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	<title>siccità Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 08 Aug 2026 00:12:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>siccità Archives - InsideOver</title>
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		<title>La grande secca del Danubio: la crisi idrica che mette in ginocchio il sistema energetico dell&#8217;Europa Orientale</title>
		<link>https://it.insideover.com/environment/la-grande-secca-del-danubio-la-crisi-idrica-che-mette-in-ginocchio-il-sistema-energetico-delleuropa-orientale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Rocca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 00:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Environment]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Without category]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi il livello idrico del Danubio ha raggiunto i minimi storici. L&#8217;ondata di calore e la prolungata siccità stanno rendendo sempre più evidente la vulnerabilità dei paesi dell&#8217;Europa centro-orientale, il cui approvvigionamento energetico dipende dal fiume. Non si tratta soltanto di un&#8217;emergenza ambientale, ma di una vera e propria crisi energetica a catena. Il grande &#8230; <a href="https://it.insideover.com/environment/la-grande-secca-del-danubio-la-crisi-idrica-che-mette-in-ginocchio-il-sistema-energetico-delleuropa-orientale.html">[...]</a></p>
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<p>Negli ultimi mesi il <strong>livello idrico del Danubio</strong> ha raggiunto i minimi storici.</p>



<p><strong>L&#8217;ondata di calore e la prolungata siccità</strong> stanno rendendo sempre più evidente la vulnerabilità dei paesi dell&#8217;Europa centro-orientale, il cui approvvigionamento energetico dipende dal fiume.</p>



<p>Non si tratta soltanto di un&#8217;emergenza ambientale, ma di una vera e propria crisi energetica a catena. Il grande fiume svolge diverse funzioni: dal <strong>raffreddamento dei&nbsp;condensatori&nbsp;delle centrali nucleari all’alimentazione degli impianti idroelettrici.</strong></p>



<p>In questo scenario, le ripercussioni subite da Ungheria, Romania e Serbia sono emblematiche.</p>



<p>L&#8217;epicentro dell’ emergenza si trova a Paks, dove sorge l&#8217;unica centrale nucleare ungherese. Collocata ad una novantina di chilometri a sud di Budapest, la struttura a quattro reattori di fabbricazione sovietica garantisce quasi la&nbsp;<strong>metà dell&#8217;elettricità</strong>&nbsp;prodotta nel Paese e&nbsp;<strong>un terzo dell&#8217;intero fabbisogno nazionale</strong>.&nbsp;</p>



<p>Per funzionare in sicurezza, l&#8217;impianto necessita di un flusso ininterrotto di circa 100 metri cubi d&#8217;acqua al secondo, prelevati direttamente dal Danubio&nbsp;<strong>per il raffreddamento dei condensatori</strong>.&nbsp;</p>



<p>Con il fiume ridotto al lumicino, le bocche di aspirazione sono rimaste a secco.&nbsp;</p>



<p><strong><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/2/hungary-plans-to-shut-down-only-nuclear-power-plant-amid-drought?utm_source=telegram&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=socialPulse">Péter Magyar, il neoeletto Presidente ungherese, ha dichiarato che la produzione dell&#8217;impianto ha subito un crollo drammatico</a></strong>: dai normali 2.000 megawatt (MW) di potenza nominale, la capacità erogata è scesa prima a 965 MW per poi sprofondare nella notte del 2 agosto fino a 240 MW: poco più del 10% del totale.&nbsp;</p>



<p>Il punto critico è legato al livello del fiume.&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/2/hungary-plans-to-shut-down-only-nuclear-power-plant-amid-drought?utm_source=telegram&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=socialPulse">A Paks, una quota idrometrica pari a -134 cm impone per protocollo lo spegnimento totale dei reattor</a>i, motivo per cui raggiunta quota -144 nei&nbsp;<strong>primi giorni di agosto</strong>&nbsp;è iniziata la procedura di spegnimento.</p>



<p>Parimenti l’acqua del Danubio è essenziale per il raffreddamento della&nbsp;<strong>centrale nucleare di Cernavodă</strong>&nbsp;la quale, unica in Romania, garantisce una fetta consistente dell&#8217;energia nazionale.</p>



<p>Mutatis mutandis, le autorità romene hanno&nbsp;<strong>programmato di far cessare l’attività di uno dei&nbsp;<a href="https://oficiuldestiri.ro/anar-reluarea-furnizarii-apei-potabile-turbiditate#:~:text=Apele%20Rom%C3%A2ne%20au%20transmis%20c%C4%83%20acumularea%20Izvoarele,afluen%C8%9Bii%20r%C3%A2ului%20Teleajen%2C">reattori della centrale nucleare.&nbsp;</a></strong></p>



<p>Tale misura risulta essere l’inevitabile conseguenza della crisi registrata in seno allo<strong>&nbsp;snodo idrico di Izvoarele. In tale snodo il fiume si&nbsp;</strong>biforca nel braccio di Bala e nel braccio del &#8220;Vecchio Danubio&#8221; (<em>Dunărea Veche</em>), quest&#8217;ultimo diretto verso la centrale nucleare.&nbsp;</p>



<p>Recentemente la località di Izvoarele e il relativo impianto idrico sono stati al centro di gravi disservizi nell&#8217;erogazione dell&#8217;acqua potabile. Le forti precipitazioni hanno causato esondazioni degli affluenti del fiume Teleajen, ostruendo di detriti e fango le infrastrutture di filtraggio e la presa d’acqua.</p>



<p>L&#8217;elevata torbidità dell&#8217;acqua ha reso impossibile il normale processo di potabilizzazione, lasciando temporaneamente a secco diverse migliaia di residenti nel comune e nei centri abitati limitrofi.</p>



