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	<title>schiavitù Archives - InsideOver</title>
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	<title>schiavitù Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>50 milioni di vite spezzate: il dramma della moderna schiavitù nel XXI secolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 05:42:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 2 dicembre le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale per l&#8217;abolizione della schiavitù, commemorando la data in cui nel 1949 fu approvata la Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui. Ebbene, in questi tempi l&#8217;anniversario suona più come un monito che come una commemorazione: nel pieno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-xxi-secolo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/50-milioni-di-vite-spezzate-il-dramma-della-moderna-schiavitu-nel-XXI-secolo-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 2 dicembre le Nazioni Unite celebrano la<strong> Giornata internazionale per l&#8217;abolizione della schiavitù</strong>, commemorando la data in cui nel 1949 fu approvata la Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui. </p>



<p>Ebbene, in questi tempi l&#8217;anniversario suona più come un monito che come una commemorazione: nel pieno dell&#8217;età dell&#8217;intelligenza artificiale, della competizione globale per l&#8217;innovazione, <strong>della spinta all&#8217;emancipazione dell&#8217;umanità da molte grande piaghe globali </strong>(dalla <a href="https://it.insideover.com/societa/318-milioni-di-persone-a-rischio-fame-nel-mondo-il-wfp-lancia-il-suo-programma-per-il-2026.html">fame</a> alla mortalità neonatale, i dati sono nettamente migliori rispetto a inizio secolo), ciò che spesso non emerge agli occhi dell&#8217;opinione pubblica è che <strong>la piaga della schiavitù non è mai stata tanto diffusa nella storia umana come oggigiorno</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dati drammatici sulla schiavitù nel mondo</h2>



<p>L&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) stima infatti che <strong>50 milioni di persone</strong> vivano oggigiorno in condizioni di schiavitù. <strong>28 milioni di esse sono sottoposte a lavoro forzato, principalmente dall&#8217;Africa all&#8217;Asia,</strong> e invece <strong>22 milioni</strong> sono state forzate a <strong>contrarre il matrimonio</strong> contro la propria volontà e si trovano in una sostanziale situazione di servitù famigliare.</p>



<p>Nella storia umana, la schiavitù ha rappresentato più la regola che l&#8217;eccezione. <strong>Senza di essa non sarebbero esistiti i grandi sistemi imperiali, da Roma all&#8217;antica Cina</strong>, che hanno condizionato e plasmato la storia mondiale. Lo sfruttamento della schiavitù è stata una costante da parte di popoli e regni come quelli costruiti dagli Arabi tra Mediterraneo e Levante e la tratta degli schiavi ha <strong>costituito una base dell&#8217;espansione coloniale europea tra XVI e XVIII secolo</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa mondiale a sensibilizzare contro la schiavitù</h2>



<p>Dall&#8217;Ottocento in avanti, questa piaga è stata gradualmente contenuta e la <strong>Convenzione sulla Schiavitù del 1926 della Lega delle Nazioni</strong> prima e il protocollo Onu del 1949 poi hanno contribuito a <strong>diffondere le pratiche di criminalizzazione della schiavitù e del lavoro forzato</strong> in tutto il mondo. Da ultimi, <a href="https://www.theguardian.com/world/2008/oct/27/humanrights1">il Niger (2003)</a> e <a href="http://www.cnn.com/interactive/2012/03/world/mauritania.slaverys.last.stronghold/index.html">la Mauritania (2007)</a> hanno adottato leggi anti-schiavitù. Nel 2014 il protocollo Onu contro il lavoro forzato ha <strong>alzato l&#8217;asticella del contrasto a una piaga che però prosegue</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lavoro e traffico umano, dove emerge la piaga della schiavitù</h2>



