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	<title>Ankara Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ankara Archives - InsideOver</title>
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		<title>La strategia turca si sposta nei Balcani occidentali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 10:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1762" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771.jpg 1762w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771-1024x505.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1762px) 100vw, 1762px" /></p>
<p>Fin dalla fine della Guerra Fredda e della dissoluzione dell’Unione Sovietica, abbiamo potuto assistere alla trasformazione di un sistema bipolare globale in un Nuovo Ordine Mondiale dominato dagli Stati Uniti. Senza dubbio gli equilibri si sono profondamente spostati fin dai primi anni ’90 e l’incontrastato dominio degli Stati Uniti ha gradualmente ceduto il posto ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-strategia-turca-si-sposta-nei-balcani-occidentali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1762" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771.jpg 1762w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LP_14253663748-e1576490337771-1024x505.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1762px) 100vw, 1762px" /></p><p>Fin dalla fine della Guerra Fredda e della dissoluzione dell’Unione Sovietica, abbiamo potuto assistere alla trasformazione di un sistema bipolare globale in un Nuovo Ordine Mondiale dominato dagli Stati Uniti. Senza dubbio gli equilibri si sono profondamente spostati fin dai primi anni ’90 e l’incontrastato dominio degli Stati Uniti ha gradualmente ceduto il posto ad una nuova realtà più complessa, caratterizzata dalla multipolarità dello scenario mondiale. In particolare nell’ultimo decennio abbiamo visto molti giocatori di ambito limitato, riemergere come poteri rilevanti e con una presenza internazionale significativa. Sicuramente la Turchia ricade in quest’ultima categoria; negli articoli precedenti abbiamo esaminato la strategia Turca nel Mediterraneo e nell’area del Medio Oriente e Nord Africa. Adesso daremo uno sguardo ai piani di Ankara nei confronti dei suoi vicini Occidentali nei Balcani.</p>
<h2>Mosse Intenzionali e Diplomazia Multifronte</h2>
<p>Mercoledì scorso, 11 dicembre, il Ministro degli Esteri Turco Mevlut Cavusoglu ha ricevuto il Ministro degli Esteri e degli Affari Europei della Croazia, Gordan Grlić-Radman, nella sua prima visita ufficiale in Turchia. I due ministri si sono incontrati di nuovo recentemente, durante il summit NATO dei Ministri degli Esteri che si è tenuto a Bruxelles a novembre. Vale la pena notare che Cavusoglu si sta concentrando su due aspetti. Primo, su un ulteriore rafforzamento dei legami tra i due paesi, e poi tra la più ampia comunità dei paesi dei Balcani Occidentali, con particolare riguardo alla Bosnia.</p>
<p>Considerando poi che questo approccio sta avendo un posto di rilievo da anni nell’agenda Turca, c’è un altro punto, anche più interessante, che spiega le ragioni delle motivazioni Turche che sono dietro alle recenti strette relazioni con la Croazia. Da gennaio e per i primi sei mesi del 2020, la Croazia avrà la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. La Croazia ha apertamente sostenuto la proposta di integrazione della Turchia nell’UE, <a href="https://www.dailysabah.com/eu-affairs/2019/05/29/croatia-to-step-up-support-for-turkeys-eu-bid-in-term-presidency">con l’ambasciatore Croato ad Ankara</a>. Inoltre, questo è anche uno degli argomenti che Cavusoglu sostiene ogni volta che ne ha la possibilità, <a href="https://twitter.com/MevlutCavusoglu/status/1204752403914010624">evidenziando la sua convinzione</a> che la Croazia avrà lo stesso atteggiamento durante il suo mandato alla Presidenza UE.</p>