<p><a href="https://support.theguardian.com/eu/guardian-ad-lite?returnAddress=https%3A%2F%2Fwww.theguardian.com%2Fworld%2Flive%2F2026%2Faug%2F03%2Feurope-heatwave-wildfires-migration-ceuta-spain-latest-news-updates">La situazione a Izvoarele si è fatta talmente disperata da richiedere l&#8217;intervento della marina militare rumena</a>: con 180 chili di esplosivo subacqueo, i genieri hanno fatto brillare le formazioni rocciose sul letto del fiume per deviare la corrente verso il braccio del &#8220;Vecchio Danubio&#8221; e garantire l&#8217;afflusso d&#8217;acqua necessario ai canali di raffreddamento della centrale. Con l&#8217;abbassamento del fiume, il livello dell&#8217;acqua nei canali di presa rischiava di scendere sotto la soglia minima di sicurezza per il funzionamento dei reattori.</p>



<p>Poco più a sud, in Serbia, anche la centrale idroelettrica di Đerdap 1 (la più grande del Paese) si è vista tagliare la produzione ad appena il 20% della capacità nominale per mancanza di portata.</p>



<p>Le difficoltà nel raffreddamento hanno&nbsp;</p>



<p>colpito, altresì, i complessi a carbone di Kostolac, spingendo il governo serbo a convocare vertici d&#8217;urgenza e a chiedere alla popolazione di moderare l&#8217;uso dei condizionatori, mentre le temperature&nbsp;</p>



<p>estive spingono alle stelle la richiesta di elettricità per il condizionamento.</p>



<p>La secca del Danubio ha portato alla luce un cortocircuito strutturale che minaccia l&#8217;intera Europa. È esattamente durante questi picchi che le centrali idroelettriche e nucleari sono costrette a tirare il freno a mano per mancanza d&#8217;acqua o per il superamento delle temperature massime consentite per la tutela degli ecosistemi fluviali, una dinamica già osservata lungo il Rodano e la Loira in Francia.&nbsp;</p>



<p>Senza piogge all&#8217;orizzonte e con il termometro stabilmente sopra i 38 °C, i Paesi dell&#8217;Europa orientale si trovano oggi costretti a importare energia a caro prezzo dai mercati vicini e a pianificare contingentamenti per le industrie, nel tentativo di proteggere la tenuta delle rispettive reti elettriche.</p>
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		<title>La siccità killer silenzioso anche della sanità</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-siccita-killer-silenzioso-anche-della-sanita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 16:33:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="950" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122160857270_8927bff2e9487a53baa8cbd1fa2d5aff-e1769358927650.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122160857270_8927bff2e9487a53baa8cbd1fa2d5aff-e1769358927650.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122160857270_8927bff2e9487a53baa8cbd1fa2d5aff-e1769358927650.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122160857270_8927bff2e9487a53baa8cbd1fa2d5aff-e1769358927650.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122160857270_8927bff2e9487a53baa8cbd1fa2d5aff-e1769358927650.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122160857270_8927bff2e9487a53baa8cbd1fa2d5aff-e1769358927650.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260122160857270_8927bff2e9487a53baa8cbd1fa2d5aff-e1769358927650.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kenya, Malawi, Etiopia, Somalia, Eritrea, ma anche una parte del Marocco nonostante le recenti piogge: diverse parti di Africa sono alle prese con l&#8217;annosa questione della siccità. Non certo una novità: in molti Paesi, la mancanza di piogge è un qualcosa che si ripresenta con cadenza quasi ciclica. Alla siccità vengono spesso associati problemi di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-siccita-killer-silenzioso-anche-della-sanita.html">[...]</a></p>
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<p>Kenya, Malawi, Etiopia, Somalia, Eritrea, ma anche una parte del Marocco nonostante le recenti piogge:<strong> diverse parti di Africa sono alle prese con l&#8217;annosa questione della siccità</strong>. Non certo una novità: in molti Paesi, la mancanza di piogge è un qualcosa che si ripresenta con cadenza quasi ciclica. Alla siccità vengono spesso associati problemi di natura economica, vista l&#8217;impossibilità di mandare avanti il settore agricolo, ma soprattutto vengono ricollegati drammi legati alla mancanza di cibo. Ma c&#8217;è anche <strong>un&#8217;altra vittima: la sanità</strong>. Quando in un territorio non ci sono sufficienti risorse idriche per tutti, il sistema sanitario di fatto rischia il collasso e rischia di non poter più offrire nemmeno i servizi di base. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La pressione sugli ospedali causata dall&#8217;assenza di piogge </h2>



<p>C&#8217;è un termine con cui<strong> Ibrahim Thiaw</strong>, a capo della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (<strong>Unccd</strong>), ha pronunciato nei mesi scorsi per definire la siccità. É quello di &#8220;<strong>killer silenzioso</strong>&#8220;: <em>&#8220;La siccità è un killer silenzioso</em> &#8211; <a href="https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/acqua/paesi-piu-colpiti-siccita/">ha dichiarato a margine della presentazione del rapporto Unccd del 2025</a> &#8211;<strong> </strong><em>Si insinua, prosciuga le risorse, devasta lentamente le vite umane e lascia cicatrici profonde&#8221;.</em><strong> </strong>In effetti, la siccità non fa rumore. Al contrario di un&#8217;alluvione o di un terremoto, fenomeni che invece appaiono palesi e lampanti perché si manifestano in modo improvviso e violento. Quando il terreno inizia a diventare arido, non ci sono precipitazioni o palazzi che diventano macerie:<strong> c&#8217;è solo il silenzio, per l&#8217;appunto, che inghiotte migliaia di vite. </strong></p>



