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	<title>Ciudad Juàrez Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ciudad Juàrez Archives - InsideOver</title>
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		<title>Messico, dove i giornalisti muoiono</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/messico-giornalisti-muoiono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 11:52:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciudad Juàrez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="977" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop-1024x667.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>In Messico fare il giornalista è tutt&#8217;altro che un mestiere facile. Soprattutto a Ciudad Juárez , da molti definita «città del Male», una delle più pericolose e violente località del mondo. Nelle scorse settimane, un noto quotidiano della città al confine con gli Stati Uniti, «Norte», ha annunciato la chiusura: gli omicidi consumati ai danni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/messico-giornalisti-muoiono.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/messico-giornalisti-muoiono.html">Messico, dove i giornalisti muoiono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="977" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/04/ss-101209-mexico-drugwar-25.today-ss-slide-desktop-1024x667.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>In <strong>Messico</strong> fare il giornalista è tutt&#8217;altro che un mestiere facile. Soprattutto a<strong> Ciudad Juárez</strong> , da molti definita «città del Male», una delle più pericolose e violente località del mondo. Nelle scorse settimane, un noto quotidiano della città al confine con gli Stati Uniti, <strong>«Norte»</strong>, ha annunciato la chiusura: gli omicidi consumati ai danni di giornalisti e reporter rendono impossibile continuare l&#8217;attività. Il direttore <strong>Oscar Cantu Murguia </strong>ha informato i lettori della sua decisione con una lettera intitolata « Adios!», pubblicata in prima pagina sul giornale.  «Oggi, caro lettore, mi rivolgo a te per informarti che ho deciso di chiudere questo quotidiano, perché fare giornalismo qui non è più sicuro» &#8211; ha osservato. «Tutto nella vita ha un inizio e una fine, un prezzo da pagare. Ma se questo è ciò che ci riserva la vita, non sono pronto per vedere altri collaboratori pagare con la vita per lavorare».La morte di Miroslava Breach Velducea<a href="https://www.nytimes.com/2017/04/03/world/americas/el-norte-closes-mexican-newspaper.html?_r=0">Come spiega il <em>New York Times</em></a>, la decisione è maturata dopo la morte di <a href="https://cpj.org/2017/03/mexican-journalist-shot-dead-in-chihuahua.php">Miroslava Breach Velducea</a>, corrispondente del quotidiano nazionale <em>La Jornada</em>, freddata con otto colpi di pistola fuori dal garage di casa il 23 marzo; quella di un cronista<a href="https://cpj.org/2017/03/mexican-journalist-ricardo-monlui-cabrera-murdered.php">, Ricardo Monlui Cabrera</a>, ucciso mentre usciva da un ristorante con la moglie e il figlio il 19 marzo; e, infine, quella di<a href="https://cpj.org/killed/2017/cecilio-pineda-birto.php"> Cecilio Pineda Birto</a>, un libero professionista e fondatore di <em>La Voz de Tierra Caliente</em>, assassinato a Ciudad Altamirano il 2 marzo, mentre era all&#8217;autolavaggio. Una città, in mano ai narcos, in cui fare il giornalista è diventato pressoché impossibile. Se non a patto di rischiare la vita, ogni giorno.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/reporterday2017/" target="_blank">Per non far morire il giornalismo, abbiamo bisogno di te. Scopri come qui</a></strong>27 anni di pubblicazioni«Norte» è stato pubblicato per 27 anni a Ciudad Juárez. Ha avuto una tiratura di circa 30.000 copie al giorno e 35.000 la domenica. <strong>Murguía</strong> ha sottolineato nella sua lettera d&#8217;addio che ha lavorato in questi anni «per promuovere la libertà di stampa, cercando di informare con veridicità, obiettività, onestà e trasparenza. La morte dei colleghi giornalisti &#8211; spiega &#8211; sono la prova che qua è impossibile continuare a lavorare liberamente e fare il giornalista con la giusta serenità».L&#8217;inferno di Ciudad Juàrez<strong>Ciudad Juárez</strong> è una città da più di un milione di abitanti sita nello stato messicano del <strong>Chihuahua</strong>, sulle rive del Rio Grande, di fronte a El Paso, Texas. Secondo una statistica è considerata la città più pericolosa del mondo, davanti a Miami, Caracas e New Orleans: un triste primato dovuto alla diffusione capillare del narcotraffico, con quasi<strong> 1000 bande armate</strong> presenti a spartirsi il territorio cittadino. Qui, tra il 2007 e il 2010 &#8211; ben prima dell’avvento di Trump &#8211; gli Stati Uniti hanno eretto un muro che divide le due