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	<title>Caporalato Archives - InsideOver</title>
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	<title>Caporalato Archives - InsideOver</title>
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		<title>La patente per il cibo: prodotti agricoli più sani, lavoratori più rispettati</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-patente-per-il-cibo-verso-la-legalita-nella-filiera-agroalimentare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 11:21:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="caporalato" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la morte di Satnam Singh, la piaga del caporalato ha attirato l’attenzione dei media e dei politici. La patente del cibo può combatterlo?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-patente-per-il-cibo-verso-la-legalita-nella-filiera-agroalimentare.html">La patente per il cibo: prodotti agricoli più sani, lavoratori più rispettati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="caporalato" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240709233524542_c88fc3597a506422c8f4ff155ade470f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alla luce degli ultimi avvenimenti, che hanno visto la morte di <strong>Satnam Singh</strong>, il 31enne indiano deceduto in seguito a un incidente sul lavoro nei campi di Latina, <a href="https://it.insideover.com/criminalita/satnam-singh-e-altri-180-mila-come-lui-nuovi-strumenti-per-stroncare-il-caporalato.html#google_vignette">il fenomeno del caporalato</a> ha attirato l’attenzione mediatica e politica, rivelando le condizioni di sfruttamento cui sono sottoposti molti lavoratori agricoli, spesso migranti. Ci si è chiesti in che modo ottemperare ad un problema che riguarda <a href="https://it.insideover.com/societa/indagini-giorgio-armani-ombre-made-italy.html">diversi settori </a>dell’industria italiana. Negli anni, in risposta a questa piaga sociale, si è fatto strada il concetto di <strong>patente per il cibo</strong>, un&#8217;iniziativa volta a certificare la legalità e l&#8217;etica delle filiere agroalimentari.</p>



<p>La patente per il cibo è una <strong>certificazione di legalità e trasparenza</strong> che garantisce che i prodotti alimentari siano coltivati, raccolti e trasportati nel rispetto dei diritti dei lavoratori, in totale assenza di sfruttamento della manodopera. L&#8217;obiettivo principale è quello di creare una filiera agroalimentare più etica e responsabile, assicurando che ogni anello della catena produttiva rispetti normative rigorose in materia di diritti umani e condizioni di lavoro.</p>



<p>In Italia ne ha parlato il sindacalista dell’USB e deputato della Repubblica Italiana <strong>Aboubakar Soumahoro, </strong>che da anni lotta per la realizzazione di questa patente. Il deputato ha spiegato che il processo per la creazione della Patente del Cibo dovrebbe partire dalla creazione di un <strong>programma di partnership</strong> promosso dal <strong>ministero dell’Agricoltura</strong>, coinvolgendo agricoltori, braccianti, sindacati, e aziende alimentari al dettaglio. I soggetti dovranno poi stabilire un “codice di condotta” per delineare le tutele per i lavoratori agricoli, lungo tutta la catena del cibo. Soumahoro ne parla come il primo passo per poter stabilire standard più alti . Conferirebbe anche un maggiore valore al <em>Made in Italy</em>, affinché diventi un’eccellenza anche in termini di giustizia sociale. Quando nel 2020 Soumahoro <a href="https://www.ilpost.it/2020/06/17/protesta-aboubakar-soumahoro/">presentò la proposta</a> a Giuseppe Conte, quest’ultimo la definì “un’idea bellissima” e anche “geniale”. Ma ad oggi resta solo una proposta in via teorica e nulla è stato fatto perché possa diventare un’opzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come funziona la patente per il cibo</strong></h2>



<p>Questa certificazione verrebbe concessa alle aziende che dimostrano di adottare <strong>pratiche etiche </strong>e trasparenti, dalla produzione alla distribuzione. I criteri di valutazione includono la <strong>tracciabilità </strong>dei prodotti, le condizioni di lavoro, la contrattualizzazione regolare dei lavoratori e il rispetto delle normative salariali. Così descritta, sembra una perfetta soluzione al caporalato.</p>



<p>In effetti, la patente per il cibo, promuovendo un sistema di tracciabilità, consentirebbe ai consumatori di conoscere l&#8217;origine dei prodotti e le condizioni di produzione. Con la promessa di una maggiore trasparenza, ad essere maggiormente responsabile dovrà essere ancora una volta il <strong>consumatore</strong>, a cui si demanda di fare scelte più consapevoli, quindi privilegiando i prodotti provenienti da filiere etiche. Più che altro facilitandogli questa scelta tramite un bollino.</p>



<p>È vero che le aziende certificate potrebbero ottenere un vantaggio competitivo, poiché i consumatori sono sempre più attenti alle questioni etiche e ambientali. Inoltre, questo potrebbe incentivare altre aziende a seguire l&#8217;esempio per non perdere quote di mercato. La certificazione impone anche il rispetto dei diritti dei lavoratori, inclusi salari equi, condizioni di lavoro sicure e contratti regolari. Da questo punto di vista potrebbe contribuire a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori agricoli e a ridurre il fenomeno del caporalato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono gli ostacoli</strong></h2>