<p>Una trappola che, tra le altre cose, <strong>causa gravi malattie</strong>. A partire da quelle legate alla <strong>malnutrizione</strong>. Con gli ospedali che, da subito, iniziano ad andare sotto stress. Per curare le patologie generate dalla malnutrizione, servono sforzi e attrezzature che nosocomi già in difficoltà difficilmente hanno a disposizione. Ma siccità vuol dire soprattutto mancanza d&#8217;acqua. E quella poca che c&#8217;è, potrebbe essere contaminata. </p>



<p><strong>Senza acqua, si sa, è impossibile mandare avanti un territorio</strong>. Compreso un ospedale, costretto a quel punto a ridimensionare la propria operatività. Non solo, ma l&#8217;acqua contaminata causa a sua volta altre gravi patologie. Non è raro assistere, durante lunghe fasi di siccità, <strong>all&#8217;esplosione di epidemie di colera o di altre malattie ricollegabili al deterioramento delle condizioni igieniche</strong>. E ovviamente, anche in questo caso, a soffrire particolarmente sono i presidi sanitari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le zone oggi più colpite dalla siccità</h2>



<p>Si è detto in precedenza che alcuni Paesi africani sono più colpiti di altri dal fenomeno della siccità. Per adesso, è possibile individuare due macro aree che stanno attraversando un lungo e grave periodo di mancanza di piogge: <strong>l&#8217;Africa australe/meridionale </strong>e il <strong>Corno d&#8217;Africa</strong>. Nel primo caso, il <strong>Kenya</strong> al momento sembra riuscire a reggere l&#8217;impatto almeno sotto il profilo sanitario. Alcune province, fuori da Nairobi, lamentano tuttavia primi gravi problemi di sovraccarico negli ospedali. Più drammatica è la situazione in <strong>Malawi</strong>, dove il sistema sanitario nei mesi scorsi è stato giudicato molto vicino al collasso. L&#8217;ex presidente <strong>Lazarus Chakwera</strong>, nel 2024 ha proclamato lo stato di emergenza nazionale per via della siccità e per via della situazione negli ospedali.<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-sanita-e-ormai-un-tema-centrale-nel-dibattito-pubblico.html"> Il successore, Peter Mutharika, nel 2025 ha vinto le elezioni proprio promettendo rimedi immediati </a>contro il disastro sanitario. </p>



<p>In una <strong>Somalia</strong> già colpita dalla <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ritorno-dello-spauracchio-della-difterite.html">riemersione della difterite </a>e dai mai risolti problemi politici e militari, i terreni gialli resi ancora più arsi dall&#8217;assenza prolungata di piogge sono testimoni silenti di un sistema sanitario oramai ridimensionato. Circostanza che vale soprattutto nelle aree più periferiche, lì dove gli unici presidi in tal senso sono rappresentati da piccole strutture spesso gestite da enti o associazioni straniere. Discorsi simili possono essere fatti per <strong>Eritrea</strong>, per <strong>parte dell&#8217;Etiopia</strong>, per <strong>Gibuti</strong> e la <strong>Tanzania</strong>. Da queste aree, arriva una tragica lezione: senza piogge, i fragili sistemi sanitari locali rischiano di non reggere. </p>
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		<item>
		<title>Tra siccità e alluvioni, l&#8217;Africa in emergenza rischia il disastro</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/tra-siccita-e-alluvioni-lafrica-in-emergenza-rischia-il-disastro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 17:22:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241105131120797_759edc317011ef70c5432a75126358b3-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Africa meridionale è alle prese con una siccità senza precedenti. In Zambia e Zimbawe è crisi energetica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/tra-siccita-e-alluvioni-lafrica-in-emergenza-rischia-il-disastro.html">Tra siccità e alluvioni, l&#8217;Africa in emergenza rischia il disastro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;Africa meridionale è alle prese con una siccità senza precedenti che sta portando una serie di problemi diversificati in tutta la regione. La siccità è amplificata dagli effetti di <strong>El Niño</strong>, il fenomeno climatico ciclico noto per intensificare periodi di aridità o, al contrario, di piogge intense. La scarsità di piogge durante fasi cruciali della stagione di semina ha portato a <a href="https://www.wfp.org/emergencies/southern-africa-drought">pesanti perdite</a> nei raccolti e alla morte di numerosi capi di bestiame, colpendo una regione in cui il 70% della popolazione basa la propria sussistenza sull’agricoltura. I Paesi che hanno dichiarato <strong>disastri nazionali di siccità </strong>finora sono cinque, Lesotho, Malawi, Namibia, Zambia e Zimbabwe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La crisi energetica in Zambia e Zimbawe</h2>



<p>La situazione più assurda è quella in Zambia, dove proprio la siccità sta causando una<strong> crisi energetica </strong>mai affrontata prima. L’80% della fornitura di energia elettrica nel Paese arriva dalle turbine del <strong>lago Kariba</strong>, dove attualmente l’acqua è assente. La diga di Kariba racchiude le acque del bacino artificiale più grande del mondo, costruita per intrappolare il flusso del fiume Zambesi e <strong>rivoluzionare l’approvvigionamento energetico </strong>dei Paesi tra cui passa il fiume, Zambia e Zimbawe. La mancanza di acqua, però, non sta garantendo una sufficiente produzione di energia e sta causando<strong> blackout diffusi </strong>in tutta la regione. Ad aggravare la situazione, l&#8217;economia in crisi e il<a href="https://www.lifegate.it/diga-di-kariba-rischia-collasso"> <strong>rischio di crollo</strong></a><strong> </strong>della diga a causa della scarsa manutenzione.</p>



