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	<title>Delta Force Archives - InsideOver</title>
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	<title>Delta Force Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il blitz anti-Maduro, ecco i mezzi usati dalle forze Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-blitz-anti-maduro-ecco-i-mezzi-usati-dalle-forze-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 06:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Delta Force]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-600x750.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Ecco i mezzi utilizzati dagli Stati Uniti per catturare il presidente venezuelano Maduro, dai droni ai caccia stealth.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-600x750.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, come sappiamo, gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno intrapreso un&#8217;operazione militare per rimuovere il presidente venezuelano Nicolas <strong>Maduro</strong> e trasportarlo negli USA, dove probabilmente sarà processato per narcoterrorismo.</p>



<p>Non si è trattato di un vero e proprio cambio di regime: sebbene il presidente e sua moglie siano stati catturati in una rapidissima azione messa in atto dalla <strong>Delta Force</strong>, il sistema governativo venezuelano è ancora in piedi. Ci sono anche indicazioni che fanno ritenere che il presidente Maduro sia stato sostanzialmente venduto da alcuni membri del suo <em>entourage </em>(politici o militari): il ministro della Difesa, nei minuti in cui veniva effettuato l&#8217;attacco americano, affermava che la situazione era “di crisi” ma sotto controllo, mentre le difese aeree non sono entrate in funzione fatta eccezione per qualche sporadico colpo di MANPADS (Man Portable Air Defense System).</p>



<p>L&#8217;operazione “<strong>Absolute Resolve</strong>” è cominciata intorno alle 23 ora locale ed è terminata una manciata di minuti dopo che il palazzo presidenziale in cui dormiva Maduro insieme a sua moglie è stato preso d&#8217;assalto da membri della Delta Force, sbarcati sul tetto dell&#8217;edificio da un elicottero tipo MH-47 decollato molto probabilmente da una delle unità d&#8217;assalto anfibio che si trovavano al largo del Venezuela, facente parte del “Iwo Jima” <strong>Amphibious Ready Group (ARG)</strong> con a bordo il 22esimo MEU (Marine Expeditionary Unit), che al suo completo fa contare circa 2.200 soldati. Secondo quanto riportato da ufficiali del Pentagono l&#8217;operazione di cattura di Maduro ha impiegato circa 150 velivoli diversi di U.S Navy, U.S. Air Force nonché U.S. Marines, ma <strong>il dispositivo militare statunitense schierato nell&#8217;area dei Caraibi era davvero imponente</strong>, tanto da far pensare a una operazione militare molto più complessa rispetto all&#8217;esfiltrazione del presidente venezuelano.</p>



<p>Oltre all&#8217;ARG è presente anche il <strong>gruppo d&#8217;attacco della portaerei Ford</strong> rinforzato da 2 incrociatori classe Ticonderoga, 5 cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke e 2 sottomarini d&#8217;attacco alla propulsione nucleare. Inoltre gli Stati Uniti hanno spostato diversi velivoli nelle loro basi avanzate di Porto Rico e Repubblica Domenicana: <strong>F-35A e B</strong>, <strong>C-130</strong> di vario tipo (AC, MC e HC), droni <strong>Reaper</strong> e <strong>RQ-170</strong>, <strong>AV-8B</strong>, aerocisterne nonché, da ultimo, i caccia stealth di quinta generazione da superiorità aerea <strong>F-22</strong>, arrivati a Porto Rico la scorsa settimana. L&#8217;arrivo in zona di operazioni di questi velivoli ha permesso di capire l&#8217;imminenza dell&#8217;operazione militare. </p>



<p>L&#8217;azione ha coinvolto anche basi negli Stati Uniti (in totale 20), tra cui le più lontane rappresentate dalla sede di bombardieri strategici B-52H e <strong>B-1B</strong>. Si ritiene che questi ultimi siano entrati in azioni nella notte del raid lanciando munizionamento stand off per colpire le posizioni dell&#8217;antiaerea venezuelana. Molto probabilmente sono stati usati anche i missili da crociera lanciati dalle unità navali presenti nel Mar dei Caraibi ,ma non ci sono ancora prove fotografiche a confermarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra elettronica</h2>



