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	<title>Riscaldamento globale Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 05 Apr 2026 18:48:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Riscaldamento globale Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Mediterraneo orientale svela un rifugio climatico che resiste al riscaldamento globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-mediterraneo-orientale-svela-un-rifugio-climatico-che-resiste-al-riscaldamento-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 18:48:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento globale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1800" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un&#039;oasi climatica nel Mediterraneo orientale (Stazione Zoologica Anton Dohrn)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1024x580.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-768x435.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1536x870.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-600x340.jpg 600w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>Nel Mediterraneo orientale, lungo le coste di Cipro, un sistema di upwelling mantiene le acque più fredde rispetto al resto del bacino.<br />
L’area conserva una biodiversità marina più ricca, contrastando gli effetti del riscaldamento globale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-mediterraneo-orientale-svela-un-rifugio-climatico-che-resiste-al-riscaldamento-globale.html">Il Mediterraneo orientale svela un rifugio climatico che resiste al riscaldamento globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1800" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un&#039;oasi climatica nel Mediterraneo orientale (Stazione Zoologica Anton Dohrn)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn.jpg 1800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1024x580.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-768x435.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-1536x870.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Stazione-Zoologica-Anton-Dohrn-600x340.jpg 600w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p><strong>Il Mediterraneo orientale</strong> è oggi uno dei bacini marini che si stanno riscaldando più rapidamente al mondo: negli ultimi dieci anni, l’aumento delle temperature superficiali ha innescato <strong>una trasformazione profonda degli ecosistemi</strong>, favorendo la diffusione di specie termofile e aliene e mettendo sotto pressione la biodiversità autoctona adattata a condizioni temperate. In questo contesto, <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10531-025-03228-1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la scoperta</a> documentata da un ampio studio pubblicato su <em>Biodiversity and Conservation</em> rappresenta un’eccezione di grande importanza scientifica: lungo circa 150 chilometri della costa sudoccidentale di <strong>Cipro </strong>opera un sistema di <em>upwelling </em>che mantiene le acque estive <strong>fino a 2–3 °C più fredde</strong> rispetto al resto del bacino di Levante.</p>



<p>Non si tratta di una semplice variazione locale, ma di <strong>una vera anomalia termica persistente</strong> in una delle regioni più colpite dal collasso climatico della biodiversità mediterranea. Lo studio &#8211; coordinato dalla <strong>Stazione Zoologica Anton Dohrn</strong> insieme a numerosi istituti europei e ciprioti &#8211; parte da un dato ormai consolidato: il Mediterraneo orientale ospita <strong>il più grave declino documentato delle specie native</strong>, con tassi di perdita che non hanno equivalenti nel resto del bacino. L’individuazione di un’area che, controcorrente, conserva condizioni ambientali più stabili apre dunque una finestra concreta <strong>su come e dove la biodiversità possa ancora resistere</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cipro come rifugio climatico: dati sul campo e biodiversità residua</h2>



<p>A differenza di molti lavori basati su modelli previsionali, la ricerca ha testato l’ipotesi di <strong>“rifugio climatico”</strong> direttamente sul campo. I ricercatori hanno campionato <strong>comunità di molluschi</strong> a diverse profondità &#8211; tra i 5 e i 30 metri &#8211; confrontando siti interni ed esterni all’area di <em>upwelling </em>e distinguendo tra habitat differenti: praterie di <em>Posidonia oceanica</em> e substrati rocciosi. Per ricostruire la biodiversità storica, sono stati analizzati anche gli <strong>accumuli di conchiglie presenti sul fondale</strong>, che forniscono una traccia affidabile delle comunità del passato.</p>



<p>I risultati mostrano un quadro inedito: la ricchezza di specie autoctone all’interno della zona di risalita è risultata <strong>di gran lunga superiore rispetto alle aree più calde circostanti</strong>, indipendentemente dal tipo di habitat. Nei prati di <em>Posidonia</em>, in particolare, la perdita di biodiversità è stata notevolmente inferiore rispetto ai siti esterni all’upwelling. I substrati rocciosi superficiali (5–15 metri) mostrano invece <strong>una riduzione marcata delle specie in entrambe le aree</strong>, un effetto associato alla perdita di copertura macroalgale dovuta al riscaldamento.</p>



