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	<title>dark web Archives - InsideOver</title>
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	<title>dark web Archives - InsideOver</title>
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		<title>Pedofilia, nei meandri della rete a caccia degli orchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/pedofilia-nei-meandri-della-rete-a-caccia-degli-orchi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2024 10:34:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[dark web]]></category>
		<category><![CDATA[Pedofilia]]></category>
		<category><![CDATA[pedopornografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/insideover-g-zanella-pedopornografia-darkweb-wp-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l'Operazione Tabu è stata smantellata una rete italiana di pedofili. Il monito della polizia: "Evitare l'esposizione social dei bambini".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/pedofilia-nei-meandri-della-rete-a-caccia-degli-orchi.html">Pedofilia, nei meandri della rete a caccia degli orchi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L&#8217;hanno chiamata &#8220;<strong>Operazione tabu</strong>&#8220;, sarebbe più corretto chiamarla semplicemente &#8220;operazione di pulizia&#8221;. Perché per ogni pedofilo tolto dalla circolazione e affidato alle mani della giustizia, un po&#8217; di feccia viene meno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli orchi si muovono negli abissi della rete</h2>



<p>Nove arresti e 26 persone indagate. L&#8217;operazione, diffusa su tutto il territorio nazionale, è stata coordinata dalla Procura Distrettuale di Catania; l&#8217;indagine era stata affidata a uomini e donne del<strong> Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale</strong> sempre di Catania, che scandagliando i bassifondi della rete hanno intercettato un giro di orchi che fino a quel momento avevano goduto dell&#8217;anonimato offerto dai canali del deep e darkweb.</p>



<p>Le investigazioni &#8211; coordinate dal <strong>Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (CNCPO)</strong> del Servizio Polizia Postale, sono cominciate con l&#8217;analisi informatica dei dispositivi elettronici sequestrati a un indagato, in carcere già da qualche mese per pedofilia. All&#8217;interno di una piattaforma di messaggistica (di cui non è stato diffuso il nome, in quanto ancora poco nota e particolarmente adatta per compiere questo genere di nefandezze) erano stati trovati diversi gruppi cui l&#8217;uomo era iscritto e attraverso i quali si scambiava immagini e video con altri pedofili che gli stessi investigatori hanno definito &#8220;raccapriccianti&#8221;. <strong>Le vittime riprese &#8211; rigorosamente minorenni &#8211; erano anche bambini piccolissimi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sotto copertura per stanare i pedofili</h2>



<p>A quel punto è iniziata la caccia all&#8217;uomo. Un compito non semplice, che ha coinvolto diversi professionisti impegnati in <strong>una ricerca definita &#8220;estremamente tecnica&#8221;</strong> per scardinare il pesante velo di anonimato oltre il quale operavano i pedofili che, una volta individuati, sono stati perquisiti, indagati e, in nove casi, arrestati. Per ottenere questi risultati,<strong> gli agenti si sono infiltrati nelle chat fingendosi a loro volta pedofili</strong> e acquistando la fiducia dei veri orchi. Tutti uomini, tutti sotto i 50 anni. Molti single, ma nel mucchio anche un papà, ora indagato.</p>



<p>Hanno collaborato all&#8217;operazione i vari Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica: oltre a Catania &#8211; dove c&#8217;è stata una perquisizione -, se ne sono contate tre a Roma, tre a Milano, due a Brescia, una a Varese, Bergamo e Catanzaro; due a Bari, una a Foggia, due a Torino, una a Cuneo, due a Genova, una a Imperia, Avellino, Livorno, Prato, Ravenna e Ascoli Piceno. </p>



<p>Nel corso delle perquisizioni, un pedofilo, oltre a migliaia di immagini e video di carattere pedopornografico, deteneva nel cloud il pdf di un libro in spagnolo dal titolo piuttosto esplicito &#8220;<strong>Guida del pedofilo</strong>&#8220;. Al suo interno, i consigli pratici per adescare minori online e offline. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Evitare di postare le foto dei minori sui social network</h2>



<p>L&#8217;inchiesta non si ferma qui. Adesso bisognerà<strong> risalire all&#8217;identità delle piccole vittime</strong>, sperando che non sia troppo tardi. Intervistato dal quotidiano<em> La Sicilia</em>, il dirigente del Centro Operativo per la sicurezza cibernetica, <strong>Marcello La Bella</strong>, si è rivolto ai genitori dando dei consigli che condividiamo in pieno e che per questo riportiamo: &#8220;<strong>Evitiamo la sovraesposizione social dei bambini</strong>; condividere foto di minori sui social non è reato ma queste immagini, nell&#8217;articolato e complesso mondo di internet, possono finire nelle mani sbagliate. E con le nuove tecnologie possono essere anche modificate e finire nel giro di queste organizzazioni criminali che agiscono molte volte nel darkweb&#8221;.</p>



