Da Barcellona. Il referendum non ha diviso soltanto il popolo catalano, ma anche ampi settori della pubblica amministrazione e delle forze dell’ordine che vivono in Catalogna. I funzionari pubblici sono preoccupati, perché non sanno cosa fare. Se applicano la legge spagnola e regionale della Catalogna, che è quella che sono obbligati ad applicare in base ai loro doveri lavorativi, sono considerati automaticamente anti-indipendentisti. Se decidono di aderire al progetto secessionista e mettere in atto scelte che agevolano il processo indipendentista, sono considerabili, a tutti gli effetti, passibili di denuncia alle autorità competenti. I dipendenti pubblici sono sicuramente i soggetti “deboli” di questo processo referendario, divisi fra la legalità del proprio operato, la paura di commettere reati, tra coloro in cui prevale il senso di appartenenza alla Spagna e tra chi, invece, prevale il desiderio di essere parte attiva nel movimento separatista.

Ma c’è chi, tra i funzionari pubblici, ha una posizione ancora più delicata: i Mossos d’Esquadra. I Mossos, divenuti già noti, purtroppo, per gli attentati di Barcellona e Cambrils, sono la polizia della Generalitat de Catalunya. Considerati da più parti come il più antico corpo di polizia d’Europa, le cui origini risalgono già al diciottesimo secolo, la loro storia insegna che la scissione fra senso del dovere nei confronti del governo centrale e appartenenza alla Catalogna è sempre esistita e non è un caso se, in epoca franchista, i Mossos furono sciolti dal governo di Madrid per poi essere ricostituiti come una sorta di polizia regionale senza quelle competenze così profonde che invece hanno ottenuto nel periodo della cosiddetta “transizione”. Proprio per questa loro intrinseca appartenenza sia alla Catalogna che alle forze dell’ordine spagnole, i membri di queste forze dell’ordine vivono sulla loro pelle la difficile situazione fra il senso del dovere e la scelta etica di sostenere il referendum secessionista. In molti sono favorevoli al referendum, ma altri, e sono comunque un nutrito gruppo all’interno del corpo, non lo sostengono o, comunque, non considerano un loro dovere quello di proteggere il diritto al voto degli indipendentisti catalani.

Questa situazione ha di fatto messo i Mossos d’Esquadra con le spalle al muro: da una parte devono rendere conto al capo delle operazioni della Policia Nacional, dall’altro, devono fare i conti con un’opinione pubblica e con molti settori del corpo che sono profondamente contrari a che il corpo di polizia catalano intervenga contro il referendum, nonostante gli ordini ricevuti. Alcuni membri dei Mossos hanno denunciato, in queste ultime ore, una situazione interna allarmante. In molti commissariati ed anche in alcuni tribunali, vi sono state scene di tensione fra gli agenti di sicurezza, che si accusano tra loro di essere contrari al popolo catalano oppure rei di tradimento nei confronti degli ordini ricevuti. El Confidencial Digital, portale d’informazione molto vicino all’intelligence spagnola, ha ricevuto notizie di una vera e propria caccia alle streghe contro i membri dei Mossos che sono contrari al referendum. Alcuni agenti indipendentisti di Tarragona hanno messo sulla propria scrivania un foglio con scritto “Volem votar”, uno degli slogan di questo referendum. Chi non è d’accordo con il referendum, si è ritrovato, sulla propria scrivania, un foglio con una bandiera spagnola del periodo franchista, con l’aquila nera al centro. Una caccia alle streghe che desta particolare preoccupazione, soprattutto perché i Mossos sono le forze dell’ordine che dovranno cercare di tenere a freno le procedure di voto illegali del referendum prima che intervengano i corpi della Policia Nacional e della Guardia Civil. L’idea è che dall’alba del primo ottobre, ma già da prima, la convivenza fra gli stessi agenti di polizia possa esser messa a dura prova. Chi eseguirà gli ordini sarà considerato un traditore – o un fascista; chi lascerà liberi i cittadini di votare, sarà considerato reo di disobbedienza.

Nel campo comunista di Goli Otok
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