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	<title>Nickel Archives - InsideOver</title>
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	<title>Nickel Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La caccia alle risorse per la transizione energetica passa per i fondali oceanici</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-caccia-alle-risorse-per-la-transizione-energetica-passa-per-i-fondali-oceanici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[Nickel]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Si trova nei fondali oceanici il nuovo El Dorado per la transizione energetica? La fame mondiale di materiali critici non accenna a diminuire. E per soddisfare esigenze sempre crescenti per le industrie e le politiche economiche delle economie più importanti del pianeta sta iniziando a prendere piede in diversi contesti l&#8217;idea di cacciare tali risorse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-caccia-alle-risorse-per-la-transizione-energetica-passa-per-i-fondali-oceanici.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-caccia-alle-risorse-per-la-transizione-energetica-passa-per-i-fondali-oceanici.html">La caccia alle risorse per la transizione energetica passa per i fondali oceanici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Si trova nei <strong>fondali oceanici</strong> il nuovo El Dorado per la <strong>transizione energetica</strong>? La fame mondiale di materiali critici non accenna a diminuire. E per soddisfare esigenze sempre crescenti per le industrie e le politiche economiche delle economie più importanti del pianeta sta iniziando a prendere piede in diversi contesti l&#8217;idea di cacciare tali risorse anche sul fondo dei mari di tutto il mondo.</p>



<p>Allo stato attuale delle cose nel mondo non sono stati stanziati i fondi necessari per portare gli <strong>investimenti</strong> nelle più strategiche delle <a href="https://www.ft.com/content/72400b96-4c67-4a7f-9a98-53371f5ab421" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risorse naturali per la transizione energetica </a>al livello delle richieste dei grandi piani di decarbonizzazione al 2030 e, soprattutto, al 2050, anno in cui molti Stati propongono di ottenere la neutralità climatica netta. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esigenza di puntare agli abissi</h2>



<p><a href="https://www.forbes.com/sites/forbesfinancecouncil/2022/11/21/could-deep-sea-mining-rescue-the-future-of-the-renewable-transition/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Forbes</em></a> ha di recente riportato i dati di uno studio del Servizio geologico della Finlandia (Gtk) che &#8220;esamina il volume di metalli necessari per costruire la prima generazione di veicoli elettrici, ad esempio, sostituendo ogni veicolo della flotta globale oggi con uno elettrico. Ebbene, &#8220;si stima che una generazione di veicoli elettrici (1,39 miliardi di vetture) richiederà oltre 280 milioni di tonnellate di minerali critici e altri 2,5 miliardi di tonnellate di metalli per progetti di stoccaggio di energia per sostenere un tale aumento del consumo di elettricità&#8221;. Non esistono al mondo il litio e il nichel necessari a soddisfare una transizione tanto grande in una generazione, e da qui nasce l&#8217;idea di <strong>rivolgersi ai giacimenti sottomarini</strong> che molti governi e imprese stanno puntando per cacciare nuovi materiali strategici.</p>