<p>Tuttavia, alle profondità maggiori (20–30 metri), anche nei siti più caldi la presenza di macroalghe persiste e la perdita di biodiversità risulta più contenuta. Questo dato suggerisce che i rifugi climatici non vadano cercati solo in superficie, <strong>ma anche nella fascia fotica inferiore</strong>, spesso trascurata nelle strategie di conservazione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">New research shows that coastal upwelling can create local refuges from climate change, even in the fast-warming Eastern Mediterranean. <br><br>The study combines biodiversity observations with <a href="https://twitter.com/hashtag/CopernicusMarine?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#CopernicusMarine</a> sea temperature data to identify areas of higher climate resilience.<br><br>Read… <a href="https://t.co/f0Jmcq9015">pic.twitter.com/f0Jmcq9015</a></p>&mdash; Copernicus Marine (@CMEMS_EU) <a href="https://twitter.com/CMEMS_EU/status/2013291417624260668?ref_src=twsrc%5Etfw">January 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni per la conservazione nel Mediterraneo che cambia</h2>



<p>Il sistema di <em>upwelling</em> di Cipro emerge come <strong>un caso unico all’interno dell’intero Mediterraneo orientale</strong>, un’area che comprende coste turche, levantine ed egiziane e che sta sperimentando una tropicalizzazione accelerata. Qui, specie aliene introdotte <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-si-scrive-al-faw-si-legge-rotta-alternativa-al-canale-di-suez.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attraverso il Canale di Suez</a> o il traffico navale trovano condizioni sempre più favorevoli, mentre molte specie endemiche mediterranee mostrano una capacità di adattamento limitata alle temperature estreme. L’area di risalita rappresenta quindi non solo un’anomalia termica, ma <strong>una vera e propria riserva funzionale di biodiversità nativa.</strong></p>



<p>Secondo gli autori dello studio, si tratta probabilmente <strong>dell’unico rifugio climatico in situ rimasto nel bacino di Levante</strong>, con un valore che va ben oltre la scala locale. La sua protezione potrebbe consentire la sopravvivenza di popolazioni sorgente in grado &#8211; almeno teoricamente &#8211; di <strong>ricolonizzare aree degradate</strong> qualora le condizioni climatiche lo permettessero. Inoltre, il lavoro mette in discussione approcci di conservazione basati esclusivamente su proiezioni future, sottolineando l’importanza di identificare e tutelare rifugi già operativi nel presente. In un Mediterraneo sempre più caldo, queste aree non rappresentano una soluzione definitiva, ma <strong>uno spazio di resistenza ecologica</strong> che può rallentare la perdita irreversibile di capitale biologico.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Rifugi climatici e pianificazione ambientale: un indicatore dei limiti di adattamento</h2>



<p>I rifugi climatici non sono solo strumenti di conservazione, ma <strong>indicatori dei limiti di adattamento degli ecosistemi marini</strong>. Il fatto che una differenza termica di pochi gradi possa tradursi in una variazione così marcata della biodiversità evidenzia quanto il Mediterraneo orientale sia ormai vicino a soglie critiche. L’upwelling agisce come un meccanismo tampone, ma la sua efficacia dipende <strong>da processi oceanografici</strong> che potrebbero a loro volta essere alterati dal cambiamento climatico globale. In questo senso, la zona di Cipro non va letta come una “salvezza” definitiva, bensì come un laboratorio naturale che permette di osservare, in tempo reale, la risposta degli ecosistemi a condizioni climatiche marginalmente più favorevoli.</p>



