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	<title>Germania Est Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 22 Jun 2023 11:08:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Germania Est Archives - InsideOver</title>
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		<title>REPORTAGE &#124; Il Land tedesco dove l&#8217;estrema destra può governare</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/il-land-tedesco-dove-lestrema-destra-puo-governare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 14:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative Fuer Deutschland (AFD)]]></category>
		<category><![CDATA[Germania Est]]></category>
		<category><![CDATA[Turingia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Il destino della Turingia, spartiacque tra la Germania dell'Est e quella dell'Ovest, tiene il Paese col fiato sospeso. La distanza che separa le due anime della nazione in termini di salari, pensioni e opportunità di lavoro, qui, ha permesso ai sovranisti di Alternative für Deutschland (Afd) di raggiungere percentuali record: dal 10,6% del 2014 al 23,4% alle elezioni dell’ottobre scorso, e ora può far tremare la Germania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/il-land-tedesco-dove-lestrema-destra-puo-governare">REPORTAGE | Il Land tedesco dove l&#8217;estrema destra può governare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/hqdefault-5-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p><p>Il destino della Turingia, spartiacque tra la Germania dell&#8217;Est e quella dell&#8217;Ovest, tiene il Paese col fiato sospeso. La distanza che separa le due anime della nazione in termini di salari, pensioni e opportunità di lavoro, qui, ha permesso ai sovranisti di Alternative für Deutschland (Afd) di raggiungere percentuali record: dal 10,6% del 2014 al 23,4% alle elezioni dell’ottobre scorso, e ora può far tremare la Germania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/il-land-tedesco-dove-lestrema-destra-puo-governare">REPORTAGE | Il Land tedesco dove l&#8217;estrema destra può governare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;anno più lungo dell&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/a-trentanni-dalla-caduta-del-muro-come-il-1989-ha-cambiato-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2019 06:51:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa Orientale]]></category>
		<category><![CDATA[Germania Est]]></category>
		<category><![CDATA[Muro di Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="30 anni fa cadeva il Muro di Berlino (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-1024x677.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La giornata del 9 novembre segna l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, avvenuta nel 1989, di cui ricorre quest’anno il trentennale. La caduta del Muro fu uno degli eventi cruciali del decisivo 1989 che segnò l’inizio della fine della Guerra fredda, di cui la barriera eretta dalle autorità socialiste della Germania Est era divenuta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/a-trentanni-dalla-caduta-del-muro-come-il-1989-ha-cambiato-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1268" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="30 anni fa cadeva il Muro di Berlino (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Muro-di-Berlino-1-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La giornata del 9 novembre segna l’anniversario della <strong>caduta del Muro di Berlino</strong>, avvenuta nel 1989, di cui ricorre quest’anno il trentennale. La caduta del Muro fu uno degli eventi cruciali del decisivo 1989 che segnò l’inizio della fine della <strong>Guerra fredda</strong>, di cui la barriera eretta dalle autorità socialiste della Germania Est era divenuta il massimo simbolo.</p>
