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	<title>Deficit Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 29 Sep 2019 15:03:01 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Deficit Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Flessibilità, il diktat dell&#8217;Ue (e Gentiloni si allinea subito)</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/flessibilita-il-diktat-dellue-e-gentiloni-si-allinea-subito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Crudelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2019 15:03:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Deficit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Paolo Gentiloni (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Avevano fatto notizia le dichiarazioni accomodanti e di apertura da parte di alcuni esponenti uscenti della Commissione europea rispetto al nuovo esecutivo italiano. Più flessibilità per il governo giallorosso? Gunther Oettinger, ex commissario europeo al bilancio e noto soprattutto per l’infelice dichiarazione con cui invitava i mercati ad “insegnare agli italiani come votare”, è stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/flessibilita-il-diktat-dellue-e-gentiloni-si-allinea-subito.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/flessibilita-il-diktat-dellue-e-gentiloni-si-allinea-subito.html">Flessibilità, il diktat dell&#8217;Ue (e Gentiloni si allinea subito)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Paolo Gentiloni (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Paolo-Gentiloni-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Avevano fatto notizia le dichiarazioni accomodanti e di apertura da parte di alcuni esponenti uscenti della <strong>Commissione europea</strong> rispetto al nuovo esecutivo italiano.</p>
<h2>Più flessibilità per il governo giallorosso?</h2>
<p>Gunther Oettinger, ex commissario europeo al bilancio e noto soprattutto per l’infelice dichiarazione con cui invitava i mercati ad “insegnare agli italiani come votare”, è stato il primo tra questi a lanciare segnali in controtendenza rispetto al passato. “Si farà il possibile per facilitare il lavoro del nuovo governo italiano, quando entrerà in carica”,<a href="https://www.agi.it/estero/oettinger_sostegno_governo_ue_salvini-6103019/news/2019-08-29/" target="_blank" rel="noopener"> aveva dichiarato Oettinger</a>, aprendo implicitamente alla possibilità di eventuali concessioni europee in materia di bilancio pubblico.</p>
<p>A seguire si era poi espresso <strong>Jean Claude Juncker</strong>, ex presidente della Commissione Ue, che aveva addirittura azzardato il paragone tra Giuseppe Conte e Alexis Tsipras, <a href="https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2019/08/30/news/juncker-loda-la-metamorfosi-di-conte-e-la-rivendica-e-come-con-tsipras-1.37394484">sostenendo</a> che l’Italia ora “potrà essere aiutata”. Insomma dall’Europa il messaggio sembrava piuttosto chiaro: con un esecutivo amico di Bruxelles, i compiti a casa sarebbero stati più facili e all’Italia sarebbe stata garantita una certa dose di flessibilità. Anche dall’Italia l’ottimismo sembrava ormai palpabile e il tema della riforma del patto di stabilità è diventato oggetto di dibattito quotidiano.</p>
<h2>Gentiloni smentisce tutti</h2>
<p>Inoltre il neo ministro dell’Economia <strong>Roberto Gualtieri</strong>, a seguito del più recente Ecofin dello scorso 14 settembre, così <a href="https://www.repubblica.it/economia/2019/09/14/news/ecofin_gualtieri_ue_disponibile_a_favorire_investimenti_sulle_grandi_priorita_-235974459/">dichiarava</a> con soddisfazione: “Ho detto che una manovra restrittiva sarebbe controproducente e stiamo lavorando per collocarla nel quadro di una più generale e appropriata &#8216;fiscal stance&#8217; dell&#8217;area euro”. Tutto sembrerebbe far dunque presagire verso una tranquilla e scontata riforma delle regole di bilancio dell’<strong>Unione europea</strong>.</p>
<p>È arrivata tuttavia una doccia fredda che probabilmente bloccherà e farà del tutto tramontare le velleità del nuovo esecutivo italiano. In vista dell’audizione che dovrebbe portare alla conferma del nuovo incarico di commissario per gli affari economici di fronte al Parlamento europeo, <strong>Paolo Gentiloni</strong> ha rilasciato risposte in decisa controtendenza con quanto dichiarato in precedenza. “Il mio compito, tra le altre cose, sarà di applicare il Patto di Stabilità facendo pieno uso della flessibilità consentita dalle regole”, ha così dichiarato l’ex Presidente del Consiglio italiano.</p>
<h2>Non è prevista alcuna revisione del patto di stabilità</h2>
<p>Il patto di stabilità e la sua revisione non sembrano dunque essere per nulla presenti nei prossimi programmi dell’esecutivo europeo. Gentiloni lo dice in maniera piuttosto chiara: qualsiasi tipo di flessibilità sarà esercitata all’interno e nel rispetto delle regole vigenti. Nessuna riforma dunque. A domanda puntuale poi sulla possibilità di analizzare le regole di bilancio, sempre Gentiloni si è limitato dichiarare che: “La discussione permetterà uno scambio di vedute e offrirà l&#8217;opportunità di riconciliare posizioni divergenti in modo da ricreare fiducia”.</p>
