Prima il congelamento dei rapporti tra Turchia e Russia, in seguito alla crisi scaturita quando un Su-24 russo venne abbattuto nella zona di frontiera con la Siria, portando a mesi di sguardi in tralice e sanzioni economiche. Dopo il fallimento di un tentativo di colpo di Stato sul Bosforo un riavvicinamento arrivato nell’agosto 2016, sopravvissuto anche all’omicidio dell’ambasciatore Andrey Karlov. Infine la conferma, che arriva oggi e da entrambe le parti in causa, di un contratto già firmato che impegna Erdoğan all’acquisto dei sistemi antiaerei russi S-400, in una mossa che promette di far stare sul “chi vive” i membri della Nato.

È un mutamento drastico quello che i rapporti tra Ankara e Mosca hanno subito negli ultimi due anni, in un riavvicinamento progressivo che ha sacrificato sull’altare della convenienza un paio di convinzioni del presidente turco (e l’export di pomodori verso la Russia), mentre non mancavano tensioni con gli alleati dell’Alleanza atlantica, dalla Germania accusata di proteggere i gulenisti, additati in Turchia come artefici del golpe, agli Stati Uniti con cui sono numerose le questioni in sospeso, dalle accuse contro un ex ministro delle Finanze molto vicino a Erdoğan alla visione diametricamente opposta sul ruolo che le milizie curde dovrebbero avere nel nord della Siria.

“Prenderemo noi le decisioni che interessano la nostra indipendenza. Siamo responsabili quando si tratta di prendere misure di sicurezza per difendere il nostro Paese”, ha detto durante una visita in Kazakhstan il presidente Erdoğan, anticipando di avere “firmato un accordo sugli S-400” e aggiungendo: “Per quanto ne so è stato anche depositato un acconto”. Una dichiarazione riportata già in mattinata dalle testate turche e che ore dopo ha trovato conferma nelle parole di Vladimir Kozhin, consigliere per la cooperazione militare di Putin. “Il contratto è pronto per l’implementazione”, ha chiarito.

“Se incontrassimo difficoltà nel procurarci sistemi di difesa, saremo al sicuro”, ha anche detto il presidente turco, in una dichiarazione che dà lo spunto per ricordare come negli ultimi giorni tanto dagli Stati Uniti quanto dalla Germania siano arrivati dei passi indietro sulla fornitura di armi ad Ankara.

A Washington, dove la commissione Relazioni internazionali del Congresso statunitense ha di recente discusso in termini molto critici delle relazioni con Erdoğan, è passata una risoluzione che impedisce la vendita a chi si occupa di proteggere il presidente, dopo gli scontri di fronte all’ambasciata turca nel giorno del primo faccia a faccia con Donald Trump. E di poche ore fa è la notizia che a Berlino sarebbe stata momentaneamente fermata l’esportazione d’armi, in luce dei conflitti sempre più importanti con la Nato e dei timori degli alleati occidentali per le crescenti violazioni dei diritti umani.

“È naturale la reazione di alcuni paesi occidentali che hanno cercato di esercitare pressioni sulla Turchia”, ha soggiunto Kozhin nel commentare il raggiunto accordo per i sistemi russi. E dai membri della Nato, preoccupati prima che gli S-400 possano non essere compatibili con gli altri sistemi degli alleati, e poi dai sottintesi di questa intesa, reazioni non tarderanno ad arrivare.