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Emmanuel Macron non riuscirà probabilmente a placare i gilet gialli, visto che l’ala più intransigente ha già detto di riprendere le iniziative per la quinta giornata di mobilitazione. Ma intanto, il presidente francese ha ottenuto un primo risultato: sforare il tetto del 3%. Come ha spiegato il presidente dell’Assemblea nazionale, Richard Ferrand, la Francia “probabilmente aumenterà il deficit” pubblico “temporaneamente” per finanziare le misure annunciate da Macron in risposta ai gilet gialli. Ferrand, a Rtl, ha comunque assicurato che il deficit tornerà al di sotto del 3% nel 2020. Secondo il presidente dell’Assemblea nazionale, l’aumento del deficit “non sarà massiccio” e sarà in ogni caso “strettamente temporaneo” perché nel 2020 “non avremo questo effetto cumulativo delle misure e ritroveremo un ritmo inferiore al 3%”.

Un annuncio fondamentale, visto che la partita sul tetto del deficit riguarda non solo la Francia ma anche l’Italia. E di fatto rende proprio Macron, l’alfiere dell’europeismo, uno dei tanti leader ribelli all’interno dell’Unione europea, che si schierano per lo sforamento dei vincoli imposti dall’Europa al solo scopo di tendere la mano al proprio Paese. Una scelta quindi che sicuramente avrà un impatto notevole sui rapporti interni all’Europa e che, come spiegato su questa testata, potrebbe rendere Macron un curioso e inaspettato alleato del governo di Giuseppe Conte.

Italia e Francia sarebbero infatti unite nel proporre a Bruxelles una manovra che rompe il tetto imposto dall’Ue. Ed è evidente che se la Commissione europea non minaccerà la Francia come fatto con l’Italia, o l’Europa perderà ogni tipo di credibilità oppure dovrà semplicemente fare marcia indietro e consentire all’Italia di approvare la manovra così com’è senza pericolo di sanzioni. Un’idea che inizia a circolare già nella maggioranza di governo.

E sui probabilmente l’esecutivo giallo-verde punterà i piedi. Come sostenuto dal vice presidente della Commissione Esteri della Camera, Paolo Grimoldi, lo sforamento del deficit avviene “nel silenzio più totale da parte di Bruxelles. E di Berlino. Un silenzio che vale come silenzio-assenso, ma che per forza deve rappresentare un precedente, anche per l’Italia. A questo punto vorrei vedere con quale faccia tosta i vari Junker o Moscovici si permetterebbero di eccepire sui numeri della nostra manovra economica dopo quello che sta per fare la Francia, ma immagino che da adesso staranno zitti perché se le eccezioni valgono per la Francia allora valgono anche per l’Italia”.

Il primo ministro francese, Edourd Philippe, spiegherà intanto oggi in parlamento le misure annunciate nella serata di ieri dal presidente. Philippe tenerà di convincere non tanto l’Assemblea Nazionale, quanto i cittadini, della veridicità e della correttezza delle misure annunciate nel discorso alla nazione dell’Eliseo. E soprattutto dovrà dire come saranno finanziati i provvedimenti. L’aumento di 100 euro dei salari minimi, la detassazione sulle pensioni e gli straordinari, in teoria, se saranno effettive, avranno un peso notevole sulle casse dello Stato. E l’indebitamento francese galoppa. 

Secondo Olivier Dussopt, segretario di Stato al Bilancio, le manovre messe in cantiere da Macron ieri notte avranno un costo “tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, e stiamo cercando di capire come finanziarlo”. E proprio per questo motivo, il presidente francese incontrerà oggi gli esponenti del settore bancario e domani i vertici delle maggiori imprese del Paese. L’obiettivo dell’Eliseo, come spiegato ieri dal presiedente, è quello di coinvolgerli “in uno sforzo collettivo”. Ma l’accusa di essere il “presidente dei ricchi” continua ad aleggiare in tutta la Francia. E molti adesso chiamano di nuovo alla mobilitazione generale.

Le prime reazioni dall’Europa

Intanto dall’Europa sono arrivate le prime indicazioni su quella che potrebbe essere la reazione di Bruxelles. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ha commentato così la notizia del possibile sforamento del deficit: “L’Italia ha un debito pubblico molto superiore a quello della Francia, ma la Francia ha tutta una politica fiscale per ridurre le tasse nei confronti delle imprese. Non è che tutto quello che fa Macron va bene, però la situazione è completamente diversa a quella italiana”.

Ma il presidente dell’Europarlamento ha anche voluto affermare che l’Europa non rimarrà a guardare: “Se bisogna essere severi con la Francia, si sia severi con la Francia come bisogna essere severi con la Germania. Da commissario europeo ho aperto procedure di infrazione e ho sempre vinto anche quando la Germania ha ricorso alla Corte di giustizia. Quindi le regole debbono essere uguali per tutti”.

Pierre Moscovici, commissario Ue per l’Economia, ha dichiarato che la Commissione “seguirà con attenzione l’impatto degli annunci fatti dal presidente” Macron sul deficit della Francia. “Siamo in contatto costante con le autorità francesi”, ha aggiunto Moscovici, che sta partecipando alla plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo.

Conferme in tal senso arrivano anche dal portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas: “C’è una procedura ben stabilita per valutare le politiche bilancio degli Stati membri, la nostra posizione sulla Francia è nota e il parere sul progetto di bilancio della Francia è stato pubblicato poco tempo fa. L’impatto verrà valutato in primavera, quando pubblicheremo le nostre previsioni economiche”. 

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