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	<title>Guerra in Libia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 17 Apr 2026 05:13:35 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Guerra in Libia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 05:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l'avvio dell'esercitazione a guida USA Flintlock 2026 in Libia, il Paese potrebbe avviarsi verso una pacificazione che allontanerebbe le mire russe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html">Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Libia</strong>, che afferisce – o dovrebbe afferire – alla nostra sfera di sicurezza mediterranea, da anni è sostanzialmente spaccata in due, con Tripoli e Tobruk che si sono trovate su posizioni apertamente conflittuali e una panoplia di milizie agli ordini di “signori della guerra” che di volta in volta cambiano schieramento.</p>



<p>In questo contesto di instabilità interna si sono inseriti attori internazionali – alcuni apertamente ostili agli interessi europei – per perseguire le proprie finalità strategiche: la <strong>Russia </strong>è presente in Libia almeno sin dal 2017 in appoggio alle forze del generale <strong>Khalifa Haftar</strong> leader del <em>Libyan National Army </em>(LNA), il cui centro di potere è a Tobruk, in Cirenaica. Il sostegno russo si è tradotto, nel corso degli anni, nell&#8217;invio di mezzi e <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html">PMC (Private Military Company)</a> sino ad arrivare al culmine nel 2020, quando il coinvolgimento militare della Russia si era intensificato, segnando un momento cruciale nel conflitto in corso nel Paese. Mosca ha fornito un sostanziale supporto militare all&#8217;LNA, tra cui personale ed equipaggiamento (compresi cacciabombardieri) e personale dell&#8217;allora nominato Gruppo Wagner col fine di espandere la propria influenza in Nord Africa e contrastare gli interessi occidentali ed europei. Lo scopo finale della Russia era <strong>avere un&#8217;impronta stabile in Libia</strong>, che potesse portare all&#8217;installazione di un porto nel Mediterraneo – necessità sentita maggiormente dopo l&#8217;estromissione dalla Siria – e di basi avanzate verso l&#8217;area del Ciad/Sudan, con proiezione nel Mar Rosso.</p>



<p>La Russia non è l&#8217;unico attore allogeno: <strong>in Libia sono presenti la Turchia, gli EAU, l&#8217;Egitto, la Francia, e in misura diversa la Repubblica Popolare Cinese, la Bielorussia, l&#8217;India e l&#8217;Italia.</strong> La comunità internazionale occidentale è formalmente schierata con Tripoli, ma nel quadro della stabilizzazione del Paese, almeno dal 2018, si sta cercando di risolvere i dissidi tra Tripolitania e Cirenaica, e in questo senso anche l&#8217;Italia ha avuto parte attiva.</p>



<p>Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha riaperto la porta per la mediazione europea/occidentale – nonostante parossismi di violenza che periodicamente esplodono all&#8217;approssimarsi delle elezioni – in quanto il governo di Tobruk ha iniziato a diffidare della presenza russa, nel timore di un <em>coup </em>che lo esautorasse. </p>



<p>La strada del compromesso, mediata principalmente dagli Stati Uniti e dall&#8217;Italia, si è quindi riaperta e proprio recentemente – intorno al 15 aprile – è avvenuto un fatto storico in tal senso: a <strong>Sirte</strong>, <strong>Saddam Haftar </strong>e <strong>Abdulsalam Al Zoubi </strong>si sono stretti la mano in occasione dell’avvio dell’esercitazione multinazionale <strong>Flintlock 2026</strong>, segnando il primo gesto pubblico di distensione in Libia tra rappresentanti militari dei due schieramenti rivali. Prima di oggi, l’unico precedente pubblico risale al 2024 a Istanbul, quando il generale Haftar incontrò il ministro dell’Interno Imad Trabelsi a margine del Saha Expo, sotto l’egida turca, ma il gesto di Sirte è altamente simbolico in quanto la città è stata un nodo centrale della guerra civile tra le due principali fazioni del Paese per anni.</p>