<p>Proposte di riforme non sembrano dunque essere al momento presenti sul tavolo europeo. Anzi, le riforme sembrano, come al solito, essere invece pretese in ambito nazionale. Come riporta il <em><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/gentiloni-applichero-patto-stabilita-uso-pieno-flessibilita-permessa-AC2eAOn">Sole 24 Ore</a></em>: &#8220;A dire il vero, visto da Bruxelles, lo spazio di manovra per una modifica delle regole di bilancio appare ristrettissimo. Lo stesso ruolo dell&#8217;ex presidente del Consiglio appare limitato, tenuto conto del suo mandato comunitario. Paolo Gentiloni non guarda solo al Patto di Stabilità. Nelle sue risposte insiste sulla necessità di introdurre riforme a livello nazionale”.</p>
<p>Ecco dunque che il copione sembra essere sempre lo stesso: flessibilità concessa con il contagocce e comunque vincolata all’applicazione di riforme che, come spesso è accaduto in passato, tendono a sacrificare salari e redditi per tentare di aumentare la competitività delle aziende nazionali. La capacità d’azione di Gentiloni sembra dunque fortemente limitata sia a causa di un atteggiamento europeo egemonizzato ancora dai Paesi del nord, sia per un’inspiegabile accettazione passiva di vecchi e discutibili principi da parte del nuovo commissario italiano. Le regole europee non cambieranno dunque ancora per molto tempo.</p>
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		<title>La Francia sforerà il tetto del 3% E adesso cosa farà l&#8217;Europa?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-macron-gilet-gialli-deficit.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2018 11:26:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deficit]]></category>
		<category><![CDATA[Gilet gialli]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4002" height="2668" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825.jpg 4002w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4002px) 100vw, 4002px" /></p>
<p>Emmanuel Macron non riuscirà probabilmente a placare i gilet gialli, visto che l&#8217;ala più intransigente ha già detto di riprendere le iniziative per la quinta giornata di mobilitazione. Ma intanto, il presidente francese ha ottenuto un primo risultato: sforare il tetto del 3%. Come ha spiegato il presidente dell&#8217;Assemblea nazionale, Richard Ferrand, la Francia &#8220;probabilmente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-macron-gilet-gialli-deficit.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4002" height="2668" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825.jpg 4002w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180528170544_26506825-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4002px) 100vw, 4002px" /></p><p><strong>Emmanuel Macron</strong> non riuscirà probabilmente a placare i<strong> gilet gialli</strong>, visto che l&#8217;ala più intransigente ha già detto di riprendere le iniziative per la quinta giornata di mobilitazione. Ma intanto, il presidente francese ha ottenuto un primo risultato: <strong>sforare il tetto del 3%</strong>. Come ha spiegato il presidente dell&#8217;Assemblea nazionale,<strong> Richard Ferrand</strong>, la Francia &#8220;probabilmente aumenterà il deficit&#8221; pubblico &#8220;temporaneamente&#8221; per finanziare le misure annunciate da Macron in risposta ai gilet gialli. Ferrand, a <em>Rtl</em>, ha comunque assicurato che il deficit tornerà al di sotto del 3% nel 2020. Secondo il presidente dell&#8217;Assemblea nazionale, l&#8217;aumento del deficit &#8220;non sarà massiccio&#8221; e sarà in ogni caso &#8220;strettamente temporaneo&#8221; perché nel 2020 &#8220;non avremo questo effetto cumulativo delle misure e ritroveremo un ritmo inferiore al 3%&#8221;.</p>
<p>Un annuncio fondamentale, visto che la partita sul tetto del deficit riguarda non solo la Francia ma anche l&#8217;<strong>Italia</strong>. E di fatto rende proprio Macron, l&#8217;alfiere dell&#8217;europeismo, uno dei tanti leader ribelli all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea, che si schierano per lo sforamento dei vincoli imposti dall&#8217;Europa al solo scopo di tendere la mano al proprio Paese. Una scelta quindi che sicuramente avrà un impatto notevole sui rapporti interni all&#8217;Europa e che, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/macron-deficit-gilet-italia/">come spiegato su questa testata</a>, potrebbe rendere Macron un curioso e inaspettato alleato del governo di <strong>Giuseppe Conte</strong>.</p>
<p>Italia e Francia sarebbero infatti unite nel proporre a Bruxelles una manovra che rompe il tetto imposto dall&#8217;Ue. Ed è evidente che se la Commissione europea non minaccerà la Francia come fatto con l&#8217;Italia, o l&#8217;Europa perderà ogni tipo di credibilità oppure dovrà semplicemente fare marcia indietro e consentire all&#8217;Italia di approvare la manovra così com&#8217;è senza pericolo di sanzioni. Un&#8217;idea che inizia a circolare già nella maggioranza di governo.</p>