<p>Integrare queste aree nelle strategie di pianificazione marina significa riconoscere che la resilienza non è distribuita in modo uniforme e che <strong>la conservazione dovrà sempre più confrontarsi con scelte selettive</strong>, basate su dati empirici. In un <a href="https://it.insideover.com/politica/mediterraneo-macron-costruisce-lasse-francia-grecia-cipro-litalia-non-sfida-la-turchia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediterraneo</a> che continua a scaldarsi, le oasi climatiche rappresentano non tanto un’alternativa al cambiamento, quanto piuttosto una misura temporanea per gestirne le conseguenze, offrendo tempo prezioso per comprendere fino a che punto gli ecosistemi marini possano ancora adattarsi prima di superare punti di non ritorno.</p>
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		<title>Produzione in calo e prezzo in volo: il mondo sta per rimanere senza caffè</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/produzione-in-calo-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-per-rimanere-senza-caffe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 05:46:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[Riscaldamento globale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Produzione-a-terra-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-rimanendo-senza-caffe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Produzione-a-terra-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-rimanendo-senza-caffe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Produzione-a-terra-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-rimanendo-senza-caffe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Produzione-a-terra-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-rimanendo-senza-caffe-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Produzione-a-terra-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-rimanendo-senza-caffe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Produzione-a-terra-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-rimanendo-senza-caffe-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Produzione-a-terra-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-rimanendo-senza-caffe-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Produzione a terra e prezzo in volo: il mondo sta rimanendo senza caffè e i prezzi sono ai massimi storici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/produzione-in-calo-e-prezzo-in-volo-il-mondo-sta-per-rimanere-senza-caffe.html">Produzione in calo e prezzo in volo: il mondo sta per rimanere senza caffè</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il mondo rischia di restare a corto di <strong>caffè</strong>? Il 2025 si preannuncia destinato a essere un <em>annus horribilis</em> per la produzione di questo bene agricolo estremamente popolare e il combinato disposto tra <strong>tensioni commerciali e crisi ambientali rischia di produrre effetti strutturali</strong>.</p>



<p>Negli ultimi giorni a fare da &#8220;pompieri&#8221; sono arrivati <strong>Donald Trump e Luis Inacio <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-sindacato-la-presidenza-la-sfida-a-bolsonaro-tutte-le-battaglie-di-lula.html">Lula</a> da Silva,</strong> che si sono incontrati mentre si trovavano entrambi in Malesia per aprire un dialogo tra <strong>Stati Uniti e Brasile</strong> e risolvere le problematiche tariffarie (Washington ha imposto al gigante latinoamericano dazi al 50%). Un dato che ha raffreddato le tensioni sul caffè, portando il prezzo dei futures poco sotto i 4 dollari a libbra.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="pt" dir="ltr">Tive uma ótima reunião com o presidente Trump na tarde deste domingo, na Malásia. Discutimos de forma franca e construtiva a agenda comercial e econômica bilateral. Acertamos que nossas equipes vão se reunir imediatamente para avançar na busca de soluções para as tarifas e as… <a href="https://t.co/aTXZthrb9Z">pic.twitter.com/aTXZthrb9Z</a></p>&mdash; Lula (@LulaOficial) <a href="https://twitter.com/LulaOficial/status/1982376126774214951?ref_src=twsrc%5Etfw">October 26, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il caffè in volo</h2>



<p>Un piccolo passaggio positivo dopo <strong>settimane di caos. In generale, il prezzo del caffè è salito del 55% in un anno, del 40% da agosto ed è triplicato in tre anni. </strong>Dietro ogni tazzina (e il tema dei rincari del caffè al banco tiene banco, soprattutto in Italia) c&#8217;è dunque una complessa partita geoeconomica. La notizia è che qualsiasi annuncio Trump e Lula possano fare, l&#8217;effetto sarà solo un sollievo temporaneo: la vera sfida si gioca altrove, sul piano dell&#8217;offerta. La produzione è in calo e c&#8217;entra, soprattutto, una pesante siccità che ha colpito il Brasile.</p>



