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	<title>Mossos d&#039;esquadra Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mossos d&#039;esquadra Archives - InsideOver</title>
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		<title>Barcellona, quella telefonata  tra i Mossos e uno degli attentatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 12:28:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1925" height="1317" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua.jpg 1925w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua-768x525.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua-1024x701.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1925px) 100vw, 1925px" /></p>
<p>Un agente della polizia della Catalogna, i Mossos d’Esquadra, ha avuto una conversazione telefonica con uno degli attentatori di Barcellona, Younes Abouyaaqoub, poche ore prima della strage delle Ramblas. La notizia è stata dal quotidiano locale, Okdiario. Secondo le informazioni ottenute dalle indagini, la telefonata sarebbe partita da una sede dei Mossos di Barcellona tra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/barcellona-quella-telefonata-mossos-uno-degli-attentatori.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1925" height="1317" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua.jpg 1925w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua-768x525.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1503151243-attentato-barcellona-continua-1024x701.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1925px) 100vw, 1925px" /></p><p>Un agente della polizia della Catalogna, i Mossos d’Esquadra, ha avuto una conversazione telefonica con uno degli attentatori di Barcellona, Younes Abouyaaqoub, poche ore prima della strage delle Ramblas. La notizia è stata dal quotidiano locale, <a style="color: #0000ff" href="https://okdiario.com/investigacion/2017/11/15/mosso-hablo-4-minutos-telefono-terrorista-rambla-dos-horas-antes-matanza-1516441"><em>Okdiario</em></a>. Secondo le informazioni ottenute dalle indagini, la telefonata sarebbe partita <strong>da una sede dei Mossos di Barcellona tra le 15 e le 16 del pomeriggio in cui è avvenuta la strage che ha insanguinato le Ramblas</strong>. Secondo quanto sostenuto dagli investigatori che si occupano di questa telefonata, nel momento in cui è avvenuto il contatto telefonico fra l’ignoto agente catalano e l’attentatore marocchino di 22 anni, quest’ultimo si trovava probabilmente in macchina per le strade del capoluogo catalano. Poche ore dopo quella telefonata, il furgone su cui viaggiava Abouyaaqoub sarebbe stato lo strumento di morte di uno dei peggiori attentati della storia spagnola, fra Eta e Al Qaeda.</p>

<p>La telefonata sospetta è stata notata dagli agenti della polizia quando hanno intrapreso le attività d’indagine per ricostruire tutte le telefonate avute dagli attentatori. I registri telefonici mostravano, infatti, tra le varie chiamate una partita proprio da un commissariato dei Mossos d’Esquadra di Barcellona &#8211; non si sa esattamente quale &#8211; non lontano dal luogo della strage. Una scoperta che destato perplessità e sgomento fra gli investigatori che adesso devono comprendere che cosa sia avvenuto in quei quattro minuti di telefonata, cosa si siano detti l’ignoto agente e l’attentatore e perché questa telefonata sia stata compiuta poche ore prima dell’attentato. Chiaramente il tutto è avvenuto senza che i Mosso ne fossero a conoscenza. Su ordine del giudice che segue le indagini, Fernando Andreu, gli agenti hanno operato nel totale segreto senza che nessuno potesse sapere cosa stessero tentando di scoprire quei membri della polizia all’interno del commissariato dei Mossos. E per ora, ancora non si è giunti a una risposta, poiché sembra impossibile, per motivi tecnici, risalire al telefono esatto da cui è partita la telefonata. Si può sapere la centralina telefonica ma non l’apparecchio, dunque è impossibile risalire tramite questo strumento d’indagine all’autore della chiamata.</p>