<p>Un monito troppo spesso inascoltato. Sono ancora troppi, infatti, i genitori che sacrificano la privacy dei propri figli per un pugno di like su qualche social network. </p>
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		<item>
		<title>Droga, armi, pedofilia: nel Darkweb sotto copertura</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/droga-armi-pedofilia-nel-darkweb-sotto-copertura.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 11:53:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[dark web]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="728" height="380" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/alexandre-cazes-alphabay-darkweb-marketplace.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/alexandre-cazes-alphabay-darkweb-marketplace.png 728w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/alexandre-cazes-alphabay-darkweb-marketplace-600x313.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/alexandre-cazes-alphabay-darkweb-marketplace-300x157.png 300w" sizes="(max-width: 728px) 100vw, 728px" /></p>
<p>Che il Darkweb sia terreno fertile per chi abbia intenzione di delinquere è un dato di fatto. L&#8217;anonimato della navigazione permette a un&#8217;ampia gamma di criminali di potersi muovere con relativa tranquillità per gestire i propri loschi traffici. Relativamente perché, come tutti i bassifondi più rispettabili, a trafficare e a muoversi nell&#8217;ombra non sono solamente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/droga-armi-pedofilia-nel-darkweb-sotto-copertura.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/droga-armi-pedofilia-nel-darkweb-sotto-copertura.html">Droga, armi, pedofilia: nel Darkweb sotto copertura</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="728" height="380" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/alexandre-cazes-alphabay-darkweb-marketplace.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/alexandre-cazes-alphabay-darkweb-marketplace.png 728w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/alexandre-cazes-alphabay-darkweb-marketplace-600x313.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/alexandre-cazes-alphabay-darkweb-marketplace-300x157.png 300w" sizes="auto, (max-width: 728px) 100vw, 728px" /></p>
<p>Che il<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/droga-armi-malware-e-pedofilia-i-bassifondi-della-rete-necessari-per-la-liberta.html"> Darkweb </a>sia terreno fertile per chi abbia intenzione di delinquere è un dato di fatto. L&#8217;anonimato della navigazione permette a un&#8217;ampia gamma di criminali di potersi muovere con relativa tranquillità per gestire i propri loschi traffici. Relativamente perché, come tutti i bassifondi più rispettabili, a trafficare e a muoversi nell&#8217;ombra non sono solamente i delinquenti, ma anche<strong> agenti sotto copertura</strong> delle polizie postali di mezzo mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">C&#8217;era una volta Alpha Bay: il gran bazar del crimine</h2>



<p>Le operazioni portate a termine con indagini svolte nel mondo oltre lo schermo sono tante, ma ce ne sono alcune memorabili. Come quella che ha portato allo smantellamento del più grande black market del Darkweb che sia mai esistito: Alpha Bay.</p>



<p>Con 800 mila dollari al giorno di guadagno, Alpha Bay è stato fino al 4 luglio 2017 <strong>il più grande black market del lato oscuro del web</strong>. Tra i suoi scaffali virtuali si poteva trovare di tutto: droga, armi, professionisti del crimine da assoldare, identità rubate, documenti e <a href="https://it.insideover.com/criminalita/il-grande-mercato-dei-dati-personali-sul-darkweb.html">dati di ogni tipo</a>. Insomma, ce n&#8217;era per tutti i gusti. Il 4 luglio 2017, però, accade qualcosa: alle prime luci del giorno, Alpha Bay scompare. </p>



<p>Immediatamente si scatenano le speculazioni e, tra gli addetti ai lavori, il panico. Sono in molti, infatti, a parlare di una <strong>fuga con il malloppo</strong> degli amministratori. Ad avvalorare questa ipotesi, il trasferimento di oltre <strong>3,5 milioni di dollari in Bitcoin</strong> dai borsellini elettronici del black market verso altri depositi. I venditori che si appoggiavano ad Alpha Bay per commercializzare i propri prodotti insorgono, temendo di essere stati truffati, ma gli amministratori del market diffondono sui canali &#8220;giusti&#8221; una loro nota ufficiale: il movimento di denaro e il momentaneo spegnimento di Alpha Bay è stato dettato da non meglio specificate &#8220;ragioni di sicurezza&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cattura spettacolare di Alexander Cazes</h2>



<p>La spiegazione non basta e alcuni utenti del Darkweb cominciano a gettare benzina sul fuoco: un venditore minaccia di dare in pasto ai media i veri nomi degli amministratori; un altro utente, tale &#8220;Kinger&#8221;, sostiene di essere stato lui a spegnere Alpha Bay, non prima di aver estorto 45 mila dollari agli amministratori, per poi denunciarli alle autorità. La sensazione è che sia effettivamente accaduto qualcosa di strano, ma nessuna delle verità che cominciano a essere propalate sembra quella giusta. </p>



<p>La svolta arriva il 6 luglio, quando il <em>Wall Street Journal</em> accredita la versione di Kinger scrivendo che, in effetti, Alpha Bay è stata spenta dai suoi stessi amministratori dopo l&#8217;arresto in Thailandia, avvenuto il giorno precedente, di uno di loro: il canadese Alexandre Cazes. </p>



