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	<title>Medio Oriente Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 29 Aug 2026 08:30:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Medio Oriente Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 08:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Occidentale]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un retaggio orientalista imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area. Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1257" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1024x670.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-1536x1006.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260807172453912_54a7422a8d441f02444c665964815397-600x393.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da oltre un secolo, la regione che continua ad essere chiamata Medio Oriente, un <a href="https://www.eurasiareview.com/14032025-rethinking-the-middle-east-a-case-for-west-asia-analysis/">retaggio orientalista</a> imposto dal Colonial Office britannico, rappresenta una sfida geopolitica e geoeconomica per tutte le grandi e medie potenze che si sono impegnate e continuano pervicacemente ad impegnarsi nell’area.</p>



<p>Rimuovendo i condizionamenti semantici del Regno di Sua Maestà, è opportuno chiamarla con il suo nome geografico, ovvero Asia Occidentale.</p>



<p>A cavallo tra il XX ed il XXI secolo la regione ha vissuto il tentativo di imposizione di una definitiva Pax Americana i cui punti salienti sono stati la Prima e la Seconda Guerra del Golfo 1991 e 2003, la lotta globale al Terrorismo a partire dal 2001 con la connessa invasione dell’Afghanistan, nonché maldestri, parziali e falliti tentativi di mettere fine al conflitto israelo-palestinese. Unico raggio di luce l’accordo nucleare con l’Iran del 2015 (JCPOA) che poi Washington si è rapidamente rimangiato.</p>



<p>A partire dal 7 ottobre 2023, con il tragico e truculento assist offerto da Hamas, il tentativo si è trasformato nell’accelerazione verso un’imposizione coercitiva di una Pax Israelo-Americana, di cui l’attacco all’Iran il 28 febbraio scorso potrebbe costituire il canto del cigno.</p>



<p>Il risultato della Pax Israelo-Americana in Asia occidentale è stato a dir poco catastrofico.</p>



<p>Coloro &#8211; e sono ancora in tanti purtroppo &#8211; che ritengono errata tale conclusione, e credono invece che gli Accordi di Abramo del 2020 e il Piano Trump ed il Board of Peace of Gaza abbiano riaperto le prospettive di pace nella regione, possono tranquillamente interrompere la lettura di questo articolo.</p>



<p>Nessuna delle argomentazioni e dei dati a sostegno che verranno offerti qui di seguito li smuoverà dal loro giudizio distopico. Al massimo, qualcuno di loro, con un cinismo ed un’ipocrisia che se fossero monetizzabili coprirebbero lo stratosferico <a href="https://it.insideover.com/economia/il-debito-americano-verso-i-40-trilioni-di-dollari-porta-leconomia-mondiale-in-un-territorio-inesplorato.html">debito USA</a> di 40.000 miliardi $, potrebbe limitarsi a liquidare il tutto come danni collaterali o come il duro prezzo da pagare per la difesa della Democrazia.</p>



<p>Iraq, Siria, Yemen, Palestina, e, da ultimo Iran, sono usciti devastati dalle cosiddette “guerre senza fine” nella regione. La credibilità politica e militare USA demolita, insieme alla sua vasta rete di basi militari nell’area. Il capitale di simpatia riscosso da Israele all’indomani del 7 ottobre 2023 è completamente evaporato dopo le stragi a Gaza e in Libano e la violenta annessione strisciante della Cisgiordania; con l’aggravante di giudizi pendenti sul paese e i suoi leaders dinanzi ai principali organismi giurisdizionali internazionali.</p>



<p>Tralasciando quelli sociali e ambientali, i soli costi umani ed economici di questa Pax sono stati a dir poco spaventosi.</p>



<p>La prestigiosa Brown University ha da 16 anni istituito un <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/about">Cost of War Project</a> che ha valutato minuziosamente i costi delle sole “guerre americane senza fine” nella regione. Nel solo arco di tempo tra <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/human">il 2001 ed il 2023</a> i dati offerti indicano 940.000 morti di cui 432.000 civili. Le stime delle morti indirette tra i civili oscillano tra i 3,6 e i 3,8 milioni.</p>



<p>I costi economici sopportati dal solo bilancio federale degli Stati <a href="https://costsofwar.watson.brown.edu/costs/economic">&nbsp;indicano</a> 8000 miliardi di $ con una stima di ulteriori 2.200 miliardi di $ nei i prossimi 30 anni per pensioni e servizi sanitari a beneficio dei veterani dei diversi conflitti.</p>



<p>Per quanto concerne l’attuale dibattito italico ed europeo sui migranti e sulle cause profonde del fenomeno, le stime sui profughi e gli sfollati raggiungono livelli biblici, oscillanti tra i 37 e i 57 milioni.</p>



<p>Nell’UE, completamente assorbita dal conflitto in Ucraina, la catastrofe dell’Asia occidentale e le relative conseguenze continuano a provocare un malcelato fastidio a livello politico e ad essere, incredibilmente, gestite e giudicate ricorrendo a narrazioni israelo-americane.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;accelerazione dettata dall&#8217;instabilità</strong></h2>



<p>Fortunatamente, qualche paese della regione sembra voler iniziare ad esplorare ed intraprendere nuovi percorsi geopolitici.</p>



<p>Il 7 agosto scorso, nella città santa della Mecca, i leader di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno posto la firma su un documento potenzialmente destinato a ridisegnare gli equilibri di potere in Asia Occidentale e oltre. Questi potrebbero aver finalmente preso atto di una situazione caratterizzata ormai da insostenibile instabilità nonché del palese rischio determinato dal continuare a riporre speranze sulla Pax Israelo-Americana.</p>



<p>&nbsp;Il cosiddetto&nbsp;<em>Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca</em>&nbsp;(o&nbsp;<em>Makkah Joint Defence Agreement</em>) impegna le tre potenze a considerare un attacco armato contro una di esse come un attacco contro tutte. Un meccanismo di difesa collettiva che richiama l&#8217;articolo 5 della NATO&nbsp;e che, in un&#8217;area così sconvolta da guerre e tensioni, potrebbe rivelarsi, nel tempo, un terremoto geopolitico.</p>



<p>La nascita di questa alleanza è anche la diretta conseguenza di un vuoto di sicurezza percepito come sempre più pericoloso. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, imposto da Washington e Gerusalemme lo scorso febbraio, ha avuto gravi ripercussioni che si vanno a sommare a quelle precedentemente illustrate.</p>



<p>Come ritorsione, Teheran e i suoi alleati hanno colpito obiettivi in Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo che ospitavano basi americane, interrompendo successivamente il traffico navale nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, determinando la più grande crisi energetica mai censita dall’International Energy Agency. Gli attacchi degli Houthi yemeniti, sostenuti dall&#8217;Iran, contro le infrastrutture petrolifere saudite avevano del resto dimostrato la vulnerabilità del Regno fin dal <a href="https://edition.cnn.com/2019/09/15/middleeast/saudi-oil-attack-lister-analysis-intl">2019</a>. Dinanzi ad un simile caos, la risposta degli Stati Uniti è apparsa esitante ed erratica, minandone la credibilità come garante della sicurezza regionale ed evidenziando la cieca tracotanza del suo principale braccio armato, Israele, che è giunto ad attaccare addirittura il Qatar.</p>



<p>Valutando il tutto in una prospettiva storica di lungo periodo, si potrebbe azzardare sostenendo che quello che non è stato conseguito da secoli di storia, Stati Uniti ed Israele sono riusciti a realizzarlo nel giro di qualche anno: un’embrionale saldatura politica e di sicurezza tra gli eredi di tre tra i principali imperi nati nella regione: quello Arabo, quello Ottomano, e quello Mogul. Chapeau!</p>



<p>Se poi, come si vocifera, gli eredi di quello più antico, quello Persiano, dovessero aderire all’intesa della Mecca il capolavoro sarebbe perfetto; degno di essere celebrato con la creazione di un Premio Nobel ad hoc per la stupidità strategica.</p>



<p>L&#8217;Accordo tripartito, che si basa su un precedente patto bilaterale del 2025 tra Pakistan e Arabia Saudita, è quindi una risposta a questo disagio dalle molteplici sfaccettature che sembra premiare anzitutto la storia e la geografia rispetto alle affiliazioni politiche degli ultimi decenni.</p>



<p>Le tre nazioni portano in dote risorse complementari: la potenza economica, finanziaria e petrolifera dell&#8217;Arabia Saudita, la formidabile industria militare e la seconda forza armata della NATO, quella della Turchia, e l&#8217;arsenale nucleare e l&#8217;esperienza bellica del Pakistan. Insieme, formano un blocco dal peso strategico e demografico innegabile. Resta certamente da vedere se questo ultimo riuscirà a trasformarsi effettivamente in una risolutiva influenza geopolitica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un messaggio all&#8217;asse USA-Israele</strong></h2>



<p>Per quanto molti si affrettino ad intravedervi un cordone sanitario verso l’Iran, il patto rappresenta un duro colpo per le ambizioni di Washington e del suo alleato israeliano. Per anni, gli Stati Uniti hanno fatto della sicurezza del Golfo un pilastro della loro politica nell’area, e Israele ha cercato di normalizzare i rapporti con l&#8217;Arabia Saudita, sulla scia degli Accordi di Abramo, peraltro abbastanza gracili in termini di adesioni arabe. L&#8217;Accordo della Mecca, siglato da tre Paesi fortemente critici verso la politica di Netanyahu, nonché chiaramente schierati a sostegno della causa palestinese, potrebbe rendere questo obiettivo sempre più difficile da conseguire.</p>



<p>L&#8217;intesa tripartita è inoltre un campanello d&#8217;allarme per la Casa Bianca. Non si tratta tuttavia di una rottura totale con Washington, perlomeno non ancora. &nbsp;La Turchia rimane un membro della NATO e sia l&#8217;Arabia Saudita che il Pakistan mantengono i legami militari con gli USA; emerge tuttavia una chiara volontà di costruire un&#8217;architettura di sicurezza multilivello, che non dipenda esclusivamente dall&#8217;ombrello protettivo (israelo) americano. Parafrasando quella politica tanto sbandierata ma non praticata dall’UE, la si potrebbe definire come <em>Autonomia Strategica Sunnita.</em></p>



<p>Sembra farsi strada l’idea che la sicurezza non possa più essere semplicemente &#8220;importata&#8221; dall&#8217;esterno, con costi che peraltro sembrano dei veri e propri taglieggiamenti. Quanto concordato alla Mecca si profila come un&#8217;assicurazione strategica contro l&#8217;imprevedibilità di una politica estera americana che sembra aver completamente perso la bussola, e contro quella israeliana che appare in preda ad un egemonismo messianico e violento incontrollato, che, guarda caso, inizia ora a mettere la Turchia nel proprio mirino.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Iran: accerchiato o invitato al tavolo?</strong></h2>



<p>Per l&#8217;Iran, l&#8217;Accordo della Mecca potrebbe rivelarsi un&#8217;arma a doppio taglio. Da un lato, rappresenta un potenziale accerchiamento. Dopo aver lanciato missili e droni sui paesi vicini, Teheran si ritrova di fatto circondata da tre potenze sunnite formalmente alleate nella difesa reciproca.</p>



