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	<title>Trident Juncture 2018 Archives - InsideOver</title>
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	<title>Trident Juncture 2018 Archives - InsideOver</title>
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		<title>Giuk Gap: il &#8220;nuovo&#8221; fronte dell&#8217;Atlantico della sfida tra Russia e Nato</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/giuk-gap-atlantico-russia-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[GIUK gap]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Trident Juncture 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La rinnovata attenzione della Russia verso l’Artico ha fatto sì che anche negli ambiti Nato tornasse in auge un concetto geografico chiave nella difesa dell’Atlantico, il Giuk (Greenland, Iceland, United Kingdom) gap. L’unica porta di accesso nell&#8217;oceano Atlantico dal mare del Nord (e viceversa). Un doppio collo di bottiglia che ha assunto un’importanza e un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/giuk-gap-atlantico-russia-nato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/giuk-gap-atlantico-russia-nato.html">Giuk Gap: il &#8220;nuovo&#8221; fronte dell&#8217;Atlantico della sfida tra Russia e Nato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La rinnovata attenzione della <strong>Russia</strong> verso l’Artico ha fatto sì che anche negli ambiti <strong>Nato</strong> tornasse in auge un concetto geografico chiave nella difesa dell’Atlantico, il <strong>Giuk (Greenland, Iceland, United Kingdom) gap</strong>. L’unica porta di accesso nell&#8217;oceano Atlantico dal mare del Nord (e viceversa).</p>
<p>Un doppio collo di bottiglia che ha assunto un’importanza e un peso rilevante dal 1940 quando, dopo l’invasione della Norvegia da parte della Germania nazista, le forze armate britanniche occuparono le isole Far Oer e l’Islanda, mentre quelle statunitensi invasero la Groenlandia così da assicurare agli Alleati il controllo dell’area. Una decisione presa su impulso della Royal Navy che, preoccupata di un possibile attraversamento verso l’Atlantico da parte delle navi da guerra tedesche dello stretto di Danimarca -il braccio di mare tra Groenlandia e Islanda-, chiese e ottenne il via libera alla duplice operazione di invasione nel tentativo di controllare l’area. Era vitale difendere i convogli, che navigavano quotidianamente tra le due sponde dell’Atlantico, dai cannoni degli incrociatori e delle corazzate della Kriegsmarine, essendo già minacciati dagli U-boot.</p>
<p>L&#8217;applicazione più famosa di questo concetto difensivo si ebbe nel maggio 1941, durante l&#8217;<strong>Operazione Rheinübung</strong>, ovvero il tentativo da parte della corazzata Bismarck e dell’incrociatore pesante Prinz Eugen di entrare in Atlantico dalla Norvegia. L’obiettivo tedesco era di verificare se fosse effettivamente possibile oltrepassare il collo di bottiglia dello stretto di Danimarca in modo tale da poter utilizzare il naviglio pesante attivamente nella “battaglia dell’Atlantico”. Le osservazioni aeree in Norvegia, l’intuizione dell’Ammiraglio della Flotta John Tovey e la precedente valutazione sull&#8217;importanza strategica del Giuk gap fecero sì che una squadra di navi da guerra, con ammiraglia l&#8217;Hms Hood, salpò da Scapa Flow per intercettare la divisione navale tedesca. Nonostante l’affondamento della Hood nella battaglia dello stretto di Danimarca, per i tedeschi l’operazione terminò in un disastro culminato con la perdita della Bismarck e con la fine di ogni velleità di inviare navi da guerra nell&#8217;Atlantico.</p>
<p>La fine della seconda guerra mondiale non comportò che si abbandonasse l’idea di difesa del Giuk gap, anzi questo fu inglobato nella nascente strategia navale della Nato essendo l’unico punto di attraversamento possibile per le navi e per i sommergibili della flotta del Nord della marina sovietica. Proprio questi ultimi, per tutta la Guerra Fredda sono stati considerati i “pericoli principali” in caso di conflitto, tant&#8217;è che Stati Uniti e Regno Unito decisero di installare una serie di postazioni di ascolto subacquee (Sosus, Sound Surveillance System) nei due bracci di mare così da rilevare ogni attraversamento dell’area. La zona era controllata non solo tramite i sensori, perché dall&#8217;aeroporto di Keflavik (all&#8217;epoca sede della Naval Air Station Keflavik) decollavano giornalmente aerei da pattugliamento marittimo così come cacciatorpediniere e fregate solcavano i mari in assetto da lotta antisommergibile (Asw anti-submarine warfare). La dissoluzione dell’Unione Sovietica, la fine della Guerra Fredda e il mutamento degli interessi geopolitici degli Stati Uniti e della Nato hanno, però, contribuito a far distogliere l’attenzione dal Giuk gap. Ma negli ultimi anni lo scenario si è modificato nuovamente.</p>