<p>La costruzione della diga fu opera dei <strong>coloni britannici</strong>, con l&#8217;obiettivo di dare prestigio ai propri possedimenti. Nonostante le opposizioni della popolazione locale, il piano andò avanti: migliaia di persone che vivevano di pesca e agricoltura furono costrette a spostarsi e, come previsto dalla popolazione autoctona, hanno dovuto affrontare diverse difficoltà nel contenimento dell&#8217;imprevedibile corso fluviale. Purtroppo la &#8220;rivoluzione energetica&#8221; tanto ambita è oggi inutilizzabile e crea un disagio non indifferente alla popolazione rimasta senza energia elettrica.</p>



<p>In Zimbawe, inoltre, non piove regolarmente da due anni. L&#8217;agricoltura è il settore maggiormente colpito. Secondo il <strong>Programma Alimentare Mondiale</strong> (Pam), il 60% della popolazione rurale vive una condizione di insicurezza alimentare e nei prossimi mesi oltre 2 milioni di bambini rischieranno la malnutrizione.</p>



<p>La crisi idrica non compromette solo l’agricoltura e l’energia, ma ha anche ricadute su tutti i settori della società. L&#8217;aumento della povertà alimentare ha portato molte persone a migrare verso aree meno colpite, generando un flusso migratorio interno che sovraccarica le risorse urbane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le altre nazioni sotto pressione</h2>



<p>Anche il <strong>Sudafrica </strong>è alle prese con una scarsità d&#8217;acqua che ha messo sotto pressione le riserve idriche, specialmente nelle regioni occidentali, costringendo il governo a imporre restrizioni e colpendo duramente l’agricoltura. </p>



<p>In <strong>Somalia</strong> e in <strong>Kenya</strong>, la situazione è particolarmente drammatica, con milioni di persone minacciate dalla mancanza di acqua e cibo, un problema che sta provocando sfollamenti di massa e malnutrizione. L&#8217;<strong>Etiopia</strong>, pur con ambiziosi progetti idroelettrici, risente pesantemente dell&#8217;aridità, che rende difficile sostenere le colture e provoca tensioni interne legate alle risorse idriche, in particolare nella regione del Nilo Azzurro. Qui, la lotta per il controllo dell&#8217;acqua ha già portato a tensioni con il vicino Egitto.</p>



<p>Altri Paesi come il Malawi, il Ciad, il Sudan e il Niger stanno vivendo difficoltà simili, con la siccità che compromette la produzione agricola e aggrava l’insicurezza alimentare.</p>



<p>L&#8217;altra faccia della medaglia della siccità sono le <strong>inondazioni</strong>: in Mozambico, Nigeria<strong> </strong>e nella regione del Sahel, piogge eccessive e improvvise hanno causato gravi alluvioni, distruggendo infrastrutture, coltivazioni e insediamenti. Questo contrasto tra siccità estrema e inondazioni devastanti riflette gli effetti sempre più estremi e imprevedibili dei cambiamenti climatici sul continente africano.</p>



<p>Ormai è cosa nota, a livello mondiale il continente africano contribuisce solo al<strong> 4% delle emissioni di gas serra</strong>, una quota insignificante rispetto ai maggiori emettitori come Stati Uniti, Cina e Unione Europea. Eppure, la sua popolazione è tra le più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Questo contrasto ha spinto molti leader africani a chiedere alla comunità internazionale un maggiore impegno nel sostenere il continente. Molti Paesi africani sostengono che le nazioni ricche dovrebbero aumentare i finanziamenti per il clima, aiutando non solo a mitigare le crisi attuali, ma anche a investire in tecnologie sostenibili.</p>



<p>L&#8217;Africa, infatti, grazie alle sue vastissime risorse naturali e a una popolazione tra le più giovani del pianeta, ha il potenziale per diventare un centro di opportunità e <strong>soluzioni innovative </strong>e sostenibili per affrontare la crisi climatica e le sfide ambientali. La crescente leadership del continente in iniziative di economia verde ne è già una prova concreta.</p>
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		<title>L&#8217;acqua ogni tre giorni, un successo. Agrigento, l&#8217;Italia che non si può credere</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lacqua-ogni-tre-giorni-un-successo-agrigento-litalia-che-non-si-puo-credere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 09:48:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1460" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806102416634_7c51904bec0a62cc0704f273616595f3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="siccità" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806102416634_7c51904bec0a62cc0704f273616595f3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806102416634_7c51904bec0a62cc0704f273616595f3-600x456.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806102416634_7c51904bec0a62cc0704f273616595f3-300x228.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806102416634_7c51904bec0a62cc0704f273616595f3-1024x779.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806102416634_7c51904bec0a62cc0704f273616595f3-768x584.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240806102416634_7c51904bec0a62cc0704f273616595f3-1536x1168.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra la proteste dei cittadini, prosegue il dramma idrico della Sicilia e in particolare di Agrigento. L'acqua ogni tre giorni? Un successo.</p>
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<p>Se la situazione era critica già a giugno, <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-all-asciutto-ma-non-e-tutta-colpa-del-clima.html">con terreni aridi e invasi a secco</a>, ad agosto si è fatta ancor più drammatica. Nessun siciliano sperava o immaginava realmente che, nel pieno della stagione più calda, potessero arrivare quei temporali in grado di ridimensionare la <strong>sete</strong> avvertita in maniera così profonda dall&#8217;isola. Ma adesso il problema è anche di ordine pubblico. E lo ha ribadito, tra gli altri, lo stesso Prefetto di Agrigento, <strong>Filippo Romano</strong>: &#8220;La Prefettura può occuparsi soltanto di questioni di ordine pubblico, legate all&#8217;emergenza idrica&#8221;, ha dichiarato al sito <em>AgrigentoNotizie </em>in relazione all&#8217;invio di autobotti verso quartieri dove l&#8217;acqua manca da più di due settimane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il via vai di autobotti</h2>