<p>Questa insistenza verso l’accesso nell’UE potrebbe sembrare poco comprensibile a chiunque abbia seguito le più recenti mosse della Turchia. Le ricerche e le attività di trivellazione nella Zona Economica Esclusiva di Cipro, l’offensiva su vasta scala nel nord della Siria, il coinvolgimento di Ankara nella guerra civile in Libia – con la violazione dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite- e l’ultimo controverso patto con il Governo di Accordo Nazionale con base a Tripoli, sono solo alcune delle azioni che hanno ricevuto la condanna unanime dei membri dell’UE. Eppure, la Turchia sta ancora facendo pressioni per il suo potenziale ingresso nell’UE. Queste tattiche, quindi, non dovrebbero sollevare questioni, dato che questa strategia è parte integrante della politica estera turca, che applica l’approccio multifronte. Ankara crea sistematicamente un contesto flessibile ed imprevedibile, in cui è fondamentale la capacità di adattare la sua politica in funzione delle circostanze.</p>
<h2>I legami religiosi e la lotta per il potere di Ankara</h2>
<p>Come abbiamo detto più volte in precedenza, la Turchia durante il mandato di Erdogan si è messa in evidenza come garante del mondo Islamico. Finora abbiamo assistito all’implementazione della sua strategia nel Medio Oriente, in cui Ankara ha aiutato gli amici dei gruppi e delle nazioni Mussulmane Sunnite con mezzi materiali e militari, in considerazione delle continue tensioni e dei conflitti in corso nella regione. Nei Balcani lo scenario è diametralmente opposto, dato che il Presidente Turco sta cercando di raggiungere obbiettivi simili, ma con mezzi completamente diversi. Dato che sono passati più di due decenni da quando i conflitti a Sarajevo e in Kossovo sono finiti, la situazione nei Balcani Occidentali si presenta molto più stabile, in termini di violenza del conflitto, malgrado un contesto politicamente volatile. Da questa parte, l’influenza Turca nell’area dovrebbe stabilirsi con un potere più soft, e finora è stato proprio così.</p>
<p>Apparentemente, i paesi, su cui l’attenzione della Turchia è più concentrata, sono quelli con la più alta percentuale di popolazione Mussulmana, cioè la Bosnia-Erzegovina, il Kossovo e l’Albania. Questa narrazione va molto indietro nel tempo fino ai primi anni di governo dell’AKP in Turchia e che può essere attribuita ad uno dei primi più stretti alleati di Erdogan, che adesso è diventato un suo nemico politico. Ahmet Davutoglu, nel suo libro emblematico “Strategic Depth” analizza il perché la Turchia dovrebbe basare la sua espansione nei Balcani Occidentali sui Mussulmani Albanesi e Bosniaci, due categorie che simpatizzavano con la loro eredità Ottomana e che guardavano positivamente alla politica dell’AKP nei Balcani. Oltre ai legami religiosi, la Turchia ha anche adottato una posizione simile in termini di politica estera, prendendo le parti di Bosniaci ed Albanesi durante le crisi di Sarajevo e del Kossovo, rispettivamente.</p>
<p>Insieme alla religione, la Turchia ha anche investito nell’espansione della sua influenza tramite la cultura, creando scuole Turche nelle nazioni qui sopra citate. L’uso dell’istruzione come strumento per raggiungere gli obbiettivi di politica estera di lungo periodo, non è una cosa nuova; comunque, nel caso della Turchia, questa strategia ha portato conseguenze indesiderate per Erdogan, considerando che numerose scuole Turche all’estero facevano parte del network del cosiddetto Movimento Gülen, guidato dal peggior nemico di Erdogan e presunto organizzatore del fallito colpo di stato del 2016 in Turchia, Fethullah Gülen. Quando Ankara ha deciso di riorganizzarle, la maggior parte di queste scuole nei Balcani alla fine è stata chiusa e in molti casi sostituita sotto l’egida della Fondazione Maarif, un’organizzazione culturale gestita dal governo, creata per servire al “programma di espansione” Turco, come si è descritto prima.</p>