<p>Dall&#8217;altro lato, l&#8217;intesa non identifica la teocrazia persiana come nemico (la Turchia lo ha esplicitamente negato); come accennato, le voci secondo cui Teheran sarebbe stata <a href="https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-906316">invitata</a> ad aderirvi continuano a circolare. Sebbene Teheran abbia smentito di aver ricevuto un invito ufficiale, l&#8217;ipotesi potrebbe essere presa in considerazione, perlomeno dalla parte meno arroccata dell’articolato establishment religioso, politico e militare iraniano.</p>



<p>Questa ambiguità è fondamentale. Il patto potrebbe quindi sorprendentemente trasformarsi in un meccanismo per integrare Teheran in un nuovo ordine regionale.</p>



<p>Un&#8217;eventuale adesione che potrebbe essere propiziata dalla mediazione cinese (da non dimenticare la facilitazione a suo tempo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2023/8/21/china-brokered-saudi-iran-deal-driving-wave-of-reconciliation-says-wang">offerta</a> da Pechino nel dialogo tra Teheran e Riad). Questa cambierebbe radicalmente la natura dell&#8217;intesa, facendola evolvere da uno strumento di mutua difesa ad una piattaforma per la sicurezza collettiva della regione.</p>



<p>In ogni caso, il messaggio a Teheran è chiaro: il costo di un&#8217;aggressione contro uno dei tre firmatari è ora potenzialmente molto più alto, mentre le opzioni diplomatiche per un dialogo ed un’architettura di sicurezza regionale (peraltro un vecchio pallino iraniano!) sono potenzialmente sul tavolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina come grande beneficiaria?</strong></h2>



<p>A osservare la scena da Pechino, l&#8217;Accordo della Mecca non può che essere visto come uno sviluppo positivo. Senza dover compiere alcuna mossa militare o diplomatica diretta, la Cina si trova a raccogliere i potenziali frutti di un assetto regionale che si allineerebbe perfettamente con i suoi interessi strategici di lungo periodo.</p>



<p>In primo luogo, il patto rappresenta una&nbsp;diversificazione del quadro politico della regione(peraltro strategicaper l’approvvigionamento energetico cinese) riducendo il ruolo centrale degli Stati Uniti. La Cina, insieme a Russia e Iran, sostiene da tempo un ordine securitario regionale più indipendente dall&#8217;influenza americana. Un’Asia Occidentale che gestisse in modo più autonomo la propria difesa diventerebbe più aperta all&#8217;influenza economica e diplomatica cinese, senza che Pechino debba necessariamente assumersi oneri di garante o di sicurezza.</p>



<p>In secondo luogo, Pechino gioca la&nbsp;carta del Pakistan, suo storico partner nella regione. Il rafforzamento del ruolo di Islamabad attraverso l&#8217;alleanza con Riyadh e Ankara offre a Pechino un canale privilegiato per amplificare la propria influenza e rafforzare la <em>Belt and Road Initiative</em> a potenziale detrimento <em>dell’India-Middle East Corridor (IMEC)</em> tardivamente patrocinato dagli USA a partire dal 2023.</p>



<p>In terzo luogo, si determina una potenziale contrapposizione a quell’embrionale intesa politica emersa negli ultimi anni che ha visto una crescente convergenza USA-Israele con Emirati Arabi Uniti e India. Il cosiddetto I2U2 o <a href="https://mei.edu/publication/indo-abrahamic-alliance-rise-how-india-israel-and-uae-are-creating-new-transregional/">Alleanza Indo-Abramitica</a>.</p>



<p>Infine, l’intesa difensiva potrebbe aprire nuove&nbsp;opportunità per l&#8217;industria bellica cinese. Anche la guerra in Iran, al pari di quella ucraina, ha evidenziato l&#8217;importanza dei droni e dei sistemi antiaerei, settori in cui la Cina è estremamente competitiva, offrendo tecnologie a prezzi accessibili e partnerships per la produzione locale. Si prospetterebbero quindi: un possibile grande mercato per Pechino e apprensioni per il complesso militare-industriale israelo-americano.</p>



<p>Ma l’Accordo di Mutua Sicurezza della Mecca è molto più di un patto difensivo; è anche il sintomo di un mondo che cambia, che si affranca dai soliti noti, dove le fedeltà tradizionali vengono messe in discussione e nuovi meccanismi di concertazione regionali cercano di affermare la propria autonomia.</p>



<p>Se un nuovo ordine distinto dalla <em>Pax Israelo-Americana</em> (che poi non è così pacifica) dovesse effettivamente emergere in Asia Occidentale come risultato di quanto concordato alla Mecca il 7 agosto scorso, i relativi risvolti geopolitici potrebbero essere duraturi, ed andare ben oltre i confini della regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-patto-di-la-mecca-e-il-grande-risiko-dellasia-occidentale.html">Il Patto di La Mecca e il grande risiko dell&#8217;Asia Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Che cosa può succedere se la guerra preventiva la fa l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/che-cosa-puo-succedere-se-la-guerra-preventiva-la-fa-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 04:53:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-1024x669.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-1536x1003.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-600x392.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Iran minaccia di rivolgere contro gli Usa la teoria della "guerra preventiva", elevata a dottrina degli Stati Uniti dopo l'11 settembre.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/che-cosa-puo-succedere-se-la-guerra-preventiva-la-fa-liran.html">Che cosa può succedere se la guerra preventiva la fa l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-1024x669.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-1536x1003.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/iran-600x392.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le dichiarazioni del viceministro degli Esteri iraniano <strong>Kazem Gharibabadi</strong> non costituiscono soltanto una minaccia. Segnalano un possibile cambiamento nella dottrina strategica della Repubblica islamica. L’Iran non si limiterebbe più a promettere una risposta dopo un attacco, ma rivendicherebbe <strong>il diritto di colpire preventivamente gli interessi americani </strong>qualora ritenesse minacciata la propria esistenza. La domanda posta da Gharibabadi è semplice: perché Teheran dovrebbe attendere passivamente il primo colpo degli Stati Uniti? <strong>Ma è proprio questa semplicità a renderla pericolosa. </strong>Se ogni Stato potesse attaccare sulla base della propria valutazione delle intenzioni altrui, la distinzione tra aggressione e autodifesa diventerebbe quasi impossibile.</p>



<p>L’aspetto più imbarazzante per Washington è che questa teoria non è stata inventata dall’Iran. Fu elevata a dottrina ufficiale dagli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’eredità della dottrina Bush</h2>



<p>Nel discorso pronunciato a West Point il 1º giugno 2002, <strong>George W. Bush </strong>sostenne che la deterrenza e il contenimento non erano più sufficienti contro organizzazioni terroristiche e Stati accusati di sviluppare armi di distruzione di massa. Gli Stati Uniti, affermò, dovevano essere pronti ad agire prima che la minaccia si concretizzasse.</p>



<p>Il principio venne inserito pochi mesi dopo nella Strategia per la sicurezza nazionale. Il documento sosteneva che, quanto maggiore fosse il pericolo, tanto più grave sarebbe stato il rischio dell’inazione, anche quando fossero rimaste incertezze sul momento e sul luogo dell’eventuale attacco nemico. Gli Stati Uniti si riservavano quindi la facoltà di colpire per primi.</p>



<p>La formulazione utilizzava il concetto di azione anticipatrice, ma introduceva in realtà una concezione assai più estesa: non colpire un nemico che sta per attaccare, bensì <strong>distruggere oggi una capacità che potrebbe diventare pericolosa domani.</strong></p>



<p>La guerra contro l’Iraq del 2003 fu l’applicazione più evidente di questa dottrina. <strong>Saddam Hussein </strong>venne accusato di possedere armi di distruzione di massa, di poterle fornire a gruppi terroristici e di rappresentare un pericolo destinato ad aumentare con il tempo. L’attacco non rispose a un’offensiva irachena imminente: mirò a eliminare una minaccia futura ipotizzata dall’apparato politico e informativo americano.</p>



<p><strong>Le armi annunciate non furono trovate. </strong>Il regime iracheno venne abbattuto, ma il Paese precipitò nell’occupazione, nella guerra civile e nell’espansione del terrorismo jihadista. Paradossalmente, la distruzione dell’Iraq baathista eliminò anche il principale contrappeso arabo all’Iran, rafforzando proprio la potenza che Washington voleva contenere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anticipare non significa prevenire</h2>



<p>Dal punto di vista giuridico, la distinzione è fondamentale. Un’azione anticipatrice può essere invocata quando l’attacco avversario appare imminente, inevitabile e chiaramente preparato. Una guerra preventiva viene invece iniziata contro una minaccia possibile, ma non immediata: uno Stato viene colpito perché potrebbe diventare più forte o più pericoloso in futuro.</p>



<p>L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce il diritto all’autodifesa quando si verifica un attacco armato. Una parte della dottrina ammette una reazione anticipatrice soltanto davanti a una necessità urgente, tale da non lasciare alternative né tempo per ulteriori decisioni. <strong>Non autorizza automaticamente una guerra fondata su sospetti, intenzioni attribuite o scenari di lungo periodo.</strong></p>



<p>La dottrina americana del 2002 cercò di adattare queste regole a minacce terroristiche e nucleari difficili da individuare in anticipo. Ma così facendo aprì un varco: se Washington poteva stabilire autonomamente quando un pericolo futuro giustificasse la forza, anche le altre potenze avrebbero potuto rivendicare lo stesso diritto. Ed è esattamente ciò che oggi fa Teheran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali interessi americani potrebbe colpire l’Iran</h2>



<p>La dichiarazione di Gharibabadi non annuncia necessariamente un attacco diretto al territorio degli Stati Uniti. <strong>L’espressione «interessi americani» comprende un’area molto più vasta: </strong>basi militari nel Golfo, navi, strutture logistiche, reti informatiche, alleati regionali e infrastrutture energetiche considerate funzionali alla pressione contro l’Iran.</p>



<p>La strategia iraniana ha tradizionalmente privilegiato la risposta indiretta, la dispersione delle responsabilità e l’impiego di forze alleate regionali. L’adozione di una dottrina preventiva potrebbe però ridurre la distanza tra deterrenza e attacco. Un movimento navale americano, il rafforzamento di una base o l’arrivo di bombardieri potrebbero essere interpretati da Teheran come preparativi offensivi e dunque come giustificazione per colpire.</p>



<p><strong>Sotto il profilo militare, l’Iran dispone di missili, droni, mine navali e capacità informatiche sufficienti a danneggiare obiettivi americani nella regione.</strong> Non può sconfiggere gli Stati Uniti in una guerra convenzionale, ma può aumentare enormemente i costi del conflitto, minacciare le rotte energetiche e costringere Washington a difendere una rete molto estesa di installazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Petrolio, traffici marittimi e guerra economica</h2>



<p>Una guerra preventiva iraniana avrebbe conseguenze immediate sull’economia mondiale. Anche un attacco limitato contro basi o navi americane potrebbe provocare rappresaglie sui siti missilistici, nucleari ed energetici dell’Iran. Il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz tornerebbero al centro dello scontro.</p>