<p>E il<strong> suono delle autobotti</strong> che fanno la spola tra le sorgenti e le vasche delle abitazioni private è quello che sta caratterizzando l&#8217;estate di Agrigento, la città più colpita dalla crisi. Sia nelle zone centrali che in periferia, dalla mattina alla sera è possibile sentire il clacson azionato dagli &#8220;autobottisti&#8221; per avvisare del loro arrivo. L&#8217;autobotte nella città dei templi è diventata un vero <strong>simbolo</strong>: lo scorso 2 agosto, quando gli agrigentini <strong>sono scesi in piazza per protestare contro la mancanza d&#8217;acqua</strong>, ad aprire il corteo è stata un&#8217;autobotte.</p>



<p>La folla ha sfilato per le vie del centro e ha sfidato il gran caldo di questi giorni, per raggiugere poi la sede della prefettura. I volti incrociati per strada raccontano di uno stato di <strong>insofferenza</strong> lampante: &#8220;Ogni giorno, prima di aprire la mia attività commerciale&#8221;, è lo sfogo di un ristoratore, &#8220;faccio il segno della Croce e controllo la vasca. Se c&#8217;è poca acqua, sto un&#8217;intera giornata al telefono per rintracciare un&#8217;autobotte e sperare di poter proseguire con il lavoro. <strong>Ma è vita questa? Le sembra normale vivere così nel 2024 in Europa?</strong>&#8220;</p>



<p><strong>Settimio Cantone</strong>, al vertice di Aica, la società che gestisce il servizio di erogazione idrica in provincia di Agrigento, è stato allontanato dai manifestanti poco prima della partenza del corteo: &#8220;Lui non ha gli stessi nostri problemi&#8221;, ha urlato alle tv locali un cittadino, &#8220;non sa cosa stiamo vivendo, inutile rimanga qui&#8221;. Dal canto suo, Cantone ha fatto dietrofront spiegando però di non avere responsabilità sulla poca acqua messa a disposizione per la società da lui guidata.</p>



<p>C&#8217;è poi chi avanza sospetti su <strong>presunte disparità </strong>nell&#8217;erogazione dell&#8217;acqua: &#8220;Guardi, io vivo ad Aragona (paese dell&#8217;hinterland agrigentino, <em>ndr</em>) e a casa mia l&#8217;acqua arriva ogni 10 o 12 giorni. Ho però un negozio qui in centro e le assicuro che l&#8217;acqua viene un giorno sì e un giorno no.<strong> La crisi non è per tutti, ci sono quartieri e quartieri</strong>: alcuni sono privilegiati, altri sono lasciati a marcire&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Agrigento epicentro della crisi idrica</h2>



<p>A <strong>Giardina Gallotti </strong>e a <strong>Montaperto</strong>, due graziosi borghi ricadenti all&#8217;interno del comune di Agrigento ma adagiati sulle colline attorno la città, l&#8217;acqua in due mesi è stata erogata forse due o tre volte. Ed è qui che il Prefetto Romano ha disposto l&#8217;invio di autobotti, le quali con i propri tubi hanno riempito vasche e recipienti per ridare ossigeno agli abitanti stremati. </p>



<p>Si tratta di un ulteriore segnale di come è l&#8217;area di Agrigento quella più colpita dalla siccità e dalla crisi idrica in Sicilia<strong>. E non è certo un caso</strong>: la città non ha mai conosciuto l&#8217;acqua corrente, i cittadini negli anni hanno costruito vasche per le abitazioni per avere sempre a disposizione riserve idriche. Qui è considerato normale ricevere l&#8217;acqua ogni due o tre giorni, quando il servizio si è regolarizzato su questa cadenza è stato considerato &#8220;soddisfacente&#8221;. Chiaro allora che, alle prime avvisaglie di crisi, la <strong>vulnerabilità</strong> della città è saltata subito fuori.</p>



<p>Anche perché non ci sono dissalatori, l&#8217;unico in funzione nella zona è stato chiuso alcuni anni fa dopo importanti investimenti da parte della Regione, l&#8217;acqua viene presa dalle sorgenti dei Monti Sicani e dell&#8217;entroterra e prima di raggiungere la rete di tubature cittadine si disperde per via di <strong>condutture obsolete</strong>. La stessa rete cittadina è un colabrodo e gli interventi promessi da più di un decennio sono rimasti vani e lontani dall&#8217;essere realizzati. Va un po&#8217; meglio nei comuni vicini, con turni comunque sempre distanziati mediamente di 7-8 giorni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa accadrà dopo l&#8217;estate?</h2>



<p>Ma limitazioni e razionamenti stanno riguardando gran parte delle province siciliane, anche <strong>Palermo</strong>: &#8220;Qui abbiamo diminuito l&#8217;immissione in rete dagli invasi in sofferenza &#8211; conferma dal capoluogo siciliano un dirigente della Regione &#8211; e arriveremo senza grossi problemi  dicembre&#8221;. E per il dopo? Al momento si sta lavorando a un primo <strong>piano da 20 milioni di Euro</strong> che dovrebbe garantire, già nella seconda metà di agosto, l&#8217;immissione del 20% di acqua in più negli acquedotti nell&#8217;isola. E questo vale anche per l&#8217;assetata provincia di Agrigento. <strong>Nuovi pozzi e nuovi collegamenti </strong>a breve entreranno in funzione e ci saranno maggiori dotazioni. </p>



