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	<title>robert kagan Archives - InsideOver</title>
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	<title>robert kagan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Perché anche il neocon Kagan ammette: gli Usa con l&#8217;Iran hanno già perso ma ancora non lo sanno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 09:37:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'ammiraglio Roberto Domini commenta l'articolo di Robert Kagan e la sua lucida analisi sulla sconfitta Usa nel Golfo Persico. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-anche-il-neocon-kagan-ammette-gli-usa-con-liran-hanno-gia-perso-ma-ancora-non-lo-sanno.html">Perché anche il neocon Kagan ammette: gli Usa con l&#8217;Iran hanno già perso ma ancora non lo sanno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/usa-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Robert Kagan</strong>  (1) ha da poco pubblicato su <em>The Atlantic </em><a href="https://www.theatlantic.com/international/2026/05/iran-war-trump-losing/687094/">un’analisi che per lucidità e ampiezza di vedute raramente si incontra nel dibattito strategico contemporaneo.</a> La sua tesi di fondo è tanto semplice quanto devastante: gli Stati Uniti hanno perso in Iran, e questa sconfitta — a differenza di quelle del passato — <strong>non è né riparabile né reversibile.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Trentasette giorni che hanno cambiato il mondo</strong></h2>



<p>Per comprendere la portata di quanto accaduto, occorre ricostruire la sequenza degli eventi con precisione. Stati Uniti e Israele hanno condotto una campagna aerea contro l’Iran di straordinaria intensità, durata trentasette giorni consecutivi. I bombardamenti hanno <strong>eliminato gran parte della leadership iraniana e distrutto il grosso delle capacità militari convenzionali del Paese.</strong> Eppure, nonostante questa pressione militare senza precedenti, il regime di Teheran non è crollato, non ha negoziato, non ha ceduto su un singolo punto.</p>



<p>Il momento decisivo arriva il 18 marzo, quando Israele bombarda il giacimento di gas South Pars, uno degli impianti energetici più importanti dell’Iran. La risposta di Teheran è immediata e calibrata con precisione chirurgica: <strong>un attacco alla Ras Laffan Industrial City del Qatar, il più grande terminale di esportazione di gas naturale al mondo.</strong> I danni alle infrastrutture sono tali da richiedere anni di lavoro per essere riparati. Di fronte al rischio di un collasso energetico globale, il presidente Trump dichiara una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane e poi un cessate il fuoco unilaterale. <strong>L’Iran non ha concesso nulla.</strong></p>



<p>Dopo il cessate il fuoco militare, l’amministrazione americana punta sul blocco navale dei porti iraniani come strumento di pressione economica alternativa. Kagan è esplicito nel valutarne le prospettive: un regime che ha resistito a cinque settimane di bombardamenti ininterrotti difficilmente cederà sotto la sola coercizione economica. A rafforzare questa valutazione, cita la studiosa di Iran <strong>Suzanne Maloney</strong>: un governo capace di massacrare i propri cittadini per reprimere le proteste del gennaio precedente è perfettamente in grado di imporre qualsiasi privazione economica alla propria popolazione senza temere conseguenze politiche interne.</p>



<p>Emerge così il paradosso centrale del conflitto: <strong>la potenza militare americana, pur essendo la più formidabile del pianeta, si è rivelata incapace di tradurre la sua forza in vittoria politica. </strong>E chi propone di riprendere i bombardamenti deve rispondere a una domanda imbarazzante: cosa cambierà in un secondo ciclo di attacchi rispetto ai trentasette giorni già tentati? Kagan demolisce questo argomento con una logica ineccepibile: <strong>una nuova campagna militare spingerebbe l’Iran a ritorsioni contro gli Stati del Golfo,</strong> mettendo a rischio le infrastrutture del petrolio e del gas da cui dipende l’economia mondiale. Anche nell’ipotesi estrema di una distruzione totale delle capacità iraniane, Teheran avrebbe ancora la possibilità di lanciare decine, se non centinaia, di missili e droni prima di soccombere; basterebbero pochi attacchi precisi alle infrastrutture energetiche del Golfo per paralizzare la produzione regionale per decenni. È questa consapevolezza — non la diplomazia, non le pressioni internazionali — che ha fermato Trump.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conseguenze geopolitiche e strategiche</strong></h2>



