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	<title>Al Tanf Archives - InsideOver</title>
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	<title>Al Tanf Archives - InsideOver</title>
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		<title>Siria, la Russia avverte gli Usa: &#8220;Attaccheremo i vostri ribelli&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/russia-al-tanf.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 15:28:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Tanf]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1127" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341-1024x769.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Gli occhi del mondo si posano su Idlib, dove l&#8217;aviazione russa e l&#8217;esercito di Bashar al Assad si preparano all&#8217;ultima grande battaglia contro i ribelli. Ma attenzione a dimenticarci di un&#8217;altra parte di Siria, che non è più sotto la luce dei riflettori ma che rappresenta ancora uno dei tanti nodi da sciogliere: Al Tanf. L&#8217;area &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/russia-al-tanf.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1127" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341-768x577.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20171121160717_25056341-1024x769.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Gli occhi del mondo si posano su Idlib, dove l&#8217;aviazione russa e l&#8217;esercito di Bashar al Assad si preparano all&#8217;ultima grande battaglia contro i ribelli. Ma attenzione a dimenticarci di un&#8217;altra parte di Siria, che non è più sotto la luce dei riflettori ma che rappresenta ancora uno dei tanti nodi da sciogliere: <strong>Al Tanf</strong>.</p>
<p>L&#8217;area al confine fra Siria e Iraq è da sempre la base operativa delle forze americane nella parte sudorientale della Siria. Divenuta centrale nel corso degli anni, soprattutto con l&#8217;esclusione delle forze della coalizione internazionale dall&#8217;ovest della Siria, l&#8217;avamposto degli <strong>Stati Uniti</strong> e dei suoi alleati rappresenta un tema centrale sul presente e sul futuro del conflitto. E adesso, proprio nell&#8217;imminenza dell&#8217;offensiva a <strong>Idlib</strong>, i venti di una possibile operazione militare soffiano anche sul deserto siriano.</p>
<p>L&#8217;avvertimento russo su Al Tanf</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://edition.cnn.com/2018/09/06/politics/syria-russia-attack-warning-pentagon/index.html">Come ha scritto la <em>Cnn</em></a>, alti ufficiali del Pentagono hanno detto che il comando russo ha avvertito le forze armate americane che, insieme ai siriani, stanno preparando <strong>un&#8217;offensiva nell&#8217;area di Al Tanf</strong>. Secondo i russi, l&#8217;area sarebbe controllata da ribelli protetti dagli Stati Uniti e rappresenta una sfida per il governo siriano. Una sfida che i russi vogliono vincere, ma che rischia di creare una tensione molto pericolosa con le forze Usa presenti nell&#8217;area e che potrebbero essere sfiorate dagli attacchi russi che, secondo le fonti della <em>Cnn</em>, potrebbero provenire dalle navi presenti nel Mediterraneo orientale o dagli aerei già presenti nelle basi della Siria occidentale. </p>
<p>La risposta di Washington</p>
<p>La risposta di Washington finora è stata decisa, ma traspare inquietudine. &#8220;Gli Stati Uniti non cercano di combattere il governo della Siria o altri gruppi che potrebbero fornirgli supporto, ma se attaccati, gli Stati Uniti <strong>non esiteranno a usare la forza</strong> necessaria e proporzionata per difendere se stessi, la coalizione o i partner&#8221;, ha detto un funzionario della Difesa ha detto alla <em>Cnn</em>.</p>
<p>Ma a queste parole sono seguite delle esercitazioni molto interessanti avvenute proprio nei pressi di Al Tanf. <strong>Centcom</strong>, il comando Usa che si occupa del Medio Oriente, ha diramato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.centcom.mil/MEDIA/PRESS-RELEASES/Press-Release-View/Article/1623358/oir-coalition-conducts-defeat-isis-exercise-in-eastern-syria/">un comunicato</a> che parla di manovre &#8220;per affinare le capacità di combattere per operazioni antiterrorismo&#8221;.</p>