<p>Le domande che tutti si pongono sono le stesse: perché un agente dei Mossos ha telefonato all’attentatore di Barcellona prima che colpisse le Ramblas? Chi ha effettuato la telefonata e soprattutto, in caso fosse stata una telefonata ordinata da un comandante a un agente, chi ne ha dato l’ordine? Finora non vi sono state risposte. Sono almeno due le possibilità scandagliate sdagli investigatori spagnoli e catalani. La prima è che quel numero di telefono sia stato rinvenuto nelle varie perquisizioni nel covo di Alcanar, a Tarragona, dopo l’esplosione del 16 agosto, in cui si ritiene che sia stata fatta esplodere la bomba che avrebbe dovuto colpire il piazzale della Sagrada Familia e dove si pensa sia morto l’imam di Ripoll. Secondo quest’ipotesi investigativa, un comandante dei Mossos avrebbe ordinato a un agente di verificare il numero trovato. Una seconda ipotesi, vagliata dagli investigatori, è che Abouyaaqoub fosse un informatore della polizia catalana. Un informatore doppiogiochista? Non sarebbe la prima volta. Sta di fatto che il 22enne marocchino avrebbe potuto essere un informatore dei Mossos e, allo stesso tempo, continuare la sua vita da jihadista, nel tipico atteggiamento dissimulatore di molti terroristi islamici. A quel punto, dopo l’esplosione di Alcanar, il comando catalano potrebbe aver forzato la mano sul terrorista chiedendo informazioni e, una volta scoperto il piano, al terrorista non rimaneva altra soluzione che finire quanto preparato e uccidere i passanti che affollavano la via pedonale di Barcellona. C’è poi una terza ipotesi, che non si può purtroppo scartare: e cioè che un agente dei Mossos fosse legato alla cellula terroristica. Ipotesi che non è considerata molto credibile dalle indagini ma che non va, in ogni caso, bollata come completamente inverosimile. Il terrorista potrebbe essere stato avvertito delle indagini facendo attivare il piano di attacco.</p>

<p>Le risposte, per ora, non sembrano arrivare. È impossibile rintracciare l’autore della telefonata ed è soprattutto impossibile saperlo dallo stesso jihadista visto che è stato ucciso dalla polizia a Subirats. Anche quest’uccisione getta alcune ombre inquietanti sulla vicenda. Abouyaaqoub era l’unico attentatore riuscito a sopravvivere ed era riuscito a fuggire da Barcellona. Arrivato a Subirats, 50 chilometri circa dal capoluogo, è stato riconosciuto da una signora e freddato dai Mossos intervenuti: si dice perché in possesso di un cinturone esplosivo falso. Ma c’è chi giura quella risposta violenta dei Mossos contro il terrorista sia stato più frutto della scelta di non lasciare testimoni. E quella telefonata non aiuta a dissipare i dubbi.</p>
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		<title>Il piano segreto della Catalogna:  &#8220;La guerra e poi l&#8217;indipendenza&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/piano-segreto-della-catalogna-la-guerra-lindipendenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 09:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mossos d'esquadra]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Durante le perquisizioni in casa di Josep Maria Jové, braccio destro del leader indipendentista Junqueras, la Guardia Civil ha trovato, fra i vari documenti, il vero e proprio “piano segreto” dei partiti secessionisti per proclamare l’indipendenza della Catalogna. La strategia è denominata #EnfoCATs, o Reenfocant el procés d´independencia per un resultat exitós, e definisce le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/piano-segreto-della-catalogna-la-guerra-lindipendenza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Durante le perquisizioni in casa di Josep Maria Jové, braccio destro del leader indipendentista Junqueras, la Guardia Civil ha trovato, fra i vari documenti, il vero e proprio “piano segreto” dei partiti secessionisti per proclamare l’indipendenza della Catalogna. La strategia è denominata #EnfoCATs, o <em>Reenfocant el procés d´independencia per un resultat exitós</em>, e definisce le varie tappe del processo indipendentista. Secondo il documento, la dichiarazione unilaterale d’indipendenza (la Dui, come viene chiamata nel gergo politico spagnolo) che ha pianificato per oggi Carles Puigdemont, “genererà un <strong>conflitto</strong> che, se ben amministrato, può portare alla proclamazione di uno Stato, perché la Spagna non riconoscerà il diritto a indire un referendum, ma, in caso veda che tutto è perduto, lo lascerà fare e farà in modo che sia perso dai partiti secessionisti”. L’obiettivo della piattaforma indipendentista è perciò quella di giungere a un conflitto, non di evitarlo, ottenendo la capacità mediatica e politica di arrivare alla secessione. Questa determinazione a non evitare il conflitto, ma anzi, a sostenerlo, è evidente in un&#8217;altra parte della relazione, in cui si afferma: &#8220;Nel momento in cui si avrà una determinazione chiara della cittadinanza per dare sostegno ed essere coinvolti attivamente, e con la complicità internazionale, dobbiamo cominciare ad aumentare gradualmente il livello di conflitto in base alla risposta dello Stato, sotto la direzione e il coordinamento di tutti gli attori coinvolti e senza alcun genere di dubbio sulle azioni da mettere in campo e sul calendario&#8221;.