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	<title>Giuseppe Perrone Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 02 May 2019 15:20:17 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Giuseppe Perrone Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il grande gioco della Farnesina Ecco cosa si sta muovendo a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2018 06:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1007" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081-1024x687.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Una partita a scacchi dove si è deciso di rompere un equilibrio che da mesi creava molti grattacapi alla diplomazia italiana. Si può riassumere così la nomina di Giuseppe Maria Buccino Grimaldi quale nuovo ambasciatore a Tripoli. La diatriba sul nuovo numero uno della missione diplomatica italiana in Libia nasce lo scorso 10 agosto con il richiamo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/grande-gioco-farnesina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/grande-gioco-farnesina.html">Il grande gioco della Farnesina Ecco cosa si sta muovendo a Roma</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1007" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LAPRESSE_20181217192853_28019081-1024x687.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Una partita a scacchi dove si è deciso di rompere un equilibrio che da mesi creava molti grattacapi alla diplomazia italiana. Si può riassumere così la nomina di <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-ecco-chi-e-il-nuovo-ambasciatore-italiano/">Giuseppe Maria Buccino Grimaldi</a> quale nuovo ambasciatore a Tripoli. La diatriba sul nuovo numero uno della missione diplomatica italiana in Libia nasce lo scorso 10 agosto con il richiamo di <strong>Giuseppe Perrone</strong>. L&#8217;ambasciatore, dopo alcune dichiarazioni rese ad una tv libica, inizia ad essere considerato &#8220;persona non gradita&#8221; da<strong> Khalifa Haftar</strong> e dal parlamento di Tobruk. Anche nella stessa Tripoli emergono alcune rimostranze alle dichiarazioni di Perrone, per cui la Farnesina lo richiama a Roma. Ufficialmente per motivi di sicurezza.</p>
<p>Nel frattempo nella capitale libica iniziano furiosi scontri, la situazione torna nuovamente in una fase di stallo sia diplomatico che militare. L&#8217;Italia prova intanto a ritagliarsi uno spazio sempre maggiore nella sua ex colonia, iniziando una strategia cosiddetta &#8220;inclusiva&#8221; che mira al dialogo anche con Haftar e non solo con le autorità di Tripoli.</p>
<p>Roma riesce a mettere in piedi il vertice di Palermo, ma rimane in ballo anche una grave anomalia: <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/perrone-libia-italia/">l&#8217;Italia è senza rappresentante in Libia</a>. Sia da Tripoli che da Bengasi questa è una circostanza che viene fatta presente al governo di <strong>Giuseppe Conte</strong>. Nel frattempo la polemica sembra placarsi. Lo stesso generale Haftar, che ha avviato le rimostranze come Perrone, afferma che l&#8217;ambasciatore non è più persona non gradita.</p>
<p>Da ambienti vicini all&#8217;uomo forte della Cirenaica trapela come, al contrario, Perrone viene visto adesso come l&#8217;unico in grado di poter mediare. La commissione Difesa del parlamento di Tobruk giudica l&#8217;ambasciatore italiano in maniera molto positiva, riconoscendogli il fatto di aver intuito l’importanza dell’unificazione dell’esercito libico. Circostanza questa su cui punta molto Haftar. Ed il generale, come dichiarato da alcuni deputati libici, avrebbe dato per certo un imminente reintegro di Perrone a Tripoli.</p>
<p>Il ritorno di Perrone in Libia, dopo il vertice di Palermo e l&#8217;incontro tra Conte ed Haftar, sembra cosa fatta. E invece mercoledì pomeriggio arriva l’ufficialità di un altro ritorno, quasi del tutto inatteso: quello di Buccino Grimaldi.</p>
<p>Il braccio di ferro nel governo italiano</p>
