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	<title>Recep Erdogan Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 22 Aug 2026 13:54:48 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Recep Erdogan Archives - InsideOver</title>
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		<title>S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html">S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’attacco israeliano di alcuni giorni fa all’aeroporto militare di Abu al-Duhur, in Siria, inasprisce lo scontro tra Tel Aviv e Ankara che si protrae da tempo a motivo dal sostegno verbale di quest’ultima ad Hamas (e in genere alla causa palestinese) anche perché nata nell’alveo della Fratellanza musulmana, di cui il presidente <strong>Recep Erdogan </strong>si ritiene nume tutelare. Non è la prima volta che l’IDF fa incursioni nello Stato confinante dopo la caduta di Assad, che anzi si sono intensificate negli ultimi tempi soprattutto nelle regioni meridionali, occupate da Israele, e nelle zone circostanti. Ma stavolta era diverso, <strong>dal momento che il target delle bombe non era Damasco, ma Ankara.</strong></p>



<p>Infatti, secondo la ricostruzione israeliana, <strong>la base era stata appena visitata da una delegazione dell’esercito turco </strong>in vista di una sua ristrutturazione che permettesse di stanziare in loco le proprie forze armate. Uno sviluppo che Tel Aviv ritiene inaccettabile perché minaccerebbe la propria sicurezza, da cui l’aggressione preventiva per far capire ad Ankara che i suoi niet non sono solo verbali. Così, infatti, nella <a href="https://www.ndtv.com/world-news/benjamin-netanyahu-says-israel-sent-clear-message-to-turkey-after-syria-attack-11933108" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rivendicazione</a> pubblica di Netanyahu: Israele aveva inviato un messaggio “in termini generali” contro la presenza militare turca nell’aeroporto vicino ad Aleppo. “A quanto pare l’hanno ignorato, così ci siamo assicurati che lo capissero più chiaramente”. <strong>La Turchia ha negato che la visita della delegazione turca fosse parte di un progetto per stanziare le proprie forze armate in Siria,</strong> che anzi tale prospettiva non sarebbe neanche all’orizzonte.</p>



<p>Ma a tema non è tanto la veridicità o meno della ricostruzione israeliana, quanto il reale scopo dell’attacco, cioè il messaggio indirizzato a Erdogan, entrato ancor più nel mirino di Netanyahu da quando ha avuto un ruolo chiave nel far <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/irans-araghchi-reveals-turkeys-role-thwarting-kurdish-offensive" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fallire l’attacco</a> israelo-americano all’Iran del 28 febbraio, vanificando la pressione volta a ingaggiare i curdi nella jihad anti-Teheran (lo ha <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/irans-araghchi-reveals-turkeys-role-thwarting-kurdish-offensive" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riferito</a>, tra gli altri, anche il ministro degli Esteri iraniano <strong>Abbas Araghchi</strong>).</p>



<p>Il sultano turco negli ultimi tempi si sta muovendo con certa sagacia riuscendo a mettere a segno successi politici significativi. In particolare, un vero e proprio capolavoro politico: lui che era stato il peggior nemico dei curdi, con i quali per anni ha ingaggiato uno scontro sanguinoso, <strong>è riuscito nell’impossibile riuscendo a rappacificarsi con essi. </strong>Un processo lungo e tormentato che ha visto protagonista il leader del PKK (partito dei lavoratori del Kurdistan) <strong>Abdullah Ocalan</strong>, da decenni ristretto nelle carceri turche, che a febbraio del 2025 aveva lanciato un appello al suo movimento perché disarmasse.</p>