<p>Nonostante i benefici evidenti, la patente per il cibo presenta anche alcuni limiti e sfide. Ad esempio ci sono difficoltà di implementazione. La messa in pratica di un sistema di certificazione efficace richiede risorse significative e un impegno costante da parte delle autorità e delle aziende. Le verifiche e i <strong>controlli </strong>devono essere rigorosi e continui per evitare frodi e abusi.</p>



<p>Per di più, adottare questo sistema comporterebbe <strong>costi aggiuntivi</strong> per le aziende, che potrebbero essere riluttanti ad aderire, soprattutto in un settore dove i margini di profitto sono spesso ridotti. In aggiunta bisogna considerare una certa <strong>resistenza culturale</strong> e sociale, soprattutto in alcune realtà locali, dove potrebbero avere difficoltà nell&#8217;adozione di nuove pratiche. Il cambiamento richiede tempo e soprattutto un cambiamento di mentalità, non sempre è facile da ottenere.</p>



<p>Un altro fattore è il controllo limitato sulle piccole aziende agricole, spesso a conduzione familiare, che possono sfuggire ai controlli più rigorosi e non avere le risorse per adeguarsi ai criteri della certificazione.</p>



<p>La patente per il cibo rappresenta un passo importante verso la costruzione di una filiera agroalimentare più giusta e trasparente. Sebbene non sia una soluzione definitiva al problema del caporalato, può contribuire in modo significativo a migliorare le condizioni di lavoro e a promuovere una maggiore consapevolezza tra i consumatori. Affinché questa iniziativa abbia successo, però, è necessario un impegno coordinato da parte delle istituzioni, delle aziende e della società civile per superare le sfide e garantire una reale trasformazione del settore agroalimentare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-patente-per-il-cibo-verso-la-legalita-nella-filiera-agroalimentare.html">La patente per il cibo: prodotti agricoli più sani, lavoratori più rispettati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Subappalti,  sfruttamento, lavoro nero: il lato oscuro della moda italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/indagini-giorgio-armani-ombre-made-italy.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 08:56:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una lunga serie di grandi aziende dell'alta moda italiana indagate perché "incapaci di arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/indagini-giorgio-armani-ombre-made-italy.html">Subappalti,  sfruttamento, lavoro nero: il lato oscuro della moda italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240701123210285_01d3f57ad27298157b689f7f6d5d9700-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il prestigio del <strong>Made in Italy</strong> ha subito un duro colpo con la scoperta delle condizioni di lavoro precarie e illecite in cui riversano alcuni dipendenti della <strong>Giorgio Armani Operations</strong>. Sotto la lente degli investigatori sono finite le attività della celebre azienda, accusata di sfruttare manodopera cinese impiegata in condizioni disumane.</p>



<p>Al momento l’azienda è in <strong>amministrazione giudiziaria</strong>, una misura di controllo legale che viene imposta su un&#8217;azienda quando vi sono sospetti di attività illegali o irregolari che potrebbero compromettere i diritti dei lavoratori o dell&#8217;interesse pubblico. Il provvedimento prevede la nomina di uno o più amministratori giudiziari incaricati di gestire l&#8217;azienda al posto dei suoi dirigenti ordinari. Questi hanno il compito di risanare la situazione dell&#8217;azienda, eliminando le pratiche illegali o irregolari e ristabilendo la legalità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le indagini: un quadro inquietante</strong></h2>



<p>Tutto è partito da una segnalazione anonima ad aprile 2024, che ha condotto la Guardia di Finanza a investigare sui capannoni della Giorgio Armani Operations in varie regioni d&#8217;Italia. Le segnalazioni includevano dettagli sulle ore di lavoro e le condizioni di vita nei capannoni. La <strong>Procura di Milano</strong> ha disposto l’amministrazione giudiziaria alla luce degli “accertamenti ispettivi, assunzioni di sit, esame di documenti” condotti dal Nucleo Ispettorato del lavoro del Comando dei Carabinieri che ha riscontrato “utilizzo e sfruttamento di manodopera irregolare e clandestina; transito, in molteplici casi, degli stessi soggetti irregolari da un opificio all’altro; presenza, in tutti i casi esaminati, del medesimo committente della produzione in sub appalto”.</p>



