Tra le molteplici ragioni che hanno spinto Vladimir Putin e l’Iran a sostenere il regime di Bashar al-Assad durante la guerra civile siriana, una delle meno discusse ma più strategicamente rilevanti è la questione energetica. L’interesse di Mosca a preservare il dominio di Assad non si limitava alla tradizionale alleanza geopolitica con Damasco o alla possibilità di proiettare potenza nel Mediterraneo attraverso le basi militari siriane. C’era, e c’è tuttora, una questione cruciale che riguarda il gas naturale e il controllo sulle rotte di approvvigionamento energetico verso l’Europa.
Il gasdotto che non è mai stato costruito
Uno degli scenari che terrorizzava il Cremlino, e che ha giocato un ruolo significativo nella guerra civile siriana, era la possibilità che gas naturale proveniente dal Qatar, o petrolio e gas degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita, potessero raggiungere l’Europa attraverso un gasdotto che passasse per la Siria. La rotta sarebbe stata non solo economicamente più vantaggiosa, ma avrebbe offerto all’Europa un’alternativa concreta alla dipendenza dal gas russo fornito attraverso Gazprom e i gasdotti Nord Stream. Dal punto di vista di Putin, garantire la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia è stato per anni uno degli obiettivi principali della sua politica estera. La Siria di Assad, in questo contesto, rappresentava una barriera fondamentale contro la costruzione di tali infrastrutture energetiche. Non a caso, il regime di Damasco ha rifiutato nel 2009 un progetto di gasdotto sponsorizzato dal Qatar che avrebbe attraversato la Siria per connettersi alla rete turca e da lì all’Europa. Una decisione che ha portato il piccolo ma ricchissimo emirato a sostenere le forze ribelli contro Assad durante la guerra civile.
Un Medio Oriente destabilizzato ma cruciale per l’energia
Con la caduta del regime di Assad, la questione energetica tornerà al centro della scena. La stabilizzazione della Siria (obiettivo tutt’altro che vicino) potrebbe rendere possibile la costruzione di gasdotti che attraversano il Paese e si connettono alla rete turca, garantendo all’Europa nuove fonti di approvvigionamento. Una prospettiva che interessa non solo al Qatar, ma anche all’Arabia Saudita e agli Emirati, desiderosi di diversificare le loro esportazioni di energia e ridurre la dipendenza dalle rotte marittime vulnerabili del Golfo Persico.
In questo quadro, la Turchia gioca un ruolo chiave. Ankara ha un duplice interesse nel vedere la rimozione di Assad: accedere direttamente alle risorse energetiche del Medio Oriente e incassare le lucrative tariffe di transito derivanti dal passaggio dei gasdotti sul suo territorio. È un progetto che, oltre a rafforzare la posizione economica della Turchia, ne consoliderebbe ulteriormente il ruolo di hub energetico tra Medio Oriente, Europa e Asia.
Il ruolo degli Stati Uniti e l’alternativa dell’LNG
Anche gli Stati Uniti non sono spettatori passivi in questa partita. Washington, da tempo, promuove l’esportazione del proprio gas naturale liquefatto (LNG) in Europa, un’opzione però decisamente più costosa rispetto a quella dei gasdotti mediorientali. Il controllo della Siria e la gestione delle rotte energetiche che potrebbero nascere dal suo territorio rappresentano, per gli Stati Uniti, una sfida duplice: contenere l’influenza russa nel settore energetico e mantenere l’Europa in una posizione di dipendenza controllata dagli alleati occidentali. L’idea di un gasdotto che attraversi la Siria è parte di una complessa rete di progetti e interessi energetici che ruotano attorno alle risorse naturali del Medio Oriente. Vediamo come si svilupperebbe tecnicamente e quali implicazioni ci sarebbero.
Le opzioni principali per il gasdotto
Due progetti di gasdotto hanno dominato il dibattito geopolitico riguardo alla Siria negli ultimi anni:
• Il “Gasdotto Qatar-Turchia” (proposto dal Qatar):
Questo progetto prevedeva di trasportare il gas naturale dal giacimento North Field (che il Qatar condivide con l’Iran) attraverso l’Arabia Saudita, la Giordania, la Siria e infine la Turchia, per raggiungere l’Europa. Si tratterebbe di un gasdotto lungo circa 5.000 chilometri. La rotta avrebbe consentito di evitare i costi elevati del trasporto di gas liquefatto (LNG) e le vulnerabilità dello stretto di Hormuz.