</p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://politica.elpais.com/politica/2017/10/09/actualidad/1507569660_552707.html">Come informa il quotidiano <em>El Pais</em></a>, a pagina 40 del documento rinvenuto dalla Guardia Civil si parla del futuro governo. Il piano include un comitato strategico e un comitato esecutivo. Nel comitato esecutivo, saranno inclusi i segretari generali della presidenza e delle vicepresidenza dei vari ministeri, i direttori delle officine di sviluppo e di autogoverno, professionisti esperti in vari settori e consiglieri vari contrattati a seconda della tematica da trattare. Il comitato strategico sarebbe invece formato dal presidente del Governo, quindi Puigdemont, dal vicepresidente, dai membri dei partiti indipendentisti e di tutta la piattaforma civica secessionista che è stata la colonna portante della campagna per il referendum, quindi Anc, Omnium e Ami. Soltanto una volta passato questo periodo di transizione in cui i partiti indipendentisti avranno preso le istituzioni, allora il governo di transizione “convocherà elezioni”.</p>

<p>Quello che risulta evidente in questo documento è in particolare la vera e propria ossessione per il calendario dell’indipendenza. Secondo il piano degli indipendentisti, il governo di transizione dovrebbe avere una durata di circa un anno, fino a settembre del 2018, che sarebbe la prima tappa di questo processo. Una volta passata la fase di transizione, si avrebbe un governo indipendentista con scadenza naturale al 2022. Almeno questo è il progetto della piattaforma indipendentista e del governo della Generalitat.</p>

<p>La road-map degli indipendenti stabilisce tre obiettivi fondamentali per raggiungere i propri obiettivi: far aderire la maggioranza dei cittadini, ispirare la fiducia e operare con garanzie precise. &#8220;Il conseguimento dei tre obiettivi è il minimo necessario per affrontare il processo con garanzie di successo&#8221;, dice l&#8217;autore del documento. A questo si aggiunge poi il dato fondamentale di ottenere il prima possibile la credibilità internazionale. In sostanza, quello che preoccupa la piattaforma indipendentista è che, una volta avviato questo processo di distacco, tutto debba avvenire in condizioni tali per cui la comunità internazionale ritenga credibile che ciò che è avvenuto in Catalogna sia il frutto di un processo democratico e che ha coinvolto la maggior parte della popolazione, con strategie specifiche che garantiscano la democraticità dei poteri e delle decisioni. In questo senso, è opportuno mettere in relazione questo piano con la Ley de ruptura, la legge di secessione promulgata dal parlamento catalano il 15 agosto. In quella legge già sono previste alcune strutture governative che avrebbero sostituito quelle dello Stato spagnolo una volta ottenuta l’indipendenza, ad esempio il Tribunale Costituzionale.</p>
<p>Nel documento, quello che scaturisce è l’elaborazione di tre scenari: il primo è la disconnessione da Madrid dopo un patto con lo Stato spagnolo; il secondo uno scontro totale con la Spagna che potrebbe anche essere di natura violenta; il terzo, invece, un assedio da parte della Spagna che contemplerebbe, nel primo periodo, “un’asfissia economica, giudiziaria e politica” nei confronti del governo separatista. Questo terzo scenario sembra quello che sta avvenendo in queste ore. In questo terzo scenario, il documento rivela che l’appoggio dei Mossos d’Esquadra non sarà soltanto necessario, ma anche dato per scontato. Nel documento si considerano i Mossos come coinvolti perfettamente nel processo indipendentista, anche soltanto dei vertici. In questo caso, se confermato il coinvolgimento attivo dei Mossos contro lo Stato, le accuse di sedizione per Trapero sarebbero certe.</p>