<p>Limitandoci al dato della schiavitù propriamente detta, cioè del <strong>lavoro forzato </strong>sotto costrizione,<a href="https://www.ilo.org/topics/forced-labour-modern-slavery-and-trafficking-persons/data-and-research-forced-labour"> l&#8217;Ilo riporta che nel mondo</a> sono stimate esserci &#8220;17,3 milioni di persone sfruttate nel settore privato, 6,3 milioni costrette allo sfruttamento sessuale a fini commerciali e 3,9 milioni costrette al lavoro forzato imposto dallo Stato&#8221; e, se da un lato &#8220;la regione dell&#8217;Asia e del Pacifico registra il numero più elevato di persone costrette al lavoro forzato (15,1 milioni)&#8221;, dall&#8217;altro &#8220;è negli Stati arabi che si riscontra la prevalenza più elevata (5,3 ogni mille persone)&#8221;. <strong>3,3 milioni i ragazzi e bambini</strong> che vivono in questa condizione, per la metà coinvolti nell&#8217;orribile pratica dello sfruttamento sessuale dei minori. </p>



<p>L&#8217;<strong>economia della schiavitù,</strong><a href="https://www.ilo.org/publications/major-publications/profits-and-poverty-economics-forced-labour"><strong> ogni anno, genera 236 miliardi di dollari</strong> di valore aggiunto illegale,</a> segno tanto della portata della piaga quanto, visto il ridotto indotto in rapporto al numero di persone sfruttate, del fatto che spesso <strong>il lavoro forzato è utilizzato come strumento di dumping commerciale,</strong> per abbattere i prezzi di beni, prodotti e servizi. E questo ci porta a un grande paradosso dell&#8217;epoca della globalizzazione, vero e proprio <strong>Giano Bifronte</strong> che da un lato ha spinto con l&#8217;innovazione e la tecnologia a spostare su questi scenari l&#8217;enfasi della competizione economica globale e dall&#8217;altro abbattendo le barriere commerciali ha spinto sulla corsa alla conquista di vantaggi di costo ottimali la rivalità sullo scambio di merci. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esercito industriale di riserva</h2>



<p>Ne risulta, dunque, una situazione in cui i moderni schiavi <strong>sono quello che Karl Marx avrebbe chiamato &#8220;l&#8217;esercito industriale di riserva&#8221;</strong> funzionale a mantenere, in diversi settori (dalla manifattura a basso valore aggiunto all&#8217;agricoltura intensiva) competitivi diversi contesti produttivi. Lo sappiamo, tristemente, in Italia con la piaga del caporalato, più diffusa forma di moderna schiavitù nella Penisola. </p>



<p>Il sistema economico, specie nei Paesi a più recente sviluppo, ignora la domanda semplice con cui il vescovo domenicano <strong>Bartolomé de Las Casas</strong> infilzò la persecuzione dei Conquistadores spagnoli contro gli indios delle Americhe nel XVI secolo (<strong>&#8220;Non sono forse uomini anche loro?</strong>”). Secondo i dati Ilo rielaborati dall&#8217;iniziativa Walk Free della Minderoo Foundation basata a Perth, Australia, nel Global Slavery Index <strong>quasi 5 milioni di persone in moderna schiavitù vivrebbero in Cina</strong>, principalmente nei circuiti di sfruttamento del lavoro a basso valore aggiunto nelle aree abitate da minoranze come gli <strong>uiguri.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla Cina alla Corea del Nord, la mappa della schiavitù nel mondo</h2>



<p><strong> Il Gsi indica come nazioni più schiavili del mondo <a href="https://www.walkfree.org/global-slavery-index/map/#mode=data:country=PRK:dimension=p">Corea del Nord</a>, Eritrea e Mauritania</strong>, Con rispettivamente il 10,5, il 9 e il 3,2% degli abitanti in stato di sostanziale servitù (in Corea del Nord il dato equivale a 2,6 milioni di persone). Seguirebbero Arabia Saudita (2,1%) e Turchia (1,5%). </p>



<p><strong>Insomma, c&#8217;è ancora molto lavoro da fare</strong> e nonostante l&#8217;inasprimento delle leggi nei Paesi del G7 e nelle altre avanzate economie del pianeta, il radicamento del problema nel sistema lo ha reso difficilmente estirpabile. &#8220;La schiavitù si nasconde nei prodotti che consumiamo: cacao,<a href="https://it.insideover.com/economia/produzione-in-calo-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-per-rimanere-senza-caffe.html"> caffè</a>, zucchero, tè, cotone, olio di palma, frutta secca, riso, tonno, carne di manzo, pelle, telefoni, computer portatili, giocattoli e minerali come oro e cobalto&#8221;,<a href="https://iol.co.za/news/opinion/2025-12-01-unveiling-the-hidden-reality-of-modern-slavery/"> nota Iol, aggiungendo che</a> &#8220;persino i prodotti etichettati come etici o di provenienza sostenibile spesso si basano sul lavoro minorile e forzato&#8221;. </p>