<p>Questo sviluppo si inquadra nell&#8217;obiettivo statunitense di pacificazione attraverso tre direttrici – sicurezza, economia e politica – che ha l’obiettivo di <strong>contenere le influenze degli avversari esterni</strong> come la Russia. In questo quadro, come riporta <em><a href="https://www.agenzianova.com/news/lesercitazione-flintlock-2026-parte-con-una-stretta-di-mano-tra-i-leader-militari-rivali-della-libia/">Nova News</a></em>, si collocano anche i segnali di attivismo diplomatico russo registrati nelle ultime ore: poco prima dell’avvio dell’esercitazione, l’ambasciatore di Mosca in Libia, <strong>Aydar Aganin</strong>, ha incontrato <strong>Khaled Haftar,</strong> fratello di Saddam e figura influente nell’Est del Paese, per esprimere posizioni critiche verso iniziative a guida statunitense per l’unificazione delle istituzioni libiche.</p>



<p>Flintlock è la principale esercitazione annuale delle forze speciali guidata dall&#8217;<strong>AFRICOM</strong> (il comando militare USA per l&#8217;Africa) che quest&#8217;anno è stata organizzata in Libia: solo questo evidenzia il cambiamento nelle condizioni politiche e di sicurezza del Paese. Secondo quanto reso noto dall’ambasciata USA, le manovre riuniscono forze provenienti da Africa del Nord e occidentale, Europa (Regno Unito, Italia, Egitto, Turchia e Francia, così come alcune inviati del Ciad) e Stati Uniti, con l’obiettivo di rafforzare cooperazione antiterrorismo, sicurezza delle frontiere e interoperabilità in scenari ad alta intensità. <strong>Il punto fondamentale è però il ruolo della Libia nelle manovre,</strong> ovvero quello di “<strong>co-organizzatore</strong>” nel tentativo di avviare il Paese vero istituzioni militari più unificate. Questo messaggio ha attecchito: il generale Haftar ha parlato di “rafforzamento della cooperazione militare internazionale” e della necessità di costruire “forze armate professionali capaci di proteggere la Libia e le sue risorse”, mentre dal lato di Tripoli, Zoubi ha elogiato “l’alto livello di disciplina e professionalità” dei partecipanti, definendo Flintlock “un passo importante verso il consolidamento della cooperazione militare internazionale”, indicando Sirte come simbolo di una transizione “dal conflitto alla cooperazione”.</p>



<p>In questo contesto l’Italia si inserisce come partner operativo e politico: alla cerimonia inaugurale hanno partecipato l’ambasciatore <strong>Gianluca Alberini,</strong> il vice ambasciatore Riccardo Villa, il comandante della missione <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-missione-italiana-miasit-in-libia.html">MIASIT </a>Maurizio Settesoldi e l’addetto alla Difesa Massimiliano Grazioso. Un risultato ottenuto grazie al lavoro – svolto sottotraccia – della diplomazia nazionale con i due più grandi attori libici.</p>



<p>Una Libia riunificata potrebbe sentirsi incoraggiata a <strong>interrompere il corridoio aereo che la Russia usa per trasferire personale e armi ai suoi alleati africani</strong> – che passa per una base nel Sud-Est del Paese – proprio come Mosca è stata messa da parte in Siria dopo la caduta del dittatore Bashar al-Assad. Soprattutto allontanerebbe, per quanto riguarda la nostra sfera di sicurezza nazionale, la possibilità di vedere la nascita di una base navale russa in Cirenaica come è stata Tartus in Siria &#8211; ipotesi che è stata ventilata più volte &#8211; quindi vedere allontanarsi la possibilità di avere sottomarini armati con missili da crociera a lunga gittata alle porte delle nostre coste. Risulta chiaro che non si debba essere troppo ottimisti: la Libia ci ha abituato a capovolgimenti di fronte repentini che hanno allontanato la pacificazione, soprattutto all&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche che, come noto, generano instabilità per via dei contrasti tra clan e milizie che sfociano a volte in attacchi sanguinosi per via delle dinamiche di rivalità che le caratterizzano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html">Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La sanità in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1201" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251004011337326_b532fa6451e3ddb75709b125bcc05840.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251004011337326_b532fa6451e3ddb75709b125bcc05840.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251004011337326_b532fa6451e3ddb75709b125bcc05840-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251004011337326_b532fa6451e3ddb75709b125bcc05840-1024x641.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251004011337326_b532fa6451e3ddb75709b125bcc05840-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251004011337326_b532fa6451e3ddb75709b125bcc05840-1536x961.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251004011337326_b532fa6451e3ddb75709b125bcc05840-600x375.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un'analisi della situazione legata alla sanità nel Paese con la storia recente più travagliata del nord Africa e rimasto, di fatto, senza Stato</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-in-libia.html">La sanità in Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La Libia da molto tempo è un Paese diviso e, di fatto, fallito. Lo è soprattutto dal 2011, <strong>anno in cui l&#8217;intervento anglo-francese a guida Nato ha ribaltato il regime di Gheddafi.</strong> Ma anche durante l&#8217;era del rais, il concetto di Stato all&#8217;interno del territorio libico appariva alquanto aleatorio per non dire inesistente. In una situazione del genere, <strong>appare difficile organizzare una qualche forma di servizio sanitario adeguato per le esigenze della popolazione.</strong> Soltanto nelle realtà più grandi, a partire da Tripoli e Bengasi, la situazione appare quantomeno gestibile. Ma la Libia è un Paese molto vasto, con ampi territori desertici e remoti in cui anche in condizioni normali sarebbe difficile impiantare un servizio adeguato. Qualcosa però si muove, tra investimenti stranieri e spinte interne.<strong> La sanità libica rappresenta da un lato l&#8217;emblema di cosa accade all&#8217;interno di uno Stato fallito</strong>, ma dall&#8217;altro anche<strong> l&#8217;esempio di come un sistema può riuscire a sopravvivere in condizioni proibitive. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo problema: la mancanza di strutture </h2>