<p>Non era la prima volta che Ocalan tentava questa mossa, evidentemente concordata con le autorità di Ankara in un’ottica di riconciliazione, dal momento che si era prodotto in un analogo appello già <a href="https://www.piccolenote.it/postille/turchia-ocalan-disarma-i-curdi">nel lontano 2013</a> con scarso successo. Troppo presto e troppe ancora le divergenze tra le autorità turche e i curdi. Stavolta, però, era diverso. Tanta acqua era passata sotto i ponti, ma erano soprattutto le circostanze a essere radicalmente mutate. Erdogan aveva un disperato bisogno di questa riconciliazione per puntellare la sua più fragile posizione politica, mentre per i curdi si aprivano prospettive reali di far valere le proprie istanze, a lungo ignorate. Inoltre, <strong>mutato era il quadro mediorientale </strong>a causa dell’imperversare di Israele, del genocidio di Gaza, della stralunata politica estera americana. Da qui la svolta reale: dopo altri appelli di Ocalan e ulteriori trattative più o meno segrete tra le parti, il 10 agosto il Parlamento curdo, su sollecitazione di Erdogan, ha approvato una legge che decreta<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/turkish-parliament-passes-landmark-law-advance-pkk-peace-process-2026-08-10/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’amnistia generale</a> per i militanti del PKK (in realtà, non è una vera e propria amnistia, ma è per intendersi).</p>



<p>Quando, <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/convergenza-usa-russia-stop-massacri-siria">nel marzo del 2025</a>, scrivevamo di questo processo di pace, lo collegavamo a quanto stava accadendo in Siria, dove il governo di Damasco aveva intrapreso un negoziato con le fazioni curde sostenute dagli Stati Uniti perché si integrassero nel corpus statale, mettendo armi e miliziani al servizio dell’esercito e ponendo fine all’indipendenza <em>de facto </em>delle regioni da essi amministrate. Un processo lento quest’ultimo che si è concluso<a href="https://thecradle.co/articles/sdf-leader-declares-integration-with-damascus-complete" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ufficialmente</a> in questi giorni e che è stato evidentemente una conseguenza diretta del voto del parlamento turco.</p>



<p>La tempistica dell’attacco dell’IDF, avvenuto in costanza di questa svolta, segnala <strong>il nervosismo di Tel Aviv per un processo che vanifica, o quantomeno rende meno probabile, il sogno di fare della Siria uno Stato fallito</strong>, abitato da una destabilizzazione permanente e facile preda del proprio espansionismo. Tale sviluppo, peraltro, lega in maniera temporaneamente irrevocabile Damasco alla Turchia, rafforzando ulteriormente Erdogan e il suo progetto neo-ottomano e minando la prospettiva israeliana di ergersi a dominus incontrastato del Medio Oriente.</p>



<p>Uno sviluppo, peraltro, che rafforza indirettamente anche la cosiddetta Nato sunnita, la recente alleanza siglata da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, che impensierisce non poco Tel Aviv perché alternativa agli Accordi di Abramo. Non sappiamo se la visita della delegazione turca in Siria servisse anche a sollecitare l’ingresso di Damasco in tale alleanza, ma la prospettiva è a tema, dal momento che il ministro degli Esteri siriano <strong>Asaad Hassan Al-Shaibani,</strong> in un intervento in cui ha definito Ankara un partner chiave per la ricostruzione del suo Paese, ha dichiarato che Damasco non ha ancora deciso se aderire o meno all’alleanza.</p>



<p>In risposta indiretta all’attacco in Siria, la Turchia ha emesso un nuovo mandato di arresto contro Netanyahu per genocidio e per il sequestro dell’equipaggio della flottilla diretta a Gaza. Nel mandato, anche tal Afek Moskovitch,<a href="https://www.timesofisrael.com/turkey-issues-fresh-genocide-arrest-warrant-for-netanyahu-amid-growing-syria-tensions/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ignoto anche ai media israeliani</a>. Probabile che si tratti di un messaggio in codice diretto a Netanyahu (io so cose…). La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente, che ieri, tra le altre e più drammatiche vicende, ha visto<a href="https://www.uawire.org/drone-attack-on-turkish-cargo-vessel-in-black-sea-forces-crew-to-abandon-ship" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’attacco di un drone a un mercantile turco</a> che navigava nel Mar Nero verso Novorossiysk: nessuna vittima, ma l’equipaggio ha dovuto abbandonare la nave al suo destino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html">S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump sbotta: di Putin e Zelensky non ne posso più. Ma per lui è impossibile sfilarsi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-sbotta-di-putin-e-zelensky-non-ne-posso-piu-ma-per-lui-e-impossibile-sfilarsi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 09:18:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump-768x512.jpeg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il presidente Usa attacca i leader di Russia e Ucraina che insistono nella guerra. Ma anche il suo ruolo si fa sempre più complicato. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Donald Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump.jpeg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/trump-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Putin diventato pazzo e continua a uccidere un sacco di gente, Zelensky non fa il bene dell&#8217;Ucraina e tutto ciò che dice crea problemi. Questa non è la mia guerra, non mi piace e sarà bene che finisca. <strong>Donald Trump</strong>, quando vuole, sa essere sintetico e chiaro e il suo ultimo post non lascia spazio al dubbio: il presidente Usa è stufo delle manovre tattiche di Mosca e Kiev, del loro accettare a parole e rifiutare nei fatti qualunque ipotesi di compromesso che possa far intuire una soluzione alternativa alla guerra, e minaccia di chiamarsi fuori, lasciando Ucraina e Russia (e l&#8217;Europa) alla loro guerra.</p>