<p>Cosa è successo in questo frangente dunque? Come si legge su <em>La Stampa</em>, la non decisione dei mesi precedenti su Perrone è figlia di un braccio di ferro interno al governo. Salvini preme per il ritorno di Perrone, il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi invece vuole un’altra figura. Il titolare della Farnesina, in particolare, vorrebbe giocarsi le sue chance di incidere sul dossier libico. E Perrone viene visto troppo vicino al segretario leghista, che già è riuscito a mettere lo zampino sul rinnovo dei vertici della sicurezza.</p>

<p>Ma non solo: <strong>Enzo Moavero Milanesi</strong> sarebbe tra i papabili per avere un posto nella prossima commissione europea. Lo si vocifera da giorni ed il fatto che, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13410333/matteo-salvini-blitz-ambasciatore-libia-moavero-vendetta-leghista.html">come scritto su <em>Libero</em></a>, i deputati leghisti &#8220;giurano vendetta&#8221; promettendo il vero sul suo nome, lo confermerebbe. Buccino, all&#8217;interno della Farnesina, dal 2015 è direttore generale per l&#8217;Unione Europea. Dunque una personalità ben conosciuta a Bruxelles, la sua potrebbe essere una nomina volta a far aumentare le quotazioni dello stesso Moavero all&#8217;interno delle istituzioni comunitarie.</p>
<p>La nomina di Buccino inoltre, è avvenuta in un consiglio dei ministri dove Salvini è assente. Mentre a Palazzo Chigi approvano il rientro di Buccino a Tripoli, il segretario leghista visita i tunnel di Hezbollah in <strong>Israele</strong>. E pronuncia, soprattutto, le considerazioni sul partito sciita libanese che creano un certo imbarazzo a Roma per via della presenza italiana nel sud del paese dei cedri.</p>
<p>Piccoli dettagli che spingono a credere che Moavero, mercoledì pomeriggio, ha voluto <strong>forzare i tempi</strong> e togliere l&#8217;anomalia di un&#8217;Italia senza ambasciatore a Tripoli. E nel frattempo spedire, con nomina avvenuta all&#8217;interno dello stesso consiglio dei ministri, Perrone a Teheran. Scelte e nomine che si incrociano, in pomeriggi dove i principali protagonisti dello scenario politico italiano hanno provato, chi vincendo e chi perdendo, di muovere repentinamente le proprie pedine.</p>
<p>Come cambia la partita in Libia</p>
<p>La scelta di un ambasciatore non è mai priva di conseguenze internazionali. Innanzitutto sulle relazioni con il Paese in cui opererà il diplomatico. Ma ci sono anche delle evidenti ripercussioni sui rapporti con tutti gli Stati coinvolti in un determinato Paese o in una specifica crisi, quale può essere appunto la transizione libica o il programma nucleare iraniano.</p>
<p>La scelta di Buccino in Libia così come di Perrone in Iran è <strong>un segnale importante</strong> non solo dal punto di vista interno, ma anche internazionale. Come spiegato in precedenza, un ambasciatore rappresenta prima di tutto un&#8217;agenda politica interna. Di conseguenza, rappresenta anche il programma che vuole avere un determinato governo nei rapporti con le varie parti interessate a quel Paese. E Tripoli e Teheran, in questo momento storico, sono forse le due capitali più complicate per i <strong>rapporti di forza</strong> fra fazioni interne e potenza esterne.</p>
<p>La designazione di Buccino a Tripoli è innanzitutto una scelta che va in una direzione non particolarmente affine a quanto previsto da Conte e da Salvini. Il che significa che questa designazione ha già una sua connotazione di rottura rispetto agli schemi costruiti dall&#8217;esecutivo giallo-verde. Il ritorno in Libia di un uomo come Buccino, già presente a Tripoli nella fase post-caduta di Muhammar Gheddafi, è un segnale chiaro da parte della Farnesina.</p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone wp-image-61704 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" width="634" height="134" /></a></p>