<p>Sotto il profilo prettamente politico, la Libia è divisa grossomodo in due grandi parti:<strong> l&#8217;area occidentale e gravitante attorno Tripoli </strong>e la <strong>regione orientale controllata in gran parte dal generale Khalifa Haftar</strong>. La prima è sotto l&#8217;influenza del governo di unità nazionale guidato da <strong>Abdul Hamed Ddeibah</strong>, l&#8217;unico internazionalmente riconosciuto. Ma le sue istituzioni sono tutt&#8217;altro che unitarie e in grado di controllare il territorio. Al contrario, il governo si regge sull&#8217;appoggio delle milizie e su un equilibrio militare molto precario. A est, Haftar ha provato a dare una parvenza di unità ma anche il suo esercito in realtà altro non è che una sommatoria di gruppi armati e tribù. <strong>Sono almeno tre le guerre subite dal Paese dal 2011 in poi</strong>: la prima è quella caratterizzata dal sopra richiamato intervento della Nato, poi si è avuto il conflitto civile successivo alle elezioni del 2014 e infine la guerra innescata dall&#8217;azione di forza di Haftar contro Tripoli nel 2019. </p>



<p><strong>Ognuna di questa fase di conflitto ha causato danni imponenti alle infrastrutture.</strong> Strade, acquedotti, scuole sono finite nel mirino delle parti in lotta. A questo elenco, non possono purtroppo mancare nemmeno gli <strong>ospedali</strong>. Diversi presidi sanitari sono andati distrutti perché raggiunti da raid e bombardamenti oppure perché, come accaduto soprattutto nella guerra urbana combattuta nella periferia di Tripoli nel 2019, le linee del fronte sono pericolosamente arrivate a ridosso delle strutture. Una situazione vista non solo nella capitale libica, ma anche in altre città. Difficile quantificare quanti ospedali e quanti presidi sanitari siano stati distrutti o danneggiati, ma fonti locali da tempo parlano di <strong>decine di strutture in rovina</strong>. Ma il problema investe anche gli edifici rimasti in piedi: senza la ricostituzione di uno Stato, è complesso gestire quel poco che ancora funziona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La forte pressione sugli ospedali </h2>



<p>Il risultato è quindi quello di avere poche strutture, messe peraltro sotto pressione a causa del clima di guerra perenne. Ogni fase conflittuale infatti, provoca feriti durante e dopo gli scontri.<strong> Gli ospedali sono così frequentati da mutilati e altre persone bisognose di cure per un lungo periodo a causa delle ferite di guerra. </strong>C&#8217;è poi il tema dei <strong>rifugiati interni</strong>: secondo le stime delle Nazioni Unite,<a href="https://helpcode.org/progetti/ospedali-funzionanti-e-accessibili-per-la-libia"> su sette milioni di abitanti la Libia conta oltre un milione di persone rimaste senza casa.  </a> </p>