<p>C&#8217;è poi un ulteriore piano che dovrebbe sbloccare altre infrastrutture, compresa la costruzione di alcuni dissalatori. Eppur si muove, verrebbe da dire.<strong> Ma in modo molto lento e con colpevoli ritardi da parte delle istituzioni</strong>. Un timido segnale di speranza è arrivato nelle ultime ore anche dal cielo: due temporali sono stati localizzati, tra domenica e lunedì, proprio all&#8217;altezza dell&#8217;area del<strong> lago di Pergusa</strong>, tristemente famoso per essersi prosciugato. </p>



<p>Si tratta di temporali estivi e poco più, ma almeno i terreni nelle aree interne e degli invasi stanno tornando a prendere confidenza con la pioggia. Nella speranza che l&#8217;autunno torni a essere la stagione più piovosa per allontanare lo spettro della siccità e che, da tutta questa situazione, la Sicilia e i siciliani imparino la lezione per evitare certi errori in futuro. </p>
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		<title>La sete della Sicilia: sono scomparsi gli autunni e le dighe sono piene&#8230; di buchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-all-asciutto-ma-non-e-tutta-colpa-del-clima.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 15:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un punto, lungo la strada che sale fino alla Cattedrale di Agrigento, che gli arabi, quando qui governavano, hanno identificato come “porta dei venti”. E infatti ancora oggi la zona si chiama “Bibirria”, un toponimo che rimanda a quella espressione araba. Si chiama così perché in questo punto il colle di Agrigento si apre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-all-asciutto-ma-non-e-tutta-colpa-del-clima.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-all-asciutto-ma-non-e-tutta-colpa-del-clima.html">La sete della Sicilia: sono scomparsi gli autunni e le dighe sono piene&#8230; di buchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/siccita-ai-wp-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un punto, lungo la strada che sale fino alla Cattedrale di Agrigento, che gli arabi, quando qui governavano, hanno identificato come “porta dei venti”. E infatti ancora oggi la zona si chiama “<strong>Bibirria</strong>”, un toponimo che rimanda a quella espressione araba. Si chiama così perché in questo punto il colle di Agrigento si apre senza alcuna difesa naturale verso le vallate sottostanti, quelle che si diradano poi verso le campagne dell&#8217;entroterra e dei Monti Sicani. Proprio il <strong>colore delle campagne</strong> dà una certa idea di quanto sta accadendo qui e nel resto della Sicilia negli ultimi mesi: “<strong>Tutto è già giallo</strong> – fa notare un passante dal belvedere che guarda verso le vallate – non c&#8217;è più verde. L&#8217;erba cresciuta in autunno è andata via, di solito queste valli diventano gialle tra giugno e luglio”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Primo reale problema: non piove</strong></h2>



<p>Da Piazza Bibirria è possibile vedere, tra le altre cose, il Monte Cammarata. Si tratta del rilievo più alto della provincia, nella cui valle sottostante sono situati due comuni: quello di Cammarata per l&#8217;appunto e quello di<strong> San Giovanni Gemini</strong>. Qui il 13 aprile scorso è scesa in campo la locale comunità di fedeli: così come riportato da molti quotidiani locali, nelle parrocchie del paese è stata organizzata una <strong>giornata di preghiera per invocare la pioggia.</strong> “Molti miei concittadini – racconta un abitante di San Giovanni Gemini – sono arrivati anche a disturbare le più alte sfere per avere un po&#8217; di acqua dal cielo. A molti tutto questo può far ridere, ma qui si vive di agricoltura e di pascoli, c&#8217;è gente disperata e l&#8217;assenza della pioggia viene vista come un punto negativo di non ritorno”.</p>



<p>Andando a guardare i dati, su tutta l&#8217;isola ha piovuto davvero poco nell&#8217;ultimo anno. A luglio, mentre la Sicilia era sferzata dal caldo record in grado di portare in diverse città una temperatura con punte di 46 gradi, molti pensavano che la grande calura estiva si sarebbe trasformata poi in possibili grandi diluvi autunnali: “Di solito qui va così – aggiunge il passante che, nel cuore di Agrigento, fa notare più volte il panorama giallo attorno la città – quando in estate fa molto caldo, a ottobre abbiamo grandi temporali”.</p>



<p>Ma questa volta neanche il cambio di stagione ha portato a grandi accumuli pluviometrici. Al contrario, <strong>molti siciliani hanno dimenticato il rumore dei tuoni </strong>e, paradossalmente, soltanto a maggio si è avuta qualche giornata parzialmente illuminata dai lampi: “Forse l&#8217;effetto delle preghiere”, è il commento, non senza una nota a metà tra il sarcasmo e la rassegnazione, del cittadino di San Giovanni Gemini. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I dati che testimoniano la sete dei siciliani</strong></h2>



<p>In Sicilia, come in molte parti d&#8217;Italia, ci sono tanti appassionati di meteo. Su <strong>Telegram</strong>, diversi gruppi raccolgono meteorologi, amatori e semplici cittadini che ogni giorno segnalano le condizioni nelle proprie zone e contribuiscono alla raccolta dati. <strong>Stefano Albanese</strong> è amministratore del gruppo “<em>Centro Meteorologico Siciliano</em>”, il quale al suo interno ha circa 200 membri.</p>