<p>A far tornare all&#8217;ordine del giorno il Giuk gap e la regione Artica hanno certamente contribuito sia lo <strong>scioglimento dei ghiacci</strong> sia le nuove tensioni internazionali, incrementate a seguito dell’annessione della Crimea e dell’intervento russo nella <strong>guerra siriana</strong>. Proprio dal Cremlino hanno ripreso a guardare con interesse al “Alto Nord” rispolverando l’idea sovietica di assicurarsi il controllo dell’Artide tramite lo stanziamento di una massiccia flotta navale a Murmansk, unico porto che affaccia sul polo nord a non essere mai ghiacciato. La città principale della penisola di Kola e la flotta del Nord che vi è ospitata sono tornate al centro della politica russa in maniera ufficiale nel 2015, quando l’ultima dottrina marittima presentata dal Ministero della Difesa di Mosca ha sancito l’incremento di valore strategico per l’Atlantico settentrionale e per il mar Glaciale Artico. Decisione presa anche per questioni prettamente economiche poiché lo scioglimento dei ghiacciai permette di utilizzare la rotta artica per il traffico navale mercantile, ma soprattutto ha portato alla scoperta di giacimenti petroliferi e gasieri stimati dall&#8217;Us Geological Survey in 90 miliardi di barili di petrolio e 1.669 trilioni di metri cubi di gas naturale.</p>
<p>Per la Russia controllare l’Artico è cruciale anche per via delle centinaia di <strong>cavi internet sottomarini</strong> che connettono le due sponde dell’Atlantico. Alle rivendicazioni di Mosca e alla ripresa delle politiche di sviluppo e di dispiegamento militare nell&#8217;area, la Nato ha tardato a rispondere, concretamente preoccupata maggiormente della situazione nel Medio Oriente e nell&#8217;Europa Orientale. Nel 2014, però, quando i radar dei Paesi dell’Alleanza Atlantica hanno iniziato a captare un numero sempre più crescente di navi, sottomarini e aerei russi nel braccio di mare tra oceano Atlantico e Artico, l’idea di difendere il GIUK gap è tornata prepotentemente in auge sui tavoli di Washington e di Londra. Il timore di perdere la superiorità aeronavale nell&#8217;area è cresciuto ulteriormente negli ultimi 5 anni, anche perché sono aumentati sia gli avvistamenti di sommergibili nucleari sia le violazioni degli spazi aerei dei Paesi da parte dei bombardieri russi.</p>
<p>La chiara riprova di ciò è stata l’esercitazione <strong>Trident Juncture 2018</strong>, nel corso della quale circa 50mila soldati di 31 Paesi (i 29 Nato più Svezia e Finlandia) si sono addestrati in Norvegia per verificare le effettive capacità di risposta delle forze Nato a un’aggressione straniera. Manovre che non hanno avuto solo carattere terrestre, ma anche aereo e navale andando così a rimarcare la nuova centralità che ha per la Nato la difesa del mare del Nord e dell’Atlantico settentrionale. L’apporto maggiore, ovviamente, è stato quello degli Stati Uniti che hanno inviato anche la Uss Harry Truman, segnando così il ritorno di una portaerei nucleare nell&#8217;area dall&#8217;esercitazione Ocean Venture del 1992. L&#8217;inizio della Trident Juncture, però, non è stato in Norvegia ma in Islanda, dove circa 100 Marines hanno simulato un attacco all&#8217;aeroporto di Keflavik supportati dai mezzi decollati dalla Lhd (Landing Helicopter Dock) Uss Iwo Jima. L’addestramento in terra islandese non è stato casuale. In primo a luogo, l’Islanda non ha forze armate ad eccezione della Guardia Costiera e la difesa del Paese è affidata alla NATO e agli Stati Uniti, ma in secondo luogo l’esercitazione dei Marines ha dimostrato il rinnovato interesse di Washington nel ribadire l’attenzione primaria per quella zona importante geograficamente per la difesa atlantica. A conferma di questo c’è anche la volontà del Pentagono di ristabilire in pianta stabile due squadroni di caccia e di aerei da pattugliamento marittimo all&#8217;aeroporto di Keflavik, ai quali si aggiungeranno i velivoli Boeing P-8A Poseidon ordinati dal Regno Unito a gennaio 2019 che potranno controllare un’altra ampia porzione di mare del Nord.</p>
