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	<title>GIUK gap Archives - InsideOver</title>
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	<title>GIUK gap Archives - InsideOver</title>
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		<title>Sottomarini russi sfidano la Nato nell&#8217;Atlantico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sottomarini-russi-sfidano-la-nato-nellatlantico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 12:38:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[GIUK gap]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[Voenno-morskoj Flot (Flotta Russa)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="552" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sottomarino russo" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296-300x86.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296-768x221.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296-1024x294.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le gelide acque dell&#8217;Atlantico del Nord tornano al centro di una massiccia operazione da parte dei sottomarini della Voenno-morskoj Flot (la Marina Russa) come non si vedeva dai tempi della Guerra Fredda. Non meno di 10 unità, di cui otto a propulsione nucleare, hanno preso il largo la scorsa settimana dal porto che è sede &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/sottomarini-russi-sfidano-la-nato-nellatlantico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="552" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sottomarino russo" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296-300x86.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296-768x221.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Sottomarino-russo-nellAtlantico-La-Presse-e1572611922296-1024x294.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Le gelide acque dell&#8217;<strong>Atlantico del Nord</strong> tornano al centro di una massiccia operazione da parte dei sottomarini della <strong>Voenno-morskoj Flot</strong> (la Marina Russa) come non si vedeva dai tempi della <strong>Guerra Fredda</strong>. Non meno di <strong>10 unità</strong>, di cui otto a propulsione nucleare, hanno preso il largo la scorsa settimana dal porto che è sede della Flotta del Nord, <strong>Murmansk</strong>, per un&#8217;esercitazione di vasta portata che ha come obiettivo principale testare le difese del fronte marittimo settentrionale della Nato, oltrepassando il <strong>Giuk Gap</strong>, e penetrando in pieno oceano diretti verso le coste orientali degli Stati Uniti cercando di non essere scoperti.</p>
<p>A dare per prima la notizia è stata la televisione di Stato norvegese, <a href="https://www.nrk.no/norge/hemmelig-ubat-operasjon_-_malet-er-a-vise-at-russland-kan-na-usa_-1.14761298" target="_blank" rel="noopener">la <em>Nrk</em></a>, riportando fonti di intelligence. Secondo Oslo l&#8217;attuale posizione delle unità sottomarine russe è attualmente nota, ma trattandosi di un&#8217;imponente manovra della durata di due mesi potrebbe non esserlo in futuro.</p>
<p>Sei delle 10 unità sarebbero state infatti localizzate. In particolare due sottomarini atomici sarebbero ad ovest dell&#8217;<strong>Isola degli Orsi</strong>, tra l&#8217;arcipelago delle Svalbard ed il Finnmark, la parte più settentrionale della Norvegia, altre due unità sarebbero a est dell&#8217;isola già citata, di guardia agli ingressi orientali del <strong>Mare di Barents</strong>, mentre due classe Sierra, sottomarini nucleari da attacco, si troverebbero nel nord del Mar di Norvegia.</p>
<h2>Un&#8217;aperta sfida alla Nato</h2>
<p>Come anche riportato dal media di Stato norvegese, il fine principale, oltre quello di testare nuovi sistemi d&#8217;arma come avvenuto e <a href="https://www.youtube.com/watch?v=PU6NzJNUhDE" target="_blank" rel="noopener">mostrato dal Ministero della Difesa russo</a>, è quello di sfidare la <strong>Nato</strong> mettendo alla prova le sue capacità di individuare ed inseguire i sottomarini della Flotta del Nord, in quella che è la più grande esercitazione di questo tipo mai tenuta dal termine della Guerra Fredda.</p>
