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In Messico fare il giornalista è tutt’altro che un mestiere facile. Soprattutto a Ciudad Juárez , da molti definita «città del Male», una delle più pericolose e violente località del mondo. Nelle scorse settimane, un noto quotidiano della città al confine con gli Stati Uniti, «Norte», ha annunciato la chiusura: gli omicidi consumati ai danni di giornalisti e reporter rendono impossibile continuare l’attività. Il direttore Oscar Cantu Murguia ha informato i lettori della sua decisione con una lettera intitolata « Adios!», pubblicata in prima pagina sul giornale.  «Oggi, caro lettore, mi rivolgo a te per informarti che ho deciso di chiudere questo quotidiano, perché fare giornalismo qui non è più sicuro» – ha osservato. «Tutto nella vita ha un inizio e una fine, un prezzo da pagare. Ma se questo è ciò che ci riserva la vita, non sono pronto per vedere altri collaboratori pagare con la vita per lavorare».La morte di Miroslava Breach VelduceaCome spiega il New York Times, la decisione è maturata dopo la morte di Miroslava Breach Velducea, corrispondente del quotidiano nazionale La Jornada, freddata con otto colpi di pistola fuori dal garage di casa il 23 marzo; quella di un cronista, Ricardo Monlui Cabrera, ucciso mentre usciva da un ristorante con la moglie e il figlio il 19 marzo; e, infine, quella di Cecilio Pineda Birto, un libero professionista e fondatore di La Voz de Tierra Caliente, assassinato a Ciudad Altamirano il 2 marzo, mentre era all’autolavaggio. Una città, in mano ai narcos, in cui fare il giornalista è diventato pressoché impossibile. Se non a patto di rischiare la vita, ogni giorno.Per non far morire il giornalismo, abbiamo bisogno di te. Scopri come qui27 anni di pubblicazioni«Norte» è stato pubblicato per 27 anni a Ciudad Juárez. Ha avuto una tiratura di circa 30.000 copie al giorno e 35.000 la domenica. Murguía ha sottolineato nella sua lettera d’addio che ha lavorato in questi anni «per promuovere la libertà di stampa, cercando di informare con veridicità, obiettività, onestà e trasparenza. La morte dei colleghi giornalisti – spiega – sono la prova che qua è impossibile continuare a lavorare liberamente e fare il giornalista con la giusta serenità».L’inferno di Ciudad JuàrezCiudad Juárez è una città da più di un milione di abitanti sita nello stato messicano del Chihuahua, sulle rive del Rio Grande, di fronte a El Paso, Texas. Secondo una statistica è considerata la città più pericolosa del mondo, davanti a Miami, Caracas e New Orleans: un triste primato dovuto alla diffusione capillare del narcotraffico, con quasi 1000 bande armate presenti a spartirsi il territorio cittadino. Qui, tra il 2007 e il 2010 – ben prima dell’avvento di Trump – gli Stati Uniti hanno eretto un muro che divide le due città confinanti, che formano un’unica grande area metropolitana.La sfida del giornalismo continuaLa chiusura del quotidiano messicano – perfettamente comprensibile data la situazione drammatica – è una pessima notizia per il mondo dell’informazione. Occorre tuttavia non arrendersi e promuovere il giornalismo, quello senza censure né filtri che Gli Occhi della Guerra porta avanti dal 2014. Un modo diverso di fare informazione, che vi porta direttamente sui campi di battaglia di tutto il mondo e nei luoghi, anche quelli più pericolosi e remoti. E’ la nostra sfida, perché nonostante le morti e le minacce, il giornalismo di qualità non deve morire. Mai. Ora è il momento di agire, di mettersi in gioco e abbiamo bisogno del tuo aiuto: siamo alla ricerca di nuovi reporter e tu potresti essere la persona giusta. Vuoi provare? Con noi puoi realizzare il tuo sogno. Partecipa al primo Reporter Day. SCOPRI COME QUI