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	<title>P2 Archives - InsideOver</title>
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	<title>P2 Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La P2 internazionale di Epstein: il network del finanziere come laboratorio d&#8217;intelligence</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/la-p2-internazionale-di-epstein-il-network-del-finanziere-come-laboratorio-dintelligence.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 08:50:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[P2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1624" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205090510643_093e23e70c525afb4235a8aec2e09406.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205090510643_093e23e70c525afb4235a8aec2e09406.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205090510643_093e23e70c525afb4235a8aec2e09406-300x254.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205090510643_093e23e70c525afb4235a8aec2e09406-1024x866.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205090510643_093e23e70c525afb4235a8aec2e09406-768x650.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205090510643_093e23e70c525afb4235a8aec2e09406-1536x1299.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205090510643_093e23e70c525afb4235a8aec2e09406-600x508.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il caso dei file di Jeffrey Epstein sta facendo discutere per molti fattori: dall&#8217;emersione della rete mondiale di traffico di esseri umani, abusi sessuali e ricatti del finanziere morto per un presunto suicidio nel 2019 durante la detenzione al Metropolitan Correction Center di New York si arriva a fenomeni politologici interessanti che meritano di essere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-p2-internazionale-di-epstein-il-network-del-finanziere-come-laboratorio-dintelligence.html">[...]</a></p>
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<p>Il caso dei file di <strong>Jeffrey Epstein sta facendo discutere</strong> per molti fattori: dall&#8217;emersione della rete mondiale di traffico di esseri umani, abusi sessuali e ricatti del <strong>finanziere morto per un presunto suicidio nel 2019</strong> durante la detenzione al Metropolitan Correction Center di New York si arriva a <strong>fenomeni politologici interessanti</strong> che meritano di essere discussi a prescindere dal rilievo penale. In particolare, è bene sottolineare il ruolo importante del <strong>network del finanziere</strong> condannato per abusi sessuali e molestie per fini politici e come <strong>laboratorio d&#8217;intelligence</strong> capace di connettere mondi e sistemi di potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rete di potere di Epstein</h2>



<p>Si è parlato di una rete &#8220;mondiale&#8221; di Epstein, ma questa attestazione è quantomeno esagerata. Il finanziere<strong> gestiva un network di contatti </strong>che sostanzialmente riguardava il mondo americano e quello anglosassone della finanza e degli affari, le sfere nobiliari di Londra, <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/norvegia-lo-scandalo-epstein-investe-lambasciatrice-mona-juul-i-contatti-con-barak-e-quel-testamento-sospetto.html">la Norvegia</a> (la cui casa reale è imparentata con quella britannica), Israele e, in parte, la Russia e il Golfo Persico, con ridotta presenza nell&#8217;Europa continentale, pressoché nulla in Asia, Africa e America Latina. </p>



<p>Il sistema-Epstein assomigliava a un <strong>laboratorio d&#8217;intelligence o a un sistema para-massonico</strong> e in tal senso, era una struttura a più livelli. Chiaramente, a suscitare maggiore scalpore e indignazione è stata la rivelazione del <strong>network di traffici di esseri umani</strong> (questi sì, purtroppo, globalizzati), degli abusi e delle violenze che spesso riguardavano esponenti di spicco dell&#8217;élite globale. </p>



<p>La strutturazione di questa rete e l&#8217;impunità che Epstein per anni ha avuto, nonostante conclamate denunce e condanne in tribunale per reati affini, appaiono essere le derivate prime di <strong>una capacità di gestire il potere che si è esplicitata su più fronti</strong> e che ha potuto cogliere molto dell&#8217;eredità di <strong>Robert Maxwell, politico ed editore, padre di Ghislaine,</strong> compagna di Epstein e gestrice del traffico internazionale per l&#8217;isola di Little Saint James, e soprattutto importante agente sotto copertura per <strong>Israele nel Regno Unito</strong> della seconda metà del Novecento. </p>



