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Politica

La Russia ha perso in Siria? Se fosse il 2015 sì, ma siamo nel 2024 e…

Molti danno per scontato che il Cremlino sia stato sconfitto in Siria. Però dall'intervento pro-Assad a oggi molte cose sono cambiate.
Siria

La stampa internazionale (quella italiana, nell’occasione, pare un poco più avveduta) abbonda in queste ore di articoli sull’umiliazione subita dalla Russia di Vladimir Putin in Siria con la cacciata di Bashar al-Assad. È una versione che ci può stare. Dal 2015 la Russia si è molto impegnata per sostenere Assad e il suo regime, soprattutto in ottica anti-americana. Aver impedito, allora, il regime change in stile iracheno o libico organizzato da Usa ed europei (primo fallimento del genere per gli americani) fu senza dubbio una grande vittoria per il Cremlino. Se quella fu una vittoria, questa dev’essere una sconfitta.

Da allora a oggi, però, è passato quasi un decennio in cui sono successe tante cose, prima fra tutte la guerra in Ucraina (ricordiamolo, è cominciata nel 2014, nel 2022 è esplosa) che ha innescato, nella politica internazionale, il vasto spostamento tellurico degli equilibri internazionali di cui abbiamo conferma ogni giorno. La domanda quindi è: viste le attuali condizioni, la Siria è per Putin e soci importante come lo era nel 2015? O forse per loro oggi conta di più avere buone relazioni con hub finanziari ed energetici come il Qatar o gli Emirati Arabi Uniti? O con l’Arabia Saudita, ormai affiliata ai Brics? O con l’Iran che manda armi? O con Israele con cui, al di là delle polemica politica su Gaza, una qualche forma di accordo deve pur rimanere se i sistemi antiaerei russi S-400, dislocati in Siria, sono sempre rimasti silenti durante tanti mesi di incursioni dei jet dello Stato ebraico?

Sono domande, i prossimi mesi ci diranno, dall’evoluzione che prenderà la Siria, chi davvero ci guadagna o ci perde dalla fine della dinastia Assad. Non si vede, peraltro, come l’avvento di Al Jolani (ah, scusate, adesso il tagliagole si è rifatto il look e vuole essere chiamato solo Ahmed al-Sharaa, signor Al-Sharaa forse) possa essere una sconfitta solo della Russia e dell’Iran. Degli Stati Uniti, che vogliamo dire? Prima servono al commendator Al-Sharma un’intervista-soffietto della Cnn che al confronto quelle di Tucker Carlson a Putin e Lavrov paiono aggressioni da dobermann. Poi mandano Joe Biden a dire che loro, gli Usa, collaboreranno con qualunque dirigenza prenda in mano la Siria (qualunque, si noti). Infine tolgono Al Jolani dalla lista dei ricercati per terrorismo con taglia da 10 milioni di dollari. Questa sarebbe una vittoria?

Qui l’unico che pare un vincitore certo è quel volpone di Recep Tayyep Erdogan che, in un modo o nell’altro, facendo sempre la parte del cavallo pazzo della politica internazionale, è riuscito a piazzare la sua Turchia al centro di tutte le crisi (dall’Ucraina appunto alla Siria), rendendosi forse antipatico ma anche indispensabile. E uno sconfitto certo è l’Iran, che con il crollo di Assad vede brutalmente spezzata quella mezzaluna sciita (Iran, Iraq, Siria e Libano) su cui aveva basato molti dei suoi sogni di egemonia in Medio Oriente. Per gli altri, per tutti gli altri Russia compresa, è meglio andarci piano.

Quando i ministri degli Esteri di Russia, Turchia e Iran si sono incontrati a Doha (capitale di quel Qatar che deve aver messo buona mano negli eventi siriani), non è parso che il roccioso Sergej Lavrov fosse incline a stracciarsi le vesti per le difficoltà di Assad, o a minacciare chissà quale intervento. D’altra parte Al-Sharaa, tutto preso dal suo nuovo personaggio, è il primo a predicare moderazione. Anas al-Abda, membro del Consiglio nazionale siriano in esilio in Turchia, ha dichiarato che 2in futuro la Siria dovrebbe impegnarsi per stabilire buone relazioni con la russia”.

Gli uomini di Hayat Tahrir al-Shams sono arrivati già l’altroieri a Latakia e a Tartus, dove sono di stanza i russi, e nell’area di Khemim, dove sono di stanza i caccia russi che nei primissimi giorni della loro avanzata li hanno presi a bombe in faccia, per smettere di colpo subito dopo la caduta di Hama. E tra russi e jihadisti riverniciati per ora non è successo nulla. Che faccia comodo anche ai nuovi padroni della Siria (o di parte importante di essa) un buon sistema S-400, visto che Israele sta facendo piovere sui residui armamenti siriani anche più bombe del solito?

Facciamo un’ipotesi. Anche la Russia, come gli Usa (e i Paesi europei, che arriveranno appresso a Washington), si mette d’accordo con i nuovi padroni della Siria. Tipo: forniamo grano e ci teniamo le basi. Il Cremlino avrebbe perso? L’industria delle conclusioni a poco prezzo (non è tre-quattro giorni fa che il rublo doveva sprofondare per sempre?) tiri un poco il freno. Oggi la Siria è un puzzle impazzito. Aspettiamo almeno di vedere tutte le tessere, perché di nascoste ce n’è ancora più d’una.

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