<p>Le modalità del suo arresto sono a dir poco particolari: l&#8217;operazione, portata a termine da un pool di polizia locale, quella canadese e il Dipartimento degli Stati Uniti, ha previsto<strong> un &#8220;finto-vero&#8221; incidente stradale</strong>. Cazes, infatti, era rinchiuso nella sua villa, circondata da un alto muro perimetrale. La polizia temeva che se avessero semplicemente citofonato, il ragazzo avrebbe avuto tutto il tempo di cancellare le prove a suo carico. Bisognava trovare un espediente per coglierlo di sorpresa e costringerlo a uscire di casa. Ecco allora che una macchina si schianta a tutta velocità &#8211; e in pieno giorno &#8211; contro il cancello della sua villa, abbattendolo. Dalle telecamere di sicurezza, in un video diffuso dall&#8217;FBI, si vedono i due agenti in borghese scendere con le mani tra i capelli, apparentemente sotto shock per l&#8217;incidente. Subito dopo si vede comparire Alexandre Cazes, più sorpreso che allarmato dall&#8217;insolita situazione. A quel punto, ecco piombargli addosso diversi agenti che, pistole puntate, lo ammanettano. Secondo gli investigatori intervenuti sul campo, una volta entrati in casa venne trovato il computer acceso e collegato proprio alla pagina amministratore di Alpha Bay. Cazes, in poche parole, è stato colto con le mani nel sacco. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno strano silenzio stampa e un ancor più strano suicidio</h2>



<p>La situazione resta tuttavia surreale: da parte degli organi di polizia coinvolti, nessun comunicato. Aver arrestato uno dei membri apicali di Alpha Bay non è operazione da poco e il fatto che non venga celebrata, ma nemmeno comunicata con note ufficiali lascia pensare a qualcosa di misterioso. Qualcuno ipotizza a <strong>uno scontro tra bande criminali del Darkweb</strong>, una resa dei conti di cui ha approfittato la polizia. Quale che sia la verità, ad aggiungere un tocco di noir a una storia già intricata, il 12 luglio, poco prima di incontrare il suo avvocato per parlare della sua estradizione,<strong> Alxandre Cazes viene trovato impiccato in cella</strong>. Suicidio? Così viene archiviato il caso. Ma sono ancora oggi in molti a dubitare della reale dinamica degli eventi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Operazione Bayonet</h2>



<p>Nel frattempo, il mondo del Darkweb è in fermento. Non sono molti i market place attivi, tra questi, c&#8217;è il principale competitor di Alpha Bay, ovvero <strong>Hansa Market</strong>, che tra il 12 e il 16 luglio viene letteralmente preso d&#8217;assalto. Sono tantissimi, infatti, i venditori che hanno fretta di piazzare le loro merci. Ancor di più gli utenti che vogliono comprarle. Le richieste di registrazione al sito sono talmente tante che gli amministratori devono contingentare gli ingressi. In tutto questo, nessuno si domanda se tutto sia terminato con l&#8217;arresto (e la morte) di Cazes e la fine di Alpha Bay. </p>



<p>La risposta &#8211; non richiesta &#8211; arriva il 20 luglio. E ormai per i corsari del web è troppo tardi. Sulla home page di Hansa Bay compare un messaggio: &#8220;Questo sito è stato sequestrato&#8221;. Quello che è realmente accaduto emerge nel giro di poche ore: esattamente un mese prima, il 20 giugno, Hansa Bay è stato individuato dalla polizia postale olandese, che ne ha preso il controllo. A quel punto, i tecnici olandesi hanno lavorato sul sito modificandolo in modo da poter rilevare le password, le informazioni relative agli ordini crittografati, gli indirizzi IP, i bitcoin e tutto quanto utile per identificare gli utenti di questo enorme mercato illegale. </p>



<p>Preso il controllo di Hansa Bay, il 4 luglio l&#8217;FBI spegne Alpha Bay, provocando la migrazione in massa degli utenti verso il sito controllato dagli olandesi. Contestualmente, la polizia federale americana sequestra il denaro e arresta Cazes. Tutto questo è il frutto dell&#8217;<strong>operazione Bayonet</strong>, un&#8217;impresa portata a termine dall&#8217;Europol e da 40 investigatori di 22 paesi, tra cui Canada, Thailandia, Lituania, Olanda, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Una task force simile a quella che, nel marzo 2024, con l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/criminalita/operazione-cronos-come-stato-disarticolato-lockbit.html">Operazione Cronos</a> ha disarticolato il gruppo di cybercriminali LockBit. Quando si dice che l&#8217;unione fa la forza, questo vale anche negli abissi della rete.  </p>