<p>Contemporaneamente, Ankara sembra sfruttare ogni opportunità per rendere chiara la sua influenza in altri stati dei Balcani. Erdogan intrattiene legami stretti con il Partito di Azione Democratica, SDA, il principale partito Bosniaco in Bosnia Erzegovina. L’estate scorsa la visita di Erdogan a Sarajevo è stata l’opportunità per il Presidente Turco di sostenere la candidatura, poco prima delle elezioni, del suo alleato e leader dell’SDA, <a href="http://ba.n1info.com/English/NEWS/a378126/Bakir-Izetbegovic-will-lead-the-main-Bosniak-party-for-another-four-years.html">Bakir Izetbegović</a>,  che è riuscito a farsi rieleggere a settembre. Inoltre, la Turchia non dimentica mai di mostrare i muscoli e sottolineare la portata politica di Ankara, quando si parla della lunga disputa con i sostenitori di Gülen. Recentemente<a href="https://balkaninsight.com/2019/09/30/bosnia-cancels-four-turks-residence-permits-on-erdogans-request/"> il Ministro per la Sicurezza della Bosnia ha revocato</a> il permesso di soggiorno a quattro cittadini Turchi, dietro le pressioni del governo Turco. Inoltre, durante un’operazione segreta in Kossovo l’anno scorso, sei cittadini Turchi accusati di avere legami con Fetullah Gülen sono stati arrestati e deportati in Turchia; questo incidente ha causato <a href="https://www.reuters.com/article/us-turkey-security-kosovo/kosovo-pm-sacks-security-chief-interior-minister-over-turkish-arrests-idUSKBN1H60SC">ampie controversie e scandalo politico</a> nel paese ed ha chiaramente mostrato il profondo coinvolgimento del governo Turco negli affari interni di altri paesi Balcanici.</p>
<h2>Aspetti Strategici e Conclusioni</h2>
<p>La politica Turca nei Balcani Occidentali rientra in un contesto di potere attenuato, in cui le tradizioni comuni e gli interessi reciproci sono usati per assicurare l’influenza di Ankara sui paesi vicini. Nei casi in cui gli elementi culturali, storici e religiosi non possono facilitare questo processo, Ankara ha strategie alternative che finora hanno avuto abbastanza successo. La Turchia tradizionalmente è in contrasto con la Serbia, non solo per torti storici e religiosi che vanno indietro di secoli ma soprattutto perché Ankara ha apertamente sostenuto i nemici di Belgrado nel recente passato. Eppure, Erdogan ha provato ad aggirare questo ostacolo, puntando sul settore finanziario ed incoraggiando gli investimenti Turchi e le partecipazioni ai maggiori progetti in Serbia. Ed in verità, nell’ultimo decennio, <a href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-wants-to-deepen-ties-with-serbia-erdogan-147248">il volume di affari tra i due paesi è cresciuto in modo esponenziale</a>.</p>
<p>D&#8217;altro canto, la Turchia sta prevalentemente adottando una diplomazia coercitiva verso la Grecia e Cipro, caratterizzata da manifestazioni di forza e retorica provocatoria. La minaccia attuale verso la Grecia, tuttavia, può essere compresa meglio se si valuta la posizione di Ankara nei confronti di Atene alla luce della politica portata avanti nei Balcani, come abbiamo appena detto. Mentre la Turchia si dimostra aggressiva a Sud, la politica di stabilire legami amichevoli con i paesi dei Balcani Occidentali – molti dei quali vicini alla Grecia – potrebbe alla fine portare Atene ad un punto senza uscita militare e diplomatico.</p>
<p><em>Traduzione a cura di Marina Modafferi</em></p>
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		<title>Quei cristiani in Turchia che lottano per avere una chiesa</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/religioni/quei-cristiani-in-turchia-che-lottano-per-avere-una-chiesa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2019 09:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Chiesa siriaca ortodossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999-1024x650.