Urne chiuse ma risultati aperti: la Turchia che esce fuori dal voto di queste ultime elezioni amministrative appare, al pari del referendum costituzionale dell’aprile 2017, spaccata a metà. Una parte è schierata con il presidente Erdogan ed il suo partito islamico conservatore dell’Akp, un’altra invece con una variegata opposizione in cui appare importante l’avanzata del Chp, il partito socialdemocratico.

I risultati complessivi

L’affluenza, stando almeno a quanto comunicato dall’agenzia filo governativa Anadolu, è molto alta ed oltrepassa nettamente l’80%. Segno, se il dato viene confermato, di una partecipazione importante dell’elettorato a consultazioni evidentemente molto sentite e dal valore non solo locale. L’Akp di Erdogan dovrebbe attestarsi complessivamente al 47% dei consensi, confermando grossomodo i risultati delle ultime legislative. Il partito del presidente in gran parte delle città al voto si presenta in coalizione con i nazionalisti del Mhp, i quali ottengono un risultato vicino al 5%. In totale, a livello nazionale Erdogan porta a casa dunque il 52% dei voti. Ma l’opposizione questa volta non è lontana.

Il Chp ottiene infatti il 31% dei voti e si attesta come formazione in grado di poter essere riferimento per chi cerca una valida alternativa ad Erdogan. Anche perchè il partito alleato dell’Iyi, formazione centrista, è accreditato del 6% dei consensi e complessivamente quindi la coalizione di opposizione sfiora il 40%. Un risultato che, in prospettiva, può quanto meno creare un blocco di minoranza in grado di non rendere Erdogan un uomo solo al comando. Stabile il partito curdo dell’Hdp, che in verità arriva solo al 3.2% ma, a questo dato, occorre specificare il fatto che la formazione politica in molte grandi città del paese non presenta liste. L’Hdp inoltre elegge diversi primi cittadini nelle aree a maggioranza curda. A Diyarbakir, la più importante città curda della Turchia, il candidato dell’Hdp va oltre il 60% dei voti.

La delicata sfida di Ankara

Al voto amministrativo in Turchia vanno tutte le principali città del paese. Dalla capitale Ankara ad Istanbul, fino a Smirne e Gaziantep. Ecco uno dei motivi per i quali la campagna elettorale viene combattuta comizio dopo comizio, con l’impressione che in molti casi la sfida alla poltrona di primo cittadino possa decidersi per una manciata di voti. Ed in effetti è così in alcuni casi. Ad Istanbul ad esempio, i risultati premiano il candidato dell’Akp ma il divario con lo sfidante dell’opposizione è minimo. Vince infatti l’ex premier Binali Yildirim con il 50.4% dei voti, il candidato Chp invece ottiene il 47.4% ed annuncia una forte opposizione nella metropoli più importante del paese. A Smirne, terza città della Turchia, si assiste invece al trionfo di Mustafa Tunc Soyer: il neo sindaco, candidato del Chp, ottiene il 58% dei consensi e stacca nettamente il rappresentante del partito di Erdogan. Scenario inverso invece a Gaziantep, dove il nuovo sindaco è una donna dell’Akp: Fatma Sahin vince infatti la sfida con il 53% dei voti.

Ma gli occhi del paese sono puntati tutti su Ankara. Qui è sfida all’ultimo voto e la capitale potrebbe essere la prima grande città persa dall’Akp negli ultimi 20 anni. In testa infatti, quando il conteggio delle schede supera di poco il 60%, è il candidato dell’opposizione Mansur Yavas, appartenente al Chp. Ma lo scarto con il fedelissimo di Erdogan, Mehmet Ozhaseki, è minimo: il rappresentante dei socialdemocratici ha infatti il 49% dei voti, il candidato dell’Akp è fermo al 47%. Un testa a testa che sta tenendo sulle spine l’opinione pubblica turca. L’impressione è che oltre ai destini della capitale, in ballo vi è anche un risultato che potrebbe aprire nuovi scenari per l’opposizione. Non è un caso che è proprio da Ankara che i risultati giungano alla commissione elettorale con una certa lentezza, rispetto invece alle altre parti del paese dove lo scrutinio offre già risultati quasi definitivi.