<p>La caduta del Muro aprì la strada alla dissoluzione del sistema di potere costruito dall’<strong>Unione sovietica</strong> di Stalin nell’Est Europa nel secondo dopoguerra. Accelerò, senza esserne né il punto di inizio né quello conclusivo, un processo già in atto, che culminò tra il 1990 e il 1991 con la <strong>riunificazione tedesca</strong>, la transizione dell’Est Europa a un sistema di democrazia pluralista e economia di mercato (accompagnato molto spesso da gravi squilibri) e, infine, con il collasso della stessa <strong>Unione sovietica</strong>. La fine di un sistema senescente come quello del comunismo a guida sovietica riguardò tutta l’Europa orientale, secondo un effetto domino che travolse regimi politici caratterizzati da alterne fortune nel secondo dopoguerra, evaporati come neve al sole mentre esplodevano le contraddizioni che ne avevano causato la sclerosi.</p>
<p>La <strong>stagnazione economica, </strong>la persistente influenza dei <strong>debiti contratti con le istituzioni finanziarie occidentali</strong>, la ripresa di movimenti a lungo repressi e facenti riferimento a orizzonti ideali diversi da quello comunista (<strong>Solidarnosc in Polonia</strong>), il collasso degli apparati securitari su cui si reggevano le burocrazie comuniste (come in Romania) o una convergenza di questi fattori travolsero, nel decisivo 1989, l’Europa sovietica. Tramontata formalmente due anni dopo, quando l’alleanza militare e strategica del <strong>Patto di Varsavia </strong>si sciolse ufficialmente. Ma scossa alle fondamenta nell’anno della caduta del Muro, in cui l’Europa vide la rimozione della sua faglia geopolitica e materiale più vistosa. E in cui, per un contrappasso storico, iniziò il processo di <strong>marginalizzazione del Vecchio Continente, </strong>che dal bipolarismo aveva tratto un’appendice di rilevanza strategica dopo il suicidio delle guerre mondiali, negli ordini mondiali dei decenni a venire.</p>
<h2>Tutto parte dalla Polonia</h2>
<p>La frammentazione dell’Europa sovietica iniziò dalla <strong>Polonia</strong>. Paese più importante, assieme alla Germania Est, dell’architettura di Mosca nell’Europa orientale. Interessata, a cavallo tra il 1988 e il 1989, da un’ondata di scioperi operai contro il regime guidato dal generale <strong>Wojciech Jaruzelski, salito al potere a inizio decennio </strong>per prevenire un’invasione sovietica dopo lo scoppio della protesta del sindacato cattolico <strong>Solidarnosc</strong>. Lech Walesa, leader di Solidarnosc, forte dell’appoggio del primo pontefice polacco della storia, <strong>Giovanni Paolo II</strong>, del rafforzamento della Chiesa cattolica polacca come elemento d’influenza nella società, di finanziamenti internazionali consistenti (tra cui quelli del Psi di Bettino Craxi) e della base operaia esaltata dalla propaganda comunista riuscì gradualmente a togliere il terreno dai piedi del regime.</p>
<p>L’ondata di scioperi condusse alla convocazione delle prime vere elezioni della Polonia post-bellica nel giugno del 1989. La strategia di Walesa arrivò a compimento mesi prima che la caduta del Muro fosse anche solo lontanamente ipotizzabile: in un sistema ancora particolarmente ingessato, con un gran numero di seggi bloccati per il partito comunista egemone, Solidarnosc ottenne il 35%, segnando che il mutato vento della storia stava soffiando in direzione opposta al governo nazionale. Con realismo, Jaruzelski accettò il risultato, assegnando a Solidarnosc la guida di una coalizione di governo non comunista guidato dall’attivista del sindacato <strong>Tadeusz Mazowiecki</strong>. L’elezione di Walesa alla presidenza, l’anno dopo, avrebbe completato la transizione.</p>
<h2>L’Ungheria abbatte il suo muro</h2>
<p>I movimenti che animavano la Polonia si riverberarono ben presto sulla vicina <strong>Ungheria</strong>, in cui si erano già manifestate spinte autonome. Il futuro dell’Ungheria si aprì con la valorizzazione di un passato ben impresso nella memoria dei magiari: il perdono postumo comminato dalle autorità a <strong>Imre Nagy </strong>e agli altri eroi della rivolta antisovietica del 1956. Nel mese di giugno 1989 a Budapest, nella centralissima Piazza degli Eroi, Nagy fu solennemente commemorato in un evento che portò, tra le altre cose, alla notorietà un giovane politico liberale da poco rientrato nel Paese dopo la fine di una borsa di studio finanziata da <strong>George Soros</strong>: <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html" target="_blank" rel="noopener">Viktor Orban.</a></p>
