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	<title>Panama Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 27 Mar 2026 13:27:25 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Panama Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il nuovo limbo dei deportati dagli Usa passa per la giungla di Panama</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-nuovo-limbo-dei-deportati-dagli-usa-passa-per-la-giungla-di-panama.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 10:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="panama" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La grande inversione dei flussi migratori dagli Usa all'America Latina, per evitare deportazioni di massa o la cancellazione dei permessi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-nuovo-limbo-dei-deportati-dagli-usa-passa-per-la-giungla-di-panama.html">Il nuovo limbo dei deportati dagli Usa passa per la giungla di Panama</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="panama" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/panama-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Questi ultimi mesi hanno visto una grande inversione dei flussi migratori nel continente americano. Da Nord a Sud, dagli Stati Uniti all&#8217;America Latina, per evitare <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/usa-lice-arresta-i-giornalisti-che-documentano-le-deportazioni.html">deportazioni di massa</a> o fuggire dalla cancellazione dei permessi di protezione. È <strong>Panama</strong> uno dei Paesi più interessati dal fenomeno, passando dall&#8217;essere semplice luogo di transito verso il sogno finale a un complesso e drammatico nodo di smistamento per chi, forzatamente o per disperazione, sta cercando di tornare indietro.</p>



<p>La regione del <strong>Darién</strong>, una delle giungle più impervie e pericolose al mondo &#8211; un groviglio di vegetazione dove la Panamericana s&#8217;interrompe &#8211; era un tempo porta d&#8217;ingresso per chi puntava agli Usa, mentre oggi è il teatro di una <a href="https://humanrightsfirst.org/library/unlawful-deportations-of-asylum-seekers-to-panama-costa-rica-and-elsewhere-must-stop/">crisi umanitaria</a> speculare, alimentata dalle nuove e restrittive politiche migratorie dell&#8217;amministrazione di <strong>Donald Trump</strong>. Mentre i passaggi verso il confine statunitense sono diminuiti drasticamente, si è consolidato quello che gli analisti chiamano <em>reverse flow,</em> ovvero un flusso di ritorno composto da persone che fuggono dalla cancellazione dei permessi di protezione e dalle deportazioni di massa.</p>



<p>E che ci facevano, qualche mese fa, decine di famiglie iraniane bloccate in un hotel di lusso di <strong>Panama City</strong>? È una delle vicende più emblematiche di questa fase, che riguarda il trasferimento di decine di migranti che pure non sono <em>latinos</em>, ma erano detenuti negli Stati Uniti, verso campi remoti nella giungla panamense; in attesa di essere riammessi nel loro Paese d&#8217;origine o da altre &#8220;terze parti&#8221;, spesso lontane migliaia di chilometri dalla meta ambita o dal posto in cui quei migranti sono nati. </p>



<p>Se i cittadini iraniani sono stati spostati sotto stretta sorveglianza da un centro di <strong>accoglienza improvvisato</strong> alla provincia del <strong>Darién</strong>, in strutture che i testimoni diretti descrivono con termini agghiaccianti, ad altri &#8211; inclusi bambini e anziani infermi &#8211; è toccato ritrovarsi persino in <strong>Africa centrale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I trafficanti sulle rotte marittime</h2>



<p>La situazione degli iraniani era particolarmente delicata per ragioni politiche e religiose. In molti casi si trattava di <strong>cristiani convertiti </strong>che temevano la pena di morte per apostasia in caso di rimpatrio forzato a Teheran. Il tutto in un contesto in cui il regime iraniano, prima ancora che scoppiasse la guerra con gli Stati Uniti e Israele, stava mostrando una postura sempre più aggressiva. Il ritorno forzato, insomma, rappresentava per molti dissidenti una minaccia letale. </p>



<p>Washington ha trovato ostacoli diplomatici nel rimpatriare direttamente i cittadini verso nazioni ostili come l&#8217;Iran (o l&#8217;Afghanistan) e così ha esercitato forti pressioni su <strong>Panama</strong> &#8211; alleato storico e semi-colonia minacciata di essere privata del Canale &#8211; affinché accettasse questi deportati, spesso pure in violazione delle leggi locali che vietano la detenzione prolungata senza ordini del tribunale.</p>



<p>Ma, come dicevamo, <strong>per evitare questi trasferimenti forzati,</strong> migliaia di migranti provenienti da Venezuela, Haiti e Colombia stanno intraprendendo autonomamente il viaggio di ritorno verso Sud. Poiché il passaggio via terra attraverso il <strong>Darién</strong> rimane presidiato e pericoloso, si è sviluppata allora una rotta marittima che parte dai porti della miseranda provincia di <strong>Colón</strong>, come <strong>Miramar</strong> e <strong>Palenque</strong>, per raggiungere la Colombia. Le rotte marittime sono spesso più rischiose di quelle terrestri, perché i migranti vengono stipati su piccole imbarcazioni veloci, chiamate <em>chalupas</em>, gestite dai trafficanti che chiedono cifre comprese tra i 200 e i 300 dollari a persona, con un rischio di naufragio costante.</p>



<p>Nonostante la crisi dei migranti abbia raggiunto il suo culmine nell&#8217;estate 2025, tutt&#8217;oggi in piccoli villaggi di pescatori sul Caribe panamense è possibile incrociare giovani donne colombiane o venezuelane che insieme ai figli piccoli cercano da mesi un passaggio verso casa, dopo che i mariti sono stati arrestati dalle autorità. La mancanza di rifugi formali costringe i migranti a dormire in strutture di fortuna, spesso alla <strong>mercé di gruppi criminali</strong>. In assenza di un supporto internazionale strutturato, sono spesso i residenti locali a farsi carico dell&#8217;assistenza immediata, offrendo pasti caldi o piccoli lavori per permettere ai migranti di raccogliere il denaro necessario a pagare i trafficanti. </p>



<p>Questa nuova geografia delle migrazioni <strong>sta mettendo a dura prova la tenuta dei sistemi sociali dei Paesi di transito</strong>, nel mezzo di una riedizione da parte di Trump della dottrina imperialista del primo Novecento. Senza una strategia di reintegrazione chiara, Paesi come <strong>Panama</strong> e <strong>Colombia</strong> rischiano di diventare luoghi di stallo per migliaia di persone invisibili e senza protezione, rigettate come scarti dal sistema statunitense e usate come bombe politiche per tenere sotto controllo i Paesi dell&#8217;area. Il paradosso del r<em>everse flow</em> è che, mentre il viaggio verso Nord era alimentato dalla speranza di un futuro migliore, quello verso Sud è spesso dettato dal puro istinto di sopravvivenza di fronte a un sistema che ha chiuso ogni porta legale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/il-nuovo-limbo-dei-deportati-dagli-usa-passa-per-la-giungla-di-panama.html">Il nuovo limbo dei deportati dagli Usa passa per la giungla di Panama</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Venezuela, l’arresto di Maduro e il fantasma di Noriega</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-larresto-di-maduro-e-il-fantasma-di-noriega.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 06:49:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro Trump" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1024x524.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1536x786.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-600x307.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Noriega viene ricordato in queste ore. Ma la realtà suggerisce uno scenario in cui la fine del leader non coincide con la fine del sistema.</p>
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<p>Nelle prime ore di oggi, siamo stati tutti catapultati in una nuova era. Il <strong>Venezuela</strong> è entrato in una delle fasi più delicate della sua storia recente mentre le notizie di attacchi notturni a Caracas e in altre aree strategiche del Paese, seguite dall’annuncio statunitense della cattura del presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/venezuela-lannuncio-di-trump-catturato-maduro.html">Nicolás Maduro</a></strong> e di sua moglie, hanno prodotto un brusco shock politico e simbolico.</p>



<p>In un contesto di informazioni parziali e versioni contrapposte, l’impatto immediato è stato soprattutto politico: il riemergere di un parallelo che accompagna da decenni le crisi latinoamericane, quello con <strong>Panama</strong> nel 1989 e con la cattura di <strong>Manuel Noriega</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ab/Manuel_Noriega_mug_shot.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il richiamo a Noriega ha una forza evocativa che va oltre il dato storico. Per molti osservatori rappresenta un precedente rassicurante, la dimostrazione che la rimozione forzata di un leader può produrre una soluzione rapida a una crisi prolungata. Tuttavia, proprio questa apparente chiarezza rende il paragone problematico. <strong>Il Venezuela del 2026 non è Panama di fine Guerra Fredda</strong>, e leggere gli sviluppi attuali attraverso quella lente rischia di oscurare più elementi di quanti ne chiarisca.</p>