<p><strong>Un mondo che avrà anche solo una persona in schiavitù</strong> sarà, inevitabilmente, un mondo più ingiusto. Dai consumatori alle aziende, dai governi alle organizzazioni internazionali, il 2 dicembre deve servire da monito a tutti gli attori sociali perché lavorino per rompere i meccanismi che alimentano o favoriscono una piaga che pensavamo relegata a un passato remoto. E invece insiste sul mondo con una forza maggiore di quella mai avuta nella storia umana.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>La lotta degli schiavi di ieri, l&#8217;ipocrisia sui 50 milioni di schiavi di oggi</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-lotta-degli-schiavi-di-ieri-lipocrisia-sui-50-milioni-di-schiavi-di-oggi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 15:08:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[schiavi]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù]]></category>
		<category><![CDATA[tratta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1170" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="schiavi" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi.webp 1170w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi-300x173.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi-1024x591.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi-768x443.webp 768w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>Oggi si celebra la Giornata internazionale per l'eliminazione della tratta degli schiavi ma quante forme di achiavitù ancora resistono...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1170" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="schiavi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi.webp 1170w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi-300x173.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi-1024x591.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/schiavi-768x443.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>La<strong> schiavitù</strong> è quanto di più umano esista. Nacque con l&#8217;uomo e con il desiderio di alcuni uomini di possedere e sopraffare altri uomini, dall&#8217;era delle caverne, passando per i Greci e i Romani fino all&#8217;odiosa <strong>tratta</strong> che abbiamo appreso fin dai libri di scuola. Ed è proprio in memoria di quella tratta che oggi celebriamo la <strong>Giornata internazionale per la commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione</strong>. Ma no, nulla a che fare con <strong>Abramo Lincoln</strong>. Bensì con un manipolo di uomini che in quel di <strong>Haiti</strong>, nel lontano 23 agosto 1791, scelse di ribellarsi alle catene che gli Europei gli avevano imposto. Volevano per se stessi tutte le bellezze che la <strong>Rivoluzione Francese </strong>andava propagandando e che gli schiavi liberi &#8211; che erano riusciti ad affrancarsi anche intellettualmente &#8211; avevano scelto come manifesto per la lotta di liberazione di neri e meticci sull&#8217;isola.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.storicang.it/medio/2022/01/14/il-23-agosto-1791-i-congiurati-di-haiti-assaltarono-le-prime-piantagioni-a-nord-dellisola_a33f9eb7_800x604.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Gli Stati Uniti, terra che conservava la &#8220;peculiare istituzione&#8221;, dovranno invece attendere la Guerra Civile e il Proclama di emancipazione per vedere abolita la schiavitù, almeno sulla carta. Ma al di là dei provvedimenti legislativi che imponevano la fine dell&#8217;odioso strumento di sopraffazione, fu anche il <strong>progresso tecnologico </strong>a mandare in soffitta la schiavitù: il lavoro manuale mal si addiceva ai ritmi produttivi che la società industriale richiedeva. Così, le macchine che i luddisti volevano tanto distruggere, si trasformarono &#8211; per paradosso &#8211; nel <em>de profundis</em> sulla schiavitù. Generandone un&#8217;altra: quella dell&#8217;<strong>operaio-massa</strong>.</p>



<p>Con le leggi e i trattati che hanno abolito tratta e schiavitù ci si potrebbe lastricare l&#8217;Inferno, ma sebbene si tratti di termini che sembrano appartenere alla notte dei tempi, di schiavitù contemporanee se ne possono contare decine e decine di forme.<br>La schiavitù moderna, come termine, comprende molte forme di sfruttamento, tra cui la <strong>tratta di esseri umani</strong> e la <strong>nascita di persone già schiave</strong>. La schiavitù moderna è ovunque intorno a noi, spesso nascosta in bella vista. Le persone possono diventare schiave realizzando i nostri vestiti, servendo il nostro cibo, raccogliendo i nostri pomodori, lavorando nelle fabbriche o nelle case come cuochi, addetti alle pulizie o tate.</p>