<p>Lo scopo è infatti quello di penetrare a fondo nell&#8217;Atlantico senza essere scoperti. L&#8217;intero viaggio delle unità sottomarine verrà condotto in immersione per oltrepassare la prima catena di difesa della Nato, che si estende in quel tratto di mare denominato Giuk Gap, e dimostrare la capacità di minacciare le coste orientali degli <strong>Stati Uniti</strong>. La Russia vuole dimostrare alla Nato che quel tratto di mare è &#8220;il nostro mare&#8221;, che è in grado di oltrepassare le difese dell&#8217;Alleanza Atlantica e raggiungere le coste americane.</p>
<p>La strategia navale russa è la stessa di quella della Guerra Fredda. Forzare il Giuk Gap per penetrare nel Nord Atlantico e colpire le linee di rifornimento navali della Nato, che, in caso di crisi, cercherebbe di tenere aperte con un imponente dispiegamento di mezzi navali. Allo stesso tempo lo scopo della Flotta del Nord è impedire alle forze navali Alleate la penetrazione nei mari artici, utilizzati come &#8220;bastione&#8221; per le unità sottomarine lanciamissili balistici, attraverso una postura attiva che prevede la difesa in profondità nelle acque avversarie.</p>
<h2>L&#8217;importanza del Giuk Gap</h2>
<p>Con Giuk Gap, acronimo di Greenland, Iceland e United Kingdom, si intende il braccio di mare che va dal Regno Unito alla Groenlandia controllato dalla Nato e che rappresenta un <strong>passaggio obbligato</strong> per le unità navali russe, &#8220;imbottigliate&#8221; nella basi dei mari artici di Muransk e Severomorsk.</p>
<p>Durante la Guerra Fredda, e per gli stessi motivi poc&#8217;anzi elencati, il controllo e la difesa del Giuk Gap era vitale nel quadro delle operazioni belliche in Europa oltre che per la difesa della coste orientali degli Stati Uniti.</p>
<p>Dopo quasi vent&#8217;anni di letargo, la Nato ha ripreso a rinforzare la sua frontiera marittima a nord con particolare attenzione proprio a quel passaggio obbligato: nella <a href="https://it.insideover.com/guerra/f-35-italiani-nei-cieli-dislanda-ecco-loperazione-northern-lightning.html" target="_blank" rel="noopener">base aerea islandese</a> di <strong>Keflavik</strong>, presso la capitale Reykjavik, da qualche anno si sono rivisti i velivoli di pattugliamento marittimo americani, i <strong>P-8 Poseidon</strong>, inoltre indiscrezioni &#8211; mai confermate &#8211; riportano che la catena di ascolto sottomarina <strong>Sosus</strong> (Sound Surveillance System), è stata riattivata e rimodernata.</p>
<p>Contestualmente la <strong>Us Navy</strong> ha <a href="https://www.thedrive.com/the-war-zone/22794/the-scope-not-the-scale-of-russian-and-chinese-naval-ops-in-the-atlantic-is-worrisome" target="_blank" rel="noopener">riaperto il comando della Seconda Flotta</a>, incrementando il numero di esercitazioni navali e pattugliamenti nell&#8217;Atlantico del Nord.</p>
<p>Nonostante queste disposizioni, se un consistente numero di sottomarini russi, comprese alcune nuove unità molto silenziose come i nuovi Ssbn classe Borey, cercassero di spingersi a sud forzando il Giuk Gap, gli Stati Uniti e gli Alleati della Nato faticherebbero, anche molto probabilmente, a tracciarli e seguirli per una semplice questione numerica: la flotta dei sottomarini da attacco statunitense, deputata alla ricerca e inseguimento degli Ssbn russi, è oberata di compiti a fronte di un relativamente esiguo numero di unità a disposizione. Un sottomarino, anche se moderno, potente e veloce, può essere in un solo posto alla volta, ed i fronti &#8220;caldi&#8221; in cui sono coinvolti gli Stati Uniti non sono pochi.</p>
<h2>Da Mosca nessun commento</h2>
<p>L&#8217;operazione navale attualmente in corso sembra essere coperta da un <strong>pesante velo di segretezza</strong>. Mosca non ha infatti rilasciato alcun comunicato &#8211; per il momento &#8211; fatta esclusione per <a href="https://function.mil.ru/news_page/country/more.htm?id=12259518@egNews" target="_blank" rel="noopener">la pubblicazione di un video di un lancio di un missile balistico</a> da un sottomarino classe Borey, il &#8220;Principe Vladimir&#8221;, effettuato nel Mare Bianco lo scorso 29 ottobre. Il missile, un Bulava, ha colpito il suo bersaglio a 8mila chilometri di distanza nel poligono di Kura in Kamchatka.</p>