<p>Il titolo scelto da Kagan — <em>Checkmate in Iran</em> (Scacco matto in Iran) — riassume con precisione scacchistica la posizione americana: <strong>non ancora scacco matto definitivo, ma molto vicina. </strong>L’autore rivela che Trump ha chiesto alla comunità intelligence di valutare le conseguenze nel dichiarare semplicemente la vittoria e ritirarsi. Una mossa comprensibile: sperare nel crollo spontaneo del regime non è una strategia, soprattutto quando il petrolio si avvicina a prezzi superiori ai 100 dollari al barile, l’inflazione sale e si profilano carenze globali di materie prime.</p>



<p>Il nodo geopolitico più profondo dell’analisi riguarda lo Stretto di Hormuz. <strong>Kagan sfata un assunto diffuso: l’idea che lo stretto si riaprirà al traffico internazionale, in un modo o nell’altro, una volta terminata la crisi. </strong>Questa assunzione è infondata. L’Iran non ha alcun interesse a tornare allo status quo ante. Il controllo dello Stretto è ora la sua arma più preziosa — più immediata e più efficace persino del programma nucleare. Grazie a questa leva, <strong>Teheran potrà imporre pedaggi per il transito,</strong> limitare il passaggio alle nazioni sgradite, punire i paesi avversi rallentando il flusso delle loro navi mercantili. Una forma di potere geopolitico straordinariamente flessibile, che l’Iran saprà usare per costringere le nazioni a revocare le sanzioni e normalizzare le relazioni.</p>



<p>Anche i moderati iraniani, secondo Kagan, capiscono che l’Iran non può permettersi di cedere il controllo dello Stretto, indipendentemente da qualsiasi accordo. Le ragioni sono strutturali. Quanto ci si può fidare di Trump, che si è quasi vantato di aver replicato il colpo di sorpresa di Pearl Harbor approvando l’uccisione della leadership iraniana durante i negoziati? E Israele potrebbe agire autonomamente, come ha sempre fatto quando ha percepito minacce ai propri interessi. <strong>La diffidenza iraniana è razionale, non ideologica.</strong></p>



<p>Per le monarchie del Golfo, le implicazioni sono immediate e strutturali. <strong>Quegli Stati hanno costruito le proprie economie sotto l’ombrello dell’egemonia americana e della libertà di navigazione che essa garantiva.</strong> Venendo meno questo ombrello, saranno inevitabilmente costretti a cercare un accomodamento con Teheran — non per scelta ideologica, ma per necessità geografica ed economica. E non saranno solo gli Stati del Golfo: tutte le nazioni dipendenti dall’energia di quella regione dovranno rinegoziare i propri rapporti con un Iran più potente e più ricco. Kagan liquida con punta di sarcasmo la cosiddetta “coalizione” anglo-francese per il pattugliamento dello stretto: il presidente Macron ha chiarito che quella forza opererà solo in condizioni di pace. Una formula sostanzialmente priva di significato in uno stretto sotto controllo iraniano.</p>



<p><strong>Israele si troverà più isolato che mai.</strong> In un mondo in cui l’Iran esercita un’influenza determinante sull’approvvigionamento energetico di decine di nazioni, Tel Aviv potrebbe subire pressioni internazionali enormi affinché non provochi Teheran in Libano, a Gaza o altrove. Il paradosso è evidente: <strong>la guerra pensata per indebolire l’Iran ha prodotto l’effetto opposto.</strong></p>



<p>Sul piano della deterrenza globale, le conseguenze sono altrettanto gravi. Il mondo intero ha potuto osservare come <strong>poche settimane di guerra contro una potenza di second’ordine abbiano ridotto le scorte di armamenti americani a livelli pericolosamente bassi,</strong> senza rimedio rapido. L’intera architettura della deterrenza americana si fonda sull’assunzione della sua capacità di sostenere conflitti prolungati: questa capacità è ora messa in discussione pubblicamente. Le domande che questo solleva potrebbero o meno spingere <strong>Xi Jinping </strong>a muoversi su Taiwan, o Putin ad accelerare la propria pressione sull’Europa. Ma quantomeno, gli alleati americani in Asia orientale e in Europa devono interrogarsi sulla capacità di Washington di mantenere i propri impegni in caso di futuri conflitti. Cina e Russia escono rafforzate da questa crisi: Mosca come dimostrazione vivente che resistere alla potenza americana è possibile; Pechino sapendo che la capacità di risposta americana è diminuita.</p>