<p>E sui probabilmente l&#8217;esecutivo giallo-verde punterà i piedi. Come sostenuto dal vice presidente della Commissione Esteri della Camera, <strong>Paolo Grimoldi</strong>, lo sforamento del deficit avviene &#8220;nel silenzio più totale da parte di Bruxelles. E di Berlino. Un silenzio che vale come silenzio-assenso, ma che per forza deve rappresentare un precedente, anche per l&#8217;Italia. A questo punto vorrei vedere con quale faccia tosta i vari Junker o Moscovici si permetterebbero di eccepire sui numeri della nostra manovra economica dopo quello che sta per fare la Francia, ma immagino che da adesso staranno zitti perché se le eccezioni valgono per la Francia allora valgono anche per l&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p>Il primo ministro francese, <strong>Edourd Philippe</strong>, spiegherà intanto oggi in parlamento le misure annunciate nella serata di ieri dal presidente. Philippe tenerà di convincere non tanto l&#8217;Assemblea Nazionale, quanto i cittadini, della veridicità e della correttezza delle misure annunciate nel discorso alla nazione dell&#8217;Eliseo. E soprattutto dovrà dire come saranno finanziati i provvedimenti. L&#8217;aumento di 100 euro dei salari minimi, la detassazione sulle pensioni e gli straordinari, in teoria, se saranno effettive, avranno un peso notevole sulle casse dello Stato. E l&#8217;indebitamento francese galoppa. </p>
<p>Secondo <strong>Olivier Dussopt</strong>, segretario di Stato al Bilancio, <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2018/12/11/news/gilet_gialli_macron_philippe-213963813/">le manovre messe in cantiere da Macron</a> ieri notte avranno un costo &#8220;tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, e stiamo cercando di capire come finanziarlo&#8221;. E proprio per questo motivo, il presidente francese incontrerà oggi gli esponenti del settore bancario e domani i vertici delle maggiori imprese del Paese. L&#8217;obiettivo dell&#8217;Eliseo, come spiegato ieri dal presiedente, è quello di coinvolgerli &#8220;in uno sforzo collettivo&#8221;. Ma l&#8217;accusa di essere il &#8220;presidente dei ricchi&#8221; continua ad aleggiare in tutta la Francia. E molti adesso chiamano di nuovo alla mobilitazione generale.</p>
<p>Le prime reazioni dall&#8217;Europa</p>
<p>Intanto dall&#8217;Europa sono arrivate le prime indicazioni su quella che potrebbe essere la reazione di Bruxelles. <strong>Antonio Tajani</strong>, presidente del Parlamento europeo, ha commentato così la notizia del possibile sforamento del deficit: &#8220;L&#8217;Italia ha un debito pubblico molto superiore a quello della Francia, ma la Francia ha tutta una politica fiscale per ridurre le tasse nei confronti delle imprese. Non è che tutto quello che fa Macron va bene, però la situazione è completamente diversa a quella italiana&#8221;.</p>
<p>Ma il presidente dell&#8217;Europarlamento ha anche voluto affermare che l&#8217;Europa non rimarrà a guardare: &#8220;Se bisogna essere severi con la Francia, si sia severi con la Francia come bisogna essere severi con la Germania. Da commissario europeo ho aperto procedure di infrazione e ho sempre vinto anche quando la Germania ha ricorso alla Corte di giustizia. Quindi le regole debbono essere uguali per tutti&#8221;.</p>

<p><strong>Pierre Moscovici</strong>, commissario Ue per l&#8217;Economia, ha dichiarato che la Commissione &#8220;seguirà con attenzione l&#8217;impatto degli annunci fatti dal presidente&#8221; Macron sul deficit della Francia. &#8220;Siamo in contatto costante con le autorità francesi&#8221;, ha aggiunto Moscovici, che sta partecipando alla plenaria dell&#8217;Europarlamento a Strasburgo.</p>
<p>Conferme in tal senso arrivano anche dal portavoce della Commissione Ue, <strong>Margaritis Schinas</strong>: &#8220;C&#8217;è una procedura ben stabilita per valutare le politiche bilancio degli Stati membri, la nostra posizione sulla Francia è nota e il parere sul progetto di bilancio della Francia è stato pubblicato poco tempo fa. L&#8217;impatto verrà valutato in <strong>primavera</strong>, quando pubblicheremo le nostre previsioni economiche&#8221;. </p>
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		<title>Deficit, l&#8217;Europa attacca l&#8217;Italia  Ma è la Francia che sfora da anni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/deficit-italia-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2018 13:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Deficit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Commissione europea è andata giù dura con l&#8217;Italia. La lettera inviata da Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici non lascia dubbi. Per l&#8217;Ue, la manovra italiana è una &#8220;violazione grave e manifesta delle raccomandazioni adottate dal Consiglio ai sensi del Patto di stabilità e crescita, il che rappresenta motivo di una seria preoccupazione&#8221;.  Secondo quanto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/deficit-italia-francia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/deficit-italia-francia.html">Deficit, l&#8217;Europa attacca l&#8217;Italia  Ma è la Francia che sfora da anni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180628153546_26744460-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Commissione europea</strong> è andata giù dura con l&#8217;Italia. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/economia/deviazione-senza-precedenti-cos-lue-boccia-manovra-1589933.html">La lettera inviata da Valdis Dombrovskis e Pierre </a><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/economia/deviazione-senza-precedenti-cos-lue-boccia-manovra-1589933.html">Moscovici</a> non lascia dubbi. Per l&#8217;Ue, la manovra italiana è una &#8220;violazione grave e manifesta delle raccomandazioni adottate dal Consiglio ai sensi del Patto di stabilità e crescita, il che rappresenta motivo di una seria preoccupazione&#8221;.  Secondo quanto dichiarato da Dombrovskis e <strong>Moscovici</strong>, il problema principale riguarda ovviamente il deficit. Una manovra che per la Commissione europea indica una deviazione dai parametri imposti da Bruxelles che non ha &#8220;precedenti nella storia del <strong>Patto di stabilità e crescita</strong>&#8220;. </p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-10-18/legge-bilancio-moscovici-consegnera-lettera-commissione-tria--145511.shtml?uuid=AEF7GKRG">Una deviazione senza precedenti</a>, dicono i commissari europei. Ma è davvero così rivoluzionario il gesto messo in atto dal governo Conte rispetto alla storia del Patto di stabilità? Siamo davvero gli unici a essere passibili di condanna da parte dell&#8217;Unione europea e degli Stati membri pronti a bacchettare Roma come un qualsiasi alunno indisciplinato?</p>
<p>La questione è apparsa poco chiara sin da subito. Il <strong>Patto di Stabilità</strong>, nato nel 1997 per armonizzare i bilanci europei cercando di evitare gravi squilibri nel debito dei diversi Stati membri, ha sempre posto due parametri: deficit sotto il livello del 3% sul Pil e debito pubblico entro il 60%. <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.laverita.info/la-sbandata-record-sul-deficit-lha-fatta-parigi-2613639194.html">La Verità</a></em> ha scoperto che, considerando l&#8217;Ue a 28 Stati, dal 2008 al 2017 lo sforamento del deficit si è verificato ben 126 volte.</p>

<p>E sbaglia chi considera questi sforamenti come merito dei Paesi più indisciplinati o quelli meno avvezzi alla rigida austerità dei conti promossa da Bruxelles. Perché quello che ne esce fuori è che i precedenti coinvolgono tutti, in particolare <strong>Germania</strong> e <strong>Francia</strong>. La prima, che nel 2009 è arrivata al 3,2% e la seconda che invece, sempre nel 2009, inviava una lettera alla Commissione dicendo che per quell&#8217;anno il deficit rispetto al Pil sarebbe stato del 4,4%, mentre nel 2010 del 3,1%.</p>
<p>Come riporta sempre <em>La Verità</em>, in quell&#8217;occasione la Commissione europea aveva già manifestato il proprio disappunto, e che vi fu &#8220;uno scostamento, già in fase preventiva, dell&#8217;1,9% sul Pil rispetto a quanto calcolato da Parigi, dunque una cifra superiore all&#8217;1,5% che oggi ci contestano Dombrovskis e Moscovici&#8221;. <em>Dulcis in fundo</em>, la Francia, come riporta Eurostat chiuse il 2009 con <strong>un deficit del 7,2%</strong>, quindi più di quanto si aspettassero sia il governo che la Commissione. E nel 2010 si registro il 6,9%.</p>
<p>Qual è la differenza nostra rispetto ai francesi o ai tedeschi? Sono due le differenze: economiche e politiche. Dal punto di vista economico, preoccupa il fatto che il governo italiano non abbia dato garanzie sulla crescita. Quindi oltre al deficit c&#8217;è un problema strutturale di incertezze legate allo sviluppo economico.</p>

<p>Ma il problema è chiaramente anche politico. Perché<strong> la Francia è la Francia</strong>, come detto da alcuni esponenti europei. Mentre il governo Lega-Movimento Cinque Stelle è di fatto una spina nel fianco dell&#8217;Unione europea. Il guaio per l&#8217;Italia non è solo quello di aver introdotto misure diverse rispetto a quanto auspicato da Bruxelles, ma è quello di essersi fatta carico di istanze contrarie ai parametri europei. E lo facciamo senza avere particolari alleanze all&#8217;interno dell&#8217;Europa. </p>
<p>Anzi, paradossalmente, mentre i cosiddetti sovranisti ci hanno voltato le spalle, la sponda pare stia arrivando proprio da chi mento te lo aspetti: <strong>Emmanuel Macron</strong>. L&#8217;Eliseo non ha voluto entrare nel merito della manovra italiana, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/macron-presidente-francese-claviere-fatto-isolato-41bdd374-6b13-4733-a979-e2d70344f441.html">dicendo che</a> &#8220;su questo argomento<strong> la Francia non dà lezioni</strong> dopo 10 anni passati in procedura per deficit eccessivo. Spetta alla Commissione Ue valutare e con questa ci deve essere un dialogo costruttivo&#8221;.</p>