<p>Si ritiene, infatti, che il &#8220;Principe Vladimir&#8221; faccia parte della squadra di 10 sottomarini che ha preso il largo per l&#8217;esercitazione. Successivamente al lancio del Slbm, il sottomarino ha effettuato ulteriori prove che hanno riguardato l&#8217;<a href="https://structure.mil.ru/structure/forces/navy/news/more.htm?id=12259877@egNews" target="_blank" rel="noopener">utilizzo di siluri</a>, sempre nello stesso tratto di mare. Il &#8220;Principe Vladimir&#8221; è l&#8217;ultimo nato della classe <strong>Borey-A</strong>, o projekt 955, composta attualmente da altre tre unità: il Yuri Dolgorukiy, l&#8217;Alexander Nevsky e il Vladimir Monomakh.</p>
<p>La <a href="https://it.insideover.com/guerra/quali-sono-le-condizioni-della-marina-russa.html" target="_blank" rel="noopener">Voenno-morskoj Flot</a> dispone di una portaerei, un incrociatore pesante, tre incrociatori medi, 13 cacciatorpediniere, 8 fregate, 78 corvette, 17 sottomarini da attacco a propulsione nucleare (Ssn), 22 sommergibili da attacco a propulsione diesel-elettrica (Ssk), 13 sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (Ssbn), 7 sottomarini lanciamissili da crociera (tipo Ssgn), 3 sottomarini per compiti speciali, 19 landing ship tanks (Lst), 32 mezzi da sbarco di vario tipo, 14 vascelli per compiti speciali, 41 pattugliatori e 47 unità contromisure mine. Nella flotta sono impiegati un totale di approssimativamente <strong>130mila uomini</strong> e vengono impiegati più di 300 velivoli.</p>
<p>In particolare nella Flotta del Nord sono in servizio sei unità sottomarine classe Delta IV, un classe Borei (il &#8220;Dolgorukiy&#8221;) insieme ad un vecchio classe Tifone, il &#8220;Dmitrij Donskoj&#8221; usato come piattaforma per test missilistici. La componente da attacco è data da tre Oscar II e un classe Yasen (il &#8220;Severodvinsk&#8221;) tutti del tipo Ssgn, a cui si affiancano tre Victor III, sei tra Akula I e II e quattro Sierra del tipo Ssn.</p>
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		<item>
		<title>Giuk Gap: il &#8220;nuovo&#8221; fronte dell&#8217;Atlantico della sfida tra Russia e Nato</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/giuk-gap-atlantico-russia-nato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[GIUK gap]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Trident Juncture 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La rinnovata attenzione della Russia verso l’Artico ha fatto sì che anche negli ambiti Nato tornasse in auge un concetto geografico chiave nella difesa dell’Atlantico, il Giuk (Greenland, Iceland, United Kingdom) gap. L’unica porta di accesso nell&#8217;oceano Atlantico dal mare del Nord (e viceversa). Un doppio collo di bottiglia che ha assunto un’importanza e un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/giuk-gap-atlantico-russia-nato.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/giuk-gap-atlantico-russia-nato.html">Giuk Gap: il &#8220;nuovo&#8221; fronte dell&#8217;Atlantico della sfida tra Russia e Nato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8749039-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La rinnovata attenzione della <strong>Russia</strong> verso l’Artico ha fatto sì che anche negli ambiti <strong>Nato</strong> tornasse in auge un concetto geografico chiave nella difesa dell’Atlantico, il <strong>Giuk (Greenland, Iceland, United Kingdom) gap</strong>. L’unica porta di accesso nell&#8217;oceano Atlantico dal mare del Nord (e viceversa).</p>
<p>Un doppio collo di bottiglia che ha assunto un’importanza e un peso rilevante dal 1940 quando, dopo l’invasione della Norvegia da parte della Germania nazista, le forze armate britanniche occuparono le isole Far Oer e l’Islanda, mentre quelle statunitensi invasero la Groenlandia così da assicurare agli Alleati il controllo dell’area. Una decisione presa su impulso della Royal Navy che, preoccupata di un possibile attraversamento verso l’Atlantico da parte delle navi da guerra tedesche dello stretto di Danimarca -il braccio di mare tra Groenlandia e Islanda-, chiese e ottenne il via libera alla duplice operazione di invasione nel tentativo di controllare l’area. Era vitale difendere i convogli, che navigavano quotidianamente tra le due sponde dell’Atlantico, dai cannoni degli incrociatori e delle corazzate della Kriegsmarine, essendo già minacciati dagli U-boot.</p>