<p>L&#8217;idea è che agli Esteri non abbiano voluto marcare troppo la differenza rospetto ai predecessori. C&#8217;è un segnale di continuità con gli anni della <strong>guerra civile</strong> che contraddice per certi versi quanto fatto in questi mesi da Conte sul fronte libico. E soprattutto, che non abbiano voluto inviare un segnale di sfida nei confronti dei partner europei. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/tripoli-perrone-macron-moavero/">Perrone non piaceva alla Francia</a>, nostra potenza rivale in Nord Africa. E almeno in una prima fase, il fatto che non piacesse ad Haftar era anche il segnale di come Parigi avesse ancora un peso fondamentale nelle scelte del Maresciallo libico.</p>
<p>La nomina quindi non può essere considerata un ritorno alle origini, ma sicuramente un messaggio di ricomposizione delle forti divergenze con Parigi sulla Libia. Buccino è un uomo profondamente legato a Tripoli. Tanto è vero che il deputato<strong> Al Saidi</strong>, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-da-tobruk-reazioni-negative-alla-nomina-di-buccino/">ai nostri microfoni</a>, arriva anche a mettere in discussione i rapporti tra l&#8217;est della Libia e Roma.</p>
<p>Una doccia fredda che significa un riassestamento a Occidente, sia in Libia che nel mondo? Non del tutto. Ma significa un riequilibrio dei rapporti fra Roma e le diverse fazioni e potenze a esse legate. Lo scontro con la <strong>Francia</strong>, che aveva in Perrone uno dei grandi nodi da sciogliere, si è appianato. E da Washington probabilmente è arrivato il placet. Perché <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/stati-uniti-libia-trump/">alla Casa Bianca non è mai piaciuto l&#8217;eccessivo scontro fra Roma e Parigi</a>, visto che avrebbe leso la strategia americana, da sempre improntata a un mantenimento di una sorta di caos controllato. Con la Russia a guardare interessata ai rapporti strategici con l&#8217;Italia in Libia, specialmente sul fronte del gas.</p>
<p>La partita di Perrone in Iran</p>
<p>Se la scelta di Buccino appare una decisione di Moavero per riprendere il controllo della Libia da parte degli Esteri evitando uno scontro con la Francia e con l&#8217;Unione europea, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/perrone-iran-ambasciatore/">la designazione di Perrone in Iran</a> appare altrettanto interessante. Perrone è un esperto di Africa settentrionale e Medio Oriente. Ha seguito i principali dossier mediorientali da quando ha iniziato la carriera diplomatica. E sia negli <strong>Stati Uniti</strong> (all&#8217;interno dell&#8217;ambasciata italiana) che in Italia negli uffici della Presidenza della Repubblica, ha approfondito e gestito molti affari che riguardano le aree di crisi nella regione fra Africa, Asia ed Europa.</p>
<p>Un&#8217;esperienza che servirà tantissimo in un contesto complesso e molto articolato come quello dell&#8217;attuale Iran, visto che l&#8217;Italia si ritrova a essere partner importantissimo di Teheran in Europa, ma anche alleato strategico degli Stati Uniti. E le due cose, con l&#8217;avvento di <strong>Donald Trump</strong>, contrastano in maniera totale. Lo hanno dimostrato anche le ultime parole dell&#8217;inviato Usa <strong>Brian Hook</strong> sull&#8217;Italia e sull&#8217;esenzione dal rispetto delle sanzioni.</p>

<p>&#8220;Abbiamo concesso alcuni waiver e il prezzo del petrolio è sceso. Noi pensiamo che nel 2019 l&#8217;offerta supererà la domanda. Ciò ci mette in una posizione molto migliore per accelerare la strada verso zero importazioni di greggio iraniano. L&#8217;80% dei ricavi del regime viene dalle esportazioni di petrolio. Se vuoi essere serio nella deterrenza di questo Stato, primo sponsor mondiale del terrorismo, devi colpire i soldi, e ciò significa il greggio&#8221;, <a href="https://www.lastampa.it/2018/12/14/esteri/washington-avverte-sanzioni-alliran-lesenzione-italiana-non-sar-rinnovata-5wErw5TI0VNsxYV28xMCCI/premium.html">ha spiegato Hook a <em>La Stampa</em></a>. Che poi ha aggiunto: &#8220;Nel prossimo futuro vedremo meno petrolio sul mercato, e non intendiamo offrire esenzioni, perché è molto importante negare al regime le risorse che usa per destabilizzare il Medio Oriente, e mettere pressione affinché torni al tavolo negoziale per ottenere un nuovo accordo migliore&#8221;.</p>