<p>Importante anche il tema legati ai <strong>migranti</strong>, soprattutto a Tripoli. Si calcola che in tutto il Paese sono circa 800.000 gli stranieri irregolari, molti di loro provengono dall&#8217;Africa subsahariana. Si tratta di persone arrivate, nella stragrande maggioranza dei casi, durante l&#8217;era Gheddafi quando la Libia attirava diversi lavoratori impiegati poi nella manodopera. Ma ci sono anche interi gruppi giunti tramite le <strong>carovane organizzate dai trafficanti di esseri umani</strong>. Purtroppo, secondo stime di<em> Amnesty International </em>e di <em>Medici Senza Frontiere</em>, molti a Tripoli e dintorni vivono in improvvisati centri gestiti dalle milizie. Altri in campi in mano alle istituzioni, dove però la situazione non è certo delle migliori. </p>



<p>Ogni giorno, da qui<strong> decine di persone vengono indirizzate negli ospedali per patologie ricollegabili alla malnutrizione, all&#8217;ipotermia oppure anche a ferite provocate dai trafficanti durante il tragitto o dentro i campi. </strong>Il più delle volte, i servizi sanitari necessari per i migranti non riescono a essere gestiti dalle strutture locali. Confermando quindi l&#8217;estrema fragilità della sanità libica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra investimenti stranieri e progetti locali</h2>



<p>Nonostante la mancanza di una vera stabilità, in Libia si cerca in qualche modo di guardare ugualmente avanti. Del resto, costruire nuove opere genera consenso e chi attualmente governa porzioni del Paese ha tutto l&#8217;interesse a mostrare l&#8217;apertura di nuovi cantieri. Inoltre, le grandi opere da ricostruire e risanare sono anche un&#8217;occasione per nuovi bandi, nuovi appalti e nuove opportunità tanto per i potentati locali quanto per le aziende straniere. A <strong>Misurata</strong> e a <strong>Tripoli</strong> si sta mettendo mano agli aeroporti e a diverse nuove strade, con i turchi che provano a sfruttare il legame particolare con il premier Ddeibah. Aziende del Paese anatolico sono interessate anche al recupero di diverse strutture sanitarie chiuse oramai da un decennio. Altri bandi sono stati invece emanati dalle autorità dell&#8217;est, uno di questi riguarda il recupero e il potenziamento del principale ospedale pubblico di <strong>Bengasi</strong>. Il fondo nazionale per la ricostruzione, guidato dalla famiglia Haftar, ha messo sul piatto due miliardi di Euro per i lavori affidati a una delle più importanti aziende del settore del nostro Paese, il <a href="https://www.avvenire.it/economia/sanita-e-ambiente-affare-da-2-miliardi-per-il-gruppo-san-donato-in-libia_103289">Gruppo San Donato. </a></p>



<p>Nel sud del Paese, in quel <strong>Fezzan</strong> che rappresenta l&#8217;area più remota del territorio libico, diverse associazioni stanno provando a rianimare una situazione disastrosa. Nel distretto di <strong>Ghat</strong> ad esempio, così come sottolineato dall&#8217;associazione Helpcode, sono rimasti attivi soltanto un ospedale e due centri di assistenza primaria. Qui la popolazione locale, unita ad altre associazioni straniere, stanno portando avanti progetti per mettere a rete nuove strutture. Segno di una Libia che continua a navigare sull&#8217;orlo del disastro ma che, come accade da oltre un decennio, non dà segni di resa definitiva.   </p>