<p>L&#8217;applicazione più famosa di questo concetto difensivo si ebbe nel maggio 1941, durante l&#8217;<strong>Operazione Rheinübung</strong>, ovvero il tentativo da parte della corazzata Bismarck e dell’incrociatore pesante Prinz Eugen di entrare in Atlantico dalla Norvegia. L’obiettivo tedesco era di verificare se fosse effettivamente possibile oltrepassare il collo di bottiglia dello stretto di Danimarca in modo tale da poter utilizzare il naviglio pesante attivamente nella “battaglia dell’Atlantico”. Le osservazioni aeree in Norvegia, l’intuizione dell’Ammiraglio della Flotta John Tovey e la precedente valutazione sull&#8217;importanza strategica del Giuk gap fecero sì che una squadra di navi da guerra, con ammiraglia l&#8217;Hms Hood, salpò da Scapa Flow per intercettare la divisione navale tedesca. Nonostante l’affondamento della Hood nella battaglia dello stretto di Danimarca, per i tedeschi l’operazione terminò in un disastro culminato con la perdita della Bismarck e con la fine di ogni velleità di inviare navi da guerra nell&#8217;Atlantico.</p>
<p>La fine della seconda guerra mondiale non comportò che si abbandonasse l’idea di difesa del Giuk gap, anzi questo fu inglobato nella nascente strategia navale della Nato essendo l’unico punto di attraversamento possibile per le navi e per i sommergibili della flotta del Nord della marina sovietica. Proprio questi ultimi, per tutta la Guerra Fredda sono stati considerati i “pericoli principali” in caso di conflitto, tant&#8217;è che Stati Uniti e Regno Unito decisero di installare una serie di postazioni di ascolto subacquee (Sosus, Sound Surveillance System) nei due bracci di mare così da rilevare ogni attraversamento dell’area. La zona era controllata non solo tramite i sensori, perché dall&#8217;aeroporto di Keflavik (all&#8217;epoca sede della Naval Air Station Keflavik) decollavano giornalmente aerei da pattugliamento marittimo così come cacciatorpediniere e fregate solcavano i mari in assetto da lotta antisommergibile (Asw anti-submarine warfare). La dissoluzione dell’Unione Sovietica, la fine della Guerra Fredda e il mutamento degli interessi geopolitici degli Stati Uniti e della Nato hanno, però, contribuito a far distogliere l’attenzione dal Giuk gap. Ma negli ultimi anni lo scenario si è modificato nuovamente.</p>
<p>A far tornare all&#8217;ordine del giorno il Giuk gap e la regione Artica hanno certamente contribuito sia lo <strong>scioglimento dei ghiacci</strong> sia le nuove tensioni internazionali, incrementate a seguito dell’annessione della Crimea e dell’intervento russo nella <strong>guerra siriana</strong>. Proprio dal Cremlino hanno ripreso a guardare con interesse al “Alto Nord” rispolverando l’idea sovietica di assicurarsi il controllo dell’Artide tramite lo stanziamento di una massiccia flotta navale a Murmansk, unico porto che affaccia sul polo nord a non essere mai ghiacciato. La città principale della penisola di Kola e la flotta del Nord che vi è ospitata sono tornate al centro della politica russa in maniera ufficiale nel 2015, quando l’ultima dottrina marittima presentata dal Ministero della Difesa di Mosca ha sancito l’incremento di valore strategico per l’Atlantico settentrionale e per il mar Glaciale Artico. Decisione presa anche per questioni prettamente economiche poiché lo scioglimento dei ghiacciai permette di utilizzare la rotta artica per il traffico navale mercantile, ma soprattutto ha portato alla scoperta di giacimenti petroliferi e gasieri stimati dall&#8217;Us Geological Survey in 90 miliardi di barili di petrolio e 1.669 trilioni di metri cubi di gas naturale.</p>