<p>Poco prima l’esecutivo guidato da <strong>Miklos Nemeth </strong>aveva aperto a una serie di importanti concessioni: stop al monopartitismo, libere elezioni coi partiti democratici coinvolti e, nel mese di maggio, via libera alla rimozione della barriera elettrificata da quasi 250 chilometri che demarcava il confine con l’Austria. Dopo il primo, intenso semestre la transizione che portò alla trasformazione dell’Ungheria in una repubblica democratica tra il 1990 e il 1991 fu graduale e senza particolari scossoni.</p>
<h2>Salta il tappo della Ddr</h2>
<p>La mossa del governo ungherese aveva coinvolto direttamente la <strong>Germania Est, </strong>guidata dall’ultimo segretario-padrone della Sed il partito socialista unificato, <strong>Erich Honeker</strong>. Nell’estate 1989 decine di migliaia di tedeschi dell’Est iniziarono a viaggiare verso l’Ungheria per approfittare dei varchi aperti all’emigrazione. La marea montante delle manifestazioni portarono il regime a considerare più che plausibile l’ipotesi di schierare l’esercito per reprimere le proteste e le richieste di maggiore apertura e trasparenza nel Paese.</p>
<figure id="attachment_240221" aria-describedby="caption-attachment-240221" style="width: 3690px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-240221 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario.png" alt="" width="3690" height="6251" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario.png 1133w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario-177x300.png 177w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario-768x1301.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario-604x1024.png 604w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/storia-muro-berlino-anniversario-1511x2560.png 1511w" sizes="auto, (max-width: 3690px) 100vw, 3690px" /><figcaption id="caption-attachment-240221" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>
<p>La crescita delle tensioni interne al Paese portò il governo della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr) a sperare nel sostegno dell’esercito sovietico stazionante nel Paese in risposta alla sempre più dura e forte contestazione. A nulla valsero i decreti di chiusura dei confini, l’irrigidimento del Politburo della Sed, le minacce di una repressione simile a quella cinese di Piazza Tienanmen: quando nell’ottobre 1989 <strong>Mikhail Gorbacev </strong>venne in visita per celebrare il quarantesimo anniversario della Ddr, comunicò a Berlino Est che Mosca non aveva la forza politica di supportare il mantenimento dello status quo nel suo “impero” e spronò apertamente una politica di riforme.</p>
<p>Le parole di Gorbacev furono forse l’evento più significativo del 1989. Il Segretario del Pcus demoliva così in pochi giorni l’architettura politico-militare che aveva trattenuto nell’orbita sovietica i Paesi del Patto di Varsavia. Il destino politico di Honeker era segnato: il 18 ottobre 1989 fu destituito dal Politburo e sostituito dal suo vice <strong>Egon Krenz</strong>, che guidò la politica di riforme atta a conseguire l’emigrazione a Ovest dei suoi concittadini. La Ddr riaprì i confini e quando il 9 novembre i portavoce del governo socialista annunciarono il via libera all’emigrazione diretta tra Berlino Est e Berlino Ovest, migliaia di cittadini della capitale divisa si assieparono sul Muro eretto nel 1961, iniziando a demolirlo fisicamente per raggiungere l’Occidente. Il resto è storia. Una storia che parla della riunificazione più simbolica che reale della Germania, in cui tra Est e Ovest continua a persistere un divario economico e sociale non indifferente. Caduto il Muro fisico, trent’anni dopo, <a href="https://it.insideover.com/economia/quel-muro-che-continua-a-dividere-la-germania.html" target="_blank" rel="noopener">la sfida dell’integrazione tra le due Germanie deve ancora essere vinta.</a></p>
<h2>Cecoslovacchia e Bulgaria, transizioni rapide e morbide</h2>
<p>Praga e Sofia furono fortemente condizionate da quanto avvenuto in Germania Est. L’effetto domino travolgente della dissoluzione dei regimi comunisti esteuropei coinvolse <strong>la Cecoslovacchia nella seconda metà del 1989</strong>. Il <strong>Forum Civico </strong>dello scrittore e dissidente <strong>Vaclav Havel </strong>intensificò la pressione per la liberazione dei prigionieri politici, la fine della repressione e della censura, e il 17 novembre 1989 una manifestazione nella capitale per la Giornata internazionale degli studenti si espanse a macchia d’olio in un vero e proprio moto di rivolta contro il regime. Rivolta oceanica, permanente e incredibilmente disciplinata: le manifestazioni di massa che coinvolsero <strong>800.000 persone </strong>e delegittimarono il regime comunista furono definite “<strong>rivoluzione di velluto</strong>”.</p>