<p>Secondo le ultime stime globali sulla schiavitù moderna (2022) di<em> Walk Free</em>, dell&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro e dell&#8217;Organizzazione internazionale per le migrazioni, <strong>oggi quasi 50milioni di persone vivono in schiavitù</strong>: circa un quarto di sono bambini. Il ventaglio di tipi di schiavitù, oggi, tende a essere sempre più ampio: 22 milioni di persone sono costrette a <strong>matrimoni forzati</strong>. Due su cinque sono bambini o adolescenti in età pre-puberale. Dei 27,6 milioni di persone intrappolate in diverse forme di <strong>lavoro forzato</strong>, 17,3 milioni sono vittime di sfruttamento lavorativo forzato nell&#8217;economia privata, 6,3 milioni di <strong>sfruttamento sessuale</strong> e circa 4 milioni sono vittime di lavoro forzato imposto dalle autorità statali. Quanto alla tratta, sebbene non foraggi più le piantagioni coloniali, alimenta nuove forme di prevaricazione dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo. La tratta oggi fornisce essere umani al mercato della <strong>prostituzione forzata</strong>, del<strong> lavoro in nero</strong>, della criminalità e dell&#8217;<strong>accattonaggio</strong>, dei <strong>matrimoni combinati</strong> e dell&#8217;<strong>espianto di organi</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.dealogando.com/wp-content/uploads/2022/10/lp-10906364-1170x675.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il rovescio della medaglia della tratta è la schiavitù moderna. La più diffusa al mondo è per <strong>debiti</strong>, contratta solitamente da un prossimo oppure in prima persona: le persone intrappolate nella povertà prendono in prestito denaro e sono costrette a lavorare per ripagare il debito, perdendo il controllo sia sulle proprie condizioni di lavoro che sul debito stesso. Ma la schiavitù è ancora oggi anche <strong>condizione ereditaria</strong>: solitamente lo stato di &#8220;schiavo&#8221; viene tramandato lungo la linea materna e non può estinguersi se non con la fuga.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.mondoemissione.it/wp-content/uploads/sudan-20607-kfcD-U11012278831928mjG-1024x576@LaStampa_it.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p><br>E poi ci sono i <strong>bambini</strong>, gli schiavi più redditizi. I loro corpicini esili ben si prestano a calarsi nei cunicoli delle miniere dove si estrae il prezioso <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-nellinferno-di-coltan-e-cobalto-del-nord-kivu.html">coltan</a> dei nostri inseparabili smartphone; le loro dita veloci ed eleganti tessono in fretta i<a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-cotone-del-fast-fashion-deforestazione-in-brasile-sfruttamento-in-pakistan-prezzi-bassi-in-europa.html"> tessuti del <em>fast fashion</em></a><em> </em>così come tappeti pregiati; la loro innocenza candida è un richiamo per reti di pedofili, maniaci e uomini in cerca di <strong>spose bambine</strong>. Le loro menti ancora così malleabili e i loro corpi resistenti sono adatti a farne <strong>bambini-soldato</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.criticalsociety.it/wp-content/uploads/2019/12/Spose-bambine-905x500-1.jpg" alt=""/></figure>