<p>Kagan inserisce infine questa crisi in un quadro storico più ampio: l’accelerazione dell’aggiustamento globale verso un mondo post-americano. La perdita della posizione dominante nel Golfo non è un incidente isolato, ma il primo di una serie di cedimenti strutturali dell’ordine internazionale a guida americana costruito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una volta che la fiducia si erode, il suo recupero richiede decenni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni </strong></h2>



<p>L’analisi di Kagan ci consegna una verità scomoda ma necessaria: <strong>la sconfitta americana in Iran è strutturale, non congiunturale, e non ammette rimedi rapidi.</strong> Per i decisori politici — americani e alleati — ne derivano alcune indicazioni urgenti. In primo luogo, è indispensabile abbandonare la retorica della vittoria e avviare una valutazione realistica dei danni già prodotti. In secondo luogo, <strong>occorre costruire un nuovo quadro diplomatico multilaterale che coinvolga Cina e Russia,</strong> giacché sono loro i nuovi interlocutori imprescindibili nella regione. In terzo luogo, gli alleati europei e asiatici devono accelerare la propria autonomia energetica e diversificare le forniture, riducendo la vulnerabilità strutturale che l’Iran potrà sfruttare. Infine, la credibilità della deterrenza americana va ricostruita con pazienza e coerenza — non con nuove avventure militari, ma con una strategia di lungo periodo che tenga conto dei limiti, oltre che delle capacità, della potenza americana. <strong>Il mondo post-americano è già qui:</strong> la questione è se l’Occidente saprà adattarvisi con intelligenza o si troverà a inseguirlo senza bussola.</p>



<p>(1) <strong>Robert Kagan </strong><em>è tra i più influenti teorici neoconservatori americani e voce di riferimento della politica interventista statunitense. Marito di Victoria Nuland — già sottosegretaria di Stato per gli Affari europei e tra le architette della politica estera americana verso l&#8217;Europa orientale — Kagan è co-fondatore del Project for the New American Century e autore di opere fondamentali sul primato americano nel mondo. </em></p>



<p><strong>Roberto Domini,</strong> <em>autore di questo articolo è Ufficiale Ammiraglio della riserva. Ha comandato nave Mogano, il contingente italiano in Sinai e le basi navali di Venezia e Augusta. Ha frequentato il Naval Staff College della Royal Navy a Greenwich a Londra ed è stato Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata Italiana di Zagabria. Ha insegnato a lungo Strategia marittima e Storia navale all’Istituto di Guerra Marittima di Livorno e all’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-anche-il-neocon-kagan-ammette-gli-usa-con-liran-hanno-gia-perso-ma-ancora-non-lo-sanno.html">Perché anche il neocon Kagan ammette: gli Usa con l&#8217;Iran hanno già perso ma ancora non lo sanno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump in Cina: spiragli per la crisi iraniana</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/trump-in-cina-spiragli-per-la-crisi-iraniana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 14:47:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="988" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump in Cina: spiragli per la crisi iraniana" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-1024x527.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-768x395.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-1536x790.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-600x309.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sorprendente Robert Kagan, decano dei neocon che scrive su The Atlantic un articolo inequivocabile: "Scacco matto in Iran" in cui spiega che l'avventura iraniana per gli Usa è una “catastrofe irrevocabile”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-in-cina-spiragli-per-la-crisi-iraniana.html">Trump in Cina: spiragli per la crisi iraniana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="988" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump in Cina: spiragli per la crisi iraniana" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-1024x527.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-768x395.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-1536x790.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/TRUMP-Araghchi-XI-600x309.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita di Trump in Cina accende qualche speranza per risolvere la criticità iraniana. Molti gli analisti che hanno accennato a tale possibilità, tanto che Trump ha dovuto dichiarare che non ha bisogno della Cina per risolvere la crisi.</p>



