ancora presto per capire quanto varrà l&#8217;Iyi parti, ma una proiezione &#8211; molto in anticipo sui tempi &#8211; dei sondaggisti di Gezici dà la formazione schierata sotto il sole con otto raggi, accompagnato dallo slogan &#8220;la Turchia si riprenderà&#8221; come uno sfidante reale. Prima di tutto per l&#8217;inconcludente opposizione. I dati raccolti dicono che Akşener sfonderebbe senza problemi la soglia di sbarramento necessaria per entrare in parlamento. Dicono anche che a rimanerne fuori rischiano di essere proprio gli ultra-nazionalisti e l&#8217;Hdp filo-curdo e di sinistra, i cui leader sono da mesi in carcere. Per l&#8217;Akp cambierebbe poco o nulla.</p>

<p>Grandi sconfitti in questo scenario sarebbero i kemalisti dell&#8217;attuale principale partito di opposizione, che crollerebbero sotto il 20% delle preferenze. &#8220;La Turchia è stanca, la nazione è stanca, lo Stato è esausto&#8221;, ha detto l&#8217;ex ministro Akşener. E di segni di stanchezza parla anche Erdoğan, che nel giro di poche settimane <a href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-akp-sindaci-dimissioni/" target="_blank">ha accompagnato alla porta d&#8217;ingresso</a> i sindaci di tre delle quattro città principali.</p>
<p>Servirà tempo per dire se l&#8217;Iyi parti sarà all&#8217;altezza della sfida, ma se il partito di maggioranza punta a consolidarsi riposizionando le pedine e gli uomini più leali, per il nuovo partito la strada scelta, ben più in salita, è quella di eclissare &#8220;il leader nazionale &#8216;postmoderno'&#8221; in una lotta che sarà senza esclusione di colpi. Qualsiasi altro risultato servirebbe a ben poco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/meral-aksener-iyi-parti.html">Una &#8220;lupa&#8221; vuole pensionare Erdogan Ma la via per Ankara è tutta in salita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Con il foglio di via ai sindaci Erdogan &#8220;fa pulizia&#8221; in vista del voto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-akp-sindaci-dimissioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 13:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210-1024x629.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Quando, nell&#8217;ottobre dello scorso anno, i co-sindaci di Diyarbakır, la principale città a maggioranza curda della Turchia, furono detenuti &#8211; uno di loro a casa, l&#8217;altra all&#8217;aeroporto &#8211; non fu lo stupore la reazione più comune nell&#8217;opinione pubblica. Non erano i primi a trovare sulla loro strada la lunga mano della legge, accusati di essere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-akp-sindaci-dimissioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-akp-sindaci-dimissioni.html">Con il foglio di via ai sindaci Erdogan &#8220;fa pulizia&#8221; in vista del voto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171009112817_24573210-1024x629.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Quando, nell&#8217;ottobre dello scorso anno, i co-sindaci di Diyarbakır, la principale città a maggioranza curda della Turchia, furono detenuti &#8211; uno di loro a casa, l&#8217;altra all&#8217;aeroporto &#8211; non fu lo stupore la reazione più comune nell&#8217;opinione pubblica. Non erano i primi a trovare sulla loro strada la lunga mano della legge, accusati di essere vicini ai separatisti del Pkk, e non sarebbero stati gli ultimi. Più di 80 tra gli amministratori locali eletti democraticamente nella parte orientale del Paese sono stati costretti a lasciare il loro posto e molti di più sono finiti in carcere, per essere sostituiti da funzionari appuntati dallo Stato, in un giro di vite iniziato sotto l&#8217;ala dei vasti poteri straordinari concessi dalla legge d&#8217;emergenza approvata dopo il fallito golpe del luglio 2016.</p>
<p>Questa vasta &#8220;operazione di pulizia&#8221; riguardava membri dell&#8217;opposizione, in municipalità per la maggior parte rette dal partito pro-curdo e di sinistra Hdp, i cui leader sono da lungo tempo in carcere. &#8220;Danneggiava profondamente la democrazia turca&#8221;, come faceva notare tra gli altri <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.hrw.org/news/2017/03/20/turkey-crackdown-kurdish-opposition">Human Rights Watch</a>, ma aveva un carattere profondamente diverso rispetto a un altro rimescolamento delle carte a livello dell&#8217;amministrazione locale, che la Turchia ha iniziato a vedere più di recente.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-erdogan-membro-akp/">A maggio</a>, dopo un controverso referendum che ha dato il via alla transizione del Paese dal sistema parlamentare a quello presidenziale, garantendo al presidente Recep Tayyip Erdoğan vasti poteri e restituendogli la carica di leader del partito di maggioranza, la stampa turca già era un fiorire di speculazioni su un atteso turnover nei ranghi locali dell&#8217;Akp. Un cambiamento che avrebbe portato con sé una serie di significati, segnalando innanzitutto come i preparativi per le elezioni generali del 2019 fossero pienamente avviati e che ha visto saltare anche il sindaco di Istanbul.</p>