<p>Nel Pacifico, nell&#8217;Atlantico e in aree dell&#8217;Oceano Indiano abbondano in particolare i noduli di manganese, formazioni formate nei millenni dalla stratificazione dei sedimenti in cui si trovano concentrati assieme in vere e proprie &#8220;<strong>pepite</strong>&#8221; fino a trentasette metalli contemporaneamente, tra cui nichel, cobalto e rame; nel Pacifico la <a href="https://it.insideover.com/economia/la-battaglia-per-le-risorse-del-pacifico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clarion Clipperton Zone (CCZ)</a> da oltre 4 milioni di chilometri quadrati, estesa tra Kiribati, le Sporadi e il Messico, ospita enormi giacimenti di terre rare su cui insistono già venti diverse richieste di esplorazione; nella zona delle <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/le-isole-salomone-e-la-nuova-guerra-del-pacifico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Isole Salomone</a></strong> sono presenti importanti risorse sottomarine dal grande valore strategico; nei fondali di aree nordiche come la Groenlandia e la Norvegia si trovano minerali in quantità. E l&#8217;elenco è sicuramente più esteso. Meno di un decimo dei fondali marini profondi degli oceani che coprono oltre due terzi della superficie terrestre è ad oggi stato <a href="https://oceanservice.noaa.gov/facts/exploration.html">mappato</a> con precisione. In potenza, dunque, il tesoro sottomarino potrebbe essere decisivo per l&#8217;evoluzione industriale delle società più avanzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema dell&#8217;accessibilità</h2>



<p>Il nodo principale è quello dell&#8217;accessibilità di queste risorse. <em>Forbes</em> ricorda che finché si tratta della raccolta dei noduli, il problema non si pone perché non è necessaria alcuna attività di <strong>perforazione</strong> e <strong>trivellazione</strong> in acque profonde. Nella caccia ai giacimenti di litio, nichel, titanio e terre rare presenti sui fondali, però, spesso è da tenere in considerazione la necessità di interventi più invasivi che si scontrano con convenzioni internazionali per la tutela dell&#8217;ambiente, come i Protocolli di Parigi o la Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) che preservano gli ambienti sottomarini. Jocelyn Trainer, ricercatrice ed esperta per il programma di energia, economia e sicurezza presso il Center for a New American Security, ha scritto sul sito dello <strong><a href="https://www.usip.org/publications/2022/11/geopolitics-deep-sea-mining-and-green-technologies" target="_blank" rel="noreferrer noopener">United States Institute for Peace (Usip)</a></strong> che &#8220;circa il 60% del fondo oceanico si trova al di fuori della giurisdizione dei singoli Stati. In queste acque, la prospezione in alto mare (la ricerca di minerali e metalli), l&#8217;esplorazione (valutazioni della posizione, delle dimensioni e della quantità) e lo sfruttamento (il recupero e la consegna di quantità economiche di minerali e metalli) sono regolati <a href="https://www.iucn.org/resources/issues-brief/deep-sea-mining" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dall&#8217;Autorità internazionale dei fondali</a> marini (Isa) creata dall&#8217;Unclos&#8221;.</p>



<p>Il rischio di una <strong>competizione a tutto campo</strong>, anarchica e non governata, per le risorse fa pensare che in diversi fronti i costi della caccia alle risorse minerarie superino i benefici che potrebbero essere garantiti dall&#8217;apertura dei fondali al <em>deep sea mining</em>. Si pongono inoltre almeno altre due grandi constatazioni di merito. La prima è quella della complessità di un processo di transizione energetica che nei grandi piani delle potenze del pianeta è stato disegnato come grande quadro ideale senza grande attinenza al pragmatismo, all&#8217;evoluzione dell&#8217;industria e ai ritrovati della tecnica. Dunque come somma di aspettative più che frutto di calcoli reali. La seconda è legata al fatto che nel nome della transizione green si rischia di aprire una caccia industriale e mineraria ai <strong>santuari per eccellenza dell&#8217;ambiente mondiale</strong>, gli oceani, regolatori del clima, delle temperature e della vita sulla Terra. Un ambientalismo focalizzato unicamente sul taglio delle emissioni rischia, insomma, di danneggiare in altri campi l&#8217;ambiente stesso. E questo mostra la miopia di una <strong>narrazione economicista</strong> dominante nel campo dell&#8217;energia di