<p> </p>
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		<title>Sarkozy andrà in carcere, ma le macerie della Libia restano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sarkozy-andra-in-carcere-ma-le-macerie-della-libia-restano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2025 13:11:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925151029797_2dbe1085bbd33a4d5301ebf22255220d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925151029797_2dbe1085bbd33a4d5301ebf22255220d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925151029797_2dbe1085bbd33a4d5301ebf22255220d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925151029797_2dbe1085bbd33a4d5301ebf22255220d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925151029797_2dbe1085bbd33a4d5301ebf22255220d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925151029797_2dbe1085bbd33a4d5301ebf22255220d-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925151029797_2dbe1085bbd33a4d5301ebf22255220d-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ha tutto il sapore di un contrappasso dantesco quanto successo oggi in Francia, dove il Tribunale di Parigi ha condannato l&#8217;ex presidente Nicolas Sarkozy a cinque anni di carcere, da scontare immediatamente senza sospensione dell&#8217;esecuzione, per associazione a delinquere legata alla ricezione illegale di finanziamenti elettorali dalla Libia di Muammar Gheddafi per la vittoriosa campagna &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sarkozy-andra-in-carcere-ma-le-macerie-della-libia-restano.html">[...]</a></p>
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<p>Ha tutto il sapore di un contrappasso dantesco quanto successo oggi in Francia, dove il <strong>Tribunale di Parigi</strong> ha condannato l&#8217;ex presidente <strong>Nicolas Sarkozy</strong> a cinque anni di carcere, da scontare immediatamente senza sospensione dell&#8217;esecuzione, per associazione a delinquere legata alla ricezione illegale di finanziamenti elettorali dalla Libia di Muammar Gheddafi per la vittoriosa campagna elettorale del 2007. Proprio quella Libia e proprio quel Gheddafi contro cui nel 2011 il governo di Sarkozy, esponente del partito gollista dell&#8217;Unione per un Movimento Popolare (Ump) antesignano del centrodestra di Les Republicains, si scagliò dopo l&#8217;inizio della Primavera Araba, sponsorizzando l&#8217;operazione militare Nato contro le truppe del Colonnello impegnate nella guerra civile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="666" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925150444328_248d34e6df746f93669e1fb9768cb432-1024x666.jpg" alt="" class="wp-image-487052" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925150444328_248d34e6df746f93669e1fb9768cb432-1024x666.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925150444328_248d34e6df746f93669e1fb9768cb432-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925150444328_248d34e6df746f93669e1fb9768cb432-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925150444328_248d34e6df746f93669e1fb9768cb432-1536x998.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925150444328_248d34e6df746f93669e1fb9768cb432-600x390.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250925150444328_248d34e6df746f93669e1fb9768cb432.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Sarkozy e Gheddafi a Tripoli nel luglio 2007</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Affari e guerra: Sarkozy e Gheddafi dal 2007 al 2011</h2>



<p>Il 19 marzo 2011, dopo aver sostenuto il Consiglio Nazionale Transitorio che si ribellava al dittatore di Tripoli, la Francia fu la prima nazione a lanciare gli attacchi sulle truppe libiche, varando l&#8217;Operazione Harmattan parallela a quella americana Odyssey Dawn e poi ricondotta sotto il cappello della missione Nato Unified Protector. </p>



<p>L&#8217;intransigenza di Sarkozy contro Gheddafi fu, assieme all&#8217;attivismo del primo ministro britannico David Cameron, il principale motore dell&#8217;offensiva occidentale e della spinta a rendere l&#8217;interpretazione della Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che istituiva una no-fly zone sulla Libia, il più estensiva e offensiva possibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come la Francia organizzò l&#8217;attacco alla Libia</h2>



<p>All&#8217;attacco alla Libia la Francia convinse a partecipare anche quei Paesi come l&#8217;Italia e gli Stati Uniti meno convinti di dover detronizzare il Colonnello con le bombe. Roma, prima capitale a riconoscere i ribelli libici come governo ufficiale del Paese, provò la carta diplomatica facendo leva sull&#8217;invito di Silvio Berlusconi a Gheddafi ad andare in esilio, Washington era inizialmente contraria all&#8217;intervento. Prima che su pressione italiana e di Barack Obama i governi coinvolti nell&#8217;attacco alla Libia decidessero di ricondurre sotto cappello Nato la missione, Sarkozy era ritenuto l&#8217;uomo forte della missione. </p>



<p>Dietro l&#8217;operazione avviata dai caccia Mirage e Rafale decollati da Sigonella, Reims e dalla portaerei Charles de Gaulle il 19 marzo molte sono state le motivazioni: l&#8217;ambizione transalpina di guidare la politica militare europea, la volontà di dimostrare capacità autonome dagli Usa, la spinta a sottrarre spazio, in coordinamento con Londra, all&#8217;Italia nella Libia che aveva firmato un trattato d&#8217;amicizia con Roma. E non si può escludere che in vista del voto del 2012, poi perso con <strong>François Hollande</strong>, Sarkozy volesse prevenire possibili ricatti del Colonnello per presunti finanziamenti illeciti ricevuti nella corsa del 2007 contro la socialista Segolene Royal.</p>