<p>In meno di un mese, il comunismo cecoslovacco evaporò, in parallelo a quanto fatto dalla Sed negli stessi giorni tra fine novembre e inizio dicembre il regime rinunciò al ruolo-guida del Partito sancito dalla Costituzione e fu avviata in maniera istantanea la transizione. Havel divenne Presidente, il Forum Civico vinse il voto popolare del 1990 e, nel 1993, la repubblica si scisse, dando origine alle attuali <strong>Repubblica Ceca e Slovacchia.</strong></p>
<p><strong>La Cecoslovacchia era centro industriale e produttivo di grande importanza. La Bulgaria il piantone del Patto di Varsavia, </strong>forse l’unico vero Stato fantoccio privo di reale sovranità nel blocco sovietico. La tenuta del suo regime era vincolata all’esistenza del bipolarismo e della Guerra Fredda, e quando l’evento simbolicamente più significativo, la caduta del Muro, ebbe luogo, facendo capire a Sofia l’importanza del proclama neutralista dei sovietici, il vassallo veterostalinista <strong>Todor Zhivkov </strong>fu destituito in meno di 24 ore. La rapidità d’azione del <strong>Partito Comunista Bulgaro </strong>gli consentirono di sopravvivere alla fine della Guerra Fredda. Cambiata la pelle e rinnegato il marxismo-leninismo, la formazione assunse il nome di <strong>Partito Socialista Bulgaro </strong>e convocò, vincendole, le elezioni del 1990.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://uploads.knightlab.com/storymapjs/31d7ed71fce0da654d0c098187332ca1/dissoluzione-urss/index.html" width="100%" height="800" frameborder="0"></iframe></p>
<h2>Il Natale di sangue rumeno</h2>
<p>Anomalo nel contesto del 1989 fu il caso della transizione rumena. Il Paese più autonomo da Mosca, governato da <strong>Nicolae Ceaucescu, </strong>aveva pagato il suo avventurismo diplomatico e geopolitico e il suo avvicinamento eccessivamente incauto al blocco occidentale con la <strong>trappola del debito. </strong>La Romania di Ceaucescu aveva dovuto ricorrere a misure di austerità durissimeper ripagare i debiti contratti con le istituzioni internazionali. L’austerità e il razionamento di cibo, gas e altri beni di prima necessità furono, secondo molti analisti, funzionali a contenere dal 1981 in avanti la proliferazione del<strong> dissenso </strong>al di fuori di alcuni scioperi industriali e minerari.</p>
<p>La Romania di Ceaucescu era uno Stato di polizia vigilato strettamente dalla famigerata <strong>Securitate, </strong>talmente solerte nel compiere il suo lavoro di repressione da prevenire la nascita di ogni possibile forma di dissenso. Mentre la Romania di Ceaucescu diventava il Paese più povero del blocco sovietico e i suoi tassi di mortalità infantile toccavano livelli da Terzo Mondo, il dittatore e la moglie Elena destarono scalpore per lo stile di vita lussuoso e la progressiva estraniazione dal resto del Paese. Il più emblematico esempio della paranoica volontà di autocelebrazione di Ceaucescu è il gigantesco, grigio e freddo <strong>Palazzo del Parlamento di Bucarest</strong>, cattedrale costruita nel deserto della Romania devastata dalla povertà.</p>
<p>Ceaucescu non capì la necessità di compromessi o cambi di direzione. Quando le proteste di piazza iniziarono a moltiplicarsi anche in Romania, la dittatura reagì con brutalità. Centinaia di morti soffocarono le proteste che si estesero dalla Transilvania alla capitale Bucarest a partire dal 17 dicembre. Troppo per molti dei soldati e degli ufficiali delle forze armate, che iniziarono ben presto a ammutinarsi e a rivolgersi ai ranghi del regime desiderosi di svicolare da un confronto che rischiava di causare una devastante guerra civile. Data la struttura del potere rumeno, <strong>l’unica alternativa realisticamente possibile a Ceaucescu era una congiura interna al regime</strong>. Una resa dei conti interna. Così fu. Il 21 dicembre Ceaucescu infiammò a Bucarest una folla di 100mila persone; poche ore dopo, il <strong>ministro della Difesa Vasile Minea fu trovato morto in circostanze sospette. </strong>Suicida dopo esser stato destituito per ammutinamento, sostenne il regime. Ucciso per aver disobbedito, sostenne il neocostituito <strong>Fronte di Salvezza Nazionale (Fsn), </strong>formato da diversi membri di secondo piano dell’apparato e guidato da <strong>Ion Iliescu</strong>.</p>
