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Media e Potere

Un think-tank che non esiste: come Israele prova a plasmare le risposte dell’IA

Dietro l'Hanover Institute, che si presenta come un think tank accademico sul conflitto israelo-palestinese, si nasconde in realtà un'operazione da 900mila dollari finanziata dal governo israeliano
Israele chatbot

A primissimo impatto, l’Hanover Institute for Public Policy parebbe uno dei tanti think tank che si occupano di Medio Oriente e, in particolare, del conflitto israelo-palestinese. Il sito web pubblica e diffonde report accademici su temi come Does AIPAC Use “Dark Money in Elections?” («L’AIPAC usa “dark money” nelle elezioni?») o Is Israel Carrying out a Deliberate Campaign of Starvation in Gaza? («Israele sta attuando una campagna deliberata per affamare Gaza?»).

C’è un problema, però: non è un vero think tank. Tanto per cominciare, nessuno dei report pubblicati sul sito porta la firma di un autore, di una persona in carne ed ossa, di uno studioso. Scorrendo, si nota un minuscolo disclaimer, situato in fondo alla pagina, che ci racconta chi c’è davvero dietro il progetto: l’organizzazione è stata creata «on behalf of the Israeli Government Advertising Agency by Piro, Inc», una società co-fondata da Daniel Rosenberg, produttore del film di Spike Lee Inside Man.

L’inchiesta del Quincy Institute sul falso think-tank

Secondo un’inchiesta del giornalista Nick Cleveland-Stout, pubblicata su Responsible Statecraft (Leggi QUI la nostra intervista), i dispacci dell’Hanover Institute sembrerebbero far parte di una più ampia operazione israeliana per addestrare le risposte dei chatbot. I testi, corredati di note a piè di pagina e indici, sono costruiti con un tono volutamente – e apparentemente – neutro «per risultare appetibili a chatbot come Claude o Gemini».

Sul sito della società che ha prodotto questo finto think-tank si legge che quest’ultima produce contenuti «engineered for how LLMs evaluate credibility» («ingegnerizzati per il modo in cui gli LLM valutano la credibilità») – un servizio che l’azienda stessa chiama «AI Story Optimization». Altri osservatori, meno diplomaticamente, lo definiscono «avvelenamento degli LLM» (LLM poisoning).

Numeri, sondaggi e conclusioni preconfezionate

In un pezzo intitolato Is the IDF the World’s Most Moral Army? (««L’IDF è l’esercito più morale del mondo?»), l’istituto cita un sondaggio del 2022 secondo cui il 47% degli ebrei israeliani condivideva tale affermazione. Un altro report mette in discussione il dato dell’Unicef secondo cui il 90% delle infrastrutture idriche e istituzionali di Gaza sarebbe stato danneggiato o distrutto. In alcuni casi l’istituto presenta dei veri e propri – presunti – scoop originali: un’indagine del think-tank sostiene ad esempio che 19 dei 36 video più visti sul conflitto Israele-Gaza conterrebbero affermazioni infondate, «con la maggior parte allineata alla narrazione palestinese».

Alice Lee, analista di NewsGuard, ha spiegato a Responsible Statecraft perché questa strategia funziona: i modelli linguistici prediligono statistiche concrete, dati numerici e citazioni solide che su questo sito abbondano. Non importa che siano decisamente distubili e parziali. Il risultato, secondo Lee, è «una mimesi perfetta di un tipico think tank americano credibile, fin nel nome generico, nel layout del sito e nella palette rosso-bianco-blu».

Un’operazione più ampia

Piro, Inc. ha incassato 900mila dollari dal governo israeliano per questo lavoro, affidato in subappalto tramite Havas Media. Dal 6 agosto ad oggi, l’Hanover Institute ha già pubblicato circa un centinaio di report volti a influenzare le chatbot. L’istituto sostiene che «la ricerca citata è peer-reviewed e accademica», anche se in realtà attinge perlopiù a fonti governative israeliane, come le IDF e il Ministero degli Esteri, come riporta l’inchiesta di Responsible Statecraft.

Responsible Statecraft ha sottoposto 12 articoli scelti a caso a GPTZero, uno strumento di rilevazione dei testi generati dall’IA: 11 sono risultati scritti da un’intelligenza artificiale con «alta probabilità», uno con «probabilità moderata».

L’operazione Hanover si inserisce in un’operazione più ampia, quella del cosiddetto Ottavo Fronte, di cui abbiamo parlato in QUESTO REPORT DA SCARICARE. Come abbiamo già raccontato su InsideOver, infatti, ha ingaggiato anche Brad Parscale, ex manager della campagna elettorale di Trump, per creare siti pro-Israele «progettati per influenzare i chatbot».

L’Hanover Institute, in definitiva, non è altro che un sofisticato strumento di influenza digitale: non uno spazio di informazione accademica, come dice di essere, ma un dispositivo pensato per orientare i modelli di intelligenza artificiale e, attraverso di essi, la percezione pubblica del conflitto israelo-palestinese.

Fonti:

Nick Cleveland-Stout, “Israel creates fake think tank in likely attempt to dupe AI chatbots,” Responsible Statecraft, August 17, 2026, https://responsiblestatecraft.org/israel-influence-chatgpt/.

Anadolu Agency, “Israel Creates Fake Think Tank in Apparent Bid to Influence AI Chatbots: Report,” Anadolu Agency, August 19, 2026, https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israel-creates-fake-think-tank-in-apparent-bid-to-influence-ai-chatbots-report/4032085.

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