<p>Gli agenti hanno scoperto un sistema ben organizzato, in cui lavoratori, per lo più immigrati clandestini, erano impiegati senza regolari contratti, lavoravano fino a <strong>12 ore al giorno</strong> per salari irrisori, costretti a vivere e lavorare in <strong>capannoni-dormitorio</strong> privi delle più basilari norme igieniche e di sicurezza, senza riscaldamento, acqua calda o servizi igienici adeguati. Letti in soffitta, bacinelle per cucinare posizionate nei bagni, macchinari senza sicura, tutte cose che non ci si aspetta di trovare laddove si producono borse da quasi 2mila euro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062016091423_bab0cb8cc6454dffc669c5ba90a468b7-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-425912" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062016091423_bab0cb8cc6454dffc669c5ba90a468b7-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062016091423_bab0cb8cc6454dffc669c5ba90a468b7-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062016091423_bab0cb8cc6454dffc669c5ba90a468b7-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062016091423_bab0cb8cc6454dffc669c5ba90a468b7-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062016091423_bab0cb8cc6454dffc669c5ba90a468b7-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062016091423_bab0cb8cc6454dffc669c5ba90a468b7-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_2024062016091423_bab0cb8cc6454dffc669c5ba90a468b7.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto l&#8217;amministrazione giudiziaria per la Giorgio Armani operations spa, a seguito di un&#8217;inchiesta dei pm Paolo Storari e Luisa Baima Bollone e dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro.</figcaption></figure>



<p>Durante il controllo in una di queste botteghe di Rozzano, i Carabinieri hanno trovato un ispettore della GA Operations che ha dichiarato di recarsi lì una volta al mese per controllare la qualità delle colle, ma non ha avuto niente da dire sul resto. Nonostante ciò, la GA Operations ha rilasciato dichiarazioni in cui affermava di essere all&#8217;oscuro delle pratiche illegali messe in atto dai subappaltatori e si è dichiarata disponibile a collaborare con le autorità per risolvere la situazione. Tuttavia, la magistratura sta indagando anche sulla <strong>catena di responsabilità interna</strong>, cercando di capire fino a che punto la dirigenza fosse effettivamente al corrente di quanto accadeva nei capannoni. Infatti, il Tribunale ha affermato che “il <em>meccanismo è stato colposamente alimentato dalla società che non ha mai verificato la reale capacità imprenditoriale delle società appaltatrici, alle quali affidare la produzione</em>”. </p>



<p>I lavoratori, cinesi o pakistani irregolari pagati in nero, hanno dichiarato di essere stati pagati circa 70/80 euro a borsa dal committente, che le rivende al marchio per circa 250 euro. A punire queste condotte è la norma dell’art. <strong>603-bis</strong> del codice penale, che punisce il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, previsto anche come reato presupposto per la responsabilità amministrativa degli enti, secondo la norma del decreto legislativo n. 231/2001.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Subappalti nella moda: altri casi di caporalato</strong></h2>



<p>È comune che le case di moda affidino, attraverso contratti di appalto, l’intera produzione a società committenti terze, con completa esternalizzazione dei processi produttivi. Ciò ha comportato sempre più spesso appalti per la produzione di <strong>opifici abusivi</strong> e il ricorso a manodopera cinese in nero e clandestina. Nel caso Armani, l’azienda appaltatrice disponeva solo nominalmente della capacità produttiva adeguata e in realtà subappaltava a sua volta la produzione a opifici cinesi, dislocati tra le province di Milano e Bergamo.</p>



<p>Questa modalità di azione illecita, però, è ben <a href="https://www.carabinieri.it/in-vostro-aiuto/informazioni/comunicati-stampa/amministrazione-giudiziaria-a-carico-di-un'azienda-dell'alta-moda">più radicata</a> e collaudata. È successo a settembre 2023 con la società <strong>Alviero Martini</strong>, che, anche se non indagata esattamente come la Giorgio Armani Operations, è stata commissariata per non aver effettuato adeguati controlli sui suoi fornitori, accusati di sfruttamento dei lavoratori. Tutto per abbattere i costi e massimizzare i profitti.</p>



<p>Nel mese di marzo si è aggiunta all’appello la <strong>Manufactures Dior</strong>, per cui il Tribunale della città Meneghina, ha infatti disposto l’amministrazione giudiziaria. Ancora una volta un marchio di alta moda è stato ritenuto dai giudici «incapace di prevenire e arginare&nbsp;fenomeni di sfruttamento lavorativo&nbsp;nell’ambito del ciclo produttivo», non avendo messo in atto «misure idonee alla verifica delle reali condizioni lavorative ovvero delle capacità tecniche delle aziende appaltatrici», agevolando «soggetti raggiunti da corposi elementi probatori in ordine al&nbsp;<strong>delitto di caporalato</strong>».&nbsp;Anche qui la modalità è la stessa utilizzata dalla produzione Armani.</p>



<p>Le inchieste condotte nei confronti di questi grandi nomi dell’alta moda offre uno scenario molto delineato sul lato oscuro dell’alta moda, sempre più spesso sinonimo di sfruttamento. I PM dichiarano, infatti, che «emerge in modo del tutto evidente l’esistenza di una catena produttiva a valle della filiera, nella quale il vero business è costituito da costi di produzione in serie ampiamente compressi rispetto a quelli che si avrebbero qualora fosse correttamente applicata la normativa contrattuale collettiva ed in materia di sicurezza degli ambienti di lavoro». Nel provvedimento firmato dai giudici si sottolinea che non si tratta di «fatti episodici», ma di un «sistema di produzione generalizzato e consolidato» che va avanti «quantomeno dal 2017».  Proprio quell&#8217;anno, infatti, finirono nel mirino altri tre grandi marchi italiani dell&#8217;alta moda. In quel caso la filiera produttiva agiva in diversi Paesi, sfruttando la manodopera in Cina, India, Bangladesh, Pakistan e Indonesia. Non proprio <em>Made in Italy</em>. </p>