frontiera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-caccia-alle-risorse-per-la-transizione-energetica-passa-per-i-fondali-oceanici.html">La caccia alle risorse per la transizione energetica passa per i fondali oceanici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il tesoro della Russia che le sanzioni non possono colpire</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-tesoro-della-russia-che-le-sanzioni-non-possono-colpire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2022 16:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Nickel]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni alla Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1199" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="President Vladimir Putin meets with Norilsk Nickel Management Board Chairman" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-1024x639.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-1536x959.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-2048x1279.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ha fatto molto scalpore il fatto che nel sesto pacchetto di sanzioni europee alla Russia non sia stato incluso il &#8220;re del nickel&#8221; Vladimir Potanin, tra i più importanti oligarchi di Mosca. Ex vicepremier di Boris Eltsin e attuale fedelissimo di Vladimir Putin, secondo uomo più ricco della Russia con 33,6 miliardi di dollari di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-tesoro-della-russia-che-le-sanzioni-non-possono-colpire.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-tesoro-della-russia-che-le-sanzioni-non-possono-colpire.html">Il tesoro della Russia che le sanzioni non possono colpire</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1199" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="President Vladimir Putin meets with Norilsk Nickel Management Board Chairman" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-1024x639.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-1536x959.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220607173412772_780dd7c75fdf4e5dc7de23a3f55c42e9-2048x1279.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ha fatto molto scalpore il fatto che nel sesto pacchetto di sanzioni europee alla Russia non sia stato incluso il <strong>&#8220;re del nickel&#8221;</strong> Vladimir Potanin, tra i più importanti oligarchi di Mosca. Ex vicepremier di Boris Eltsin e attuale fedelissimo di Vladimir Putin, secondo uomo più ricco della Russia con 33,6 miliardi di dollari di patrimonio, Potanin è stato risparmiato dall&#8217;attacco sanzionatorio europeo, complice la dipendenza di Bruxelles e dei 27 Paesi membri dell&#8217;Ue dalle <strong>forniture di nickel </strong>russe.</p>
<h2>L&#8217;impotenza sul nickel</h2>
<p>Dopo esser raddoppiato a 48mila dollari la tonnellata <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-nickel-la-risorsa-piu-instabile.html" target="_blank" rel="noopener">nei primi giorni della guerra tra Russia e Ucraina</a>, il prezzo del nickel è oggi assestato poco <a href="https://tradingeconomics.com/commodity/nickel" target="_blank" rel="noopener">sopra i 29.500 dollari, un prezzo del 22% superiore</a> rispetto al periodo pre-conflitto. Mosca è il terzo produttore mondiale di nickel dopo le Filippine e l’Indonesia, coprendo circa l&#8217;11% della disponibilità globale. La sua capacità chiave sta nella potenzialità nel mercato del nickel raffinato: nel 2021 la Russia ha estratto 250.000 tonnellate, di cui 193.006 tonnellate da <strong>Nornickel</strong>, il principale produttore mondiale di nickel raffinato, di valore più pregiato rispetto a quello grezzo.</p>