<p>Trump prova a far pesare un&#8217;indubbia realtà: gli Stati Uniti sono l&#8217;unico attore che può imprimere una svolta a questo sanguinoso stallo. È impossibile, nell&#8217;attuale situazione, che mostrino improvvisa ragionevolezza <strong>Vladimir Putin</strong> o <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, per le infinite ragioni di cui <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-ucraina-si-scambiano-mille-prigionieri-e-centinaia-di-missili-e-droni-il-negoziato-che-non-ce.html">abbiamo già parlato molte volte</a>. Sopra tutte, la più banale: quando parlano di pace, Putin e Zelensky intendono cose completamente diverse. L&#8217;uno la neutralità e il disarmo dell&#8217;Ucraina, oltre alla conservazione dei territori fin qui conquistati. L&#8217;altro la ritirata almeno parziale della Russia. E quando le delegazioni dei due Paesi si ritrovano per provare a discutere, come è successo qualche settimana fa a Istanbul, si scontrano con una triste realtà: i temi sono gli stessi del 2022, quelli dei primi colloqui in Bielorussia e poi in Turchia. Con una grande differenza: allora sarebbe stato meno difficile accordarsi, i danni all&#8217;Ucraina erano assai più ridotti, le pretese russe inferiori. E da questo punto di vista le responsabilità di <strong>Joe Biden</strong> e dei leader europei, convinti sostenitori della teoria &#8220;la Russia va sconfitta sul campo&#8221;, sono notevoli. Soprattutto quelle degli europei: chi ha un incendio in casa per prima cosa prova a spegnere le fiamme, non a cercare di punire il colpevole.</p>



<p>Comunque sia, data l&#8217;aggressione russa del 2022, la reazione ucraina, la situazione che si è sviluppata in questi tre anni di guerra e il quadro complicatissimo che questi fattori hanno generato, è più che comprensibile la frustrazione di Trump. Che certo non è un idealista ma ha buoni motivi per voler uscire da questo cruento pasticcio. Intanto, l&#8217;Ucraina non è strategica per la Casa Bianca: lo è la Romania, lo sono Finlandia e Svezia, la Polonia, ovviamente la Germania, ma non l&#8217;Ucraina. Poi gli Usa sono oggi impegnati su molti, troppi fronti: il confronto politico-economico con Ue e Cina, la guerra di Gaza, la trattativa sul nucleare con l&#8217;Iran (e relativa sete di guerra di Israele), Taiwan, la Siria di Al-Jolani con la partecipazione della Turchia di Erdogan&#8230;  chi più ne ha più ne metta. Incluso il malcelato desiderio di provare a distrarre la Russia dall&#8217;alleanza con la Cina generata dalla rottura dei rapporti con l&#8217;Occidente, fattore che oggi complica non poco le mosse americane sulla scacchiera globale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un buco nero nel cuore dell&#8217;Europa</h2>