<p>Il Panama di Noriega era uno<strong> Stato di dimensioni ridotte</strong>, con istituzioni fragili e un <strong>potere politico fortemente personalizzato.</strong> Il generale concentrava su di sé il controllo effettivo delle forze armate e dei servizi di sicurezza, senza però disporre di un partito di massa, di una struttura ideologica articolata o di un sistema istituzionale capace di funzionare autonomamente. <strong>Il regime si reggeva su un equilibrio precario</strong>, in larga misura dipendente dalla figura del leader e da reti di fedeltà personali. Sul piano internazionale, <strong>Panama era sostanzialmente isolata</strong> e priva di alleanze in grado di opporre un freno politico o diplomatico a un’azione esterna. In quel contesto, la cattura di Noriega coincise con il rapido collasso dell’intero sistema di potere e con una riconfigurazione quasi immediata dello Stato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://th-thumbnailer.cdn-si-edu.com/2rPr6SvDyxPVdWx7WW4RwNrlLdY=/1280x1280/https://tf-cmsv2-smithsonianmag-media.s3.amazonaws.com/filer/18/75/1875b3bf-5ded-496e-a052-baeb061b96ed/manuel_noriega_with_agents_from_the_us_dea.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La diversità del Venezuela</h2>



<p>Il Venezuela presenta una configurazione radicalmente diversa. Pur in presenza di una <strong>leadership fortemente personalizzata</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/rodriguez-lopez-cabello-chi-comanda-a-caracas-dopo-la-cattura-di-maduro.html">il potere non si esaurisce nella figura del presidente</a>. Nel corso degli anni si è consolidato <strong>un sistema che intreccia partito di governo, apparato statale, forze armate e strutture di sicurezza</strong>, creando una rete di interessi e di lealtà che va oltre il singolo vertice. Questo non implica stabilità garantita, ma introduce una complessità assente nel caso panamense. La sopravvivenza o la trasformazione del regime dipende dalla capacità di queste strutture di mantenere coesione, di gestire la successione o di contenere eventuali fratture interne.</p>



<p>Le ore successive all’operazione hanno mostrato proprio questa ambiguità. A Caracas il clima è descritto come sospeso, segnato da incertezza e attesa. Le autorità cercano di trasmettere l’immagine di un <strong>controllo ancora saldo</strong>, mentre la popolazione assiste a una rapida successione di annunci, smentite e segnali contrastanti. In questo quadro, <strong>la questione centrale non è soltanto la sorte personale di Maduro, ma la tenuta delle catene di comando</strong>, la capacità dello Stato di esercitare l’autorità e il modo in cui gli apparati reagiranno all’assenza del vertice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://tg24.sky.it/assets/images/0c4ae781e64e9a679cf0b7b6d22e556324ab02b9/skytg24/it/mondo/2026/01/03/cilia-flores-chi-e-moglie-maduro/GettyImages-2192588482.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto internazionale</h2>



<p>Anche il contesto internazionale contribuisce a rendere il parallelo con il 1989 poco persuasivo. All’epoca, l’azione statunitense si inseriva in un <strong>momento di chiara supremazia geopolitica</strong>, con margini ridotti di contestazione efficace.<strong> Oggi il sistema internazionale è più frammentato e meno prevedibile.</strong> Le reazioni delle ultime ore indicano una maggiore cautela, richiami al diritto internazionale e alla necessità di evitare un’escalation. Questo non si traduce automaticamente in un sostegno al governo venezuelano, ma segnala che la crisi non verrà assorbita come un fatto compiuto privo di conseguenze diplomatiche.</p>



<p>Un ulteriore elemento di continuità e al tempo stesso di rottura con il passato riguarda l’<strong>uso dello strumento giudiziario</strong>. Come nel caso Noriega, anche oggi la cattura viene presentata come il preludio a un processo negli Stati Uniti. Tuttavia, mentre nel 1989 la dimensione legale seguì la vittoria militare senza diventare un terreno di scontro prolungato, nel caso venezuelano la giurisdizione e la legittimità dell’azione sono immediatamente contestate e diventano parte integrante del conflitto politico. <strong>Il diritto penale si sovrappone così alla geopolitica, senza chiuderla</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.guim.co.uk/img/media/7b121b8790ed4aebf3176a71edee52c9d32ecb46/0_0_1176_1410/master/1176.jpg?width=620&amp;dpr=2&amp;s=none&amp;crop=none" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le aspettative e la realtà</h2>



<p>Il paragone con Noriega continua a riemergere perché offre una narrazione lineare in un momento di forte incertezza. Ma la realtà venezuelana suggerisce uno scenario più articolato, in cui la rimozione del leader non coincide automaticamente con la fine del sistema. Al contrario, <strong>può aprire una fase di transizione opaca</strong>, caratterizzata da competizioni interne, da possibili irrigidimenti degli apparati e da pressioni esterne incrociate.</p>



<p>In questo senso, il precedente del 1989 funziona più come metafora che come guida analitica. Ricorda che gli Stati Uniti hanno già utilizzato, in America Latina, una <strong>combinazione di forza militare e giudiziarizzazione del nemico politico</strong>. Non spiega però come evolverà una crisi che si sviluppa in un contesto regionale e globale profondamente mutato. Affidarsi a quel precedente come chiave interpretativa principale rischia di produrre aspettative irrealistiche proprio nel momento in cui la situazione richiede una lettura più prudente, stratificata e attenta alle dinamiche interne.</p>