<p>Per la Russia controllare l’Artico è cruciale anche per via delle centinaia di <strong>cavi internet sottomarini</strong> che connettono le due sponde dell’Atlantico. Alle rivendicazioni di Mosca e alla ripresa delle politiche di sviluppo e di dispiegamento militare nell&#8217;area, la Nato ha tardato a rispondere, concretamente preoccupata maggiormente della situazione nel Medio Oriente e nell&#8217;Europa Orientale. Nel 2014, però, quando i radar dei Paesi dell’Alleanza Atlantica hanno iniziato a captare un numero sempre più crescente di navi, sottomarini e aerei russi nel braccio di mare tra oceano Atlantico e Artico, l’idea di difendere il GIUK gap è tornata prepotentemente in auge sui tavoli di Washington e di Londra. Il timore di perdere la superiorità aeronavale nell&#8217;area è cresciuto ulteriormente negli ultimi 5 anni, anche perché sono aumentati sia gli avvistamenti di sommergibili nucleari sia le violazioni degli spazi aerei dei Paesi da parte dei bombardieri russi.</p>
<p>La chiara riprova di ciò è stata l’esercitazione <strong>Trident Juncture 2018</strong>, nel corso della quale circa 50mila soldati di 31 Paesi (i 29 Nato più Svezia e Finlandia) si sono addestrati in Norvegia per verificare le effettive capacità di risposta delle forze Nato a un’aggressione straniera. Manovre che non hanno avuto solo carattere terrestre, ma anche aereo e navale andando così a rimarcare la nuova centralità che ha per la Nato la difesa del mare del Nord e dell’Atlantico settentrionale. L’apporto maggiore, ovviamente, è stato quello degli Stati Uniti che hanno inviato anche la Uss Harry Truman, segnando così il ritorno di una portaerei nucleare nell&#8217;area dall&#8217;esercitazione Ocean Venture del 1992. L&#8217;inizio della Trident Juncture, però, non è stato in Norvegia ma in Islanda, dove circa 100 Marines hanno simulato un attacco all&#8217;aeroporto di Keflavik supportati dai mezzi decollati dalla Lhd (Landing Helicopter Dock) Uss Iwo Jima. L’addestramento in terra islandese non è stato casuale. In primo a luogo, l’Islanda non ha forze armate ad eccezione della Guardia Costiera e la difesa del Paese è affidata alla NATO e agli Stati Uniti, ma in secondo luogo l’esercitazione dei Marines ha dimostrato il rinnovato interesse di Washington nel ribadire l’attenzione primaria per quella zona importante geograficamente per la difesa atlantica. A conferma di questo c’è anche la volontà del Pentagono di ristabilire in pianta stabile due squadroni di caccia e di aerei da pattugliamento marittimo all&#8217;aeroporto di Keflavik, ai quali si aggiungeranno i velivoli Boeing P-8A Poseidon ordinati dal Regno Unito a gennaio 2019 che potranno controllare un’altra ampia porzione di mare del Nord.</p>
<p>Il GIUK gap tornerà quindi a essere presidiato 24 ore al giorno dalle forze Nato nel tentativo di arginare ogni possibile tentativo russo (ma anche cinese) di espandersi nell&#8217;area, salvaguardando così sia le vie di comunicazioni marittime sia i cavi Internet sistemati sul fondo dell’Oceano. Un possibile sabotaggio è visto con timore dai Paesi NATO, e a farlo crescere ha contribuito la decisione di Mosca di stanziare molti fondi per lo sviluppo di sottomarini capaci di tranciare i cavi subacquei mettendo a rischio l’intero sistema economico e di comunicazione tra le due sponde dell’Atlantico. Nonostante questo la Trident Jucture 2018 ora come ora, però, rimane un fulmine a ciel sereno per la NATO, anche perché tutte le decisioni e le misure atte a “contenere” la Russia nell’area dell’Artico sono state prese da singoli Stati, dal momento che le politiche dell’Alleanza incentrate maggiormente verso il fianco dell’Europa dell’Est. Certo è che le recenti attività nell&#8217;Artico e gli investimenti di Mosca per modernizzare la flotta subacquea (nettamente inferiore di numero rispetto a quella sovietica) potrebbero portare a iniziative da parte della NATO, volte a dare nuovo vigore e importanza al concetto strategico della necessità di difendere l’Artide, il mare del Nord e l’oceano Atlantico, controllando contemporaneamente ogni movimento nell’area del Giuk gap.</p>
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