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		<title>Puigdemont voleva armare i Mossos come un esercito</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/puigdemont-voleva-armare-mossos-un-esercito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 07:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Mossos d'esquadra]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756-1024x688.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Parlando della rivoluzione comunista, Mao Tse-tung era solito dire che quest’ultima non fosse “un pranzo di gala”. Il concetto era chiaro: la rivoluzione era un’insurrezione e, come tale, un atto di violenza. Parafrasando Mao, verrebbe da dire che anche la secessione può non essere “un pranzo di gala”. E questa convinzione, probabilmente, era quella che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/puigdemont-voleva-armare-mossos-un-esercito.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171006204547_24549756-1024x688.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Parlando della rivoluzione comunista, Mao Tse-tung era solito dire che quest’ultima non fosse “un pranzo di gala”. Il concetto era chiaro: la rivoluzione era un’insurrezione e, come tale, un atto di violenza. Parafrasando Mao, verrebbe da dire che anche la secessione può non essere “un pranzo di gala”. E questa convinzione, probabilmente, era quella che animava Puigdemont e i leader del governo catalano già da molto tempo. <a href="http://www.abc.es/espana/abci-puigdemont-intento-comprar-arsenal-militar-para-mossos-201710070234_noticia.html">Come rivela il quotidiano spagnolo Abc</a>, la Generalitat di Cataluña, nel 2016, aveva cercato di acquistare armi da guerra &#8211; come fucili d’assalto e di precisione &#8211; per rifornire i Mossos d’Esquadra. L’acquisto fu bloccato immediatamente dal ministero della Difesa, che vide in quella domanda una richiesta eccessiva di armi e soprattutto completamente fuori dalla logica degli acquisti degli anni precedenti. Il dipartimento dell’Interno del governo di Carles Puigdemont inviò il 31 ottobre del 2016 una richiesta al ministero dell&#8217;Interno centrale per acquisire espressamente nove tipologie di armi, di cui cinque, in particolare, avevano destato molte perplessità negli uffici della Difesa di Madrid.</p>

<p>Secondo quanto rivelato dalle fonti del quotidiano, la Dirección General de Armamento y Material (Dgam), la direzione della Difesa preposta a questo tipo di richieste, avrebbe dovuto infatti dare l&#8217;approvazione a Barcellona per l&#8217;acquisizione di: 300 fucili calibro 9&#215;19 mm, 400 fucili 5,56&#215;45 mm (HK G36, come quelli in dotazione all&#8217;esercito), 50 fucili da cecchino MAG .338 Lapua, 50 fucili di precisione Whisper, e di altri 50 fucili 7.62x51mm. Oltre a queste armi, il governo catalano aveva inoltre richiesto una quantità molto alta di munizioni per questa stessa tipologia di fucili. Il numero di munizioni, spropositato rispetto all’utilizzo che avrebbero dovuto farne gli agenti della polizia catalana, era stato immediatamente visto come un ulteriore segnale che qualcosa stesse cambiando nei piani politici di Puigdemont.</p>
<p>Il ministero dell’Interno, allertato dai sospetti lanciato dalla direzione della Difesa sulle armi, aveva formulato un’esplicita richiesta al governo della Catalogna per comprendere quali fossero le motivazioni dietro questa domanda. Il governo Puigdemont non ha mai risposto a Madrid. Una mancata risposta che molti a Madrid considerarono già un’implicita affermazione dell’esattezza dei loro sospetti. Il governo catalano stava evidentemente preparando qualcosa per il 2017: prova ne è che nel 2015 non ci fu alcuna richiesta di armi e munizioni di questo genere e che nel 2014 si richiesero soltanto 200 mitragliatori. Puigdemont non ha mai fatto mistero in questi mesi che la Catalogna avrebbe dovuto dotarsi il prima possibile di un esercito in caso di indipendenza. Come ogni Stato, quello nato dalla secessione dalla Spagna avrebbe avuto necessità di armi e, fino a che stava dentro al Regno, poteva ottenerle già solo attraverso le richieste a Madrid. Tuttavia, sono in molti a sospettare qualcosa di molto più importante e grave, e cioè che i leader catalani stessero progettando di armare i Mossos d’Esquadra, o almeno una parte di essi, in modo da poter creare un primordiale corpo d’armata in grado di frenare l’eventuale discesa in campo dell’esercito spagnolo a difesa dell’unità di Spagna.  Nella “ley de ruptura” con cui il parlamento catalano aveva approvato l’eventuale secessione da Madrid se avesse vinto il “sì” al referendum, e che ora potrebbe essere utilizzata da Puigdemont, non si faceva riferimento esplicito a un esercito catalano però si affermava la necessità di espellere l’esercito spagnolo in caso di vittoria. È del tutto evidente che, in tal caso, l’esercito spagnolo non se ne andrebbe dalla Catalogna con facilità e con una pacca sulla spalla, come pensavano ingenuamente molti separatisti. Puigdemont non era così ingenuo, e questa richiesta di armi, probabilmente, era prodromica alla secessione.</p>