<p>Questi casi gettano ombra sull’intera produzione Made in Italy, un sinonimo di qualità, eleganza e etica. L’immagine è compromessa agli occhi dei consumatori? Se è possibile fare una previsione, la stessa indifferenza che spinge milioni di persone ad acquistare prodotti di <em>fast fashion</em>, rinomati per le condizioni ambientali e umane con cui vengono prodotti gli indumenti, spingerà i fedeli acquirenti del Made in Italy a dimenticare questa faccenda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/indagini-giorgio-armani-ombre-made-italy.html">Subappalti,  sfruttamento, lavoro nero: il lato oscuro della moda italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Inferno nero nei ghetti pugliesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/inferno-nero-nei-ghetti-pugliesi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 10:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia14.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia14-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>In provincia di Foggia, la campagna è punteggiata di accampamenti di braccianti stranieri che lavorano a giornata alla raccolta di frutti e ortaggi: sono i ghetti, macabri luoghi dello sfruttamento di lavoratori-schiavi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia14.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia14-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>In provincia di Foggia, la campagna è punteggiata di accampamenti di braccianti stranieri che lavorano a giornata alla raccolta di frutti e ortaggi: sono i ghetti, macabri luoghi dello sfruttamento di lavoratori-schiavi.</span></p>
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		<title>L&#8217;americano: il bracciante schiavo che si ribella</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/lamericano-il-bracciante-schiavo-che-si-ribella</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 10:33:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia12.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia12-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Fra gli africani sfruttati dai caporali nel Mezzogiorno d'Ialia abbiamo trovato un uomo che non ha paura di denunciare lo sfruttamento che lo opprime: ecco quello che ci ha raccontato. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia12.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia12-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Fra gli africani sfruttati dai caporali nel Mezzogiorno d&#8217;Ialia abbiamo trovato un uomo che non ha paura di denunciare lo sfruttamento che lo opprime: ecco quello che ci ha raccontato. </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/lamericano-il-bracciante-schiavo-che-si-ribella">L&#8217;americano: il bracciante schiavo che si ribella</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Italiani schiavi nei campi per 3 euro all&#8217;ora</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/italiani-schiavi-nei-campi-per-3-euro-allora</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 10:29:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia11.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia11.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia11-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Nei campi della Puglia il fenomeno del caporalato non riguarda solamente i braccianti stranieri: molto spesso anche gli italiani più poveri sono costretti ad accettare condizioni da fame, pur di raccogliere qualche euro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia11.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia11.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Italia11-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Nei campi della Puglia il fenomeno del caporalato non riguarda solamente i braccianti stranieri: molto spesso anche gli italiani più poveri sono costretti ad accettare condizioni da fame, pur di raccogliere qualche euro.</span></p>
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		<title>Italiani schiavi nei campi per tre euro l&#8217;ora</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/gli-schiavi-del-caporalato/italiani-schiavi-nei-campi-per-tre-euro-lora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 11:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Il caporalato è andare dalle persone che stanno morendo e farle finire di morire”. La frase, lapidaria, è di un proprietario terriero della provincia barese, che intercettiamo alle cinque del mattino mentre assiste all’inizio dell’acinellatura: la difficile operazione di pulitura dei grappoli di uva da tavola, da preparare verso fine luglio in vista della raccolta &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/gli-schiavi-del-caporalato/italiani-schiavi-nei-campi-per-tre-euro-lora.