<p>Parole interessanti se si rilegge bene l&#8217;autore, proprio quel presidente francese che con l&#8217;attuale governo italiano sembra avere un conto in sospeso da tempo. Ma sul fronte dei conti pubblici, l&#8217;interesse nazionale prevale. E Macron sa di non poter dare lezioni a nessuno. A dimostrazione di quanto detto, la Francia quest&#8217;anno avrà anche il lusso di <strong>un deficit più alto del nostro</strong> grazie a una politica fiscale che, secondo il governo avrà buone ripercussioni sull&#8217;economia nazionale. E proprio per questo, la Commissione Ue ha già detto a Parigi di <a href="https://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13390772/emmanuel-macron-manovra-deficit-francia-commissione-ue-chiede-chiarimenti-problema-politico-disastro-presidente.html">volere dei chiarimenti</a> sulla manovra decisa dall&#8217;esecutivo.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/deficit-italia-francia.html">Deficit, l&#8217;Europa attacca l&#8217;Italia  Ma è la Francia che sfora da anni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Francia e Germania unite per l’Europa e ora l’Italia rischia di farne le spese</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-germania-unite-leuropa-ora-litalia-rischia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2018 07:12:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Deficit]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si era detto all’alba dell’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo che Francia e Germania avrebbero rinsaldato l’alleanza per l’Europa del domani. Un discorso che era poi scemato con il tempo vista l’instabilità politica registratasi a Berlino in seguito delle ultime elezioni presidenziali. Il discorso è infine nuovamente cambiato dopo il colpo di scena firmato Martin Schulz. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-germania-unite-leuropa-ora-litalia-rischia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/LAPRESSE_20170831232317_24151155-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Si era detto all’alba dell’elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo che Francia e Germania avrebbero rinsaldato l’alleanza per l’Europa del domani. Un discorso che era poi scemato con il tempo vista l’instabilità politica registratasi a Berlino in seguito delle ultime elezioni presidenziali. Il discorso è infine nuovamente cambiato dopo il colpo di scena firmato Martin Schulz. Il candidato socialista tedesco che aveva dichiarato “mai con Angela Merkel”, è poi tornato sui suoi passi per dare vita alla Grande Coalizione. Stabilità in Germania significa dunque riprendere in mano i vecchi progetti abbandonati temporaneamente con il nuovo inquilino dell’Eliseo.</p>
<p>Il documento per una nuova Unione europea</p>
<p>E non è un caso infatti che a pochi giorni dall’accordo Merkel-Schulz sia arrivato <a href="http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Altri_paesi_Europa/notizia/La_proposta_degli_economisti_francotedeschi_creare_asset_s-485201">un documento </a>redatto congiuntamente da economisti franco-tedeschi che potrebbe ridisegnare l’economia europea. Il paper è stato firmato da 14 economisti, tra cui <a href="http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Altri_paesi_Europa/notizia/La_proposta_degli_economisti_francotedeschi_creare_asset_s-485201">spiccano</a> Philippe Martin (<a href="https://www.la-croix.com/Debats/Forum-et-debats/Philippe-Martin-volonte-politique-reelle-haut-niveau-2018-01-18-1200906970">presidente del consiglio</a> degli economisti francesi), Jean Pisani-Ferry (architetto della campagna presidenziale di Macron) e Beatrice Weder di Mauro (ex membro del Consiglio degli esperti economici in Germania). Si tratta dunque di personalità ben addentro alla politica dei rispettivi Paesi e con un discreto potenziale d’influenza nei confronti dei decisori con cui collaborano.</p>

<p>Anche il <a href="https://www.ft.com/content/a6e39acc-f796-11e7-88f7-5465a6ce1a00">Financial Times</a> ha riportato la notizia, segno che anche ai piani alti del mondo finanziario si è capito l’impatto che quest scritto può avere Cosa dice il documento? In sostanza si ridisegnano alcuni parametri che finora hanno caratterizzato l’impalcatura economica dell’Unione europea.</p>
<p>Cancellato Maastricht, ma regole più stringenti in caso di violazione</p>
<p>Sono due gli argomenti principali trattati dagli economisti: il trattato di Maastricht e il sistema bancario. Per quanto riguarda <a href="http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/01/17/maastricht-unione-europea-ue-parigi-berlino-think-tank/217212/">il primo punto</a> la proposta è quella di eliminare uno dei pilastri del Trattato, ovvero il limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Secondo il report gli Stati europei dovrebbero concordare autonomamente il limite del proprio deficit di Stato sul Pil. Una volta fatto sarà comunque sempre Bruxelles a concedere il benestare alla cifra proposta.</p>

<p>La novità, quella vera e pericolosa, arriva però dopo. Qualora uno Stato venga meno al rispetto del parametro fissato, sarà costretto a finanziare la propria spesa attraverso l’emissione di titoli, non più a rischio zero, ma prezzati secondo le regole del mercato. In quel caso lo Stato si troverebbe dunque a correre contro il tempo alla ricerca di più investitori possibili prima di essere costretto a dichiarare il default.</p>
<p>Un documento che attacca il sistema bancario italiano</p>