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		<title>L’Fmi boccia la Catalogna: “Situazione a rischio”</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lfmi-boccia-la-catalogna-situazione-rischio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 18:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mossos d'esquadra]]></category>
		<category><![CDATA[referendum-catalano]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Fondo monetario internazionale lancia l&#8217;allarme sulla Spagna e sulla situazione in Catalogna. A detta di Andra Schaechter, delegato dell&#8217;Fmi nel paese iberico, &#8220;nel caso in cui si prolungassero le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi&#8221;. Quello che teme il mondo finanziario, è in particolare la situazione di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lfmi-boccia-la-catalogna-situazione-rischio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il Fondo monetario internazionale lancia l&#8217;allarme sulla Spagna e sulla situazione in Catalogna. A detta di Andra Schaechter, delegato dell&#8217;Fmi nel paese iberico, &#8220;nel caso in cui si prolungassero le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi&#8221;. Quello che teme il mondo finanziario, è in particolare la situazione di incertezza sul futuro, che rischierebbe di vedere al ribasso le stime di crescita della Spagna. Il Fondo monetario, martedì prossimo, pubblicherà le stime di crescita sulla Spagna. E il fatto che arrivano nella stessa settimana in cui Puigdemont vorrebbe dichiarare l&#8217;indipendenza di Barcellona da Madrid, fa tremare il sistema spagnolo. E anche per questo, lo Stato ha deciso di muoversi.</p>

<p>Dopo la paralisi istituzionale di cui è stato accusato il governo Rajoy, il messaggio alla nazione del Re di Spagna sembra essere stato il via libera della Monarchia all’azione dello Stato per mettere fine al progetto separatista della Catalogna. L’azione dello Stato spagnolo si fonda adesso su tre direttrici: quella giudiziaria, quella politica e quella economica. Sotto il primo profilo, il primo atto ufficiale da parte di Madrid è stato quello di chiamare a rispondere dell’accusa di sedizione il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, che si è difeso in queste ore davanti ai giudici dell’Audiencia Nacional. Il reato di sedizione, previsto dall’articolo 544 del codice penale spagnolo, è uno dei più gravi del diritto iberico per punire le persone che insorgono nei confronti della legge. Come recita il Codigo Penal, sono puniti di questo crimine tutti coloro che “insorgono pubblicamente per impedire con forza o fuori dalle vie legali l’applicazione delle leggi o il rispetto di risoluzioni amministrative o giudiziali”. Nel caso in cui le persone che inducono o dirigono l’atto di sedizione, siano autorità pubbliche, la pena varia dai 10 ai 15 anni di prigione. Trapero, per adesso, è accusato dei fatti del 20 settembre scorso, non di quanto avvento il primo ottobre, cioè il giorno del referendum. L’accusa è di essere stato complice dell’assedio dei cittadini alla Guardia Civil mentre quest’ultima, su ordine dei giudici di Barcellona, perquisiva la sede del ministero dell’Economia della regione catalana per identificare tutti coloro che stavano organizzando il voto del primo ottobre. Secondo quanto detto da Trapero davanti ai giudici, l’azione dei Mossos d’Esquadra durante l’assedio alla Guardia Civil è stata “corretta e necessaria” e non aveva ricevuto in anticipo le informazioni necessarie. Una difesa di basso profilo che sembra essere il preludio a una condanna. Ma questa è solo la prima delle accuse che potrebbero essere formulate nei confronti di Trapero. I fatti del primo ottobre, quando i Mossos non hanno agito in alcun modo per fermare le operazioni di voto, sono già sotto la lente dei giudici dell’Audiencia Nacional che adesso studiano le mosse. Nel caso in cui volessero tagliare la testa ai Mossos d’Esquadra, i giudici potrebbero accusare Trapero di “disobediencia”, cioè il negarsi al rispetto della legge; di “prevaricacion” e cioè l’uso arbitrario del proprio ruolo per prendere decisioni illegittime, e di abuso di potere. Reati di cui presto potrebbero rispondere anche i leader separatisti catalani che hanno organizzato il referendum.</p>