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/gli-schiavi-del-caporalato/italiani-schiavi-nei-campi-per-tre-euro-lora.html">Italiani schiavi nei campi per tre euro l&#8217;ora</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/immagini-trasparenza1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>“Il<strong> caporalato</strong> è andare dalle persone che stanno morendo e farle finire di morire”. La frase, lapidaria, è di un proprietario terriero della provincia barese, che intercettiamo alle cinque del mattino mentre assiste all’inizio dell’<strong>acinellatura</strong>: la difficile operazione di pulitura dei grappoli di uva da tavola, da preparare verso fine luglio in vista della raccolta di settembre. Gli acini più piccoli impediscono agli acini più grandi di crescere al meglio e vanno rimossi uno per uno.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/qqDR4Diu960" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Questo lavoro viene tradizionalmente svolto da<strong> braccianti chiamati a giornata</strong>, non di rado giovani sui vent’anni che cercano di guadagnare qualche soldo “facendo l’acinino”. Pulire i grappoli sembra un compito semplice, ma può rivelarsi massacrante. Trascorrere fino a dieci ore sotto il <strong>tendone</strong> di plastica che serve a proteggere l’uva contro la pioggia con temperature che superano i quaranta gradi, le braccia sempre sollevate e il caporale che incalza chi lavora meno velocemente, non è un lavoro da signorine.</p>
<p>Eppure, negli ultimi anni, sono sempre di più le<strong> donne</strong> che vanno a giornata a lavorare in campagna. Non più giovani che vogliono pagarsi gli studi o magari la vacanza, ma madri di famiglia che accettano di lavorare anche per venti euro al giorno pur di sfamare la propria prole. Alle quattro del mattino si mettono in viaggio dalle province meno ricche della Puglia, Brindisi e Taranto. Sui pullman viaggiano per ore fino alla zona compresa fra Bari, Andria e Foggia, dove c’è più richiesta di manodopera.</p>
<p>Il <strong>sindacato</strong> stima che ogni notte si mettano in movimento fra trentamila e quarantamila donne, per la stragrande maggioranza italiane. A volte si portano dietro anche il marito, il fratello, i figli. La miseria costringe ad accettare ogni tipo di ricatto.</p>
<p>Anche la<strong> truffa dei fogli di ingaggio</strong>, che consente a molti datori di lavoro di conferire una patina di legalità – anche se solamente formale – al lavoro dei braccianti alle loro dipendenze.Il meccanismo è semplice: i braccianti vengono assunti per quindici giorni con il sistema del part-time orizzontale e (sotto)pagati per un mese. Così facendo l’azienda risulta sempre in regola con le uscite, i contributi previdenziali e tutte le norme sul lavoro: se mai dovesse arrivare un’ispezione, si fa sempre in tempo a dire che il bracciante ha iniziato a lavorare da due ore, quando invece sta raccogliendo uva dalle cinque del mattino.</p>
<p>Come se questo non bastasse, molto spesso i fogli di ingaggio vengono intestati ad amici o parenti dei proprietari terrieri, che così, se non si superano le 51 giornate di lavoro in un anno, possono godere dell’<strong>assegno di disoccupazione</strong>.Ma le <strong>truffe</strong> a danni dello Stato si sommano a quelle, se possibili ancora più gravi, commesse alle spalle dei braccianti diseredati. Dalle tabelle salariali emerge che la paga giornaliera di un operaio di “secondo livello” (fra cui quelli, ad esempio, addetti all’acinellatura) non dovrebbe essere inferiore, al lordo, a 47 euro. Una paga quasi doppia al <strong>salario</strong> medio di un operaio irregolare.</p>
<p>Nemmeno gli <strong>orari</strong> vengono rispettati: da contratto la giornata dovrebbe durare sei ore e mezza più due di straordinario, ma nella realtà questo tempo può quasi raddoppiare. Non è raro che le donne lavorino dalle sei del mattino alle sei di sera.</p>
<p>Alla paga lorda, come succede per gli africani, dev’essere sottratto il costo del trasporto sul posto di lavoro (che, se superiore a un’ora e mezza, competerebbe contrattualmente all’azienda).Per quanto questo fenomeno sia sulla bocca di tutti, trovare qualcuno disposto a parlarne è ancora più difficile che nel ghetto di Rignano Garganico. La manodopera non manca e chi “parla” rischia di trovarsi senza lavoro da un giorno all’altro.</p>
<p>Ogni tanto la questione torna alla ribalta delle cronache, soprattutto quando, tre o quattro volte all’anno, qualche bracciante muore sul posto di lavoro.È il caso della bracciante quarantanovenne<strong> Paola Clemente</strong>, morta nel luglio 2015 mentre lavorava nelle vigne della campagna di Andria. Un malore provocato dai quarantadue gradi all’ombra e, quasi certamente, dal lavoro estenuante. Il suo stipendio era di appena 27 euro al giorno.</p>
<p>Nel processo ancora in corso, per cui, nonostante i tanti mesi trascorsi, non ci sono ancora stati rinvii a giudizio, è indagato fra gli altri <strong>Ciro Grassi</strong>, l’autista del bus che aveva condotto la Clemente fino nei campi, dal paese del Tarantino di cui era originaria.</p>
<p>Ciro Grassi è anche il nome che leggiamo sulla fiancata di un bus parcheggiato, fin dalle cinque del mattino, sul bordo di una vigna delle campagne baresi. Una coincidenza?Certo Grassi è solamente indagato e quindi innocente fino a prova contraria, ma resta comunque paradossale che la normativa non ne abbia sospeso l’attività per cui pure si è dichiarato innocente.</p>
<p><strong>Video di Roberto Di Matteo</strong></p>
<p></p>