<p>Il GIUK gap tornerà quindi a essere presidiato 24 ore al giorno dalle forze Nato nel tentativo di arginare ogni possibile tentativo russo (ma anche cinese) di espandersi nell&#8217;area, salvaguardando così sia le vie di comunicazioni marittime sia i cavi Internet sistemati sul fondo dell’Oceano. Un possibile sabotaggio è visto con timore dai Paesi NATO, e a farlo crescere ha contribuito la decisione di Mosca di stanziare molti fondi per lo sviluppo di sottomarini capaci di tranciare i cavi subacquei mettendo a rischio l’intero sistema economico e di comunicazione tra le due sponde dell’Atlantico. Nonostante questo la Trident Jucture 2018 ora come ora, però, rimane un fulmine a ciel sereno per la NATO, anche perché tutte le decisioni e le misure atte a “contenere” la Russia nell’area dell’Artico sono state prese da singoli Stati, dal momento che le politiche dell’Alleanza incentrate maggiormente verso il fianco dell’Europa dell’Est. Certo è che le recenti attività nell&#8217;Artico e gli investimenti di Mosca per modernizzare la flotta subacquea (nettamente inferiore di numero rispetto a quella sovietica) potrebbero portare a iniziative da parte della NATO, volte a dare nuovo vigore e importanza al concetto strategico della necessità di difendere l’Artide, il mare del Nord e l’oceano Atlantico, controllando contemporaneamente ogni movimento nell’area del Giuk gap.</p>
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		<title>Nato, cos&#8217;è Trident Juncture e perché è così importante</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/cose-trident-juncture-e-perche-e-cosi-importante.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2018 07:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[Trident Juncture 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Lo scenario è imponente. 50mila uomini, 10mila veicoli, 250 aerei e una sessantina di navi. La Nato ha scelto la Norvegia e il Nord Europa per flettere i propri muscoli in quella che è sembrata una chiara risposta alle ultime dimostrazioni della Russia. Dal 25 ottobre fino al 7 novembre i 29 Paesi dell&#8217;Alleanza atlantica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cose-trident-juncture-e-perche-e-cosi-importante.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LAPRESSE_20181101215640_27671826-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p class="p1">Lo scenario è imponente. 50mila uomini, 10mila veicoli, 250 aerei e una sessantina di navi. La <strong>Nato</strong> ha scelto la Norvegia e il Nord Europa per flettere i propri muscoli in quella che è sembrata una chiara risposta alle ultime dimostrazioni della Russia. Dal 25 ottobre fino al 7 novembre i 29 Paesi dell&#8217;Alleanza atlantica più Svezia e Finlandia saranno impegnati nel <strong>Trident Juncture 2018</strong>, una vastissima esercitazione, la più imponente dai tempi della Guerra fredda.</p>
<p class="p1">In realtà le settimane a cavallo di ottobre e novembre sono solo la punta dell’iceberg. Tutto è iniziato già ad agosto con l’inizio del dispiegamento di truppe e il loro spostamento dall&#8217;Europa centrale verso la penisola scandinava. Poi verso la fine di ottobre sono iniziate le primissime operazioni, mentre il 31 è partita la fase principale delle operazioni. Poi dopo il 14 novembre ci saranno le valutazioni finali con il disimpegno da completare entro la fine dell&#8217;anno.</p>
<p class="p1">Ovviamente le intenzioni della Nato non sono solo quelle di inviare un messaggio a Mosca &#8211; che fra l’altro <a href="http://www.occhidellaguerra.it/nato-esercitazioni-norvegia-russia/" target="_blank" rel="noopener">ha mostrato di non aver apprezzato </a>la location norvegese con una contro esercitazione missilistica &#8211; ma di fare una serie di test e analisti per capire quali sono le condizioni dell’Alleanza nel caso di un conflitto aperto. Il Trident Juncture di quest’anno è forse il più importante degli ultimi anni. La necessità di Stati Uniti e alleati europei di raccogliere informazioni è così vitale che l’intero dispositivo è stato posto sotto un pesante monitoraggio.