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	<title>Benjamin netanyahu Archives - InsideOver</title>
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	<title>Benjamin netanyahu Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il simbolismo oscuro di “Gedeone”, il piano di Netanyahu per Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-simbolismo-oscuro-di-gedeone-il-piano-di-netanyahu-per-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2025 08:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1273" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-1536x1018.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella notte tra venerdì e sabato è partita l&#8217;operazione a cui il gabinetto di guerra israeliano ha dato il via libera nella giornata del 5 maggio. Parliamo di un’operazione militare dal nome evocativo e inquietante: “Carri di Gedeone”. Approvata all’unanimità, questa strategia sembra incarnare il progetto di un’occupazione definitiva della Striscia di Gaza, accompagnata da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-simbolismo-oscuro-di-gedeone-il-piano-di-netanyahu-per-gaza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1273" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250517082438735_39c008a0d5149fc0c35156d08aa2126d-1536x1018.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella notte tra venerdì e sabato è partita l&#8217;operazione a cui il gabinetto di guerra israeliano ha dato il via libera nella giornata del 5 maggio. Parliamo di un’operazione militare dal nome evocativo e inquietante: “<strong>Carri di Gedeone”</strong>. Approvata all’unanimità, questa strategia sembra incarnare il progetto di un’occupazione definitiva della Striscia di Gaza, accompagnata da trasferimenti forzati di massa e da un’escalation di violenza contro i palestinesi. Tel Aviv ha concesso a Hamas un ultimatum: dieci giorni, fino alla fine della visita mediorientale del presidente statunitense <strong>Donald Trump, </strong>per accettare un accordo dai contorni vaghi. Poi, l’operazione sarebbe scattata con una potenza distruttiva senza precedenti e non si fermerà finché non avrà raggiunto tutti i suoi obiettivi. Così è stato.</p>



<p>Ma quali siano questi obiettivi resta nebuloso, soprattutto considerando che Hamas ha già aderito a una proposta di cessate il fuoco che include il rilascio degli ostaggi in cambio della fine delle ostilità.</p>



<p>Ufficialmente,<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/trattative-usa-hamas-sugli-ostaggi-linviato-di-trump-non-siamo-un-agente-di-israele.html"> Israele dichiara di voler smantellare Hamas e liberare gli ostaggi</a></strong>. Ma dietro le parole si intravede un disegno più ampio: un’occupazione permanente di parti o dell’intera Striscia, che sembra essere l’obiettivo reale sin dall’ottobre 2023. Il piano prevede un assalto su tre fronti – terra, mare e aria – con l’uso di mezzi pesanti per radere al suolo qualsiasi struttura considerata una minaccia. A differenza del passato, le truppe israeliane non si ritireranno dopo l’offensiva. Resteranno sul territorio, trasformando vaste aree di Gaza in “zone cuscinetto” o, come le hanno definite alcuni funzionari con un’espressione agghiacciante, “cinture di sicurezza sanificate”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il “modello Rafah” e l’ombra dell’annessione</h2>



<p>Il piano si ispira al cosiddetto “modello Rafah”, un eufemismo che nasconde la distruzione totale di quartieri civili e la loro integrazione nelle aree sotto controllo israeliano. Questo non è solo un cambio di tattica, ma un’aperta dichiarazione di intenti politici: annettere progressivamente gran parte della Striscia sotto il pretesto della sicurezza. Bezalel Smotrich, ministro delle finanze, non usa mezzi termini: “Occuperemo Gaza per restarci. È una guerra per vincere, dentro e fuori”. E ancora: “Un popolo che vuole vivere deve occupare la sua terra”. Parole che lasciano poco spazio a dubbi: per Smotrich, Gaza è già parte di Israele.</p>