<p>L’aumento dei premi assicurativi, la deviazione delle petroliere e il rischio di interruzioni delle esportazioni farebbero salire i prezzi dell’energia. <strong>I Paesi europei e asiatici importatori di petrolio pagherebbero una parte considerevole del costo,</strong> mentre produttori esterni al Golfo potrebbero trarre vantaggio dall’aumento delle quotazioni.</p>



<p>Teheran potrebbe inoltre considerare le sanzioni, il blocco finanziario e gli attacchi alle proprie esportazioni come componenti di una guerra già in corso. In questa prospettiva, un’azione contro gli interessi americani verrebbe presentata non come inizio delle ostilità, ma come risposta anticipata a un’aggressione economica e militare permanente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il precedente che diventa una trappola</h2>



<p>Gli Stati Uniti elaborarono la guerra preventiva quando erano la potenza dominante e pensavano di poter conservare per sé il diritto di stabilire quali minacce dovessero essere eliminate. Ma una dottrina internazionale non rimane proprietà esclusiva di chi la formula.</p>



<p>La Russia può invocarla contro i propri vicini, Israele contro l’Iran, l’Iran contro le installazioni americane e qualsiasi potenza regionale contro un avversario giudicato pericoloso. Il risultato non è un ordine fondato sulla sicurezza, ma un sistema nel quale ogni mobilitazione può essere interpretata come motivo per attaccare per primi.</p>



<p><strong>Gharibabadi sta dunque usando contro Washington il linguaggio creato da Washington. </strong>La sua dichiarazione non rende legittima una guerra preventiva iraniana. Dimostra però quanto sia difficile condannare negli avversari un principio che gli Stati Uniti hanno trasformato, ventiquattro anni fa, in una dottrina di governo e in una guerra dalle conseguenze ancora visibili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/che-cosa-puo-succedere-se-la-guerra-preventiva-la-fa-liran.html">Che cosa può succedere se la guerra preventiva la fa l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Storia di Orde Wingate, l&#8217;ufficiale inglese che fece nascere l&#8217;esercito di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/storia-di-orde-wingate-lufficiale-inglese-che-fece-nascere-lesercito-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 05:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 1938 Wingate creò le “squadre notturne speciali”, piccoli reparti composti da soldati britannici e uomini dell’Haganah. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le forze armate israeliane non nacquero improvvisamente nel maggio 1948. Furono il risultato di un processo iniziato durante il mandato britannico sulla Palestina, quando organizzazioni ebraiche clandestine, corpi ausiliari e reparti di polizia cominciarono ad acquisire esperienza militare, capacità informativa e disciplina operativa. In questo passaggio ebbe un ruolo importante <strong>Orde Charles Wingate,</strong> ufficiale dei servizi informativi britannici, arrivato in Palestina nel 1936. <strong>Cristiano convinto e sostenitore del progetto sionista,</strong> Wingate riteneva la costituzione di uno Stato ebraico non soltanto politicamente opportuna, ma quasi prescritta dalla storia e dalla religione.</p>



<p>Nel 1938 creò le “squadre notturne speciali”, piccoli reparti composti da soldati britannici e <strong>uomini dell’Haganah</strong>, la principale organizzazione armata della comunità ebraica. La loro missione ufficiale consisteva nel contrastare la rivolta araba e proteggere soprattutto l’oleodotto che collegava i giacimenti iracheni al porto di Haifa. La difesa delle colonie agricole si intrecciava così con la protezione delle infrastrutture energetiche dell’Impero britannico. <strong>Wingate insegnò ai suoi uomini a non attendere l’attacco, ma a cercare l’avversario:</strong> pattugliamenti notturni, imboscate, infiltrazione, raccolta delle informazioni, rapidità di movimento e concentrazione improvvisa della forza. <strong>Moshe Dayan</strong> e altri futuri dirigenti militari israeliani passarono attraverso questa esperienza. La storiografia israeliana ha quindi trasformato Wingate in uno dei padri spirituali dell’esercito nazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il successo tattico e il fallimento politico</h2>



<p>Sarebbe tuttavia semplicistico presentarlo soltanto come un innovatore. Le squadre operarono nel quadro della repressione britannica della grande rivolta araba del 1936-1939 e <strong>furono accusate di violenze, punizioni collettive e azioni indiscriminate contro i villaggi palestinesi. </strong>Una ricerca accademica sulle operazioni in Galilea mostra quanto la collaborazione militare anglo-ebraica fosse accompagnata da metodi brutali, destinati a lasciare una memoria profonda nella popolazione araba.</p>



<p>Qui emerge la contraddizione fondamentale. Sul piano militare Wingate ottenne risultati: ridusse gli attacchi contro l’oleodotto, mise in difficoltà le formazioni ribelli e dimostrò l’efficacia delle piccole unità mobili. Sul piano strategico, però, contribuì a trasformare un conflitto politico in una guerra permanente tra comunità. Uno studio del Collegio di comando dell’Esercito statunitense conclude che <strong>i successi tattici delle squadre notturne non permisero a Wingate di raggiungere i suoi obiettivi operativi e strategici.</strong> È una lezione che conserva tutta la sua attualità: vincere un’imboscata non significa risolvere il conflitto che l’ha prodotta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La matrice militare dello Stato</h2>



<p>L’eredità di Wingate contribuì alla formazione di alcuni caratteri della dottrina israeliana: iniziativa dei comandanti, guerra di movimento, superiorità informativa, attacco preventivo, trasferimento rapido della battaglia nel territorio avversario. In un Paese piccolo, privo di profondità strategica e circondato inizialmente da potenze ostili, queste caratteristiche apparivano come strumenti di sopravvivenza.</p>



<p>Ma esiste anche un’eredità politica. L’esercito israeliano non è stato concepito soltanto come apparato difensivo: è diventato <strong>una delle istituzioni attraverso cui la società costruisce identità, relazioni e classi dirigenti. </strong>Il confine tra cittadino e soldato si è fatto sottile, mentre il servizio militare ha alimentato una cultura nella quale sicurezza, tecnologia e governo risultano strettamente collegati.</p>



<p>Dal punto di vista economico, questo modello ha favorito la nascita di un sistema industriale fondato sulla ricerca militare, sulle comunicazioni, sulla sorveglianza, sulla sicurezza informatica e sui velivoli senza pilota. <strong>Le competenze sviluppate nelle forze armate sono state trasferite alle imprese civili, </strong>generando esportazioni, investimenti e influenza internazionale. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal costo della mobilitazione permanente: spesa pubblica elevata, sottrazione di lavoratori alle attività produttive, dipendenza dalle forniture statunitensi e crescente esposizione dell’economia alle conseguenze delle guerre prolungate. <strong>La sicurezza produce tecnologia e ricchezza, ma l’insicurezza cronica può consumare entrambe.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La continuità coloniale</h2>



<p>La storia di Wingate incrina infine una rappresentazione molto diffusa: <strong>quella di un apparato militare israeliano nato esclusivamente dall’autodifesa spontanea delle comunità ebraiche.</strong> La sua formazione fu anche il prodotto delle strutture coloniali britanniche, delle tecniche elaborate in Irlanda e negli altri territori imperiali e della necessità di proteggere vie energetiche e interessi strategici.</p>



<p>La ricostruzione dedicata ai padrini britannici dell’esercito israeliano ricorda che Wingate non fu il solo: prima di lui <strong>John Henry Patterson </strong>aveva comandato reparti ebraici nell’esercito britannico durante la Prima guerra mondiale.</p>



<p>Israele trasformò dunque una vulnerabilità storica in potenza militare, ma lo fece assimilando anche il patrimonio della guerra coloniale. Da questa origine deriva una parte della sua efficacia e, nello stesso tempo, una parte del suo problema strategico: la tendenza a considerare la forza come risposta primaria a questioni che sono politiche, territoriali e demografiche.</p>



<p>L’insegnamento più profondo di Wingate non riguarda perciò soltanto la guerra notturna. <strong>Riguarda il limite della superiorità militare:</strong> un esercito può dominare il campo di battaglia, proteggere un oleodotto e disarticolare una rivolta. Non può, da solo, costruire una pace che la politica continua a rendere impossibile.</p>
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		<title>S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’attacco israeliano di alcuni giorni fa all’aeroporto militare di Abu al-Duhur, in Siria, inasprisce lo scontro tra Tel Aviv e Ankara che si protrae da tempo a motivo dal sostegno verbale di quest’ultima ad Hamas (e in genere alla causa palestinese) anche perché nata nell’alveo della Fratellanza musulmana, di cui il presidente <strong>Recep Erdogan </strong>si ritiene nume tutelare. Non è la prima volta che l’IDF fa incursioni nello Stato confinante dopo la caduta di Assad, che anzi si sono intensificate negli ultimi tempi soprattutto nelle regioni meridionali, occupate da Israele, e nelle zone circostanti. Ma stavolta era diverso, <strong>dal momento che il target delle bombe non era Damasco, ma Ankara.</strong></p>



<p>Infatti, secondo la ricostruzione israeliana, <strong>la base era stata appena visitata da una delegazione dell’esercito turco </strong>in vista di una sua ristrutturazione che permettesse di stanziare in loco le proprie forze armate. Uno sviluppo che Tel Aviv ritiene inaccettabile perché minaccerebbe la propria sicurezza, da cui l’aggressione preventiva per far capire ad Ankara che i suoi niet non sono solo verbali. Così, infatti, nella <a href="https://www.ndtv.com/world-news/benjamin-netanyahu-says-israel-sent-clear-message-to-turkey-after-syria-attack-11933108" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rivendicazione</a> pubblica di Netanyahu: Israele aveva inviato un messaggio “in termini generali” contro la presenza militare turca nell’aeroporto vicino ad Aleppo. “A quanto pare l’hanno ignorato, così ci siamo assicurati che lo capissero più chiaramente”. <strong>La Turchia ha negato che la visita della delegazione turca fosse parte di un progetto per stanziare le proprie forze armate in Siria,</strong> che anzi tale prospettiva non sarebbe neanche all’orizzonte.</p>



<p>Ma a tema non è tanto la veridicità o meno della ricostruzione israeliana, quanto il reale scopo dell’attacco, cioè il messaggio indirizzato a Erdogan, entrato ancor più nel mirino di Netanyahu da quando ha avuto un ruolo chiave nel far <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/irans-araghchi-reveals-turkeys-role-thwarting-kurdish-offensive" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fallire l’attacco</a> israelo-americano all’Iran del 28 febbraio, vanificando la pressione volta a ingaggiare i curdi nella jihad anti-Teheran (lo ha <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/irans-araghchi-reveals-turkeys-role-thwarting-kurdish-offensive" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riferito</a>, tra gli altri, anche il ministro degli Esteri iraniano <strong>Abbas Araghchi</strong>).</p>