<p>Insieme alle nuove e roboanti minacce contro Teheran sull&#8217;ipotesi di riprendere le ostilità e alle immagini IA pubblicate su X, che immortalano l&#8217;affondamento di navi iraniane da parte delle forze statunitensi, si tratta di coprirsi le spalle per evitare, o almento attutire, le pressioni di Israele e dei falchi che contrastano l&#8217;accordo. Resta, però, un suo cenno sibillino: &#8220;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-05-12/ty-article-live/cnn-trump-more-seriously-considering-resuming-combat-operations-in-iran/0000019e-19d8-dfbd-affe-3ddaa89a0000?liveBlogItemId=509583060#509583060" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Solo noi e la Cina possiamo</a>&#8221; recuperare l&#8217;uranio arricchito iraniano che giace sottoterra.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-05-12/ty-article-live/cnn-trump-more-seriously-considering-resuming-combat-operations-in-iran/0000019e-19d8-dfbd-affe-3ddaa89a0000?liveBlogItemId=509583060#509583060"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-HR-copia-1024x617.jpg" alt="Trump says 'only U.S. or China' can retrieve Iran's nuclear material" class="wp-image-81948"/></a></figure>



<p>Non è vero, dal momento che altri, anzitutto la Russia, potrebbero. Così l&#8217;accenno lasciato cadere prima della partenza per Pechino segnala un&#8217;apertura. Deve aver suscitato le ire dei falchi, da cui la rassicurazione postuma suddetta. La dichiarazione va letta insieme a un&#8217;altra,<a href="https://www.jpost.com/international/article-895979" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> successiva</a>: &#8220;L&#8217;unica cosa che conta, quando parlo dell&#8217;Iran, è che non possa avere un&#8217;arma nucleare [&#8230;]. Penso a una sola cosa: non possiamo permettere all&#8217;Iran di avere un&#8217;arma nucleare. Tutto qui. Questa è l&#8217;unica cosa che mi interessa&#8221;.</p>



<p>Dove va sottolineato quell&#8217;unicità, ribadita più volte. Ciò stride con le aspirazioni israeliane e dei falchi Usa. Così la <a href="https://edition.cnn.com/2026/05/12/middleeast/israel-iran-us-nuclear-deal-trump-intl" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CNN</a>, Israele &#8220;teme che Trump possa raggiungere un accordo&#8221; che lasci &#8220;parzialmente intatto il programma missilistico&#8221; [parzialmente significa che si limiti a evitare l&#8217;atomica ndr.] e tralasci di affrontare &#8220;i missili balistici e il sostegno ai gruppi armati regionali&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://edition.cnn.com/2026/05/12/middleeast/israel-iran-us-nuclear-deal-trump-intl"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-CNN-2-1024x602.jpg" alt="Israel is worried that Trump will strike a ‘bad deal’ with Iran, leaving war objectives unmet" class="wp-image-81950"/></a></figure>



<p>Le dichiarazioni di Trump corrono in parallelo alla telefonata di ieri di Wang Y al suo omologo pakistano Ishaq Dar, nella quale il ministro degli Esteri cinese ha chiesto di <a href="https://www.newindianexpress.com/world/2026/May/13/china-urges-pakistan-to-mediate-iran-us-talks-ease-strait-of-hormuz-tensions" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intensificare</a> gli sforzi di mediazione tra Iran e Stati Uniti e di aiutare ad affrontare &#8216;adeguatamente&#8217; la questione della riapertura dello stretto di Hormuz&#8221;.</p>



<p>La speranza, pericolo per i falchi, che qualcosa si decida nell&#8217;ambito degli incontri riservati di Pechino, c&#8217;è. Così è partito il fuoco di sbarramento. Non sappiamo come si dipani nel segreto, nell&#8217;ambito pubblico si può notare che sia il New <a href="https://www.nytimes.com/2026/05/12/opinion/israel-united-states-iran-hormuz-nato.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">York Times</a> che il <a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/05/11/iran-war-is-trap-trump-built-himself/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Washington Post</a>, i media dell&#8217;establishment, hanno salutato la partenza di Trump con due articoli che lo sollecitano a riprendere la guerra.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/05/11/iran-war-is-trap-trump-built-himself/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-WP-copia-1024x419.jpg" alt="Trump in Cina: spiragli per la crisi iraniana" class="wp-image-81953"/></a></figure>