<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-22540" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/03/LAPRESSE_20170225153006_22310379.jpg" alt="Sostenitori dell'Akp a un comizio per il referendum ad Ankara" /></p>
<p>C&#8217;è una frase che spesso si ripete parlando della politica turca, ma che si basa su una verità di fondo e vuole che &#8220;chi si prende Istanbul, si prenda tutto il Paese&#8221;. Un&#8217;equazione che raramente fallisce, ma che ha inciampato <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/turchia-s-vince-paese-diviso-e-lopposizione-contesta-i-1386594.html">nel referendum di aprile</a>, con il &#8220;no&#8221; alla riforma costituzionale che ha di poco prevalso nella metropoli, come anche nella capitale Ankara o a Izmir, roccaforte dell&#8217;opposizione. E quando Erdoğan ha chiesto un passo indietro a quanti accusassero &#8220;la stanchezza del metallo&#8221;, a fine settembre le prime dimissioni di peso sono arrivate proprio dal Bosforo, con la rinuncia alla carica da parte del sindaco Kadir Topbaş.</p>
<p>&#8220;Un uomo può perdonare tutto, ma non una mancanza di rispetto&#8221;, ha detto Topbaş al momento di lasciare l&#8217;incarico, dopo 13 anni da sindaco della città che negli anni Novanta fu il trampolino di lancio per l&#8217;ascesa al potere di Erdoğan. &#8220;Che non fosse più nelle grazie del partito non era un mistero&#8221;, scrive sul suo blog il giornalista Michael Sercan Daventry, ma nondimeno sulle vere ragioni del suo passo indietro &#8211; siano esse qualche attrito interno all&#8217;Akp, l&#8217;ammutinamento del Consiglio o altro ancora &#8211; ci sono pochi indizi e molte elucubrazioni.</p>

<p>Ciò che è certo è che il sindaco di Istanbul non è stato l&#8217;unico a lasciare il posto nell&#8217;ultimo mese. Come lui anche quelli delle più piccole Düzce e Niğde hanno liberato la poltrona e pochi giorni fa è giunta un&#8217;esplicita richiesta a tre primi cittadini di città importanti perché rassegnassero le dimissioni. Tra di essi quello della già capitale dell&#8217;Impero ottomano Bursa, arrivate ieri con un dimesso &#8220;non entreremo in conflitto con il partito e con il suo leader&#8221;, e quello della Capitale.</p>
<p>C&#8217;è certamente un pizzico di ironia nel fatto che un uomo come sindaco di Ankara Melih Gökçek, fervente sostenitore di teorie secondo cui i &#8220;poteri forti&#8221; scatenerebbero i terremoti per meri fini politici, si sia visto tremare la poltrona sotto i piedi. Uno sciame sismico che si è arrestato ieri notte, quando al termine di un faccia a faccia al palazzo presidenziale è arrivata la conferma ufficiale.</p>
<p>Dopo giorni di vani impuntamenti, Gökçek ha gettato la spugna e annunciato le sue imminenti dimissioni. Lascerà la guida della Capitale sabato, dopo 23 anni. A seguirlo domenica, secondo la stampa filo-governativa potrebbe essere il collega della città di Balıkesir. Una serie di cambiamenti che in pochi giorni hanno rimescolato le carte per circa un terzo della popolazione del Paese.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-akp-sindaci-dimissioni.html">Con il foglio di via ai sindaci Erdogan &#8220;fa pulizia&#8221; in vista del voto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cosa cambia ora che la Turchia  ha comprato i sistemi antiaerei russi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-russia-s400.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 16:04:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[s-400]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="780" height="503" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1471169954-picture-165-0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1471169954-picture-165-0.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1471169954-picture-165-0-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1471169954-picture-165-0-768x495.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p>
<p>Prima il congelamento dei rapporti tra Turchia e Russia, in seguito alla crisi scaturita quando un Su-24 russo venne abbattuto nella zona di frontiera con la Siria, portando a mesi di sguardi in tralice e sanzioni economiche. Dopo il fallimento di un tentativo di colpo di Stato sul Bosforo un riavvicinamento arrivato nell&#8217;agosto 2016, sopravvissuto anche &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-russia-s400.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="780" height="503" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1471169954-picture-165-0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1471169954-picture-165-0.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1471169954-picture-165-0-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/1471169954-picture-165-0-768x495.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p><p>Prima il congelamento dei rapporti tra <strong>Turchia</strong> e Russia, in seguito alla crisi scaturita quando un Su-24 russo venne abbattuto nella zona di frontiera con la <strong>Siria</strong>, portando a mesi di sguardi in tralice e sanzioni economiche. Dopo il fallimento di un tentativo di <strong>colpo di Stato</strong> sul Bosforo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-russia-la-guerra-e-il-disgelo/" target="_blank" rel="noopener">un riavvicinamento</a> arrivato nell&#8217;agosto 2016, sopravvissuto anche all&#8217;omicidio dell&#8217;ambasciatore Andrey Karlov. Infine la conferma, che arriva oggi e da entrambe le parti in causa, di un contratto già firmato che impegna Erdoğan all&#8217;acquisto dei sistemi antiaerei russi S-400, in una mossa che promette di far stare sul &#8220;chi vive&#8221; i membri della Nato.</p>
<p>È un mutamento drastico quello che i rapporti tra Ankara e Mosca hanno subito negli ultimi due anni, in un riavvicinamento progressivo che ha sacrificato sull&#8217;altare della convenienza un paio di convinzioni del presidente turco (e l&#8217;export di pomodori verso la <strong>Russia</strong>), mentre non mancavano tensioni con gli alleati dell&#8217;Alleanza atlantica, dalla Germania accusata di proteggere i gulenisti, additati in Turchia come artefici del <em>golpe</em>, agli Stati Uniti con cui sono <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/turchia-stati-uniti/" target="_blank" rel="noopener">numerose le questioni in sospeso</a>, dalle accuse contro un ex ministro delle Finanze molto vicino a Erdoğan alla visione diametricamente opposta sul ruolo che le milizie curde dovrebbero avere nel nord della Siria.</p>

