La storia recente ci insegna che le vicende del potere spesso si intrecciano con gli oscuri meandri della violenza e della corruzione. Abdallah Senoussi, ex capo dei servizi segreti libici e cognato di Muammar Gheddafi, rappresenta uno dei nodi centrali di una trama internazionale che lega terrorismo, politica e compromessi morali. Detenuto in Libia dal 2012, Senoussi è una figura chiave nel processo parigino sui presunti finanziamenti libici alla campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy del 2007. Una vicenda che solleva interrogativi sulle relazioni tra Occidente e regimi autoritari, sul peso della geopolitica e sull’uso spregiudicato del potere.
Un patto tra sangue e politica
Abdallah Senoussi non è solo un nome legato al regime di Gheddafi, ma anche a due dei più gravi attentati terroristici degli anni Ottanta: l’esplosione del Boeing Pan Am 103 sopra Lockerbie nel 1988 e quella del DC-10 dell’UTA nel 1989, che causarono complessivamente oltre 400 morti. Nonostante la sua condanna in Francia per l’attentato all’aereo della UTA, Senoussi si trovò al centro di un negoziato segreto con la Francia.
Secondo i documenti emersi dagli archivi libici, Muammar Gheddafi, durante la visita ufficiale di Nicolas Sarkozy in Libia nel 2005, propose una revisione della condanna del cognato in cambio di un sostegno finanziario alla campagna elettorale dell’allora ministro dell’Interno. Da lì, si mossero gli emissari di Sarkozy: Thierry Herzog, Claude Guéant e Brice Hortefeux, che incontrarono Senoussi a Tripoli e prepararono una strategia legale per alleggerire la sua posizione giudiziaria. I primi fondi libici iniziarono a fluire verso Parigi attraverso canali non ufficiali, coinvolgendo faccendieri come Ziad Takieddine.
La risposta di Gheddafi al bombardamento americano
Le azioni di Senoussi come capo dei servizi segreti libici vanno inquadrate in un contesto più ampio. Nel 1986, un bombardamento americano colpì Tripoli, causando la morte di uno dei figli di Gheddafi. Fu un evento che segnò profondamente il dittatore libico, spingendolo a progettare una serie di attacchi terroristici contro obiettivi occidentali come ritorsione.
Gli archivi di Senoussi rivelano come la Libia stoccasse esplosivi e materiali bellici in basi strategiche a Malta e Casablanca, luoghi scelti per la loro vicinanza geografica e la debolezza dei controlli. Documenti top-secret del 1987 mostrano che gli agenti libici testarono esplosivi in grado di superare i controlli aeroportuali, utilizzando Semtex di origine cecoslovacca.
Lockerbie e UTA: il filo rosso del terrore
Gli attentati al Boeing Pan Am e al DC-10 dell’UTA furono eseguiti con modalità simili: valigie esplosive imbarcate nei bagagli stiva, preparate per sfuggire ai controlli di sicurezza. A Lockerbie, nel 1988, una valigia carica di Semtex provocò l’esplosione dell’aereo, causando la morte di 270 persone. L’anno successivo, l’UTA 772 esplose nel deserto del Ténéré, uccidendo 170 persone. In entrambi i casi, Senoussi e i suoi uomini, inclusi agenti come Abu Agila Mohammad Mas’ud, svolsero un ruolo centrale nell’organizzazione e nella logistica.
Sarkozy, Gheddafi e il prezzo del potere
Se Gheddafi usò il terrorismo come strumento di ritorsione, Sarkozy sembra aver usato il dittatore libico come risorsa per raggiungere l’Eliseo. Il presunto accordo di finanziamento tra i due leader segna un momento oscuro nella storia politica francese. La figura di Sarkozy emerge come quella di un politico disposto a negoziare con un regime autoritario, ignorando le implicazioni morali e politiche.
Questa alleanza tra Parigi e Tripoli si concluse tragicamente per Gheddafi, ucciso nel 2011 durante la guerra civile libica, un conflitto che vide proprio la Francia in prima linea nel sostegno ai ribelli. L’intervento francese pose fine al regime, ma lasciò un vuoto di potere che destabilizzò ulteriormente la regione.
Una lezione per la storia
Il caso Senoussi-Sarkozy evidenzia come i rapporti internazionali siano spesso guidati da interessi personali e politici piuttosto che da principi etici. Mostra inoltre come il terrorismo, usato come strumento geopolitico, lasci cicatrici profonde non solo nelle vittime, ma anche nei Paesi che si trovano a gestire le conseguenze di questi atti.
Questa vicenda ci ricorda che le scelte compiute dai leader non avvengono mai in un vuoto morale. Le alleanze strette per interesse personale, i compromessi con regimi autoritari e l’indifferenza verso le vittime creano cicli di violenza e instabilità che si ripercuotono per decenni. La storia non dimentica, e il caso Senoussi è lì a dimostrarlo.