<p>Il WP riesuma il superfalco neocon John Bolton, il quale spiega che &#8220;il problema di Trump non è che abbia lanciato gli attacchi, ma che non abbia portato a termine il lavoro&#8221;. Così l&#8217;asserita minaccia iraniana resta e si riproporrà. Chiaramente Bolton rigetta la via diplomatica e spiega che Trump ha &#8220;solo due opzioni&#8221;: la prima è &#8220;riprendere la distruzione degli strumenti del potere statale iraniano&#8221;. La seconda, &#8220;è quella più modesta di aprire militarmente lo Stretto di Hormuz al commercio con i Paesi arabi del Golfo, ma continuando a mantenere il blocco navale contro l&#8217;Iran&#8221;, che poi è un altro modo per riprendere le ostilità, dal momento che l&#8217;Iran non permetterebbe di forzare lo Stretto.</p>



<p>Dello stesso tenore l&#8217;articolo di Thomas Friedman sul Nyt, che dà voce ai falchi liberal, così da dimostrare la convergenza sul tema tra democratici e repubblicani. Secondo Friedman non si può permettere all&#8217;Iran di controllare lo Stretto di Hormuz e riscuotere i pedaggi del transito, come da intenzioni di Teheran. Ciò danneggia il commercio internazionale, scrive. E dal momento che i danni sono globali, la Nato deve intrupparsi nella crociata per riaprire Hormuz.</p>



<p>Poetico il suo invito a versare altri fiumi di sangue: &#8220;Radunate tutte le vostre Marine e dirigetevi immediatamente verso il Golfo Persico per unirvi all&#8217;armata americana e chiarire che all&#8217;Iran non sarà mai permesso di decidere chi può e chi non può passare attraverso lo Stretto di Hormuz. E, se insiste nel volerlo fare, non si troverà ad affrontare solo gli Stati Uniti e Israele, ma l&#8217;intera alleanza occidentale&#8221;.</p>



<p>Tale levata di scudi serviva anche a dimostrare la compattezza del fronte delle guerre infinite, per coprire i segnali di divergenze al suo interno. Un segnale fortissimo in tal senso era infatti giunto da una fonte davvero impensabile, il media <a href="https://www.theatlantic.com/international/2026/05/iran-war-trump-losing/687094/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Atlantic</a>, che sotto la direzione di Jeffrey Goldberg è diventato una sorta di bibbia dei neoconservatori.</p>



<p>E da una penna altrettanto sorprendente, Robert Kagan, decano dei neocon e fondatore, insieme a William Kristol, del Project for the New American Century, think tank che ha elaborato la dottrina delle guerre infinite. Nel suo articolo del 10 maggio &#8211; dal titolo inequivocabile: &#8220;Scacco matto in Iran&#8221; &#8211; spiega, in estrema sintesi, che l&#8217;avventura iraniana per gli Usa è una catastrofe irrevocabile.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.theatlantic.com/international/2026/05/iran-war-trump-losing/687094/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A4-A-1024x598.jpg" alt="Checkmate in Iran" class="wp-image-81955"/></a></figure>



<p>Una catastrofe alla quale non c&#8217;è alcun rimedio se non il ritiro, ché le alternative &#8211; forzare il blocco iraniano, riprendere i bombardamenti ad ampio spettro, distruggere la civiltà iraniana, impegnarsi in una guerra aperta con truppe di terra, colpire un&#8217;ultima volta per poi ritirarsi &#8211; non piegherebbe Teheran e soprattutto non impedirebbe una rappresaglia sulle risorse energetiche della regione, che infliggerebbe danni decennali all&#8217;economia globale.</p>



<p>Una catastrofe dalla quale non si torna indietro: Hormuz resterà sotto il controllo iraniano che avrà così in mano il destino energetico del mondo; uno sviluppo che costringerà tutti i Paesi a contrattare con Teheran per accedere a tali risorse.</p>