<p>Se la via giudiziaria sembra essere quella preferita dal governo di Rajoy, la via politica attendere ancora. Il governo spagnolo sembra essere intenzionato ad aspettare la prossima mossa di Puigdemont. Da Madrid hanno ordinato la sospensione cautelativa della prossima seduta del Parlamento della Catalogna per evitare che il presidente della Generalitat potesse proclamare l’indipendenza unilaterale. La legge promulgata prima del voto da parte del governo catalano prevedeva, infatti, la dichiarazione unilaterale di indipendenza qualora il referendum avesse avuto un risultato positivo. Avendo votato il 42% degli aventi diritto, e avendo vinto il sì al 90%, Puigdemont è dunque legalmente autorizzato a proclamare la Catalogna uno Stato indipendente. A quel punto, Rajoy non avrebbe altra scelta che imporre l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione spagnola, che recita “Qualora una Comunità Autonoma non dovesse ottemperare agli obblighi importi dalla Costituzione o dalle altre leggi, oppure si comporti in modo da attentare agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma (in tal caso la Catalogna) o con l&#8217;approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all&#8217;adempimento forzato dei suddetti obblighi o per la protezione dei suddetti interessi”. In concreto, Madrid, nel caso in cui Puigdemont non volesse scendere a patti con il governo centrale, avrebbe a disposizione la possibilità di ridurre i poteri dell’esecutivo catalano fino alla sostituzione del presidente Puigdemont stesso che, a detta di molti, potrebbe essere rimpiazzato da Enric Millo i Rocher, delegato del governo spagnolo in Catalogna. Il partito Ciudadanos è da tempo sul piede di guerra e chiede all’esecutivo di applicare immediatamente l’articolo della Costituzione e indire nuove elezioni, anche se sullo scioglimento del Paramento catalano ci sono delle resistenze, per evitare la rottura totale e gli errori del passato.</p>

<p>Una terza direttrice con cui si sta attuando “l’assedio” della Spagna ai separatisti catalani, è quello economico. Dal giorno successivo al voto referendario, alcune fra le più importanti aziende spagnole hanno deciso di trasferire la propria sede nelle altre regioni iberiche. L’esecutivo di Madrid ha emanato oggi stesso un decreto con cui facilita il trasferimento della sede sociale alle imprese, ed è iniziata, a valanga, un trasferimento di massa a Madrid, a Valencia, a Mallorca e ad Alicante. L’ultima, in ordine di tempo, è la Gas Natural Fenosa, azienda leader dell’energia spagnola, che ha appena deciso di spostarsi da Barcellona a Madrid. In molti vedono questa attività come l’anticamera dell’indipendenza. Altri, più realisticamente, vedono una scelta delle imprese di assicurare il proprio patrimonio e, contemporaneamente, una volontà politica di Madrid di mostrare ai catalani cosa significa non essere più la regione più ricca di Spagna ma un Paese autonomo.</p>
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		<title>Mossos d&#8217;Esquadra divisi fra Spagna e Barcellona</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/mossos-desquadra-divisi-fra-fedelta-alla-spagna-barcellona-inizia-la-caccia-al-fascista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2017 15:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Mossos d'esquadra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="980" height="653" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/trapero-pudgeimont.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/trapero-pudgeimont.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/trapero-pudgeimont-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/trapero-pudgeimont-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p>
<p>Da Barcellona. Il referendum non ha diviso soltanto il popolo catalano, ma anche ampi settori della pubblica amministrazione e delle forze dell’ordine che vivono in Catalogna. I funzionari pubblici sono preoccupati, perché non sanno cosa fare. Se applicano la legge spagnola e regionale della Catalogna, che è quella che sono obbligati ad applicare in base &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/mossos-desquadra-divisi-fra-fedelta-alla-spagna-barcellona-inizia-la-caccia-al-fascista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="980" height="653" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/trapero-pudgeimont.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/trapero-pudgeimont.