<p>Data l&#8217;importanza di questo materiale per la <strong>transizione energetica </strong>e settori industriali come quello dell&#8217;auto elettrica, sanzionare il nickel russo è complicato. Nel 2021 le importazioni europee di questo prezioso materiale hanno toccato quota <a href="https://tradingeconomics.com/european-union/imports/nickel#:~:text=European%20Union%20Imports%20of%20nickel%20was%20US%245.92%20Billion%20during,updated%20on%20June%20of%202022." target="_blank" rel="noopener">5,92 miliardi di dollari</a> e il peso della Russia è cresciuto dopo il bando alle esportazioni di nickel <a href="http://www.thejakartapost.com/opinion/2022/04/03/indonesias-claim-that-banning-nickel-exports-spurs-downstreaming-isquestionable.html" target="_blank" rel="noopener">grezzo da parte dell&#8217;Indonesia</a> toccando, per la <a href="https://tradingeconomics.com/european-union/imports/russia/nickel#:~:text=European%20Union%20Imports%20of%20nickel%20from%20Russia%20was%20US%242.51,updated%20on%20June%20of%202022." target="_blank" rel="noopener">precisione, quota 2,51 miliardi di dollari. </a>In particolare secondo <a href="https://www.forbes.com/sites/johnhyatt/2022/04/12/russias-richest-oligarch-bails-out-socit-gnrale-in-fantastic-deal-for-himself/?sh=5e9a64271cab"><em>Forbes</em></a>, “l’Unione europea ha acquistato da Norilsk Nickel&#8221;, la società dell&#8217;oligarca risparmiato, &#8220;il 27% del nichel importato nel 2021”.</p>
<p>Una quota che mostra come per Bruxelles sia difficile dire del tutto di no a ogni importazione di materie prime strategiche da Mosca. Il disaccoppiamento tra le catene del valore del Vecchio Continente e quelle di Mosca, e in parte tra quelle degli Usa e del loro rivale, non sarà mai totale. Il caso del <strong>gas naturale </strong>è emblematico e arcinoto, ma sono decisamente numerosi gli esempi di questo tipo.</p>
<h2>Washington risparmia l&#8217;uranio russo</h2>
<p>Gli Usa non sono dipendenti dal nickel russo ma, essendo esposti alla necessità di approvvigionarsi dai mercati mondiali partendo da <a href="https://www.statista.com/statistics/260834/share-of-us-nickel-imports-by-country/" target="_blank" rel="noopener">una quota dominante nell&#8217;export del confinante Canada</a> (fonte di 44% degli approvvigionamenti di Washington), non hanno toccato il patrimonio di Potanin e, di conseguenza, il suo importante colosso.</p>
<p>Gli Usa sono maggiormente esposti sul fronte dell&#8217;<strong>uranio: </strong>nel mercato della materia prima strategica per le centrali nucleari, infatti, Mosca è centrale per gli <a href="https://it.insideover.com/energia/lembargo-usa-alla-russia-dimentica-luranio.html" target="_blank" rel="noopener">States assieme agli alleati <strong>Kazakistan e Uzbekistan</strong>.</a> A inizio maggio era emerso un discorso chiaro sulla presenza di una strategia Usa per <a href="https://english.alarabiya.net/business/energy/2022/05/05/US-working-on-uranium-strategy-weighs-ban-on-Russian-imports-Energy-secretary" target="_blank" rel="noopener">formalizzare il bando</a> alle importazioni dalla Russia, ma nulla di tutto questo è ancora ufficiale. I dati della <a href="https://www.eia.gov/energyexplained/nuclear/where-our-uranium-comes-from.php">US Energy Information Administration </a>certificano che il Paese importa uranio per il 22% sia dal Canada che dal Kazakistan e per il 16% dalla Russia, terza nella classifica dei fornitori agli Usa, con una quota che consentirebbe di ricevere da Washington 1,2 miliardi di dollari nel 2022.</p>
<p>Nella classifica seguono poi l&#8217;Australia (11%) e, quinto, l&#8217;Uzbekistan (8%). Astana, Mosca e Tashkent, nel complesso, coprono il 46% delle forniture d&#8217;uranio agli Stati Uniti, una quota difficilmente cancellabile in poco tempo.</p>
<h2>Neon, arma segreta di Mosca</h2>
<p>La Russia non ha subito sanzioni nemmeno sul fronte del gas <strong>neon, </strong>un materiale importante in cui, invece, proprio Mosca ha giocato d&#8217;anticipo contro l&#8217;Occidente. Il gas nobile in questione è necessario per produrre semiconduttori, che alimentano qualsiasi cosa, da smartphone e laptop alle automobili. &#8220;Il gas&#8221;, ha scritto <a href="https://foreignpolicy.com/2022/04/19/russia-war-neon-semiconductor-microchip-economy/" target="_blank" rel="noopener"><em>Foreign Policy,</em></a> &#8220;è un sottoprodotto della produzione russa di acciaio, che viene poi inviato in Ucraina per essere purificato e, a sua volta, spedito ai produttori di semiconduttori all&#8217;estero&#8221;. Tutto questo, ovviamente, &#8220;in tempo di pace&#8221;.</p>