<p><strong>Le fattezze del mondo moderno rendono invisibile la schiavitù</strong> ammantandola di lustrini, ma soprattutto creando una distanza emotiva abissale tra i prodotti dello sfruttamento e noi che ne gioviamo. Non ne sentiamo il puzzo, e ci va bene così. <br>Ma come diceva qualcuno, &#8220;<em>anche se ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti</em>&#8220;. Schiavo è il bambino che ha cucito la nostra borsa <em>made in Bangladesh</em>; schiava è quella ragazzina diafana sui tacchi a spillo che batte sulla superstrada che percorriamo ogni sera tornando da lavoro; schiavo è l&#8217;operaio dell&#8217;Est Europa, senza contratto, senza diritti e malpagato, che affianca il nostro idraulico o che costruisce le nostre case.  Non vediamo il loro sangue e le loro lacrime sul cibo che ci viene servito o sulle lenzuola su cui dormiamo, e questo contribuisce a farci dormire sonni tranquilli.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://static.ilmanifesto.it/2013/11/29/30-est1-congo-uranio.jpg" alt=""/></figure>
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<p>Ma esistono anche altre forme, <strong>più subdole</strong>, di schiavitù moderna. Che non prevedono palle al piede o frustate, ma che tediano la vita di milioni di esseri umani: si annidano nella grande distribuzione e nei suoi turni massacranti; nei <strong><em>call center</em> </strong>pollaio dove milioni di giovani finiscono a subire la schiavitù del risultato e i lavaggi del cervello da improbabili<em> coach</em> caricati a pallettoni; nelle <strong>lettere di dimissioni fatte firmare in bianco</strong> a una donna neo-assunta; nelle migliaia di giovani che lavorano 15 ore con contratti <em>part-time</em>, nei<strong><em> rider </em></strong>che rischiano di ammazzarsi in bici per portarci la pizza ancora fumante.  Non ci sono fruste né catene in questo caso, ma anche rubare i sogni è una forma di riduzione in schiavitù.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-lotta-degli-schiavi-di-ieri-lipocrisia-sui-50-milioni-di-schiavi-di-oggi.html">La lotta degli schiavi di ieri, l&#8217;ipocrisia sui 50 milioni di schiavi di oggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dalla Nigeria ai viali di Bologna, storia di Hope e Precious</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/dalla-nigeria-ai-viali-di-bologna-storia-di-hope-e-precious.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 14:41:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[prostituzione]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1358" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240417101704370_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_400547.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240417101704370_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_400547.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240417101704370_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_400547-600x424.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240417101704370_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_400547-300x212.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240417101704370_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_400547-1024x724.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240417101704370_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_400547-768x543.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240417101704370_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_400547-1536x1086.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pantaloni attillati o gonne molto corte. Tacchi, sui quali difficilmente riescono a camminare. Magliette striminzite, spesso molto scollate, e, se sono fortunate, una felpa o un pellicciotto in cui stringersi per riscaldarsi. Le notti sulle strade della periferia bolognese possono essere davvero fredde e molte volte le ore sembrano non passare mai. Tanto più quando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/dalla-nigeria-ai-viali-di-bologna-storia-di-hope-e-precious.html">[...]</a></p>
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<p>Pantaloni attillati o gonne molto corte. Tacchi, sui quali difficilmente riescono a camminare. Magliette striminzite, spesso molto scollate, e, se sono fortunate, una felpa o un pellicciotto in cui stringersi per riscaldarsi. Le notti sulle strade della periferia bolognese possono essere davvero fredde e molte volte le ore sembrano non passare mai. Tanto più quando la prostituzione, che ha un caro prezzo per le ragazze, vale poco più di 20 euro a rapporto completo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La speranza e l&#8217;odissea</h2>



<p>«Anche se muoio di freddo ci devo rimanere qui, il primo treno che mi porta a casa è alle 5.25». Precious (nome di fantasia che lei stessa ha inventato e utilizza quando lavora) ha 21 anni, è di origine nigeriana e vive a Parma. «Dove abito io non c’è lavoro, così prendo l’ultimo treno della sera per Bologna e ritorno a casa con il primo della mattina». Arriva in stazione centrale verso le 22.40 e il primo riparte da lì alle 5.25, togliendo il tempo di arrivare sono 6 ore di lavoro. Precious passa tutte le notti sotto una fermata dell’autobus, l’unico punto di questo stradone all’uscita della tangenziale con un minimo di illuminazione. «Io sono fortunata, almeno non devo stare da sola tutte le notti».</p>



<p>Qui sotto la banchina, insieme a lei, ci sono altre due ragazze, Glory e Gracious. Passano le notti, tra un cliente e l’altro, ad ascoltare musica, ballare e in videochiamata con i loro parenti. Tutte e tre vivono nella stessa casa, a Parma, e vengono qui insieme a prostituirsi. Non devono nascondere ai propri familiari il loro lavoro in Italia, è una cosa ormai da molti conosciuta già dal momento in cui si parte e per gli altri invece diventa chiaro con il passare del tempo.</p>



