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	<title>Vladimir putin Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 09 Aug 2025 16:48:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Vladimir putin Archives - InsideOver</title>
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		<title>Per il disgelo Usa-Russia Trump e Putin scelgono l&#8217;Alaska</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/per-il-disgelo-usa-russia-trump-e-putin-scelgono-lalaska.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 16:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Per il disgelo Usa-Russia Trump e Putin scelgono l&#039;Alaska" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-1024x602.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-1536x903.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump ha parlato di un possibile scambio di territori, che per diversi analisti si riferirebbe al riconoscimento dell'annessione delle regioni di Donetsk e Lugansk alla Russia, con l'Ucraina che si riprenderebbe le altre aree attualmente sotto il suo controllo di Mosca. Ma si saprà al momento opportuno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/per-il-disgelo-usa-russia-trump-e-putin-scelgono-lalaska.html">Per il disgelo Usa-Russia Trump e Putin scelgono l&#8217;Alaska</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Per il disgelo Usa-Russia Trump e Putin scelgono l&#039;Alaska" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-1024x602.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-1536x903.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/ALASKA-FOTO1-copia2-1-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il summit tra Putin e Trump si terrà in Alaska il 15 agosto, dopo aver scartato la bizzarra ipotesi romana e la più realistica Abu Dhabi, alla quale aveva accennato lo zar dopo il recente incontro al Cremlino con il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mqVQjIjexKI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">principe Mohamed Bin Zayed</a>, presidente degli Emirati arabi uniti.</p>



<p>Trump ha parlato di un possibile scambio di territori, che per diversi analisti si riferirebbe al riconoscimento dell&#8217;annessione delle regioni di Donetsk e Lugansk alla Russia, con l&#8217;Ucraina che si riprenderebbe le altre aree attualmente sotto il suo controllo di Mosca. Ma si saprà al momento opportuno.</p>



<p>Dall&#8217;Ucraina filtrano dichiarazioni contrastanti, che valgono poco o nulla fino al summit, mentre suscitano curiosità le accuse della deputata ucraina Anna Skorokhod, la quale ha dichiarato che circa 400mila soldati hanno disertato, che le truppe sono esauste e lamenta la repressione delle voci critiche; inoltre, ha aggiunto che la guerra produce tanti dividendi ai pochi, che la leadership di Kiev ha sabotato i tentativi di pace per conservare il potere e tanto altro, tra cui la denuncia dei diuturni abusi subiti dai soldati e coscritti. Coraggiosa (la denuncia è stata ripresa da <a href="https://www.youtube.com/watch?v=LmJpl5d_EzU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mirror now</a>, con immagini istruttive sugli abusi).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=LmJpl5d_EzU"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/youtube-1024x672.jpg" alt="" class="wp-image-77738"/></a></figure>



<p>Il fatto che l&#8217;America stia facendo sul serio sembra suggerirlo un&#8217;indiscrezione della CNN: &#8220;Secondo quattro persone che l&#8217;hanno letto, un promemoria redatto il mese scorso dal responsabile politico del Pentagono dà al Dipartimento della Difesa la possibilità di dirottare armi e attrezzature destinate all&#8217;Ucraina verso le scorte statunitensi: un cambiamento radicale che potrebbe portare miliardi di dollari precedentemente stanziati per il paese dilaniato dalla guerra a rifornire le scorte americane in calo&#8221;.</p>



<p>Tale promemoria &#8220;classifica le scorte statunitensi in categorie &#8216;rosse&#8217;, &#8216;gialle&#8217; e &#8216;verdi&#8217;, hanno aggiunto le fonti&#8221;. Le categorie rosse e gialle segnalano le armi che scarseggiano nelle riserve Usa così che, per essere destinate altrove, serve l&#8217;approvazione esplicita del Capo del Pentagono. Certo, un ordine presidenziale può superare eventuali niet, ma il flusso di armi sarà necessariamente più meditato (a redigere il promemoria Eldbrige Colby, la cui nomina <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/un-piano-egiziano-su-gaza-e-trump-chiede-aiuto-a-putin-sulliran" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avevamo atteso con speranza</a>&#8230;).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.piccolenote.it/mondo/un-piano-egiziano-su-gaza-e-trump-chiede-aiuto-a-putin-sulliran"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-PICCOLENOTE-1024x416.jpg" alt="Un piano egiziano su Gaza. E Trump chiede aiuto a Putin sull'Iran" class="wp-image-77739"/></a></figure>