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da Istanbul-Un cimitero abbandonato del XIX secolo, nascosto da alte mura in un sobborgo di Istanbul e circondato da un parco giochi, sta per fare la storia. Una comunità cristiana che affonda le proprie radici negli albori della religione e che ancora parla l’aramaico, la lingua di Gesù Cristo, ha già ricevuto il permesso di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/religioni/quei-cristiani-in-turchia-che-lottano-per-avere-una-chiesa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1218" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9027999-1024x650.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Da Istanbul-</strong>Un cimitero abbandonato del XIX secolo, nascosto da alte mura in un sobborgo di Istanbul e circondato da un parco giochi, sta per fare la storia.</p>
<p>Una comunità cristiana che affonda le proprie radici negli albori della religione e che ancora parla l’aramaico, la lingua di Gesù Cristo, ha già ricevuto il permesso di usare il cimitero per costruire la <strong>prima nuova chiesa della Turchia</strong> dalla fondazione della repubblica, quasi cento anni fa.</p>
<p>“Lavoriamo da sette anni per avere un sito di costruzione e il permesso per i lavori, e adesso abbiamo superato tutti gli ostacoli burocratici,” ha detto il capo della comunità, <strong>Sait Susin</strong>, in una recente intervista nel suo ufficio a poche centinaia di metri dal cimitero di <strong>Yesilkoy</strong>, nel quartiere occidentale di Istanbul. “La costruzione inizierà quando il tempo le condizioni meteorologiche lo permetteranno, probabilmente a marzo.”</p>
<p>La Turchia, un paese musulmano di più di 80 milioni di abitanti con una piccolissima comunità cristiana, che comprende meno dello 0,5% della popolazione totale, sta subendo critiche da parte dell’UE e degli Stati Uniti per l’aspra repressione dei critici del governo e le restrizioni imposte alle minoranze, come la comunità curda del Paese.</p>
<p>Ma i capi cristiani in Turchia sostengono che i loro diritti sono salvaguardati. “Siamo orgogliosi di vivere in questa terra sotto la bandiera turca,” ha detto <strong>Yusuf Cetin</strong>, siriaco della Chiesa ortodossa metropolitana di Istanbul e della capitale Ankara, quando ha ricevuto il permesso di costruzione per la chiesa di Yesilkoy all&#8217;inizio di questo mese, stando a quanto riporta l’agenzia di notizie Anadolu.</p>
<p>Susin, il cui titolo ufficiale è quello di Presidente della Fondazione della <strong>Chiesa siriaca ortodossa</strong> Maria Vergine Beyoglu, nell&#8217;intervista ha dichiarato che i cristiani e gli ebrei della Turchia hanno raggiunto un grado di libertà senza precedenti nei sedici anni di governo del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) del Presidente Recep Tayyip Erdogan, un gruppo radicato nell&#8217;Islam politico. “Tante persone all’estero non sanno questo,” ha detto Susin. “Ora possiamo avere le nostre scuole e anche costruire la chiesa. Non potevamo nemmeno immaginare cose come queste negli anni ‘90.”</p>
<p>Con l’inizio dei lavori di costruzione della chiesa di Yesilkoy che si avvicinano, Susin sta raccogliendo denaro all’interno della sua comunità per finanziare il progetto da 4 milioni di dollari, che includerà una chiesa in grado di accogliere di 650 fedeli, un centro per la comunità e un parcheggio. Il denaro necessario per la chiesa proverrà interamente dalla congregazione di circa 17.000 cristiani siriaci a Istanbul.</p>
<p>Cento anni fa, Yesilkoy, allora conosciuta come Santo Stefano, era un centro di vita cristiana appena fuori da Costantinopoli, come si chiamava al tempo. Ondate di migrazione forzata, soprattutto negli anni ’50 e ‘60, hanno radicalmente cambiato questo scenario. La comunità greco-ortodossa a Istanbul, che contava più di 100.000 membri agli inizi del XX secolo, si è ridotta a meno di 3.000 persone e lotta per la propria sopravvivenza. La più grande comunità cristiana rimasta a Istanbul è quella armena, con circa 60.000 persone in una città di 15 milioni di abitanti.</p>