<p>Ma la questione sembra andare ben al di là delle operazioni contro i gruppi terroristi, visto che in questo momento è difficile che preparino un&#8217;offensiva contro le forze Usa nell&#8217;area e non sembrano esserci indicazioni di possibile operazioni da parte delle forze della coalizione contro i gruppi locali</p>
<p>&#8220;Le nostre forze dimostreranno la capacità di schierarsi rapidamente, assaltare un obiettivo con forze aeree e terrestri integrate e condurre una rapida esfiltrazione in qualsiasi punto dell&#8217;area operativa delle operazioni congiunte della coalizione&#8221;, ha detto il capitano Bill Urban, portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti. &#8220;Esercizi come questo rafforzano le nostre capacità di sconfiggere l&#8217;Isis e assicurano che siamo pronti a rispondere a <strong>qualsiasi minaccia alle nostre forze</strong>&#8220;.</p>
<p>Qualsiasi minaccia</p>
<p>È proprio questo il punto delle esercitazioni. Perché la tempistica con cui sono stati resi operativi <a href="https://edition.cnn.com/2018/09/07/politics/us-military-exercise-syria-russia/index.html">più di cento soldati</a> delle forze speciali statunitensi per questo tipo di manovre è apparsa più una risposta agli avvertimenti russi che alla minaccia del terrorismo. </p>
<p>Una risposta che però indica come le possibilità di un&#8217;escalation in quell&#8217;area non siano affatto minime, come invece è apparso per molto tempo L&#8217;area di Al Tanf è stata quasi dimenticata per larghi tratti della guerra. Gli Stati Uniti non sono mai stati minacciati realmente dall&#8217;offensiva dell&#8217;esercito siriano e gruppi ribelli non hanno mai operato in modo da rendere quella regione centrale nello scacchiere siriano. Ma adesso le cose stanno cambiando. Ed è proprio l&#8217;attenzione su Idlib ad aver modificato i parametri di riferimento dei russi.</p>
<p>La risposta russa alle pressioni per Idlib</p>
<p>La questione è difficile, per quanto estremamente chiara. I russi vogliono avere la libertà di colpire Idlib senza che le forze occidentali continuino a minacciare di colpire con un raid punitivo l&#8217;esercito siriano. Questo è l&#8217;auspicio del Cremlino. In caso contrario, <strong>Vladimir Putin</strong> potrebbe a quel punto spostare l&#8217;attenzione sulla base Usa della Siria orientale, lì al confine fra Iraq, Siria e Giordania. Anche lì ci sono gruppi ribelli rientranti nella galassia jihadista. Ed anche quelli sono obiettivi del governo di Damasco, che ha già richiesto a Washington di abbandonare il Paese.</p>
<p><strong>Le pressioni su Mosca</strong>, sia su Idlib che sulla sua alleanza con l&#8217;Iran si fanno ogni giorno più intense. E a questo punto, i russi potrebbero iniziare a negoziare. È molto difficile, se non impossibile, che i russi attacchino direttamente le forze della coalizione internazionale. A nessuno interessa scatenare un conflitto diretto. Ma Putin potrebbe scegliere un diversivo colpendo direttamente gli interessi americani in Siria per <strong>togliere pressione</strong> sull&#8217;offensiva delle forze siriane a nord. Un complicato gioco di minacce ed escalation che però aiuta a comprendere come si muovono le forze in campo per il futuro della Siria.</p>

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			</item>
		<item>
		<title>Siria, i ribelli sostenuti dagli Usa preparano un&#8217;offensiva da sud</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-ribelli-offensiva-sud.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 17:20:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Tanf]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Ribelli siriani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Si fanno sempre più insistenti le voci di una nuova offensiva dei ribelli a sud della Siria appoggiati dalla coalizione internazionale a guida Usa. Un duro colpo la strategia di Damasco che adesso si troverebbe non solo a dover sconfiggere gli jihadisti asserragliati nella Ghouta orientale, ma anche a contenere i turchi a nord e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ribelli-offensiva-sud.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180228163812_25841065-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Si fanno sempre più insistenti le voci di una nuova offensiva dei ribelli a <strong>sud della Siria</strong> appoggiati dalla coalizione internazionale a guida <strong>Usa</strong>. Un duro colpo la strategia di Damasco che adesso si troverebbe non solo a dover sconfiggere gli jihadisti asserragliati nella <strong>Ghouta orientale</strong>, ma anche a contenere i turchi a nord e una nuova offensiva a sud, vicino <strong>Dar&#8217;a</strong>.</p>