<p>Nel frattempo, continua la CNN &#8220;il Dipartimento della Difesa ha collaborato con la NATO per sviluppare un nuovo sistema per la vendita di armi agli alleati europei, che poi potranno essere girate all&#8217;Ucraina [&#8230;]. Il meccanismo creerebbe essenzialmente un conto bancario NATO che gli alleati potranno utilizzare per acquistare armi dagli Stati Uniti&#8221; [siamo arrivati al bancomat&#8230; ndr].</p>



<p>&#8220;[&#8230;] Secondo le fonti, in base a questo sistema, l&#8217;Ucraina dovrebbe inviare alla NATO la lista di armi e di equipaggiamenti che ritiene necessari e il generale statunitense Alexus Grynkewich, attuale capo sia del Comando europeo degli Stati Uniti sia delle operazioni militari alleate della NATO, dovrebbe decidere se gli Stati Uniti hanno abbastanza scorte da vendere prima di sottoporre la lista ai partner europei per un potenziale acquisto&#8221;. Un sistema alquanto farraginoso, obbligato dalla drastica erosione dei depositi, che rende molto più complesso far arrivare armi a Kiev.</p>



<p>La mossa di Trump di vincolare la Ue a tale sistema sembra abbia avuto come esito quello di raffreddare i bollenti spiriti dei &#8220;volenterosi&#8221;, in particolare i prodi tedeschi: ultra-belligeranti quando avevano immaginato di ripristinare l&#8217;imprenditorialità perduta a causa della guerra ucraina puntando sulla costruzione di un potente apparato militar-industriale teutonico, hanno dovuto fare i conti con la nuova realtà, che li costringe a continuare a ingrassare l&#8217;apparato militar industriale Usa&#8230;</p>



<p>Tale circostanza dovrebbe favorire il buon esito del vertice, ma i sabotaggi sono sempre possibili, anche a ridosso dell&#8217;incontro. Se avrà l&#8217;esito sperato, Trump incasserà quel successo che gli serve per riguadagnare appeal presso i suoi elettori, che sta perdendo a causa della vicenda Epstein e, anche se in minima parte, anche per l&#8217;appoggio incondizionato al genocidio palestinese (si spera che i due, a margine, parlino anche di questo). Probabile che nel summit si dialoghi anche della criticità nucleare, ripristinando il dialogo Usa-Russia sul controllo delle testate atomiche, come abbiamo accennato in altra nota; aiuterebbe non poco.</p>



<p>A spingere l&#8217;America a forzare la mano anche, e forse soprattutto, la consapevolezza che l&#8217;offensiva avviata dai russi sta talmente logorando le forze ucraine che potrebbe causare un collasso del fronte da qui a fine anno. Anche se Trump ha sempre definito il conflitto ucraino come &#8220;la guerra di Biden&#8221;, sa perfettamente che la sconfitta sarebbe addebitata a lui.</p>



<p>E sarebbe una sconfitta epocale, dato il coinvolgimento di tutta la Nato e dei Paesi a essa subordinati. Tale da accelerare il processo di erosione dell&#8217;Impero d&#8217;Occidente. Un colpo durissimo per l&#8217;America First, che invece la pace rilancerebbe.</p>



<p>In attesa dell&#8217;incontro, e nella speranza che si riesca a tenere i guastatori sotto controllo, è da notare che, mentre tanto si muoveva sull&#8217;asse Washington &#8211; Mosca, altrettanto si dipanava lungo l&#8217;asse Mosca &#8211; New Dehli.</p>