<p>Però&#8230; Nelle esternazioni di Trump c&#8217;è un però: gli Usa possono davvero disimpegnarsi dal fronte ucraino? Possono davvero lavarsi le mani di quanto succede nel baricentro d&#8217;Europa? Non è la prima volta che Trump minaccia di abbandonare Russia e Ucraina al loro destino e rischia di diventare una volta di troppo. In fondo per gli Usa sarebbe facile passare dalle parole ai fatti. Per mettere in crisi la resistenza ucraina basterebbe <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/zero-line-e-delta-le-armi-segrete-ucraine-per-la-guerra-digitale-alla-russia.html">chiudere i canali delle informazioni di intelligence</a> e chiede a <strong>Elon Musk </strong>di spegnere la rete dei satelliti Starlink, vitale nella lotta quotidiana contro i russi. E per quanto riguarda la Russia, gli Usa potrebbero aggregarsi agli europei e al G7 e incentivare la politica sanzionatoria. La Casa Bianca, invece, fa l&#8217;esatto contrario: continua ad assistere l&#8217;Ucraina e rifiuta di sanzionare la Russia.</p>



<p>Viene quindi il dubbio che anche Trump e i suoi commettano un errore di valutazione, che potrebbe essere rivelato da quel passo in cui il Presidente scrive che &#8220;ho sempre detto che lui (Putin, n.d.r.) vuole prendersi tutta l&#8217;Ucraina, non solo un pezzo&#8230; ma se proverà a farlo provocherà il crollo della Russia&#8221;. Ma non è così, e non era così nel 2022. <strong>Allora Putin tentò una specie di guerra lampo per provocare la fuga di Zelensky</strong> (che politicamente e umanamente prese la sua decisione più grande, quella di restare) e la nascita a Kiev di un regime filorusso. Ma da più di un anno è riuscito a trasformare la guerra di movimento in guerra di attrito e si dedica a logorare la società ucraina, passo dopo passo, mattone dopo mattone, villaggio dopo villaggio, aspettando che entri in una crisi fatale. Per farlo non ha bisogno di &#8220;prendersi tutta l&#8217;Uraina&#8221;, anzi: meglio di no.</p>



<p>Trump può restare indifferente di fronte al rischio che <strong>nel cuore dell&#8217;Europa si apra un buco nero </strong>che finora è stato tappato, appunto, dall&#8217;assistenza militare e finanziaria dei Paesi occidentali? Che tutto il potere di deterrenza dell&#8217;Occidente e della Nato vada a farsi benedire? Cosa che, tra l&#8217;altro, potrebbe spingere l&#8217;Europa a immaginare sul serio un sistema proprio di Difesa, non quella presa in giro del RearmEurope? Anche per Trump, quindi, arriverà il momento di prendere qualche decisione concreta. O troverà il modo di offrire a Russia e Ucraina incentivi così importanti da spingerle ad accettare un compromesso (perché senza rinunce reciproche non vi può essere accordo), o dovrà schierarsi contro la Russia, con tutte le conseguenze del caso.</p>



<p><strong><em>La guerra tra Russia e Ucraina è uno dei temi drammatici del nostro tempo a cui InsideOver dedica, da anni, più cura e attenzione. Oltre al dramma che dura da lungo tempo, ci sono i colpi idi scena e le svolte impreviste, quasi quotidiani. Aiutaci a essere puntuali e coerenti, <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e resta al fianco di InsideOver!</a></em></strong></p>
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		<title>Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 15:11:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Libia è sempre più terreno di competizione tra diverse potenze per l’espansione delle rispettive sfere d’influenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html">Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/libia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La Libia è sempre più<strong> terreno di competizione tra diverse potenz</strong>e per l’espansione delle rispettive sfere d’influenza e il perseguimento delle proprie agende politiche. Sfruttando le criticità presenti di uno Stato fallito &#8211; la spaccatura del Paese in due centri politici, le divisioni interne dettate dalla differente composizione etnica e tribale &#8211; Turchia e Russia hanno assunto oggi un ruolo di primo piano, ma non sono gli unici attori impegnati nella questione libica.&nbsp;</p>