<p>Durante il fine settimana <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.middleeastmonitor.com/20180310-opposition-factions-in-southern-syria-prepare-for-major-operation-against-regime/">Midlle East Monitor</a></em> e il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.jpost.com/Middle-East/Are-Syrian-rebels-in-the-south-preparing-offensive-with-western-support-544763">Jerusalem Post</a></em> avevano dato per primi la notizia dell&#8217;offensiva. Lo scopo, a detta del quotidiano israeliano, sarebbe quella di alleviare la pressione dell&#8217;esercito siriano sulla sacca ribella di Ghouta, che Damasco ha da poco diviso in tre parti e che spera di conquistare nell&#8217;arco di pochi giorni.</p>
<p>&#8220;Secondo informazioni ottenute da fonti attendibili nei pressi del confine fra <strong>Siria</strong> e <strong>Giordania</strong>, gli Stati Uniti hanno aumentato la loro presenza militare nel sud della Siria nelle ultime settimane&#8221;, ha riferito l&#8217;agenzia turca <em>Anadolu </em>negli ultimi giorni . La coalizione ha negato che ci siano stati recenti movimenti di un numero significativo di truppe nella località di <strong>al-Tanf</strong>. </p>

<p>Tuttavia, le notizie che arrivano dalle agenzie locali smentiscono quanto sostenuto dal Pentagono. Secondo alcuni sarebbero già 200 i soldati americani arrivati in rinforzo delle truppe Usa presenti nella base. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.almasdarnews.com/article/us-deploys-600-additional-troops-syrias-tanf-reports/">Come affermato dal giornale turco <em>Yeni Akit</em></a>, gli Stati Uniti avrebbero dispiegato già <strong>600 soldati</strong> nella base della coalizione internazionale ad Al-Tanf in Siria. E il contingente militare di rinforzo, composto da soldati delle forze speciali, sarebbe arrivato alla base con un convoglio di veicoli corazzati.</p>
<p>Ma quello che è interessante ricordare, è che due gruppi ribelli siriani sono stati addestrati nella base americana in questione, che è stata creata (in teoria) solo per sostenere le operazioni anti-Isis tra la fine del 2016 e l&#8217;inizio del 2017. Insomma, l&#8217;arrivo delle forze speciali americane sembra essere perfettamente in linea con le notizie chedal sud della Siria.  Per <em>Middle East Monitor</em>, &#8220;i preparativi hanno coinciso con l&#8217;arrivo di circa 200 ufficiali e soldati statunitensi nella base di Al-Tanf, vicino al confine con la Giordania e l&#8217;Iraq, compresa una sala operativa congiunta per le fazioni del<strong> Free syrian  army</strong> e le truppe americane.  E sarebbe arrivato anche un certo numero di ufficiali britannici al confine fra Giordania e Siria&#8221;</p>
<p>Ma una delle conferme più importanti in tal senso arriva dalle fonti militari di<a style="color: #0000ff" href="https://www.debka.com/mivzak/us-backed-syrian-forces-mass-near-daraa-to-ease-pressure-on-eastern-ghouta/"> <em>Debkafile</em></a>, sito legato all&#8217;intelligence israeliana, che riferiscono che <strong>Jaysh al-Islam</strong> e l&#8217;esercito libero siriano (Fsa per la sua sigla in inglese), appoggiati dagli Stati Uniti, &#8220;stanno raggruppando truppe vicino alla città siriana meridionale di Dara&#8217;a, al confine con la Giordania. Si stanno preparando per un&#8217;offensiva contro il governo siriano e le milizie sciite filo-iraniane che detengono la città. Il prossimo obiettivo è <strong>tagliare l&#8217;autostrada Dara&#8217;a-Damasco</strong> e aprire un secondo fronte per costringere l&#8217;esercito di Assad e i suoi alleati a distaccare la forza militare dalla battaglia della Ghouta orientale&#8221;. </p>

<p><strong>Una manovra a tenaglia</strong> dunque, con cui si vuole cercare di distogliere le forze dell&#8217;esercito siriano dall&#8217;offensiva che vuole risolvere la resistenza nei sobborghi orientali della capitale. Non è un caso, dunque, che nelle ultime settimane le forze armate siriane e alleate abbiano intensificato l&#8217;offensiva nella Ghouta. Probabilmente c&#8217;è l&#8217;idea che qualcosa possa cambiare i piani.</p>
