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Keflavik è una località non lontana da Reykjavik, capitale dell’Islanda, sede di un aeroporto costruito al tempo della Seconda Guerra Mondiale dagli Stati Uniti e diventato una base militare, oltre che servire da collegamento internazionale per l’isola dei ghiacci e dei vulcani.

Da qualche giorno in quell’avamposto sperduto della frontiera nord della Nato sventola la bandiera italiana. Con una cerimonia solenne tenutasi il 27 settembre nell’aeroporto militare islandese è iniziata ufficialmente l’operazione di Interim Air Policing denominata Northern Lightning. Per la prima volta un caccia di quinta generazione viene impiegato in una missione di questo tipo, dando all’Italia il privilegio di essere il primo paese dell’Alleanza Atlantica ad impiegare in un’operazione Nato il velivolo F-35.

Sono sei i caccia F-35A, provenienti dal 32esimo Stormo di Amendola (Foggia), che avranno il compito di preservare l’integrità dello spazio aereo della Nato e dell’Islanda, che, come noto, non dispone di proprie Forze Armate (eccezion fatta per un corpo di Guardia Costiera) e pertanto delega la sua difesa agli altri Paesi dell’Alleanza Atlantica.

La missione Northern Lightning

Come ci informa il Ministero della Difesa, la Task Force Air (Tfa) del 32esimo Stormo, costituita sulla base aerea di Keflavik sarà alle dirette dipendenze del Comando Operativo di vertice Interforze (Coi) e sarà costituita, oltre che dal Task Group Lightning, anche da personale tecnico e logistico e da un team di controllori della difesa aerea del Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico. Questi, in coordinamento con la Guardia Costiera islandese, assicureranno le funzioni proprie della difesa aerea in tempo di pace (definita Air Policing), dalla sorveglianza e identificazione al controllo degli intercetori nell’area di responsabilità (Aor – Area of Responsability) oltre ai collegamenti con il Caoc (Combined Air Operation Center) di Uedem, in Germania.

Islanda: al via l'operazione NATO Northern Lightning

Gli F 35 Italiani, caccia di 5ᵃ generazione, hanno iniziato in Islanda la missione NATO Air Policing per la protezione dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica.Con l’Alzabandiera solenne all’Aeroporto militare di Keflavik, è ufficialmente iniziata l’Operazione Northern Lightning per la Task Force Air 32nd Wing dell’Aeronautica Militare#ForzeArmate#UnaForzaperilPaese

Gepostet von Stato Maggiore della Difesa – Italian Armed Forces am Samstag, 28. September 2019

Per garantire la necessaria cornice di sicurezza sarà inoltre impiegato un team costituito da personale del 16esimo Stormo “Fucilieri dell’Aria” dell’Aeronautica Militare di Martina Franca (Taranto), che sarà coadiuvato da personale “Force Protection” del 32esimo Stormo. Ci sono poi gli altri assetti dell’Aeronautica Militare che servono per il supporto logistico dei cacciabombardieri e del personale: i C-130J le aerocisterne KC-767 rispettivamente della 46esima Brigata aerea di Pisa e del 14esimo Stormo di Pratica di Mare; la sicurezza dei voli di trasferimento è stata garantita dal pattugliatore P-72 del 41esimo Stormo con compiti Sar (Search and Rescue).

La missione, per i nostri cacciabombardieri e personale di supporto, durerà complessivamente tre settimane e sarà un importante test di prontezza operativa in uno scenario climatico e strategico difficile come quello islandese. Oltre a confrontarsi con il clima del grande nord, i nostri mezzi ed equipaggi saranno impiegati in un fronte “caldo” della Nato: lo spazio aereo islandese, infatti, viene quasi regolarmente visitato dai bombardieri russi impegnati in crociere di pattugliamento per sondare le difese dell’Alleanza Atlantica, proprio come avveniva durante la Guerra Fredda.

Essendo i nostri F-35 i primi in assoluto a venire rischierati in Islanda, è ragionevole supporre che i russi non si lasceranno sfuggire l’occasione di un “incontro ravvicinato” coi caccia di quinta generazione per cercare di carpirne i segreti e testarne le caratteristiche di volo oltre che le modalità operative, pertanto ci aspettiamo che presto i nostri Lightning II saranno chiamati a decollare su scramble per intercettare bombardieri con la stella rossa possibilmente scortati da caccia “riempiti” di carburante per aumentarne l’autonomia.