<p>Quindi Perrone si trova in questo pericoloso scontro fra interessi nazionali. Da una parte l&#8217;asse con gli Stati Uniti, dall&#8217;altra la salvaguardia degli interessi economici, imprenditoriali e politici che legano Roma a Teheran. E il fatto che esista un legame quantomeno politico fra Perrone e Salvini, che ultimamente ha mostrato una profonda sinergia con Trump e<strong> Benjamin Netanyahu</strong>, potrebbe anche voler dire che la Farnesina ha voluto mandare in Iran un uomo che conosce il Medio Oriente, che sa gestire le crisi, che sa mediare, ma che conosce bene soprattutto le dinamiche della strategia americana nella regione.</p>
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		<item>
		<title>Dalla Libia al nucleare iraniano L&#8217;Italia manda Perrone a Teheran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perrone-iran-ambasciatore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 17:08:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1011" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Da Tripoli a Teheran, Giuseppe Perrone non è un diplomatico dai dossier semplici. L&#8217;ex ambasciatore italiano in Libia, finito al centro di un intricato affaire diplomatico fra le diverse fazioni libiche ma anche fra le varie potenze coinvolte nel conflitto e gli interessi della Farnesina, è rimasto fermo in Italia per troppo tempo. E adesso, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perrone-iran-ambasciatore.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1011" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180418110400_26201174-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.huffingtonpost.it/2018/12/12/litalia-colma-il-vuoto-diplomatico-buccino-ambasciatore-in-libia-perrone-va-in-iran_a_23616480/">Da Tripoli a Teheran</a>, <strong>Giuseppe Perrone</strong> non è un diplomatico dai dossier semplici. L&#8217;ex ambasciatore italiano in Libia, finito al centro di un intricato <em>affaire</em> diplomatico fra le diverse fazioni libiche ma anche fra le varie potenze coinvolte nel conflitto e gli interessi della Farnesina, è rimasto fermo in Italia per troppo tempo. E adesso, con <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-ecco-chi-e-il-nuovo-ambasciatore-italiano">la nomina di Buccino a Tripoli</a>, Perrone sarà mandato in Iran, in attesa del <em>placet</em> del governo della Repubblica islamica.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>

<p>Se a Tripoli il lavoro non era per niente semplice, a Teheran il lavoro sarà diverso ma non per questo meno complesso. L&#8217;Italia si trova al centro di un intricato gioco di equilibrio in cui deve rendere conto agli Stati Uniti dell&#8217;alleato <strong>Donald Trump</strong> del rispetto delle sanzioni per quanto riguarda il programma nucleare. Dall&#8217;altro lato, quale uno dei principali partner europei dell&#8217;Iran, l&#8217;Italia ha tutto l&#8217;interesse a evitare che le tensioni fra la Repubblica islamica e gli Stati Uniti vadano a colpire le nostre imprese e gli interessi economici e strategici che legano Roma a Teheran.</p>
<p>La sfida di Perrone sarà quindi estremamente delicata. Anche perché, se in Libia la strategia italiana è cambiata nel corso degli ultimi mesi anche grazie all&#8217;asse con Russia e Stati Uniti, nei confronti dell&#8217;Iran la partita vede Mosca e Washington su terreni del tutto contrapposti. E sul fronte delle sanzioni, Trump, per quanto abbia fatto in modo che l&#8217;Italia ottenesse un&#8217;esenzione dall&#8217;embargo, non sembra intenzionato ad arretrare. Gli interessi strategici dell&#8217;Iran contrastano apertamente con quelli degli <strong>Stati Uniti</strong> e dei due principali alleati di Washington in Medio Oriente: Israele e Arabia Saudita. Quindi, se in Libia l&#8217;interesse Usa è stato sempre quello di riuscire a compattare la linea su quella delle Nazioni Unite, sul fronte iraniano lo scontro, almeno per ora, è totale.</p>