<p>Secondo alcune fonti del <em>Jerusalem Post</em>, Damasco ha già inviato rinforzi a Dara&#8217;a, mentre alcuni account social legati ai ribelli dicevano che il governo si stesse preparando per nuovi scontri nel sud, in particolare intorno <a href="https://www.google.it/maps/place/Izraa,+Siria/@32.7996822,36.1886563,10.25z/data=!4m5!3m4!1s0x15195fbc57caaee1:0xf753b81cc3f057db!8m2!3d32.8449406!4d36.2251116">alla città di Izra</a>, che sorge proprio su una delle arterie stradali che collegano Dara&#8217;a alla capitale.</p>
<p>L&#8217;unica speranza, adesso, è riposta in quell&#8217;accordo di cessate il fuoco che per ora rimane funzionante nella maggior parte della Siria meridionale. La<strong> de-escalation zone</strong> finora ha funzionato, ma <strong>Israele</strong> ritiene che le forze iraniane e alleate dell&#8217;Iran siano troppo vicine al <strong>Golan</strong> e al confine. <strong>Putin</strong> ha rassicurato Netanyahu, ma potrebbe non bastare. Una nuova offensiva da sud potrebbe andare a colpire, come un effetto-domino, tutta la fragile impalcatura della tregua del sud.</p>

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		<title>L&#8217;esercito siriano blinda il confine con la Giordania</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lesercito-siriano-blinda-confine-la-giordania.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2017 13:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Tanf]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1016" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Seppur poco considerata sotto il profilo mediatico rispetto ad altri contesti interni al conflitto siriano, la battaglia nel deserto meridionale del paese ha assunto nei giorni scorsi una grande valenza tanto militare quanto simbolico; l’esercito siriano, in particolare, è riuscito ad avanzare lungo una superficie di territorio molto ampia fino al confine con la Giordania &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-siriano-blinda-confine-la-giordania.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-siriano-blinda-confine-la-giordania.html">L&#8217;esercito siriano blinda il confine con la Giordania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1016" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171004025431_24508258-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Seppur poco considerata sotto il profilo mediatico rispetto ad altri contesti interni al conflitto siriano, <strong>la battaglia nel deserto meridionale</strong> del paese ha assunto nei giorni scorsi una grande valenza tanto militare quanto simbolico; l’esercito siriano, in particolare, <strong>è riuscito ad avanzare lungo una superficie di territorio molto ampia fino al confine con la Giordania</strong> ed ha quindi respinto le forze islamiste installate nelle colline comprese tra le province di Sweida e Damasco dal almeno tre anni. Per il governo di Assad, il fronte meridionale rimane strategico ed importante sia nella sua parte occidentale che orientale; da un lato, vi è la città di Dar’a (capoluogo dell’omonima provincia e tra i primi ‘focolari’ delle proteste del 2011) ed i promontori del Golan vicini al confine israeliano, dall’altro per l’appunto un’ampia fascia desertica difficile da controllare con un esercito impegnato nelle principali città del paese e da cui, tramite la Giordania, sono entrati migliaia di combattenti jihadisti.</p>
<p>Damasco controlla adesso il confine giordano</p>
<p>Il deserto compreso tra le parti orientali delle province di Sweida, Damasco ed Homs, confina per l’appunto con la Giordania: è qui che, tra le colline aspre e brulle ed il pietrisco battuto dal sole molto caldo di questo territorio, sono situati diversi valichi di frontiera che separano la Repubblica Araba Siriana dal regno Hashemita di Re Abd Allah II. Già prima del 2011, tale confine non era certo tra i più facili: <strong>sono diverse e da tanto tempo le divergenze tra Damasco ed Amman</strong>, tra tutte il fatto che la Siria dal 1967 è formalmente in guerra con Israele, mentre la Giordania dal 1989 è uno dei due stati arabi a riconoscere il governo di Tel Aviv; allo scoppio del conflitto civile siriano, anche il governo hashemita ha attivamente lavorato per rovesciare Assad alleandosi con i vari attori regionali ed internazionali che hanno spinto all’epoca per togliere di mezzo l’esecutivo alawita.  </p>