<p>«La cugina di mia madre un giorno è venuta a casa nostra e vedendoci in difficoltà economica mi ha proposto di venire in Italia». Hope cambia espressione quando inizia a raccontarmi e abbassa lo sguardo sul bicchiere di tè che tiene stretto tra le mani per scaldarsi. «Qui una parente del marito stava cercando qualcuno che la aiutasse nel suo salone da parrucchiera. Così ho pensato: Perché no? Sicuramente guadagnerei molto meglio in Italia che rimanendo in Nigeria. Sai, io vengo da una famiglia molto povera, dopo qualche anno di scuola ho dovuto abbandonare per aiutare i miei genitori nei campi». Mentre pronuncia queste parole in un inglese un po’ biascicato, continua a girare il bastoncino nel bicchiere nervosamente. «Chissà come ho fatto a credere a una cosa del genere. Eppure avevo amici che mi avevano detto di non fidarmi, che altre ragazze che conoscevano erano state tratte in inganno nello stesso modo e ora si ritrovavano a prostituirsi in Europa. Ma io ci ho creduto, voglio dire, era poi la cugina di mia madre no? Perché mai mi avrebbe dovuto volere tanto male?».</p>



<p>Questo è l’ultimo momento di gioia che Hope riesce a ricordarsi. La preparazione per il viaggio, l’emozione di andare in Italia, i saluti agli amici, gli abbracci ai genitori. Da quel momento in avanti Hope, che aveva solo 19 anni quando ha lasciato la sua casa nella periferia di Benin City, non ha trascorso neanche un giorno senza desiderare di tornare a casa sua, con la sua famiglia, a spezzarsi la schiena lavorando nei campi sotto il sole pungente della Nigeria.</p>



<p>«Le storie che vengono raccontate sulla Libia non rispecchiano la violenza e la disperazione che siamo state costrette a vivere, soprattutto noi donne. Sono stata un anno e quattro mesi in una prigione libica prima di riuscire ad imbarcarmi. Dalle violenze che ho subito in quella prigione sono rimasta incinta e ho avuto due aborti, l’ultimo poco prima di riuscire a scappare per imbarcarmi». Grace ha 27 anni e ha lasciato i suoi due figli in Nigeria. Le avevano parlato dell’Italia come di un posto meraviglioso, e così una notte ha deciso di partire, senza dire nulla a nessuno. Dopo settimane di viaggio, più l’anno e mezzo in Libia, è riuscita a salire su un gommone e ad arrivare in Sicilia. Dopo poche ore dallo sbarco è riuscita a scappare, prima che le potessero prendere le impronte digitali e identificarla. Grace non esiste, almeno non per lo stato italiano.</p>



<p>Una volta scappata è stata condotta a Bologna, dopo un viaggio in pullman, insieme ad altre ragazze. Ad aspettarla però non c’era una parrucchiera, ma una Madam, una donna più anziana, che aveva ormai smesso di prostituirsi, con il compito di controllare queste giovani donne e i loro guadagni. La strada era ciò che l’attendeva. La strada è ciò che continuerà ad attenderla fino a che non avrà saldato il suo debito per il viaggio dalla Nigeria, che si aggira attorno ai 20 mila euro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fantasmi</h2>



<p>Grace, come tutte le altre ragazze non ha alternativa. Lei non esiste per lo stato italiano, e per lo stato italiano non esiste neanche il reato di prostituzione. Illegali sono lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione o l’assoggettamento in una condizione di schiavitù. Sta proprio qui il punto: chi può essere in grado di dimostrare di prostituirsi sotto ricatto, vivendo in una condizione di assoggettamento e schiavitù? Le ragazze che si prostituiscono, o meglio, che sono costrette a farlo, spesso non hanno neanche i mezzi per riconoscere la propria situazione, tantomeno possono essere in grado di denunciarla. Perché è solo con la denuncia diretta di una ragazza, ovviamente sostenuta da prove evidenti, che il sistema italiano può riconoscere il reato.</p>