<p><strong>Ankara, dopo aver rinsaldato la sua presa in Tripolitania, </strong>aspira a un <a href="https://mecouncil.org/blog_posts/in-engaging-the-haftars-turkiye-makes-pragmatic-shift-in-libya/">maggior ruolo anche in Cirenaica</a>. Molteplici sono le motivazioni che spingono i turchi verso Est: dalle risorse stanziate nella mezzaluna petrolifera a un accordo con la Camera dei Rappresentanti che consenta alla Turchia di <a href="https://nordicmonitor.com/2024/11/turkish-foreign-ministry-acknowledges-legitimacy-problems-in-agreements-with-libya/">convertire in risultati spendibili i Memorandum siglati con il Governo di unità nazionale</a>, tutt’ora in larga parte inattuati. Offrire a Bengasi armamenti militari, addestramento e cooperazione in altri settori critici, oltre a sminuire la presa russa sul <em>Libyan National Army</em>, serve ad acquisire capitale politico spendibile un domani.&nbsp;</p>



<p>Con la questione degli <strong>avamposti siriani ancora irrisolta, la Libia,</strong> per la Federazione Russa, ha acquisito, gradualmente, maggior rilievo. Parte delle risorse precedentemente dislocate in Siria sono <a href="https://jamestown.org/program/russia-increasing-military-presence-in-africa-by-reviving-desert-airbase-in-the-libyan-sahara/">state dirottate anche nella Cirenaica e nel Fezzan sotto il controllo del generale Haftar.</a> L’accesso ai mari caldi, vettore per le aspirazioni di grandezza dai tempi di Pietro il Grande, sommato all’interesse per la penetrazione della ormai ex area d’influenza francese, spinge oggi il Cremlino a rinsaldare i legami con le autorità politiche e militari della Libia orientale cercando, al contempo, di instaurare rapporti diplomatici anche con la controparte.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dimostrazioni di forza</h2>



<p>Concentrandosi, quasi, esclusivamente sui vari proclami via X, via interviste, ecc… dell’amministrazione Trump e attendendo (invano) un loro lento dipanarsi, il rischio è che non si dia conto a quanto invece di più saliente e concreto: gli Stati Uniti stanno tornando in Libia. Nonostante il Paese nordafricano non sia una delle maggiori priorità per Washington, è possibile intravedere un deciso cambio di approccio in stile tutto americano. Oltre alle esibizioni di forza mostrate nel febbraio, il 26 del mese <a href="https://www.africom.mil/pressrelease/35728/military-flight-supports-partner-training-projects-global-power">due bombardieri strategici B-52 hanno sorvolato lo spazio aereo libico</a> in una esercitazione, e nell’aprile scorso, quando nei <a href="https://www.navy.mil/Press-Office/News-Stories/display-news/Article/4162050/uss-mount-whitney-conducts-tripoli-and-benghazi-port-visits-to-promote-regional/">porti di Tripoli e Bengasi ha attraccato l’ammiraglia della sesta flotta, la Mount Whitney</a>, è da sottolineare il ritorno, a distanza di più di dieci anni, della <a href="https://noc.ly/en/american-weatherford-return-to-operations-in-libya/">multinazionale Wheaterford </a>. In sintesi: dimostrazioni di forza e presenza sul terreno sono la nuova tattica americana per la Libia.</p>



<p>L’imperativo statunitense, a queste latitudini, è di evitare che Mosca ottenga concessioni per l’utilizzo di una base navale che le consenta di insidiare l’Alleanza Atlantica nel suo fronte meridionale. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-turchia-si-prende-la-libia-mentre-litalia-resta-a-guardare.html">La Turchia</a>, sebbene faccia parte della Nato, gioca una partita tutta sua e non gode di un’ottima fiducia da parte degli apparati oltreoceano. La sua ambizione ad assumere una posizione crescente nella produzione petrolifera libica <strong>si scontrerà con la presenza di Eni</strong>, attore dominante, e con il ritorno delle aziende statunitensi.</p>