<p><a href="https://mowmag.com/attualita/quando-negli-epstein-files-scrivono-pizza-cheese-e-hot-dogs-in-realta-parlano-di-bambini-e-neonati-abusati-parla-lanalista-di-intelligence-pietrobon">Come ha notato <strong>Emanuel Pietrobon</strong> dialogando con Mow, </a>Maxwell garantì &#8220;il passaggio di informazioni segrete sulla famiglia reale, compromissioni, individuazione di gole profonde – fu proprio Robert a identificare in Mordechai Vanunu la fonte delle rivelazioni alla stampa occidentale sull’esistenza di armi atomiche in Israele&#8221;. Per l&#8217;analista geopolitico, &#8220;forse perché provò a fare il triplo gioco con MI6 e KGB, o forse perché provò a ricattare i suoi capi, Robert morì per annegamento nel 1991&#8221; e in un certo senso, un decennio dopo, Epstein, incontrandone la figlia ne ha sostanzialmente <strong>ereditato la rete</strong> e la capacità d&#8217;influenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Epstein e il mondo di mezzo</h2>



<p>Epstein, sostanzialmente, era più un <strong>facilitatore</strong> che un grande stratega; il suo sistema era un <strong>&#8220;mondo di mezzo&#8221;</strong> dove si sono compiuti crimini ma anche facilitati indubbi confronti politici ed è stato, anche, un covo di spie e di scambi di favori e interessi. Un network che provava a espandersi in direzione della Russia, trovando spesso però muri alzati, e che sul piano del sistema d&#8217;intelligence non agiva solo tramite le &#8220;trappole al miele&#8221; di matrice sessuale ma anche come <strong>pontiere per contatti strategici</strong>.</p>



<p>La rete di Epstein serviva o accelerava interessi pubblici e politici di gruppi ben precisi, amici personali, politici e manager. C&#8217;è evidenza che tramite Epstein, ad esempio, si facilitò il riavvicinamento tra <strong>Israele e mondo arabo</strong>, soprattutto gli Emirati Arabi Uniti, si crearono opportunità nello Stato Ebraico per aziende strategiche come Palantir e finanzieri come Peter Thiel, e nei mesi precedenti lo scoppio del caos dell&#8217;Ucraina nel 2014 probabilmente un settore ben preciso di finanzieri e esponenti d&#8217;élite dell&#8217;anglosfera provò a sondare se uno spazio di dialogo in campo economico con la Russia fosse possibile sfruttando gli agganci di Epstein con la Norvegia. </p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Il sistema-Epstein come laboratorio d&#39;intelligence:<br>1. Come ha notato <a href="https://twitter.com/emanuelpietrob1?ref_src=twsrc%5Etfw">@emanuelpietrob1</a>, camera di compensaizone per distensione Israele-Emirati<br>2. Ha presentato all&#39;ex premier di Tel Aviv, Barak, il sistema-Palantir e il mondo di Peter Thiel<br><br>1/</p>&mdash; Andrea Muratore (@Murandrea1) <a href="https://twitter.com/Murandrea1/status/2018611603512730082?ref_src=twsrc%5Etfw">February 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I paragoni con la P2</h2>



<p>Un paragone molto chiaro per i lettori italiani può <strong>avvenire con il ben noto caso della loggia massonica P2</strong>, un apparato di formidabile pervasività politica e soprattutto una rete di influenza coperta che unì importanti settori del vertice del potere nazionale dagli Anni Sessanta e Settanta. <strong>Come Licio Gelli con la P2, Epstein</strong> era l&#8217;animatore e il coordinatore della rete ma non ne era il <strong>padrone assoluto</strong> e chi vi si approcciava lo faceva con diversi gradienti di interesse. </p>



<p>C&#8217;era, in entrambi i casi, chi condivideva il fine più cupo e occulto (la partecipazione alla rete dell&#8217;Isola nel caso Epstein, l&#8217;eversione del sistema democratico in quello italiano), chi conosceva componenti criminologicamente rilevanti del sistema ma non vi partecipava direttamente, chi era solo interessato al profilo <strong>relazionale, informativo e d&#8217;interesse privato del network</strong> non conoscendo &#8211; o ignorando &#8211; il secondo e il terzo livello. In parallelo a ciò, la ramificazione internazionale: Gelli aveva costruito legami con gli apparati più di destra conservatrice della Nato, con le dittature latinoamericane castrensi e con i regimi europei di Grecia e Portogallo per cercare sostegno, Epstein galleggiava nel perimetro che abbiamo detto inizialmente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Epstein e Calvi, destini incrociati</h2>



