L’Africa meridionale è alle prese con una siccità senza precedenti che sta portando una serie di problemi diversificati in tutta la regione. La siccità è amplificata dagli effetti di El Niño, il fenomeno climatico ciclico noto per intensificare periodi di aridità o, al contrario, di piogge intense. La scarsità di piogge durante fasi cruciali della stagione di semina ha portato a pesanti perdite nei raccolti e alla morte di numerosi capi di bestiame, colpendo una regione in cui il 70% della popolazione basa la propria sussistenza sull’agricoltura. I Paesi che hanno dichiarato disastri nazionali di siccità finora sono cinque, Lesotho, Malawi, Namibia, Zambia e Zimbabwe.
La crisi energetica in Zambia e Zimbawe
La situazione più assurda è quella in Zambia, dove proprio la siccità sta causando una crisi energetica mai affrontata prima. L’80% della fornitura di energia elettrica nel Paese arriva dalle turbine del lago Kariba, dove attualmente l’acqua è assente. La diga di Kariba racchiude le acque del bacino artificiale più grande del mondo, costruita per intrappolare il flusso del fiume Zambesi e rivoluzionare l’approvvigionamento energetico dei Paesi tra cui passa il fiume, Zambia e Zimbawe. La mancanza di acqua, però, non sta garantendo una sufficiente produzione di energia e sta causando blackout diffusi in tutta la regione. Ad aggravare la situazione, l’economia in crisi e il rischio di crollo della diga a causa della scarsa manutenzione.
La costruzione della diga fu opera dei coloni britannici, con l’obiettivo di dare prestigio ai propri possedimenti. Nonostante le opposizioni della popolazione locale, il piano andò avanti: migliaia di persone che vivevano di pesca e agricoltura furono costrette a spostarsi e, come previsto dalla popolazione autoctona, hanno dovuto affrontare diverse difficoltà nel contenimento dell’imprevedibile corso fluviale. Purtroppo la “rivoluzione energetica” tanto ambita è oggi inutilizzabile e crea un disagio non indifferente alla popolazione rimasta senza energia elettrica.
In Zimbawe, inoltre, non piove regolarmente da due anni. L’agricoltura è il settore maggiormente colpito. Secondo il Programma Alimentare Mondiale (Pam), il 60% della popolazione rurale vive una condizione di insicurezza alimentare e nei prossimi mesi oltre 2 milioni di bambini rischieranno la malnutrizione.
La crisi idrica non compromette solo l’agricoltura e l’energia, ma ha anche ricadute su tutti i settori della società. L’aumento della povertà alimentare ha portato molte persone a migrare verso aree meno colpite, generando un flusso migratorio interno che sovraccarica le risorse urbane.
Le altre nazioni sotto pressione
Anche il Sudafrica è alle prese con una scarsità d’acqua che ha messo sotto pressione le riserve idriche, specialmente nelle regioni occidentali, costringendo il governo a imporre restrizioni e colpendo duramente l’agricoltura.
In Somalia e in Kenya, la situazione è particolarmente drammatica, con milioni di persone minacciate dalla mancanza di acqua e cibo, un problema che sta provocando sfollamenti di massa e malnutrizione. L’Etiopia, pur con ambiziosi progetti idroelettrici, risente pesantemente dell’aridità, che rende difficile sostenere le colture e provoca tensioni interne legate alle risorse idriche, in particolare nella regione del Nilo Azzurro. Qui, la lotta per il controllo dell’acqua ha già portato a tensioni con il vicino Egitto.
Altri Paesi come il Malawi, il Ciad, il Sudan e il Niger stanno vivendo difficoltà simili, con la siccità che compromette la produzione agricola e aggrava l’insicurezza alimentare.
L’altra faccia della medaglia della siccità sono le inondazioni: in Mozambico, Nigeria e nella regione del Sahel, piogge eccessive e improvvise hanno causato gravi alluvioni, distruggendo infrastrutture, coltivazioni e insediamenti. Questo contrasto tra siccità estrema e inondazioni devastanti riflette gli effetti sempre più estremi e imprevedibili dei cambiamenti climatici sul continente africano.
Ormai è cosa nota, a livello mondiale il continente africano contribuisce solo al 4% delle emissioni di gas serra, una quota insignificante rispetto ai maggiori emettitori come Stati Uniti, Cina e Unione Europea. Eppure, la sua popolazione è tra le più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Questo contrasto ha spinto molti leader africani a chiedere alla comunità internazionale un maggiore impegno nel sostenere il continente. Molti Paesi africani sostengono che le nazioni ricche dovrebbero aumentare i finanziamenti per il clima, aiutando non solo a mitigare le crisi attuali, ma anche a investire in tecnologie sostenibili.
L’Africa, infatti, grazie alle sue vastissime risorse naturali e a una popolazione tra le più giovani del pianeta, ha il potenziale per diventare un centro di opportunità e soluzioni innovative e sostenibili per affrontare la crisi climatica e le sfide ambientali. La crescente leadership del continente in iniziative di economia verde ne è già una prova concreta.