<p><strong><em>La Libia è appena al di là del mare, croce (per tanti versi) e delizia (per gas e petrolio) da molto tempo per l&#8217;Itali. Vuoi seguire al meglio quanto accade nel complesso mosaico libico? Fallo con InsideOver e i suoi giornalisti. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-tra-turchia-e-russia-rispuntano-gli-usa.html">Libia, tra Turchia e Russia (ri)spuntano gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa e Turchia di nuovo amici in nome degli F-35: lo Stato di diritto può attendere</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-e-turchia-di-nuovo-amici-in-nome-degli-f-35-lo-stato-di-diritto-puo-attendere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 15:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Recep Tayyip Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1351" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-600x422.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250327105409897_fcff90e6c701cc4f4d6f119488f424f4-1536x1081.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il ministro degli esteri turco Fidan si è recato a Washington per riaprire il dialogo con gli Usa sul tema della cooperazione militare.</p>
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<p>Mentre per le strade delle principali città turche imperversano le <strong>proteste</strong> dovute all’<strong>arresto del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu</strong> del Partito Popolare repubblicano (Chp), con accuse apparentemente strumentali che vanno dai reati di corruzione al sostegno al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), ritenuto organizzazione terroristica da Ankara, il <strong>ministro degli Esteri turco Hakan Fidan è volato a Washington per un incontro con il segretario di Stato Usa Marco Rubio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La distensione dei rapporti Usa-Turchia e il nodo degli F-35</h2>



<p>Al centro dell’incontro programmato fra gli esponenti dei due Governi c’è stata una conversazione mirata a <strong>risolvere gli ostacoli alla cooperazione industriale del settore della difesa</strong>, dopo che nei giorni precedenti una <strong>telefonata fra Trump e Erdogan</strong>, definita come “trasformativa”, aveva lasciato trapelare una distensione dei rapporti fra Ankara e Washington, divenuti complessi durante l’era Biden a causa delle politiche dei Dem americani, che cercavano di <strong>isolare la Turchia dal mercato industriale degli armamenti per l’ambiguità strategica che Ankara coltiva con Mosca</strong>, pur rimanendo saldamente uno dei principali e più potenti membri dell’Alleanza atlantica.</p>



<p>Le intenzioni di Ankara sono piuttosto chiare: approfittare della distensione Usa-Russia e del periodo storico favorevole per <strong>ricucire i rapporti con Washington perseguendo un obiettivo, quello di rientrare nel programma jet F-35</strong> da cui era stata esclusa pur essendone produttore e acquirente. Dal 2020, ancora sotto l’era Trump, la Turchia è sottoposta alle sanzioni Usa dovute al <strong>Countering America&#8217;s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA)</strong>, una legge che prevede l’utilizzo di strumenti come le <strong>sanzioni </strong>per punire i nemici degli Stati Uniti d’America. La Turchia era stata colpita da questo provvedimento dopo che nel 2019 aveva acquistato da Mosca dei <strong>sistemi missilistici di difesa aerea russi S-400</strong>, resi poi non operativi per non peggiorare ulteriormente i rapporti con Washington.</p>



<p>È quindi chiaro che, con l’entrata in carica di Trump e il capovolgimento di politica estera promosso dal neopresidente, Erdogan tenta di <strong>massimizzare questi nuovi equilibri per i propri interessi industriali e di difesa</strong>. Secondo una fonte citata da <em>Reuters</em>, nell’ambito dell’incontro Fidan-Rubio entrambe le parti “hanno chiaramente espresso la loro volontà politica di rimuovere gli ostacoli alla cooperazione nel campo dell&#8217;industria della difesa”, aggiungendo che prossimamente si terranno “colloqui tecnici per risolvere i problemi esistenti”. Fonti turche hanno fatto inoltre trapelare un dettaglio significativo dell’accordo, secondo cui Ankara punterebbe a raggiungere un’<strong>intesa</strong> mantenendo sempre gli <strong>S-400 non operativi</strong> ma non rinunciando definitivamente a quel programma di armamenti acquistato dalla Russia. L’eventuale rimozione delle sanzioni alla Russia ricadrebbe quindi anche su Paesi terzi coinvolti dalle conseguenze di tali ostacoli politico-diplomatici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo strategico della Turchia</h2>



<p>Negli ultimi mesi la Turchia sta assumendo un ruolo caratterizzato sempre più da una <strong>maggiore rilevanza sul versante industriale e politico</strong>. Oltre alla possibile distensione con gli Usa, occorre non dimenticare l’<a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-arriva-lintesa-sui-droni-si-apre-un-mercato-da-100-miliardi.html"><strong>accordo Leonardo-Baykar</strong> per la produzione di droni militari di ultima generazione</a>, un <em>joint venture</em> italo-turca tramite la quale ad Ankara sarà concesso di <strong>penetrare significativamente nell’enorme mercato europeo dei velivoli senza pilota che vanta una prospettiva di crescita fino a 100 miliardi di euro nei prossimi dieci anni</strong>.</p>