<p>Bisogna sottolineare che &#8220;circa la metà del neon mondiale per semiconduttori proviene da due sole società ucraine, entrambe costrette a chiudere le loro operazioni durante l&#8217;invasione russa&#8221;. Una di<a href="https://it.insideover.com/energia/litio-e-terre-rare-il-tesoro-segreto-del-donbass.html" target="_blank" rel="noopener"> queste è tra i <strong>tesori del Donbass </strong>agognati dalla Russia</a>. Il blocco delle forniture di<a href="https://www.startmag.it/smartcity/il-rompicapo-del-gas-neon-per-i-microchip/"> neon al mercato globale, sottolineava ad aprile <em>Start Mag, </em></a>ha reso ulteriormente più critica la problematica sul mercato mondiale dei semiconduttori. Esso rappresenta una crisi strutturale che può riverberarsi su quel <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-chipageddon-e-la-grande-crisi-industriale-del-xxi-secolo.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Chipageddon </strong>che si sta prefigurando come la grande crisi industriale del XXI secolo. </a>Nella prima settimana di giugno il governo russo ha imposto una restrizione alla vendita all&#8217;estero dei gas nobili, di cui complessivamente controlla il 30% del mercato mondiale, e spiegato che le vendite all’estero di prodotti come il neon saranno subordinate all&#8217;ottenimento di un permesso speciale dallo Stato; la politica resterà in vigore fino al prossimo 31 dicembre. In questo campo, nemmeno è possibile immaginare sanzioni occidentali. Anzi, è la Russia a imporre un gioco duro.</p>
<h2>Gli altri fronti caldi</h2>
<p>Una serie di altri beni strategici per l&#8217;industria sono stati interessati da sanzioni a macchia di leopardo o restrizioni tali da non far pensare a rotture totali. Il 9 maggio scorso, ad esempio, <b>il governo britannico </b>ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni, sia contro Russia che Bielorussia: dazi più alti all&#8217;importazione dei metalli preziosi, come platino e palladio, con una tariffa del 35% imposta a un mercato dal valore di circa 2 miliardi di dollari, ma nessun bando totale. Usa e Ue non hanno fatto altrettanto: in particolare, la Russia conta per il 40% della produzione mondiale di un altro materiale fondamentale per le industrie a più alto <a href="https://www.wsj.com/articles/russian-attack-on-ukraine-could-dent-chip-maker-supply-lines-11645837830" target="_blank" rel="noopener">tasso di complessità tecnologica.</a></p>
<p>Pilatesca invece la soluzione adottata sull&#8217;alluminio. Cinque anni fa gli Usa, in pieno braccio di ferro con la Russia, provarono a imporre <strong>sanzioni su Rusal,</strong> primo produttore mondiale di alluminio e sul suo oligarca Oleg Deripaska. Il boom dei prezzi fece un clamore tale da portare a un rientro dalle sanzioni stesse a fine 2018. Oggi invece Deripaska e il suo patrimonio personale sono sotto sanzioni da parte del campo euroatlantico, <a href="https://www.reuters.com/markets/commodities/jamaica-says-rusal-making-consistent-payments-tax-bill-2022-05-23/" target="_blank" rel="noopener">ma Rusal</a> può operare. La Russia con 4,5 miliardi di dollari di esportazioni è il secondo maggior venditore di alluminio al mondo. I Paesi verso cui si dirigono i prodotti made in Russia sono <a href="https://oec.world/en/profile/bilateral-product/raw-aluminium/reporter/rus?redirect=true#:~:text=Exports%20In%202020%2C%20Russia%20exported,most%20exported%20product%20in%20Russia." target="_blank" rel="noopener">Turchia (20%), Giappone (14%), Cina (10%), Paesi Bassi (9%), Corea del Sud (7,2%) e Italia (5,6%):</a> sei Paesi coprono i due terzi dell&#8217;export russo e Cina a parte sono tutti vicini o membri del campo occidentale.</p>