<p>Altro discorso, doloroso, riguarda le banche. Il documento, in particolare <a href="http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/01/17/maastricht-unione-europea-ue-parigi-berlino-think-tank/217212/">in questa sezione</a>, si accanisce proprio contro il sistema bancario italiano. La colpa attribuita alle principali banche dello stivale è quella di possedere troppi titoli di Stato e troppi crediti deteriorati. Ecco dunque pronta la soluzione per guarire il malato italiano. Limite alla concentrazione di titoli di Stato all’interno del bilancio bancario e dei crediti deteriorati. È quasi superfluo aggiungere che se tali provvedimenti venissero applicati domani il sistema bancario italiano si ritroverebbe con un buco gigantesco. “Solo” 145 miliardi di euro <a href="http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/01/17/maastricht-unione-europea-ue-parigi-berlino-think-tank/217212/">dovrebbero uscire</a> dal bilancio bancario in quanto eccedono il limite imposto sui titoli di Stato detenuti.</p>

<p>Emerge dunque uno scenario piuttosto allarmante per l’Italia, se questo report dovesse divenire mai realtà. L’eliminazione del parametro di Maastricht non elimina infatti il concetto di rigore, promosso dalla Germania, che continuerebbe a permeare l’istituzione europea. Le sanzioni, in caso di mancato rispetto dei vincoli, diventano più aspre, lasciando gli Stati in balia degli imprevedibili meccanismi che regolano la fluttuazione dei titoli sul mercato. D’altra parte non si comprende che fine farà invece il fiscal compact, che impone de facto il pareggio di bilancio agli Stati, principio per cui la spesa deve essere uguale all’entrate.</p>
<p>L’Italia, che ha apposto il fiscal compact addirittura in Costituzione, si ritroverebbe poi ad affrontare un’eventuale crisi del sistema bancario. Nel 2016 gli NPL (crediti deteriorati), quelli che il documento vorrebbe colpire, detenuti dalle prime dieci banche italiane ammontavano a 228 miliardi di euro. Se l’intenzione degli economisti è quella di evitare una “corsa agli sportelli”, nel caso italiano rischiano di scatenare proprio l’effetto indesiderato. L’Italia si appresta dunque ad affrontare le prossime elezioni politiche in un clima più che minaccioso senza che sia stata ancora presentata un’alternativa alla linea franco-tedesca. </p>
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		<title>Cina, Trump scommette sul pragmatismo e i risultati si vedono</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cina-trump-scommette-sul-pragmatismo-risultati-si-vedono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2018 13:08:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deficit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2379" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-1024x609.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>&#8220;Il mondo cambierà Trump più di quanto Trump cambierà il mondo&#8221;: così, nel dicembre 2016, Lucio Caracciolo parlava del nuovo presidente statunitense nell&#8217;editoriale di apertura al numero di Limes dedicato alla sua agenda. Più volte Trump ha dovuto mediare le sue dichiarazioni e promesse da campagna elettorale con le contingenze, le sfide e gli imprevisti imposti dall&#8217;amministrazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-trump-scommette-sul-pragmatismo-risultati-si-vedono.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2379" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-768x457.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/4-1024x609.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>&#8220;Il mondo cambierà Trump più di quanto Trump cambierà il mondo&#8221;: così, nel dicembre 2016, Lucio Caracciolo parlava del nuovo presidente statunitense nell&#8217;editoriale di apertura al numero di <em>Limes </em>dedicato alla sua agenda. Più volte Trump ha dovuto mediare le sue dichiarazioni e promesse da campagna elettorale con le contingenze, le sfide e gli imprevisti imposti dall&#8217;amministrazione quotidiana e da importanti considerazioni di <em>realpolitik.</em></p>
<p>Il caso dello sviluppo delle relazioni tra Stati Uniti e Cina testimonia questo fatto. Trump ha ripetutamente attaccato Pechino nel corso della sua corsa al potere, accusando la Cina di pratiche commerciali illegali funzionali all&#8217;ampliamento del deficit commerciale statunitense, di manipolazione monetaria e di <em>dumping </em>salariale, ma una volta entrato alla Casa Bianca ha dovuto necessariamente cercare un <em>modus vivendi </em>con la Repubblica Popolare.</p>
<p><strong>Di fatto, tra gli Stati  Uniti e la Cina ha più volte prevalso il pragmatismo</strong>: la comune necessità di mantenere aperto il dialogo sulla crisi coreana si è unita alla sintonia personale tra Trump e Xi Jinping, che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nydailynews.com/news/world/president-trump-granted-rare-dinner-china-forbidden-city-article-1.3618735" target="_blank">ha accolto il presidente in maniera imperiale nel suo viaggio in Cina</a> di novembre, che ha portato alla stipulazione di importanti <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-diplomazia-commerciale-dellamministrazione-donald-trump/" target="_blank">accordi commerciali bilaterali</a>.</p>