<p>L&#8217;Italia, giocando da equilibrista, non ha un compito facie. E Perrone, per la lunga esperienza negli Stati Uniti così come nel mondo arabo, nordafricano e mediorientale, è sembrato la persona più adatta per occuparsi del dossier Iran. La sua carriera, del resto, parla da sé. Iniziata la carriera diplomatica nel 1990, Perrone, fra i suoi primi incarichi, ha avuto quello di servizio presso l&#8217;ambasciata d&#8217;Italia in <strong>Algeria</strong>. Anche in quell&#8217;occasione, la situazione non era affatto semplice: arrivato durante la transizione verso la democrazia e nel periodo del terrorismo, il diplomatico italiano è stato ad Algeri in una delle fasi più complicate della storia recente algerina.</p>
<p>L’Italia non può prescindere dalla Libia. E noi vogliamo tornare sul campo per raccontarvi la nostra sfida. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/">Scopri come sostenerci</a></p>

<p>Dopo l&#8217;esperienza in Algeria, inizia la carriera negli Stati Uniti e questo rapporto costante fra Usa e Medio Oriente. Nella seconda metà degli ani Novanta, lavora a Washington presso l&#8217;ambasciata italiana per i rapporti fra i due Paesi nell&#8217;ambito della cultura. Poi rientra alla <strong>Farnesina</strong>, quindi passa alla presidenza della Repubblica per curare i principali dossier su Medio Oriente e Africa settentrionale. Dopo la parentesi italiana, torna a Washington nel 2006 per guidare l&#8217;<strong>Ufficio politico dell&#8217;ambasciata d&#8217;Italia</strong>, e nel 201 viene nominato console generale d&#8217;Italia a Los Angeles. Nel 2014 Perrone rientra a Roma come vice direttore generale per gli Affari politici con l&#8217;incarico di direttore centrale per il Mediterraneo ed il Medio Oriente. Infine, l&#8217;arrivo a Tripoli e la storia a tutti nota.</p>
<p>Ora <strong>Teheran</strong>. E in questo caso, sicuramente avranno importanza anche i rapporti instaurati da Perrone in America. Perché questa volta l&#8217;interesse dell&#8217;amministrazione americana non è evitare che qualche altra potenza prenda il sopravvento. L&#8217;obiettivo di Trump è molto più profondo, articolato e di rottura. E per questo servirà tutta la capacità di dialogo mostrata dall&#8217;ambasciatore quando era a Tripoli. Non ci saranno le fazioni libiche, ma ci sono sempre gli Stati Uniti e soprattutto poteri interni alla Repubblica in grado di decidere i destini dei rapporti fra Italia e Iran. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perrone-iran-ambasciatore.html">Dalla Libia al nucleare iraniano L&#8217;Italia manda Perrone a Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Libia l&#8217;Italia ha un problema:  il destino del nostro ambasciatore</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perrone-libia-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 15:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2663" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Per l&#8217;Italia in Libia ci sono ancora molti punti interrogativi e ancora nodi da sciogliere. Il primo, ed è fondamentale, è il ruolo dell&#8217;ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, che da più di tre mesi ha lasciato la Libia. E che ancora non ha fatto ritorno. Durante il question time al Senato, il ministro Enzo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perrone-libia-italia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2663" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/libia-ok-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>Per l&#8217;<strong>Italia</strong> in <strong>Libia</strong> ci sono ancora molti punti interrogativi e ancora nodi da sciogliere. Il primo, ed è fondamentale, è <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2018/08/06/news/nellambasciata-che-scotta-208889/">il ruolo dell&#8217;ambasciatore italiano a Tripoli</a>, <strong>Giuseppe Perrone</strong>, che da più di tre mesi ha lasciato la Libia. E che ancora non ha fatto ritorno.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