• Il “Gasdotto Iran-Iraq-Siria” (proposto dall’Iran):
Chiamato anche “Islamic Gas Pipeline”, avrebbe collegato i giacimenti di gas iraniani del South Pars (anch’essi condivisi con il Qatar) attraverso l’Iraq e la Siria, terminando nei porti siriani sul Mediterraneo. Da lì, il gas sarebbe stato trasportato in Europa via nave o tramite connessioni con la rete turca. Questo progetto sarebbe stato lungo circa 1.500 chilometri.
Le complessità ingegneristiche
Un gasdotto che attraversi la Siria pone diverse sfide tecniche:
• Terreno e clima:
La Siria presenta un mix di terreni montuosi (soprattutto al confine con la Turchia) e desertici, che rendono complessa la posa delle tubazioni. Il gasdotto richiederebbe tecnologie avanzate per superare ostacoli naturali e mantenere l’efficienza operativa in condizioni estreme.
• Sicurezza delle infrastrutture:
Dopo anni di guerra civile, il territorio siriano è disseminato di aree minate, infrastrutture distrutte e insediamenti instabili. Qualsiasi progetto di gasdotto richiederebbe massicci investimenti per garantire la sicurezza fisica delle operazioni.
• Capacità di trasporto:
Entrambi i gasdotti proposti avrebbero una capacità stimata tra i 30 e i 40 miliardi di metri cubi di gas all’anno, una quantità sufficiente a coprire una parte significativa del fabbisogno europeo, che nel 2022 era di circa 400 miliardi di metri cubi. Per confronto, il Nord Stream 1 aveva una capacità di 55 miliardi di metri cubi all’anno.
Costi e finanziamenti
• Il costo stimato per il gasdotto Qatar-Turchia è di circa 10 miliardi di dollari, mentre il gasdotto Iran-Iraq-Siria potrebbe costare tra 6 e 8 miliardi di dollari, grazie alla minore lunghezza. Tuttavia, entrambi i progetti richiederebbero ulteriori investimenti per creare infrastrutture di supporto, come stazioni di compressione e porti di carico.
• Il Qatar, l’Iran e persino la Cina (interessata a espandere la sua Belt and Road Initiative) potrebbero essere potenziali finanziatori. Tuttavia, la stabilità politica e i rischi di conflitto sono fattori determinanti per attrarre investimenti.
L’impatto geopolitico del gasdotto
Un gasdotto attraverso la Siria avrebbe implicazioni enormi su più livelli. Vediamo in breve quali sono. Attualmente, il gas russo rappresenta una quota significativa delle importazioni europee. La creazione di un’alternativa proveniente dal Medio Oriente potrebbe indebolire il monopolio russo e fornire all’Europa maggiore flessibilità. Tuttavia, è improbabile che i volumi trasportati dai nuovi gasdotti possano sostituire completamente il gas russo a breve termine.
In secondo luogo il North Field/South Pars è il più grande giacimento di gas naturale al mondo, ma le sue risorse sono condivise tra Qatar e Iran. Un gasdotto sponsorizzato da uno di questi Paesi potrebbe alimentare tensioni tra i due, soprattutto se uno dei progetti fosse percepito come un ostacolo agli interessi dell’altro.
In terzo luogo con il controllo delle rotte del gas, la Turchia consoliderebbe la sua posizione di hub energetico regionale, aumentando la sua influenza su Europa e Medio Oriente. Questo spiega l’interesse di Ankara a vedere un regime amico a Damasco e il suo sostegno alle forze ribelli contro Assad.
In quarto luogo Washington, con il suo gas naturale liquefatto (LNG), vede nel gasdotto una minaccia economica. Gli Stati Uniti hanno investito molto per diventare il principale fornitore di LNG per l’Europa e potrebbero opporsi con forza a progetti che riducono la dipendenza europea dall’LNG americano.
In altri termini il gasdotto attraverso la Siria rimane un “sogno” altamente improbabile a breve termine, date le condizioni di instabilità della regione. Tuttavia, nel medio-lungo termine, potrebbe emergere come un progetto strategico che ridefinisce non solo il ruolo del Medio Oriente come fornitore energetico globale, ma anche i rapporti di forza tra Europa, Russia, Stati Uniti e i Paesi produttori del Golfo.
Il futuro energetico dell’Europa
L’Europa, tuttavia, deve affrontare questa complessa partita con un obiettivo chiaro: ridurre la sua dipendenza da fonti di energia instabili o geopoliticamente rischiose. Gli eventi degli ultimi anni, dalla guerra in Ucraina alla crisi energetica successiva all’interruzione dei flussi di gas russo, hanno dimostrato che l’affidabilità delle forniture è una questione di sicurezza nazionale. In questo contesto, il cosiddetto “sogno del gasdotto” attraverso la Siria potrebbe rappresentare una nuova opportunità, ma anche un ulteriore elemento di vulnerabilità.
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