<p>Sulla chat ha appena inserito i dati pubblicati dalla<strong> Regione Siciliana</strong> che attestano il livello di siccità nel mese di aprile: “Il problema di oggi è figlio di un qualcosa che risale almeno dall&#8217;autunno scorso – ha dichiarato Albanese ai microfoni di <em>InsideOver</em> – finendo l&#8217;estate del 2023 sono mancate gran parte delle piogge autunnali e delle piogge invernali. Ed è da lì che è scaturita questa emergenza. L&#8217;estate ha fatto l&#8217;estate, <strong>in Sicilia l&#8217;estate non fallisce mai</strong>: è stata secca, come prevedibile e come spesso accade dalle nostre parti, il problema è che in autunno e in inverno sono mancati i tradizionali apporti pluviometrici e anche la primavera da questo punto di vista sta arrancando vistosamente”.</p>



<p>Sull&#8217;isola <strong>sono cioè saltate tre stagioni</strong>: si è passati da un&#8217;estate a un&#8217;altra senza significative variazioni nel clima, eccezion fatta per pochi giorni di pioggia o per qualche settimana di fresco. “A <strong>Piano Battaglia</strong>, sede della più importante stazione sciistica delle Madonie – ha proseguito Albanese – la neve è stata vista solo da lontano. Anche sull&#8217;<strong>Etna</strong> l&#8217;apporto della neve è stato inferiore alle aspettative e questa è tutta acqua che viene a mancare per le falde della regione”.</p>



<p>Guardando i dati del documento girato da Albanese, si nota il <strong>quadro impietoso</strong> che le autorità di bacino della Regione Siciliana hanno tracciato. Nelle 27 pagine del documento, a risaltare sono maggiormente le cifre relative agli invasi. A <strong>Pozzillo</strong> ad esempio, struttura più capiente dell&#8217;intera isola e progettata per accogliere 150 milioni di metri cubi d&#8217;acqua, ad aprile erano stoccati poco più di 5 milioni di metri cubi d&#8217;acqua.<strong> È mancato l&#8217;apporto del fiume Salso</strong>, uno dei più importanti in termini di portata della Sicilia e al momento ridotto a un torrente.</p>



<p>Va poco meglio alla <strong>diga di Lentini</strong>, dove sono ospitati 76 metri cubi d&#8217;acqua a fronte di un potenziale di 130. Molto male invece l&#8217;altro grande invaso, quello della diga <strong>Rosamarina</strong>: sempre ad aprile, nella struttura risultavano 19 metri cubi d&#8217;acqua a fronte di una potenzialità di 100. Per dare un&#8217;idea della situazione rispetto allo scorso anno, nella stessa diga nell&#8217;aprile del 2023 erano contenuti 48 milioni di metri cubi d&#8217;acqua. E già questo dato veniva, dodici mesi fa, considerato “a rischio”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il secondo grave problema: le infrastrutture</strong></h2>



<p>Fin qui i messaggi arrivanti dalla natura e dalle tendenze climatiche. Ma se oggi in Sicilia la gente controlla (non senza ansia) il lento scorrere dell&#8217;acqua dai rubinetti, non è soltanto colpa delle poche piogge. C&#8217;è, al contrario, un intero sistema ruotante al <strong>ciclo dell&#8217;acqua che sull&#8217;isola funziona poco e malamente.</strong></p>



<p>In primo luogo, quella poca acqua che scende non si riesce a immagazzinarla del tutto. Anzi, i dati della Regione Siciliana appaiono impietosi: ad oggi,<strong> si riesce a stoccare soltanto l&#8217;11% dell&#8217;acqua che bagna l&#8217;isola</strong>. E questo già da diverso tempo. Vuol dire quindi che, a prescindere se piove molto o piove molto poco, si riesce a recuperare solo una minima percentuale del liquido più prezioso.</p>



<p>Sotto accusa è soprattutto il <strong>pessimo stato di manutenzione </strong>delle dighe e degli invasi. Da anni non vengono fatti lavori di adeguamento o anche di semplice pulizia. Il risultato? Oggi i fondali di gran parte degli invasi siciliani sono occupati da materiale residuale e fangoso. Dunque, ammesso e non concesso che da domani per miracolo (e per divine intercessioni) torni a piovere in modo imponente, sarà possibile sfruttare solo una minima parte delle capacità di stoccaggio delle varie infrastrutture. Non riuscire a immagazzinare l&#8217;acqua vuol dire<strong> non poter sfruttare a pieno le riserve</strong> capaci, nei periodi di crisi come quelli attuali, di evitare ogni emergenza.</p>



<p>Altro grave problema è la <strong>dispersione dell&#8217;acqua</strong>, sia per uso potabile che per quello agricolo. In Italia, si stima che il 42% dei litri immessi nelle condutture si disperda per strada a causa delle condutture poco adeguate e su cui gravano decenni di inerzia. La media dell&#8217;acqua dispersa in Sicilia è molto più alta di quella nazionale: sull&#8217;isola, su questo fronte si viaggia intorno al 52%, con punte de 60% in alcune province.</p>



<p>Vuol dire quindi che, di quella poca acqua che ogni anno si riesce a stoccare, più della metà non arriva a destinazione. E dunque non può essere usata per i campi, per i pascoli e ovviamente per le case. Quei contadini che hanno i terreni tra le campagne rese già gialle dal caldo e dalla poca pioggia, <strong>non hanno altri strumenti per difendersi dalla penuria d&#8217;acqua</strong>: non possono attivare gli irrigatori, non possono programmare la propria attività.</p>