<p>Un elemento centrale del piano è lo <strong>spostamento forzato dei palestinesi dal nord di Gaza</strong> verso sud, in zone rigidamente controllate. Sebbene i funzionari parlino di “trasferimenti volontari”, l’operazione ha tutte le caratteristiche di una pulizia etnica, in chiara violazione del diritto internazionale. Gli aiuti umanitari, già ridotti al lumicino e causa di una carestia diffusa, saranno usati come arma: verranno distribuiti solo dopo l’inizio delle operazioni militari e il trasferimento della popolazione, tramite agenzie di sicurezza private autorizzate dall’esercito israeliano, e solo a chi sarà ritenuto “idoneo”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il simbolismo oscuro di “Gedeone”</h2>



<p>Il nome<a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-gideon-levy-e-i-carri-del-genocidio.html"> “Carri di Gedeone”</a> non è casuale. Richiama il guerriero biblico che, secondo la tradizione ebraica, guidò un piccolo gruppo di eletti a sterminare i madianiti, un antico popolo arabo. È un riferimento carico di violenza storica, che dipinge l’operazione come una crociata moderna, giustificata da un mandato divino.<strong> La parola “merkavot” (carri) </strong>aggiunge un ulteriore strato di minaccia, evocando sia i carri da guerra mitologici sia i tank Merkava, simbolo della potenza militare israeliana, usati per distruggere case e vite a Gaza e in Cisgiordania. È una fusione tra fanatismo teologico e guerra tecnologica, che trasforma un’operazione militare in un atto di conquista etnica.</p>



<p>Ancora più inquietante è un retroscena riportato dal quotidiano israeliano Ynet. Durante la discussione sul nome dell’operazione, un ministro ha proposto, con macabro sarcasmo, di chiamarla <strong>“Che io muoia con tutti i filistei”,</strong> un riferimento agli antichi abitanti di Gaza da cui deriva il nome “palestinesi”. Netanyahu avrebbe risposto con freddezza: “<strong>No, noi non vogliamo morire con loro. Vogliamo che muoiano da soli”.</strong> Un battibecco che, tra il grottesco e il rivelatore, mette a nudo una mentalità in cui la violenza di Stato si veste di citazioni bibliche e cinismo, e la distruzione di un popolo diventa materia di battute.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un tradimento per gli ostaggi e una svolta storica</h2>



<p>Se non si troverà un accordo di pace, “Carri di Gedeone” segnerà un punto di svolta nella guerra di Israele a Gaza: dall’assedio alla conquista, dall’invasione temporanea all’occupazione permanente. Le organizzazioni per i diritti umani e gli osservatori internazionali avvertono che questa strategia non è solo militare, ma una copertura per pulizia etnica e annessione. Hamas ha denunciato il piano, accusando Israele di usare gli aiuti umanitari come specchietto per le allodole per mascherare la conquista territoriale e lo sfollamento forzato.</p>



<p>Nel frattempo, le famiglie degli ostaggi – che in teoria dovrebbero essere la priorità dell’operazione – sono furiose. Molti vedono nel piano un tradimento, un sacrificio dei loro cari sull’altare di ambizioni territoriali e politiche. La rabbia è esplosa dopo le parole di Smotrich, che ha liquidato il salvataggio degli ostaggi come “non l’obiettivo principale”. Un’ammissione che getta luce sulle vere priorità del governo Netanyahu: non la pace, non la sicurezza, ma l’espansione e il controllo.</p>
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		<title>La prova di forza di Israele: il record di fedeli ebrei sul Monte del Tempio</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/monte-del-tempio-o-spianata-delle-moschee-piu-che-una-preghiera-una-prova-di-forza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 15:11:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250417152753306_490a37de903501645b0fa5b37951748a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250417152753306_490a37de903501645b0fa5b37951748a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250417152753306_490a37de903501645b0fa5b37951748a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250417152753306_490a37de903501645b0fa5b37951748a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250417152753306_490a37de903501645b0fa5b37951748a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250417152753306_490a37de903501645b0fa5b37951748a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250417152753306_490a37de903501645b0fa5b37951748a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la prima volta, le autorità israeliane concedono a gruppi da 180 ebrei l'autorizzazione a svolgere preghiere alla moschea di Al-Aqsa.</p>
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<p>Sulle alture che sovrastano Gerusalemme Est, <strong>ogni passo sul Monte del Tempio, o Spianata delle Moschee</strong>, a seconda della prospettiva, sconfina in un&#8217;incursione nella delicata interazione tra fede e politica. Non esiste al mondo un luogo in cui l&#8217;azione di un individuo sia così densa di storia, o così incline a generare una minima tensione tra passato e presente.</p>