<p>Il Venezuela che emerge dalle ultime ore non è un problema risolvibile attraverso una scorciatoia storica. È un sistema sotto stress, colpito al vertice ma ancora attraversato da forze e interessi che ne determineranno l’evoluzione. Comprendere questa differenza è essenziale per evitare che il passato venga usato come un copione, invece che come un termine di confronto critico.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-larresto-di-maduro-e-il-fantasma-di-noriega.html">Venezuela, l’arresto di Maduro e il fantasma di Noriega</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quel progetto della Cina  che mette nel mirino gli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quel-progetto-della-cina-mette-nel-mirino-gli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jan 2019 18:53:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Caraibi]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le mani della Cina si stringono attorno alle spiagge da sogno dei Caraibi. Investimenti, intrecci economici, infrastrutture e alleanze di reciproca convenienza. La strategia di Pechino è sempre la stessa. È quella che ha già funzionato in Africa e che potrebbe presto trasformare il &#8220;cortile degli Stati Uniti&#8221; in zona a influenza cinese. Presenza economica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/quel-progetto-della-cina-mette-nel-mirino-gli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1492236184-lapresse-20170405140204-22716658-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le mani della <strong>Cina</strong> si stringono attorno alle spiagge da sogno dei <strong>Caraibi</strong>. Investimenti, intrecci economici, infrastrutture e alleanze di reciproca convenienza. La strategia di Pechino è sempre la stessa. È quella che ha già funzionato in Africa e che potrebbe presto trasformare il &#8220;cortile degli Stati Uniti&#8221; in zona a influenza cinese.</p>
<p>Presenza economica e strategica</p>
<p>La presenza del Dragone negli Stati che si affacciano sul Mar dei Caraibi si manifesta su due livelli. Il primo è ovviamente quello economico. Pechino ha la vorace necessità di creare nuovi mercati sui quali far affluire i prodotti del proprio settore manifatturiero. I beni di consumo a prezzi irrisori hanno già attecchito in Europa. Figurarsi se non possono fare altrettanto in contesti economici ben più complicati, come l&#8217;area caraibica. Arriviamo al secondo livello, strettamente connesso al primo: gli investimenti. Sempre più spesso, per aprire nuovi mercati, la Cina è disposta a costruire infrastrutture in Paesi terzi attingendo a soldi di tasca propria. Ponti, aeroporti, ferrovie: tutto quello che serve ad aiutare il Dragone a fruire dell&#8217;economia locale di un dato Stato strategico e alleato. Gli esempi più eclatanti in cui si notano questi effetti sono Panama e Nicaragua.</p>
<p>Le relazioni con Panama</p>
<p><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.theguardian.com/world/2018/nov/28/panama-china-us-latin-america-canal">Panama è di fatto il <em>gate</em> principale dei Caraibi</a>. Il Presidente cinese Xi Jinping ha visitato il Paese lo scorso dicembre <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.reuters.com/article/us-panama-china/panama-china-sign-accords-on-xi-visit-after-diplomatic-ties-start-idUSKBN1O22PE">firmando un patto di cooperazione su 19 tematiche, fra cui commercio e infrastrutture</a>. Nel frattempo appaltatori cinesi hanno portato a casa contratti importantissimi per la costruzione di un porto, un centro congressi e un nuovo ponte sopra il Canale. Ricordiamo che due terzi delle navi da o per gli Stati Uniti passano proprio attraverso il Canale di Panama, dal 1903 al 1979 territorio statunitense. Adesso non è più così e la Cina prova a insediare Washington da vicino. Il Ministro del Commercio di Panama, Agusto Arosemena, è arrivato a dichiarazioni forti e chiare: “Diventeremo la porta per le merci cinesi in America Latina. Saremo un esempio di come i paesi più piccoli possono negoziare con la Cina”.</p>
<p>Il canale interoceanico in Nicaragua</p>
<p>Ma il Dragone si spinge oltre e guarda anche al <strong>Nicaragua</strong>. <a href="https://www.scmp.com/news/world/americas/article/2134250/nicaraguas-us50b-rival-panama-canal-going-ahead-slowly-funding">Qui Pechino vorrebbe costruire un nuovo canale sul modello di quello di Panama</a>. Un canale interoceanico cinese – e non americano &#8211; che potrebbe cambiare il destino delle rotte commerciali. Costo previsto: 50 miliardi di dollari per un canale di 276 chilometri. Nel 2013 è stato Wang Jing a ottenere il contratto di costruzione dell&#8217;opera conferito dal presidente nicaraguense Daniel Ortega. Wang è un miliardario che può contare sull&#8217;<em>HK Nicaragua Canal Development</em>, un gruppo con sede a Hong Kong. Il problema è che, dopo aver perso parte della sua fortuna, l&#8217;investitore sta ora tenendo un basso profilo. E i lavori, iniziati nel 2016, sarebbero fermi. Il Nicaragua rassicura tutti: “Ci sono stati dei ritardi ma l&#8217;HKND ci sta ancora lavorando, è un progetto molto grande. Tutto procede lentamente”.</p>
<p>I due fronti cinesi</p>
<p>La Cina sta giocando su due fronti: Panama e Nicaragua. Visto che la scorsa estate Panama ha interrotto le relazioni diplomatiche con Taiwan per stabilirne con Pechino, la situazione potrebbe cambiare. Il Dragone, se riuscisse a mettere davvero le mani su Panama, si ritroverebbe un alleato ricco, strategico e con un canale già funzionante. Il piano B? Dirottare sul Nicaragua, con tutti i rischi connessi. Quel che è certo è che il Dragone sta per bussare alle porte di Washington.</p>
<p></p>
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		<title>Panama, c&#8217;erano gli iraniani  dietro l&#8217;incidente aereo del 1994</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/panama-cera-liran-dietro-lincidente-aereo-del-1994.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jun 2018 14:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1223" height="713" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march.jpg 1223w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march-768x448.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march-1024x597.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1223px) 100vw, 1223px" /></p>
<p>Un incidente aereo a Panama del 1994 che ha ucciso 21 persone, molti dei quali ebrei, è stato il risultato di un incidente terroristico, ha affermato il presidente di Panama Juan Carlos Varela. Le prove provengono dall&#8217;intelligence israeliana. E il leader panamense ha chiesto che il caso venga riaperto. Famosi uomini d&#8217;affari ebrei erano a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/panama-cera-liran-dietro-lincidente-aereo-del-1994.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1223" height="713" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march.jpg 1223w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march-768x448.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/Hezbollah_fighters_on_march-1024x597.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1223px) 100vw, 1223px" /></p><p>Un incidente aereo a <strong>Panama</strong> del 1994 che ha ucciso 21 persone, molti dei quali ebrei, è stato il risultato di un incidente terroristico, ha affermato il presidente di Panama Juan Carlos Varela. Le prove provengono dall&#8217;intelligence israeliana. E il leader panamense ha chiesto che il caso venga riaperto. Famosi uomini d&#8217;affari ebrei erano a bordo dell&#8217;aereo che si schiantò poco dopo il decollo del 19 luglio 1994.</p>
<p>Diciannove passeggeri e tre membri dell&#8217;equipaggio erano a bordo di Alas Chiricanas Airlines Flight 901 per Panama City quando è esploso poco dopo il decollo dall&#8217;aeroporto di Enrique Jimenez di Colon. Dodici dei passeggeri erano ebrei. Il relitto dell’aereo è stato trovato sulle montagne di Santa Rita vicino a Colon.</p>
<p></p>
<p>A quel tempo, il presidente eletto del paese, Ernesto Perez Balladares, disse che sembrava che una <strong>bomba</strong> fosse esplosa all&#8217;interno della cabina, ma questo non fu mai confermato. Gli investigatori panamensi hanno rapidamente stabilito che l&#8217;esplosione era stata causata da una bomba, probabilmente fatta esplodere da un <strong>kamikaze</strong> a bordo dell&#8217;aereo. Solo un corpo non è stato reclamato dai parenti; si crede che questo corpo sia quello di un uomo chiamato Jamal Lya.</p>
<p>L&#8217;Fbi in base a sue indagini aveva affermato che un uomo di nome Ali Hawa Jamal avrebbe portato la bomba sull&#8217;aereo e sarebbe morto nell&#8217;esplosione. Era descritto come un giovane di circa 25-28 anni, di aspetto mediorientale, e che in precedenza aveva viaggiato in Libano, Venezuela e Colombia.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;incidente è avvenuto il giorno dopo un bombardamento in un centro ebraico nella capitale argentina, che ha ucciso 85 persone. I pubblici ministeri argentini hanno accusato l&#8217;Iran di pianificazione e finanziamento e il movimento islamista sciita libanese <strong>Hezbollah</strong> di portare a termine l&#8217;attacco contro la comunità ebraica a Buenos Aires. Il governo iraniano ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nell&#8217;attentato che ha causato 300 feriti.</p>