<p>Il sultano turco negli ultimi tempi si sta muovendo con certa sagacia riuscendo a mettere a segno successi politici significativi. In particolare, un vero e proprio capolavoro politico: lui che era stato il peggior nemico dei curdi, con i quali per anni ha ingaggiato uno scontro sanguinoso, <strong>è riuscito nell’impossibile riuscendo a rappacificarsi con essi. </strong>Un processo lungo e tormentato che ha visto protagonista il leader del PKK (partito dei lavoratori del Kurdistan) <strong>Abdullah Ocalan</strong>, da decenni ristretto nelle carceri turche, che a febbraio del 2025 aveva lanciato un appello al suo movimento perché disarmasse.</p>



<p>Non era la prima volta che Ocalan tentava questa mossa, evidentemente concordata con le autorità di Ankara in un’ottica di riconciliazione, dal momento che si era prodotto in un analogo appello già <a href="https://www.piccolenote.it/postille/turchia-ocalan-disarma-i-curdi">nel lontano 2013</a> con scarso successo. Troppo presto e troppe ancora le divergenze tra le autorità turche e i curdi. Stavolta, però, era diverso. Tanta acqua era passata sotto i ponti, ma erano soprattutto le circostanze a essere radicalmente mutate. Erdogan aveva un disperato bisogno di questa riconciliazione per puntellare la sua più fragile posizione politica, mentre per i curdi si aprivano prospettive reali di far valere le proprie istanze, a lungo ignorate. Inoltre, <strong>mutato era il quadro mediorientale </strong>a causa dell’imperversare di Israele, del genocidio di Gaza, della stralunata politica estera americana. Da qui la svolta reale: dopo altri appelli di Ocalan e ulteriori trattative più o meno segrete tra le parti, il 10 agosto il Parlamento curdo, su sollecitazione di Erdogan, ha approvato una legge che decreta<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/turkish-parliament-passes-landmark-law-advance-pkk-peace-process-2026-08-10/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’amnistia generale</a> per i militanti del PKK (in realtà, non è una vera e propria amnistia, ma è per intendersi).</p>



<p>Quando, <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/convergenza-usa-russia-stop-massacri-siria">nel marzo del 2025</a>, scrivevamo di questo processo di pace, lo collegavamo a quanto stava accadendo in Siria, dove il governo di Damasco aveva intrapreso un negoziato con le fazioni curde sostenute dagli Stati Uniti perché si integrassero nel corpus statale, mettendo armi e miliziani al servizio dell’esercito e ponendo fine all’indipendenza <em>de facto </em>delle regioni da essi amministrate. Un processo lento quest’ultimo che si è concluso<a href="https://thecradle.co/articles/sdf-leader-declares-integration-with-damascus-complete" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ufficialmente</a> in questi giorni e che è stato evidentemente una conseguenza diretta del voto del parlamento turco.</p>



<p>La tempistica dell’attacco dell’IDF, avvenuto in costanza di questa svolta, segnala <strong>il nervosismo di Tel Aviv per un processo che vanifica, o quantomeno rende meno probabile, il sogno di fare della Siria uno Stato fallito</strong>, abitato da una destabilizzazione permanente e facile preda del proprio espansionismo. Tale sviluppo, peraltro, lega in maniera temporaneamente irrevocabile Damasco alla Turchia, rafforzando ulteriormente Erdogan e il suo progetto neo-ottomano e minando la prospettiva israeliana di ergersi a dominus incontrastato del Medio Oriente.</p>



<p>Uno sviluppo, peraltro, che rafforza indirettamente anche la cosiddetta Nato sunnita, la recente alleanza siglata da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, che impensierisce non poco Tel Aviv perché alternativa agli Accordi di Abramo. Non sappiamo se la visita della delegazione turca in Siria servisse anche a sollecitare l’ingresso di Damasco in tale alleanza, ma la prospettiva è a tema, dal momento che il ministro degli Esteri siriano <strong>Asaad Hassan Al-Shaibani,</strong> in un intervento in cui ha definito Ankara un partner chiave per la ricostruzione del suo Paese, ha dichiarato che Damasco non ha ancora deciso se aderire o meno all’alleanza.</p>



<p>In risposta indiretta all’attacco in Siria, la Turchia ha emesso un nuovo mandato di arresto contro Netanyahu per genocidio e per il sequestro dell’equipaggio della flottilla diretta a Gaza. Nel mandato, anche tal Afek Moskovitch,<a href="https://www.timesofisrael.com/turkey-issues-fresh-genocide-arrest-warrant-for-netanyahu-amid-growing-syria-tensions/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ignoto anche ai media israeliani</a>. Probabile che si tratti di un messaggio in codice diretto a Netanyahu (io so cose…). La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente, che ieri, tra le altre e più drammatiche vicende, ha visto<a href="https://www.uawire.org/drone-attack-on-turkish-cargo-vessel-in-black-sea-forces-crew-to-abandon-ship" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’attacco di un drone a un mercantile turco</a> che navigava nel Mar Nero verso Novorossiysk: nessuna vittima, ma l’equipaggio ha dovuto abbandonare la nave al suo destino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html">S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cisgiordania: la banalità del Terrore</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-la-banalita-del-terrore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 14:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I coloni israeliani assediano le case dei palestinesi a Qusra" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Cisgiordania la normalità palestinese si misura ormai sull’assenza di morti, demolizioni ed espulsioni. Tra violenze dei coloni, checkpoint, terre sottratte e segregazione quotidiana, anche la sopraffazione più brutale rischia di diventare routine. Fanno notizia solo i picchi di violenza, mentre il resto scivola nel silenzio. Così, dove nessuno è stato ucciso, si può persino parlare di un fine settimana tranquillo: la normalizzazione del terrore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-la-banalita-del-terrore.html">Cisgiordania: la banalità del Terrore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I coloni israeliani assediano le case dei palestinesi a Qusra" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando non ci sono morti ammazzati, dai coloni o dall’esercito israeliano, quella sì che è una giornata tranquilla in Cisgiordania. La soglia di ciò che, per i palestinesi della West Bank, può essere considerato normale è ormai arrivata a tanto.</p>



<p>Un palestinese&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-08-17/ty-article/.highlight/settlers-only-raid-us-occasionally-what-palestinian-life-has-been-reduced-to/000001a0-10a9-de4a-afe7-5aeb598e0000">ha raccontato ad Haaretz</a> che il suo villaggio, <strong>Beit Duqqu</strong>, a nord-ovest di Gerusalemme, “aveva subito pochi danni” da un recente attacco. Così il giornale israeliano ha voluto capire cosa intendesse per “pochi danni”. Decine di chilometri quadrati di terra rubati per costruire insediamenti israeliani. Qualche saltuaria razzia dei coloni nel villaggio. Pochi palestinesi feriti. Questo, per i palestinesi, è riassumibile con “pochi danni”.</p>



<p>Ed è questo, annota il giornale israeliano, “lo standard a cui la vita palestinese in Cisgiordania è stata ridotta”. Un villaggio è considerato relativamente fortunato quando Israele ha preso solo una parte della sua terra e i coloni vi hanno fatto irruzione “solo occasionalmente”. “<strong>Un giorno tranquillo</strong> è quello cui la violenza rimane al di sotto della soglia della morte, della demolizione o dell’espulsione.”</p>



<p>Nell’ultima settimana i media si sono accorti delle violenze in Cisgiordania per via <strong>dell’assedio di Qusra</strong>. Quindici coloni hanno assediato tre case di palestinesi, sequestrando di fatto quindici persone, tra cui due bambini, e tagliando loro acqua ed elettricità. Fatto così grave da meritare, per una volta, <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cj4kppdk2qwo">qualche menzione</a>. L’ennesimo attacco, che si aggiunge agli&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/gallery/2026/8/16/timeline-the-one-week-siege-of-qusra-by-israeli-settlers-in-the-west-bank">oltre tremila</a> registrati da gennaio 2025 a giugno 2026. Sei aggressioni di coloni al giorno: questa è la media di tale impunita violenza.</p>



<p>Barbarie non certo casuale, ma frutto di una politica che&nbsp;<a href="https://www.hrw.org/news/2026/08/20/west-bank-israel-backed-settler-violence-drives-displacement">Human Rights Watch</a>, nel suo ultimo rapporto, descrive così: “I coloni sparano, attaccano ed espellono i palestinesi dalla loro terra, mentre lo Stato fornisce le armi, la copertura legale e il budget per farlo”. Del resto, si legge ancora nel rapporto, “il governo israeliano e i coloni condividono lo stesso obiettivo di ‘prendere più terra possibile e ridurre al minimo la presenza palestinese’”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;apartheid in Cisgiordania</h2>



<p>Sui media locali e internazionali fanno notizia solo i picchi di violenza, gli episodi eclatanti, come quanto avvenuto nei giorni scorsi a Qabatiyah, dove i palestinesi arrestati sono stati marchiati con dei numeri, riecheggiando, come hanno scritto in tanti, quanto avveniva <a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-08-19/ty-article-opinion/i-resist-historical-comparisons-then-israel-marks-palestinians-with-numbers/000001a0-18e6-d117-afb8-3fe7c9f60000">nei campi di sterminio nazisti</a> (i soldati si sono poi scusati, tutto perdonato, come non fosse successo nulla; ma il simbolismo rimane).</p>



<p>Ma maggior parte degli episodi di violenza e sopraffazione restano sottotraccia. Sono parte del quotidiano, di una brutale routine. La <strong>segregazione razziale nella Cisgiordania</strong>, ad esempio, passa anche per le stazioni di servizio. Pompe di benzina separate: una per gli israeliani e una per i palestinesi, rigorosamente con prezzi maggiorati, ovviamente, per questi ultimi. Lo racconta un tassista palestinese ad Haaretz, senza sdegno, quasi fosse una delle tante incombenze della giornata.</p>



<p>L’occupazione è più visibile quando i soldati invadono un villaggio o quando i coloni danno fuoco alle case dei palestinesi. Eppure, continua Haaretz, gran parte dell’apartheid viene esercitato in modalità meno vistose: “Decidere chi può comprare carburante, chi può usare una strada, quale villaggio può essere chiuso e quanto tempo di un palestinese può essere rubato senza attirare l’attenzione”.</p>



<p>Un altro episodio spiega bene lo stato di apartheid che regna in Cisgiordania. Le strade per i palestinesi sono poche e scorrono a singhiozzo.&nbsp;Sono oltre&nbsp;<a href="https://www.ochaopt.org/content/movement-and-access-west-bank-april-2026">900 i checkpoint</a>, tra fissi e mobili, che frammentano la regione, impedendo il naturale scorrere delle giornate degli abitanti (palestinesi, si intende). Andare al lavoro o raggiungere un ospedale <strong>non è un diritto</strong>. Dipende da chi presiede i posti di blocco, dalla sua etica o, come spesso accade, dall’umore del momento.</p>



<p>Non solo: “Una lunga fila di auto era ferma sulla strada che porta ad Atara”, si legge nell’articolo di Nagham Zbeedat. Ma a bloccare il traffico non erano i soldati israeliani o un checkpoint. “Era un colono che, in piedi, in mezzo alla strada, ne impediva il passaggio”. Le famiglie palestinesi hanno aspettato diverse ore nelle loro auto perché quel colono aveva deciso che non potevano passare. E nessuno poteva dire o fare nulla, coscienti che rischiavano l’intervento dell’esercito, con tutte le conseguenze del caso.</p>