città confinanti, che formano un’unica grande area metropolitana.La sfida del giornalismo continuaLa chiusura del quotidiano messicano &#8211; perfettamente comprensibile data la situazione drammatica &#8211; è una pessima notizia per il mondo dell&#8217;informazione. Occorre tuttavia non arrendersi e promuovere il giornalismo, quello senza censure né filtri che <em>Gli Occhi della Guerra</em> porta avanti dal 2014. Un modo diverso di fare informazione, che vi porta direttamente sui campi di battaglia di tutto il mondo e nei luoghi, anche quelli più pericolosi e remoti. E&#8217; la nostra sfida, perché nonostante le morti e le minacce, il giornalismo di qualità non deve morire. Mai. Ora è il momento di agire, di mettersi in gioco e abbiamo bisogno del tuo aiuto: siamo alla ricerca di nuovi reporter e tu potresti essere la persona giusta. Vuoi provare? Con noi puoi realizzare il tuo sogno. <strong>Partecipa al primo Reporter Day. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/reporterday2017/">SCOPRI COME QUI</a> </strong></p>
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		<title>La capitale mondiale dei suicidi</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/ciudad-juarez-capitale-mondiale-dei-suicidi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 08:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciudad Juàrez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1024px-Cruces_Lomas_del_Poleo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1024px-Cruces_Lomas_del_Poleo.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1024px-Cruces_Lomas_del_Poleo-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1024px-Cruces_Lomas_del_Poleo-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La storia di Luis è diventata il simbolo di una città che cerca di sfuggire da quella che sembra essere la sua condanna a morte. Epicentro del narcotraffico messicano, in quel nord del paese &#8211; più precisamente lo stato di Chihuahua &#8211; che è da tempo un campo di battaglia dei più feroci cartelli della droga, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/ciudad-juarez-capitale-mondiale-dei-suicidi.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1024px-Cruces_Lomas_del_Poleo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1024px-Cruces_Lomas_del_Poleo.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1024px-Cruces_Lomas_del_Poleo-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/1024px-Cruces_Lomas_del_Poleo-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>La <strong>storia di Luis</strong> è diventata il simbolo di una città che cerca di sfuggire da quella che sembra essere la sua condanna a morte. Epicentro del <strong>narcotraffico</strong> messicano, in quel nord del paese &#8211; più precisamente lo stato di <strong>Chihuahua</strong> &#8211; che è da tempo un campo di battaglia dei più feroci cartelli della droga, questa città è diventata in appena vent&#8217;anni, una<em>no man’s land</em>fatta di violenza e sangue. <strong>Ciudad Juárez</strong>, con i suoi oltre un milione e trecentomila abitanti è già stata <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.seguridadjusticiaypaz.org.mx/sala-de-prensa/58-cd-juarez-por-segundo-ano-consecutivo-la-ciudad-mas-violenta-del-mundo" target="_blank">classificata come la più violenta del mondo</a>, più pericolosa addirittura della striscia di Gaza.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/K7tcI_lFgmU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>In questo mix disperato dove la disoccupazione è altissima ed i vuoti sociali lasciati a se stessi da uno stato totalmente assente Luis, oggi 19enne, ha tentato tre anni fa il suicidio. Come lui<strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lainformacion.com/mundo/jovenes-suicidarse-Ciudad-Juarez-violencia_0_999201367.html" target="_blank"> a migliaia negli ultimi anni, soprattutto giovani tra i 15 i 29 anni</a></strong>.Prima di arrivare al tentativo di suicidio Luis ha cominciato a compiere<strong> atti lesivi</strong> contro il suo corpo, a tagliuzzarsi le braccia nel bagno di scuola, poi il desiderio di farla finita, infine, all&#8217;ultimo minuto, un ripensamento lo ha salvato, per sempre. “È come quando chiudi le luci di casa, cominci dal piano di sotto e poi via via fino al pianoterra quando per chiudere la porta d’ingresso ogni luce deve essere spenta”, spiega adesso il giovane che sogna di poter riprendere gli studi interrotti.La prima luce che si spegne per Luis è a un anno quando sua madre uccide suo padre. Un trauma terribile in una città dove si muore in tanti modi e non certo dei migliori. Ciudad Juárez è diventata famosa nel mondo per una catena di <strong>femminicidi </strong>durati per circa vent&#8217;anni a partire dagli anni ’90, tanto feroci da ispirare un film intero <em>Bordertown</em> con