<h2>Le sanzioni, un Giano Bifronte</h2>
<p>Si capisce dunque il perché di un sistema sanzionatorio a macchia di leopardo che vede Mosca più colpita in alcuni ambiti e trattata col guanto di velluto in altri: l&#8217;integrazione della Russia nella globalizzazione e nelle catene del valore ha retto a otto anni di braccio di ferro e non finirà nemmeno col grande spartiacque della guerra in Ucraina. Indipendentemente dai voleri di Vladimir Putin e dell&#8217;Occidente. Vero e proprio caleidoscopio, le sanzioni sono estremamente complesse: Usa, Europa e alleati mettono sotto pressione la Russia in settori come la <strong>finanza, la meccanica industriale, i beni di consumo </strong>e contribuiscono a danneggiare la condizione economica del Paese e della sua fascia più povera, oltre ovviamente a mettere in difficoltà gli oligarchi, ma risparmiano quei settori critici in cui la dipendenza dalla Russia è più strutturata.</p>
<p>Parimenti, la Russia aumenta la sua dipendenza dall&#8217;esportazione di materie prime strategiche ma in questo campo riesce a puntare alla tempia dell&#8217;Occidente la pistola del <em>decoupling </em>totale. Opzione nucleare che non farebbe altro, però, che mandare una volta per tutte nelle braccia della Cina il Paese guidato da Vladimir Putin. Non a caso, sia che si parli di materie prime che di gas o derrate alimentari, la grande vincente della guerra in Ucraina e delle sanzioni è Pechino. In grado di continuare ad accaparrarsi forniture a prezzi privilegiati dalla Russia e ad essere corteggiata come mediatrice dall&#8217;Ovest mentre nel mondo infuria la tempesta scatenata dal conflitto ucraino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-tesoro-della-russia-che-le-sanzioni-non-possono-colpire.html">Il tesoro della Russia che le sanzioni non possono colpire</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Geoeconomia del nickel, la risorsa più instabile</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-nickel-la-risorsa-piu-instabile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Mar 2022 06:19:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[Nickel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-1024x681.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-768x511.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-1536x1022.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-2048x1363.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell&#8217;era della crisi energetica accelerata dalla guerra in Ucraina i prezzi delle materie prime sono soggetti a grandissima volatilità. Dal gas naturale al petrolio, dal grano all&#8217;alluminio, tutto costa di più in maniera esorbitante e questo manda in tilt filiere industriali, catene del valore, programmi di imprese e governi. E tra tutte le risorse ce n&#8217;è una che è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-nickel-la-risorsa-piu-instabile.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-1024x681.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-768x511.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-1536x1022.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA14408528-2048x1363.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell&#8217;era della <strong>crisi energetica </strong>accelerata dalla guerra in Ucraina i prezzi delle materie prime sono soggetti a grandissima volatilità. Dal <strong>gas naturale </strong>al petrolio, dal grano all&#8217;alluminio, tutto costa di più in maniera esorbitante e questo manda in tilt filiere industriali, catene del valore, programmi di imprese e governi. E tra tutte le risorse ce n&#8217;è una che è impennata più di tutte: il <strong>nickel</strong>.</p>