<p>Proprio dal confine giordano, sono entrati migliaia di miliziani: gruppi radicali e terroristici, una miriade di sigle che hanno infoltito quello che da più parti è stato chiamato ‘Free Syriam Army’ ma che, ben presto, si è trasformato nel rifugio di Al Nusra e dei principali militanti della causa jihadista. Dal 2012 in poi, il confine è divenuto di fatto una mera linea tracciata su una carta geografica senza alcuna validità effettiva: i valichi sono stati abbandonati dall’esercito,<strong> il territorio desertico ed impervio ha agevolato l’ingresso sul suolo siriano di combattenti stranieri</strong>, intere aree sono state utilizzate come basi ed a volte anche campi di addestramento per le sigle terroriste; poi, a partire dal 2015, una parte del confine è stata occupata da forze della coalizione occidentali le quali poi, presso il valico di frontiera siro – iracheno di<strong> Al Tanf</strong>, hanno posto anche una vera e propria base militare.</p>
<p>La svolta tra Damasco ed il confine giordano, è arrivata all’inizio di quest’anno: le forze regolari, temendo un avanzamento dei gruppi islamisti presenti in questa porzione di deserto,<strong> hanno iniziato a concentrarsi nel recupero di intere aree poste tra le province di Sweida</strong> <strong>e quelle ad est della capitale</strong>. Uno ad uno, da marzo ad oggi, l’esercito ha di fatto riconquistato quasi tutti i valichi i quali adesso sono stati nuovamente presenziati; i chilometri di frontiera sigillati, hanno per la Siria una doppia importante validità: <strong>da un lato simbolica</strong>, visto che dal 2012 in poi in tanti hanno dato per ‘perdute’ queste aree, dall’altro anche militare e strategico perché <strong>il controllo del confine con la Giordania è garanzia di interruzione dei flussi di armi, mezzi e uomini</strong> che hanno contribuito in maniera sostanziale e sostanziosa a destabilizzare il paese. L’ultima importante novità in tal senso, è arrivata lo scorso 11 ottobre: l’esercito, in un solo giorno, è riuscito ad eliminare la presenza jihadista da una porzione di territorio di quasi ottomila chilometri quadrati e così, da quel momento in poi, è stato possibile considerare sigillato per oltre due terzi uno dei più ‘caldi’ confini mediorientali.</p>
<p>Il pericoloso ‘rebus’ di Al Tanf</p>
<p>Con il respingimento delle forze islamiste dal deserto posto vicino la frontiera giordana, rischia di aprirsi adesso un altro importante capitolo del conflitto siriano; come detto in precedenza, presso il valico di Al Tanf, posto tra Siria ed Iraq, vi è una base della coalizione occidentale: al suo interno, si trovano corpi speciali USA, ma anche britannici e norvegesi; tale postazione, è considerata illegale da parte di Damasco ed alla stregua di una vera e propria occupazione di una parte del suo territorio. La Russia, dal canto suo, anche se non ha ufficialmente condannato la presenza USA ad Al Tanf, pur tuttavia ha spesso sollecitato le forze presenti al suo interno a prendere in considerazione l’idea di abbandonare l’area; il sette ottobre scorso, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=https%3A%2F%2Fenglish.aawsat.com%2Ftaha-abed-alwahed%2Fnews-middle-east%2Frussian-campaign-us-al-tanf-base&amp;anno=2">come riporta il quotidiano<em> Asharq Al – Awsat</em></a>, il Ministero della difesa di Mosca ha considerato un ‘buco nero’ la presenza americana ed occidentale ad Al Tanf.</p>
<p>E’ bene ricordare che questa località si trova a circa 50 km ad est dall’ultimo valico di frontiera tra Siria e Giordania;<strong> l’avanzata dell’esercito in questa porzione di deserto, non può che avere anche implicazioni su Al Tanf</strong>: in particolare, così come è possibile vedere dalle mappe, di fatto la base occidentale è chiusa da tutte e tre le sponde ricadenti in territorio siriano ed è una vera e propria sacca circondata dall’esercito di Damasco. <strong>Il rischio di incidenti o di tensioni dirette con, in particolar modo, le forze USA è dietro l’angolo</strong>; del resto, già in passato si è assistito a bombardamenti contro le milizie popolari ed obiettivi dell’esercito avvicinatisi a meno di 50 km da Al Tanf: adesso che la bandiera siriana sventola in gran parte delle principali alture del deserto sud orientale, la questione relativa ad Al Tanf rischia di assomigliare ad un vero e proprio rebus.</p>