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/trapero-pudgeimont-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/trapero-pudgeimont-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p><p>Da Barcellona. Il referendum non ha diviso soltanto il popolo catalano, ma anche ampi settori della pubblica amministrazione e delle forze dell’ordine che vivono in Catalogna. I funzionari pubblici sono preoccupati, perché non sanno cosa fare. Se applicano la legge spagnola e regionale della Catalogna, che è quella che sono obbligati ad applicare in base ai loro doveri lavorativi, sono considerati automaticamente anti-indipendentisti. Se decidono di aderire al progetto secessionista e mettere in atto scelte che agevolano il processo indipendentista, sono considerabili, a tutti gli effetti, passibili di denuncia alle autorità competenti. I dipendenti pubblici sono sicuramente i soggetti “deboli” di questo processo referendario, divisi fra la legalità del proprio operato, la paura di commettere reati, tra coloro in cui prevale il senso di appartenenza alla Spagna e tra chi, invece, prevale il desiderio di essere parte attiva nel movimento separatista.</p>

<p>Ma c’è chi, tra i funzionari pubblici, ha una posizione ancora più delicata: i Mossos d’Esquadra. I Mossos, divenuti già noti, purtroppo, per gli attentati di Barcellona e Cambrils, sono la polizia della Generalitat de Catalunya. Considerati da più parti come il più antico corpo di polizia d’Europa, le cui origini risalgono già al diciottesimo secolo, la loro storia insegna che la scissione fra senso del dovere nei confronti del governo centrale e appartenenza alla Catalogna è sempre esistita e non è un caso se, in epoca franchista, i Mossos furono sciolti dal governo di Madrid per poi essere ricostituiti come una sorta di polizia regionale senza quelle competenze così profonde che invece hanno ottenuto nel periodo della cosiddetta “transizione”. Proprio per questa loro intrinseca appartenenza sia alla Catalogna che alle forze dell’ordine spagnole, i membri di queste forze dell’ordine vivono sulla loro pelle la difficile situazione fra il senso del dovere e la scelta etica di sostenere il referendum secessionista. In molti sono favorevoli al referendum, ma altri, e sono comunque un nutrito gruppo all’interno del corpo, non lo sostengono o, comunque, non considerano un loro dovere quello di proteggere il diritto al voto degli indipendentisti catalani.</p>
<p>Questa situazione ha di fatto messo i Mossos d’Esquadra con le spalle al muro: da una parte devono rendere conto al capo delle operazioni della Policia Nacional, dall’altro, devono fare i conti con un’opinione pubblica e con molti settori del corpo che sono profondamente contrari a che il corpo di polizia catalano intervenga contro il referendum, nonostante gli ordini ricevuti. Alcuni membri dei Mossos hanno denunciato, in queste ultime ore, una situazione interna allarmante. In molti commissariati ed anche in alcuni tribunali, vi sono state scene di tensione fra gli agenti di sicurezza, che si accusano tra loro di essere contrari al popolo catalano oppure rei di tradimento nei confronti degli ordini ricevuti. <a href="http://www.elconfidencialdigital.com/seguridad/Caza-traidor-Mossos-Banderas-agentes_0_3009898988.html">El Confidencial Digital</a>, portale d’informazione molto vicino all’intelligence spagnola, ha ricevuto notizie di una vera e propria caccia alle streghe contro i membri dei Mossos che sono contrari al referendum. Alcuni agenti indipendentisti di Tarragona hanno messo sulla propria scrivania un foglio con scritto “Volem votar”, uno degli slogan di questo referendum. Chi non è d’accordo con il referendum, si è ritrovato, sulla propria scrivania, un foglio con una bandiera spagnola del periodo franchista, con l’aquila nera al centro. Una caccia alle streghe che desta particolare preoccupazione, soprattutto perché i Mossos sono le forze dell’ordine che dovranno cercare di tenere a freno le procedure di voto illegali del referendum prima che intervengano i corpi della Policia Nacional e della Guardia Civil. L’idea è che dall’alba del primo ottobre, ma già da prima, la convivenza fra gli stessi agenti di polizia possa esser messa a dura prova. Chi eseguirà gli ordini sarà considerato un traditore &#8211; o un fascista; chi lascerà liberi i cittadini di votare, sarà considerato reo di disobbedienza.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/mossos-desquadra-divisi-fra-fedelta-alla-spagna-barcellona-inizia-la-caccia-al-fascista.html">Mossos d&#8217;Esquadra divisi fra Spagna e Barcellona</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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