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Putin diventato pazzo e continua a uccidere un sacco di gente, Zelensky non fa il bene dell’Ucraina e tutto ciò che dice crea problemi. Questa non è la mia guerra, non mi piace e sarà bene che finisca. Donald Trump, quando vuole, sa essere sintetico e chiaro e il suo ultimo post non lascia spazio al dubbio: il presidente Usa è stufo delle manovre tattiche di Mosca e Kiev, del loro accettare a parole e rifiutare nei fatti qualunque ipotesi di compromesso che possa far intuire una soluzione alternativa alla guerra, e minaccia di chiamarsi fuori, lasciando Ucraina e Russia (e l’Europa) alla loro guerra.

Trump prova a far pesare un’indubbia realtà: gli Stati Uniti sono l’unico attore che può imprimere una svolta a questo sanguinoso stallo. È impossibile, nell’attuale situazione, che mostrino improvvisa ragionevolezza Vladimir Putin o Volodymyr Zelensky, per le infinite ragioni di cui abbiamo già parlato molte volte. Sopra tutte, la più banale: quando parlano di pace, Putin e Zelensky intendono cose completamente diverse. L’uno la neutralità e il disarmo dell’Ucraina, oltre alla conservazione dei territori fin qui conquistati. L’altro la ritirata almeno parziale della Russia. E quando le delegazioni dei due Paesi si ritrovano per provare a discutere, come è successo qualche settimana fa a Istanbul, si scontrano con una triste realtà: i temi sono gli stessi del 2022, quelli dei primi colloqui in Bielorussia e poi in Turchia. Con una grande differenza: allora sarebbe stato meno difficile accordarsi, i danni all’Ucraina erano assai più ridotti, le pretese russe inferiori. E da questo punto di vista le responsabilità di Joe Biden e dei leader europei, convinti sostenitori della teoria “la Russia va sconfitta sul campo”, sono notevoli. Soprattutto quelle degli europei: chi ha un incendio in casa per prima cosa prova a spegnere le fiamme, non a cercare di punire il colpevole.

Comunque sia, data l’aggressione russa del 2022, la reazione ucraina, la situazione che si è sviluppata in questi tre anni di guerra e il quadro complicatissimo che questi fattori hanno generato, è più che comprensibile la frustrazione di Trump. Che certo non è un idealista ma ha buoni motivi per voler uscire da questo cruento pasticcio. Intanto, l’Ucraina non è strategica per la Casa Bianca: lo è la Romania, lo sono Finlandia e Svezia, la Polonia, ovviamente la Germania, ma non l’Ucraina. Poi gli Usa sono oggi impegnati su molti, troppi fronti: il confronto politico-economico con Ue e Cina, la guerra di Gaza, la trattativa sul nucleare con l’Iran (e relativa sete di guerra di Israele), Taiwan, la Siria di Al-Jolani con la partecipazione della Turchia di Erdogan… chi più ne ha più ne metta. Incluso il malcelato desiderio di provare a distrarre la Russia dall’alleanza con la Cina generata dalla rottura dei rapporti con l’Occidente, fattore che oggi complica non poco le mosse americane sulla scacchiera globale.

Un buco nero nel cuore dell’Europa

Però… Nelle esternazioni di Trump c’è un però: gli Usa possono davvero disimpegnarsi dal fronte ucraino? Possono davvero lavarsi le mani di quanto succede nel baricentro d’Europa? Non è la prima volta che Trump minaccia di abbandonare Russia e Ucraina al loro destino e rischia di diventare una volta di troppo. In fondo per gli Usa sarebbe facile passare dalle parole ai fatti. Per mettere in crisi la resistenza ucraina basterebbe chiudere i canali delle informazioni di intelligence e chiede a Elon Musk di spegnere la rete dei satelliti Starlink, vitale nella lotta quotidiana contro i russi. E per quanto riguarda la Russia, gli Usa potrebbero aggregarsi agli europei e al G7 e incentivare la politica sanzionatoria. La Casa Bianca, invece, fa l’esatto contrario: continua ad assistere l’Ucraina e rifiuta di sanzionare la Russia.

Viene quindi il dubbio che anche Trump e i suoi commettano un errore di valutazione, che potrebbe essere rivelato da quel passo in cui il Presidente scrive che “ho sempre detto che lui (Putin, n.d.r.) vuole prendersi tutta l’Ucraina, non solo un pezzo… ma se proverà a farlo provocherà il crollo della Russia”. Ma non è così, e non era così nel 2022. Allora Putin tentò una specie di guerra lampo per provocare la fuga di Zelensky (che politicamente e umanamente prese la sua decisione più grande, quella di restare) e la nascita a Kiev di un regime filorusso. Ma da più di un anno è riuscito a trasformare la guerra di movimento in guerra di attrito e si dedica a logorare la società ucraina, passo dopo passo, mattone dopo mattone, villaggio dopo villaggio, aspettando che entri in una crisi fatale. Per farlo non ha bisogno di “prendersi tutta l’Uraina”, anzi: meglio di no.

Trump può restare indifferente di fronte al rischio che nel cuore dell’Europa si apra un buco nero che finora è stato tappato, appunto, dall’assistenza militare e finanziaria dei Paesi occidentali? Che tutto il potere di deterrenza dell’Occidente e della Nato vada a farsi benedire? Cosa che, tra l’altro, potrebbe spingere l’Europa a immaginare sul serio un sistema proprio di Difesa, non quella presa in giro del RearmEurope? Anche per Trump, quindi, arriverà il momento di prendere qualche decisione concreta. O troverà il modo di offrire a Russia e Ucraina incentivi così importanti da spingerle ad accettare un compromesso (perché senza rinunce reciproche non vi può essere accordo), o dovrà schierarsi contro la Russia, con tutte le conseguenze del caso.

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