<p>. </p>



<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il grande mercato dei dati personali sul Darkweb</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/il-grande-mercato-dei-dati-personali-sul-darkweb.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 12:44:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
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<p>Nel 2022 Google Alphabet, la holding cui fanno capo le aziende a marchio Google e altre controllate, ha raggiunto la ragguardevole cifra di 60 miliardi di utile netto. La domanda che può sorgere spontanea è: come ha fatto? Dopotutto per la maggior parte dei servizi Google non è necessario alcun tipo di pagamento. Qualcuno si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/criminalita/il-grande-mercato-dei-dati-personali-sul-darkweb.html">[...]</a></p>
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<p>Nel 2022 Google Alphabet, la holding cui fanno capo le aziende a marchio Google e altre controllate, ha raggiunto la ragguardevole cifra di <strong>60 miliardi di utile netto</strong>. La domanda che può sorgere spontanea è: come ha fatto? Dopotutto per la maggior parte dei servizi Google non è necessario alcun tipo di pagamento. Qualcuno si è mai dovuto iscrivere per utilizzare Google Maps o Google Drive? Esiste un abbonamento per Gmail o per Chrome? No.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Privacy in vendita</h2>



<p>E allora come può l’azienda statunitense macinare così tanti soldi? Semplice: grazie al nostro contributo. Noi, o meglio, i nostri dati sono infatti denaro sonante. Vi siete mai chiesti, quando navigate su internet, come facciano a raggiungervi quelle pubblicità che – stranamente – vi offrono proprio il prodotto o il servizio di cui avete bisogno? Anche qui la risposta è semplice: quei dati che cediamo senza nemmeno accorgercene (qualcuno di voi ha mai letto per intero l’informativa sul consenso all’utilizzo dei dati?), vengono venduti ad altre aziende che tarano il proprio business plan sui nostri gusti e le nostre necessità più intime e recondite.</p>



<p>Stessa cosa avviene con le applicazioni che tanto amiamo scaricare sui nostri smartphone. Che si tratti di un videogioco o di un editor video, vi sarà sicuramente capitato di dover cliccare sul quadratino “acconsento” prima di poterla utilizzare. Ecco,<strong> in quel preciso momento avete mercanteggiato i vostri dati per qualche minuto di intrattenimento</strong>. E tutto questo, badate bene, è lecito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un grande bazar illegale</h2>



<p>C’è poi la parte illecita. Ovvero <strong>il grande mercato dei dati sul <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/droga-armi-malware-e-pedofilia-i-bassifondi-della-rete-necessari-per-la-liberta.html">Darkweb</a></strong>. Come abbiamo detto, i dati sono il petrolio del XXI secolo e possono fruttare una montagna di quattrini. E a differenza del combustibile fossile, che un giorno si esaurirà, i dati continueranno ad aumentare. Nel 2023 una società di sicurezza informatica americana, la Resecurity, intercettò in uno dei tanti forum del Darkweb la vendita di <strong>5 milioni di identità digitali</strong>. Attenzione, parliamo di particolari dati rubati che comprendono impronte digitali, moduli di auto-compilazione e info log (informazioni di login), il tutto al prezzo di vendita di 80 mila dollari. Sebbene la popolazione più colpita dalla fuga di dati fosse quella indiana, ben 600 mila cittadini, sia l’Indian Council of Medical Research&nbsp;(ICMR), ente per la ricerca biomedica, che il&nbsp;Ministero della Sanità indiano, né confermarono né smentirono<strong> </strong>la violazione del loro database e l’esfiltrazione dei dati.</p>



<p>Secondo una delle più autorevoli compagnie di provider, NordVPN, tra i paesi più colpiti da queste violazioni c’è anche l’Italia, ma soprattutto, più in generale, l’Europa settentrionale proprio per la sua massima diffusione di internet e per la diffusione dei servizi e-commerce. Tanto per fare un altro esempio, un utente registrato con il nickname di messina123, nel 2016, chiese aiuto sulla chat di un noto market place del Darkweb per piazzare il suo prodotto. Ecco il testo tradotto dall’originale inglese: “Ho oltre <strong>tre milioni di identità italiane</strong> (ho scaricato un grande database). Ci sono: nome, cognome, indirizzo, carta di identità (numero e data), codice fiscale, indirizzo di posta elettronica, numero di telefono e codice IBAN, Contattatemi se avete bisogno di un’identità o se avete una buona idea su <strong>come fare un mucchio di soldi </strong>con tre milioni di identità”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un mare di dati</h2>



<p>Da qualche anno, come spesso ricorda l’esperto di cyber security Alessandro Curioni nei suoi interventi pubblici, <strong>siamo entrati nell’era dello zettabyte</strong>. Ovvero hanno iniziato a circolare sulla rete una quantità di dati&nbsp; misurabili in 10 alla ventunesima byte, con un numero a piacere davanti. Si stima, per esempio, che nel 2025 il volume di dati che circolano in rete raggiungerà i 163 zettabyte, la maggior parte dei quali disponibili da fonti aperte e, in particolare, dai social network.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un mercato riservato a pochi: parola dell&#8217;esperto</h2>



<p>Ma come funziona questo enorme bazar criminale? E quali sono i rischi per la nostra privacy? Per scoprirlo, ne abbiamo parlato con un esperto di sicurezza informatica: <strong>Valerio Lupi</strong>, meglio conosciuto con il nickname di &#8220;valerino&#8221;, esperto di intercettazioni informatiche e di cyber security, sviluppatore di malware per enti governativi e, dopo una carriera passata in aziende come Hacking Team, Verint e CY4Gate, adesso impiegato presso Mentat, società del Gruppo DI.GI. A lui abbiamo chiesto, per prima cosa, su quali market place del Darkweb è possibile acquistare dati:</p>