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61187" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/membri-nato.png" alt="membri nato" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Lo scopo del Trident Juncture come abbiamo visto è soprattutto quello di raccogliere dati, nello specifico tre tipi di indicazioni. La prima e più semplice è quella per il Paese ospitante. La Norvegia ha lavorato molto per ospitare un simile evento perché aveva bisogno di un test credibile per la sua strategia della &#8220;difesa totale&#8221;, un concetto che prevede una strettissima collaborazione tra militari e civili nell’ottica di un lavoro comune in caso di guerra. La seconda riguarda invece l’interoperatività, la capacità di tutti gli Stati membri di lavorare insieme, condividendo uomini, mezzi e tecniche di combattimento. Ma la vera domanda cui la Nato cerca riposta è un’altra: &#8220;Siamo in grado di portare uomini e mezzi dove vogliamo nel tempo in cui vogliamo?&#8221;, come a dire: &#8220;In caso di conflitto siamo in grado di dispiegare in modo rapido ed efficace le nostre forze?&#8221;.</p>
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		<title>Nave anfibia dei Marines in Islanda  La Nato adesso ritorna nell&#8217;Artico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nave-anfibia-dei-marines-islanda-la-nato-adesso-ritorna-nellartico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2018 07:28:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Marines]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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		<category><![CDATA[Portaerei americane]]></category>
		<category><![CDATA[Trident Juncture 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nave da assalto anfibio tipo Lhd (Landing Helicopter Dock) Uss Iwo Jima della classe Wasp è arrivata giovedì scorso nel porto di Reykjavik, in Islanda, per partecipare all&#8217;esercitazione Nato chiamata Trident Juncture 2018. La Iwo Jima trasporta 1700 Marines del 24esimo Meu (Marine Expeditionary Unit) supportati da elicotteri CH-53E Super Stallion e convertiplani MV-22B &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nave-anfibia-dei-marines-islanda-la-nato-adesso-ritorna-nellartico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La nave da assalto anfibio tipo Lhd (Landing Helicopter Dock) <strong>Uss Iwo Jima</strong> della classe Wasp è arrivata giovedì scorso nel porto di Reykjavik, in <strong>Islanda</strong>, per partecipare all&#8217;esercitazione Nato chiamata <strong>Trident Juncture 2018</strong>.</p>
<p>La Iwo Jima trasporta <strong>1700 Marines</strong> del 24esimo Meu (Marine Expeditionary Unit) supportati da elicotteri CH-53E Super Stallion e convertiplani MV-22B Osprey.</p>
<p>L&#8217;esercitazione in Islanda</p>
<p>I Marines appartenenti al secondo battaglione del secondo reggimento facenti parte del team da sbarco &#8211; circa 100 uomini &#8211; hanno simulato un assalto nelle base aerea di<strong> Keflavik</strong> &#8211; che ha rivisto schierati i pattugliatori navali americani P-8 Poseidon &#8211; per poi, nei giorni successivi, avventurarsi nella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://icelandmag.is/article/uss-iwo-jima-arrives-reykjavik-harbor-part-nato-military-exercises?fbclid=IwAR0cXClhPMBiwlb-vZ15wh7cFCwEH_hIBvegW0bf-nIwbA-10MXkD7l_plE" target="_blank">penisola di Reykjanes</a>, nella zona di Þjórsárdalur, per effettuare <strong>addestramento di sopravvivenza in climi artici</strong>.</p>
<p>Di particolare rilievo è stata la parte iniziale dell&#8217;esercitazione che prevedeva la messa in sicurezza della <em>landing zone</em> dell&#8217;aeroporto di Keflavik per consentire il simulato successivo afflusso di velivoli con il personale di rinforzo, il tutto in un ambiente del tutto particolare come quello della base islandese.</p>
<p>&#8220;L&#8217;assalto aereo condotto in Islanda da parte dei Marines e dei marinai del 24esimo Meu e del Arg (<em>Amphibious Ready Group</em>) della Iwo Jima ci ha dato l&#8217;opportunità di esercitare le nostre capacità anfibie in un ambiente unico&#8221; sono state le parole del <strong>tenente colonnello Geter</strong>, ufficiale in comando del Meu &#8220;Con la finalità di incrementare la nostra competenza abbiamo bisogno di esercitarci in località differenti in modo da poter considerare le differenti variabili. Le condizioni meteo ed il terreno dell&#8217;Islanda ci hanno costretto ad una pianificazione che le tenga in considerazione&#8221; ha poi aggiunto il comandante.</p>

<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1219&#8243; gal_title=&#8221;La vita sulla Harry Truman&#8221;]</p>
<p>Durante l&#8217;esercitazione i Marines sono stati affiancati anche dalla Guardia Costiera islandese dato che l&#8217;Islanda, lo ricordiamo, non possiede forze armate delegando la propria difesa alla Nato ed in particolare agli Stati Uniti.</p>