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		<title>L&#8217;americano: bracciante schiavo che si ribella</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/gli-schiavi-del-caporalato/lamericano-bracciante-schiavo-che-si-ribella.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2016 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da Boreano (Potenza) Non è facile, per uno schiavo, ribellarsi ai propri padroni. Così come non è semplice trovare il coraggio di denunciare tutto davanti a una telecamera. Eppure, anche fra i dannati del caporalato di casa nostra, c’è chi osa alzare la testa e rifiutare il sistema criminale di sfruttamento e di ricatto che ogni anno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/gli-schiavi-del-caporalato/lamericano-bracciante-schiavo-che-si-ribella.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/migrazioni/gli-schiavi-del-caporalato/lamericano-bracciante-schiavo-che-si-ribella.html">L&#8217;americano: bracciante schiavo che si ribella</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/americano15-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da Boreano (Potenza) Non è facile, per uno<strong> schiavo</strong>, ribellarsi ai propri padroni. Così come non è semplice trovare il coraggio di denunciare tutto davanti a una telecamera. Eppure, anche fra i dannati del <strong>caporalato</strong> di casa nostra, c’è chi osa alzare la testa e rifiutare il sistema criminale di sfruttamento e di ricatto che ogni anno costringe in catene decine di migliaia di braccianti irregolari.</p>
<p><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/cQhLbf1mOdY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Per incontrare uno dei rari <strong>Spartaco</strong> contemporanei dobbiamo spingerci fino in Lucania, nella terra che diede i natali al poeta latino Orazio. Un volontario di sosRosarno, l’associazione anti-caporalato nata dopo le rivolte di migranti in Calabria, ci ha fornito il contatto di un bracciante disposto a “parlare” dei meccanismi di questa industria della morte.Di lui abbiamo solo un numero di telefono e un soprannome, “<strong>l’americano</strong>”. Vive in una baracca di plastica e lamiere sperduta in mezzo ai campi di grano, dove il sole estivo picchia come un martello e il frinire delle cicale assorda ogni pensiero.</p>
<p>L’americano, che poi scopriamo chiamarsi<strong> Youssif</strong>, è un lavoratore relativamente emancipato: parla un discreto italiano ed è riuscito a mettere da parte abbastanza denaro per potersi permettere una bicicletta e qualche gallina per le uova.Ci riceve nella sua baracca, dove ha sistemato un generatore di corrente recuperato chissà dove e qualche sedia. La sera ospita i compagni di lavoro per bere qualche birra insieme. Lui lo chiama “il suo bar”.</p>
<p>Per l’affitto della terra su cui ha costruito la baracca paga al proprietario del fondo cinquanta euro al mese. Periodicamente, spiega, il padrone distrugge le <strong>capanne dei braccianti</strong> per liberare il terreno. Gli incendi non sono infrequenti. I lavoratori si spostano di qualche metro e tutto rincomincia da capo.Anche qui vigono le medesime leggi che regolano la vita dei braccianti di Rignano: dei trentacinque euro di<strong> paga giornaliera</strong>, al lavoratore ne finiscono circa venti.</p>
<p>Tutte le masserie abbandonate, parla piano Youssif indicando i casolari diroccati all’orizzonte, sono piene di braccianti. A volte la brutalità dei caporali si spinge fino a ritirare loro i passaporti; non è raro che le donne, specialmente quelle dell’est, vengano ricattate e avviate alla tratta della prostituzione.In queste terre selvagge sembra non esistere legge né pietà. La dimensione del fenomeno è tale che oltre due terzi dei <strong>braccianti stranieri</strong> non figurano nemmeno nelle liste ufficiali.“</p>
<p>Solo in Puglia – spiega il segretaro regionale della Flai Cgil Puglia <strong>Giuseppe Deleonardis</strong> &#8211; ci sono cinquemila africani iscritti negli elenchi anagrafici, che in gran parte risultano lavorare per meno di 51 giornate, come se per il resto del tempo se ne venissero in ferie… Ma il dato stupefacente è un altro: solo nei <strong>ghetti</strong> del foggiano se ne contano almeno quindicimila. I due terzi almeno, quindi, sono irregolari.”</p>
<p>Peraltro moltissimi di questi schiavi godono dello status di rifugiato o sono addirittura<strong> richiedenti asilo</strong>: per lo Stato italiano non possono essere dei fantasmi e per la legge in molti casi non potrebbero nemmeno lavorare. In un’azienda produttrice di pomodorini, racconta Deleonardis, l’anno scorso sono stati trovati richiedenti asilo che lavoravano quattordici ore al giorno per poco più di trenta euro lordi.”</p>
<p>E questo meccanismo perverso di gioco al ribasso, che contribuisce a scaricare i costi di produzione sull’anello più debole della catena, inizia a colpire anche i lavoratori italiani.</p>
<p>Appoggiato al suo trattore, il signor Rocco Strada, coltivatore diretto, ci espone la sua visione dei fatti togliendosi il cappello davanti alla telecamera: “Questi immigrati sono esseri umani come noi – farfuglia in un misto di italiano e dialetto – Hanno due occhi, due orecchie, un naso… Ma perché non se ne stessero a casa loro? Vivono con venti euro al giorno, perché i proprietari dovrebbero spenderne cinquanta per un operaio italiano?”</p>