<p>L&#8217;india ha reagito ai dazi di Trump con stizza, sia verbalmente sia nei fatti, come segnala anche la notizia di una pausa nell&#8217;acquisto di armi made in Usa che, se anche fosse solo una minaccia, è comunque un&#8217;iniziativa forte.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.indianpunchline.com/indias-existential-angst-to-confront-western-imperialism/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-INDIAN-2-1024x425.jpg" alt="India’s existential angst to confront Western imperialism" class="wp-image-77740"/></a></figure>



<p>Non solo: dopo aver annunciato l&#8217;intenzione di partecipare al vertice dell&#8217;Organizzazione multilaterale per la cooperazione di Shanghai, recandosi in Cina dopo sette anni di gelo con il potente vicino, il premier indiano Narendra Modi ha inviato il suo consigliere per la Sicurezza nazionale a Mosca e <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F8imm1JXHpY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha telefonato personalmente a Putin</a> per invitarlo a New Delhi.</p>



<p>Come spiega Mk Bhadrakumar su <a href="https://www.indianpunchline.com/indias-existential-angst-to-confront-western-imperialism/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Indianpunchline</a>, le élite indiane sono troppo legate all&#8217;Occidente per permettersi di strappare con leggerezza certi vincoli. Ma le iniziative di Modi indicano che qualcosa si sta muovendo in tal senso, e non poco.</p>



<p><em>Piccolenote è collegato da affinità elettive a&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/">InsideOver</a>. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonamento</a>.</em></p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Siria, dietro la guerra il sogno del gasdotto islamico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-dietro-la-guerra-il-sogno-del-gasdotto-islamico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 14:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="598" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/gas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/gas.jpg 598w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/gas-300x197.jpg 300w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></p>
<p>Dietro le ragioni della politica ci sono quelle della strategia energetica. I progetti di gasdotto che dovevano passare per la Siria.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="598" height="392" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/gas.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/gas.jpg 598w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/gas-300x197.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 598px) 100vw, 598px" /></p>
<p>Tra le molteplici ragioni che hanno spinto Vladimir Putin e l’Iran a sostenere il regime di Bashar al-Assad durante la guerra civile siriana, <strong>una delle meno discusse ma più strategicamente rilevanti è la questione energetica</strong>. L’interesse di <a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-ha-perso-in-siria-se-fosse-il-2015-si-ma-siamo-nel-2024-e.html">Mosca a preservare il dominio</a> di Assad non si limitava alla tradizionale alleanza geopolitica con Damasco o alla possibilità di proiettare potenza nel Mediterraneo attraverso le basi militari siriane. C’era, e c’è tuttora, una questione cruciale che riguarda il gas naturale e il controllo sulle rotte di approvvigionamento energetico verso l’Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il gasdotto che non è mai stato costruito</strong></h2>



<p>Uno degli scenari che terrorizzava il Cremlino, e che ha giocato un ruolo significativo nella guerra civile siriana, era la possibilità che <strong>gas naturale proveniente dal Qatar, o petrolio e gas degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita</strong>, potessero raggiungere l’Europa attraverso un gasdotto che passasse per la Siria. La rotta sarebbe stata non solo economicamente più vantaggiosa, ma avrebbe offerto all’Europa un’alternativa concreta alla dipendenza dal gas russo fornito attraverso Gazprom e i gasdotti Nord Stream. Dal punto di vista di Putin, garantire la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia è stato per anni uno degli obiettivi principali della sua politica estera. La Siria di Assad, in questo contesto, rappresentava una barriera fondamentale contro la costruzione di tali infrastrutture energetiche. Non a caso, <strong>il regime di Damasco ha rifiutato nel 2009 un progetto <a href="https://it.insideover.com/politica/siria-putin-trump.html">di gasdotto sponsorizzato dal Qatar</a></strong> che avrebbe attraversato la Siria per connettersi alla rete turca e da lì all’Europa. Una decisione che ha portato il piccolo ma ricchissimo emirato a sostenere le forze ribelli contro Assad durante la guerra civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un Medio Oriente destabilizzato ma cruciale per l’energia</strong></h2>