<p>Si prevede, per il 2025, che la produzione globale di caffè sia influenzata soprattutto dal calo netto del Brasile, che ne produce il 37% su scala globale. Il raccolto 2025 è dato dall&#8217;Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica in calo da 61,1 milioni di sacchi (3,7 milioni di tonnellate) a 56,8 (3,4 milioni di tonnellate), un calo del 7% che si concentra nelle qualità più pregiate e destinate all&#8217;export: con 2,2 milioni di tonnellate, l&#8217;Arabica, la qualità più scambiata<strong>, è calata del 12,5%</strong>.</p>



<p>Come nota il <a href="https://www.tridge.com/news/coffee-production-in-2025-is-expected-to-dec-lejqno#:~:text=The%20production%20of%20arabica%20coffee,million%20bags%20harvested%20in%202024.">think tank Tridge, </a>&#8220;il calo è trainato dal Minas Gerais, responsabile di quasi il 70% del raccolto nazionale di questa varietà, la cui produzione dovrebbe scendere a 25,7 milioni di sacchi (-7,5% rispetto all&#8217;anno precedente)&#8221;. Il Vietnam, responsabile del 17% della produzione globale di caffè, mette in conto un <a href="https://www.tridge.com/news/vietnam-coffee-exports-reach-a-historic-high-rrbnlt">potenziale -12% alle esportazioni nella raccolta 2025-2026</a>.</p>



<p>Zero Hedge <a href="https://www.zerohedge.com/commodities/world-running-out-coffee-arabica-futures-hit-new-highs-brazil-troubles-worsen">nota</a> che il possibile sollievo dato da Trump a Lula potrebbe essere temporaneo perché &#8220;sta per iniziare la prossima spinta verso il traguardo dei <strong>5-6 dollari</strong> a libbra. Certo, qualsiasi cambiamento nella politica tariffaria potrebbe ritardare questa spinta, ma sarà di breve durata perché il caffè non c&#8217;è&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La filiera sarà sempre più sotto stress</h2>



<p>Questo dato può impattare l&#8217;intera <strong>industria della trasformazione, a partire dalla filiera italiana che nel 2024</strong> ha avuto un <strong>anno record per l&#8217;esportazione del caffè tostato (4,36 miliardi di euro di valore)</strong>, <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/il-caffe-italiano-resiste-caro-prezzi-e-quarto-prodotto-piu-esportato-AH5nwovC">quarto prodotto</a> per contributo alla filiera agroalimentare che alimenta un<a href="https://it.insideover.com/economia/le-imprese-italiane-conquistano-il-mondo-con-lexport-ora-serve-fare-sistema.html"> export delle imprese su livelli record.</a> Roma è, con la Germania, ai vertici delle classifiche dell&#8217;Unione Europea per <a href="https://www.beverfood.com/eurostat-2023-italia-principale-produttor-e-caffe-tostato-europa-wd/">produzione di caffè, ma dipende chiaramente molto dalla materia prima.</a> </p>



<p>Negli anni a venire, il percepito è che il mercato del caffè sarà condizionato da queste dinamiche. <a href="https://www.iai.it/en/pubblicazioni/c05/storm-every-cup-how-coffees-crisis-brewing">Lo ha scritto con dovizia di particolari l&#8217;<strong>Istituto Affari Internazionali</strong>: </a>&#8220;Entro il 2050, le aree disponibili per la produzione di caffè <br><a href="https://www.conservation.org/blog/we-re-just-trying-to-adapt-coffee-farmers-face-down-climate-change" target="_blank" rel="noreferrer noopener">potrebbero essere la metà</a> di quelle attuali, e questo colpirà in modo sproporzionato la varietà arabica, la più popolare a livello globale&#8221; in un contesto in cui &#8220;il cambiamento climatico favorisce la diffusione di parassiti e malattie, come la mortale ruggine del caffè che ha danneggiato gravemente il 70% delle piantagioni nei Caraibi e in America Centrale nel 2011&#8221;. Insomma, le nostre tazzine potrebbero diventare sempre più bollenti. E, di conseguenza, care.</p>



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