<p>Durante il question time al Senato, il ministro <strong>Enzo Moavero Milanesi</strong> ha detto che il diplomatico italiano, fondamentale per le nostre trame libiche, non è tornato a Tripoli per i &#8220;grandissimi rischi per la sua sicurezza&#8221;. Tuttavia, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/11/29/libia-moavero-questione-ambasciatore-va-risolta-in-tempi-rapidi-pn_20181129_00135/">il ministro ha anche affermato</a> che &#8220;il governo intende assicurare la presenza del capo missione all&#8217;ambasciata italiana a Tripoli nei tempi più rapidi&#8221;, perché &#8220;la questione è urgente e non più differibile&#8221;. A questo proposito, Moavero ha detto che si stanno &#8220;già facendo opportune valutazioni per assumere una decisione&#8221;.</p>
<p>Una decisione che non può essere differita. Ma la domanda sorge spontanea: cosa intende decidere la Farnesina? Moavero, al Senato, ha detto che Perrone &#8220;non ha partecipato alla conferenza sulla Libia a Palermo&#8221; ma che &#8220;le analisi che ha svolto hanno fornito un contributo importante per la preparazione&#8221; della conferenza siciliana. Ma al netto di queste parole di cortesia, è ormai chiaro che quello che si sta consumando sul fronte libico è un vero e proprio scontro all&#8217;interno della diplomazia italiana.</p>

<p>Secondo diverse fonti, Moavero non sembra intenzionato a confermare l&#8217;ambasciatore a Tripoli. E questo può essere un colpo durissimo nei confronti non solo della nostra strategia, vista l&#8217;importanza del diplomatico in Libia, ma anche una mossa che inciderebbe notevolmente nei <strong>rapporti di forza</strong> all&#8217;interno della diplomazia italiana e dello stesso governo di Giuseppe Conte.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tripoli-perrone-macron-moavero/">Come scrivevamo su questa testata</a>, di recente sembra che il ministro degli Esteri abbia preso completamente in mano il dossier Libia e abbia intenzione di monitorarlo lui stesso, senza intermediari o uomini in grado di ledere la leadership del capo della Farnesina. Fonti della Lega, citate dal quotidianità <em>La Verità</em>, confermavano che è quasi impossibile &#8220;che Perrone torni in Libia, soprattutto dopo che il dossier è passato nelle mani di Moavero Milanesi, che ha evitato le intromissioni del ministro dell’ Interno<strong> Matteo Salvini</strong>, il quale aveva nell&#8217;ambasciatore il tramite con Tripoli&#8221;.</p>
<p>Il sospetto della Lega è che Moavero stia giocando una partita molto più ampia, in cui l&#8217;obiettivo non è solo quello di prendere in mano il dossier sulla crisi libica, ma anche giocare un altro tipo di partiti in ambito europeo. Perrone poteva e può essere una personalità utilissima ma scomoda al ministro degli Esteri.</p>
<p>E non è un mistero che fra l&#8217;attuale capo della diplomazia italiana e il ministro dell&#8217;Interno non corra buon sangue. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/picchi-lega-global-compact/">L&#8217;ha dimostrato anche lo scontro sul Global Compact</a>, con Moavero che si era dimostrato possibilista sulla firma del governo italiano al patto delle <strong>Nazioni Unite</strong>, mentre la Lega ha da subito posto un limite invalicabile chiedendo quantomeno il passaggio in Parlamento. Questo scontro si sta palesando anche sul fronte di Tripoli. Dove però il governo deve anche scontrarsi con attori esterni e con diverse potenze che vogliono escludere l&#8217;Italia dai giochi: soprattutto la Francia.</p>

<p>Ed è proprio a Parigi che bisogna volgere lo sguardo per comprendere anche la permanenza di Perrone a Roma. Il vertice dell&#8217;ambasciata a Tripoli era stato fatto rientrare in Italia nel momento in cui <strong>Khalifa Haftar</strong> aveva detto che non era più persona gradita.</p>
<p>Il motivo è che l&#8217;ambasciatore italiano aveva manifestato le sue perplessità riguardo le elezioni da tenersi in Libia. Perrone aveva detto quello che avevano sostenuto anche <strong>Elisabetta Trenta</strong> e Salvini, che era impossibile tenere delle elezioni nel Paese fino a una stabilizzazione completa. Un&#8217;idea che aveva ricevuto la secca risposta di Haftar e di altre milizie e istituzioni legate al maresciallo tanto che il diplomatico italiano era stato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-08-14/giuseppe-perrone-l-ambasciatore-libia-dichiarato-persona-non-gradita-haftar-095232.shtml?uuid=AEp8xyaF">definito &#8220;persona non gradita&#8221;</a>.</p>