<p>&#8220;La sconfitta americana nel Golfo&#8221;, conclude &#8220;avrà ripercussioni globali di più ampio respiro&#8221;. La disastrosa perfomance ha rafforzato Cina e Russia e &#8220;gli alleati americani in Asia orientale e in Europa dovranno interrogarsi sulla capacità di resistenza degli Stati Uniti in caso di futuri conflitti. L&#8217;adattamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante degli Stati Uniti nel Golfo è solo la prima di molte vittime&#8221;.</p>



<p>Per inciso: l&#8217;Iran si sta interfacciando con l&#8217;Oman per il controllo dello Stretto. Si tratta di acque territoriali dei due Paesi, da cui la legalità di chiedere pedaggi, come avviene per il Canale di Panama, di Suez e altrove.</p>



<p>______________</p>



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		<title>Neocon, mappe e scommesse: l&#8217;Institute for the Study of War travolto dallo scandalo Polymarket</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/neocon-mappe-e-scommesse-linstitute-for-the-study-of-war-travolto-dallo-scandalo-polymarket.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 12:04:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[think-tank]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scandalo Polymarket ha travolto il think-tank neoconservatore Institute for the Study of War di Kimberly Kagan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/neocon-mappe-e-scommesse-linstitute-for-the-study-of-war-travolto-dallo-scandalo-polymarket.html">Neocon, mappe e scommesse: l&#8217;Institute for the Study of War travolto dallo scandalo Polymarket</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251213175138315_664a7a023a30de860ecd68b8f0f7c28f-e1765644862607.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per anni le mappe dell’<strong>Institute for the Study of War</strong> (d&#8217;ora in poi, Isw) sono state una <a href="https://understandingwar.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presenza fissa</a> nel racconto occidentale della guerra in Ucraina. Quotidiani, televisioni, analisti e politici le hanno usate come bussola visiva per capire dove avanzavano i russi, dove resistevano gli ucraini e, soprattutto, come stava andando davvero la guerra. <strong>Quelle mappe erano considerate una fonte autorevole, tecnica, quasi neutra.</strong></p>



<p>Qualcosa si è incrinato però negli ultimi mesi. Il 15 novembre 2025, mentre i combattimenti infuriavano attorno alla città ucraina di <strong>Myrnohrad</strong>, su Polymarket &#8211; una piattaforma di “prediction markets” che permette di scommettere in criptovalute su eventi reali &#8211; circolava un mercato molto specifico: <strong>la Russia conquisterà Myrnohrad entro la fine della giornata?</strong></p>



<p>Per chi seguiva la guerra sul campo, la risposta sembrava scontata: no, la città non era caduta e, a quanto risultava dalle altre fonti&nbsp;<em>open source</em>, non stava nemmeno per cadere. Eppure, quella sera, alcuni scommettitori hanno vinto cifre enormi, con&nbsp;<strong>rendimenti fino al 33.000%</strong>, convinti che l&#8217;esercito russo avesse improvvisamente sfondato.</p>



<p>Si erano basati sul fatto che, per alcune ore, una mappa dell’Isw mostrava un avanzamento russo decisivo dentro la città. Una modifica che, poco dopo il pagamento delle scommesse, è misteriosamente scomparsa. Il giorno dopo, Myrnohrad era ancora contesa ma i soldi erano già stati distribuiti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La versione dell’Isw</h2>



<p>A circa&nbsp;<strong>48 ore di distanza</strong>, l’Isw ha diffuso una breve, dolorosa nota ufficiale: la modifica alla mappa era stata “non autorizzata”, realizzata senza approvazione interna e poi rimossa prima dell’inizio del normale flusso di lavoro. Nessun riferimento a Polymarket, e nessuna spiegazione su chi avesse effettuato l’edit.</p>