<p>&#8220;Prenderemo noi le decisioni che interessano la nostra indipendenza. Siamo responsabili quando si tratta di prendere misure di sicurezza per difendere il nostro Paese&#8221;, ha detto durante una visita in Kazakhstan il presidente Erdoğan, anticipando di avere &#8220;firmato un accordo sugli<strong> S-400</strong>&#8221; e aggiungendo: &#8220;Per quanto ne so è stato anche depositato un acconto&#8221;. Una dichiarazione riportata già in mattinata dalle testate turche e che ore dopo ha trovato conferma nelle parole di Vladimir Kozhin, consigliere per la cooperazione militare di Putin. &#8220;Il contratto è pronto per l&#8217;implementazione&#8221;, ha chiarito.</p>
<p>&#8220;Se incontrassimo difficoltà nel procurarci sistemi di difesa, saremo al sicuro&#8221;, ha anche detto il presidente turco, in una dichiarazione che dà lo spunto per ricordare come negli ultimi giorni tanto dagli Stati Uniti quanto dalla Germania siano arrivati dei passi indietro sulla fornitura di armi ad Ankara.</p>

<p>A Washington, dove la commissione Relazioni internazionali del Congresso statunitense ha di recente discusso in termini molto critici delle relazioni con Erdoğan, è passata una risoluzione che impedisce la vendita a chi si occupa di proteggere il presidente, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/scontri-washington-durante-visita-presidente-erdogan-1398037.html" target="_blank">dopo gli scontri di fronte all&#8217;ambasciata turca</a> nel giorno del primo faccia a faccia con Donald Trump. E di poche ore fa è la notizia che a Berlino sarebbe stata momentaneamente fermata l&#8217;esportazione d&#8217;armi, in luce dei conflitti sempre più importanti con la Nato e dei timori degli alleati occidentali per le crescenti violazioni dei diritti umani.</p>
<p>&#8220;È naturale la reazione di alcuni paesi occidentali che hanno cercato di esercitare pressioni sulla Turchia&#8221;, ha soggiunto Kozhin nel commentare il raggiunto accordo per i sistemi russi. E dai membri della Nato, preoccupati prima che gli S-400 possano non essere compatibili con gli altri sistemi degli alleati, e poi dai sottintesi di questa intesa, reazioni non tarderanno ad arrivare.</p>