<p>I due candidati non potevano allora formalmente sforare il tetto dei 21 milioni di euro di spesa per la campagna elettorale. Sarkozy è stato sospettato di averne <strong>ricevuti fino a 50 dal Rais libico,</strong> prima di un periodo in cui ci fu una luna di miele tra Tripoli e Parigi, culminata nell&#8217;inserimento della Libia nell&#8217;Unione Mediterranea a trazione transalpina. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il disastro libico di Sarkozy</h2>



<p>Gli amorosi sensi tra Libia e Italia, il rapporto personale Gheddafi-Berlusconi, gli affari tra ex colonia e ex madrepatria tolsero spazio a Parigi e alle sue compagnie negli affari in Libia, tanto da fomentare il disegno egemonico di Sarkozy, che peraltro concepiva l&#8217;Italia come junior partner tanto da orchestrare poi da Parigi la campagna politica che contribuì, nel novembre <a href="https://it.insideover.com/politica/sarkozy-berlusconi-spread.html">2011, a disarcionare il Cavaliere.</a></p>



<p>Nel frattempo, a Parigi cresceva il peso del Qatar, partner d&#8217;investimento della Francia e finanziatore dei Fratelli Musulmani al centro della rivolta libica e della <a href="https://www.theguardian.com/world/2011/oct/26/qatar-troops-libya-rebels-support">galassia anti-Gheddafi sostenuta da centinaia di truppe di Doha</a>, e questo fu un altro fattore che spinse Parigi a pensare all&#8217;azione anti-rais a Tripoli. La conseguenza di questo disastro lo conosciamo: una Libia che non si è mai ripresa, un Paese instabile dove si sono innestati turchi e russi alle porte dell&#8217;Italia, un Paese diviso tra Tripolitania e Cirenaica e diventato formalmente un non-Stato. Sarkozy pagherà col carcere la condanna per associazione a delinquere. Ma questo non ridarà indietro una Libia stabile, come una gestione più ordinata della fine dell&#8217;era Gheddafi avrebbe potuto garantire. Il danno di Sarkò è già fatto da tempo.</p>



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		<title>Il caso Senoussi e quell&#8217;ombra sul rapporto Sarkozy-Gheddafi</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-caso-senoussi-e-quellombra-sul-rapporto-sarkozy-gheddafi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 11:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="330" height="219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/330px-Flickr_-_europeanpeoplesparty_-_EPP_Congress_Rome_2006_128.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/330px-Flickr_-_europeanpeoplesparty_-_EPP_Congress_Rome_2006_128.jpg 330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/330px-Flickr_-_europeanpeoplesparty_-_EPP_Congress_Rome_2006_128-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px" /></p>
<p>La storia recente ci insegna che le vicende del potere spesso si intrecciano con gli oscuri meandri della violenza e della corruzione. Abdallah Senoussi, ex capo dei servizi segreti libici e cognato di Muammar Gheddafi, rappresenta uno dei nodi centrali di una trama internazionale che lega terrorismo, politica e compromessi morali. Detenuto in Libia dal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/il-caso-senoussi-e-quellombra-sul-rapporto-sarkozy-gheddafi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="330" height="219" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/330px-Flickr_-_europeanpeoplesparty_-_EPP_Congress_Rome_2006_128.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/330px-Flickr_-_europeanpeoplesparty_-_EPP_Congress_Rome_2006_128.jpg 330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/330px-Flickr_-_europeanpeoplesparty_-_EPP_Congress_Rome_2006_128-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px" /></p>
<p>La storia recente ci insegna che le vicende del potere spesso si intrecciano con gli oscuri meandri della violenza e della corruzione.<strong> Abdallah Senoussi, ex capo dei servizi segreti libici e cognato di Muammar Gheddafi, </strong>rappresenta uno dei nodi centrali di una trama internazionale che lega terrorismo, politica e compromessi morali. Detenuto in Libia dal 2012, <strong>Senoussi è una figura chiave nel processo parigino sui presunti finanziamenti libici </strong>alla campagna presidenziale di <a href="https://it.insideover.com/politica/sarkozy-e-gli-altri-quel-sostegno-a-macron-che-puo-favorire-la-le-pen.html">Nicolas Sarkozy del 2007.</a> Una vicenda che solleva interrogativi sulle relazioni tra Occidente e regimi autoritari, sul peso della geopolitica e sull’uso spregiudicato del potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un patto tra sangue e politica</h2>