<p>Di conseguenza, molte delle circa 200 chiese della città sono vuote. Ma sono di scarsa utilità per i Siriaci, i cui membri sono fuggiti dalle persecuzioni e dai conflitti nella loro terra d’origine, nell’Anatolia sud-orientale, per stabilirsi a Istanbul e in paesi come la Germania, che oggi ospita 100.000 Siriaci. La maggior parte dei Siriaci di Istanbul vive a Yesilkoy, lontano dalle chiese vuote del centro.</p>
<p>“Fino a ora, abbiamo avuto solo una chiesa a Istanbul, che però non abbastanza,” ha detto Susin. “Abbiamo provato a celebrare la messa nelle chiese di altre comunità cristiane, col nostro arrivo diventano stracolme, perché siamo troppi e quasi tutti vanno in chiesa la domenica.”</p>
<p>Così Susin e i suoi colleghi hanno presentato il loro piano per una nuova chiesa a Yesilkoy alle autorità turche. “Abbiamo ricevuto un grande supporto da parte loro, dal governo di Ankara fino al comune.”</p>
<p>Quando nel 2015 le autorità turche hanno designato il parco e il cimitero abbandonato come sito di costruzione, Susin sperava che il processo di costruzione sarebbe cominciato presto.</p>
<p>Ma i Siriaci hanno dovuto attendere molti anni in più del previsto, perché i rappresentanti cattolici di Istanbul hanno sollevato delle obiezioni e hanno intentato un processo contro il comune per aver consegnato il cimitero ai Siriaci.</p>
<p>La legge turca stabilisce che un cimitero inutilizzato diventa di proprietà dello Stato dopo 50 anni che la comunità ha smesso usarlo, quindi le autorità non hanno avuto alcun problema a trasformare la proprietà del XIX secolo in una chiesa. Ma la <strong>Chiesa cattolica</strong>, sostenendo di essere ancora la legittima proprietaria del sito, fermò il progetto di Yesilkoy con un’ingiunzione.</p>
<p>Dietro le quinte, Siriaci come Susin hanno lavorato per risolvere il problema. “Il nostro patriarca ha chiesto al Papa di intervenire,” ha raccontato Susin. I Siriaci hanno chiesto aiuto anche a Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli e capo spirituale della Chiesa ortodossa, chi si appellò anch’esso al Vaticano. “Abbiamo perso tre anni dietro a questi problemi. I ministri del governo turco hanno iniziato a scherzare sul fatto che i cristiani stavano bloccando un progetto per una chiesa che era stato approvato dai musulmani,” ha ricordato Susin.</p>
<p>Nel novembre 2017 Paul Russell, l’ambasciatore vaticano in Turchia, ha informato il comune che <strong>Papa Francesco</strong> aveva dato il via libera alla costruzione della chiesa di Yesilkoy, stando a quanto riferirono allora le notizie turche.</p>
<p>La decisione del Vaticano di ritirare la sua ingiunzione ha aperto la strada all’avvio del processo di costruzione nonostante il caso in corso, ma con alcuni vincoli, ha detto Susin.</p>
<p>“Abbiamo donato 200.00 euro ai cattolici, e abbiamo accettato di pagare loro una somma molto più alta in caso avessero vinto la causa contra il comune,” ha detto Susin. Non ha voluto dire quanto di più la sua comunità avrebbe dovuto pagare in quel caso.</p>
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		<title>Turchia, vince Erdogan ma l’opposizione può prendere Ankara</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/turchia-vince-erdogan-ma-lopposizione-puo-prendere-ankara.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Mar 2019 09:05:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ankara]]></category>
		<category><![CDATA[Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1605" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080.jpg 1605w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080-1024x689.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1605px) 100vw, 1605px" /></p>
