Le autorità della Corea del Sud continuano nella loro campagna di sequestri di navi cargo che si ritengono siano state utilizzate come strumento di contrabbando di petrolio verso la Corea del Nord. Questa volta a essere colpita dalle autorità giudiziarie sudcoreane è stata un’imbarcazione battente bandiera panamense, sospettata di trasportare petrolio in violazione delle sanzioni internazionali imposte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e vincolanti per tutta la comunità internazionale. La “Koti” – questo il nome della nave – è stata sequestrata al porto di Pyeongtaek-Dangjin, costa occidentale della Corea del Sud, il 21 dicembre. Un ufficiale della Marina sudcoreana, commentando a Reuters, aveva all’inizio confermato il sequestro dicendo soltanto che fosse “recente”, ma senza dare ulteriori dettagli. Quello che si sapeva, fino a pochi giorni fa, era che la data di arrivo al porto sudcoreano stimata dal Koti fosse il 19 dicembre, almeno secondo quanto dichiarato da VesselFinder ltd, una società che fornisce servizi di tracciamento. La nave può trasportare 5.100 tonnellate di petrolio e ha un equipaggio composto per lo più cittadini cinesi e del Myanmar. Secondo quanto riportato dall’agenzia Yonhap, i servizi segreti e le autorità doganali della Corea del Sud hanno effettuato il sequestrato il 21 dicembre e stanno già da giorni conducendo un’accurata indagine congiunta sulla nave per approfondire le sue rotte più recenti, i possibili contatti con la Corea del Nord, il proprietario della compagnia che detiene la nave e soprattutto eventuali contatti con governi stranieri (in particolare quello della Cina).

La notizia del sequestro della nave battente bandiera panamense arriva dopo quella sull’avvenuto sequestro della Ligthouse Winmore di Hong Kong. Lo scorso 29 dicembre il governo di Seul ha infatti annunciato di aver aperto un’inchiesta relativa al sequestro avvenuto lo scorso 24 novembre della petroliera cinese sospettata di aver trasferito 600 tonnellate di petrolio raffinato alla nave nordcoreana “Sam Jong 2”. Il tutto nasce come effetto delle sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza già a settembre e indurite a dicembre. Le sanzioni, approvate all’unanimità da tutti i membri del Consiglio, quindi anche da Cina e Russia, prevedono un taglio drastico ai nuovi rifornimenti di petrolio, sia greggio che raffinato, con una misura massima di esportazioni che di per sé è del tutto insufficiente a garantire standard di efficienza del sistema nordcoreano. L’obiettivo è colpire il programma missilistico e nucleare evitando che Pyongyang usi petrolio per questo tipo di operazioni, ma il rischio è che il governo sposti le forniture verso i programmi bellici lasciando la popolazione civile con meno carburante. Le sanzioni, tra le altre cose, hanno anche istituito un sistema di controllo del traffico marittimo, proprio al fine di evitare importazioni di contrabbando da parte del governo nordcoreano, e la nuova risoluzione Onu vieta specificamente di rifornire navi nordcoreane in acque internazionali. Quasi a voler colpire specificamente un comportamento di alcune flotte che già si teneva sotto controllo.

In questo caso, come detto, la nave è battente bandiera di Panama. Un particolare non irrilevante, dal momento che fino ad ora le operazioni di sequestro e le varie accuse lanciate dalle autorità sudcoreane e dagli Stati Uniti avevano avuto come obiettivo Cina e Russia, Paesi che non hanno accettato con favore (pur approvandole) le nuove sanzioni contro la Corea del Nord. Obiettivi politici che potrebbero rientrare anche in questo caso, pur se per via di traversa. Non va infatti dimenticato che proprio in questi ultimi mesi Panama ha riallacciato i rapporti con Pechino tanto da diventare oggetto di progetti infrastrutturali di grande importanza da parte della Cina. Per gli Stati Uniti, l’ingresso della Cina a Panama rappresenta un colpo durissimo per la propria strategia continentale ed è un fatto che alla Casa Bianca seguono con molta attenzione, per gli evidenti interessi economici che scorrono attraverso il canale centroamericano. Questo ripristino delle relazioni fra Panama e Cina può essere uno dei motivi per cui una nave battente bandiera panamense viene fermata in Corea del Sud con l’accusa di violare le sanzioni e favorire Pyongyang? Per ora non si può dimostrare. Potrebbe essere un caso, così come frutto di accordi con la Cina o di un’iniziativa legata all’intelligence sudcoreana o americana. Quel che è certo è che questo sequestro potrebbe incidere, se non l’ha già fatto, sulla comprensione delle relazioni di Panama con Cina e Stati Uniti.

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