<p>Con la caduta del regime di Assad, la questione energetica tornerà al centro della scena. La stabilizzazione della Siria (obiettivo tutt’altro che vicino) potrebbe rendere possibile la costruzione di gasdotti che attraversano il Paese e si connettono alla rete turca, garantendo all’Europa nuove fonti di approvvigionamento. <strong>Una prospettiva che interessa non solo al Qatar, ma anche all’Arabia Saudita e agli Emirati</strong>, desiderosi di diversificare le loro esportazioni di energia e ridurre la dipendenza dalle rotte marittime vulnerabili del Golfo Persico.</p>



<p>In questo quadro, la Turchia gioca un ruolo chiave. <strong>Ankara ha un duplice interesse nel vedere la rimozione di Assad</strong>: accedere direttamente alle risorse energetiche del Medio Oriente e incassare le lucrative tariffe di transito derivanti dal passaggio dei gasdotti sul suo territorio. È un progetto che, oltre a rafforzare la posizione economica della Turchia, ne consoliderebbe ulteriormente il ruolo di hub energetico tra Medio Oriente, Europa e Asia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo degli Stati Uniti e l’alternativa dell’LNG</strong></h2>



<p>Anche gli Stati Uniti non sono spettatori passivi in questa partita. Washington, da tempo, promuove l’esportazione del proprio gas naturale liquefatto (LNG) in Europa, un’opzione però decisamente più costosa rispetto a quella dei gasdotti mediorientali. Il controllo della Siria e la gestione delle rotte energetiche che potrebbero nascere dal suo territorio rappresentano, per gli Stati Uniti, una sfida duplice: contenere l’influenza russa nel settore energetico e <strong>mantenere l’Europa in una posizione di dipendenza controllata dagli alleati occidentali.</strong> L’idea di un gasdotto che attraversi la Siria è parte di una complessa rete di progetti e interessi energetici che ruotano attorno alle risorse naturali del Medio Oriente. Vediamo come si svilupperebbe tecnicamente e quali implicazioni ci sarebbero.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>&nbsp;Le opzioni principali per il gasdotto</strong></h2>



<p>Due progetti di gasdotto hanno dominato il dibattito geopolitico riguardo alla Siria negli ultimi anni:</p>



<p>• Il “Gasdotto Qatar-Turchia” (proposto dal Qatar):</p>



<p>Questo progetto prevedeva di trasportare il gas naturale dal giacimento North Field (che il Qatar condivide con l’Iran) attraverso l’Arabia Saudita, la Giordania, la Siria e infine la Turchia, per raggiungere l’Europa. Si tratterebbe di un gasdotto lungo circa 5.000 chilometri. La rotta avrebbe consentito di evitare i costi elevati del trasporto di gas liquefatto (LNG) e le vulnerabilità dello stretto di Hormuz.</p>



<p>• Il “Gasdotto Iran-Iraq-Siria” (proposto dall’Iran):</p>



<p>Chiamato anche “Islamic Gas Pipeline”, avrebbe collegato i giacimenti di gas iraniani del South Pars (anch’essi condivisi con il Qatar) attraverso l’Iraq e la Siria, terminando nei porti siriani sul Mediterraneo. Da lì, il gas sarebbe stato trasportato in Europa via nave o tramite connessioni con la rete turca. Questo progetto sarebbe stato lungo circa 1.500 chilometri.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le complessità ingegneristiche</strong></h2>



<p>Un gasdotto che attraversi la Siria pone diverse sfide tecniche:</p>



<p>• <em>Terreno e clima:</em></p>



<p>La Siria presenta un mix di terreni montuosi (soprattutto al confine con la Turchia) e desertici, che rendono complessa la posa delle tubazioni. Il gasdotto richiederebbe tecnologie avanzate per superare ostacoli naturali e mantenere l’efficienza operativa in condizioni estreme.</p>



<p>• <em>Sicurezza delle infrastrutture:</em></p>



<p>Dopo anni di guerra civile, il territorio siriano è disseminato di aree minate, infrastrutture distrutte e insediamenti instabili. Qualsiasi progetto di gasdotto richiederebbe massicci investimenti per garantire la sicurezza fisica delle operazioni.</p>