<p>Convergenze pragmatiche come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/pivot-to-america-della-politica-energetica-cinese/" target="_blank">quelle verificatesi nel campo del gas naturale</a>, che la Cina è sempre più disponibile a importare degli Stati Uniti, non hanno in ogni caso modificato una tendenza in sviluppo da anni nella relazione economica tra i due Paesi: nel 2017 non si è verificato alcun &#8220;effetto Trump&#8221;, e il deficit statunitense nei confronti della Cina ha raggiunto un nuovo record storico.</p>
<p>Il deficit conviene agli Stati Uniti più di una guerra commerciale</p>
<p>Come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.wsj.com/articles/china-reports-biggest-ever-annual-trade-surplus-with-u-s-1515730973?utm_source=newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=&amp;stream=top-stories" target="_blank">segnalato da Lingling Wei del </a><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.wsj.com/articles/china-reports-biggest-ever-annual-trade-surplus-with-u-s-1515730973?utm_source=newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=&amp;stream=top-stories" target="_blank">Wall Street Journal</a>, </em>il deficit commerciale statunitense nei confronti della Cina, nel 2017, è cresciuto del 10% sino a toccare quota 275,8 miliardi di dollari.</p>

<p>Il trend, ormai consolidato da tempo, vede gli Stati Uniti compratori di ultima istanza dei beni provenienti dalla Cina, Paese che ha tutto l&#8217;interesse a vedere la stabilità del mercato interno americano e non ha mancato, dall&#8217;inizio della Grande Crisi ad oggi, di garantire alla controparte d&#8217;oltre Pacifico un indiretto &#8220;sostegno&#8221; attraverso la sottoscrizione di quote del suo debito.</p>
<p>Tutto ciò non sembra entrare nell&#8217;equazione strategica dell&#8217;amministrazione di Washington, che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-presidente-campagna-elettorale-permanente/" target="_blank">delineando la nuova National Security Strategy</a> ha indicato nell&#8217;imposizione di tariffe più elevate la potenziale risposta con cui gli Usa potrebbero reagire a dilatazioni del deficit dovute a pratiche da loro ritenute scorrette.</p>
<p><a href="https://www.ft.com/content/d6cebf7e-e449-11e7-97e2-916d4fbac0da" target="_blank">Shawn Donnan del <em>Financial Times </em></a>ha segnalato che Washington potrebbe iniziare a investigare su presunti trasferimenti di tecnologia e violazioni dei diritti di proprietà intellettuale depositati negli Stati Uniti da parte di imprese cinesi. Tuttavia, Trump è ben conscio del fatto che la <em>trade war </em>minacciata in campagna elettorale è irrealistica: l&#8217;attuale deficit, per Washington, è preferibile a un salto nel buio che finirebbe per destabilizzare l&#8217;intera economia planetaria.</p>

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		<title>Usa, quella vittoria fiscale  firmata Donald Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-quella-vittoria-fiscale-firmata-donald-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2017 18:53:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deficit]]></category>
		<category><![CDATA[partito-democratico-usa]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="991" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Donald Trump è riuscito nell’impresa forse più ardua dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca. Era stato uno dei suoi più importanti cavalli di battaglia in campagna elettorale, il piano di riforma fiscale. Il Senato ha approvato la maxi riforma fiscale targata Trump Si tratta del più grande taglio alle imposte effettuato da un’amministrazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-quella-vittoria-fiscale-firmata-donald-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-quella-vittoria-fiscale-firmata-donald-trump.html">Usa, quella vittoria fiscale  firmata Donald Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="991" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171206192431_25182344-1024x677.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Donald Trump</strong> è riuscito nell’impresa forse più ardua dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca. Era stato uno dei suoi più importanti cavalli di battaglia in campagna elettorale, il piano di riforma fiscale.</p>
<p>Il Senato ha approvato la maxi riforma fiscale targata Trump</p>
<p>Si tratta del più grande taglio alle imposte effettuato da un’amministrazione presidenziale dai tempi di Ronald Reagan. Con non poca fatica il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato il piano alla fine della scorsa settimana. Alla fine l’aliquota fiscale<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2017/12/03/esteri/trump-vince-la-battaglia-sulle-tasse-cTYUTUfPXXkTbspRMbKFnK/pagina.html"> scenderà</a> dal 35 al 20% e non al 15% come era stato promesso dal Presidente Trump. Un compromesso necessario e accettabile per<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/03/usa-trump-incassa-il-si-del-senato-alla-riforma-fiscale-che-premia-imprese-e-ricchi-tasse-su-aziende-giu-dal-35-al-20/4016707/"> far passare</a> un testo di legge di oltre 500 pagine. Oltre all’abbassamento considerevole dell’aliquota i repubblicani sono riusciti anche a introdurre un emendamento che elimina l’obbligo di sottoscrivere una polizza sanitaria, come previsto dall’Obamacare.</p>