<p>L&#8217;azione statunitense è stata preceduta da un&#8217;attività di tipo <strong>SEAD/DEAD</strong> ovvero di soppressione delle difese aeree avversarie, ma come già accennato la reazione venezuelana soprattutto dei sistemi AAA (<em>Anti Air Artillery</em>) è stata talmente blanda, quasi da considerarsi inesistente, che si ritiene ci possa essere stato qualche tipo di tradimento da parte dei vertici militari venezuelani. Il raid sul palazzo presidenziale è stato effettuato dal <strong>160esimo Special Operations Aviation Regiment</strong> che ha trasportato la Delta Force a bordo di elicotteri <strong>MH-47</strong>, <strong>MH-60</strong> ed <strong>MH-6</strong>, con la copertura di reparti dei Marines, atterrati anche all&#8217;aeroporto di Caracas. </p>



<p>Una parte importante nell&#8217;operazione militare, che spesso non viene mai considerata, è quella effettuata dai velivoli da guerra elettronica, da pattugliamento ricognizione e sorveglianza. Il gruppo aereo imbarcato sulla portaerei “Ford” a in dotazione gli aerei <strong>EF-18 “Growler”</strong>, la versione da guerra elettronica del ben noto <strong>FA-18 “Super Hornet”</strong> anch&#8217;essi entrati in azione in azione in quella notte molto probabilmente. Gli occhi nel cielo del Venezuela e di tutto il Mar dei Caraibi erano rappresentati da Boeing E-3G “Sentry”, Boeing RC-135V/W “Rivet Joint”, EC-130H “Compass Call”, nonché dagli E-3D “Hawkeye” imbarcati sulla portaerei e dai P-8A “Poseidon”.</p>



<p>Da quello che sappiamo l&#8217;attività di soppressione delle difese aeree venezuelane ha distrutto almeno un sistema “Buk-M2E” e si ritiene distrutto anche un S-300, sebbene di quest&#8217;ultimo non ci siano evidenze fotografiche. La grande assente è stata l&#8217;aeronautica militare venezuelana che può contare su <strong>F-16B</strong> e su <strong>Sukhoi Su-30MK2</strong>. In effetti ci sono giunte immagini del decollo di un F-16 un Su-30, ma nella mattinata quindi quando ormai l&#8217;operazione era già conclusa. Pentagono afferma che un elicottero è stato leggermente danneggiato, ma ci sono immagini dell&#8217;abbattimento di un MH-47, che però potrebbero essere un falso.</p>
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		<title>Delta Force, la fabbrica americana della guerra invisibile</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/delta-force-la-fabbrica-americana-della-guerra-invisibile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 05:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Delta Force]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1023" height="554" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/DeltaForce-e1767611189771.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Delta Force" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/DeltaForce-e1767611189771.webp 1023w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/DeltaForce-e1767611189771.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/DeltaForce-e1767611189771.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/DeltaForce-e1767611189771.webp 600w" sizes="(max-width: 1023px) 100vw, 1023px" /></p>
<p> La Delta Force non è solo uno strumento militare: è il sintomo di una potenza che privilegia l’azione mirata alla soluzione politica.</p>
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<p>Esistono unità militari la cui stessa esistenza è un paradosso. Sono al cuore della potenza strategica di uno Stato, ma condannate all’ombra, all’anonimato, alla negazione ufficiale. La <strong>Delta Force </strong>incarna perfettamente questa contraddizione. Formalmente inesistente, operativamente centrale, rappresenta meglio di qualunque altra formazione il modo in cui gli Stati Uniti hanno trasformato la lotta al terrorismo in uno strumento insieme militare, politico e psicologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un trauma strategico come atto di nascita</h2>



<p>La nascita della Delta Force non è il frutto di una pianificazione lineare, ma di uno shock. Negli anni Settanta Washington scopre brutalmente la propria vulnerabilità: dirottamenti aerei, sequestri di ostaggi e soprattutto <strong>il disastro di Monaco 1972</strong> mostrano l’inadeguatezza dell’apparato americano. È in questo contesto che matura l’intuizione del colonnello <strong>Charles Beckwith</strong>: per affrontare una minaccia fluida, mobile e asimmetrica serve una struttura altrettanto flessibile, capace di agire fuori dagli schemi convenzionali.</p>