<p>Già quando nel mese di maggio le forze siriane iniziavano ad avanzare, in tanti scommettevano su una mediazione russa per provare ad evitare tensioni nell’area; a maggior ragione oggi, tale via potrebbe essere l’unica in grado di risolvere la questione: la scommessa, stando a diverse fonti filo governative molto attive in queste ore soprattutto su Twitter, sta nella<strong> non utilità pratica della presenza americana ad Al Tanf</strong>, visto che in nessuno modo oramai essa può aiutare quei gruppi ribelli oramai quasi del tutto spariti da quell’area. In tal modo, gli USA potrebbero decidere di abbandonare il valico e la base militare spontaneamente, evitando tensioni per la difesa di un obiettivo non più strategico; se così non fosse, prima o poi la questione di Al Tanf potrebbe esplodere in tutta la sua complessità e con non pochi ulteriori pericoli per la stabilità della regione.</p>

<p>Anche perché, ed è questa un’altra variabile del rebus di Al Tanf, la base occupata dagli USA anche se non più fondamentale a livello strategico,<strong> rimane tuttavia l’unico ostacolo che impedisce la creazione di un asse viario – terrestre diretto tra Damasco e Teheran</strong>; da questo valico infatti, scorre l’autostrada che collega la capitale siriana con Baghdad e quindi con la capitale iraniana. <strong>Un asse sciita</strong>, spauracchio tanto di Washington quanto dei suoi più fedeli alleati regionali, appare specialmente in queste ore un qualcosa a cui difficilmente gli americani daranno un loro pur indiretto contributo abbandonando Al Tanf. E’ solo una base, posta in un valico di frontiera ma in essa è rintracciabile la drammaticità e la fragilità dei precari equilibri insiti tanto nella regione quanto in un conflitto pronto ad entrare al suo settimo anno di vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lesercito-siriano-blinda-confine-la-giordania.html">L&#8217;esercito siriano blinda il confine con la Giordania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Siria, la svolta dei confini</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-i-soldati-raggiungono-il-confine-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jun 2017 06:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Tanf]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
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<p>È arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì una delle più importanti novità, sia di carattere militare che politico, all’interno del conflitto siriano; infatti, tanto da fonti russe quanto siriane si è appreso del raggiungimento del confine iracheno da parte dei soldati di Damasco grazie ad una mossa a sorpresa che, nel giro di poche ore, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-i-soldati-raggiungono-il-confine-iracheno.html">[...]</a></p>
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Il punto in cui si è registrato questo episodio non è casuale: si tratta, in particolare, della località di <strong>Badwa</strong>, ricadente all’interno della zona desertica della provincia di Homs ma soprattutto a pochi chilometri da Al Tanf, ossia il valico di frontiera occupato da mesi da forze islamiste/ribelli addestrate da corpi speciali statunitensi, inglesi e giordani presenti a pochi chilometri dal confine. Si è trattato, di fatto, di un vero e proprio aggiramento di Al Tanf, la cui importanza strategica è ben testimoniata dai recenti bombardamenti avvenuti in questa zona ad opera della coalizione USA contro milizie filo – governative.Il confine raggiunto in una vera e propria operazione lampoGià nel primo pomeriggio di venerdì su alcuni canali Twitter collegati al governo di Damasco si è fatto riferimento ad un intervento russo e siriano concentrato lungo la frontiera irachena ma, per l’appunto, la verifica delle informazioni non è stata subito semplice per via della mancanza di conferme ufficiali. La svolta, in tal senso, è arrivata intorno le 19:00 quando, da Mosca, il Ministero della Difesa russo ha ufficialmente annunciato il buon esito dell’operazione: “I soldati dell’esercito siriano hanno raggiunto la frontiera irachena presso Badwa – ha annunciato dalla sede del Ministero il Generale <strong>Serghei Rudskoi</strong> – La missione ha avuto come obiettivo l’occupazione di una porzione di deserto tra territori controllati dai ribelli ed altri invece presi anni fa dall’ISIS”. Lo stesso “Minoborony” (così viene identificato il Ministero della Difesa russo) ha poi diffuso <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=uWLDkStKOmc&amp;feature=youtu.be&amp;t=513">sul proprio canale YouTube</a> il video della conferenza stampa, convocata di fretta e furia dopo le notizie arrivate direttamente dal campo