<p> La Libia è fondamentale per la sicurezza dell’Italia. <br />Vogliamo raccontare ciò che sta succedendo. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" target="_blank">Scopri come sostenerci</a></p>
<p>Quelle parole dell&#8217;ambasciatore in Libia erano non solo sgradite ad Haftar, ma anche all&#8217;alleato europeo del generale libico: <strong>Emmanuel Macron</strong>. Il presidente francese ha sempre avuto come obiettivo quello di andare al voto il prima possibile per sfruttarle a suo vantaggio. Non solo per mostrarsi la potenza &#8220;benefattrice&#8221; in Libia, ma anche per riuscire a confermare la sua rete di influenze attraverso i parlamentari eletti. Le Nazioni Unite e altre potenze hanno bocciato l&#8217;idea. Ma gli alleati di Parigi non l&#8217;hanno presa bene. Anche quelli presenti in Italia.</p>

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		<title>Adesso dietro il caos in Libia inizia la guerra dei servizi segreti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-servizi-italiani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 11:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="639" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1409835523-libia-miliziani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1409835523-libia-miliziani.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1409835523-libia-miliziani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1409835523-libia-miliziani-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Chi sono gli uomini dell&#8217;Italia per gestire la crisi in Libia? La domanda comincia a circolare insistentemente negli uffici del governo: perché adesso, con Tripoli sotto la scure dei miliziani, Fayez Al Sarraj indebolito e Khalifa Haftar che muove le truppe, l&#8217;Italia rischia di essere priva dei suoi uomini più esperti. Come ricorda Stefano Feltri &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-servizi-italiani.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="639" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1409835523-libia-miliziani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1409835523-libia-miliziani.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1409835523-libia-miliziani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/1409835523-libia-miliziani-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p>Chi sono gli uomini dell&#8217;Italia per gestire la crisi in <strong>Libia</strong>? La domanda comincia a circolare insistentemente negli uffici del governo: perché adesso, con Tripoli sotto la scure dei miliziani, Fayez Al Sarraj indebolito e Khalifa Haftar che muove le truppe, l&#8217;Italia rischia di essere priva dei suoi uomini più esperti.</p>
<p>Come ricorda Stefano Feltri per <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/lintelligence-e-lambasciata-doppio-vuoto-italiano-in-libia/">Il Fatto Quotidiano</a></em>, la questione è particolarmente delicata. L&#8217;ambasciatore <strong>Giuseppe Perrone</strong>, uno degli uomini più esperti in Italia di Libia e uno dei pochissimi ambasciatori rimasto sempre attivo a Tripoli, è ancora ufficialmente in ferie. Non è più tornato in Libia e non sembra destinato a mettere di nuovo piede in territorio libico. E intanto, c&#8217;è stallo anche sull&#8217;avvicendamento del capo del servizio segreto estero (Aise), <strong>Alberto Manenti</strong>, e del capo del coordinamento dell&#8217;intelligence, <strong>Alessandro Pansa</strong>.</p>