<p>Dove oggi si estendono i cortili di Al-Aqsa e la Cupola della Roccia risplende come una sfera d&#8217;ambra sospesa tra cielo e terra, anticamente si innalzavano due templi. Uno fu edificato da Salomone, l&#8217;altro da Erode il Grande. Quest&#8217;ultimo, secondo le cronache romane e le tradizioni rabbiniche, subì la distruzione nel 70 d.C. in seguito a una ribellione. <strong>Di quella struttura rimane unicamente un segmento, il Muro Occidentale</strong>, luogo di preghiera e riflessione, testimonianza storica.</p>



<p>Sulla vetta contesa si staglia il complesso di al-Aqsa, bussola spirituale dell&#8217;Islam. Le sue cupole dorate, oltre a delimitare spazi di preghiera, tracciano coordinate sacre nella geografia musulmana. &nbsp;<strong>Terzo Luogo Santo per importanza, dopo Mecca e Medina</strong>, è insieme santuario e atto di presenza, affermazione lapidea di una fede radicata in una città che muta pelle. Per i palestinesi, è anche un pilastro identitario inciso nella pietra viva. Ogni minareto è un albero genealogico di marmo.</p>



<p>Mercoledì mattina, però, qualcosa è cambiato. <strong>Israele ha concesso l&#8217;accesso a più di mille fedeli ebrei, in gruppi di 180 persone</strong>, un numero da <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-04-15/ty-article/.premium/in-first-israel-allows-group-of-some-180-jews-enter-temple-mount-al-aqsa-compound/00000196-3a7c-d78d-a1de-3e7da7490000">record storico</a>. Un fiume umano ha attraversato il complesso sacro come un&#8217;onda. Secondo il Waqf islamico, il numero è stato di 1.200. Dall&#8217;inizio della Pasqua ebraica, si sono registrati oltre 4.000 ingressi. Cifre che non compaiono negli archivi, accompagnati da personale in uniforme che garantiva &#8220;ordine e sicurezza&#8221;, ma che rappresentavano anche una nuova consuetudine. Di fronte alla Porta dei Leoni, nella Città Vecchia, centinaia di ebrei danzavano e cantavano. I musulmani, al contrario, erano esclusi. Non si trattava di una casualità, ma di <strong>una decisione politica precisa.</strong> Una delle numerose incrinature sottili attraverso cui, negli ultimi anni, il cosiddetto status quo viene modificato e messo in discussione.</p>



<p>Per decenni, la regola non scritta imponeva un<strong> limite massimo di una trentina di fedeli ebrei ammessi contemporaneamente all&#8217;interno della Spianata</strong>. Una linea tracciata a fatica dopo il 1967, quando Israele conquistò Gerusalemme Est e annesse l’intera città sotto il proprio controllo militare. Il Monte fu “liberato”, dissero alcuni; occupato, risposero altri. Oggi, la comunità internazionale continua a considerare quel territorio come palestinese. Ma sulla collina, ciò che conta è chi entra.</p>



<p>Nel 1921, <strong>il Rabbinato di Gerusalemme aveva stabilito un divieto categorico sull&#8217;accesso al Monte del Tempio per gli ebrei</strong>, a meno che non si trovassero in uno stato di purezza rituale, condizione attualmente considerata irrealizzabile per la mancanza della giovenca rossa e del relativo rituale di purificazione, necessari per eliminare l&#8217;impurità rituale derivante dal contatto con la morte, considerata inevitabile. Il motivo risiede nel fatto che quel sito non rappresenta unicamente un antico luogo di culto, ma il Santo dei Santi, lo spazio in cui, conformemente alla tradizione ebraica, si è manifestata la presenza divina. Transitarvi senza la debita purificazione equivale a profanarlo.</p>