<p>A decidere l’esito della rivolta fu il sostituto <strong>Victor Stanculescu. </strong>Terrorizzato dall’idea di dover scegliere tra due plotoni di esecuzione (quello dei rivoltosi o quello del regime), Stanculescu guidò palesemente la rivolta delle forze armate. Sfruttando la situazione di caos per usarle contro il dittatore, assediato tra il 22 e il 23 dicembre dai manifestanti assiepati attorno ai palazzi di potere di Bucarest. <strong>Il tentativo di fuga in elicottero di Nicolae e Elena Ceaucescu fallì: tra il 24 e il 25 dicembre 1989 il Fsn guidò un processo-lampo contro il dittatore e la moglie </strong>che si concluse con la loro fucilazione. Il Natale di sangue rumeno concluse una decade durissima per il Paese, nella quale tra le 600 e le 1.000 persone persero la loro vita. Il golpe interno all’apparato di potere rumeno chiuse nella maniera più atipica l’anno della <strong>caduta del Muro</strong>. Il decisivo 1989: un anno al cui termine l’Europa si scoprì meno divisa ma, al tempo stesso, meno centrale nel mondo. Finito il bipolarismo, le vecchie faglie interne al continente avrebbero continuato a palesarsi. Lungi dal far finire la storia europea, la caduta del Muro l’ha rimessa in cammino.</p>
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		<title>Quel &#8220;muro&#8221; che continua a dividere la Germania</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quel-muro-che-continua-a-dividere-la-germania.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2019 20:13:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Alternative Fuer Deutschland (AFD)]]></category>
		<category><![CDATA[Germania Est]]></category>
		<category><![CDATA[Muro di Berlino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="761" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Germania, muro di Berlino" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A quasi trent&#8217;anni dalla caduta del Muro di Berlino c&#8217;è una barriera socio-economica che continua a dividere internamente le due Germanie. E si sovrappone all&#8217;ex confine tra la Repubblica federale tedesca schierata nel campo occidentale e la Repubblica democratica tedesca socialista. Ricca e efficiente, a confronto degli altri Paesi del blocco sovietico, ma comunque molto meno competitiva dell&#8217;Ovest a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/quel-muro-che-continua-a-dividere-la-germania.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quel-muro-che-continua-a-dividere-la-germania.html">Quel &#8220;muro&#8221; che continua a dividere la Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="761" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Germania, muro di Berlino" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Muro-di-Berlino-30-anni-Getty-e1572293631417-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A quasi trent&#8217;anni dalla caduta del Muro di Berlino c&#8217;è una barriera socio-economica che continua a dividere internamente le due Germanie. E si sovrappone all&#8217;ex confine tra la <strong>Repubblica federale tedesca </strong>schierata nel campo occidentale e la <strong>Repubblica democratica tedesca </strong>socialista. Ricca e efficiente, a confronto degli altri Paesi del blocco sovietico, ma comunque molto meno competitiva dell&#8217;Ovest a cui si riunificò nel 1990.</p>
<p>La disuguaglianza è la cifra determinante nel rapporto tra le due parti della Germania, la conseguenza di politiche costose e confusionarie seguite alla riunificazione, che nonostante trasferimenti monetari valutati in circa duemila miliardi di euro in tre decenni non hanno sortito l&#8217;effetto sperato. Il motivo principale? L&#8217;Est è stato gettato nella bolgia della competizione con le più efficienti, sviluppate e organizzate regioni dell&#8217;Ovest subito dopo aver perso il vitale aggancio alla catena del valore dell&#8217;Europa sovietica e dopo aver visto imposta, dal governo di <strong>Helmut Kohl, </strong>un&#8217;agenda economica basata sulla trasformazione in marchi dell&#8217;ovest dei molto più deboli e fluttuanti marchi dell&#8217;est.</p>