<p>Il ruolo di stato trascinatore di cui la Turchia si è autoinvestita nello scenario siriano post-Assad, senza la contrarietà di Usa e Stati europei, rende inoltre Ankara un <strong>attore </strong>ancora più <strong>cruciale</strong> nello <strong>scacchiere mediorientale</strong>, sia nel determinare il futuro della Siria a cui Erdogan è fortemente interessato per i propri tornaconti regionali e sia nel contrastare l’asse iraniano sempre più indebolita dalle operazioni militari israeliane e dalla caduta di Assad.</p>



<p>Poco importa quindi se la Turchia è alle prese con una delle <strong>ondate di proteste antigovernative popolari più intense degli ultimi dieci anni</strong> che ha condotto fino ad ora a quasi 1900 arresti fra cui nove giornalisti dopo la conferma dell’arresto del sindaco di Istanbul Imamoglu, una mossa che rischia di far regredire ulteriormente i già deboli <strong>parametri di democrazia e stato di diritto turchi e di rinforzare ancor di più Erdogan</strong> nella sua posizione di potere occupata dal 2003, gli interessi industriali statunitensi ed europei sono oggi prioritari, la democrazia può sempre attendere.</p>
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		<title>Leonardo-Baykar, ovvero: parte dalla Difesa la relazione inevitabile tra Italia e Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-ovvero-parte-dalla-difesa-la-relazione-inevitabile-tra-italia-e-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Mar 2025 08:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[drone]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La notizia che Leonardo e il colosso turco Baykar stanno rafforzando la cooperazione bilaterale sui droni ha un valore anche politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-ovvero-parte-dalla-difesa-la-relazione-inevitabile-tra-italia-e-turchia.html">Leonardo-Baykar, ovvero: parte dalla Difesa la relazione inevitabile tra Italia e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Bayraktar_TB2_Ground-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>La notizia che Leonardo </strong>e il colosso turco <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/asse-italo-turco-sui-droni-perche-baykar-compra-piaggio-aerospace.html">Baykar</a> </strong>stanno rafforzando la cooperazione bilaterale sui droni mostra l’importanza del dialogo tra Italia e Turchia sul fronte della <strong>cooperazione militare e strategica</strong>. <a href="https://it.insideover.com/difesa/droni-e-oltre-asse-italia-turchia-in-arrivo-cosi-leonardo-e-baykar-possono-allearsi.html">Come più volte su <em>InsideOver</em></a><em> </em>abbiamo avuto modo di sottolineare, il confronto tra operatori italiani e turchi appare un’inevitabile convergenza che può produrre valore aggiunto a entrambe le parti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sponda tra Leonardo e Baykar</h2>



<p>Per Leonardo, è strategico poter <strong>accedere alla competenza tecnica e ingegneristica del produttore del celebre drone Bayraktar, </strong>ben distintosi nelle varianti TB1 e TB2 nelle guerre di Nagorno-Karabakh e Ucraina, al fine di rafforzare la sua capacità di fornire al <strong>mercato militare di riferimento </strong>nuovi assetti ben funzionanti dopo prodotti di punta come il “Falco” e di rendere quello italiano un campo di riferimento. </p>



<p>Per la controparte turca, invece, si conferma un <strong>percorso di crescita passato, nelle scorse settimane, per l’acquisto dell’ormai decotta Piaggio Aerospace, </strong>le cui attività tra Liguria e Toscana saranno integrate nella catena del valore di Baykar aprendo la strada a un passaggio inevitabile per il complesso militare-industriale turco: <strong>legarsi a un attore come Leonardo, </strong>stabilmente posizionato tra i primi dieci contractor della Difesa nel campo euro-atlantico, significa per Baykar poter fare il salto di qualità, unire al brand turco l’eccellenza dell’immagine italiana nel settore della produzione di armamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un occhio al supercaccia di sesta generazione</h2>