<p>Nella giornata del 16 marzo è ripreso il trading dopo otto giorni al London Metal Exchange sui futures riguardanti questo materiale strategico, <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/nickel-quadruplicato-prezzo-due-giorni-sospesi-scambi-lme-AEicPiIB">i cui prezzi erano esplosi tra il primo e l&#8217;8 marzo</a>. Da 22.029 dollari la tonnellata il nickel è arrivato a costare 47.160, una crescita del 114,08% dovuta principalmente al fatto che le sanzioni contro Mosca hanno messo a repentaglio le forniture, il 10% delle quali erano garantite al mercato globale proprio dalla Russia.</p>
<p>Mosca è il terzo produttore mondiale di nickel dopo le Filippine e l&#8217;Indonesia. <a href="https://www.startmag.it/energia/perche-putin-fa-esplodere-i-prezzi-del-nichel/"><em>Milano Finanza </em>ricorda che poco prima</a> della guerra l&#8217;Indonesia ha aperto alla possibile decisione ”di mettere al bando le esportazioni del metallo per incentivarne l’utilizzo nella produzione domestica”. Questo ha creato le condizioni per la tempesta perfetta.</p>
<p>E tutto questo avviene in un contesto che aveva visto i prezzi alla tonnellata raddoppiare da inizio pandemia in avanti, quando la ripresa della domanda nelle industrie interessate dal <strong>mercato del nickel</strong> hanno iniziato a trainare la domanda. Molto strategica quella delle <strong>batterie per i veicoli elettrici</strong>, ma come sottolineato <a href="https://www.startmag.it/economia/perche-laumento-del-prezzo-del-nichel-e-un-problema-serio/">da <em>StartMag </em>l&#8217;uso</a> principale di questa risorsa è legata &#8220;all&#8217;acciaio inossidabile, detto anche inox&#8221;, settore in cui è &#8220;utilizzato nella preparazione delle leghe: circa il 65% del nichel consumato nel mondo occidentale è usato per fare acciaio inossidabile, la cui composizione può variare ma è ferro con 18% cromo e 8% nichel”. La risorsa non è scarsa e ai ritmi di estrazione attuale (50mila tonnellate l&#8217;anno) si stima possa bastare per 150 anni, ma il problema è la scarsità delle riserve, che sono ai minimi dal 2019.</p>
<p>Per il <em>Financial Times, </em>la problematica impennata dei prezzi del nickel segnala in primo luogo quali siano i metalli che il mercato vuole, e nel contesto attuale il nickel si conferma essere uno dei più richiesti, a cavallo tra più campi: <strong>industria tradizionale e transizione energetica, </strong>nuovi settori e campi di frontiera, mercati avanzati e mercati emergenti. L&#8217;ondata di protezionismo che potrebbe esplodere ora, unitamente alla domanda di un&#8217;industria manifatturiera mondiale in rilancio, ha segnalato le tensioni che ora possono scaricarsi su molti attori economici. E in quest&#8217;ottica è decisamente da sottolineare il fatto che a condizionare il mercato mondiale, come successo per altre risorse (dal gas al carbone, dall&#8217;alluminio al cobalto), sia stata la fame di importazioni e la programmazione strategica di un attore chiave: la Cina.</p>
<h2>Cina pigliatutto</h2>
<p>Nel 2021 la Cina ha raddoppiato le importazioni di nichel raffinato toccando quota 261.000 tonnellate e intensificato gli acquisti di una gamma sempre più ampia di nichel grezzo. Il rafforzamento della domanda proviene per una buona parte dal settore dei veicoli elettrici e lo si capisce – ha sottolineato <a href="https://www.reuters.com/markets/commodities/chinas-metals-imports-boomed-2021-so-did-its-exports-2022-02-03/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.reuters.com/markets/commodities/chinas-metals-imports-boomed-2021-so-did-its-exports-2022-02-03/&amp;source=gmail&amp;ust=1647521724359000&amp;usg=AOvVaw3anrI-_jFRPLO9PMbYMNvb"><i>Reuters</i></a> – dalla rapida crescita dell&#8217;import di solfato di nichel, un precursore chimico per la produzione di batterie passato dalle 5.600 tonnellate del 2020 alle 44.700 dello scorso anno. Incrociando l&#8217;utilità del “rame del diavolo” con il recente aumento del suo prezzo, si capisce il motivo per il quale Pechino ha passato gli ultimi anni ad intensificare i rapporti diplomatici con Paesi ricchi di questo e altri elementi chimici. La Cina è diventata il principale motore dei prezzi mondiali dei minerali grazie alle assidue importazioni provenienti dall&#8217;Africa.</p>