<p>Urne chiuse ma risultati aperti: la Turchia che esce fuori dal voto di queste ultime elezioni amministrative appare, al pari del referendum costituzionale dell’aprile 2017, spaccata a metà. Una parte è schierata con il presidente Erdogan ed il suo partito islamico conservatore dell’Akp, un’altra invece con una variegata opposizione in cui appare importante l’avanzata del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/turchia-vince-erdogan-ma-lopposizione-puo-prendere-ankara.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1605" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080.jpg 1605w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9185909-1605x1080-1024x689.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1605px) 100vw, 1605px" /></p><p>Urne chiuse ma risultati aperti: la Turchia che esce fuori dal voto di queste ultime elezioni amministrative appare, al pari del referendum costituzionale dell’aprile 2017, spaccata a metà. Una parte è schierata con il presidente Erdogan ed il suo partito islamico conservatore dell’Akp, un’altra invece con una variegata opposizione in cui appare importante l’avanzata del Chp, il partito socialdemocratico.</p>
<h2>I risultati complessivi</h2>
<p>L’affluenza, stando almeno a quanto comunicato dall’agenzia filo governativa Anadolu, è molto alta ed oltrepassa nettamente l’80%. Segno, se il dato viene confermato, di una partecipazione importante dell’elettorato a consultazioni evidentemente molto sentite e dal valore non solo locale. L’Akp di Erdogan dovrebbe attestarsi complessivamente al 47% dei consensi, confermando grossomodo i risultati delle ultime legislative. Il partito del presidente in gran parte delle città al voto si presenta in coalizione con i nazionalisti del Mhp, i quali ottengono un risultato vicino al 5%. In totale, a livello nazionale Erdogan porta a casa dunque il 52% dei voti. Ma l’opposizione questa volta non è lontana.</p>
<p>Il Chp ottiene infatti il 31% dei voti e si attesta come formazione in grado di poter essere riferimento per chi cerca una valida alternativa ad Erdogan. Anche perchè il partito alleato dell’Iyi, formazione centrista, è accreditato del 6% dei consensi e complessivamente quindi la coalizione di opposizione sfiora il 40%. Un risultato che, in prospettiva, può quanto meno creare un blocco di minoranza in grado di non rendere Erdogan un uomo solo al comando. Stabile il partito curdo dell’Hdp, che in verità arriva solo al 3.2% ma, a questo dato, occorre specificare il fatto che la formazione politica in molte grandi città del paese non presenta liste. L’Hdp inoltre elegge diversi primi cittadini nelle aree a maggioranza curda. A Diyarbakir, la più importante città curda della Turchia, il candidato dell’Hdp va oltre il 60% dei voti.</p>
<h2>La delicata sfida di Ankara</h2>
<p>Al voto amministrativo in Turchia vanno tutte le principali città del paese. Dalla capitale Ankara ad Istanbul, fino a Smirne e Gaziantep. Ecco uno dei motivi per i quali la campagna elettorale viene combattuta comizio dopo comizio, con l’impressione che in molti casi la sfida alla poltrona di primo cittadino possa decidersi per una manciata di voti. Ed in effetti è così in alcuni casi. Ad Istanbul ad esempio, i risultati premiano il candidato dell’Akp ma il divario con lo sfidante dell’opposizione è minimo. Vince infatti l’ex premier Binali Yildirim con il 50.4% dei voti, il candidato Chp invece ottiene il 47.4% ed annuncia una forte opposizione nella metropoli più importante del paese. A Smirne, terza città della Turchia, si assiste invece al trionfo di Mustafa Tunc Soyer: il neo sindaco, candidato del Chp, ottiene il 58% dei consensi e stacca nettamente il rappresentante del partito di Erdogan. Scenario inverso invece a Gaziantep, dove il nuovo sindaco è una donna dell’Akp: Fatma Sahin vince infatti la sfida con il 53% dei voti.</p>
<p>Ma gli occhi del paese sono puntati tutti su Ankara. Qui è sfida all’ultimo voto e la capitale potrebbe essere la prima grande città persa dall’Akp negli ultimi 20 anni. In testa infatti, quando il conteggio delle schede supera di poco il 60%, è il candidato dell’opposizione Mansur Yavas, appartenente al Chp. Ma lo scarto con il fedelissimo di Erdogan, Mehmet Ozhaseki, è minimo: il rappresentante dei socialdemocratici ha infatti il 49% dei voti, il candidato dell’Akp è fermo al 47%. Un testa a testa che sta tenendo sulle spine l’opinione pubblica turca. L’impressione è che oltre ai destini della capitale, in ballo vi è anche un risultato che potrebbe aprire nuovi scenari per l’opposizione. Non è un caso che è proprio da Ankara che i risultati giungano alla commissione elettorale con una certa lentezza, rispetto invece alle altre parti del paese dove lo scrutinio offre già risultati quasi definitivi.</p>