<p>Questo è stato il più letale bombardamento dell&#8217;Argentina di sempre. L&#8217;Argentina ospita una comunità ebraica di 230mila persone, la più grande dell&#8217;America Latina e sesta al mondo al di fuori di Israele. Secondo le accuse, l&#8217;Argentina era stata presa di mira dall&#8217;Iran dopo la decisione di Buenos Aires di sospendere un contratto di trasferimento di <strong>tecnologia nucleare</strong> a Teheran. Ma questa versione dell&#8217;accaduto è stata contestata perché il contratto di fatto non è mai cessato. Ma l&#8217;Argentina stava negoziando sul ripristino della piena cooperazione tra i due Paesi dall&#8217;inizio del 1992 fino al 1994, quando si verificò l&#8217;attentato.</p>
<p></p>
<p>Varela non intende fermarsi, vuole la verità: &#8220;Avremo incontri con le autorità panamensi e internazionali per richiedere formalmente la riapertura del caso e per conoscere i responsabili di questo attacco terroristico, in cui deplorevolmente molti panamensi provenienti dalla zona libera del Colon hanno perso la vita. Ho chiesto la riapertura del caso in base a rapporti di intelligence che mostrano chiaramente che si trattava di un attacco terroristico&#8221;.</p>
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		<title>Le mani della Cina sul Sud America  Gli Usa mai così in crisi nella regione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-cina-mette-le-mani-sul-sud-america-gli-usa-mai-cosi-in-crisi-nella-regione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 07:43:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi alcune prospettive geoeconomiche mondiali stanno cambiando, e un &#8220;cambio della guardia&#8221; in Sud America risulterebbe una mossa rivoluzionaria negli assetti politici e commerciali globali. Dallo scorso anno i contatti tra la Cina e i paesi dell&#8217;America Latina si sono intensificati, e potrebbero divenire senza dubbio dei rapporti di lungo periodo.  Già nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-mette-le-mani-sul-sud-america-gli-usa-mai-cosi-in-crisi-nella-regione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-mette-le-mani-sul-sud-america-gli-usa-mai-cosi-in-crisi-nella-regione.html">Le mani della Cina sul Sud America  Gli Usa mai così in crisi nella regione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/GETTY_20171018085340_24673660-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Negli ultimi mesi alcune prospettive geoeconomiche mondiali stanno cambiando, e un &#8220;cambio della guardia&#8221; in Sud America risulterebbe una mossa rivoluzionaria negli assetti politici e commerciali globali. Dallo scorso anno i contatti tra la Cina e i paesi dell&#8217;<strong>America Latina</strong> si sono intensificati, e potrebbero divenire senza dubbio dei rapporti di lungo periodo. </p>
<p>Già nel maggio scorso, l&#8217;accoglienza riservata a <strong>Mauricio Macrì</strong> a Pechino era stata lusinghiera, con le parole di <strong>Xi Jinping</strong> che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2018/01/as-america-withdraws-from-latin-america-china-steps-in/">descriveva</a> il Sud America come l&#8217;estensione naturale della Via della Seta del 21esimo secolo. La cooperazione sino-argentina nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa &#8220;<strong>One Belt, One Road</strong>&#8221; va ormai avanti da quattro anni, e i suoi frutti sono già evidenti. Inoltre, la presenza di Pechino in quello che è stato per decenni il &#8220;cortile di casa&#8221; degli Stati Uniti dalla <strong>Dottrina Monroe</strong> in avanti, potrebbe scalzare definitivamente Washington quale interlocutore privilegiato con le potenze economiche emergenti dell&#8217;America Latina. </p>
<p></p>
<p>Uno dei più importanti segnali di questa inversione di tendenza è rappresentata dalla fioritura di importanti relazioni economiche tra <strong>Panama</strong> e la Repubblica Popolare Cinese. Il piccolo stato centroamericano, sede di uno dei più importanti istmi marittimi artificiali e crocevia delle merci di mezzo mondo, ha accelerato in maniera sorprendente i dialoghi con Pechino, dopo che nel giugno 2017 il governo panamense ha riconosciuto Pechino a discapito di Taiwan, gli intenti sono divenuti decisamente più chiari. </p>
<p>Dal 1997, anno in cui gli Stati Uniti hanno spostato il proprio comando militare meridionale da Panama a <strong>Miami</strong>, e con la nazionalizzazione del Canale nel 2000, l&#8217;allentamento della morsa di Washington è diventato gradualmente più evidente. </p>
<p></p>
<p>Il caso del Brasile, inoltre, rappresenta un altro indicatore importante del passaggio di testimone in corso. Il grande paese Sudamericano ad oggi è il maggiore beneficiario degli investimenti cinesi, in quanto membro del blocco <strong>BRICS</strong>, con una cifra che supera abbondantemente i 50 miliardi di dollari negli ultimi 10 anni, su un totale attuale di <a href="https://www.rt.com/business/419080-china-initiative-threat-us/">500 miliardi </a>di cui tutto il Sud America ha beneficiato in fondi per il commercio. Questi investimenti si vanno a sommare ai 23 miliardi di dollari che nel solo 2017 la Cina ha compiuto nei paesi latinoamericani. Ad oggi, La Cina è il partner commerciale principale di Brasile, Argentina, Cile e Perù, e in molte altre situazioni lo scenario si ricondurrà a questo canovaccio. La ragione risiede nel fatto che, oltre alla crescita delle quote commerciali negli scambi bilaterali con questi paesi, la Banca di Investimenti cinese per le infrastrutture compirà grandi sforzi economici in tutti questi Paesi. Ciò, per esempio, potrebbe coincidere con l&#8217;enorme sviluppo infrastrutturale necessitato da Brasile, Argentina e Messico, le tre principali economie della regione, nonché membri effettivi del consesso del G20. </p>
<p>Il Ministro degli Esteri cinese <strong>Wang Yi</strong> ha presenziato al secondo <a href="http://www.atimes.com/article/chinas-new-silk-roads-reach-latin-america/">forum</a> ministeriale tra la Repubblica Popolare Cinese e i 33 membri della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, tenutosi a Santiago del Cile il mese scorso. Wang ha esortato questi paesi ad intensificare i rapporti di libero scambio tra la seconda potenza economica mondiale e il Centro e Sud America, opponendosi al protezionismo e favorendo l&#8217;<strong>integrazione</strong> nell&#8217;economia mondiale. Il passo in avanti riguarda ovviamente quello di inserire tutto il continente nell&#8217;ambizioso progetto della BRI, meno altisonante rispetto alle cifre a agli ordini di grandezza del versante Eurasiatico, ma certamente di notevole peso politico. </p>
<p></p>
<p>Gli Stati Uniti nella situazione presentano un comportamento decisamente ambiguo, diviso tra l&#8217;evidente disinteresse di <strong>Trump</strong> nel continuare a far svolgere a Washington il ruolo di <em>poliziotto del mondo</em>, anche in termini di aiuti umanitari in beni di prima necessità che da Jimmy Carter in avanti sono stati fatti pervenire ai paesi latinoamericani con grande insofferenza; ma da quando il magnate è alla Casa Bianca tale fastidio è divenuto manifesto, oltre che concreto in termini di azioni poco inclini alla cooperazione. D&#8217;altro canto, il tour sudamericano di <strong>Rex Tillerson</strong>, Segretario di Stato di Trump, testimonierebbe ancora una volta come l&#8217;interesse degli USA sulla regione sarebbe il classico atteggiamento coloniale con rapporti vassallatici. Le sue sferzanti dichiarazioni hanno chiuso il cerchio: &#8220;I paesi sudamericani non hanno bisogno di una nuova <strong>potenza imperiale</strong>. [&#8230;] La Cina non ha basi militari nella regione e non ha dislocato truppe in nessuno dei paesi sudamericani&#8221;; ciò, in evidente contrasto con l&#8217;approccio costruttivo intavolato da Pechino, ma è evidente che si percepisca il timore di perdere il timone delle politiche regionali che hanno visto lo strapotere a stelle e strisce negli ultimi settant&#8217;anni. </p>
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		<item>