<p>Il ricatto a cui sono sottoposte affonda le sue radici in evidenti forme di violenza strutturale. La religione vudù è un elemento che, anche se combinato con la cristianità, in Nigeria ha ancora un valore credenziale molto forte. Infatti, molte delle ragazze prima di partire vengono sottoposte a un rito vudù nel quale promettono di estinguere il loro debito, a discapito della salute della propria famiglia. Dal contesto culturale in cui sono cresciute si arriva poi ad un elemento molto più pragmatico: un debito da saldare. Questo somma si aggira sempre intorno ai 20/30 mila euro ed è estremamente sproporzionata rispetto all’effettivo costo di un viaggio dalla Nigeria fino in Italia, che solitamente può arrivare a costare al massimo poco più della metà di quanto richiesto a queste ragazze. La situazione delle nigeriane costrette a prostituirsi nelle strade italiane si inserisce in un contesto criminale molto più grande di quello che si pensava fino a pochi anni fa.</p>



<p>La tratta a scopo sessuale delle ragazze nigeriane inizia in uno stato nel centro d’Africa e finisce a migliaia di chilometri di distanza, in Italia. Si tratta di una rete ben organizzata, che non comprende soltanto una componente centroafricana. Fondamentale per la crescita di questa organizzazione criminale è il fatto che in Italia non sia un reato prostituirsi, né essere clienti di chi si prostituisce.</p>



<p>Reintroduzione delle case chiuse, inserimento di un reato per chi usufruisce della prostituzione, maggiori tutele sui minori. Sono state tante le proposte fatte per cercare di frenare questo fenomeno criminale, eppure di passi avanti non se ne sono fatti, soprattutto dalla chiusura delle case chiuse nel ’58 che aveva proprio questa pretesa. «Con l’abolizione di ogni forma di regolamentazione si è cercato di bilanciare l’autonomia, la libera determinazione dei singoli, sradicando quella che era una dimensione di sfruttamento della prostituzione regolamentata. Il fenomeno non è sparito, anzi si è evoluto. In particolare, durante gli anni ‘90 sono stati scoperchiati sistemi di forte sfruttamento fino alla riduzione in schiavitù» ha affermato Ilaria Boiano, avvocata dell’associazione Diversamente donna.</p>



<p>«Ho dodici bruciature di sigaretta sulla schiena». Mi racconta Hope, buttando giù un altro sorso di vino rosso che tiene stretto tra le mani. «A un uomo con cui sono stata una volta eccitava spegnermele addosso. Mentre mi bruciava la pelle ho guardato quei seggiolini che aveva in macchina e ho avuto paura per i suoi figli». La considerazione della prostituzione delle ragazze nigeriane è veramente molto bassa e il livello di violenza a cui sono sottoposte dai clienti è altissima. Per non parlare di quanto poco vengano pagate per le loro prestazioni rispetto ad altre etnie di prostitute. «In una notte se si fermano molti clienti posso arrivare al massimo a 130 euro».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessuna via d&#8217;uscita</h2>



<p>Le difficoltà che queste ragazze incontrano per poter uscire da questa situazione sono tante e molte partono dall’organizzazione del sistema creato per aiutarle. Incontri con assistenti sociali che, volti ad assicurarsi della veridicità dei fatti, assumono atteggiamenti scontrosi e diffidenti, facendole spesso allontanare immediatamente. Se si dovesse poi riuscire a superare questo step, per il quale sono necessarie sia determinazione che forza, bisognerebbe arrivare all’isolamento totale: infatti le case per le donne sono pensate per far sì che queste ragazze non possano essere più trovate, recidendo completamente i loro legami con il mondo esterno. Insomma, nessuna possibilità di mantenere rapporti sociali e soprattutto di sentirsi con i propri familiari.</p>



<p>Oggi ci troviamo di fronte a una vera e propria tratta di esseri umani a scopo sessuale, ma non abbiamo i mezzi giuridici per riconoscerla, tanto meno per prevenirla e bloccarla. «Mi mancano da saldare 13 mila euro, forse tra sette anni potrò smettere di prostituirmi, ma non so se lo farò». Gracious mi risponde un po’ scocciata, guardandomi come si guarda qualcuno che sai che non ti può capire. «Non so cos’altro potrei fare. Sai, io sognavo di fare l’infermiera e ho studiato all’Università di Benin. Ma qui non ho documenti, in Italia non esisto, e ho troppa paura di essere rimandata a casa mia. Non potrei mai tornare in Nigeria dopo gli anni trascorsi qui come prostituta. Avevo un sogno, ma ormai ho capito che i sogni non esistono per le persone come me».</p>
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