<p> A collegare i due casi, nei file di Epstein <strong>appaiono tre riferimenti a un caso tutto italiano e ricollegato alla loggia di Gelli</strong>: la misteriosa fine di <strong>Roberto Calvi</strong>, importante banchiere italiano vicino alla P2 e presidente del <strong>Banco Ambrosiano</strong> il cui crack rischiò di travolgere, tra il 1980 e il 1981, l&#8217;intera finanza italiana. Calvi. già noto come il &#8220;Banchiere di Dio&#8221; per i legami dell&#8217;Ambrosiano con l&#8217;Istituto per le Opere di Religione (Ior) vaticano, fu trovato morto a Londra il 18 giugno 1982, impiccato al Ponte dei Frati Neri. Una morte su cui ci sono enormi dubbi. Così come sul presunto, analogo suicido per impiccagione di Epstein del 2019 molti contorni appaiono tutt&#8217;altro che chiari.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Tra i file rivelati da Epstein anche riferimenti a Roberto Calvi, dominus del Banco Ambrosiano accomunato al finanziere criminale dal mistero sulla causa della morte: suicidi per impiccagione con lati oscuri che permangono. Sia per il Ponte dei Frati Neri che per l&#39;MCC a New York <a href="https://t.co/RrLcaqAa1e">pic.twitter.com/RrLcaqAa1e</a></p>&mdash; Andrea Muratore (@Murandrea1) <a href="https://twitter.com/Murandrea1/status/2018314327179088202?ref_src=twsrc%5Etfw">February 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Epstein e il caso P2: laboratori d&#8217;intelligence con legami internazionali, sistemi di potere che servivano reti profonde, da ultimo, soprattutto, <strong>camere di compensazione sotto la cui terra si celavano disegni eversivi (</strong>per Gelli) o profondamente criminali (per Epstein). A collegarli, il muro inviolabile dell&#8217;omertà e delle congiure del silenzio. Inevitabilmente destinato a cedere nei contesti delle società democratiche. Su cui, però, le crepe di fatti del genere restano evidenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/la-p2-internazionale-di-epstein-il-network-del-finanziere-come-laboratorio-dintelligence.html">La P2 internazionale di Epstein: il network del finanziere come laboratorio d&#8217;intelligence</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Mino Pecorelli: a 45 anni dall&#8217;omicidio tante domande e nessuna risposta</title>
		<link>https://it.insideover.com/cronaca-nera/mino-pecorelli-45-anni-fa-lomicidio-di-un-giornalista-di-razza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Mar 2024 06:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca nera]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[P2]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="904" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-600x452.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-1024x771.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240319141550104_1c796edf72c9d8fa281343d84020c783-768x579.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Quattro colpi di pistola sparati attraverso il finestrino della sua automobile. Il primo sulla bocca, quasi a volergliela simbolicamente chiudere per sempre. Muore così Carmine, da tutti chiamato Mino Pecorelli. Era la sera del 20 marzo 1979 e da quel giorno, quando in via Orazio, nel quartiere Prati di Roma, echeggiano le quattro esplosioni, il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mino-pecorelli-45-anni-fa-lomicidio-di-un-giornalista-di-razza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mino-pecorelli-45-anni-fa-lomicidio-di-un-giornalista-di-razza.html">Mino Pecorelli: a 45 anni dall&#8217;omicidio tante domande e nessuna risposta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Quattro colpi di pistola sparati attraverso il finestrino della sua automobile. Il primo sulla bocca, quasi a volergliela simbolicamente chiudere per sempre. Muore così Carmine, da tutti chiamato Mino Pecorelli. Era la sera del 20 marzo 1979 e da quel giorno, quando in via Orazio, nel quartiere Prati di Roma, echeggiano le quattro esplosioni, il suo nome entra nell’olimpo dei <strong>misteri italiani</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli esordi </strong></h2>