<p>Nessun media ha riportato l’accaduto. D’altronde, “non c’erano morti né feriti, una situazione classificata come ‘pacifica’”. In Cisgiordania la vivibilità non la si misura in base ai criteri che valgono per le democrazie. La si misura in base al <a href="https://www.unrwa.org/resources/reports/unrwa-situation-report-232-humanitarian-crisis-gaza-strip-and-occupied-west-bank">numero di persone uccise</a>, arrestate, ferite, malmenate e alle demolizioni delle case. Ecco perché Beit Duqqu, il villaggio di cui parlavamo all’inizio, può dirsi abbastanza tranquillo. A parte qualche razzia dei coloni e la terra rubata, nessuno è stato ucciso.</p>



<p>Lo stesso non può dirsi di Tal, al-Mughayyir, Mukhmas, Nablus, Jenin, Tulkarm, Ramallah e via dicendo: <strong>la lista sarebbe fin troppo lunga</strong>. Per ora, niente morti né bulldozer a Beit Duqqu. Secondo gli standard imposti ai palestinesi, “è stato un fine settimana tranquillo”. La normalizzazione del Terrore.</p>



<p><strong>Fonti</strong></p>



<p><strong><em>UNWRA</em></strong>: <a href="https://www.unrwa.org/resources/reports/unrwa-situation-report-232-humanitarian-crisis-gaza-strip-and-occupied-west-bank">https://www.unrwa.org/resources/reports/unrwa-situation-report-232-humanitarian-crisis-gaza-strip-and-occupied-west-bank</a></p>



<p><strong><em>OCHA</em></strong>: <a href="https://www.ochaopt.org/content/movement-and-access-west-bank-april-2026">https://www.ochaopt.org/content/movement-and-access-west-bank-april-2026</a></p>



<p><strong><em>HAARETZ</em></strong>: <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-08-17/ty-article/.highlight/settlers-only-raid-us-occasionally-what-palestinian-life-has-been-reduced-to/000001a0-10a9-de4a-afe7-5aeb598e0000">https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-08-17/ty-article/.highlight/settlers-only-raid-us-occasionally-what-palestinian-life-has-been-reduced-to/000001a0-10a9-de4a-afe7-5aeb598e0000</a></p>



<p><strong><em>HUMAN RIGHTS WATCH</em></strong>: <a href="https://www.hrw.org/news/2026/08/20/west-bank-israel-backed-settler-violence-drives-displacement">https://www.hrw.org/news/2026/08/20/west-bank-israel-backed-settler-violence-drives-displacement</a></p>
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		<title>Un think-tank che non esiste: come Israele prova a plasmare le risposte dell&#8217;IA</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/un-think-tank-che-non-esiste-come-israele-prova-a-plasmare-le-risposte-dellia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 10:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele chatbot" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-1536x866.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro l'Hanover Institute, che si presenta come un think tank accademico sul conflitto israelo-palestinese, si nasconde in realtà un'operazione da 900mila dollari finanziata dal governo israeliano</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/un-think-tank-che-non-esiste-come-israele-prova-a-plasmare-le-risposte-dellia.html">Un think-tank che non esiste: come Israele prova a plasmare le risposte dell&#8217;IA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele chatbot" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-1536x866.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A primissimo impatto, l&#8217;<strong>Hanover Institute for Public Policy</strong> parebbe uno dei tanti think tank che si occupano di Medio Oriente e, in particolare, del conflitto israelo-palestinese. Il sito web pubblica e diffonde report accademici su temi come <em>Does AIPAC Use &#8220;Dark Money in Elections?&#8221;</em> («L’AIPAC usa “dark money” nelle elezioni?») o <em>Is Israel Carrying out a Deliberate Campaign of Starvation in Gaza?</em> («Israele sta attuando una campagna deliberata per affamare Gaza?»).</p>



<p>C&#8217;è un problema, però: non è un vero think tank. Tanto per cominciare, nessuno dei report pubblicati sul sito porta la firma di un autore, di una persona in carne ed ossa, di uno studioso. Scorrendo, si nota un minuscolo disclaimer, situato in fondo alla pagina, che ci racconta chi c&#8217;è davvero dietro il progetto: l&#8217;organizzazione è stata creata «on behalf of the Israeli Government Advertising Agency by Piro, Inc», una società co-fondata da <strong>Daniel Rosenberg</strong>, produttore del film di Spike Lee <em>Inside Man</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inchiesta del Quincy Institute sul falso think-tank </h2>



<p><a href="https://responsiblestatecraft.org/israel-influence-chatgpt/" type="link" id="https://responsiblestatecraft.org/israel-influence-chatgpt/">Secondo un&#8217;inchiesta del giornalista</a> <strong>Nick Cleveland-Stout</strong>, pubblicata su <em>Responsible Statecraft</em> (<a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/lottavo-fronte-la-propaganda-di-israele-negli-usa-intervista-a-cleveland-stout-del-quincy-institute.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/lottavo-fronte-la-propaganda-di-israele-negli-usa-intervista-a-cleveland-stout-del-quincy-institute.html">Leggi QUI la nostra intervista</a>), i dispacci dell&#8217;Hanover Institute sembrerebbero far parte di una più ampia operazione israeliana per addestrare le risposte dei chatbot. I testi, corredati di note a piè di pagina e indici, sono costruiti con un tono volutamente &#8211; e apparentemente &#8211; neutro «per risultare appetibili a <em>chatbot</em> come Claude o Gemini».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="574" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-20-alle-11.45.28-1024x574.jpg" alt="" class="wp-image-527175" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-20-alle-11.45.28-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-20-alle-11.45.28-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-20-alle-11.45.28-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-20-alle-11.45.28-1536x861.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-20-alle-11.45.28-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-20-alle-11.45.28-600x336.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-20-alle-11.45.28.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sul sito della società che ha prodotto questo finto think-tank si legge che quest&#8217;ultima produce contenuti «engineered for how LLMs evaluate credibility» («ingegnerizzati per il modo in cui gli LLM valutano la credibilità») – un servizio che l&#8217;azienda stessa chiama «AI Story Optimization». Altri osservatori, meno diplomaticamente, lo definiscono «avvelenamento degli LLM» (<strong><em>LLM poisoning</em></strong>).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Numeri, sondaggi e conclusioni preconfezionate</h2>



<p>In un pezzo intitolato <em>Is the IDF the World&#8217;s Most Moral Army?</em> (««L&#8217;IDF è l&#8217;esercito più morale del mondo?»), l&#8217;istituto cita un sondaggio del 2022 secondo cui il <strong>47% degli ebrei israeliani</strong> condivideva tale affermazione. Un altro report mette in discussione il dato dell&#8217;Unicef secondo cui il 90% delle infrastrutture idriche e istituzionali di Gaza sarebbe stato danneggiato o distrutto. In alcuni casi l&#8217;istituto presenta dei veri e propri &#8211; presunti &#8211; scoop originali: un&#8217;indagine del think-tank sostiene ad esempio che 19 dei 36 video più visti sul conflitto Israele-Gaza conterrebbero affermazioni infondate, «con la maggior parte allineata alla narrazione palestinese».</p>



<p><strong>Alice Lee</strong>, analista di <em>NewsGuard</em>, ha spiegato a <em>Responsible Statecraft</em> perché questa strategia funziona: i modelli linguistici prediligono statistiche concrete, dati numerici e citazioni solide che su questo sito abbondano. Non importa che siano decisamente distubili e parziali. Il risultato, secondo Lee, è «una mimesi perfetta di un tipico think tank americano credibile, fin nel nome generico, nel <em>layout</em> del sito e nella palette rosso-bianco-blu».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;operazione più ampia </h2>



<p>Piro, Inc. ha incassato <strong>900mila dollari dal governo israeliano</strong> per questo lavoro, affidato in subappalto tramite Havas Media. Dal 6 agosto ad oggi, l&#8217;Hanover Institute ha già pubblicato circa un centinaio di report volti a influenzare le chatbot. L&#8217;istituto sostiene che «la ricerca citata è <em>peer-reviewed</em> e accademica», anche se in realtà attinge perlopiù a fonti governative israeliane, come le IDF e il Ministero degli Esteri, come riporta l&#8217;inchiesta di <em>Responsible Statecraft</em>.</p>



<p><em>Responsible Statecraft</em> ha sottoposto 12 articoli scelti a caso a GPTZero, uno strumento di rilevazione dei testi generati dall&#8217;IA: 11 sono risultati scritti da un&#8217;intelligenza artificiale con «alta probabilità», uno con «probabilità moderata».</p>



<p>L&#8217;operazione Hanover si inserisce in un&#8217;operazione più ampia, quella del cosiddetto Ottavo Fronte, di cui abbiamo parlato in <a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LOttavo-Fronte-—-InsideOver-giugno-2026.pdf" type="link" id="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LOttavo-Fronte-—-InsideOver-giugno-2026.pdf">QUESTO REPORT DA SCARICARE</a>. Come abbiamo già raccontato su <em><a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/brad-parscale-lo-stratega-che-lavora-per-israele-e-contro-i-negoziati-con-liran.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/brad-parscale-lo-stratega-che-lavora-per-israele-e-contro-i-negoziati-con-liran.html">InsideOver</a></em>, infatti,  ha ingaggiato anche <strong>Brad Parscale</strong>, ex manager della campagna elettorale di Trump, per creare siti pro-Israele «progettati per influenzare i chatbot». </p>



<p>L&#8217;Hanover Institute, in definitiva, non è altro che un sofisticato strumento di influenza digitale: non uno spazio di informazione accademica, come dice di essere, ma un dispositivo pensato per orientare i modelli di intelligenza artificiale e, attraverso di essi, la percezione pubblica del conflitto israelo-palestinese.</p>



<p><strong>Fonti: </strong></p>



<p><strong>Nick Cleveland-Stout, “Israel creates fake think tank in likely attempt to dupe AI chatbots,” Responsible Statecraft, August 17, 2026</strong>, <a href="https://responsiblestatecraft.org/israel-influence-chatgpt/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://responsiblestatecraft.org/israel-influence-chatgpt/</a>.</p>



<p><strong><em>Anadolu Agency, “Israel Creates Fake Think Tank in Apparent Bid to Influence AI Chatbots: Report,” Anadolu Agency, August 19, 2026</em></strong>, <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israel-creates-fake-think-tank-in-apparent-bid-to-influence-ai-chatbots-report/4032085" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israel-creates-fake-think-tank-in-apparent-bid-to-influence-ai-chatbots-report/4032085</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/un-think-tank-che-non-esiste-come-israele-prova-a-plasmare-le-risposte-dellia.html">Un think-tank che non esiste: come Israele prova a plasmare le risposte dell&#8217;IA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Scudi umani ad Ankara: come Trump è stato esfiltrato in un furgone del catering</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/scudi-umani-ad-ankara-come-trump-e-stato-esfiltrato-in-un-furgone-del-catering.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 13:13:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="890" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-1024x475.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-768x356.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-1536x712.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260819151217450_d5e033259fb14b8febc95ca9b8db5f0f-e1787145197560-600x278.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al Vertice NATO di Ankara, Trump sarebbe stato fatto fuggire di nascosto su un aereo terzo per una presunta minaccia segnalata da Israele</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/scudi-umani-ad-ankara-come-trump-e-stato-esfiltrato-in-un-furgone-del-catering.html">Scudi umani ad Ankara: come Trump è stato esfiltrato in un furgone del catering</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L’interazione USA-Israele, in particolare nel settore intelligence, rappresenta un’inesauribile filone di storie, talvolta anche divertenti, per quei malcapitati che di questi tempi si occupano di geopolitica.</p>