<p>Chissà come risponderebbe l’americano. Come noi, una risposta non ce l’ha. Lontano da ogni forma di civiltà, isolato in una baraccopoli che brucia nel sole, sa solamente che domattina alle tre e mezzo suonerà di nuovo il clacson della macchina che lo porterà al lavoro nei campi. Da queste parti, già accettare di dire le cose come stanno è una vittoria del coraggio.</p>
<p><em><strong>Foto e video di Roberto Di Matteo</strong></em></p>
<p></p>
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		<title>Gli schiavi del caporalato</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/gli-schiavi-del-caporalato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2016 12:16:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="675" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ghetto10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ghetto10.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ghetto10-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ghetto10-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ghetto10-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/ghetto10-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Le telecamere de Gli Occhi della Guerra riprendono anche il nostro paese e, in particolare, i volti più nascosti dell’Italia e le storie meno note al grande pubblico. Un’Italia più povera, meno sicura, che vive di stenti nelle periferie delle grandi città, così come quella dove ancora oggi è presente la piaga del caporalato. Scenari &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/gli-schiavi-del-caporalato.html">[...]</a></p>
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<p>Giovanni Masini è stato in Puglia, tra i migranti schiavi nei campi dei caporali, costretti a lavorare fino allo stremo da un sistema tanto sbagliato quanto radicato nel tessuto sociale. Ma c&#8217;è anche chi sceglie di dire no e ribellarsi.</p>
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		<title>Inferno nero nei ghetti pugliesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/gli-schiavi-del-caporalato/inferno-nero-nei-ghetti-pugliesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2016 12:31:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Caporalato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da San Severo – Foggia Le ruote sollevano nuvole di polvere quando l’auto si ferma in mezzo alla campagna, in cerca di qualcuno cui chiedere informazioni.  “Per il gran ghetto girate a destra all’altezza del filare di cipressi. Seguite lo sterrato, poi di nuovo a destra al mucchio di spazzatura. Non potete sbagliare.” Persino le indicazioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/gli-schiavi-del-caporalato/inferno-nero-nei-ghetti-pugliesi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/apertura_occhi-2-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Da San Severo – Foggia</strong> Le ruote sollevano nuvole di polvere quando l’auto si ferma in mezzo alla <strong>campagna</strong>, in cerca di qualcuno cui chiedere informazioni.  “Per il<strong> gran ghetto</strong> girate a destra all’altezza del filare di cipressi. Seguite lo sterrato, poi di nuovo a destra al mucchio di spazzatura. Non potete sbagliare.”</p>
<p><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/KV4FH6OnhyM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Persino le indicazioni puzzano di spazzatura e di morte, quando si tratta di arrivare al gran ghetto di <strong>Rignano Garganico</strong>, la maggiore delle decine di bidonville che da qualche anno punteggiano la campagna pugliese, ridisegnandone la geografia fisica ed antropica.Sono i ghetti: <strong>agglomerati di baracche</strong> dimenticati in mezzo ai campi, abitati da <strong>braccianti-schiavi</strong> immigrati. Secondo i dati 2015 della Flai Cgil, nel pieno della stagione estiva i ghetti arrivano ad ospitare oltre settemila anime, solo contando i braccianti regolari. Quelli clandestini sarebbero almeno il doppio.Si tratta di anime dannate, giunte in Italia inseguendo il sogno di una vita migliore e ritrovatesi per dodici ore al giorno con una zappa in mano, chini su un filare di <strong>piante di pomodoro</strong> che sembra non finire mai, a lavorare sempre più in fretta per trentacinque euro al giorno.</p>
<p>Trentacinque miserabili monete, a cui vanno però sottratti cinque euro per il passaggio in macchina fino al luogo di lavoro; un euro al giorno per dormire in una delle baracche del ghetto; altri tre o quattro euro per mangiare e per bere.</p>
<p>È il sistema del <strong>caporalato</strong>, la piovra che ricatta e opprime decine di migliaia di lavoratori, italiani e stranieri, nelle campagne del nostro Mezzogiorno.</p>
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<p>Il meccanismo, nella sua infernale spietatezza, è semplice. Ai braccianti viene offerto un lavoro pagato generalmente a cottimo, che non richiede manodopera qualificata e con la garanzia di un impiego continuo e praticamente certo. L’unica condizione è l’assenza di ogni condizione.</p>