<p>Mino Pecorelli era un giornalista di razza. Fondatore di Osservatorio politico, meglio conosciuto come <strong>Op</strong>, prima agenzia di stampa e poi settimanale, Pecorelli si era fatto largo nel mondo dell’informazione a spallate. A sedici anni<strong> combatte contro i nazisti a <a href="https://it.insideover.com/storia/montecassino-44-silenzio-e-memoria-nellabbazia-martire-della-guerra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Montecassino</a></strong>, inquadrato nelle formazioni dell’esercito polacco; laureatosi poi in giurisprudenza, comincia a muovere i primi passi nella zona grigia della Capitale d’Italia come avvocato specializzato in diritto fallimentare. Il primo approccio con l’ambiente dell’informazione avviene quando diventa capo ufficio stampa del deputato e più volte ministro della Democrazia cristiana Fiorentino Sullo, ma il vero salto avviene con il suo ingresso prima come collaboratore, poi come socio dell’editore, a <strong>Nuovo Mondo d’Oggi</strong>, rivista specializzata in retroscena di potere che, nell’ottobre del 1968, venne chiusa previo accordo con <strong>Federico Umberto D’Amato</strong>, il potente direttore dell’<strong>Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno</strong>. Questa battuta d’arresto costituì per Pecorelli il trampolino di lancio. Pochi giorni dopo la fine di Nuovo Mondo d’Oggi, il 22 ottobre 1968 fondò la testata che lo rese celebre: Op.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le ombre sul suo conto</strong></h2>



<p>Nell’arco di poco più di un decennio, tra mille problemi di natura economica che più volte portano Op sull’orlo della chiusura, Mino Pecorelli segna alcune pagine di giornalismo che resteranno nella storia. I suoi sono scoop che attingono a informazioni di prima mano, le sue erano <strong>fonti formidabili</strong>, spesso inserite in ruoli chiave o apicali delle sedi che contano: <strong>politica, servizi segreti, massoneria, ambiente militare</strong>. Per decenni, dopo la sua morte, il suo nome è stato infangato da un sostantivo: ricattatore. Tanti giornalisti deprecarono i metodi di Pecorelli, arrivando a dire che, in fondo, quella fine se l’era cercata. Gli stessi giornalisti che cannibalizzarono il suo lavoro, che utilizzarono le stesse sue fonti, che in molti casi applicarono un metodo giornalistico ancora più spregiudicato. Solamente nel 2019 la FNSI, Federazione Nazionale Stampa Italiana, ha messo ufficialmente fine a questa narrazione distorta, diventando insieme alla sorella del giornalista ucciso, Rosita Pecorelli, parte civile nell’ambito dell’inchiesta aperta a Roma dal pm Erminio Amelio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il maestro del giornalismo d&#8217;assalto</strong></h2>



<p>Nonostante questo impulso, scaturito da una possibile nuova pista investigativa che portava agli ambienti di <strong>Avanguardia Nazionale</strong>, a distanza cinque anni, nell’anniversario dei<strong> 45 anni dall’uccisione</strong> di Pecorelli, la verità sembra destinata a restare nelle nebbie che avvolgono ancora troppi misteri italiani. Gli stessi misteri su cui Mino indagava senza freni, talvolta prestandosi al gioco di un qualche potente da cui poi si sbrigliava e che, spesso, restava a sua volta “vittima” di un giornalismo d’assalto, che toccava il cuore del vero potere senza guanti.</p>



<p>Dalla massoneria in Vaticano al <strong>caso Moro</strong>, dal <strong>Golpe Borghese</strong>, al dossier Mi.Fo.Biali e lo<strong> scandalo petroli</strong>, passando per il caso Sindona. Mino <strong>Pecorelli faceva lo slalom tra i fili dell’alta tensione</strong> e, a distanza di tanto tempo, capire da quale di questi fili è rimasto fulminato non è impresa semplice. Negli anni i nomi accostati al delitto sono stati tanti, tutti pesantissimi. Pecorelli aveva pestato i piedi a tanti: da<strong> Licio Gelli</strong> ai fratelli Claudio e Wilfredo Vitalone, rispettivamente magistrato e avvocato; da Vito Miceli, direttore del Sisde, a Giovanni Leone, presidente della Repubblica. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Divo e il giornalista</strong></h2>



<p>Certamente il nome più celebre accostato a quello del giornalista è quello di<a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>Giulio Andreotti</strong>,</a> più volte ospitato tra le pagine di Op e a lungo indagato e processato in quanto <strong>presunto mandante dell’omicidio</strong>. Andreotti verrà assolto per non aver commesso il fatto – insieme a tutti gli altri indagati (tra cui <strong>Massimo Carminati</strong>, Gaetano Badalamenti, <strong>Pippo Calò</strong>) – nel 1999. Il 17 novembre 2002, però, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia lo condannò insieme al boss di Cosa nostra Badalamenti a 24 anni di carcere, condanna annullata senza rinvio l’anno successivo, il 30 ottobre 2003.</p>