<p>Non è un caso quindi se, dall&#8217;autostrada Palermo – Catania, una volta superata Enna in direzione del capoluogo etneo, fanno bella mostra di sé sempre più <strong>parchi fotovoltaici</strong>. In molti preferiscono lasciare perdere le tradizionali culture per impiantare pannelli fotovoltaici, molto più redditizi e più semplici da gestire. La <strong>desertificazione</strong> dell&#8217;isola passa anche da questo:<strong> c&#8217;è molta meno acqua e molto più sole da sfruttare</strong>, dunque gli operatori agricoli del luogo si attrezzano di conseguenza.</p>



<p>C&#8217;è infine anche il discorso dei<strong> pozzi per lo sfruttamento delle acque reflue</strong>, strutture cioè che permettono di depurare e quindi usare le acque nere per usi industriali o domestici. Secondo l&#8217;<strong>Arpa Sicilia</strong>, sarebbero almeno 463 i depuratori sull&#8217;isola, ma di questi solo il 20% è in regola con le autorizzazioni e molti di meno sono quelli realmente operativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa si rischia nel prossimo futuro</strong></h2>



<p>Per il momento, seppur tra mille difficoltà, la situazione tiene. Certo, sono in atto fasi di razionamento dell&#8217;erogazione del servizio idrico, ma nulla che i siciliani non conoscano già. A proposito dei panorami che si notano da Agrigento, oltre alle vallate verso i Monti Sicani o verso il mare, è possibile riscontrare anche una serie di<strong> bidoni blu e grigi</strong> che si stagliano sui tetti di molte abitazioni. Si tratta di recipienti “salvavita”, impiantati già da decenni e che permettono ai cittadini di avere proprie riserve idriche in attesa che qualche “fontaniere” riapra le condotte.</p>



<p>Tra vasche e recipienti, tra fontane provvisoriamente chiuse e inviti a non usare l&#8217;acqua per innaffiare il proprio giardino, la situazione è solo di poco fuori dalla normalità. In alcune zone molti cittadini stanno ricorrendo alle autobotti, pagando ulteriori quattrini per avere il bene più prezioso nelle proprie case o almeno nelle proprie vasche. Disagi quindi, ma almeno i rubinetti al momento si possono regolarmente aprire.</p>



<p><strong>Siciliacque</strong> inoltre, la società che gestisce il servizio di accumulo e potabilizzazione dell&#8217;acqua e controllata per il 25% dalla Regione e quasi il75% da Italgas, ha annunciato la costruzione di nuovi pozzi in giro per l&#8217;isola capaci di essere operativi in tempi brevi. Altri piani sono in fase di realizzazione in collaborazione con le autorità regionali, visto che la giunta guidata da<strong> Renato Schifani</strong> ha proclamato lo stato di crisi a febbraio e ha nominato una struttura emergenziale retta da <strong>Dario Cartabellotta.</strong></p>



<p>I provvedimenti fin qui attuati dovrebbero garantire alla Sicilia la possibilità di attingere alle riserve idriche almeno fino all&#8217;autunno e alla fine dell&#8217;anno. Ma non si può certo sperare nella normalizzazione del clima, né ad altre preghiere per la pioggia: il prossimo inverno potrebbe tornare a essere umido, così come confermarsi secco come quello appena passato. Per evitare rischi, anche nel medio e lungo periodo, la Sicilia deve fare alcun<strong>i importanti sforzi in termini infrastrutturali.</strong></p>



<p>Sempre Siciliacque ha presentato un piano da 150 milioni di Euro per interventi che riguardano, tra le altre cose, il potenziamento di alcuni acquedotti e la manutenzione delle dighe. Serve trovare la copertura finanziaria, altrimenti si rischia di non partire e, nei prossimi anni, di sperimentare realmente la sete.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché lo stress idrico potrebbe anche costituire un&#8217;opportunità per l&#8217;Italia</strong></h2>



<p>Nel suo complesso, l&#8217;Italia è il terzo Paese in Europa per volume delle fonti idriche: il dato tocca i <strong>130 miliardi cubi di acqua</strong>, con un consumo che tocca in media ogni anno 40 miliardi di metri cubi. La cifra è inferiore del 20% rispetto alla fine del secolo scorso, come si legge in una ricerca di <em>Starting Finance</em>, ma dimostra in ogni caso come lungo la penisola le riserve non mancano e lo spettro della desertificazione è localizzato. Tutto questo per dire che, sia per il suo clima che per il suo livello di sviluppo tecnologico, <strong>l&#8217;Italia è nelle condizioni di evitare che parti del proprio territorio patiscano la penuria d&#8217;acqua.</strong></p>



<p>Sono state costruite metropoli in pieno deserto, sono nate città in medio oriente lì dove piove una volta ogni due anni, dalle nostre parti è quindi possibile non solo scongiurare il peggio ma approfittare dello stress idrico di alcune regioni, Sicilia in primis, per contribuire alla risoluzione dei problemi legati all&#8217;ambiente e all&#8217;uso sostenibile delle risorse.</p>



<p>In poche parole, se il sud è assetato è anche per un problema di natura politica: come spesso accade nel nostro Paese,<strong> si guarda all&#8217;emergenza e al quotidiano e non al lungo termine </strong>e oggi che il clima secco attanaglia intere aree si corre per salvare il salvabile. Se, al contrario, si pensa agli anni futuri e non si lascia tutto in mano al fato e alle danze (o preghiere) della pioggia, l&#8217;Italia può dar vita a un&#8217;intesa opera di recupero dell&#8217;attuale e di sperimentazione di nuove metodologie per salvare milioni di persone dall&#8217;oscuro spettro della sete.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sicilia-all-asciutto-ma-non-e-tutta-colpa-del-clima.html">La sete della Sicilia: sono scomparsi gli autunni e le dighe sono piene&#8230; di buchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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