<p><strong>Ispirata allo Special Air Service britannico</strong>, la Delta rompe fin dall’inizio con la cultura militare classica. Privilegia la maturità psicologica alla pura prestanza fisica, l’iniziativa individuale alla disciplina meccanica, l’intelligenza operativa alla dimostrazione di forza. Una filosofia che spiega tanto l’efficacia quanto i fallimenti iniziali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eagle Claw, il fallimento che rifonda il sistema</h2>



<p>Nel 1980 l’operazione<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/chi-ha-paura-del-nucleare-iraniano-dal-1979-a-oggi-leterna-sfida-tra-teheran-e-gli-usa.html"> Eagle Claw, </a><strong>tentativo di liberare gli ostaggi americani a Teheran</strong>, si trasforma in un disastro. Mancanza di coordinamento, rivalità tra agenzie, errori logistici: tutto concorre al fallimento. Ma proprio quella sconfitta diventa fondativa. Costringe gli Stati Uniti a ripensare radicalmente l’architettura delle forze speciali, portando alla creazione dei Night Stalkers, di un’aviazione dedicata e soprattutto del Joint Special Operations Command, fulcro dell’integrazione tra intelligence e azione diretta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Grenada e Panama, i limiti del bisturi</h2>



<p>Gli anni Ottanta mostrano una verità spesso rimossa: <strong>le forze speciali non sono un esercito in miniatura.</strong> A Grenada, nel 1983, la Delta viene impiegata in un contesto per cui non è pensata, contro difese militarizzate. A Panama, nel 1989, l’operazione Acid Gambit rivela quanto il fattore umano e il dettaglio tecnico possano mettere a rischio anche una missione d’élite: una carica mal posizionata, un elicottero sovraccarico, un’esfiltrazione improvvisata. L’operazione riesce, ma solo per una concatenazione di fortuna e improvvisazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mogadiscio, la frattura strategica</h2>



<p><strong>Ottobre 1993 segna uno spartiacque con l’operazione Gothic Serpent a Mogadiscio</strong>. Delta e Ranger si ritrovano intrappolati in un ambiente urbano ostile, saturo di milizie e civili armati. Il problema non è il coraggio né la capacità tattica, ma l’intelligence e la lettura politica del contesto. La battaglia viene tenuta sul piano militare, ma <strong>la sconfitta strategica e mediatica è netta.</strong> La superiorità tecnologica non garantisce né il controllo politico né una vittoria duratura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra globale al terrorismo</h2>



<p>Dopo l’11 settembre 2001 la Delta Force diventa uno dei pilastri della “guerra globale al terrorismo”. Afghanistan, Iraq, Siria: raid notturni, catture mirate, eliminazioni di obiettivi ad alto valore. È la logica della decapitazione delle organizzazioni nemiche. <strong>L’uccisione di Abu Bakr al-Baghdadi nel 2019 ne è l’esempio emblematico</strong>: colpire lontano, rapidamente, e scomparire lasciando un messaggio chiaro.</p>



<p>Ma questa efficacia tattica convive con frizioni continue: informazioni errate, fuoco amico, imboscate sanguinose come a Ramadi o durante alcune fasi dell’operazione Anaconda. Più l’azione è rapida e clandestina, più dipende dalla qualità dell’intelligence. Quando questa è imprecisa, anche l’élite paga un prezzo elevato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ombra come dottrina</h2>



<p>Affidandosi sempre più a unità clandestine, gli Stati Uniti hanno progressivamente spostato <strong>il baricentro della guerra fuori dal campo politico tradizionale</strong>. L’uso della forza diventa discreto, poco dibattuto, facile da attivare. La Delta Force non è solo uno strumento militare: è il sintomo di una potenza che privilegia l’azione mirata alla soluzione politica, la neutralizzazione degli individui alla trasformazione dei contesti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eccellenza tattica, ambiguità strategica</h2>



<p>Qui sta tutta l’ambiguità della Delta Force. È un esempio di eccellenza operativa e di capacità di apprendere dagli errori, ma anche il segno dei limiti di una strategia fondata sull’ombra. Vince battaglie invisibili, elimina uomini, disarticola reti. Resta aperta la domanda decisiva: queste vittorie silenziose bastano a costruire la pace, o contribuiscono solo a prolungare una guerra permanente, combattuta lontano dagli occhi ma gravida di conseguenze politiche durature?</p>
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