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		<title>Una trama sempre più imbrogliatatiene assieme America e Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 07:23:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1498" height="843" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391.jpg 1498w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1498px) 100vw, 1498px" /></p>
<p>C’è il segno di una certa consuetudine nelle parole che arrivano da Washington al termine di un colloquio telefonico con Erdoğan e che con grande diplomazia parlano della volontà reciproca di “rinsaldare i rapporti” tra le due nazioni. Una quiete assordante quella che descrivono queste parole, tanto rassicuranti quanto ricche di sottotesti, in un momento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1498" height="843" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391.jpg 1498w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831111222_24144391-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1498px) 100vw, 1498px" /></p><p>C’è il segno di una certa consuetudine nelle parole che arrivano da Washington al termine di un colloquio telefonico con Erdoğan e che con grande diplomazia parlano della volontà reciproca di “rinsaldare i rapporti” tra le due nazioni.</p>
<p>Una quiete assordante quella che descrivono queste parole, tanto rassicuranti quanto ricche di sottotesti, in un momento in cui la relazione tra Stati Uniti e Turchia continua ad assomigliare più a quella tra due vicini di casa che si guardano in cagnesco piuttosto che al cortese rapporto tra due alleati.</p>
<p>Sulla carta i due Paesi hanno interessi in comune, a partire dalla partecipazione alla Nato. Nei fatti per meglio definire quello che al momento è il rapporto tra Trump ed Erdoğan viene conveniente citare una testimonianza sentita pochi giorni fa dalla commissione Relazioni internazionali del Congresso statunitense, in cui si definiva la Turchia come “un alleato, ma non un partner”.</p>
<p>Alleato in seno alla Nato, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-turchia-e-pronta-a-comprare-gli-antimissili-russi-s-400/" target="_blank">ma non troppo restia</a> ad accettare di dialogare con la Russia per il possibile acquisto di sistemi anti-missile che con quelli della Nato non sono compatibili.</p>

<p>Alleato in Siria, prima tra i più ardenti critici di Bashar al-Assad, poi meno drastica nei suoi giudizi e sempre più accomodante. In lotta contro l’Isis, ma non mano nella mano con le milizie curde che nel nord del Paese si sono ricavate uno spazio rilevante, tormentata dai legami – a Washington infiorettati di diplomatichese – tra queste ultime e il Pkk, che dalla Turchia continua a essere percepito come una minaccia vitale.</p>
<p>Sono questioni aperte da tempo quelle che mettono America e Turchia su sedute contigue ma poco comode. Come lo è il fatto che sia la Pennsylvania il luogo dove tuttora si trova l’ex braccio destro di Erdoğan, Fethullah Gülen, il predicatore passato dall’abbraccio con il partito Giustizia e libertà (Akp) all’accusa di aver architettato il maldestro golpe del luglio 2016.</p>
<p>Ma questa volta ci sono due ulteriori linee di tensione a complicare la situazione ed entrambe hanno il loro punto d’origine in un’inchiesta.</p>
<p>La prima ha al centro gli uomini della scorta di Erdoğan, coinvolti in scontri esplosi di fronte all’ambasciata turca di Washington quando manifestanti che portavano i colori delle milizie curde siriane avevano contestato il presidente in occasione di un faccia a faccia con Trump. Non solo 15 uomini sono sotto accusa per aggressione, ma il Congresso ha di recente passato una risoluzione che impedisce la vendita di armi a chi si occupa di proteggere il presidente e che secondo l’<i>Associated Press</i> è servita a mettere una croce sopra un contratto da 1.2 milioni tra un fornitore del New Hampshire e intermediari in Turchia.</p>

<p>La seconda è freschissima e riguarda un filone di indagini che se a livello internazionale non è conosciuto come altri aspetti della vita politica in Turchia, per l’opposizione è però altrettanto importante.</p>
<p>Da tempo negli Stati Uniti si segue la pista di violazioni delle sanzioni imposte all’Iran prima dell’accordo sul programma nucleare, con la figura dell’imprenditore Reza Zarrab al centro. E per capire l’apprensione con cui viene seguita l’inchiesta è sufficiente guardare a come i media turchi si siano gettati sulla notizia della sua presunta scarcerazione, smentita nelle ultime ore e addebitata a un errore tecnico del sito delle carceri federali statunitensi.</p>
<p>Ma di pochi giorni fa è la notizia che ha fatto gridare Erdoğan all’attacco politico contro la Repubblica: nel registro degli indagati per cospirazione negli Stati Uniti c’è ora anche l’ex ministro dell’Economia Zafer Çağlayan. Mai un uomo tanto vicino al presidente turco era finito sotto la lente dei magistrati.</p>
<p>&#8220;Per essere un Paese giusto il sistema legale deve lavorare in modo equo&#8221;, ha detto Erdoğan, aggiungendo: &#8220;Spero avremo la possibilità di parlarne in America&#8221;. Dovrà attendere solo il giorno dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista per questo mese. Ma che qualcosa si muova non è affatto scontato.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-stati-uniti.html">Una trama sempre più imbrogliatatiene assieme America e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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