<p>Questo valzer di nomine, sostituzioni e ferie rischia quindi di creare un vuoto particolarmente delicato in una delle fasi più convulse della crisi libica. Il ministro dell&#8217;Interno <strong>Matteo Salvini</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/07/09/salvini-libia-servizi-aise-aisi-trenta/221738/">aveva deciso la sostituzione</a> dei due vertici dei servizi dopo che il governo Gentiloni aveva prorogato le scadenze dei loro incarichi. Una scelta andava fatta. Ma le tempistiche non aiutano ed è per questo che la decisione del vicepremier leghista sembra abbia creato uno stallo fra Lega e Movimento Cinque Stelle. Uno stallo che il governo pare abbia scelto di superare con una scelta estrema di <strong>Giuseppe Conte</strong>: continuare con Manenti all&#8217;Aise.</p>

<p>L&#8217;uomo dei servizi è un attore fondamentale nello scacchiere libico e nei rapporti fra Roma, Tripoli e Tobruk. Molto vicino al presidente Sergio Mattarella e incaricato da Marco Minniti a occuparsi del dossier libico, è uno degli uomini con maggiori contatti in Libia, Paese che conosce perfettamente dalla nascita, avendo i suoi natali a Tarhuna, in Tripolitania.</p>
<p>In questi anni, per il particolare ruolo di capo dell&#8217;Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, ha mantenuto contatti non solo con Sarraj, ma anche con Haftar. E in una fase in cui in Libia nessuno sa che fine farà Sarraj né se il generale Haftar possa assumere la leadership del Paese, avere un uomo che conosce entrambi gli schieramenti ed è apprezzato, aiuta e non poco a tessere la trama per ricucire i rapporti con tutte le fazioni.</p>
<p>Come scrive <em>Il Fatto</em>, &#8220;il predestinato a prendere il suo posto è il suo vice, il generale<strong> Giovanni Caravelli</strong>, anche lui attivo sul dossier Libia&#8221; e a cui Manenti ha affidato la direzione operativa sul campo. Ma non è detto che sia lui a prendere il suo posto. Per adesso c&#8217;è una sorta di &#8220;pausa di riflessione&#8221;, come confermato dalle indiscrezioni riguardo le scelte di Conte. E il dossier libico potrebbe essere particolarmente importante per capire il futuro della guida dell&#8217;Aise.</p>

<p>Garavelli non appare però più certo del suo futuro. E la sua nomina potrebbe essere messa in discussione proprio dai problemi con alcune fazioni libiche ma anche, come scrive <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://espresso.repubblica.it/inchieste/2018/09/17/news/007-la-libia-non-puo-attendere-1.326994">L&#8217;Espresso</a></em>, da alcuni scontri interni all&#8217;intelligence, in particolare da quei segmenti che non apprezzano la strategia seguita dai servizi italiani fino ad ora per quanto riguarda il dossier Libia.</p>
<p>Lo stallo di certo non aiuta a chiarire la strategia italiana. Roma si trova a dover affrontare una situazione particolarmente complessa e si ritrova senza certezze sugli uomini-chiave per la Libia. In questo momento, il governo è impegnato a tessere una rete di contatti e accordi diplomatici che freni le ambizioni di Emmanuel Macron. E la questione non è affatto scontata. Il ministro<strong> Enzo Moavero Milanesi</strong> <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-italia-haftar/">è andato a Bengasi</a> ad incontrare Haftar e ha raggiunto un accordo di massima con l&#8217;uomo forte della Cirenaica. Sul tavolo immigrazione clandestina, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/petrolio-haftar/">gas e petrolio</a>, ma anche le elezioni: tema scottante visto che lo scontro fra Perrone e Haftar è nato proprio dalla contrarietà dell&#8217;ambasciatore italiano sul voto del 10 dicembre.</p>
<p>L&#8217;Italia deve riuscire a far quadrare i conti sulla Libia prima della <strong>conferenza internazionale di Sciacca</strong>. Ed è per questo che è iniziata a circolare insistentemente l&#8217;ipotesi di una proroga di Manenti almeno fino al 2019. Troppi i nodi da sciogliere e gli interrogativi: secondo molti, un avvicinamento sui servizi rischia di creare instabilità E serve un uomo che possa avere il placet di tutte le fazioni, visto che nella conferenza siciliana, patrocinata dal governo italiano e con il sostegno degli Stati Uniti, parteciperanno tutte le parti del conflitto libico. </p>

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