		<title>Petrolio a Kim, la Corea del Sud sequestra una nave panamense</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/petrolio-kim-la-corea-del-sud-sequestra-nave-panamense.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jan 2018 16:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le autorità della Corea del Sud continuano nella loro campagna di sequestri di navi cargo che si ritengono siano state utilizzate come strumento di contrabbando di petrolio verso la Corea del Nord. Questa volta a essere colpita dalle autorità giudiziarie sudcoreane è stata un’imbarcazione battente bandiera panamense, sospettata di trasportare petrolio in violazione delle sanzioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/petrolio-kim-la-corea-del-sud-sequestra-nave-panamense.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20170916135933_24319770-1024x679.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le autorità della Corea del Sud continuano nella loro campagna di sequestri di navi cargo che si ritengono siano state utilizzate come strumento di contrabbando di petrolio verso la Corea del Nord. Questa volta a essere colpita dalle autorità giudiziarie sudcoreane è stata <strong>un’imbarcazione</strong> <strong>battente bandiera panamense</strong>, <strong>sospettata di trasportare petrolio in violazione delle sanzioni internazionali imposte dal Consiglio di Sicurezza</strong> delle Nazioni Unite e vincolanti per tutta la comunità internazionale. La “<strong>Koti</strong>” &#8211; questo il nome della nave &#8211; è stata sequestrata al porto di Pyeongtaek-Dangjin, costa occidentale della Corea del Sud, il 21 dicembre. Un ufficiale della Marina sudcoreana, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-northkorea-missiles-southkorea-ship/south-korea-seizes-second-ship-suspected-of-providing-oil-to-north-korea-idUSKBN1EP04P">commentando a <em>Reuters</em></a>, aveva all&#8217;inizio confermato il sequestro dicendo soltanto che fosse &#8220;recente&#8221;, ma senza dare ulteriori dettagli. Quello che si sapeva, fino a pochi giorni fa, era che la data di arrivo al porto sudcoreano stimata dal Koti fosse il 19 dicembre, almeno secondo quanto dichiarato da VesselFinder ltd, una società che fornisce servizi di tracciamento. La nave può trasportare 5.100 tonnellate di petrolio e ha un equipaggio composto per lo più cittadini cinesi e del Myanmar. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://english.yonhapnews.co.kr/search1/2603000000.html?cid=AEN20180102007500315">Secondo quanto riportato dall&#8217;agenzia <em>Yonhap</em></a>, i servizi segreti e le autorità doganali della Corea del Sud hanno effettuato il sequestrato il 21 dicembre e stanno già da giorni conducendo un&#8217;accurata indagine congiunta sulla nave per approfondire le sue rotte più recenti, i possibili contatti con la <strong>Corea del Nord</strong>, il proprietario della compagnia che detiene la nave e soprattutto eventuali contatti con governi stranieri (in particolare quello della Cina).</p>
<p></p>
<p>La notizia del sequestro della nave battente bandiera panamense arriva dopo quella sull’avvenuto sequestro della <strong>Ligthouse Winmore</strong> di Hong Kong. Lo scorso 29 dicembre il governo di Seul ha infatti annunciato di aver aperto un’inchiesta relativa al sequestro avvenuto lo scorso 24 novembre della petroliera cinese sospettata di aver trasferito 600 tonnellate di petrolio raffinato alla nave nordcoreana “Sam Jong 2”. Il tutto nasce come effetto delle sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza già a settembre e indurite a dicembre. Le sanzioni, approvate all’unanimità da tutti i membri del Consiglio, quindi anche da <strong>Cina</strong> e <strong>Russia</strong>, prevedono un taglio drastico ai nuovi rifornimenti di petrolio, sia greggio che raffinato, con una misura massima di esportazioni che di per sé è del tutto insufficiente a garantire standard di efficienza del sistema nordcoreano. L’obiettivo è colpire il programma missilistico e nucleare evitando che Pyongyang usi petrolio per questo tipo di operazioni, ma il rischio è che il governo sposti le forniture verso i programmi bellici lasciando la popolazione civile con meno carburante. Le sanzioni, tra le altre cose, hanno anche istituito un sistema di controllo del traffico marittimo, proprio al fine di evitare importazioni di contrabbando da parte del governo nordcoreano, e la nuova risoluzione Onu vieta specificamente di rifornire navi nordcoreane in acque internazionali. Quasi a voler colpire specificamente un comportamento di alcune flotte che già si teneva sotto controllo.</p>
<p>In questo caso, come detto, la nave è battente bandiera di <strong>Panama</strong>. Un particolare non irrilevante, dal momento che fino ad ora le operazioni di sequestro e le varie accuse lanciate dalle autorità sudcoreane e dagli Stati Uniti avevano avuto come obiettivo Cina e Russia, Paesi che non hanno accettato con favore (pur approvandole) le nuove sanzioni contro la Corea del Nord. Obiettivi politici che potrebbero rientrare anche in questo caso, pur se per via di traversa. Non va infatti dimenticato che proprio in questi ultimi mesi <a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-cina-sbarca-panama-pechino-sfida-gli-usa-nel-cortile-casa/">Panama ha riallacciato i rapporti con Pechino</a> tanto da diventare oggetto di progetti infrastrutturali di grande importanza da parte della Cina. <strong>Per gli Stati Uniti, l’ingresso della Cina a Panama rappresenta un colpo durissimo per la propria strategia continentale</strong> ed è un fatto che alla Casa Bianca seguono con molta attenzione, per gli evidenti interessi economici che scorrono attraverso il canale centroamericano. Questo ripristino delle relazioni fra Panama e Cina può essere uno dei motivi per cui una nave battente bandiera panamense viene fermata in Corea del Sud con l’accusa di violare le sanzioni e favorire Pyongyang? Per ora non si può dimostrare. Potrebbe essere un caso, così come frutto di accordi con la Cina o di un’iniziativa legata all’intelligence sudcoreana o americana. Quel che è certo è che questo sequestro potrebbe incidere, se non l’ha già fatto, sulla comprensione delle <strong>relazioni di Panama con Cina e Stati Uniti</strong>.</p>
<p></p>
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		<title>La Cina sbarca a Panama. Pechino sfida gli Usa nel &#8220;cortile di casa&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-cina-sbarca-panama-pechino-sfida-gli-usa-nel-cortile-casa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2017 19:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La sfida per il dominio dei mari fra Cina e Stati Uniti si arricchisce di un nuovo terreno di scontro: Panama. Il piccolo Stato dell’America centrale, da sempre visto come un satellite degli Stati Uniti e snodo fondamentale del commercio marittimo controllato da Washington, è entrato nel giro di affari di Pechino che tramite la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-sbarca-panama-pechino-sfida-gli-usa-nel-cortile-casa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="853" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/Panama_City_2016_Flut-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p>La sfida per il dominio dei mari fra Cina e Stati Uniti si arricchisce di un nuovo terreno di scontro: Panama. Il piccolo Stato dell’America centrale, da sempre visto come un satellite degli Stati Uniti e snodo fondamentale del commercio marittimo controllato da Washington, è entrato nel giro di affari di Pechino che tramite la società China Harbour Engineering Company (Chec) investirà milioni di dollari nell’attività portuale del Paese. Una notizia che riveste un ruolo non secondario nella comprensione dello sviluppo della geopolitica cinese, dal momento che fino a pochi anni fa gli Usa avevano boicottato le imprese cinesi che volevano investire nel canale e avevano imposto ai precedenti governi panamensi di evitare ogni tipo di rapporto commerciale con le aziende cinesi che non fosse esclusivamente legato al passaggio dei cargo attraverso il canale.</p>
<p></p>
<p>Nonostante questo blocco da parte degli Stati Uniti, i rapporti tra Pechino e Panama non sono mai stati interrotti del tutto. Pechino non poteva e non può fare a meno di Panama per via della funzione dello stretto che evita ai cargo di circumnavigare l’America latina. Un motivo già di per sé valido, a prescindere dalla sfida agli Stati Uniti, per intessere con Panama solidi rapporti politici ed economici. Panama dal canto suo ha iniziato a comprendere nel tempo che dipendere dalla politica Usa senza avere un proprio margine di autonomia, rischiava di limitare gli investimenti stranieri ma soprattutto le possibilità di sviluppo e di guadagno che la Cina offre in questi anni di stagnazione. La convergenza di interessi ha dunque portato un riavvicinamento politico fra i due Stati suggellato a giugno di quest’anno con l’apertura della prima ambasciata i Panama a Pechino. Un episodio fondamentale che si collega alla decisione del governo panamense di rompere i rapporti diplomatici con Taiwan e all’arrivo, in quello stesso periodo, di una delegazione del commercio estero cinese nello Stato dell’America centrale. In quell’occasione, il governo panamense affermò che era necessario trovare una via comune per attrarre gli investimenti cinesi e per riuscire ad aprire l’industria panamense al mercato cinese. E così è stato.</p>
<p></p>
<p>L’investimento con cui sono iniziati ufficialmente i rapporti economici fra Cina e Panama è rappresentato da un contratto di 165 milioni di dollari per la costruzione di un porto per le navi da crociera sulla costa pacifica del territorio panamense. Il progetto vede la partecipazione di un consorzio composto dalla China Harbour Engineering Company e dalla società belga Jan de Nul. Con la costruzione di questo porto, le autorità panamensi vogliono fare in modo che le navi da crociera attracchino direttamente a Panama City, in modo da arrivare nel 2019 alla cifra di tre milioni di turisti l’anno. Per Panama significa in sostanza diventare uno Stato di sosta e non più soltanto un passaggio obbligato senza che il turismo incida sull’economia del Paese.</p>
<p></p>