<p>“I market place nascono e muoiono in continuazione, spesso vengono sequestrati dalle autorità di qualche paese e compaiono altrove con un altro nome. Per frequentarli e per poter acquistare stock di dati bisogna essere del giro. <strong>Bisogna conoscere l’ambiente e frequentare i forum giusti</strong>. Molto spesso per accedere a questi siti occorre anche pagare”.</p>



<p>Parlando di market place sequestrati viene in mente la storia del più grande market del Darkweb, Alpha Bay, chiuso nel 2016 a seguito di una imponente operazione di polizia che meriterebbe un racconto a parte. Ma quali sono adesso gli store più attivi nel Darkweb? “Attualmente ci sono Breachforums.cx, accessibile solo attraverso una VPN (una rete virtuale che cifra il traffico su internet e rende la navigazione anonima), XSS.IS, che è un forum russo, Darkfeed.IO, dove vengono pubblicate le statistiche di quanto accade ogni giorno in merito a grandi furti di dati. Altri market place non li conosco”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hackerare per la gloria</h2>



<p>Quali sono i dati acquistabili sul Darkweb e a cosa possono servire? “Sul Darkweb si trova qualunque tipo di dato. Ovviamente i più ricercati sono quelli esfiltrati da un’azienda”. Difficilmente, dunque, si va sul Darkweb alla ricerca di un dato singolo o dei dati di una singola persona. I pacchetti in vendita sono <strong>veri e propri stock con centinaia, quando non migliaia di dati tutti insieme</strong>: “Troppo spesso gli esperti di cyber security o presunti tali gridano al disastro quando avviene un furto di dati. È capitato, per esempio, che dei criminali informatici tempo fa esfiltrassero i dati del servizio sanitario del Lazio. Furono i molti a strapparsi i capelli per l’enorme danno alla privacy. Ma a pensarci bene, cosa te ne fai dei dati di una tessera sanitaria? Fondamentalmente nulla. Cosa te ne fai dell’indirizzo di casa di una persona? Nulla, anzi, fino a pochi anni fa l’avresti trovato sull’elenco telefonico… ecco perché sono molto scettico quando si parla di furto dei dati”.</p>



<p>Ma allora per quale motivo un hacker dovrebbe esfiltrare una mole così considerevole di dati? “Per dimostrare che può farlo. Per la gloria”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Spionaggio industriale</h2>



<p>Quali sono, allora, i dati davvero pericolosi e, di conseguenza, i più ambiti sul mercato nero del web? “Indubbiamente le cose cambiano quando i dati rubati e venduti riguardano delle<strong> carte di credito</strong>. In quel caso allora sono d’accordo, il danno è considerevole. Ma quello che veramente provoca guai è il commercio di dati – e segreti – industriali. Qualche tempo fa dei criminali informatici sono entrati nei sistemi di Microsoft e hanno estratto il codice sorgente. Stessa cosa è accaduta con il videogioco FIFA. In questi casi si parla di spionaggio industriale”.</p>



<p>Insomma, creare terrore non serve. È vero, il mercato dei dati esiste e gode di ottima salute, ma non dobbiamo farne una paranoia, perché in questo caso tanto varrebbe rinunciare per sempre a internet e a tutti i vantaggi a esso connessi. Solo così metteremmo al riparo (o almeno così ci piace pensare) i nostri dati. In caso contrario, dobbiamo scendere a compromessi: rinunciare alla nostra privacy per andare verso il futuro insieme ad altri miliardi di persone. Ovviamente tutte connesse. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/il-grande-mercato-dei-dati-personali-sul-darkweb.html">Il grande mercato dei dati personali sul Darkweb</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>A spasso nei bassifondi della rete con Tor</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/droga-armi-malware-e-pedofilia-i-bassifondi-della-rete-necessari-per-la-liberta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 15:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[dark web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Quando si parla di Dark web la fantasia vola. Ed è assolutamente naturale, perché per il 99,9% delle persone la navigazione internet – e internet stesso – si identifica in Google e pochi altri browser che funzionano più o meno in modo identico. Ecco, il Dark web è una sorta di vuoto cosmico. Per navigarci, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/droga-armi-malware-e-pedofilia-i-bassifondi-della-rete-necessari-per-la-liberta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="796" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/AdobeStock_199375425-768x509.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Quando si parla di <strong>Dark web</strong> la fantasia vola. Ed è assolutamente naturale, perché per il 99,9% delle persone la navigazione internet – e internet stesso – si identifica in Google e pochi altri browser che funzionano più o meno in modo identico. Ecco,<strong> il Dark web è una sorta di vuoto cosmico</strong>. Per navigarci, bisogna sapere cosa si sta cercando e dove trovarlo. E le informazioni devono essere molto aggiornate, perché un sito che oggi c’è, domani, ma forse anche tra un’ora, potrebbe non esserci più.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una cipolla per navigare nei bassifondi della rete</strong></h2>