<p>Abdallah Senoussi non è solo un nome legato al regime di Gheddafi, ma anche a due dei più gravi attentati terroristici degli anni Ottanta: l’esplosione del Boeing Pan Am 103 sopra Lockerbie nel 1988 e quella del DC-10 dell’UTA nel 1989, che causarono complessivamente oltre 400 morti. Nonostante la sua condanna in Francia per l’attentato all’aereo della UTA, Senoussi si trovò al centro di un negoziato segreto con la Francia.</p>



<p>Secondo i documenti emersi dagli archivi libici, Muammar Gheddafi, durante la visita ufficiale di <strong>Nicolas Sarkozy in Libia nel 2005, </strong>propose una revisione della condanna del cognato in cambio di un sostegno finanziario alla campagna elettorale dell’allora ministro dell’Interno. Da lì, si mossero gli emissari di Sarkozy: Thierry Herzog, Claude Guéant e Brice Hortefeux, che incontrarono Senoussi a Tripoli e prepararono una strategia legale per alleggerire la sua posizione giudiziaria. I primi fondi libici iniziarono a fluire verso Parigi attraverso canali non ufficiali, coinvolgendo faccendieri come Ziad Takieddine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta di Gheddafi al bombardamento americano</h2>



<p>Le azioni di Senoussi come capo dei servizi segreti libici vanno inquadrate in un contesto più ampio. Nel 1986, un bombardamento americano colpì Tripoli, causando la morte di uno dei figli di Gheddafi. Fu un evento che segnò profondamente il dittatore libico, spingendolo a progettare una serie di attacchi terroristici contro obiettivi occidentali come ritorsione.</p>



<p>Gli archivi di Senoussi rivelano come la Libia stoccasse esplosivi e materiali bellici in basi strategiche a Malta e Casablanca, luoghi scelti per la loro vicinanza geografica e la debolezza dei controlli. Documenti top-secret del 1987 mostrano che gli agenti libici testarono esplosivi in grado di superare i controlli aeroportuali, utilizzando Semtex di origine cecoslovacca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lockerbie e UTA: il filo rosso del terrore</h2>



<p>Gli attentati al Boeing Pan Am e al DC-10 dell’UTA furono eseguiti con modalità simili: valigie esplosive imbarcate nei bagagli stiva, preparate per sfuggire ai controlli di sicurezza. A Lockerbie, nel 1988, una valigia carica di Semtex provocò l’esplosione dell’aereo, causando la morte di 270 persone. L’anno successivo, l’UTA 772 esplose nel deserto del Ténéré, uccidendo 170 persone. In entrambi i casi, Senoussi e i suoi uomini, inclusi agenti come Abu Agila Mohammad Mas’ud, svolsero un ruolo centrale nell’organizzazione e nella logistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sarkozy, Gheddafi e il prezzo del potere</h2>



<p>Se Gheddafi usò il terrorismo come strumento di ritorsione, Sarkozy sembra aver usato il dittatore libico come risorsa per raggiungere l’Eliseo. Il presunto accordo di finanziamento tra i due leader segna un momento oscuro nella storia politica francese. La figura di Sarkozy emerge come quella di un politico disposto a negoziare con un regime autoritario, ignorando le implicazioni morali e politiche.</p>



<p>Questa alleanza tra<strong> Parigi e Tripoli si concluse tragicamente per Gheddafi,</strong> ucciso nel 2011 durante la guerra civile libica, un conflitto che vide proprio la Francia in prima linea nel sostegno ai ribelli. L’intervento francese pose fine al regime, ma lasciò un vuoto di potere che destabilizzò ulteriormente la regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una lezione per la storia</h2>



<p>Il caso Senoussi-Sarkozy evidenzia come i rapporti internazionali siano spesso guidati da interessi personali e politici piuttosto che da principi etici. Mostra inoltre come il terrorismo, usato come strumento geopolitico, lasci cicatrici profonde non solo nelle vittime, ma anche nei Paesi che si trovano a gestire le conseguenze di questi atti.</p>



<p>Questa vicenda ci ricorda che le scelte compiute dai leader non avvengono mai in un vuoto morale. Le alleanze strette per interesse personale, i compromessi con regimi autoritari e l’indifferenza verso le vittime creano cicli di violenza e instabilità che si ripercuotono per decenni. La storia non dimentica, e il caso Senoussi è lì a dimostrarlo.</p>
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