<p>Secondo quanto riporta <em><a href="https://www.eleconomista.com.mx/empresas/Llega-inversion-china-a-Panama-20171019-0147.html">El economista</a></em>, il governo panamense prevede che gli investimenti cinesi non si fermeranno qui. La volontà del governo è quella di attrarre capitali da Pechino per tutti i principali progetti infrastrutturali dello Stato, come porti e centrali elettriche, un quarto ponte sul Canale e la terza linea della metropolitana della capitale. E la Cina non può che essere contenta di questa convergenza di interessi. La China Harbour Engineering Company, filiale della China Communications Construction Company, è già attiva nelle Americhe con investimenti per sette miliardi di dollari e conosce perfettamente il mercato americano. Ma oltre all’inserimento nel mercato, quello che conta è che le industrie cinesi siano arrivate a colpire la sfera d’influenza americana proprio nel punto nevralgico del commercio mondiale e americano: Panama. Riuscire in questo momento a investire a Panama significa sfidare apertamente Washington nel suo cortile di casa e un messaggio a tutto il continente americano: Pechino sta arrivando anche al di là del Pacifico.</p>
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		<title>I top della sanità: basso costo e altissima qualità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/top-della-sanita-basso-costo-altissima-qualita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2017 07:24:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190896.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190896.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190896-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190896-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Quali sono le strade percorribili per chi è ammalato in Italia, il Belpaese dove secondo l&#8217;ultimo Rapporto di Censis e Rbm Assicurazione Salute, ben 13 milioni di persone rimandano le cure mediche perché impossibilitati a pagarle? La domanda è d&#8217;obbligo vista una sanità pubblica che, sino a vent&#8217;anni fa era tra le migliori al mondo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/top-della-sanita-basso-costo-altissima-qualita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190896.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190896.jpg 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190896-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190896-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p><p>Quali sono le strade percorribili per chi è ammalato in Italia, il Belpaese dove secondo l&#8217;ultimo Rapporto di Censis e Rbm Assicurazione Salute, ben 13 milioni di persone rimandano le cure mediche perché impossibilitati a pagarle? La domanda è d&#8217;obbligo vista una sanità pubblica che, sino a vent&#8217;anni fa era tra le migliori al mondo a detta dell&#8217;Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) e che oggi «regge» ancora &#8211; ma sempre più a fatica &#8211; al Nord, seppur con attese sempre maggiori per pazienti che invece, soprattutto quando affetti da patologie gravi, non possono aspettare ad esempio 122 giorni per una semplice mammografia.</p>
<p>Inoltre, non bastassero le liste d&#8217;attesa assurde nel pubblico, il sistema sanitario privato italiano &#8211; senza concorrenza come all&#8217;estero proprio perché storicamente sovrastato da quello statale non offre il rapporto qualità-prezzo che, invece, si può trovare in Paesi «insospettabili» come Panama, Messico, Costa Rica, Colombia e Malesia. I cinque migliori stati al mondo dove ci si può curare, bene e a prezzi ragionevoli, secondo le statistiche di International Living, la rivista specializzata che dal 1979 consiglia in base a un elaborato Global Retirement Index quali siano i posti migliori al globo per andare in pensione. Ma vediamo nel dettaglio i cinque paradisi delle cure di qualità a basso costo cui potrebbero avere facile accesso molti italiani oggi invece costretti a interminabili, sovente fatali e sempre vergognose, attese.</p>
<p>5.a PANAMA</p>
<p>A parte il clima umido ed il caldo che raggiunge livelli record in questo periodo agostano, Panama è considerato dalle statistiche dell&#8217;International Living il quinto paese migliore al mondo per l&#8217;assistenza sanitaria. Gli ospedali privati del piccolo stato centroamericano sono infatti al top nelle Americhe e per questo, da qualche anno a questa parte, sono meta costante del cosiddetto «turismo medico» di molti sudamericani e statunitensi, alla ricerca di un&#8217;assistenza all&#8217;avanguardia ma anche accessibile a prezzi modici.</p>
<p>Le principali strutture ospedaliere panamensi garantiscono un livello d&#8217;eccellenza perché hanno convenzioni di partnership con centri sanitari Usa molto riconosciuti. A cominciare dalla Cleveland Clinic, specializzata in problemi cardiocircolatori e nella lotta contro i tumori, l&#8217;ospedale di Miami per l&#8217;Infanzia &#8211; uno dei migliori al mondo per qualsiasi problema legato alla salute infantile &#8211; ed il Johns Hopkins Medicine International, all&#8217;avanguardia nelle cure del cancro alla prostata, ai polmoni e al seno oltre che garante di farmaci sperimentali cui sarebbe invece quasi impossibile accedere altrove.</p>
<p>Per evitare salassi in caso di emergenze mediche, il consiglio per chiunque viva o viaggi a Panama (oppure ci vada apposta per sottoporsi a cure sanitarie) è di sottoscrivere prima un&#8217;assicurazione privata. I piani panamensi come ad esempio il «Blue Cross &amp; Blue Shield» costano un&#8217;ottantina di euro al mese e possono essere sottoscritti da persone con al massimo 65 anni.</p>
<p>Naturalmente a Panama ci si può fare curare anche usando un&#8217;assicurazione medica internazionale sottoscritta in Italia, i cui costi variano solitamente dai 100 si 225 euro al mese.</p>
<p></p>
<p>Qui il limite d&#8217;età entro il quale è bene assicurarsi è di 70 anni.</p>
<p>Per chi ha invece più di 70 anni l&#8217;opzione percorribile è quella di diventare socio di un ospedale panamense. Il costo varia, a seconda della struttura &#8211; dai 75 euro ai 160 euro &#8211; e consente di ottenere forti sconti tanto sulle cure che sulle visite mediche, ma non l&#8217;esenzione totale.</p>
<p>Inoltre, con questa tipologia di copertura, può essere previsto dall&#8217;ospedale un periodo compreso tra i 12 ed i 24 mesi di attesa una volta diventati soci prima di avere diritto agli sconti.</p>
<p>4.a MESSICO</p>
<p>Al quarto posto al mondo per il rapporto tra qualità e prezzo nelle cure mediche, tenetevi forte, c&#8217;è il tanto vituperato Messico, quasi sempre al centro di storie negative legate soprattutto alla violenza dei narcos e qui, invece, per una volta oggetto di elogi. Non a caso si calcola che ogni anno circa un milione di statunitensi non di origine messicana visitino il Paese del tequila per acquistare farmaci, farsi curare i denti e, soprattutto, farsi operare in ospedali e cliniche di livello molto alto a prezzi assai inferiori anche a quelli garantiti dal tanto discusso Obamacare, che sì ha allargato la copertura sanitaria a milioni di poveri ma ha anche reso più care le spese mediche per molti appartenenti della cosiddetta classe media che, non a caso, ha fatto vincere Trump.</p>
<p>I vantaggi di andarsi a curare in Messico sono tanti. Il primo è che la maggior parte dei medici e dei chirurghi messicani si sono specializzati nell&#8217;Unione europea, in Canada o negli Stati Uniti, aumentando dunque la loro esperienza nei migliori centri di medicina mondiale. Il secondo vantaggio è che non solo nella capitale Mexico City si riceve un&#8217;assistenza di livello ma anche nelle città di medie dimensioni, ovvero con più di un milione di abitanti. Numerose le assicurazioni mediche che garantiscono prezzi sino a due terzi inferiori a quelli praticati da dentisti e laboratori di analisi italiani.</p>
<p>3.a COLOMBIA</p>
<p>Per l&#8217;Organizzazione Mondiale della Salute, la Colombia si classifica al ventiduesimo posto per qualità del sistema pubblico, prima ancora di Canada e Stati Uniti e davanti a tutti gli altri Paesi sudamericani. La maggior parte degli ospedali di eccellenza si concentra nelle città di Bogotá, Medellín e Bucaramanga. Per un cittadino straniero anche non residente è possibile accedere ad assicurazioni private che coprono fino all&#8217;età di 85 anni. Si tratta di assicurazioni che permettono di ricevere cure mediche di eccellenza sia negli ospedali pubblici sia in quelli privati. Per avere una idea delle tariffe basti pensare che il costo di una visita medica con uno specialista si aggira sui 40 euro al massimo. Il Paese è avanzatissimo in alcune specializzazioni mediche. Su tutte, per esempio, Bogotà eccelle per la valvola di Hakim, utilizzata in patologie che colpiscono il cervello e anche per il suo contributo alla produzione di vaccini contro la malaria, malattia molto diffusa nella regione.</p>
<p>La Colombia come molti altri paesi del Sudamerica è famosa anche per i suoi trattamenti di chirurgia plastica che arrivano a costare un terzo in meno di quanto costerebbero in Europa. Tanto che da tempo il turismo sanitario è diventato uno dei filoni su cui lavora con maggiore successo la ProColombia, ovvero l&#8217;Ente del turismo colombiano.</p>
<p>2.a COSTARICA</p>
<p>Che il Costarica sia il nuovo bengodi del turismo sanitario ce lo dicono le cifre. Oltre 40mila cittadini statunitensi viaggiano ogni anno nel paese per cure mediche e dentali. Complice la posizione geografica siamo nel cuore dei Caraibi &#8211; e il clima ameno insieme a una natura mozzafiato, il Costarica negli anni è diventato il classico esempio di turismo sanitario «made in Tropici». Ovvero unire l&#8217;utile al dilettevole, una vacanza in un luogo paradisiaco con trattamenti sanitari da primo mondo &#8211; la maggior parte dei suoi medici studiano negli Stati Uniti &#8211; a cifre molto competitive.</p>