<p>Il browser che consente di accedere ai bassifondi della rete esiste e si chiama <strong>Tor</strong>, <strong>acronimo di The onion ring</strong>, a indicare un funzionamento “a strati” di protezione che consentono <strong>una navigazione del tutto anonima</strong>. Il 12 marzo scorso, in occasione della Giornata Mondiale contro la censura su internet, il team del Tor Project ha annunciato ufficialmente il rilascio di WebTunnel che, come si legge sul profilo Linkedin di <strong>Clio Security</strong>, azienda di sicurezza informatica facente parte del Gruppo DI.GI, “è progettato per assistere gli utenti in regioni con censura pesante”.</p>



<p>Ne abbiamo parlato con<strong> Michael Clemente</strong>, che di <a href="https://www.cliosecurity.it/">Clio Security</a> è il presidente e che da oltre dieci anni lavora nell’ambito della sicurezza informatica curando non solo l’aspetto tecnico, ma soprattutto quello divulgativo di una materia che per molti rappresenta ancora fantascienza, ma che, in un mondo quasi completamente digitalizzato, ci riguarda molto da vicino.</p>



<p>“<strong>Tor Project</strong> – spiega Clemente &#8211; nasce a metà degli anni novanta, all’interno di un <strong>gruppo di ricerca della Marina americana</strong>. Aveva come obiettivo quello di sviluppare un protocollo di comunicazione che, continuando ad appoggiarsi alla rete internet, potesse garantire l’anonimato. Nei primi anni Duemila è stato reso libero ed è nato quello che oggi conosciamo e che ancora in pochi utilizzano”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un antidoto contro la censura</strong></h2>



<p>Navigare su Tor garantisce dunque l’anonimato grazie a un <strong>articolato sistema di cifratura del traffico</strong>. Eppure questo non sembra essere stato sufficiente. In paesi come la Cina, infatti, dove il governo si è dotato di uno strumento formidabile chiamato<em><strong> </strong></em><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-grande-fratello-cinese-psyops-repressione-e-disinformazione.html"><em><strong>Great Firewall</strong></em> </a>per monitorare il traffico internet della popolazione, nemmeno Tor riusciva più a garantire libertà di navigazione. Ecco quindi l’implementazione con il WebTunnel: “Con questo nuovo strumento, la navigazione su Tor appare agli osservatori di rete come una normalissima navigazione su internet. Nel caso specifico della Cina, una navigazione sui siti approvati dal governo”.</p>



<p>Una vera e propria ancora di salvezza per chi, in paesi dove la democrazia è una pia illusione, vuole accedere alla rete internet senza vincoli di sorta. Con questo nuovo strumento, il <em>Great Firewall </em>cinese e altre versioni similari sparse in giro per il mondo non saranno in grado di rilevare anomalie nella navigazione: “Bisogna però puntualizzare – specifica Michael Clemente – che questo può valere oggi, ma domani potrebbe non valere più o essere ulteriormente cambiato”. Questo per l’estrema volatilità di un mondo che, lo ripetiamo, corrisponde davvero ai <strong>bassifondi della rete</strong>. Perché se è vero che Tor offre enormi vantaggi, è altresì <strong>uno strumento formidabile per chi vuole delinquere</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Terreno fertile per criminali</strong></h2>



<p>“Rischi e opportunità” commenta il presidente di Clio Security, che ci racconta di come quello che oggi viene definito “cyber crimine” non è altro che il crimine di sempre che si è semplicemente espanso su nuove rotte commerciali: “il creatore di uno dei primi <em>market place</em> del Dark web, che si chiamava Silk Road, si è beccato tre o quattro ergastoli”.</p>



<p>Appurato il fatto che sul Dark web si possano incontrare tanto attivisti perseguitati, quanto incalliti criminali, resta una domanda di fondo: <strong>come ci si orienta nel buio? </strong>Ci spiega Clemente: “Non esistono su Tor dei veri e propri motori di ricerca. La caratteristica dei siti Tor è che per raggiungerli e per navigarli ti devi affidare o alla conoscenza o al passaparola. Esistono anche delle directory, che è come se fossero dei siti statici, in cui delle anime pie vanno a mettere i link di tutti i siti Tor che hanno trovato, ma che spesso non durano molto. Chi naviga su Tor cerca l’anonimato,<strong> i link cambiano di continuo</strong>, i siti nascono e muoiono senza regole scritte. E poi sono molto complessi: non sono indirizzi tipo quelli di Google, sono <strong>delle vere e proprie stringhe alfanumeriche</strong>, per cui anche ricordarsele a memoria è praticamente impossibile. Devi avere la stringa giusta per poter navigare”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un club esclusivo</strong></h2>