<p>Un rapporto sicuramente particolare, quello tra Pecorelli e Andreotti che, seppur da posizioni molto distanti, non veniva meno a un certo spirito cavalleresco. È noto – e raccontato anche da Rosita Pecorelli – che i due si scambiassero consigli su come alleviare le feroci emicranie che affliggevano entrambi.</p>



<p>Al di là dell’aneddotica, un fatto è certo: a giovare dalla morte di Pecorelli sono stati in molti. E se i colleghi fecero a gara dopo l’uccisione per dire che non lo conoscevano e con lui non avevano avuto nulla a che fare, di lui hanno parlato invece molti pentiti della <strong>Banda della Magliana</strong>, tra cui <strong>Maurizio Abbatino</strong>, <strong>Antonio Mancini</strong>, Fabiola Moretti, Vittorio Carnovale. Tutti più o meno concordi del dire che Pecorelli è stato ucciso perché dava fastidio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;enigma di Tony Chichiarelli</strong></h2>



<p>L’unico, forse, che su Pecorelli avrebbe potuto dire esattamente quanto era accaduto è un altro personaggio enigmatico, che verrà ucciso da misteriosi killer nel 1984: <strong>Antonio – Tony – Chichiarelli</strong>. Rapinatore, abile falsario, vicino ad ambienti dell’estrema sinistra così come a quelli dell’estrema destra, amico di Danilo Abbruciati e Franco Giuseppucci, entrambi boss della Banda della Magliana, contiguo ad ambienti più o meno riconducibili ai servizi segreti. Chichiarelli venne visto da Franca Mangiavacca, collaboratrice e compagna di Pecorelli, nei pressi della redazione di Op, sita in Via Tacito 90, la via parallela a quella in cui il giornalista fu ucciso, in due occasioni nei giorni precedenti all’agguato. Sempre Chichiarelli, il giorno dopo l’omicidio, il 21 marzo del 1979, fece ritrovare all’interno di un taxi un borsello al cui interno, tra le varie cose, c’era un’inquietante scheda in cui si riportava il resoconto di un pedinamento effettuato in preparazione dell’omicidio. Probabilmente, come il resto del contenuto di quel borsello, un messaggio ben preciso rivolto a chi aveva orecchie per sentire.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Pecorelli e la P2</strong></h2>



<p>Tra le tante leggende che come gramigna sono cresciute intorno a questo caso, anche quella del rapporto di Pecorelli con la massoneria e, nello specifico, con la <strong>P2</strong>, cui si sarebbe iscritto (in casa sua venne ritrovata la tessera e il suo nome comparirà nel 1981 nelle famose liste di Castiglion Fibocchi). C’è però un dettaglio raccontato dal figlio di Mino, Stefano Pecorelli, oggi residente in Sudafrica, che il giorno dopo l’omicidio si recò in casa del padre, trovandola letteralmente <strong>devastata dal passaggio degli investigatori</strong> guidati dal pm Domenico Sica. Si è sempre detto che in casa di Pecorelli vennero ritrovati i <strong>paramenti massonici</strong>, dal grembiule agli immancabili guanti bianchi. È vero. Ma è il modo in cui furono trovati a lasciare perplessi: in mezzo al pandemonio di una casa rivoltata come un calzino, stando al ricordo di Stefano, l’unico cassetto rimasto intatto, con il contenuto ordinatamente piegato al suo interno, era proprio quello contenente i paramenti di cui si è sempre parlato. Il che suggerirebbe una sorta di messaggio neanche troppo velato.</p>



<p>In conclusione, quello che auspichiamo, soprattutto per soddisfare la fame di verità che da 45 anni attanaglia la sorella Rosita e il figlio Stefano, è che mosso da un rigurgito di coscienza qualcuno possa finalmente dire e, soprattutto, dimostrare come siano davvero andate le cose. Una speranza piuttosto debole, a dirla tutta, ma senza la quale dovremmo arrenderci al fatto quello di Mino Pecorelli resterà per sempre un caso irrisolto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/cronaca-nera/mino-pecorelli-45-anni-fa-lomicidio-di-un-giornalista-di-razza.html">Mino Pecorelli: a 45 anni dall&#8217;omicidio tante domande e nessuna risposta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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