<p>L’ultima perla ci è stata regalata dal recente<a href="https://www.nato.int/en/news-and-events/events/2026/07/overview---2026-nato-summit-in-ankara-"> Vertice NATO</a> svoltosi ad Ankara il 7 e 8 luglio scorso. I fatti sono ormai ampiamente noti ma quello che fa ancora discutere sono i risvolti di questi ultimi.</p>



<p>In breve, <strong>a causa di una minaccia alla sua incolumità il Presidente Trump alla fine del Summit</strong> non sarebbe rientrato a Washington con il suo nuovo Air Force One (per intenderci quello regalatogli dal Qatar del modico valore di 400 milioni di $) ma con quello<a href="https://www.cbsnews.com/news/trump-iran-proxies-credible-threat-air-force-one-turkey/">tradizionale</a> che dispone di migliori apparti di sicurezza passiva.</p>



<p>Dopo circa un mese, grazie al <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/08/10/trump-flew-secrecy-amid-iran-threat-air-force-one-became-decoy/">Washington Post</a>, e, successivamente, ad altre testate <a href="https://www.nytimes.com/2026/08/11/us/politics/trump-air-force-one-switch.html">giornalistiche</a> USA, veniamo a scoprire nell’ordine:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>che Trump non ha preso il vecchio Air Force One ma addirittura un terzo aereo, militare, parcheggiato a fianco;</li>



<li>che è stato esfiltrato (insieme alla sua onnipresente e affascinante assistente esecutiva, Natalie Harp) attraverso il carrello dell’Air Force One, occultato in un furgoncino per il catering e con lo stesso sistema introdotto nell’aereo militare parcheggiato a fianco. Durante uno scalo a Londra con lo stesso sistema Trump sarebbe stato reintrodotto nel vecchio Air Force da dove sarebbe disceso a beneficio di telecamere e fotografi per confermare la sua presenza a bordo;</li>



<li>che l’informazione sulla presunta minaccia al Presidente Trump veniva (guarda caso!) da Israele, che farebbe di tutto per tenere gli Stati Uniti inchiodati nel conflitto con l’Iran;</li>



<li>che l’intelligence USA sarebbe stata scettica sul valore effettivo della segnalazione israeliana;</li>



<li>ma soprattutto che tutto il seguito di Trump nel vecchio Air Force One – oggetto della presunta minaccia segnalata da Israele – sarebbe comunque decollato; seguito che includeva niente di meno che il Segretario di Stato Rubio, quello alla Guerra Hegseth e quello al Tesoro Bessent insieme all’apparentemente insostituibile portavoce del Presidente, Caroline Leavitt.</li>
</ul>



<p>Venendo ai risvolti e alle considerazioni c’è solo da sbizzarrirsi.</p>



<p>Da mesi i media e <strong>l’establishment politico statunitensi enfatizzano, talvolta con scherno, l’anomala circostanza dell’occultamento permanente del Leader Supremo iraniano, Moijtaba Khamenei</strong>. Non sappiamo se dovuto allo sfiguramento che questi avrebbe subito nell’attacco del 28 febbraio scorso o per preservarne l’incolumità; può darsi che si tratti di entrambe le ragioni. È una scelta che tuttavia è difficile da biasimare visto che il raid israelo-americano del 28 febbraio a Moijtaba Khamenei gli ha ucciso il padre Ali Khamenei (la precedente Guida Suprema), la madre, la moglie, la sorella con il marito e si ritiene anche un figlio. Ma non si può sfuggire al karma della situazione quando il Presidente degli Stati Uniti si ritrova costretto ad uscire di soppiatto dal carrello di un aeromobile e a nascondersi dentro il furgoncino di un catering aeroportuale per ragioni di sicurezza.</p>



<p>Naturalmente la vicenda <strong>ha scatenato un’ondata globale di meme che scherniscono doverosamente l’inquilino della Casa Bianca</strong>. Vale la pena evidenziare il più geniale e sottile di tutti a modesto avviso di chi scrive, quello di Elijah Magnier, storico corrispondente di guerra mediorientale ed uno dei suoi migliori analisti, che il 17 agosto scorso ha diffuso su<a href="https://x.com/ejmalrai/status/2089373097447051290">X</a> il seguente, straordinario, finto scoop:&nbsp;</p>



<p>“<em>Donald Trump ha avuto conversazioni segrete con tutti il leader degli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo per capire chi di loro potesse offrirgli il miglior furgoncino per il catering per la sua prossima visita in Medio Oriente”</em>.</p>



<p>Difficile pronunciarsi invece sull’attendibilità della segnalazione israeliana, resta il fatto che non sarebbe la prima volta che il Governo Netanyahu rifila una<a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/ahmadinejad-il-mossad-e-la-spy-story-hollywoodiana-che-non-quadra.html"> patacca</a> all’Amministrazione Trump; quello che sorprende, semmai, è la pervicacia con la quale quest’ultima, ma la considerazione vale anche per quelle che l’hanno preceduta, continui ad essere così propensa a farsi intortare da Israele. È plausibile che il Secret Service statunitense, addetto alla sicurezza del Presidente, trattandosi di quest’ultimo, non abbia voluto correre rischio nonostante i dubbi della CIA e delle altre molteplici agenzie della galassia dell’intelligence americana.</p>



<p><strong>Naturalmente la segnalazione israeliana assestava perfidamente anche un colpo alla credibilità ed affidabilità della Turchia</strong> come paese ospitante il Summit; non è un mistero che dopo l’Iran, nel mirino di Israele si profili ormai chiaramente la Turchia come prossimo bersaglio, lo rivendicano anche esponenti politici come l’ex Premier <a href="https://www.i24news.tv/en/news/israel/defense/artc-former-israeli-pm-bennett-warns-turkey-poses-a-new-threat">Naftali Bennet</a> che si ripromettono di sostituire Netanyahu. Della serie non c’è mai limite al peggio.</p>



<p>L’aspetto più stupefacente di tutta la vicenda resta tuttavia la disinvoltura con la quale, una volta esfiltrato Trump dall’Air Force One, il velivolo con tutti i menzionati pezzi grossi a bordo sia stato lasciato decollare come una sorta di esca mentre una presunta immanente minaccia lo attenzionava. Qualcuno, con macabra e perfida ironia visto il contesto che ci accompagna dal 7 ottobre 2023, li ha descritti come “<a href="https://forward.com/culture/844931/trump-civilians-decoy-air-force-one-human-shields/">scudi umani</a>”.</p>



<p>Provate ad immaginare lo stato d’animo di Rubio, Hegseth e Bessent quando a distanza di tempo hanno appreso che il loro Presidente se l’era squagliata lasciandoli non solo al tradizionale ruolo di suoi sicofanti, che peraltro svolgono egregiamente da quasi due anni, ma anche quello di esche a loro insaputa.</p>



<p>Del resto, è fin troppo noto che Trump concentra la sua scarsa curva attentiva su sé stesso e la sua ristretta cerchia famigliare, al quale aggiungiamo arbitrariamente anche <strong>Natalie Harp,</strong> ma stentiamo a credere che la sua noncuranza, al quale andrebbe aggiunta quella degli apparati di sicurezza statunitensi, possa essere arrivata a questo punto.</p>



<p>Speriamo di essere sonoramente smentiti!</p>



<p>Diversamente ci troveremmo dinanzi ad una variante del <strong>noto TACO (Trump Always Chickens Out) ovvero “Trump se la fa sempre sotto” che potremmo etichettare TAAS (Trump Always Abandons [his] Staff”</strong> ovvero abbandona sempre i suoi collaboratori.</p>



<p>Non potrebbe essere un caso, infine, che, in coincidenza con le rivelazioni del Washington Post, sia stato annunciato ch,&nbsp; la finora “adorata” portavoce del Presidente, Caroline Leavitt, lascerà a breve l’Amministrazione per dedicarsi al più gravoso, ma sicuramente più edificante, compito di crescere i suoi due figli, in fin dei conti ha accumulato sufficiente esperienza nel gestire il fanciullo capriccioso che risiede alla Casa Bianca.</p>



<p>Che non le sia andata giù la preferenza accordata a Natalie Harp?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/scudi-umani-ad-ankara-come-trump-e-stato-esfiltrato-in-un-furgone-del-catering.html">Scudi umani ad Ankara: come Trump è stato esfiltrato in un furgone del catering</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Bombe sull&#8217;Oman e l&#8217;atomica sull&#8217;Iran?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/bombe-sulloman-e-latomica-sulliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 16:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1230" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti valutano un possibile uso di armi nucleari tattiche contro l'Iran nel quadro di una nuova dottrina nucleare</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/bombe-sulloman-e-latomica-sulliran.html">Bombe sull&#8217;Oman e l&#8217;atomica sull&#8217;Iran?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1230" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’America sta considerando di usare l’atomica contro Teheran. A lanciare l’allarme è stata<a href="https://www.middleeasteye.net/news/us-considering-nuclear-weapons-against-iran-war-falters-says-marjorie-taylor-greene" rel="noreferrer noopener" target="_blank">&nbsp;l’ex deputata&nbsp;Marjorie Taylor Greene</a>&nbsp;che ha sottolineato: “Non sto facendo supposizioni, lo so”. Evidentemente qualche esponente dell’amministrazione Usa inquieto per questa deriva deve averla informata. D’altronde il recente mutamento della dottrina nucleare statunitense qualche allarme l’aveva suscitato.</p>



<p>Ne aveva parlato la NBC spiegando che <strong>Elbridge Colby</strong>, numero due del Pentagono, stava mettendo a punto, e ne aveva parlato in un forum riservato, una nuova strategia che prevede l’uso di armi nucleari tattiche anche in conflitti regionali. “Ciò di cui ho più paura” rispetto a un “attacco di massa” contro gli Stati Uniti “è una guerra regionale […] una guerra convenzionale che potrebbe prevedere l’impiego locale, Dio non voglia, di armi [nucleari] che potrebbe poi degenerare”.</p>



<p>La revisione mira a offrire al presidente degli Stati Uniti opzioni diverse da un attacco nucleare alzo zero, previsto nel caso di un attacco nucleare, in atto o potenziale, contro gli Stati Uniti, che comporterebbe la fine dell’umanità.</p>



<p>Tale cambiamento, come hanno osservato giustamente tanti analisti, rende più facile l’utilizzo dell’atomica e, anche se Colby ha limitato le possibilità di un tale ingaggio solo in un eventuale confronto con <strong>Russia e Cina</strong>, è alquanto ovvio che si tratta di un limite aleatorio. Una volta che il genio è uscito dalla lampada, tutto può accadere.</p>