<p>Ecco la seconda domanda: come si trovano le stringhe giuste? “Frequentando i blog giusti, che magari si trovano anche su internet normale, ma che più spesso si trovano nel <strong>Deep web</strong>, lo strato intermedio. Ovviamente c’è chi ha interesse a pubblicizzare il proprio sito su Tor e renderlo “mainstream”. Parliamo per esempio dei <strong><em>market place</em> che vendono droga, armi, malware</strong>; ma ci sono altri che non hanno intenzione di rendersi pubblici e che si muovono con grande circospezione all’interno di nicchie chiuse. Penso alle <a href="https://it.insideover.com/societa/pedofilia-e-adescamento-il-lato-oscuro-del-web.html">reti dei pedofili</a>”.</p>



<p>Ha proprio ragione Michael Clemente: rischi e opportunità. Da un lato il Dark web offre la garanzia di una <strong>libertà pressoché totale</strong>, svincolata dai tentacoli di sempre nuovi e sempre più invasivi grandi fratelli tecnologici, dall’altro, però,<strong> il vero lato oscuro della rete</strong>, il Far west dove tutto è concesso e dove brulicano come larve gli scarti della società civile. Trovare una via di mezzo, una sintesi al caos è impossibile. O almeno, per adesso una soluzione non esiste. Prendere o lasciare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/droga-armi-malware-e-pedofilia-i-bassifondi-della-rete-necessari-per-la-liberta.html">A spasso nei bassifondi della rete con Tor</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La cyber-guerra che si combatte a New York</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-cyber-guerra-che-si-combatte-a-new-york.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 16:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Abusi sui minori]]></category>
		<category><![CDATA[dark web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Polizia di New York" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367-768x363.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367-1024x484.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A New York City qualcuno ha deciso di combattere i crimini cibernetici che riguardano la pedofilia e gli abusi sessuali creando una task force esperta di &#8220;Dark Web&#8221; e social network che impiega piattaforme sviluppate dalla divisione per le ricerche avanzate del Pentagono. A volerlo è stato il procuratore distrettuale di Manhattan, Cyrus Vance, che ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-cyber-guerra-che-si-combatte-a-new-york.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="907" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Polizia di New York" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367-768x363.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-di-New-York-La-Presse-e1573749706367-1024x484.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div class="page" title="Page 1">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>A New York City qualcuno ha deciso di combattere i crimini cibernetici che riguardano la pedofilia e gli abusi sessuali creando una task force esperta di &#8220;Dark Web&#8221; e social network che impiega piattaforme sviluppate dalla divisione per le ricerche avanzate del Pentagono. A volerlo è stato il procuratore distrettuale di Manhattan, <strong>Cyrus Vance</strong>, che ha deciso di investire decine di milioni di dollari per mettere a servizio dei newyorkesi i mezzi più sofisticati di cui la moderna tecnologia ci ha dotati.</p>
<p>Come si apprende da <em>La Stampa, </em>il procuratore distrettuale &#8211; eletto nel 2011 &#8211; ha mosso una guerra contro tutte le violazioni della dignità dei minori su Internet, che spesso, ignari dei rischi che una parte di società deviata può covare, diventano prede del cosiddetto &#8220;<strong>Sex trafficking</strong>&#8220;: ossia &#8220;oggetto&#8221; di vendita e contrabbando di pornografia infantile che li vede come vittime di abusi o di agghiaccianti &#8220;stupri online&#8221; proiettati in video streaming. Spesso consumati sul corpo di bambini o bambine di pochissimi anni. Questo genere di crimini sono &#8220;<strong>in crescita esponenziale</strong>&#8220;, avverte il procuratore distrettuale di Manhattan, ma &#8220;l&#8217;opinione pubblica rimane distaccata&#8221;, ha proseguito nell&#8217;intervista concessa in esclusiva al quotidiano torinese. E questo nonostante scandali sessuali sempre più frequenti, si pensi al caso Weinstein (anche se ben diverso), o al controverso <a href="https://www.rivistastudio.com/jeffrey-epstein-casa/">caso Epstein</a>.</p>
<p>Per questo motivo tra 600 magistrati e 800 funzionari del suo &#8220;piccolo esercito&#8221; che combatte i crimini più disparati che avvengono nella tentacolare metropoli americana è stata istituita una nuova particolare unità, specializzata in crittografia e mezzi di comunicazione che offrono il servizio di scambio materiale multimediale e video streaming: il luogo dove vengono adescati e corrotti minori, o contrabbandati materiali pornografici illegali. La Task force opera sia sulla rete internet comune &#8211; quella che siamo in grado di consultare tutti &#8211; ma che anche nel cosiddetto <strong>Dark web</strong>: il mondo online cui hanno accesso solo gli hacker e coloro che vogliono compiere azioni,<a href="https://it.insideover.com/guerra/droni-usa-dark-web.html"> spesso illecite</a>, senza essere tracciati. Il fenomeno della violazione dei minori, che viene amplificato dalla vendita e dal passaggio di materiale pedopornografico, è raccapricciante nelle sue manifestazioni, e ripercuote gravi conseguenze sulla crescita delle giovani vittime, che possono riportare gravi traumi psicologici.</p>