<p>Soprattutto, per i turchi una convergenza con Leonardo è d’interesse perché consente di aprire nicchie di mercato finora difficilmente esplorabili con la sola forza di Baykar. <strong>Un esempio tra tutti? Leonardo è tra i maggiori appaltatori, assieme alla giapponese Mitsubishi Heavy Industries e alla britannica Bae System, </strong>del programma del caccia di sesta generazione sviluppato sull’asse <strong>Roma-Londra-Tokyo, </strong>il <a href="https://it.insideover.com/difesa/da-tornado-a-tempest-il-regno-unito-e-pronto-a-riciclare-i-suoi-vecchi-caccia.html">Global Combat Air Program (Gcap) che porterà allo sviluppo del “<strong>Tempest”.</strong></a></p>



<p>Quest’ultimo sarà molto più di un aereo: sarà una piattaforma integrata a livello di sistema, capace di governare un intenso traffico dati e di aver a disposizione tecnologie di controllo di altri velivoli da remoto. <strong>Ad esempio, si prevede che il Tempest </strong>potrà guidare sciami di droni per effettuare missioni di attacco, ricognizione, raccolta informativa e guerra elettronica senza mettere a rischio il velivolo e il suo equipaggio. L’idea di sviluppare il drone-satellite per il programma Gcap non è ancora concretizzata, ma chiaramente un asse Leonardo-Baykar sarebbe la base per creare un <strong>serio pretendente a vincere eventuali appalti </strong>in materia. Inoltre, un altro campo su cui il gruppo di Piazzale Montegrappa e la controparte turca possono lavorare è quello delle <strong>munizioni circuitanti e dei droni d’attacco </strong>oggi facente difetto all’Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Italia-Turchia, relazione inevitabile</h2>



<p>In quest’ottica, si capisce quanto la relazione Roma-Ankara possa assumere connotati strategici che ne espandono la <strong>decisa complessità. <a href="https://it.insideover.com/politica/i-rapporti-tra-italia-e-turchia-spiegati.html">L’Italia e la Turchia</a></strong>, alleati nella Nato, vedono rapporti secolari ravvivarsi anno dopo anno sulla scia di una serie di interessi geopolitici ora convergenti ora contrapposti.</p>



<p>Il settore della Difesa è uno di quelli su cui l’esecutivo di Roma di Giorgia Meloni e quello di Ankara del presidente Recep Tayyip Erdogan sono <strong>chiamati a giocare di sponda</strong>. Altrove, l’azione turca è più ambigua. Si pensi alle manovre di Ankara volte a depotenziare il <strong>gasdotto EastMed </strong>che dovrebbe portare il gas del Mediterraneo orientale verso l’Italia saldando assieme Israele, Egitto, Cipro, Grecia e Italia; al gioco ambiguo nel <strong>Corno d’Africa e nel Sahel, </strong>dove la presenza diplomatica, militare e industriale turca sfida quella occidentale e italiana; alla <strong>Libia, </strong>che vede sia Roma che Ankara sostenere <strong>l’esecutivo internazionalmente riconosciuto di Tripoli </strong>in un contesto in cui, però, è la Turchia a dare le carte, come conferma il recente caso del generale Almasri.</p>



<p>Insomma, Italia e Turchia si trovano a dover compartimentare molto bene le <strong>aree di convergenza e quelle di competizione. Se su quest’ultimo fronte </strong>la Turchia si conferma un Paese che non ha amici o nemici ma interessi, e lo vediamo anche in teatri come quello siriano dove Erdogan e i suoi hanno tirato dritto dopo la caduta di Bashar al-Assad contribuendo a riplasmare il Paese, è pur vero che negli spazi di convergenza ciò renda Ankara un partner degno di nota. La Difesa lo conferma. Dei turchi si potrà avere una visione negativa o ambigua, ma non si potrà mai fare a meno. Leonardo l’ha capito. E con patti chiari, la convergenza potrebbe creare ricadute interessanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/leonardo-baykar-ovvero-parte-dalla-difesa-la-relazione-inevitabile-tra-italia-e-turchia.html">Leonardo-Baykar, ovvero: parte dalla Difesa la relazione inevitabile tra Italia e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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