<p>Per anni, la maggioranza degli ebrei ortodossi ha osservato il divieto. Il Muro Occidentale è rimasto il limite fisico e spirituale della preghiera. Tuttavia, delle incrinature sono apparse e si sono ampliate. <strong>Coloni ebrei religiosi hanno iniziato a contestare apertamente il veto</strong>, definendolo una forma di discriminazione. Tra i promotori più attivi di questa trasformazione c’è <strong>Yehuda Glick</strong>, religioso sionista nato negli Stati Uniti, ex parlamentare del Likud e figura centrale nei movimenti che chiedono la preghiera ebraica sulla Spianata. Glick ha diretto per anni il Temple Institute, un’organizzazione sovvenzionata dallo Stato israeliano che promuove la costruzione del Terzo Tempio, quello che dovrebbe, secondo alcuni, sostituire la Moschea di al-Aqsa. “Libertà religiosa”, insiste. Ma le sue parole risuonano come tamburi di guerra nelle orecchie di chi teme che sotto quella formula si nasconda un’espulsione culturale, religiosa e urbanistica.</p>



<p>Il primo ministro <strong>Benjamin Netanyahu ha ripetutamente dichiarato l&#8217;immutabilità dello status quo</strong>, richiamando un decreto ottomano del 1757. Il decreto proibiva l&#8217;ingresso dei non musulmani nella moschea di Al-Aqsa e garantiva agli ebrei il diritto di pregare al Muro Occidentale. Nel contempo, ministri del suo governo, come <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-gli-amici-del-ministro-ben-gvir-che-vogliono-bruciare-al-aqsa.html">Itamar Ben Gvir</a>, leader di estrema destra e titolare della Sicurezza Nazionale, si recano pubblicamente all&#8217;interno di al-Aqsa, chiedendo la legalizzazione della preghiera ebraica nel complesso. Vengono filmati, fotografati, celebrati più come precursori che come semplici visitatori.</p>



<p>Nel frattempo, sui social media e nei volantini distribuiti nei quartieri religiosi di Gerusalemme Ovest,<strong> si intensificano gli appelli per l&#8217;edificazione di un nuovo Tempio</strong>. L&#8217;Amministrazione del Monte del Tempio, un gruppo di estrema destra, ha reso noto che nei primi tre giorni della Pasqua ebraica 3.000 fedeli hanno fatto ingresso nella Spianata. Ulteriori movimenti, quali Temple Mount Faithful, Yaraeh e il Temple Institute, perseguono una simile direzione. Non tutti, però, propongono esplicitamente la distruzione della moschea, ma l’idea aleggia. È il sogno di una ricostruzione, ma a prezzo di una cancellazione.&nbsp;I palestinesi ne sono pienamente consapevoli. Per loro, al-Aqsa non è unicamente un sito di culto, ma un punto di riferimento, una delle ultime significative testimonianze visibili della loro storia a Gerusalemme.</p>



<p>Le organizzazioni per i diritti umani e numerosi attivisti palestinesi denunciano da anni un piano di trasformazione urbana dissimulato da fervore religioso. L&#8217;accusa è precisa e vede <strong>Israele provare ad alterare la demografia della città e incrementare la presenza ebraica </strong>a detrimento di quella palestinese. Al-Aqsa, con la sua cupola dorata e le sue mura millenarie, incarna la roccia della resistenza. Oggi, salire sul Monte del Tempio è anche una prova di forza. Un rituale che unisce politica e spiritualità, rivendicazione e sogno, diritto e strategia. Ogni visita è un messaggio. Ogni ingresso, un passo in più in un territorio dove la fede è usata come leva. Dove Dio è spesso il nome che si dà alla conquista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/monte-del-tempio-o-spianata-delle-moschee-piu-che-una-preghiera-una-prova-di-forza.html">La prova di forza di Israele: il record di fedeli ebrei sul Monte del Tempio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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