Jennifer Lopez.Tra il 2008 e il 2011, inoltre, si sono commessi oltre<strong> diecimila omicidi</strong> in città, moltissimi legati al narcotraffico. Uno scenario che inevitabilmente scatena insicurezze e paure in genitori che temono per il loro figli, come spiega <strong>Antonio Rivera</strong>, secondo il quale “ultimamente è aumentata in modo allarmante la quantità di suicidi che si sono avuti in questa città. È importante che il ministero della Sanità del nostro Stato incrementi il programma di salute mentale, cioè che si crei o si potenzi un dipartimento in cui psicologi, psichiatri e terapeuti possano ricevere tutti, qualsiasi persona, perché il diritto alla salute è stabilito dalla costituzione”. Da qui l’idea di inventarsi delle soluzioni e di puntare tutto sulla prevenzione.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-21704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/02/Los_Angeles_Day_of_the_Dead_Crosses_for_Juarez.jpg" alt="Los_Angeles_Day_of_the_Dead_Crosses_for_Juarez" />“Abbiamo creato una linea telefonica di ‘crisi e attenzione’ proprio con questo nome – spiega <strong>Mariana Salcido Gándara</strong>, responsabile dell’ufficio per la salute mentale di Ciudad Juárez &#8211; per coprire qualsiasi crisi di tipo emozionale. Abbiamo ricevuto chiamate con tutti i sintomi, dalla depressione all&#8217;ansia, e di problemi di salute mentale generale. Abbiamo registrato finora qualcosa come duemila chiamate”.Un numero altissimo che conferma altri dati. <strong>Una persona su quattro a Ciudad Juárez ha pensato al suicidio almeno una volta e una su dieci ci ha provato a suicidarsi</strong>. Di qui l’idea di trasformare la città in un laboratorio umano e sociale aperto dove anche organizzazioni internazionali non governative possano portare il loro contributo per ridurre l’allerta e la tensione e, chissà mai, restituire speranza ad una popolazione spaventata e disarmata dalla cronaca. Soprattutto i giovani che, tra tutti, sono quelli che pagano il prezzo più alto.</p>
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		<title>Il muro di Juarez</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-muro-di-juarez-contro-il-narcotraffico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2017 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ciudad Juàrez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1017" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il confine tra il Messico e gli Stati Uniti d&#8217;America divide i due paesi dall&#8217;Oceano Pacifico al Golfo del Messico, per circa 3100 chilometri. La realizzazione delle barriere lungo la frontiera tra i due Paesi risale al 1994, sotto la presidenza di Bill Clinton, e si è articolata in tre diverse operazioni denominate Gatekeeper in California, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-muro-di-juarez-contro-il-narcotraffico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1017" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/LAPRESSE_20161230102629_21718682-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il confine tra il <strong>Messico</strong> e gli<strong> Stati Uniti d&#8217;America</strong> divide i due paesi dall&#8217;Oceano Pacifico al Golfo del Messico, per circa <strong>3100</strong> chilometri. La realizzazione delle barriere lungo la frontiera tra i due Paesi risale al 1994, sotto la presidenza di <strong>Bill Clinton</strong>, e si è articolata in tre diverse operazioni denominate Gatekeeper in California, Hold-the-Line in Texas e Safeguard in Arizona, portate avanti per porre freno all&#8217;immigrazione clandestina e al traffico illegale di stupefacenti. Attualmente quel muro &#8211; che il neo-presidente<strong> Donald Trump</strong> vorrebbe estendere per tutti gli oltre 3100 chilometri – raggiunge le 580 miglia (ovvero <strong>930</strong> chilometri).Il muro sognato dal neo-presidente Trump al centro del dibattitoIl progetto, presente nel programma elettorale del tycoon, è stato oggetto di demonizzazioni e di pesanti critiche nel corso dell&#8217;ultima campagna elettorale presidenziale, in primo luogo da parte di p<strong>apa Francesco</strong>: “In America non servono muri” &#8211; aveva affermato il Santo Padre in un <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.avvenire.it/papa/pagine/il-papa-ai-vescovi-usa-no-ai-muri">video-messaggio</a> dello scorso novembre che sembrava indirizzato proprio a <strong>Donald Trump</strong>. Si è spesso detto che i messicani, in maggioranza assoluta, siano fermamente contrari alla proposta avanzata dal neo-presidente repubblicano e ciò, probabilmente, è vero. Tuttavia, una recente inchiesta di <a href="http://www.reuters.com/article/us-usa-trump-mexico-idUSKBN14O14N">Reuters </a>mette in luce una verità molto più complessa di quella raccontata fino ad oggi.  