<p>Si immagini che il conflitto con l’Iran riprenda e si allarghi e che le forze iraniane riescano a mettere a segno un colpo devastante come l’affondamento di una nave statunitense, cosa niente affatto impossibile. Le immagini di un simile rovescio potrebbero risultare insostenibili sia per l’opinione pubblica americana che per la sua stralunata leadership, che avrebbe a disposizione un’opzione in più, o meglio un tipo di rappresaglia più possibile di prima… l’attuale dialogo sull’uso dell’atomica contro Teheran diventerebbe di colpo più serrato e stringente.</p>



<p>Al di là di questa follia, peraltro niente affatto sorprendente, resta che la conflittualità iraniana ieri ha avuto un’impennata, con Trump che minacciato nuovamente di bombardare “senza pietà” l’Oman, reo di aver scantonato dai <strong>diktat americani sullo Stretto di Hormuz.</strong></p>



<p>Muscat, infatti, ha trattato con Teheran un nuovo regime di transito attraverso lo Stretto. Tale accordo potrebbe rappresentare la leva per rompere l’attuale stallo, inserendo l’intesa nel Memorandum di Islamabad e così riaprire il vitale corridoio marittimo: le dichiarazioni di Trump, almeno al momento, hanno affondato tale possibilità.</p>



<p>È ovvio, infatti, che il presidente americano è a conoscenza dei termini delle trattative e li ha rifiutati a suo modo, cioè minacciando di bombardare uno Stato che peraltro gli Stati Uniti classificano come alleato…</p>



<p>L’intesa Teheran-Muscat avrebbe il merito di chiarire la controversia più acuta del Memorandum di Islamabad, sulla quale i duellanti sono attualmente incagliati. Infatti, il punto riguardante il transito attraverso lo Stretto non era stato definito in modo specifico, così da dare agio agli Stati Uniti di interpretarlo a modo loro, cioè negando che fosse stato concesso all’Iran di poter imporre un qualsiasi tipo di tariffe.</p>



<p>Se scriviamo che si tratta di un’interpretazione di parte, e deliberatamente distorta, è perché, pur senza specifiche, era ovvio che al momento della firma del <strong>Memorandum gli States</strong> avevano accettato la richiesta iraniana.</p>



<p>Una conclusione che si trae facilmente da quanto riporta il&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/politics/2026/08/17/60-days-after-signing-iran-deal-trump-stuck-quagmire-peace-talks-stall/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Washington Post</a>, media imperiale faro dei repubblicani: l’amministrazione Trump, scrive il giornale, ha disatteso vari punti del Mermorandum, tra questi quello che prevedeva “un ‘dialogo’ tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz”. Il sottinteso di questo dialogo è ovvio…</p>



<p>Tra l’altro, le richieste iraniane non sono così astruse come si vuole far credere, anzi. Il Financial Times ha riferito di un comunicato della banca JPMorgan che ha definito “<a href="https://www.bankingnews.gr/en/index.php?id=893935&amp;analyseis-ektheseis/articles/893935/jpmorgan-bombshell-iran-oman-control-over-hormuz-is-legal-will-become-the-global-model-for-all-energy-chokepoints" rel="noreferrer noopener" target="_blank">legale</a>” imporre tariffe per garantire la sicurezza della navigazione, e ha portato come esempio quelle imposte dalla Turchia negli Stretti che insistono sul suo territorio e quelle imposte da Danimarca e Svezia nello Stretto di Danimarca.</p>



<p>La <strong>doccia fredda di Trump giunge a 60 giorni dalla firma del Memorandum</strong>, scadenza che l’intesa pakistana fissava per chiudere un accordo più ampio tra Usa e Iran, che avrebbe dovuto porre fine alla tregua temporanea per dischiudere le porte a una pace duratura (o qualcosa del genere).</p>



<p>Non è andata così e, di fatto, il periodo del cessate il fuoco, o meglio la fine dello scontro su larga scala, è finito. Resta, però, de facto, almeno per ora. Nell’intervista, infatti, Trump ha aggiunto che userà pazienza con l’Iran, puntando sul fatto che il blocco navale imposto dalla Marina Usa porterà la sua leadership a cedere per evitare il collasso economico (ha anche aggiunto che Hormuz potrebbe diventare territorio statunitense… sul punto stendiamo un velo impietoso).</p>



<p>Sulla resilienza iraniana un documentato articolo di <strong>Djavad Salehi-Isfahani</strong> su <a href="https://responsiblestatecraft.org/iran-economy-war/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Responsible Statecraft</a>, il quale, dopo aver chiarito la differenza tra l’aggravio della situazione economica e il prospettato collasso, spiega che negli ultimi anni la leadership iraniana, più che puntare sullo sviluppo imprenditoriale e sul mercato come le precedenti, ha focalizzato la sua attenzione sulla redistribuzione delle risorse ai poveri.</p>



<p>E conclude: “L’Iran ha pagato un prezzo altissimo resistendo alle sanzioni e alla guerra per preservare la propria indipendenza. Le sanzioni hanno ridotto la crescita, danneggiato gli investimenti e aggravato l’inflazione, mentre la guerra ha distrutto imprese e posti di lavoro. Tuttavia, un’economia può andare male per un periodo molto lungo senza collassare, soprattutto quando lo Stato è in grado di redistribuire il reddito ai poveri e quando la popolazione attribuisce grande importanza all’indipendenza nazionale”.</p>



<p>Lo stallo, però, potrebbe essere rotto in maniera drammatica. <strong>Non solo dagli Stati Uniti o Israele</strong>, ma anche dall’Iran che, se la situazione economica o sociale dovesse diventare ingestibile, potrebbe tentare di rompere l’assedio. Un’iniziativa legittima, dal momento che il blocco statunitense resta un atto di guerra che miete vittime in modalità silenziosa.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/bombe-sulloman-e-latomica-sulliran.html">Bombe sull&#8217;Oman e l&#8217;atomica sull&#8217;Iran?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cisgiordania, tutti i poteri alla polizia: un altro passo verso l&#8217;annessione, esulta Ben-Gvir</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cisgiordania-tutti-i-poteri-alla-polizia-un-altro-passo-verso-lannessione-esulta-ben-gvir.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 10:36:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cisgiordania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Katz ordina all'esercito di preparare il passaggio di competenze dopo le critiche per la gestione dell'assedio dei coloni a Qusra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cisgiordania-tutti-i-poteri-alla-polizia-un-altro-passo-verso-lannessione-esulta-ben-gvir.html">Cisgiordania, tutti i poteri alla polizia: un altro passo verso l&#8217;annessione, esulta Ben-Gvir</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cisgiordania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818114350669_45d4641b03580fcca80c791f6eaf9244-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Israel Katz</strong>, ministro della Difesa di Israele, ha ordinato alle Forze di Difesa di redigere un piano per trasferire alla polizia israeliana le competenze di <em>enforcement</em> civile in <strong>Cisgiordania</strong>. Lo rende noto lo stesso ministero della Difesa, <a href="https://www.haaretz.com/west-bank/2026-08-14/ty-article/.premium/katz-orders-plan-to-hand-west-bank-civilian-enforcement-from-idf-to-police/0000019f-ff3e-d28e-a3df-ff7e94580000" type="link" id="https://www.haaretz.com/west-bank/2026-08-14/ty-article/.premium/katz-orders-plan-to-hand-west-bank-civilian-enforcement-from-idf-to-police/0000019f-ff3e-d28e-a3df-ff7e94580000">come riportato da <em>Haaretz</em></a>. Mossa del governo di Tel Aviv all&#8217;indomani delle critiche rivolte all&#8217;esercito per la gestione dell&#8217;assedio deicoloni israeliani contro una casa abitata da palestinesi, <strong>nel villaggio di Qusra</strong>. Naturalmente, il comunicato del ministero è volutamente ambiguo e non distingue tra le aree sotto controllo israeliano e quelle sotto amministrazione palestinese: significa che estendere l&#8217;autorità della polizia anche alle zone amministrate dai palestinesi è destinato a sollevere «rilevanti nodi giuridici» nota sempre <em>Haaretz</em>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Coloni, la mossa di Katz</h2>



<p>Allo stato attuale, i poteri di <em>enforcement</em> civile in Cisgiordania sono esercitati dall&#8217;Amministrazione Civile, ovvero sia l&#8217;unità militare, che è a sua volta subordinata al Coordinatore delle attività governative nei Territori (Cogat). Nel 2023, il ministero della Difesa creò l&#8217;Amministrazione degli Insediamenti, la quale risponde direttamente al ministro delle Finanze <strong>Bezalel Smotrich</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">VIDEO | Protected by Israeli occupation forces, Israeli settler children targeted a Palestinian Red Crescent ambulance with stones and harassed first responders as they attempted to evacuate a patient in the Tel al-Rumeida neighborhood of central Hebron, located in the southern… <a href="https://t.co/zi2sSkAsCe">pic.twitter.com/zi2sSkAsCe</a></p>&mdash; The Cradle (@TheCradleMedia) <a href="https://x.com/TheCradleMedia/status/2089645364542341392?ref_src=twsrc%5Etfw">August 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Secondo quanto affermato dal ministero della Difesa, la polizia sarà chiamata a istituire una forza dedicata alla gestione delle questioni civili in Cisgiordania. «Il ruolo dell&#8217;esercito è combattere il terrorismo palestinese, non rincorrere i ragazzi delle colline», ha affermato Katz, riferendosi con l&#8217;espressione «ragazzi delle colline» ai giovani coloni israeliani responsabili di violenze nei confronti dei palestinesi e della  creazione di avamposti illegali, pienamente tollerati dall&#8217;esercito israeliano e dalle autorità, come si è appurato anche di recente con la vicenda di <strong>Qusra</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Piano di annessione illegale della Cisgiordania&#8221; </h2>



<p><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/16/spearhead-of-annexation-israel-hands-west-bank-rule-to-civilian-police" type="link" id="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/16/spearhead-of-annexation-israel-hands-west-bank-rule-to-civilian-police">Come riportato da <em>Al-Jazeera</em></a>, secondo diversi politici e analisti palestinesi, si tratta di un vero e proprio piano israeliano di <strong>annessione illegale della Cisgiordania occupata</strong>, realizzato attraverso una serie di decisioni e azioni giustificate da diversi pretesti. Mustafa Barghouti, segretario generale dell&#8217;Iniziativa Nazionale Palestinese, ha affermato ad <em>Al Jazeera</em> che i coloni sono la «punta di diamante del processo di annessione» della Cisgiordania. «Ripetono ciò che fecero le bande terroristiche sioniste nel 1948, come l&#8217;Haganah e la banda Stern» ha poi aggiunto. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="iw" dir="rtl">אני נענה לקריאתו של שר הביטחון ישראל כץ להעברת סמכויות האכיפה ביו״ש מצה״ל למשטרת ישראל.<br><br>מדובר בצעד משמעותי בדרך לריבונות ישראלית ביו״ש!<br><br>על מנת לקדם את מימוש ההצעה, אני דורש להעביר את האחריות על מג״ב איו״ש מצה״ל למשטרת ישראל, בהתאם להסכם הקואליציוני שעד כה הופר.<br><br>בנוסף, יש…</p>&mdash; איתמר בן גביר (@itamarbengvir) <a href="https://x.com/itamarbengvir/status/2089326759124533577?ref_src=twsrc%5Etfw">August 17, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Secondo, affidare la sicurezza al Ministro della Sicurezza Nazionale <strong>Itamar Ben-Gvir</strong> e gli insediamenti israeliani illegali al Ministro delle Finanze Smotrich equivale a «consegnare la Cisgiordania ai coloni». <strong>Mohanad Mustafa</strong>, accademico e ricercatore esperto di affari israeliani, ha dichiarato ad <em>Al Jazeera</em> che questa mossa «esonera i militari dai loro obblighi ai sensi del diritto internazionale» poiché trasferendo il potere a una forza di polizia civile, «il governo ha di fatto annesso la Cisgiordania». </p>