di battaglia.Dopo circa un’ora invece, è stata la volta della conferma arrivata direttamente dal <strong>Ministero della Difesa Siriano</strong>; l’annuncio dell’operazione è stato affidato ad un <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.mod.gov.sy/index.php?node=5642&amp;nid=21592">comunicato </a>di poche righe in cui è stato dato atto del raggiungimento, da parte delle forze di Damasco, della frontiera irachena. Con questa operazione, adesso <strong>Siria ed Iraq tornano ad avere una linea di comunicazione terrestre diretta</strong> dopo anni in cui, con la presenza del Califfato nel cuore del deserto siriano, di fatto i due paesi si sono ritrovati distanti e separati fisicamente senza la possibilità di collaborare sul piano pratico. Non è un caso che, nel comunicato sopra citato, il Ministero della Difesa siriano parla di ‘<em>ricongiungimento con i fratelli iracheni</em>’, rimarcando l’importanza non solo militare ma anche simbolica e politica della buona riuscita dell’operazione la quale, tra le altre cose, ha colto di sorpresa sia i ribelli sostenuti dagli USA presenti ad Al Tanf che gli stessi miliziani dell’ISIS.Le possibili conseguenze militari e politicheA lanciarsi verso la frontiera di Badwa, sono state unità dell’esercito siriano di stanza nella provincia orientale di Homs e non lontane da Palmyra: i soldati, coadiuvati dai russi e con la presenza (non confermata) di reparti speciali di Mosca al seguito, <strong>hanno percorso 50 km lungo il deserto</strong> aggirando i territori in mano ai ribelli filo USA e giungendo quindi presso il confine iracheno. <strong>Il tutto è avvenuto a poche ore dal terzo bombardamento della coalizione guidata da Washington</strong> contro obiettivi militari siriani e delle milizie pro Assad, il quale si è verificato non lontano da Al Tanf, la località di confine al centro degli scontri perché occupata da gruppi anti governativi e da truppe di alcuni paesi occidentali; il raid statunitense è stato effettuato per tener fuori proprio da <strong>Al Tanf</strong> le truppe di Damasco e questo dimostra come, nelle ultime settimane, tutto è ruotato attorno il centro di frontiera sopra citato.Il perché lo si intuisce non appena si controlla una normale cartina: se i siriani fossero entrati in possesso del valico di Al Tanf, di fatto avrebbero avuto il pieno controllo dell’autostrada Damasco – Baghdad e ciò avrebbe creato un contatto terrestre diretto anche con l’Iran, circostanza questa assolutamente osteggiata in primo luogo dai sauditi. E’ lo spettro della ‘<strong>mezzaluna sciita</strong>’ ad essersi agitato attorno ad Al Tanf in questi giorni, con le parti chiamate in causa sul campo pronte a contendersi quello che probabilmente era destinato ad essere punto focale di questa delicata fase del conflitto; ma l’operazione odierna ha cambiato tutto: russi e siriani hanno aggirato Al Tanf, arrivando alla frontiera irachena grazie alla conquista di un valico posto poco più a nord e, di fatto, rimasto sguarnito per via della fuga verso Deir Ez Zour dei miliziani dell’ISIS presenti nella zona fino a qualche settimana fa.Con la conquista di questa parte della frontiera, i vantaggi per il governo siriano sono molteplici: <strong>da un punto di vista militare</strong>, si è sostanzialmente aperto un piccolo ma significativo corridoio con l’Iraq e quindi vi è la possibilità di una diretta collaborazione tra l’esercito di Damasco e quello di Baghdad; <strong>da un lato invece più marcatamente politico</strong>, i siriani potranno rivendicare il controllo di una parte della Siria che da anni era fuori dalle orbite governative e questo, anche nell’ottica di futuri accordi diplomatici, non sarà da sottovalutare. Ma c’è anche un aspetto, non meno importante visto il clima di questi mesi, che riguarda direttamente i rapporti tra Russia e Stati Uniti: dopo i raid americani degli ultimi giorni, l’operazione di questo venerdì ha assunto anche l’aspetto di una vera e propria <strong>prova di forza</strong> in cui Mosca, sul campo, vuol dimostrare di essere capace di tutelare i proprio interessi e quelli degli alleati. Mai come in questo momento,<strong> vista la presenza diretta di truppe USA</strong> ad Al Tanf, un episodio interno alla guerra siriana è sembrato essere così somigliante ad un vero e proprio braccio di ferro diretto tra russi ed americani.</p>
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