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Se la situazione era critica già a giugno, con terreni aridi e invasi a secco, ad agosto si è fatta ancor più drammatica. Nessun siciliano sperava o immaginava realmente che, nel pieno della stagione più calda, potessero arrivare quei temporali in grado di ridimensionare la sete avvertita in maniera così profonda dall’isola. Ma adesso il problema è anche di ordine pubblico. E lo ha ribadito, tra gli altri, lo stesso Prefetto di Agrigento, Filippo Romano: “La Prefettura può occuparsi soltanto di questioni di ordine pubblico, legate all’emergenza idrica”, ha dichiarato al sito AgrigentoNotizie in relazione all’invio di autobotti verso quartieri dove l’acqua manca da più di due settimane.

Il via vai di autobotti

E il suono delle autobotti che fanno la spola tra le sorgenti e le vasche delle abitazioni private è quello che sta caratterizzando l’estate di Agrigento, la città più colpita dalla crisi. Sia nelle zone centrali che in periferia, dalla mattina alla sera è possibile sentire il clacson azionato dagli “autobottisti” per avvisare del loro arrivo. L’autobotte nella città dei templi è diventata un vero simbolo: lo scorso 2 agosto, quando gli agrigentini sono scesi in piazza per protestare contro la mancanza d’acqua, ad aprire il corteo è stata un’autobotte.

La folla ha sfilato per le vie del centro e ha sfidato il gran caldo di questi giorni, per raggiugere poi la sede della prefettura. I volti incrociati per strada raccontano di uno stato di insofferenza lampante: “Ogni giorno, prima di aprire la mia attività commerciale”, è lo sfogo di un ristoratore, “faccio il segno della Croce e controllo la vasca. Se c’è poca acqua, sto un’intera giornata al telefono per rintracciare un’autobotte e sperare di poter proseguire con il lavoro. Ma è vita questa? Le sembra normale vivere così nel 2024 in Europa?

Settimio Cantone, al vertice di Aica, la società che gestisce il servizio di erogazione idrica in provincia di Agrigento, è stato allontanato dai manifestanti poco prima della partenza del corteo: “Lui non ha gli stessi nostri problemi”, ha urlato alle tv locali un cittadino, “non sa cosa stiamo vivendo, inutile rimanga qui”. Dal canto suo, Cantone ha fatto dietrofront spiegando però di non avere responsabilità sulla poca acqua messa a disposizione per la società da lui guidata.

C’è poi chi avanza sospetti su presunte disparità nell’erogazione dell’acqua: “Guardi, io vivo ad Aragona (paese dell’hinterland agrigentino, ndr) e a casa mia l’acqua arriva ogni 10 o 12 giorni. Ho però un negozio qui in centro e le assicuro che l’acqua viene un giorno sì e un giorno no. La crisi non è per tutti, ci sono quartieri e quartieri: alcuni sono privilegiati, altri sono lasciati a marcire”.

Agrigento epicentro della crisi idrica

A Giardina Gallotti e a Montaperto, due graziosi borghi ricadenti all’interno del comune di Agrigento ma adagiati sulle colline attorno la città, l’acqua in due mesi è stata erogata forse due o tre volte. Ed è qui che il Prefetto Romano ha disposto l’invio di autobotti, le quali con i propri tubi hanno riempito vasche e recipienti per ridare ossigeno agli abitanti stremati.

Si tratta di un ulteriore segnale di come è l’area di Agrigento quella più colpita dalla siccità e dalla crisi idrica in Sicilia. E non è certo un caso: la città non ha mai conosciuto l’acqua corrente, i cittadini negli anni hanno costruito vasche per le abitazioni per avere sempre a disposizione riserve idriche. Qui è considerato normale ricevere l’acqua ogni due o tre giorni, quando il servizio si è regolarizzato su questa cadenza è stato considerato “soddisfacente”. Chiaro allora che, alle prime avvisaglie di crisi, la vulnerabilità della città è saltata subito fuori.

Anche perché non ci sono dissalatori, l’unico in funzione nella zona è stato chiuso alcuni anni fa dopo importanti investimenti da parte della Regione, l’acqua viene presa dalle sorgenti dei Monti Sicani e dell’entroterra e prima di raggiungere la rete di tubature cittadine si disperde per via di condutture obsolete. La stessa rete cittadina è un colabrodo e gli interventi promessi da più di un decennio sono rimasti vani e lontani dall’essere realizzati. Va un po’ meglio nei comuni vicini, con turni comunque sempre distanziati mediamente di 7-8 giorni.

Cosa accadrà dopo l’estate?

Ma limitazioni e razionamenti stanno riguardando gran parte delle province siciliane, anche Palermo: “Qui abbiamo diminuito l’immissione in rete dagli invasi in sofferenza – conferma dal capoluogo siciliano un dirigente della Regione – e arriveremo senza grossi problemi dicembre”. E per il dopo? Al momento si sta lavorando a un primo piano da 20 milioni di Euro che dovrebbe garantire, già nella seconda metà di agosto, l’immissione del 20% di acqua in più negli acquedotti nell’isola. E questo vale anche per l’assetata provincia di Agrigento. Nuovi pozzi e nuovi collegamenti a breve entreranno in funzione e ci saranno maggiori dotazioni.

C’è poi un ulteriore piano che dovrebbe sbloccare altre infrastrutture, compresa la costruzione di alcuni dissalatori. Eppur si muove, verrebbe da dire. Ma in modo molto lento e con colpevoli ritardi da parte delle istituzioni. Un timido segnale di speranza è arrivato nelle ultime ore anche dal cielo: due temporali sono stati localizzati, tra domenica e lunedì, proprio all’altezza dell’area del lago di Pergusa, tristemente famoso per essersi prosciugato.

Si tratta di temporali estivi e poco più, ma almeno i terreni nelle aree interne e degli invasi stanno tornando a prendere confidenza con la pioggia. Nella speranza che l’autunno torni a essere la stagione più piovosa per allontanare lo spettro della siccità e che, da tutta questa situazione, la Sicilia e i siciliani imparino la lezione per evitare certi errori in futuro.

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