<p>Dopotutto, non sono solo gli esperti interpellati da <em>Al Jazeera</em> a vederla in questo modo. Il ministro della Sicurezza nazionale <strong>Itamar Ben-Gvir</strong> ha infatti ammesso che il previsto trasferimento da parte delle Idf dell’applicazione delle norme civili in Cisgiordania alla Polizia un «passo significativo verso la sovranità israeliana». Ben-Gvir ha inoltre dichiarato di aver chiesto che tutta la responsabilità dell’area venga trasferita dalle Idf alla Polizia israeliana, compreso il passaggio della responsabilità della Divisione Giudea e Samaria della Polizia di frontiera dalle forze armate alla polizia, «in conformità con l’accordo di coalizione che finora è stato violato».</p>



<p><strong>Fonti: </strong></p>



<p><strong><em>“Katz: IDF will present plan to transfer West Bank civilian enforcement to police within two weeks,” The Jerusalem Post, 17 agosto 2026</em></strong>, <a href="https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-905767" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-905767</a>.</p>



<p><strong><em>Jerusalem Post Staff, “Itamar Ben-Gvir: West Bank Authority Transfer Is a ‘Step toward Israeli Annexation’,” The Jerusalem Post, 17 agosto 2026</em></strong>, <a href="https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-905767" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-905767</a>.</p>



<p><strong><em>“Katz Orders Plan to Hand West Bank Civilian Enforcement From IDF to Police,” Haaretz, August 14, 2026, </em></strong><a href="https://www.haaretz.com/west-bank/2026-08-14/ty-article/.premium/katz-orders-plan-to-hand-west-bank-civilian-enforcement-from-idf-to-police/0000019f-ff3e-d28e-a3df-ff7e94580000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.haaretz.com/west-bank/2026-08-14/ty-article/.premium/katz-orders-plan-to-hand-west-bank-civilian-enforcement-from-idf-to-police/0000019f-ff3e-d28e-a3df-ff7e94580000</a>.</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li></li>
</ol>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cisgiordania-tutti-i-poteri-alla-polizia-un-altro-passo-verso-lannessione-esulta-ben-gvir.html">Cisgiordania, tutti i poteri alla polizia: un altro passo verso l&#8217;annessione, esulta Ben-Gvir</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Primarie del Likud, in testa Eli Cohen, fedelissimo di Netanyahu, Ohana e Levin inseguono</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/primarie-del-likud-in-testa-eli-cohen-fedelissimo-di-netanyahu-ohana-e-levin-inseguono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 08:09:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cohen, ministro dell'Energia e fedelissimo di Netanyahu, ha vinto le primarie del Likud superando rivali come Ohana, Levin e Regev.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/primarie-del-likud-in-testa-eli-cohen-fedelissimo-di-netanyahu-ohana-e-levin-inseguono.html">Primarie del Likud, in testa Eli Cohen, fedelissimo di Netanyahu, Ohana e Levin inseguono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818090947548_64cc20129256d914c584e77abaaebc85-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con oltre il <strong>90% dei voti scrutinati</strong>, il ministro dell’Energia di Israele, <strong>Eli Cohen</strong>, si avvia a vincere le primarie del <strong>Likud</strong>, il principale partito della destra israeliana e formazione politica del premier <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Si profila una vittoria per Cohen, fedelissimo di Bibi, in testa alle primarie di poco in vantaggio sul presidente della Knesset Amir Ohana, il ministro della Giustizia Yariv Levin, il ministro dei Trasporti Miri Regev e il capo del gruppo parlamentare della coalizione Ofir Katz. I seggi si sono chiusi ieri, lunedì 17 agosto, dopo undici ore di voto. Secondo un portavoce del Likud, alle primarie del partito avrebbe partecipato il 53,5% dei circa 140.000 iscritti, in calo rispetto al 58% delle primarie del 2022.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Primarie Likud, vince Cohen. Come funzionano  </h2>



<p><a href="https://www.timesofisrael.com/cohen-levin-ohana-and-regev-top-likud-primary-with-over-60-of-vote-counted/amp/" type="link" id="https://www.timesofisrael.com/cohen-levin-ohana-and-regev-top-likud-primary-with-over-60-of-vote-counted/amp/">Come riporta the <em>Times of Israel</em></a>, il partito Likud, secondo i sondaggi, si attesta sui 20-24 seggi. Circa un terzo dei primi 30 posti della lista è riservato a candidati scelti direttamente dal premier. Di conseguenza, chi non rientra nei primi 16 delle primarie rischia di non far parte della prossima <strong>Knesset</strong>. Se il risultato sarà confermato, i ministri in carica Ze’ev Elkin, Gila Gamliel, May Golan, Idit Silman e Avi Dichter perderanno il posto a ottobre. Insieme a loro anche i deputati del Likud Hanoch Milwidsky, Keti Shitrit, Ariel Kallner, Amit Halevi, Avichai Boaron e Nissim Vaturi.</p>



<p>Il <strong>Likud</strong> è tra i pochi partiti, in <strong>Israele</strong>, a organizzare le primarie, un processo del quale il partito si è sempre vantato. Quest&#8217;anno, tuttavia, le regole sono cambiate: il premier Benjamin Netanyahu ha ora il diritto di designare direttamente otto candidati tra i primi trenta posti in lista, mentre un seggio è riservato al ministro della Difesa <strong>Israel Katz</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi è Eli Cohen </h2>



<p><strong>Eli Cohen</strong>, 53 anni, è ministro dell’Energia e delle Infrastrutture e membro del Gabinetto di sicurezza. Commercialista e manager con esperienza nel settore privato (tra cui BDO e S&amp;P Maalot), ha prestato servizio militare nell’Aeronautica israeliana, raggiungendo il grado di Maggiore. Deputato dal 2015, fu eletto inizialmente con il partito Kulanu di Moshe Kahlon, per poi passare al <strong><em>Likud</em></strong> dopo la fusione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="712" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818091035360_8a450e9c95b061f05dc32655627c5d5b-1024x712.jpg" alt="" class="wp-image-526950" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818091035360_8a450e9c95b061f05dc32655627c5d5b-1024x712.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818091035360_8a450e9c95b061f05dc32655627c5d5b-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818091035360_8a450e9c95b061f05dc32655627c5d5b-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818091035360_8a450e9c95b061f05dc32655627c5d5b-1536x1068.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818091035360_8a450e9c95b061f05dc32655627c5d5b-600x417.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818091035360_8a450e9c95b061f05dc32655627c5d5b.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Negli ultimi 10 anni Cohen, considerato un «delfino» di Netanyahu e suo fedelissimo, ha ricoperto incarichi molto importanti, tra cui Ministro dell’Economia e dell’Industria (2017-2020), Ministro dell’Intelligence (2020-2021) e Ministro degli Affari Esteri (dicembre 2022 – fine 2023). </p>



<p>Ma Cohen, nel 2023, è stato oggetto di un&#8217;indagine condotta dalla polizia israeliana per il <strong>presunto rilascio illegale di passaporti diplomatici a membri influenti del Likud</strong>. Tra questi figurava anche Yair, figlio del premier. Trattasi, <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/elections/2026-08-17/ty-article/.premium/likud-primary-voting-ends-netanyahu-lawmakers-battle-for-spots-amid-low-turnout/000001a0-112f-d29b-afe8-5d2f14310000" type="link" id="https://www.haaretz.com/israel-news/elections/2026-08-17/ty-article/.premium/likud-primary-voting-ends-netanyahu-lawmakers-battle-for-spots-amid-low-turnout/000001a0-112f-d29b-afe8-5d2f14310000">come riporta <em>Haaretz</em></a>, di «persone in grado di influenzare la posizione di Cohen nella lista in vista di future elezioni». </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si è mosso Netanyahu</h2>



<p>Bibi, dal canto suo, ha esortato i suoi sostenitori a votare per <strong>Osnat Zohar</strong> (che al momento non figura nei primi 16), affermando sul suo account X: «Osnat Zohar ha lavorato per anni per il Likud e per me. Sarei molto felice di vederla continuare il suo lavoro anche nella Knesset». Successivamente, suo figlio Yair ha invitato gli elettori del Lkud a non appoggiare <strong>Keren Atias Bublil</strong> a causa dei suoi legami con <strong>David Bitan</strong>, rivale di suo padre nel partito e membro della Knesset che ha tentato di bloccare i posti riservati per il premier nelle primarie. «La cosa più importante di tutte è non votare per Keren Atias Bublil, perché è collegata a Bitan, e ovviamente non per David Bitan stesso» ha affermato. </p>



<p><strong>Fonti: </strong></p>



<p><strong><em>ToI Staff and Sam Sokol, “Cohen, Ohana, Levin and Regev top Likud primary, with over 90% of vote counted,” The Times of Israel, August 18, 2026</em></strong>, <a href="https://www.timesofisrael.com/cohen-levin-ohana-and-regev-top-likud-primary-with-over-60-of-vote-counted/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.timesofisrael.com/cohen-levin-ohana-and-regev-top-likud-primary-with-over-60-of-vote-counted/</a>.</p>



<p><strong><em>Avi Solomon, “Eli Cohen leads Likud primary with over 90% of votes counted,” The Jerusalem Post, August 18, 2026, </em></strong><a href="https://www.jpost.com/israel-election-2026/article-905846" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.jpost.com/israel-election-2026/article-905846</a>.</p>



<p><em><strong>“Likud Primary Voting Ends: Netanyahu Lawmakers Battle for Spots Amid Low Turnout,” Haaretz, August 17, 2026, </strong></em><a href="https://www.haaretz.com/israel-news/elections/2026-08-17/ty-article/.premium/likud-primary-voting-ends-netanyahu-lawmakers-battle-for-spots-amid-low-turnout/000001a0-112f-d29b-afe8-5d2f14310000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.haaretz.com/israel-news/elections/2026-08-17/ty-article/.premium/likud-primary-voting-ends-netanyahu-lawmakers-battle-for-spots-amid-low-turnout/000001a0-112f-d29b-afe8-5d2f14310000</a>.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/primarie-del-likud-in-testa-eli-cohen-fedelissimo-di-netanyahu-ohana-e-levin-inseguono.html">Primarie del Likud, in testa Eli Cohen, fedelissimo di Netanyahu, Ohana e Levin inseguono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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