<p>I Marines sulla via della Norvegia</p>
<p>L&#8217;escursione, se così possiamo definirla, islandese dei Marines è servita da acclimatazione per il prosieguo delle operazioni che si terranno in <strong>Norvegia</strong> dove si terrà la parte principale dell&#8217;esercitazione Trident Juncture 2018.</p>
<p>Nelle acque dell&#8217;artico norvegese, infatti, la Uss Iwo Jima si riunirà con la <strong>portaerei Harry Truman</strong> e con il suo gruppo da battaglia che ha raggiunto le acque settentrionali del Mar di Norvegia ad una distanza di mille chilometri dal confine con la Russia.</p>
<p>Trident Juncture è una esercitazione Nato che si tiene in Norvegia e nelle acque che la circondano sin dagli anni &#8217;80 ed <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_158620.htm" target="_blank">in questa edizione</a>, in particolare, partecipano 50mila soldati, 250 velivoli e 65 unità navali provenienti da tutti i Paesi dell&#8217;Alleanza Atlantica, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.difesa.it/SMD_/Eventi/Pagine/Trident_Juncture_2018_Forze_Armate_italiane_per_esercitazione_NATO.aspx" target="_blank">Italia compresa</a>. </p>

<p>L&#8217;esercitazione, il cui dispiegamento di uomini e mezzi è iniziato a partire dalla fine di agosto, è suddivisa in due fasi: la fase attiva sul campo dal <strong>25 ottobre al 7 novembre</strong>, e una esercitazione riservata ai posti comando dal 13 al 24 novembre. </p>
<p>Come riferisce <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://it.sputniknews.com/mondo/201810196654838-Portaerei-USA-artico-prima-volta-27-anni/" target="_blank">Sputnik News</a></em> è la prima volta in 27 anni che gli Usa schierano una portaerei con il suo gruppo da battaglia al completo a questa esercitazione.</p>
<p>L&#8217;ultima apparizione di un vascello di questo tipo, la Uss America, risalirebbe infatti al <strong>1991</strong>, quando il clima tra Stati Uniti e Russia era ancora quello della <strong>Guerra Fredda</strong>.</p>
<p>La Nato non molla l&#8217;Artico</p>
<p><strong>Il segnale è diretto a Mosca e a Pechino</strong> ed è di quelli inequivocabili: gli Stati Uniti e la Nato non intendono vedersi scalzare dalla regione artica che, per il quantitativo di risorse resesi disponibili dalla riduzione di estensione della calotta polare permanente, rappresenta il nuovo <em>el dorado</em> minerario e commerciale.</p>
<p>La stessa Londra ha predisposto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/londra-adesso-si-muove-nellartico-arginare-la-minaccia-russa/" target="_blank">una particolare strategia appositamente dedicata alla guerra nell&#8217;artico</a> &#8211; che definiremo d&#8217;ora in avanti <em>Arctic Warfare</em> &#8211; per contrastare il ritorno della Russia in quello scacchiere e anche la nuova penetrazione della Cina che ha reso sempre più evidenti le sue mire su quella parte del globo attirata sia dalle risorse energetiche e minerarie sia dalla possibilità di controllare la rotta che sfrutta il <strong>passaggio a nord-est</strong>.</p>

<p>Non è un segreto infatti che Pechino stia mettendo le mani su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/quellaeroporto-groenlandia-sta-preoccupando-la-nato/" target="_blank">infrastrutture in Groenlandia</a> con il secondo fine di poter avere voce in capitolo nella gestione e nello sfruttamento delle risorse estratte in quel Paese.</p>
<p>La Russia d&#8217;altro canto, è stata ancora più chiara in merito alle sue intenzioni sia <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-la-russia-ha-blindato-lartico/" target="_blank">&#8220;nazionalizzando&#8221; le rotte commerciali</a> che seguono la tratta Murmansk &#8211; Stretto di Bering, sia dando notevole impulso alla costruzione ex novo e rimodernamento di <strong>basi nella Siberia settentrionale</strong>, non tralasciando, ovviamente, di modificare per l&#8217;<em>Arctic Warfare</em> anche i suoi mezzi militari, come, a mero titolo d&#8217;esempio, il sistema da difesa aerea di punto Pantsir, che nella sua versione artica prende il suffisso SA. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nave-anfibia-dei-marines-islanda-la-nato-adesso-ritorna-nellartico.html">Nave anfibia dei Marines in Islanda  La Nato adesso ritorna nell&#8217;Artico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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