<p>La maggior parte degli ospedali e dei centri medici di eccellenza si concentra nella capitale San José. Famosa per le sue cure mediche a costi super competitivi, questa nazione centroamericana garantisce un controllo accurato della professionalità dei suoi medici attraverso alcuni siti internet certificati come HuliHealth. Tra le principali specialità che offre a prezzi stracciati rispetto a quelli italiani ci sono le cure dentistiche, ortopediche e la chirurgia bariatrica.</p>
<p>Per accedere alle cure da stranieri si può acquistare una polizza assicurativa medica locale che però richiede la residenza o altrimenti pagare direttamente il servizio. Mediamente uno straniero spende l&#8217;equivalente di circa 5mila euro per un trattamento medico/chirurgico di una certa complessità che in Europa costerebbe almeno il quadruplo.</p>
<p>1.a MALAYSIA</p>
<p>Negli ultimi cinque anni il turismo medico in Malaysia è cresciuto del 100%. Tutto merito di voli sempre più economici e di un costo della vita allettante. I centri medici e gli ospedali di eccellenza si concentrano nella capitale Kuala Lumpur e a George Town. Molti di questi centri sono verificati dalla prestigiosa Joint Commission International statunitense che monitora la qualità dei centri medici nel mondo. La maggior parte dei medici che si prende cura della clientela straniera si è formata negli Stati Uniti, in Australia e in Gran Bretagna garantendo così uno standard di qualità professionale e un&#8217;accoglienza in inglese. Le specialità più gettonate risultano essere la chirurgia estetica, la dermatologia e le cure dentarie.</p>
<p>I dati lo confermano. Nel 2016 la Malaysia ha ricevuto oltre un milione di turisti sanitari e le previsioni per il 2017 parlano di un aumento. I costi bassissimi delle cure fanno sì che lo straniero in cerca di cure non sia costretto ad acquistare assicurazioni medica ma possa pagare direttamente le cure che arrivano ad avere costi cinque volte inferiori a quelli europei.</p>
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		<title>Panama rompe con Taiwan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/panama-rompe-con-taiwan-e-accoglie-pechino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jun 2017 10:39:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1038" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Panama rompe con Taiwan e sigla nuove relazioni diplomatiche con Pechino. Una vittoria su tutti i fronti per la Cina, che consolida così i suoi rapporti commerciali con lo stato dell&#8217;America Latina e allarga dunque la sua influenza nella regione, coerentemente con quella Nuova via della Seta annunciata dal presidente Xi-Jinping al  Belt and Road Forum &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/panama-rompe-con-taiwan-e-accoglie-pechino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1038" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/LAPRESSE_20170613095822_23438922-2-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Panama</strong> rompe con Taiwan e sigla nuove relazioni diplomatiche con <strong>Pechino</strong>. Una vittoria su tutti i fronti per la Cina, che consolida così i suoi rapporti commerciali con lo stato dell&#8217;America Latina e allarga dunque la sua influenza nella regione, coerentemente con quella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.reuters.com/article/us-china-silkroad-protectionism-idUSKCN18B0B5">Nuova via della Seta</a> annunciata dal presidente Xi-Jinping al <em> Belt and Road Forum</em> di Pechino lo scorso maggio. Duro colpo per i sogni d&#8217;indipendenza di <strong>Tapei</strong>, riconosciuta attualmente in maniera ufficiale da una ventina di stati in tutto il mondo (tra cui il Vaticano). Il presidente della Repubblica di Panama Juan Carlos Varela ha affermato, in un discorso televisivo, che gli importanti legami commerciali hanno portato alla decisione di maturare ufficialmente dei rapporti diplomatici con il gigante cinese, secondo cliente più importante del canale. <a href="http://www.reuters.com/article/us-panama-china-idUSKBN194054">A riportarlo è l&#8217;agenzia di stampa <em>Reuters</em></a>.Panama cambia rotta: “Esiste solo una Cina”«Sono convinto che questo sia il percorso corretto per il nostro Paese» &#8211; ha osservato <strong>Varela</strong>. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.chinadaily.com.cn/world/2017-06/13/content_29721903.htm">Secondo la nota ufficiale</a>, «la Repubblica popolare cinese e la Repubblica di Panama, secondo gli interessi e la volontà dei rispettivi popoli, hanno deciso di ufficializzare e stabilire nuove relazioni diplomatiche». Secondo la dichiarazione congiunta, inoltre, «il governo di <strong>Panama</strong> stabilisce che esiste solo una Cina e che il governo della Repubblica Popolare Cinese è l&#8217;unico governo legittimo che rappresenta la Repubblica Popolare Cinese. Taiwan è parte integrante dei territori cinesi».Panama ha dunque comunicato alla diplomazia cinese che non avrà più alcun contatto ufficiale con gli esponenti del governo di Tapei. Il Ministro degli Esteri<strong> Wang Yi</strong> e la sua collega panamense Isabel de Saint Malo, che è anche vicepresidente dello stato dell&#8217;America centrale, hanno incontrato i media a Pechino in queste ore. «Questo è un momento storico e la relazione tra Cina e Panama apre un nuovo capitolo» &#8211; ha sottolineato Wang.La rabbia di Tapei: “La Cina offende il nostro popolo”Stizzita la reazione di <strong>Tawain</strong>, che non nasconde l&#8217;amarezza e la delusione per la decisione presa da <strong>Varela</strong>: «Il nostro governo esprime una forte obiezione e una decisa condanna contro la Cina che attrae Panama allo scopo di tagliare i legami con Taiwan, cercando di confinare il nostro ruolo internazionale e offendendo il nostro popolo» &#8211; ha dichiarato David Lee, Ministro degli Affari esteri di Taiwan, in un briefing svoltosi poche ore fa a Tapei. Taiwan avrebbe immediatamente chiuso ogni tipo di cooperazione e relazione con Panama, ordinando l&#8217;immediata evacuazione dell&#8217;ambasciata «al fine di salvaguardare la dignità e la sovranità nazionale».Secondo <strong>Matt Ferchen</strong>, esperto di relazioni cinesi con l&#8217;America Latina del Carnegie-Tsinghua Center for Global Policy di Pechino, si tratta di una bruttissima notizia per le relazioni diplomatiche di Taiwan in America Centrale &#8211; dove ha ancora legami con El Salvador, Guatemala, Honduras e Nicaragua. «Si tratta di un precedente che potrebbe influenzare anche il resto della regione» &#8211; ha dichiarato l&#8217;analista politico a <em>Reuters</em>.Panama, collocazione strategicaDa quando il generale <strong>Noriega</strong> fu deposto e catturato dalle forze statunitensi nel 1989, gli Usa tornarono ad essere il primo partner commerciale e politico di Panama. Nel 2007 Panama e Stati Uniti hanno inoltre firmato un accordo commerciale di libero scambio, ratificato dal Congresso americano nel 2011.  L&#8217;ampliamento del canale, inaugurato nel gennaio 2016, ha raddoppiato la capacità di transito e portata dello stesso, con ricadute economiche molto importanti per la Repubblica di Panama. Nonostante rimanga uno dei Paesi dell&#8217;America Latina con i peggiori indici nella distribuzione del reddito, l&#8217;apertura verso <strong>Pechino</strong> non può che contribuire all&#8217;importante crescita che ha vissuto l&#8217;economia panamense negli ultimi dieci anni.</p>
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		<title>La piccola Panama raddoppia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-piccola-panama-raddoppia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2016 09:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="834" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038-768x427.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038-1024x569.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A Panama producono due birre. La Panamà, con l&#8217;accento sulla a finale, perché è così che si dice qui: leggera di gradazione, amarognola al palato, l&#8217;etichetta riproduce la bandiera nazionale bianca, blu e azzurra. L&#8217;altra è la Balboa. Di gusto decisamente migliore, la sua etichetta non è così nazionalista, è solo rossa: riproduce il profilo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-piccola-panama-raddoppia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="834" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038-768x427.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/1466496573-lapresse-20160610102234-19462038-1024x569.