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		<title>Le carceri dell&#8217;orrore in Turchia  dove le persone sono inghiottite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 15:22:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ankara]]></category>
		<category><![CDATA[colpo-di-stato-turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8784392-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è qualcosa di vero nella descrizione terribile e macabra che viene fatta delle carceri turche, oppure è un modo per screditare Ankara ed il suo governo? Di certo non sembrano passare inosservate le inchieste pubblicate dal centro di giornalismo investigativo tedesco &#8220;Correctiv&#8220;, che parla dei cosiddetti &#8220;Black Site Turckey&#8220;, le &#8220;Guantanamo&#8221; di Erdogan dove vengono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-la-turchia-ha-la-sua-guantanamo.html">[...]</a></p>
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<p>L&#8217;inchiesta</p>
<p>Non è il nome di un sito internet, bensì è la denominazione che i giornalisti impegnati nell&#8217;inchiesta hanno dato al loro reportage sui &#8220;buchi neri&#8221; della Turchia. Nel paese esisterebbero delle carceri dove verrebbero &#8220;inghiottite&#8221; le storie di chi risulta poi ufficialmente scomparso o sospettato di far parte della rete di Gulen. Quest&#8217;ultimo, secondo le inchieste portate avanti da Ankara successive al fallito colpo di Stato, negli anni avrebbe portato avanti un vero e proprio &#8220;<strong>Stato parallelo</strong>&#8220;. Dalla giustizia all&#8217;istruzione, dalla politica al giornalismo, secondo la sicurezza turca Gulen avrebbe intrattenuto ramificazioni tali da arrivare anche all&#8217;interno dell&#8217;esercito e, da qui, a pianificare il golpe poi fallito. Ed è contro chiunque venga sospettato di essere dentro questa rete che si scaglia la scure di Erdogan. Già dopo quella lunga notte di luglio, <strong>il governo porta avanti un piano di espulsione dei sospettati da ogni carica</strong>. Vengono licenziati insegnanti, professori, impiegati statali, così come vengono espulsi alcuni membri dell&#8217;esercito: una vera e propria &#8220;purga&#8221; che lascia a casa centinaia di persone che secondo l&#8217;esecutivo fanno parte dello Stato parallelo di Gulen.</p>

<p>Ma se questi atti sono svolti alla luce del sole, esisterebbero invece azioni compiute dai servizi di intelligence che comprenderebbero arresti, sparizioni e torture. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://correctiv.org/top-stories/2018/12/06/black-sites/">L&#8217;inchiesta sui Black Site della Turchia</a> viene portata avanti nei mesi scorsi da nove testate internazionali, con il coordinamento del sopra citato centro Correctiv. Vengono sentiti testimoni, sopravvissuti, gente rilasciata ma subito dopo costretta a lasciare la Turchia. L&#8217;inchiesta fa riferimento soprattutto a due testimoni, entrambi rapiti alla stessa maniera da agenti in borghese. Uno in particolare ha appena accompagnato la figlia a scuola, in uno degli istituti privati riconducibili a Gulen, quando viene preso di forza da alcune persone e caricato su un piccolo furgone dai vetri oscurati. Da allora inizia un calvario in una località segreta, fatto di torture ed abusi. Analoga testimonianza viene riportata da un altro soggetto, il quale è un membro attivo di <strong>Hizmet</strong>, il movimento di Gulen. I due, specificano i giornalisti che realizzano l&#8217;inchiesta, non si conoscono e vengono ascoltati dai cronisti più volte senza mai farli incontrare. Le loro testimonianze non sarebbero dunque frutto di un accordo reciproco, ma spontanee dichiarazioni di ciò che vedono durante la detenzione. </p>