È il caso emblematico di <strong>Ciudad Juárez</strong> , una città da più di un milione di abitanti sita nello stato messicano del Chihuahua, sulle rive del Rio Grande, di fronte alla città texana di <strong>El Paso</strong>.Secondo una statistica è considerata la città più pericolosa del mondo, davanti a Miami, Caracas e New Orleans: un triste primato dovuto alla diffusione capillare del <strong>narcotraffico</strong>, con quasi 1000 bande armate presenti a spartirsi il territorio cittadino. Qui, tra il 2007 e il 2010 &#8211; ben prima dell&#8217;avvento di Trump &#8211; gli Stati Uniti hanno eretto un muro che divide le due città  confinanti, che formano un&#8217;unica grande area metropolitana.Il muro ha ridotto il narcotrafficoCome rileva <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.reuters.com/article/us-usa-trump-mexico-idUSKBN14O14N">Reuters</a>, l&#8217;opinione del muro che hanno i residenti di <strong>Ciudad Juárez</strong> è molto più diversificata  di quanto si possa pensare. Alcuni sostengono infatti che la barriera abbia reso la vita a migliore, deviando il traffico di <strong>droga</strong> e di esseri umani verso zone più remote, dove attraversare la frontiera è più facile. Altri, al contrario, sostengono che la recinzione alta abbia generato un nuovo tipo di crimine in città, favorendo gli spacciatori locali, impossibilitati nell&#8217;attraversare il confine. Il sindaco neo-eletto di Juárez, <strong>Armando Cabada,</strong> riconosce aspetti positivi e negativi rispetto al muro.Egli sostiene che le recinzioni, le telecamere, i sensori e i controlli più severi sui ponti al confine abbiano contribuito a cogliere i trafficanti in flagrante e ciò ha rappresentato un durissimo colpo per il narcotraffico tra Stati Uniti d&#8217;America e Messico. Ma se per gli Usa e il <strong>Texas</strong> si tratta di una buona notizia, per <strong>Juárez </strong>ciò ha significato, secondo il sindaco, l&#8217;avvio di una guerra infernale tra i cartelli che ha reso la città la capitale dell&#8217;<strong>omicidio</strong> nel mondo. Se, nel 2007, gli omicidi in città furono 336, quando i lavori del muro iniziarono, nel 2010, a opera conclusa, i morti per omicidio sono saliti a 3.057. Numeri completamente antitetici rispetto a El Paso, dove gli omicidi nel 2010 sono stati solamente due, e che la rendono una delle città più sicure degli Usa. Il consumo di sostanze stupefacenti a Juárez è tra i più alti in <strong>Messico</strong>, come le indagini sanitarie del governo messicano hanno ampiamente dimostrato.Favorevoli ad un ampliamento della recinzioneCome riporta Reuters c&#8217;è poi chi, tra i messicani che vivono al di là del muro, è persino favorevole all&#8217;ampliamento e potenziamento della recinzione. E&#8217; il caso di <strong>Esteban Sabedra</strong>, operaio che vive ad Anapre, nella parte occidentale della città, in un tratto in cui la recinzione è datata e facilmente superabile e che ora sarà sostituita con un muro di 2 chilometri circa in acciaio. Esteban accoglie con favore la nuova struttura, sostenendo che questo &#8220;dovrebbe scoraggiare i trafficanti di droga nel passare da quelle parti a intimidire i residenti&#8221;.Nessun dietrofront da parte di Donald TrumpNel frattempo, come evidenzia il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nytimes.com/2017/01/06/us/politics/trump-wall-mexico.html">New York Times</a></em>, <strong>Donald Trump</strong> non abbandona la sua idea di voler far pagare al governo messicano la costruzione del muro, incluse le fatture di spese di quest&#8217;anno. &#8220;Stiamo per ottenere il rimborso delle spese&#8221;, ha affermato Trump nel corso di una breve intervista telefonica. &#8220;Ma non voglio aspettare così a lungo”. Nessun dietrofront, dunque: il tycoon vuole portare avanti una dei punti più discussi e criticati del suo programma elettorale. E per il Paese che l&#8217;ha votato ed eletto ciò sembra essere un dato positivo, confermato dai numeri.Interessante in merito l&#8217;opinione del noto giornalista e analista americano<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://mimesisedizioni.it/andrew-spannaus/"> Andrew Spannaus</a>, autore del libro <a href="http://mimesisedizioni.it/perche-vince-trump.html">&#8220;Perché vince Trump&#8221;</a>, secondo cui l&#8217;idea di prolungare il muro con il Messico ha, in realtà, radici ben profonde: &#8220;L&#8217;idea del muro con il Messico ha provocato reazioni forti nella classe politica messicana, naturalmente, ed è servita per monopolizzare la discussione nei media. Tuttavia, come al solito nel caso di <strong>Trump</strong>, i media rispondono alla provocazione, ma la loro analisi è troppo superficiale. Infatti, chi legge attentamente la proposta constaterà che anche qui si pone l&#8217;attenzione sul problema dei posti di lavoro produttivi&#8221;.</p>
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