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A <strong>Panama</strong> producono due birre. <strong>La Panamà</strong>, con l&#8217;accento sulla a finale, perché è così che si dice qui: leggera di gradazione, amarognola al palato, l&#8217;etichetta riproduce la bandiera nazionale bianca, blu e azzurra. L&#8217;altra è la <strong>Balboa</strong>. Di gusto decisamente migliore, la sua etichetta non è così nazionalista, è solo rossa: riproduce il profilo di un conquistatore spagnolo: <strong>Vasco Nunez de Balboa</strong>. Anche se andava cercando tutt&#8217;altro, fu lui, nel 1513, il primo uomo bianco a mettere piede su questa sponda del Pacifico. Lo fece con una spedizione via terra, attraversando la foresta, scontrandosi con le tribù locali e arrivando per primo a capire che no, Colombo si sbagliava: tra quelle terre e il <strong>Cipango</strong> c&#8217;era di mezzo un altro mare. Cinquecentotré anni dopo, mentre di fronte a Panama City la marea si ritira di otto metri e al largo decine di navi cargo di tutte le dimensioni sostano alla fonda in attesa del proprio turno per passare sotto il ponte delle Americas, dedicato ovviamente a Balboa, ed entrare nel canale, viene da pensare a quegli spagnoli che per primi immaginarono di costruire una <strong>via di comunicazione diretta tra i due oceani</strong>. Ci volle poco ai conquistatori per immaginare un canale che attraversasse l&#8217;istmo di meno di novanta chilometri, e unisse Atlantico e Mare del Sud, come allora si chiamava il Pacifico. <strong>Carlo I re di Spagna</strong> diede ordini ai suoi ufficiali di studiare il progetto, ma la risposta fu secca: «Non c&#8217;è re al mondo che abbia la forza di realizzare questo».Chissà se qualche volta in questi mesi il presidente panamense Juan Carlos Varela ha pensato a Carlo I. Lui quella forza l&#8217;ha avuta, e il 26 giugno ha inaugurato l&#8217;<strong>Ampliación del Canal di Panamá</strong>. Certo, l&#8217;ha fatto con due anni di ritardo sulle previsioni, ma poco conta. La colpa? Una serie di contenziosi economici con il <strong>Grupo unidos por el Canal</strong>, il consorzio di imprese formato dalla spagnola Sacyr, dalla nostra Salini-Impregilo e dalla belga Jan de Nul per la parte di scavo. I costi sono lievitati dai <strong>3,5 miliardi</strong> iniziali a oltre <strong>6 miliardi</strong>, e l&#8217;Autorità del Canale non sembrava intenzionata a farsene carico. C&#8217;è voluto un arbitrato internazionale per sciogliere in contenzioso e 18 mesi ulteriori di lavori per concludere il tutto. Sbloccando, per esempio, l&#8217;arrivo delle immense paratie da <strong>4.500 tonnellate</strong> costruite a Udine dalla <strong>Cimolai</strong>. Nel 2006, quando il 77,8 per cento del popolo panamense votò sì al referendum che chiedeva se intraprendere o no l&#8217;opera ciclopica, venne annunciato che l&#8217;apertura sarebbe stata nel 2014. Un secolo esatto dopo il battesimo del canale, nell&#8217;agosto del 1914. Allora fu fortemente voluto dal presidente americano <strong>Theodore Roosevelt</strong>, che prima favorì in tutti i modi l&#8217;<strong>indipendenza di Panama</strong> dalla Colombia, di cui era una misera provincia. E poi fece firmare dal nuovo governo una concessione agli <strong>Stati Uniti</strong> per la realizzazione del progetto e la gestione perpetua del canale. L&#8217;opera venne costruita in dieci anni dal genio civile americano, morirono oltre 5mila operai. I francesi, che erano stati i primi detentori dei diritti di costruzione, erano andati incontro a un disastro di proporzioni epocali, costato la vita a decine di migliaia di persone decimate da malaria e febbre gialla: pensavano di scavare un canale al livello del mare, come poi fecero a <strong>Suez</strong>. Gli americani capirono che il sistema di chiuse era l&#8217;unico percorribile, e crearono quello che per decenni è stato il <strong>più grande invaso artificiale al mondo</strong>: il <strong>lago Gatùn</strong> attraverso cui far navigare le imbarcazioni che attraverso il sistema di chiuse scavallano lo spartiacque continentale, che qui è posto a soli 27 metri sul livello del mare.A Panama il canale per anni ha rappresentato uno Stato nello Stato. Da un lato e dall&#8217;altro sei chilometri di terra intorno alla struttura, <strong>The Canal zone</strong>, sono stati a tutti gli effetti <strong>territorio statunitense</strong>. Un territorio che in periodo di guerra è arrivato a ospitare fino a centomila abitanti, conosciuti come <strong>Zonians</strong> negli Stati Uniti e Zoneíta a Panamá. Uno spicchio piccolo, che però di fatto divideva in due il Paese: con il paradosso che a un cittadino panamense potevano chiedere il passaporto per andare da una parte all&#8217;altra del suo Paese. Una situazione che è andata avanti fino al 31 dicembre 1999 quando il canale è diventato a tutti gli effetti panamense. Merito di un trattato firmato nel 1977 dall&#8217;allora presidente <strong>Jimmy Carter</strong> e dal dittatore militare, <strong>Omar Torrjos</strong>. Assente giustificato, il 92enne Carter avrebbe dovuto essere l&#8217;ospite d&#8217;onore alla cerimonia di apertura di quello che volgarmente è passato alle cronache come il raddoppio del canale, ma che in realtà è l&#8217;apertura di una nuova coppia di mastodontiche chiuse (tre per lato) lunghe 427 metri l&#8217;una e larghe 55, con una profondità di 18,3 metri. Quanto basta per far transitare &#8211; dragando il resto del canale &#8211; le gigantesche navi post Panamax, quelle lunghe oltre 289 metri, che trasportano petrolio e container e fanno girare le merci nell&#8217;economia globalizzata. La prima è stata la <strong>Cosco Shipping Panama</strong>, portacontainer cinese con comandante indiano, ma battente bandiera delle isole Marshall, con il suo carico di novemila container che contengono Dio solo sa cosa. Accompagnata tra le chiuse come una dama all&#8217;altare; trainata e spinta da due rimorchiatori, accolta da un tripudio di fuochi d&#8217;artificio tricolori; benedetta da vescovi, imam e altre cariche religiose; salutata da capi di Stato e ministri che indossano guayabera bianca &#8211; la tradizionale camicia a quattro tasche &#8211; e pantaloni neri come protocollo prescrive, è stata la protagonista laica di una festa popolare che ha coinvolto tutta Panama e i suoi 3,5 milioni di abitanti. All&#8217;inaugurazione erano in trentamila, estratti a sorte per partecipare all&#8217;apoteosi dell&#8217;orgoglio nazionale. In pieno stile imperiale, da panem et circenses, sudati e contenti tutti hanno ricevuto pranzo al sacco, bevande analcoliche a profusione, ombrelli, bandierine e gadget vari rigorosamente bianchi, rossi e blu. Gli altri erano sparsi lungo il canale, per dedicarsi allo shipspotting, attività che va per la maggiore qui, dove c&#8217;è gente che scarica app per seguire in tempo reale la posizione delle imbarcazioni in entrata e in uscita. Oppure erano a casa a seguire la diretta-fiume alla tv o sui maxi schermi allestiti nelle piazze. Una diretta durata dieci ore, quante ce ne sono volute alla Cosco per risalire dall&#8217;Atlantico al lago Gatún, oltrepassando il dislivello di 27 metri grazie alle chiuse di Agua Clara. Poi dove avere percorso il lago Gatún, fare rotta verso il Pacifico navigando lungo i tredici chilometri del Culebra Cut fino alle <strong>chiuse di Miraflores</strong> che fanno ridiscendere le navi al livello del mare, nel Pacifico.Una giornata di festa nazionale dal motto chiaro: <strong>el canal es de todos</strong>, il canale è di tutti. Che suonerà retorico ma è abbastanza vero. Anche se la loro vita non cambierà per il passaggio delle Postpanamax cinesi, anche se nelle loro tasche non entrerà neanche uno degli <strong>800mila dollari di pedaggio</strong> che una nave di medie dimensioni pagherà per l&#8217;attraversamento delle nuove chiuse, tutti i panamensi sembrano immensamente orgogliosi che un Paese tanto piccolo sia riuscito in un&#8217;opera così colossale. Un&#8217;opera che per il 95% è stata fisicamente realizzata da manodopera locale, perché così era stato stabilito nei capitolati di appalto. Oltre <strong>35mila persone che da domani non avranno più lavoro</strong> e infatti, a quanto raccontano alcuni giovani ingegneri italiani, negli ultimi mesi dilungavano ogni operazione per prolungare più possibile il contratto. Ma in fondo c&#8217;è da capirli. Perché per Panama il canale è qualcosa di più che un&#8217;ottima fonte di guadagno (l&#8217;opera si ripaga da sola in un paio di anni d&#8217;esercizio) e una fondamentale via di comunicazione, il canale è vita. Niente canale e Panamá probabilmente non esisterebbe come stato sovrano. Senza il canale e i suoi traffici non sarebbe diventata la base finanziaria per decine di banche, trasformandosi in un <strong>paradiso per l&#8217;evasione fiscale</strong> e il riciclaggio del denaro sporco. Senza canale non avrebbe iniziato negli anni Sessanta a immatricolare imbarcazioni di altre nazioni sotto la sua bandiera per far pagare meno tasse agli armatori. Senza canale non sarebbe stata così appetibile per i cartelli dei <strong>narcotrafficanti sudamericani</strong> come punto di transito privilegiato della cocaina e base per il riciclaggio del denaro, specie durante il regno di <strong>Manuel Noriega</strong>. Senza canale Panamá non sarebbe sulle carte geografiche e tutt&#8217;al più si identificherebbe Panama con un cappello di foglie di palma a tesa larga, ma essendo prodotto in Ecuador non sarebbe un gran motivo d&#8217;orgoglio. Per questo a Panama è in circolazione un undicesimo comandamento, ripetuto come un mantra da politici e gente comune: «Il canale ci rende liberi». E forse, in parte, è vero.Osvaldo Spadaro</p>
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