<p>Una sorta di rivincita rispetto alla volontà, respinta proprio in Senato, di smantellare tutta la struttura legislativa sulla sanità voluta dall’ex Presidente Barack Obama. La riforma è apprezzatissima dalla classe imprenditoriale americana, piccola, media e grande. Ed è proprio su di loro che la nuova presidenza fa affidamento per il rilancio dell’economia.</p>
<p>L&#8217;aumento del deficit e del debito è davvero un pericolo?</p>
<p>Secondo i repubblicani infatti il taglio delle tasse lascerà nelle tasche di imprenditori dollari che potranno così essere reinvestiti nell’economia. Consumi, occupazione e crescita dei salari sono gli effetti previsti da questa grande riforma. Se la classe imprenditoriale applaude, c’è chi d’altra parte storce invece il naso. A preoccupare media, economisti e stranamente anche il partito democratico, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2017/12/03/esteri/trump-vince-la-battaglia-sulle-tasse-cTYUTUfPXXkTbspRMbKFnK/pagina.html">sarà</a> il deficit che si verrà a creare con l’attuazione dei tagli. Una riduzione delle tasse implica infatti minori entrate nelle casse dello Stato. In totale la somma che verrà a mancare al Tesoro americano sarà di 1400 miliardi di dollari.</p>
<p>Una cifra che andrà ad aumentare sia il deficit, ovvero la differenza tra le entrate e le uscite nelle casse dello Stato, sia il debito pubblico. Secondo le stime questo potrebbe aumentare per una cifra che va dai 516 miliardi di dollari (previsione ottimistica) fino a 1,39 trilioni di dollari (previsione catastrofica). In un Paese come gli Stati Uniti, però, il deficit statale è un problema assolutamente irrilevante. Anzi è un non problema.</p>
<p>Washington non ha parametri da rispettare e non ha da rendere conto a nessuno circa la propria spesa di Stato. Così il deficit, ovvero ciò cha “manca” nelle casse statali, rappresenta la cifra guadagnata dai cittadini, che va quindi a creare occupazione, salari e consumi. Anche sul fronte debito pubblico l’allarme non dovrebbe preoccupare più di tanto l’amministrazione di Donald Trump. La possibilità di un’esplosione debitoria è piuttosto remota, contando anche l’attuale ottima posizione degli Stati Uniti rispetto ai creditori internazionali. “AA+” “Aaa” e “AAA” <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.teleborsa.it/Quotazioni/Rating">sono</a> i rispettivi giudizi dati dalle principali agenzie di rating internazionali (S&amp;P, Moody’s e Fitch) alla solvibilità del debito pubblico americano. Situazione solidissima quindi.</p>
<p>Gli Stati Uniti rischiano di essere sommersi dalle esportazioni cinesi?</p>
<p>L’altro allarme è invece, secondo la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.cnbc.com/2017/12/03/gop-tax-plan-is-a-gift-to-china-japan-and-germany--commentary.html">CNBC</a>, portato dall’estero. Se la riduzione delle tasse porterà un aumento dei consumi, la stessa potrebbe portare a un conseguente aumento delle importazioni. L’aumento del potere d’acquisto del cittadino americano, secondo l’emittente finanziaria, potrebbe non essere seguito da un altrettanto aumento di produzione interna e quindi spostarsi sul consumo di beni importati. Il che sarebbe un grande beneficio per Germania e Cina, quei Paesi che proprio Donald Trump ha dichiarato essere minacciosi per l’economia americana. Secondo l’editoriale della <a href="https://www.cnbc.com/2017/12/03/gop-tax-plan-is-a-gift-to-china-japan-and-germany--commentary.html">CNBC </a>sarebbe stato dunque meglio stimolare le esportazioni. Tuttavia ci sono alcuni appunti da fare a quest’analisi. Innanzitutto non viene presa in considerazione la parallela campagna presidenziale contro il dumping cinese e le esportazioni tedesche.</p>
<p>La <a href="https://www.cnbc.com/2017/11/06/trump-visits-china-heres-what-to-expect.html">recente visita</a> di Donald Trump in Cina ha infatti introdotto una nuova politica economica bilaterale volta a ridurre la pressione dei prodotti cinesi nel mercato interno americano. Discorso analogo è stato fatto per la Germania. Oltre alla riduzione delle tasse, Trump vuole aumentare la produzione interna dando così un’impronta nazionale all’economia americana. D’altra parte non è poi nemmeno così vero e scontato che un’economia basata sulle esportazioni sia in “salute”.  Un Paese che esporta oltre la metà della propria economia reale, come la Germania, è un Paese che automaticamente toglie i beni esportati dalla disponibilità dei cittadini in cambio di moneta. L’unico modo che uno Stato ha per limitare l’acquisto di beni da parte dei cittadini è quello di tenere gli stipendi su livelli bassi, come appunto fa la Germania.</p>
<p>Dunque un’economia basata sulle esportazioni si regge logicamente su un basso livello di consumi interni. L’esatto contrario di ciò che sta avvendendo negli Stati Uniti, che non a caso detengono il primato tra i Paesi che importano di più al mondo. La riforma fiscale è il primo grande successo della presidenza Trump e i suoi detrattori sembrano aver patito il colpo. </p>

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