<p>Entrambi dichiarano di essere liberati dopo aver confermato e confessato le informazioni in possesso dei servizi. Dopo alcuni giri di diverse ore mentre sono bendati, vengono dunque rilasciati ma <strong>costretti a diventare informatori segreti a servizio dell&#8217;intelligence</strong>. Uno dei due lascia il paese ed entra poi in contatto con i giornalisti, l&#8217;altro invece si troverebbe ancora in Turchia e viene raggiunto dai cronisti in una località segreta. Ma in questa operazione di arresti e torture, ci sarebbe anche spazio per <strong>rapimenti all&#8217;estero.</strong> Nell&#8217;inchiesta si fa riferimento ad un volo partito il 29 marzo scorso da <strong>Pristina</strong>, capitale del Kosovo. Si tratta di un paese con forti legami sia con il governo turco, che spesso ne fa quasi un suo avamposto nei Balcani, sia anche però con la rete di Gulen. Qui ha sede un altro degli istituti privati finanziati dal magnate in esilio negli Usa. Da qui in quel 29 marzo parte un aereo di proprietà della <strong>Yenimahalle</strong>, una società che ha lo stesso indirizzo del Mit, il servizio segreto turco. Questa circostanza viene presentata dagli autori dell&#8217;inchiesta come una prova del coinvolgimento degli apparati di Ankara. </p>
<p>A bordo del velivolo ci sarebbero cinque persone che, poco prima, vengono immortalate ammanettate da una telecamere di videosorveglianza dello scalo. Sarebbero cinque insegnanti proprio della scuola di Gulen con sede a Pristina. La moglie di uno dei cinque insegnanti denuncia che è otto mesi che non vede il marito ed organizza una manifestazione. Secondo le indiscrezioni trapelate dall&#8217;inchiesta, i cinque arrestati si troverebbero nel carcere di Silivri. Un vero e proprio rapimento all&#8217;estero dunque, un blitz nel territorio di un altro Stato reso più semplice per via dei legami tra Ankara e Pristina. In questo caso viene tirato in ballo non il governo kosovaro, bensì la <strong>Limak</strong>:<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.limak.com.tr/sectors/construction/projects/projects-completed/airports/prishtina-international-adem-jashari-airport-kosovo"> si tratta di un&#8217;azienda turca che gestisce l&#8217;aeroporto</a> della capitale del piccolo Stato balcanico, il cui proprietario sarebbe vicino all&#8217;Akp di Erdogan. </p>
<p>Racconti reali o mossa per screditare Erdogan?</p>
<p>In Turchia, ma anche all&#8217;estero, alcune organizzazioni sostengono che in realtà quanto sostenuto nell&#8217;inchiesta sopra riportata sia <strong>una montatura volta a screditare Ankara</strong>. C&#8217;è chi fa notare, ad esempio, che i racconti dei testimoni a cui si fa riferimento nell&#8217;inchiesta sui Black Site della Turchia siano identici a quelli riportati,<a href="https://www.youtube.com/watch?v=gfiNrptY4aY"> in un video su YouTube</a>, dal canale di <strong>Bold Media</strong>. Quest&#8217;ultima è una testata in lingua turca, ma con sede all&#8217;estero e sarebbe molto vicina a Gulen. Di sicuro, si tratta di un canale non certo in linea con il governo di Ankara. </p>
<p>C&#8217;è da dire comunque, per come affermato dagli stessi giornalisti autori dell&#8217;inchiesta, che il governo turco non ha risposto alle domande dei cronisti e non ha voluto lanciare alcuna replica. Ma non è la prima volta che l&#8217;esecutivo di Erdogan viene accusato di praticare torture. L&#8217;unica risposta del presidente turco in tal senso è dello scorso anno, quando il fondatore dell&#8217;Akp smentisce a sua modo le accuse: &#8220;Ci dicono che usiamo torture, ma in realtà l&#8217;unica tolleranza zero che abbiamo è proprio contro le torture&#8221;. </p>

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