<p>Va da sé che il gigante asiatico non è in grado di soddisfare, da solo, l&#8217;enorme domanda annuale dei vari rame, zinco, nichel e una serie di altre materie prime. Di conseguenza, le autorità cinesi importano ogni anno metalli di base per un valore di centinaia di miliardi di dollari. Nel 2003, la Cina ha superato gli Stati Uniti per diventare il più grande consumatore di rame del mondo e l&#8217;anno successivo ne ha consumato il 46% in più rispetto agli Usa. Nel 2006, il Dragone ha invece annunciato la creazione di una riserva minerale strategica per accumulare uranio, rame, alluminio, minerale di ferro e altri minerali. Insomma, le riserve sono fondamentali per fornire alla <strong>Cina</strong> una riserva tale da permetterle di adattarsi alle fluttuazioni del mercato, gestire le emergenze e garantire la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento di risorse considerate strategiche.</p>
<h2>Il monito dello Tsingshan Holding Group</h2>
<p>La Russia è il terzo fornitore di nichel al mondo e copre circa i due terzi della produzione mondiale. Le preoccupazioni per le sanzioni sulle esportazioni russe dell&#8217;elemento potrebbero accendere i riflettori sui Paesi produttori di nichel situati in Africa. Gli stessi, tuttavia, da tempo opzionati dalla Cina. Come ha evidenziato <a href="https://qz.com/africa/2140703/how-the-nickel-crisis-may-impact-africa/" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://qz.com/africa/2140703/how-the-nickel-crisis-may-impact-africa/&amp;source=gmail&amp;ust=1647521724359000&amp;usg=AOvVaw3XwkWf8kg5CQogDZa5BeeQ"><i>Quartz</i></a>, alcuni dei maggiori produttori di nichel nel continente nero includono<strong> Zambia, Zimbabwe, Madagascar, Sud Africa e Costa d&#8217;Avorio</strong>. A proposito di Zimbabwe, attenzione a quanto sta accadendo alla cinese Tsingshan Holding Group, una delle società più esposte alla crisi che vanta un enorme investimento proprio in questo Stato.</p>
<p>Stiamo parlando del più grande produttore mondiale di nichel, che deve affrontare 8 miliardi di dollari di perdite commerciali dovute agli ultimi scossoni internazionali ucraini che hanno, di fatto, ribaltato il mercato di questo elemento. Ricordiamo che <strong>Tsingshan</strong> sta costruendo la più grande miniera di minerale di ferro e acciaieria dell&#8217;Africa nello Zimbabwe, un progetto che dovrebbe diventare il più grande datore di lavoro del Paese. Abbiamo usato il condizionale, perché le enormi perdite -il <i>Wall Street Journal</i> parla di una perdita commerciale di 8 miliardi di dollari &#8211; potrebbero mettere a rischio questo investimento.</p>
<p>E pensare che la società privata Tsingshan (che significa &#8220;Montagna verde&#8221;), con stabilimenti di produzione in Indonesia, India e Zimbabwe, e fondata nel 1988, negli anni passati aveva agitato il mercato del nickel dopo aver prodotto un&#8217;ondata di materiale a basso costo noto come ghisa di nichel. Più recentemente, Tsingshan era entrata nel settore dei veicoli elettrici, fornendo grandi volumi di nichel opaco ai produttori di batterie per veicoli elettrici in Cina e altrove. Solo un anno fa, l&#8217;azienda aveva registrato un fatturato di 19 miliardi di dollari.</p>
<p>Dunque, anche Pechino è soggetta alle <strong>fluttuazioni globali della domanda. </strong>Come sistema, appare resiliente e capace di resistere agli shock, ma diversi suoi attori possono patire sofferenze economiche non indifferenti. Segno che di fronte a una destrutturazione delle materie prime come quella in corso nessun attore può dirsi pienamente al sicuro. Un&#8217;altra conseguenza dell&#8217;acuta trasformazione dei mercati chiave per il futuro dell&#8217;economia globale oggi in corso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-nickel-la-risorsa-piu-instabile.html">Geoeconomia del nickel, la risorsa più instabile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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