<p>Come spiegato in <em>Anschluss </em>dall&#8217;economista <strong>Vladimiro Giacchè </strong>la conseguenza è stata disastrosa per i tedeschi dell&#8217;Est, che hanno visto il complesso di proprietà pubbliche del vecchio stato compattate nell&#8217;organizzazione  della <strong>Treuhandstalt</strong>, un elefantiaco apparato politico-economico che avrebbe dovuto gestire la transizione dell&#8217;Est all&#8217;economia di mercato e alla quale fu dato il compito di ristrutturare 8.500 imprese di Stato della Rdt, che occupavano circa quattro milioni di dipendenti. Come fa notare <strong>Milena Gabanelli </strong>sul <em>Corriere della Sera, &#8220;f</em>urono privatizzate le caserme, le proprietà dei partiti, le case popolari, 2,4 milioni di ettari di terreni agricoli e foreste. In parallelo, partì un grande piano di infrastrutture che ha portato i Länder orientali ad avere strade, ferrovie, ponti, parchi, a rinnovare il 65% del patrimonio abitativo e all&#8217;eliminazione del 95% delle emissioni di anidride solforosa, delle quali la Ddr era il primo emettitore europeo&#8221;. Il Pil pro capite dell&#8217;ex Rdt è salito dal 45% all&#8217;82% del livello medio tedesco, ma la disuguaglianza si è fatta sempre più marcata in quanto a accessibilità dei servizi, inclusione interna e opportunità economica. <strong>Gli stipendi </strong>sono la nota più dolente, risultando del 20% mediamente inferiori nei <em>lander</em> orientali.</p>
<p>L&#8217;Est ha perso inoltre risorse umane in quantità industriale, privandosi molto spesso dei suoi migliori talenti e di giovani formati nelle sue università, attratti a Ovest dai migliori stipendi e dalla più ampia prospettiva lavorativa: tra il 1990 e il 2000 circa 2,3 milioni di tedeschi hanno lasciato l&#8217;Est, mentre dal 2002 al 2016 il saldo è negativo per oltre 400mila unità. <strong>Spopolamento </strong>che definire selettivo è riduttivo, dato che riguarda soprattutto giovani tra i 18 e i 40 anni, e molte donne: l&#8217;ex Rdt in certe aree ha oramai tassi di natalità che superano di poco gli 0,50 figli per donna, contro l&#8217;1,3-1,4 del resto della Germania, ed è condannata a un duro declino demografico.</p>
<p>Città centrali all&#8217;epoca del comunismo come Cottbus, Rostock, Magdeburgo e le aree ad esse circostanti perderanno fino al 10% della loro popolazione da qua al 2035; nell&#8217;Est fa chiaramente eccezione per diversi indicatori la capitale <strong>Berlino, </strong>che pure come polmone economico non tiene il passo di Monaco o Francoforte, e alcune eccezioni in discontinuità. Pensiamo a <strong>Dresda, </strong>rivitalizzata come polo culturale e uscita dal decennale limbo a cui l&#8217;aveva costretto il devastante bombardamento alleato che la rase al suolo nel 1945; o a <strong>Lipsia, </strong>in cui sta gradualmente prendendo piede un polo industriale innovativo. Gradualmente, l&#8217;Est potrebbe conoscere un&#8217;ulteriore faglia trasversale con la nascita di sacche di ulteriore disuguaglianza interna.</p>
<p>Questo ha portato l&#8217;ex Germania socialista  a percepire come distanti, e in certi casi ostili, le azioni del governo di Berlino. Non a caso l&#8217;Est è la culla del successo elettorale di <strong>Alternative fur Deutschland (Afd)</strong>, il partito di destra sovranista; il recente <a href="https://it.insideover.com/politica/braccio-di-ferro-tra-estrema-sinistra-e-afd-in-turingia.html">voto regionale in Turingia</a> ha portato i sovranisti vicini al 24%, sopravanzati solo dalla sinistra della <strong>Linke (31%)</strong>. Afd e Linke pescano i loro voti proprio a Est<strong>, </strong>laddove la <a href="https://it.insideover.com/politica/europa-centro-periferie-citta-provincia.html">dialettica centro-periferia</a> marcata in tutta Europa fa sentire in Germania i suoi effetti più forti. Segno della presenza di linee di faglia anche nella prima potenza europea. Che in un contesto di recessione economica e immobilismo politico rischiano di dare origine a fenomeni destabilizzanti e a una sempre più profonda spaccatura del Paese.</p>
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