<p>L&#8217;unità speciale che combatte il &#8220;s<span style="font-size: 1rem;">ex trafficking&#8221;, opera al sesto piano del numero 80 Centre Street, e fa parte del più grande  Cybercrime Bureau. È stata chiamata Human Trafficking Response Unit, e v</span><span style="font-size: 1rem;">iene descritta come un ambiente &#8220;fantascientifico&#8221;, dove esperiti del mondo cibernetico elaborano dati al computer per <strong>incrociare informazioni</strong> e <strong>decodificare telefoni cellulari</strong> sequestrati sui diversi luoghi del crimine. Il procuratore Vance ha spiegato come i suoi esperti adottino &#8220;due strumenti chiave&#8221;: una piattaforma digitale per scandagliare milioni di messaggi scambiati sul Dark web, e intercettare avvisi pubblicitari, foto sospette, e conversazioni possibilmente pericolose, in modo da scoprire le fasi iniziale di un tentativo di adescamento, e bloccarlo sul nascere. Il secondo è un&#8217;unità esperta nella decodifica dei &#8220;telefoni cellulari&#8221; che prende un gran numero di apparecchi collegati tra loro: attraverso questa rete telefonica vengono agganciati i numeri e vengono &#8220;reperite le <strong>prove chiave</strong>&#8221; che danno luogo a procedere contro stupratori e ricettario i pornografia che ritrae minorenni e bambini. A fornire la piattaforma che impiega queste sofisticate tecnologie è stata niente di meno che la <strong>Darpa </strong>&#8211; Defence Advance Research Project Agency &#8211; divisione per progetti di ricerca avanzati del Pentagono, che avrebbe investito 70 milioni di dollari nella piattaforma ideata da Vance e il suo team.</span></p>
<h2>Il problema nella lotta al cyberpedofilia</h2>
<p><span style="font-size: 1rem;">Il problema principale nella lotta alla cyberpedofilia è che nonostante tutte le aziende hi-tech che offrono piattaforme per lo scambio di messaggi e email abbiano messo a punto programmi per intercettare <strong>messaggi sospetti</strong>, esse continuano &#8211; a buon titolo &#8211; a difendere la messaggistica attraverso la crittografia; poiché deve essere garantita la<strong> privacy</strong>. </span><span style="font-size: 1rem;">Se questo non avvenisse, tutte le comunicazioni all&#8217;intorno di una Stato, diventerebbero soggette al controllo del governo come avviene in quei paesi sottoposti a regimi autoritari. E la grande denuncia del sistema da &#8220;Grande Fratello&#8221; orwelliano predisposta dalla National Security Agency per spiare il mondo interno e svelata da <a href="https://it.insideover.com/politica/snowden-avverte-litalia-le-spie-usa-vi-influenzano.html"><strong>Edward Snowden</strong></a> a nulla sarebbe valsa.</span></p>
<p>La piattaforma sviluppata dalla Darpa per il team del procuratore Vance è in funzione dal 2017, ma la sfida resta ancora quella di <span style="font-size: 1rem;">trovare il &#8220;giusto equilibrio per impedire che la tutela del diritto civile metta a rischio una libertà individuale&#8221;. Intanto però il problema del sex trafficking cresce. Secondo una stima fatta dal team del procuratore Vance, &#8220;le immagini pornografiche illegali di minori, anche di bambini di due o tre anni, sono passate dalle 100.000 di dieci anni fa a 45 milioni nel 2018&#8221;. Nonostante questo dato preoccupante, il &#8220;caso&#8221; è ancora molto distante dall&#8217;opinione pubblica che è non sembra essere stata sufficientemente messa al corrente di questo grave rischio in espansione. Solo il</span> <em>New York Times</em> , sebbene sia uno dei maggiori quotidiani degli Stati Uniti, ha per la prima volta ha affrontato questa scabrosa questione, dedicando due grandi inchieste nel 2017 alla sfida per la protezione dei minori lanciata dal <a href="https://www.nytimes.com/2019/07/09/nyregion/cyrus-vance-epstein.html">procuratore Vance</a>. La diffusione di abusi sui minori, non può che richiamare l&#8217;attenzione dei massimi vertici in Vaticano, che travolto da una serie di scandali di &#8220;pedofilia&#8221; che hanno trovano il loro culmine nella vicenda che ha convinto il <a href="https://www.theguardian.com/australia-news/2019/aug/20/cardinal-george-pell-to-find-out-if-child-sexual-abuse-appeal-has-succeeded">cardinale australiano George Pell</a>, ha già lanciato un appello contro questa immonda piaga sociale. <strong>Papa Francesco</strong> ha chiesto di passare &#8220;all&#8217;azione&#8221;, per frenare e debellare questo fenomeno. Proprio oggi infatti, la guida del Vaticano ha rivolto un appello a tutte le maggiori aziende hi-tech, riunendo nella Ponteficia Academia Scientiarium rappresentanti di Facebook, Google, Microsoft, Apple, Amazon per dare vita a un confronto che costringa la nostra società del futuro a porsi da vicino questo grave problema al quale la moderna tecnologia presta il fianco.</p>
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