F-35 ed Italia: una realtà operativa

Proprio durante la missione Northern Lightning, i nostri F-35 hanno raggiunto un’importante certificazione operativa: la cosiddetta Full Operational Capability (Foc).

Questo traguardo, che vede l’Italia essere il primo Paese della Nato a utilizzare gli F-35 in condizioni operative, è stato formalizzato da una cerimonia sull’aeroporto di Keflavik a cui ha partecipato il Capo di Stato Maggiore della Difesa generale Enzo Vecciarelli, accompagnato dal Csm dell’Aeronautica Militare, generale di squadra aerea Alberto Rosso.

“Oggi, con il raggiungimento della Full Operational Capability da parte della Task Force Air 32nd Wing” ha detto il Csm Difesa generale Vecciarelli “rinnoviamo il nostro impegno nel contribuire attivamente alla difesa collettiva. Il nostro Paese ha deciso di contribuire alle attività di Air Policing con le risorse più avanzate, gli F-35A dell’Aeronautica Mlitare, che per la prima volta sotto il comando e il controllo del Comando Aereo Alleato, garantiranno la sicurezza dello spazio aereo in una importante porzione strategica della regione euro-atlantica”.

Il ridispiegamento in Islanda dei nostri F-35 rappresenta la certificazione della maturità di un sistema complesso. Già in occasione della passata esercitazione congiunta Tlp (Tactical Leadership Program) dello scorso novembre, tenuta proprio sull’aeroporto foggiano di Amendola, che ha visto partecipare velivoli inglesi, americani e di altri Paesi della Nato, i Lightning II con la coccarda tricolore avevano ufficialmente conseguito la Ioc (Initial Operational Capability).

Tutti e otto i velivoli F-35A in dotazione all’Aeronautica Militare ed in forza al 32esimo Stormo avevano infatti completato il passaggio al software 3F che garantisce loro un’operatività bellica pressoché completa. Con il conseguimento della Foc, i nostri cacciabombardieri hanno completato il loro iter “preoperativo” dimostrando di essere diventati una realtà pienamente integrata nel sistema Difesa italiano e della Nato. La missione Northern Lightning dimostrerà anche l’efficacia del sistema logistico connesso all’attività degli F-35, data dal software Alis che sovrintende alla gestione del velivolo.

Northern Lightning arriva proprio in un momento in cui il dibattito politico sugli F-35 sembra essersi riacceso: c’è ancora chi, infatti, ritiene il velivolo troppo dispendioso nel suo complesso e possibilmente poco efficace. La realtà però e diversa. Un singolo F-35A costa circa 80 milioni di euro, al pari di altri velivoli della passata generazione, e la sua efficacia è indubbiamente rivoluzionaria rispetto alle macchine precedenti: un F-35 nasce come una piattaforma di raccolta e condivisione dei dati in tempo reale sul campo di battaglia che non ha eguali permettendo così al pilota, ma non solo, di avere un vantaggio tattico enorme anche in considerazione del suo livello di invisibilità non solo radar, ma anche per quanto riguarda le emissioni elettroniche e Ir.

A detta degli stessi piloti, infatti, l’F-35 permette di “vedere” il nemico prima di poter essere visti, di condividere le informazioni raccolte in tempo reale con tutti gli asset presenti sul campo di battaglia, e quindi di conseguire un vantaggio fondamentale per poter uscire vincitori da una battaglia. Un fattore fondamentale che altri caccia della passata generazione (tipo EF-2000) non hanno e che la politica deve considerare affinché non solo l’Aeronautica Militare, ma tutto lo strumento Difesa (compreso quello industriale), sia all’avanguardia.

Gli F-35 sono quindi degli strumenti imprescindibili se si vuole avere capacità realmente moderne e adatte ai campi di battaglia odierni e del prossimo futuro, in quanto non esistono alternative di pari livello, e soprattutto perché i caccia di sesta generazione, come il Tempest nel cui consorzio finalmente l’Italia ha deciso di partecipare, saranno pronti non prima di altri 15 o 20 anni.

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