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Come delle fenici, i Tornado radiati dalla Royal Air Force diverranno parte dei futuri caccia Tempest costruiti tramite il Global Combat Air Program? Il ministero della Difesa di Londra, che sostiene il progetto congiunto con Italia e Giappone per il caccia di sesta generazione destinato a decollare nel prossimo decennio pensa a come utilizzare gli aerei non più in servizio come potenziale fonte di materiali strategici la cui carenza può rappresentare un vulnus al programma di sviluppo della nuova piattaforma aeronautica.

“Tornado 2 Tempest”, l’economia circolare della Difesa

Il progetto “Tornado 2 Tempest” è stato varato da Defence Equipment & Support, società in-house di servizi controllata dal dicastero di Whitehall, guidato dal laburista John Healey nel governo di Keir Starmer. L’obiettivo del programma è generare una virtuosa economia circolare nel contesto del rafforzamento delle catene di fornitura all’industria della Difesa, fare economia e garantire un risparmio di materie prime critiche il cui costo e il cui approvvigionamento creano potenzialmente problematicità e colli di bottiglia. Per un Paese post-industriale come il Regno Unito, inoltre, significa mettere a sistema l’efficienza scientifica e tecnologica, campi in cui Londra sa performare meglio rispetto alla manifattura hard.

Il Tornado, prodotto dal consorzio Panavia, è stato per quarant’anni il principale caccia della Raf fino al ritiro dal servizio nel 2019. Gli esemplari del longevo velivolo in servizio nel Regno Unito sono stati in larga parte destinati alla demolizione, salvo poche unità concesse a musei o organizzatori di air show. Già negli ultimi anni i caccia britannici hanno servito da fonte per un riuso orientato al recupero di parti del Tornado della Raf: nel contesto della fornitura all’Ucraina di missili Scalp o Storm Shadow i piloni alari di molti Tornado sono stati dati a Kiev e adattati ai Sukhoi Su-24 per permetter loro di montare i vettori usati per attacchi in profondità contro le formazioni russe. Ora si aggiunge una componente ingegneristica e produttiva di tutto rispetto.

Il caso del titanio

Un esempio di filiera in cui il Tornado può diventare una “miniera” per i futuri Tempest è quella del titanio. Come ricorda The Avionist, nel quadro del progettoTornado 2 Tempest” una sperimentazione è già stata fatta: “pale del compressore del motore a reazione Tornado che contengono titanio sono state pulite, atomizzate e riciclate in un cono anteriore e nuove pale del compressore per Orpheus”, il concept di piccolo motore della Rolls-Royce che fa parte del programma Future Combat Air System/Gcap.

Il portale Aerospace Testing ritiene che “il programma di riciclaggio consentirà di risparmiare sui costi, ridurre la dipendenza dalle catene di fornitura globali di metalli critici e di alto valore e produrre componenti più leggeri, più resistenti e più durevoli di quelli realizzati con tecniche di forgiatura tradizionali”. Su queste colonne, nell’aprile scorso Gian Marco Boellisi faceva notare che negli Stati Uniti proprio la filiera del titanio era ritenuta problematica per la realizzazione dei caccia F-35. Nel 2023 il Regno Unito è risultato il quarto importatore mondiale di titanio e dopo Stati Uniti, Francia e Giappone i principali fornitori del mercato nazionale sono state la Cina e…la Russia, incredibilmente esente dalle sanzioni e che continuava a fornire questo metallo a un Paese rivale.

Nell’ottica delle politiche di economia della sicurezza” (Securenomics) anche la circolarità può essere una soluzione innovativa per governare le filiere critiche dell’industria della Difesa. Il Regno Unito fa scuola. Potranno, probabilmente, seguire Paesi dall’innovativa e più radicata base manifatturiera come Italia e Giappone? Non è da escludere.

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