<p>Subito dopo, però, <strong>un nome è sparito dal sito dell’Isw</strong>: quello di un ricercatore geospaziale che risultava tra gli autori delle mappe quotidiane. Secondo fonti citate dalla <a href="https://www.404media.co/unauthorized-edit-to-ukraines-frontline-maps-point-to-polymarkets-war-betting/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stampa specializzata</a>, il dipendente sarebbe stato licenziato. L’Isw non ha confermato né smentito. Nel frattempo gli utenti di Polymarket, che su quella singola scommessa avevano puntato circa 1,3 milioni di dollari, <strong>hanno iniziato ad accusare il <em>think tank</em> di aver perso ogni credibilità. </strong></p>



<p>Eppure, come hanno spiegato diversi osservatori, i “mercati delle previsioni”&nbsp;che trattano le scommesse come azioni sono particolarmente vulnerabili alla manipolazione: non esistono regole chiare sull’insider trading, e l’ente che li supervisiona negli Stati Uniti non affronta direttamente questi casi.&nbsp;</p>



<p>Nel 2025 le piattaforme di scommesse predittive hanno raccolto decine di miliardi di dollari, permettendo di puntare su tutto: dall’uso di armi nucleari a nuove offensive, fino ai tempi e ai modi dei bombardamenti a Gaza o in Venezuela. Il caso Isw-Polymarket ci dice che <strong>la guerra contemporanea è, tra le tante cose, anche un evento da “gamificare”. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l’Isw è da tempo sotto accusa</h2>



<p>Il caso delle mappe arriva su un terreno che è dominato non solo dai freddi dati, ma anche dall&#8217;ideologia. Da anni l&#8217;Isw, fondato nel 2007 da <strong>Kimberly Kagan</strong> con l’obiettivo dichiarato di fornire report <em>open source</em>, aggiornati e indipendenti sui conflitti armati, dopo le carenze informative emerse durante la guerra in Iraq, è un attore centrale nel dibattito degli esperti euro-atlantici sulla guerra in Ucraina. Pur definendosi apartitico, no-profit e imparziale,<strong> l’Isw nasce e cresce nell’orbita del mondo neoconservatore statunitense</strong>, guidato da un board composto da figure centrali di questa galassia: ex alti ufficiali militari, diplomatici, teorici del <em>regime change </em>e dirigenti di aziende legate al settore della difesa, alla finanza e al diritto.</p>



<p>La fondatrice è inserita in una delle famiglie più influenti dell’interventismo imperialista: sposata con <strong>Frederick Kagan</strong>, storico militare, e nipote di <strong>Robert Kagan,</strong> che ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo delle “War on Terror” degli anni Duemila, a sua volta sposato con<strong> Victoria Nuland</strong> (diplomatica di Washington che ha avuto un ruolo importante nella traiettoria dell&#8217;Ucraina post-Euromaidan). Questo intreccio tra ricerca, potere, relazioni personali e interessi strategici non invalida automaticamente le analisi del sito, ma <strong>rende difficile considerarle politicamente neutre.</strong></p>



<p>Anche perché lo si vede dal tono<strong>&nbsp;e dalla selezione delle informazioni</strong>. Nei primi due anni di guerra, i report dell’Isw hanno enfatizzato oltre ogni quadro realistico i successi ucraini e le difficoltà russe, riprendendo in modo quasi sistematico la versione di Kyiv. Quando l’andamento del conflitto è diventato più sfavorevole all’Ucraina, l’Isw ha iniziato a parlare sempre più di “disinformazione”, “disfattismo” e “manipolazione”&nbsp;dei russi, attribuendo il pessimismo occidentale non a problemi materiali &#8211; munizioni, uomini, capacità industriale &#8211; ma a una sorta di guerra psicologica del Cremlino.</p>



<p>Non di rado l&#8217;Isw ha fatto&nbsp;<strong>advocacy esplicita per l’escalation</strong>, suggerendo in diversi report la necessità di colpire obiettivi in territorio russo, di negare a Mosca “santuari sicuri” e di intensificare il confronto globale. È curioso che una piattaforma che pretendeva con la sua autorevolezza di occultare l&#8217;inganno sia finita col diventare parte integrante di un trucco da veri treccartari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/neocon-mappe-e-scommesse-linstitute-for-the-study-of-war-travolto-dallo-scandalo-polymarket.html">Neocon, mappe e scommesse: l&#8217;Institute for the Study of War travolto dallo scandalo Polymarket</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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