<p>• <em>Capacità di trasporto:</em></p>



<p>Entrambi i gasdotti proposti avrebbero una capacità stimata tra i 30 e i 40 miliardi di metri cubi di gas all’anno, una quantità sufficiente a coprire una parte significativa del fabbisogno europeo, che nel 2022 era di circa 400 miliardi di metri cubi. Per confronto, il Nord Stream 1 aveva una capacità di 55 miliardi di metri cubi all’anno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Costi e finanziamenti</strong></h2>



<p>• Il costo stimato per il gasdotto Qatar-Turchia è di circa 10 miliardi di dollari, mentre il gasdotto Iran-Iraq-Siria potrebbe costare tra 6 e 8 miliardi di dollari, grazie alla minore lunghezza. Tuttavia, entrambi i progetti richiederebbero ulteriori investimenti per creare infrastrutture di supporto, come stazioni di compressione e porti di carico.</p>



<p>• Il Qatar, l’Iran e persino la Cina (interessata a espandere la sua Belt and Road Initiative) potrebbero essere potenziali finanziatori. Tuttavia, la stabilità politica e i rischi di conflitto sono fattori determinanti per attrarre investimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’impatto geopolitico del gasdotto</strong></h2>



<p>Un gasdotto attraverso la Siria avrebbe implicazioni enormi su più livelli. Vediamo in breve quali sono. Attualmente, il gas russo rappresenta una quota significativa delle importazioni europee. La creazione di un’alternativa proveniente dal Medio Oriente potrebbe indebolire il monopolio russo e fornire all’Europa maggiore flessibilità. Tuttavia, è improbabile che i volumi trasportati dai nuovi gasdotti possano sostituire completamente il gas russo a breve termine.</p>



<p>In secondo luogo il North Field/South Pars è il più grande giacimento di gas naturale al mondo, ma le sue risorse sono condivise tra Qatar e Iran. Un gasdotto sponsorizzato da uno di questi Paesi potrebbe alimentare tensioni tra i due, soprattutto se uno dei progetti fosse percepito come un ostacolo agli interessi dell’altro.</p>



<p>In terzo luogo con&nbsp; il controllo delle rotte del gas, la Turchia consoliderebbe la sua posizione di hub energetico regionale, aumentando la sua influenza su Europa e Medio Oriente. Questo spiega l’interesse di Ankara a vedere un regime amico a Damasco e il suo sostegno alle forze ribelli contro Assad.</p>



<p>In quarto luogo Washington, con il suo gas naturale liquefatto (LNG), vede nel gasdotto una minaccia economica. Gli Stati Uniti hanno investito molto per diventare il principale fornitore di LNG per l’Europa e potrebbero opporsi con forza a progetti che riducono la dipendenza europea dall’LNG americano.</p>



<p>In altri termini il gasdotto attraverso la Siria rimane un “sogno” altamente improbabile a breve termine, date le condizioni di instabilità della regione. Tuttavia, nel medio-lungo termine, potrebbe emergere come un progetto strategico che ridefinisce non solo il ruolo del Medio Oriente come fornitore energetico globale, ma anche i rapporti di forza tra Europa, Russia, Stati Uniti e i Paesi produttori del Golfo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il futuro energetico dell’Europa</strong></h2>



<p>L’Europa, tuttavia, deve affrontare questa complessa partita con un obiettivo chiaro: ridurre la sua dipendenza da fonti di energia instabili o geopoliticamente rischiose. Gli eventi degli ultimi anni, dalla guerra in Ucraina alla crisi energetica successiva all’interruzione dei flussi di gas russo, hanno dimostrato che <strong>l’affidabilità delle forniture è una questione di sicurezza nazionale</strong>. In questo contesto, il cosiddetto “sogno del gasdotto” attraverso la Siria potrebbe rappresentare una nuova opportunità, ma anche un ulteriore elemento di vulnerabilità.</p>
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