<p>Durante la raccolta dei pomodori – uno dei lavori più duri, assolto quasi solo dai robusti braccianti africani – la paga oraria va dai 4 euro ai 2,5 euro l’ora. Naturalmente non c’è <strong>contratto</strong>, assicurazione, contributi o malattia. Di ferie nemmeno a parlarne. Contano solo i pomodori che a fine giornata hai ammonticchiato nei cassoni. Più pomodori raccogli, più guadagni.Il sistema di <strong>sfruttamento</strong>, però, non si limita al rettangolo di terra brulla del campo, ma si estende a tutta la giornata del lavoratore: “Ogni giorno pago cinque euro al caporale che mi porta al lavoro – ci spiega il quarantenne Nourdin, padre senegalese e madre mauritana – Se lavoro per dieci ore a tre euro e cinquanta centesimi l’ora, che è una buona paga, guadagno trentacinque euro al giorno, sette giorni alla settimana. Ma se da questi trentacinque inizi a sottrarre cinque euro per il trasporto, uno per il posto letto, quattro per il cibo e altri mille balzelli, dall’obolo per ricaricare il cellulare a quello per trovare dei vestiti nuovi, non mi resta quasi nulla”.</p>
<p>A spiegarlo dati alla mano è <strong>Leonardo Palmisano</strong>, sociologo e ricercatore da anni impegnato nella lotta al caporalato con azioni di denuncia che gli sono valse querele e minacce. Sul tema ha scritto un libro, “Ghetto Italia”, a quattro mani con Yvan Sagnet, coraggioso ex bracciante che ha deciso di denunciare lo sfruttamento in cui era tenuto insieme ai suoi compagni e che ora collabora attivamente con il sindacato.“I braccianti spendono presso i caporali circa dieci euro al giorno – racconta &#8211; Per 2500 persone, sono 25000 euro al giorno. Una stagione di sessanta giorni frutta dunque ai caporali ben 1,5 milioni di euro, e solo dal ghetto di Rignano.”</p>
<p>Nell’ormai decennale storia del ghetto sono sorti diversi negozi che rendono questa assurda favela foggiana un vero e proprio villaggio dell’Africa nera in terra di Puglia. Nei quartieri ordinati per nazionalità si incrociano bar e ristoranti, bordelli, macellerie, officine meccaniche e bazar, una moschea e perfino un grande mercato all’aperto.Alle tre del mattino i braccianti si ritrovano nelle piazze dello slum, dove i caporali formano le squadre da caricare sui furgoni. Alle cinque inizia la giornata, un <strong>lavoro</strong> massacrante e senza sosta, sotto lo sguardo annoiato dei guardiani. Una scena che ricorda quelle della Capanna dello zio Tom.</p>
<p>Non sono rari i casi di <strong>morti</strong> sul lavoro: braccianti stramazzati al suolo dopo quattordici ore di fatica, cadaveri fatti sparire nel nulla o scaricati davanti al pronto soccorso da un’auto con la targa coperta che si allontana in tutta fretta.L’unico tramite fra il ghetto e il mondo esterno è <strong>Concetta Notarangelo</strong>, della Caritas locale: indaffaratissima, ci guida all’interno delle baracche prendendo nota della situazione di questo o quel profugo. In molti si sono visti negare la protezione internazionale ed hanno presentato ricorso al giudice, bloccati in attesa dell’udienza per mesi interi.</p>
<p>Qualcuno prova a strappare un contratto di lavoro regolare, ma uscire da questa bolgia infernale non è facile. La manodopera è sovrabbondante e questo contribuisce a mantenere bassi i<strong> prezzi</strong>. Che però non sono stabiliti dai proprietari terrieri, ma dalle aziende della grande distribuzione collocate alla fine della filiera agroalimentare.“</p>
<p>Le industrie dei pelati fissano il prezzo e lo comunicano ai grossisti – spiega Palmisano – I grossisti stabiliscono il prezzo al quintale e lo impongono ai coltivatori, che a loro volta si rifanno sui braccianti attraverso i caporali. Una catena al ribasso dove tutti lucrano su chi sta sotto, fatta eccezione per gli ultimi”.</p>
<p>Un simile sistema rende economicamente insostenibile qualsiasi tentativo di produzione etica che corrisponda il giusto ai lavoratori della terra. I braccianti lo sanno e cercano di contenere le spese per risparmiare il più possibile e raccogliere qualche centinaio di euro necessario – ma spesso non sufficiente &#8211; ad uscire dal ghetto.Qualcuno, come il diciannovenne Fofò, prova a cavarsi d’impiccio con lo studio: di giorno raccoglie gli ostaggi, la sera prova a studiare un po’ di italiano. Grazie alla Caritas, è riuscito a prendere parte a un progetto della protezione civile. Un giorno sogna di intraprendere una professione normale, forse il medico.</p>
<p>Domani andrà ancora nei campi. Ma prima ancora c’è il tempo di tirare qualche calcio a un pallone nella partitella con i suoi compagni di baracca.In cielo il sole, indifferente, tramonta sul ghetto di Rignano. Domani sorgerà, ancora, sulle schiene dei braccianti già chini sulle piantine dei pomodori che finiranno sulla nostra tavola.</p>
<p><strong><em>Foto e video di Roberto Di Matteo</em></strong></p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/gli-schiavi-del-caporalato/inferno-nero-nei-ghetti-pugliesi.html">Inferno nero nei ghetti pugliesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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